Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lazio

  • Accusato di molestie all’Istituto Provolo fa il prete a Fabrica (VT)

    Accusato di molestie all’Istituto Provolo fa il prete a Fabrica (VT)

    Una storia che somiglia molto a quella di don Nicola Corradi il sacerdote arrestato in Argentina alla fine del novembre scorso, proprio uguale in tutto e per tutto.

    Anche lui come Corradi era stato accusato di abusi sessuali dagli ex allievi sordi dell’Istituto Don Antonio Provolo di Verona, come Corradi era stato nascosto e anche il suo nome, come quello di Corradi era provvidenzialmente scomparso dalla relazione della Commissione di Inchiesta che il Vaticano fece a Verona, l’unica differenza è che lui non è in Argentina, ma è ancora in Italia.

    Si chiama don Giuseppe Pernigotti e fa il parroco presso la parrocchia S.S. Gratiliano e Felicissima, appena fuori Fabrica, a Faleri dove era arrivato circa 20 anni fa.

    Ma malgrado le pesanti accuse don Pernigotti fa carriera, nel giugno del 1985 mons. Riccardo Ferrari si dimette da direttore della FIAS “Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti” e don Pernigotti diventa direttore nazionale.

    Nel 2010 scrive anche per FAMIGLIA CRISTIANA dove lo leggiamo in questo articolo che parla proprio di pedofilia nella chiesa.

    Nel 2016 un gruppetto di parrocchiani aveva scoperto che era lui quel don Giuseppe Pernigotti accusato di molestie dagli ex allievi dell’Istituto provolo e non lo volevano più. Si erano lamentati con i suoi superiori, i quali però non intervennero e fu così che ci contattarono chiedendo aiuto.

    Oggi la sua storia riemerge, non a seguito di abusi sessuali, o almeno, non sappiamo se ne abbia commessi ancora o meno, ma per via del fatto che il suo nome è uno dei molti citati anche nella lettera che Giuseppe C. consegnò nelle mani di papa Francesco e che per motivi a noi ignoti è scomparso dalla relazione che la diocesi di Verona consegnò agli ex allievi dell’Istituto Provolo.

  • Maltrattamenti e abusi sessuali in una casa famiglia a Rocca di Papa, condannate 3 suore

    Maltrattamenti e abusi sessuali in una casa famiglia a Rocca di Papa, condannate 3 suore

    Il Tribunale di Velletri ha inflitto una condanna pari a 5 anni e mezzo di reclusione a una delle donne.

    Tre suore di nazionalità sudamericana sono state condannate dal Tribunale di Velletri con l’accusa di maltrattamenti nell’ambito del processo relativo alla casa famiglia per minori di Rocca di Papa.

    Qualche mese fa si è scoperto cosa avveniva nella struttura. Le tre donne avevano dato vita a un vero e proprio regime di terrore, fatto di docce gelate, ospiti costretti a mangiare il vomito e persino abusi sessuali che una delle suore avrebbe intrattenuto con un ragazzino.

    Proprio per quest’ultima indagata la condanna è stata di 5 anni e mezzo di reclusione, oltre al divieto di lavorare con i minori per tutta la vita. Un’altra suora condannata è la sorella gemella di quella che ha subito la pena più pesante.

    La storia è venuta a galla dopo che alcuni genitori si sono accorti di lividi, graffi, punti di sutura e persino polsi rotti. Inoltre, i ragazzi più grandi venivano incaricati dalle suore di controllare i piccoli, operazione condotta con botte e minacce, nel più completo disinteresse della casa famiglia.

  • Rocca di Papa, abusi sessuali, botte e percosse ai bimbi in casa famiglia: condannate tre suore

    Rocca di Papa, abusi sessuali, botte e percosse ai bimbi in casa famiglia: condannate tre suore

    Una sentenza a cui si arriva grazie alla denuncia di una mamma Stefania D’Acunto, alla quale furono tolti i figli nel 2007

    di Ivan Galea

    ROCCA DI PAPA (RM) – Condannate tre suore responsabili di tre differenti case famiglia di Rocca di Papa che fanno parte della stessa struttura oggi chiusa dopo gli scandali occorsi. Tra i reati: maltrattamenti, abusi sessuali, abbandono e percosse perpetrati a danno di alcuni bambini ospiti nelle strutture. Una sentenza a cui si arriva grazie alla denuncia di una mamma Stefania D’Acunto, alla quale furono tolti i figli nel 2007 dal Tribunale dei Minori e che dopo varie vicissitudini furono affidati in casa famiglia a Rocca di Papa. I figli di Stefania sono stati ingiuriati, minacciati, costretti a vivere in un costante clima di terrore e mortificati.
    Stefania, da circa un anno, ha di nuovo i due figli con se ma i bambini porteranno a lungo cicatrici psicologiche dovute ai trattamenti subiti durante la loro permanenza in casa famiglia che avrebbe dovuto rappresentare un ambiente protetto e in grado di tutelare i minori in un momento delicato della loro crescita.
    Le prove sono state acquisite grazie alle denunce di due madri di bambini ospitati nelle case famiglia tra cui Stefania D’Acunto, dalla denuncia di una psicologa della struttura, dalla documentazione acquisita presso i servizi sociali, dagli accertamenti svolti dalla squadra mobile della Questura di Roma e dalla documentazione sanitaria in atti.
    LE CONDANNE Henrique Sorto Nely Lorena condannata a 1 anno e 11 mesi di reclusione e, tra l’altro, al risarcimento di 20 mila euro nei confronti di due minori – la somma s’intende per ciascun bambino- oltre ad altre spese e tasse. Henrique al tempo stesso è stata assolta per il reato di abbandoni di minori, Guardado Pena Virginia per i reati vincolati dalla continuazione aggravata a due anni di reclusione, oltre ad altre spese in carico con beneficio di sospensione della pena subordinata al pagamento della provvisionale, Guardado Pena Amparo condannata a cinque anni e due mesi con interdizione perpetua dai pubblici uffici nonché da qualsiasi altro pubblico uffici attinente la curatela e la tutela. Per alcuni reati imputati a quest’ultima è intervenuta la prescrizione.
    Ad assistere Stefania D’Acunto in questo lungo calvario Roberta Sibaud vicepresidente dell’associazione Donne per la Sicurezza Onlus: “Arriva una sentenza che testimonia la veridicità di quanto denunciato da Stefania D’acunto da anni. Una donna che ha lottato per tenere i suoi figli con lei e alla quale ho creduto da subito. Spiace che certe denunce rimangano a volte chiuse in un cassetto per troppo tempo, questo non deve accadere. Per fortuna la Procura di Velletri si è mossa e ha reso giustizia condannando le tre religiose per i reati commessi”.

    Soddisfatto anche l’avvocato Erika Iannucci legale di Donne per la Sicurezza Onlus e di Stefania D’Acunto: “Sono soddisfatta per la sentenza sebbene non dovremmo assistere a tali procedimenti atteso che il Tribunale per i minorenni dovrebbe vigilare costantemente sull’operato delle strutture a cui lo stesso affida i minori. Così come dovrebbe vigilare il servizio sociale affidatario dei minori nonché i professionisti che ruotano all’interno delle strutture. Auspichiamo che così come sono stati raddoppiati i termini di prescrizione per i reati di maltrattamento, ciò venga esteso, in futuro, anche al reato di abbandono di persona minore o incapace e per tutti quei reati che vedono come vittima il minore e chiunque sia incapace di provvedere a se stesso per vecchiaia o malattia”.

    LE ACCUSE Sarebbero anche altri i maltrattamenti emersi durante le indagini preliminari del gip Giuseppe Patrone che hanno portato al rinvio a giudizio delle tre suore. Dure le accuse e capi d’imputazione per le tre religiose

    Henrique Responsabile della casa famiglia “Amicizia”di Rocca di Papa per aver abbandonato i bambini ospiti nella struttura per accompagnare al pronto soccorso Francesco Sorrenti che si era infortunato al braccio. Lo ha accompagnato prima ad Albano e poi a Roma. Per aver maltrattato due minori aggrediti, percossi, ingiuriati, minacciati e umiliati. Nel 2007, ripetuti episodi deplorevoli: non dava da mangiare ai due fratelli perché erano “cattivi”. Il più piccolo veniva menato con una specie di frustino perché aveva accarezzato un uccellino ferito e poi veniva costretto a scrivere su un centinaio di fogli di carta “io sono cattivo”, costringeva i bambini a fare le pulizie, pulire i bagni e cucinare e chi si rifiutava veniva menato con la scopa. Il più piccolo per punizione veniva chiuso al buio e fatta saltare la cena. Il piccolo veniva anche denudato e picchiato con un ramoscello. I fatti dal 2007 al 2010


    Guardado Pena Virginia
      responsabile della casa famiglia “Casa Aurora” di Rocca di Papa per aver più volte abbandonato i bambini e omesso di vigilare su di essi per ritirarsi insieme ad altre suore per la preghiera mattutina dal 2009 al 2010. Nel mese di ottobre 2009 fino al 2012 per aver maltrattato, aggredito e percosso i minori, ingiuriati, minacciati e umiliati. Nel 2009 la suora ha fatto mangiare a un bambino il cibo che prima aveva sputato. Sferrava uno schiaffo a un bambino cagionandogli un livido
    Forzava a mangiare i bambini causandogli dei rigurgiti, i piccoli in lacrime erano costretti a mangiare gli stessi rigurgiti per paura di essere picchiati. I bambini venivano umiliati e mortificati profondamente tanto da farli piangere ininterrottamente
    Derideva un bambino di 6 anni perché faceva la pipì al letto e a scuola non era capace e aveva difficoltà a fare i compiti. Veniva chiamato “piscia sotto, brutto, incapace, cattivo”. Diceva a una bambina di essere “cicciona” e di avere brutti denti, paragonandola ad un’altra bambina che appariva più graziosa.
    Per sbrigarsi apriva l’acqua fredda per lavare i bambini , nonostante questi urlassero per la temperatura dell’acqua. Chiudeva a chiave una bambina per metterla in punizione, la percuoteva con una scarpa sulla testa.

    Guardado Pena Amparo responsabile della casa famiglia “Casa Letizia” per aver abbandonato i minori per andare in chiesa a pregare lasciando anche un minore sofferente di tetra paresi spastica sul corridoio a terra e sporco di pipì.
    Nell’aprile del 2011 ha lasciato solo in un campetto un bambino facendolo picchiare e prendere a sassate da un altro bambino all’interno della struttura. Il bimbo ha riportato diversi lividi. Stessa cosa è successa a un’altra bambina picchiata da un ragazzino più grande di lei. Per aver maltrattato un minore costringendolo a dormire per oltre un mese senza coperta nonostante il freddo rigido invernale di Rocca di Papa. Questo perché la suora si era stancata di mandare a pulire la coperta perché il bambino faceva la pipì al letto. perché approfittando della sua qualità di responsabile compiva atti sessuali con un bambino di 14 anni. Nel 2004 dopo che si è addormentata si è infilata nel letto del minore e l’ha baciato in bocca per circa un’ora poi gli ha infilato le mani nelle mutandine per toccarlo e masturbarlo. Questo è successo quasi tutte le sere per un periodo di due mesi. Poi ha consumato anche rapporti sessuali completi con il quattordicenne. Questo è accaduto per 4/5 mesi netra il 2004 e il 2005

    Nella prima foto: Roberta Sibaud in primo piano e Stefania D’Acunto

     http://www.osservatorelaziale.it/mobile/index.asp?art=19937
  • Roma, accusò esponenti della Curia di pedofilia: sacerdote condannato per calunnia

    Roma, accusò esponenti della Curia di pedofilia: sacerdote condannato per calunnia

    Si tratta di Patrizio Poggi, ex parroco della Chiesa di San Filippo Neri. Il giudice gli ha inflitto 6 anni e 11 mesi di reclusione. Era già stato condannato in passato per abusi su minori e ridotto allo stato laicale

    Denunciò, sapendo di mentire, alti esponenti della Curia romana, tirandoli in ballo in un presunto giro di pedofilia e prostituzione minorile. In pratica, denunciò l’esistenza di un’organizzazione criminale che avviava alla prostituzioni minorenni, mettendoli a disposizione del clero romano. Dichiarazioni non veritiere che hanno determinato prima il suo arresto nel giugno del 2013 e oggi una condanna in tribunale a 6 anni e undici mesi di reclusione per il reato di calunnia aggravata e continuata. E’ quanto il giudice monocratico di Roma, Angelo Giannetti, ha inflitto all’ex sacerdote Patrizio Poggi, già parroco della Chiesa San Filippo Neri, dopo una condanna in via definitiva a 5 anni per alcuni abusi su minori.

    Il procuratore aggiunto Maria Monteleone ha chiesto 9 anni di reclusione, ritenendo dimostrato che Poggi abbia concepito il suo “piano” calunnioso, anche costruendo false prove testimoniali, “in quanto animato da risentimento per motivazioni personali nei confronti di alcuni dei prelati da lui accusati di fruire di prestazioni sessuali a pagamento con minorenni”. Poggi avrebbe agito così anche perché convinto “che l’esito positivo delle indagini da lui stimolate sul fenomeno dei cosiddetti preti pedofili potesse incidere positivamente, anche con iniziative ricattatorie, sul suo tentativo di ottenere dal Vaticano la revoca del provvedimento di dimissione dallo stato clericale e su un’eventuale revisione del processo con cui era stato condannato, in passato, per atti sessuali con minorenni”. Poggi, nel frattempo, era stato sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale proprio a causa delle gravi vicende giudiziarie in cui era stato coinvolto.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/12/02/news/roma_curia_accuse_pedofilia_condannate-153291288/

  • Pedofilia: il prete paga, ma non basta

    Pedofilia: il prete paga, ma non basta

    Ieri, anniversario dell’ordinazione di don Gianni Bekiaris, non è stato un giorno di festa. Si è invece aperto il processo a suo carico. Uno strano scherzo del destino che ha portato il religioso davanti al tribunale di Frosinone, accusato di violenza sessuale su un parrocchiano all’epoca dei fatti minorenne. Lui, per la verità non c’era. Sul banco riservato alla difesa c’era solo il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Pizzutelli.

    Il processo si è aperto con una serie di eccezioni sollevate proprio dalla difesa. Il legale ha chiesto un rinvio per non aver avuto a disposizione le liste testimoniali di accusa e parte civile (costituita per la parte offesa con l’avvocato Carla Corsetti). Su tale punto il tribunale (presidente Stirpe, a latere Farinella e Venarubea) ha rimesso nei termini la difesa, concedendo di integrare la propria lista testimoniale per la prossima udienza, fissata ad aprile. La difesa aveva poi chiesto l’esclusione della parte civile, sul presupposto che, a seguito della condanna del religioso davanti al tribunale canonico, tra le parti, qualche anno fa, era intervenuta una transazione. Una transazione sugli abusi sessuali, ma non sui danni, ha però protestato in aula l’avvocato Corsetti.

    Quest’ultima ha sottolineato che i danni psicologici, permanenti, sofferti dalla vittima, che avrebbe anche tentato più volte il suicidio, si sono manifestati solo in una fase successiva all’accordo stragiudiziale. All’epoca tali danni, secondo il legale, non erano né conosciuti né conoscibili. E nemmeno quantificabili. La transazione, pertanto, ha argomentato la parte civile, non copre tale situazione. A quel punto, il tribunale si è ritirato in camera di consiglio, uscendo qualche minuto dopo con la decisione. Una decisione secondo la quale «la transazione non è ostativa della costituzione della parte civile e non fa venir meno l’interesse della persona offesa per danni eventualmente successivi».

    Il processo è stato aggiornato alla prossima udienza quando si entrerà nel vivo con i primi testi. Le parti hanno anche incaricato dei propri consulenti che saranno chiamati a valutare gli eventuali danni lamentati dalla parte civile. L’accusa sostiene che il religioso, ai tempi in cui era parroco a Ceprano, avrebbe abusato ripetutamente del minore fin da quando questi era in tenera età. Da qui anche l’aggravante della minore età della vittima. E di aver continuato così per molti anni, sfruttando anche una situazione di soggezione che si era creata con la parte offesa. Il prete, dopo esser stato a Ceprano, nella parrocchia di San Rocco, ha ricoperto altri incarichi in altri paesi della provincia prima di andare in Campania.

    L’ipotesi di accusa, basata sulla denuncia presentata dai genitori del ragazzo, è che il sacerdote abbia abusato del ragazzino, sin dall’età di otto anni, ai tempi in cui questi frequentava la parrocchia. Violenze che si sarebbero protratte nel tempo, perfino in sagrestia, anche perché – sostiene l’accusa – il minore sarebbe stato ridotto in uno stato di soggezione psichica tale da non denunciare i fatti. Per vergogna, per paura di non essere creduto o semplicemente perché da quella situazione il ragazzo non riusciva a trarsi fuori. Finché la vittima ha deciso di raccontare la sua storia.

    Secondo la denuncia presentata dalla famiglia, forte anche di una consulenza tecnica, lo stato di soggezione psichica avrebbe procurato alla vittima un danno permanente, tale da configurare una lesione personale grave. L’imputato, ormai lontano da Ceprano, ha sempre negato tutte le accuse mossegli contro, affidandosi all’avvocato Pizzutelli nel tentativo di dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli vengono addebitati dalla procura. Prossima udienza ad aprile per l’audizione dei primi testimoni.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/provincia/32161/pedofilia-ceprano-processo-prete-cronaca.html

  • CASSINO – PROSCIOLTO DA OGNI ACCUSA IL VESCOVO ANTONAZZO

    CASSINO – PROSCIOLTO DA OGNI ACCUSA IL VESCOVO ANTONAZZO

    La lettera denuncia a firma di un ex seminarista non ha trovato riscontri e lo stesso giovane una volta convocato in Procura ed ascoltato come ‘persona informata sui fatti’ non ha poi formalizzato le accuse, vergate sulla lettera, con una regolare denuncia.

    Con l’archiviazione si pone definitivamente la parola fine ad una vicenda delicata e dolorosa per il Vescovo Antonazzo e l’intera comunità.
    Angela Nicoletti

    http://www.tg24.info/cassino-prosciolto-da-ogni-accusa-il-vescovo-antonazzo/

  • Accusato di pedofilia: rotto il silenzio dietro cui si era trincerata la popolazione

    Accusato di pedofilia: rotto il silenzio dietro cui si era trincerata la popolazione

    Accusato di pedofilia: la comunità vuole la verità e, intanto, si divide tra colpevolisti e innocentisti. Ormai è rotto il silenzio iniziale, forse imposto dall’orrore della notizia, e sulla vicenda che vede coinvolto l’ex parroco della chiesa di San Rocco impazzano i commenti sui social network. Di fatto, il processo a carico di don Gianni Bekiaris divide la città in due fazioni. C’è chi condanna il parroco che, stando alle accuse, avrebbe ripetutamente abusato sessualmente di un minore sin dagli otto anni. Ma c’è anche chi lo difende sostenendo che qualcuno voglia trarre guadagno da questa triste storia.

    Dopo ore, giorni di silenzio, è partito il valzer di commenti dei cepranesi divisi tra gli innocentisti e chi ha già deciso per la condanna. “Essere prete non garantisce innocenza”: è una delle frasi che si leggono su Facebook, con tanto di appello alla giustizia. Ci sono anche cittadini che chiedono la sospensione del parroco dall’incarico.

    Don Gianni Bekiaris è sempre stato sotto i riflettori: ha fatto parlare appena arrivato a Ceprano, avvolto in un alone di chiacchiere e storie che lo accompagnavano sia per le scelte organizzative della parrocchia che per il suo protagonismo. Ha continuato a rimanere al centro delle attenzioni anche dopo il trasferimento a Monte San Giovanni Campano, spostamento disposto dopo nove anni, rimpianto da tanti fedeli cepranesi che organizzavano addirittura pullman per assistere alle sue celebrazioni nella sua nuova parrocchia. Poi si diffusero altre dicerie, poi il vociferato anno sabatico. Adesso altre, pesanti ombre.

    Decisamente un protagonista Don Gianni (e questo accade spesso quando il parroco non è uno qualunque, ma in qualche modo carismatico) anche se oggi i fatti che tornano a far parlare di lui sono pesanti e forse questi riflettori non sono quelli sperati da chi non è estraneo alla scena.

    Stavolta il “tribunale popolare” appare molto severo, il silenzio è rotto, il mal costume che dilaga a livello nazionale in ogni ambito, ormai influenza ogni prospettiva, anche a livello locale e i “giudici della piazza” diventano spietati. Saranno, però, soltanto quelli del tribunale a decretare la sentenza.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/provincia/23150/prete-accusato-pedofilia-cronaca-ceprano.html

  • Accusa di pedofilia: parrocchiani sbigottiti tra dubbi e incredulità. Le reazioni

    Accusa di pedofilia: parrocchiani sbigottiti tra dubbi e incredulità. Le reazioni

    Una città sotto shock che da ieri mattina si interroga sulla notizia del rinvio a giudizio di don Gianni Bekiaris, accusato di violenza sessuale su un minore, un’imputazione pesante che lascia molti parrocchiani dubbiosi forse proprio per la gravità o forse perché in cuore suo ognuno spera che non sia vero. O che magari si tratti di una ritorsione. Del resto si parla di un parroco ben inserito per nove anni nel tessuto sociale della città, dove ha guidato la parrocchia di San Rocco, arrivato a portare una ventata di novità sul territorio, amante del bello, del gusto, dell’arte, capace di far tornare a splendere una chiesa che per anni era rimasta sotto la polvere. Un personaggio molto noto e ben voluto, sul quale però ora cala un’ombra nera, l’orrore di una delle accuse più gravi: la pedofilia. Così si fa fatica a credere che una persona, per un giunta un prete, gentile, distinto, impegnato, pronto ad aiutare gli altri, possa aver commesso un reato così orrendo. Di qui gli interrogativi dei parrocchiani anche di fronte alla richiesta avanzata al giudice per le udienze preliminari che si sta occupando del caso dal procuratore della Repubblica di Frosinone Giuseppe De Falco e dal sostituto procuratore Maria Pia Ticino.

    La città è sotto shock. Accanto ai dubbiosi c’è chi commenta pesantemente, chi si chiude nel silenzio e chi si appella alla cautela. Inevitabilmente sulla chiesa di San Rocco è calato un silenzio pesante, anche sui social network solitamente generosi di commenti. I frequentatori della parrocchia, guidata per anni da don Gianni Bekiaris sono chiusi nel silenzio, increduli, sbigottiti.

    Nessuno si illude che Ceprano sia immune da vicende come questa che affollano la cronaca nazionale, ma lo scandalo di Montecassino e prima ancora la fuga d’amore di un frate da Falvaterra appaiono oggi come storielle di poco conto di fronte alle accuse rivolte all’ex parroco della chiesa di San Rocco. Anche perché quando si parla di pedofilia non è più scandalo ma orrore.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/provincia/22970/parroco-pedofilia-ceprano-cronaca.html

  • Violenza sessuale: prete a giudizio per pedofilia

    Violenza sessuale: prete a giudizio per pedofilia

    È la tarda mattinata di ieri quando il gup del tribunale di Frosinone si pronuncia: rinvio a giudizio per il prete accusato di violenza sessuale su un minore. Lui, Gianni Bekiaris, che a lungo ha operato a Ceprano, dove secondo l’accusa si sarebbero consumati i fatti, non c’era. C’era il suo avvocato Giuseppe Pizzutelli che ha ribadito l’estraneità del suo cliente alle accuse mosse dalla procura del capoluogo. Ma il gup ha deciso che sarà necessario aprire un processo contro il religioso così come richiesto dal pubblico ministero Maria Pia Ticino, che insieme al procuratore Giuseppe De Falco, ha coordinato le indagini, e dalla parte civile, in rappresentanza del ragazzo, con l’avvocato Carla Corsetti. La prima udienza è stata fissata al 29 novembre.

    L’accusa sostiene che il religioso,ai tempi in cui era parroco a Ceprano, avrebbe abusato ripetutamente del minore fin da quando questi era in tenera età. Da qui anche l’aggravante della minore età della vittima. E di aver continuato così per molti anni, sfruttando anche una situazione di soggezione che si era creata. Il prete, ora in Campania, in passato ha ricoperto altri incarichi in provincia.

    L’ipotesi di accusa, basata sulla denuncia presentata dai genitori del ragazzo, è che il sacerdote abbia abusato del ragazzino, sin dall’età di otto anni, ai tempi in cui questi frequentava la parrocchia. Violenze che si sarebbero protratte nel tempo, perfino in sagrestia, anche perché – sostiene l’accusa – il minore sarebbe stato ridotto in uno stato di soggezione psichica tale da non denunciare i fatti.

    Per vergogna, per paura di non essere creduto o semplicemente perché da quella situazione il ragazzo non riusciva a trarsi fuori. Finché la vittima ha deciso di raccontare la sua storia. Secondo la denuncia presentata dalla famiglia, forte anche di una consulenza tecnica, lo stato di soggezione psichica avrebbe procurato alla vittima un danno permanente, tale da configurare una lesione personale grave. L’imputato, ormai lontano da Ceprano, ha sempre negato tutte le accuse mossegli contro.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/news/22870/prete-a-giudizio-per-pedofilia.html

  • Abusi su minore. Il caso di don Vito Beatrice finisce all’attenzione della Corte Costituzionale

    Abusi su minore. Il caso di don Vito Beatrice finisce all’attenzione della Corte Costituzionale

    Finisce all’attenzione della Corte Costituzionale il caso giudiziario di Vito Beatrice, 72enne religioso di origine campana della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, per il quale la Procura di Roma ha chiesto una condanna a 14 anni di carcere per abusi sessuali compiuti su un ragazzo (oggi 28enne) che i genitori avevano affidato al prete per ragioni di educazione e di istruzione da quando aveva 9 anni.

    I giudici dell’ottava sezione penale del tribunale, dopo una camera di consiglio, hanno ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Procuratore aggiunto Maria Monteleone sulla legge Cirielli nella parte in cui non ha escluso la riduzione dei termini di prescrizione per i reati sessuali in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione internazionale di Lanzarote.

    Stando alla Procura, le violenze sono andate avanti nell’arco di una decina di anni, tra Roma, Genova e anche all’estero. Il ragazzo, solo dopo aver raggiunto la maggiore età, ha trovato la forza per denunciare il prete e raccontare la natura delle violenze subite e i traumi psicologici con cui ancora oggi è costretto a fare i conti.