Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lazio

  • Ceprano, violentato da un prete per sedici anni

    Ceprano, violentato da un prete per sedici anni

    Ieri in aula a Frosinone la mamma del giovane ha raccontato i continui disagi e come il figlio sarebbe stato plagiato da Don Gianni Bekiaris.

    Aveva soltanto otto anni quando don Gianni Bekiaris, un prete  di 55 anni, avrebbe cominciato a molestarlo sessualmente. A dieci anni, subito dopo la sua prima comunione, il primo stupro a cui ne erano seguiti tanti altri. Per tanto tempo la vittima della violenza sessuale, oggi 32enne, avrebbe riferito ai magistrati di  essere stata completamente plagiata da quel parroco che operava nella chiesa di San Rocco a Ceprano.

    I disagi nell’integrazione sociale

    La storia della violenza sessuale è venuta fuori quando il ragazzo che aveva grossi disagi interiori aveva chiesto aiuto agli operatori di un consultorio. Soltanto allora i genitori avevano appreso quello che aveva vissuto per anni il figlio. A seguito di quella confessione era scattata la denuncia ed il conseguente rinvio a giudizio nei confronti di don Gianni Bekiaris accusato di   aver provocato nel ragazzo danni fisici e psicologici permanenti.

    La testimonianza della mamma

    Ieri mattina, nel processo che si è tenuto a porte chiuse, sul banco dei testimoni è salita la madre della vittima. La donna avrebbe confermato in aula quanto già dichiarato dal figlio parlando del suo primo stupro, quando a soli dieci anni e subito dopo aver ricevuto il sacramento della comunione, con la scusa di organizzare una gita con tutti i bambini, aveva  abusato del figlio in un  albergo dell’Abruzzo.

    Il quadro in regalo con la dedica

    La donna ha poi ricordato di quando il prete portò in regalo al ragazzino un quadro raffigurante proprio quell’hotel dove era avvenuta la violenza sessuale. Dietro il quadro addirittura una dedica che ricordava i bei momenti trascorsi insieme. Dopo quel il figlio aveva cominciato a dare segni di grande sofferenza interiore. Sofferenza che si era acuita, quando il parroco, che aveva subìto un processo canonico, era stato condannato a risarcirlo. A detta della testimone, quel denaro che il  figlio   aveva percepito dall’imputato in varie trance, lo aveva fatto sentire ancora più .

    A novembre il prete potrà difendersi

    Nella prossima udienza fissata per la prima decade di novembre verrà ascoltato un altro prete che avrebbe aiutato il ragazzo nel suo percorso di riabilitazione interiore ed il vescovo che avrebbe saputo delle responsabilità del prete.  Il giovane, che si è costituito parte civile è assistito dall’avvocato Carla Corsetti, mentre l’imputato è rappresentato da Vincenzo Pizzutelli. Quest’ultimo ha tenuto a sottolineare che quello riferito dalla donna in aula è soltanto quanto le ha detto il figlio. Ma lei non ha mai saputo nulla nè visto mai nulla riguardo alla violenza, dunque si tratta di una testimonianza  poco  credibile.

    26 anni senza sapere

    Com’è possibile che per ben ventisei anni non si sia mai accorta di queste violenze sessuali nei  confronti del figlio? Eppure   – ha continuato il legale –  vivevano sotto lo stesso  tetto.  Il legale è convinto di poter smontare tutte le accuse nei confronti del suo assistito il quale, ha  dichiarato, confida molto nella  giustizia  terrena

    http://www.frosinonetoday.it/cronaca/Ceprano-abusi-sessuali-prete-Don-Gianni-Bekiaris.html

  • Pedofilia, rintracciato a Milano l’ex parroco evaso dai domiciliari a Genzano

    Pedofilia, rintracciato a Milano l’ex parroco evaso dai domiciliari a Genzano

    L’ex responsabile della parrocchia di Selva Candida è stato condannato a una pena di 14 anni e due mesi per aver abusato di sette ragazzini

    È stato rintracciato dai carabinieri a Milano, don Ruggero Conti, l’ex parroco di Selva Candida evaso da una clinica alle porte di Roma dove si trovava ai domiciliari. Era stato arrestato dai carabinieri alcuni anni fa con l’accusa di violenze sessuali su minori. Secondo quanto si è appreso, l’uomo martedì si è allontanato in taxi da una casa di cura di Genzano. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

    L’ex parroco è stato condannato nel 2013 in appello a una pena di 14 anni e due mesi. A marzo del 2015 la Cassazione aveva confermato la sentenza. L’ex parroco era ai domiciliari nella struttura per ragioni di salute. I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana.

    Don Ruggero sapeva che tra pochi giorni sarebbe dovuto andare in carcere per scontare 11 anni, dei 14 e 2 mesi a cui era stato condannato. I carabinieri, infatti, erano in procinto di notificargli un provvedimento di revoca dei domiciliari. E così martedì scorso l’ex parroco nel pomeriggio si è infilato in un taxi ed ha fatto perdere le sue tracce. Dopo essere stati allertati dai responsabili della clinica di Genzano, i militari della compagnia di Velletri si sono subito messi al lavoro, analizzando le celle di telefonia mobile a cui si agganciava il cellulare dell’ex parroco, per ricostruire i suoi movimenti. Lo hanno individuato presso una struttura sanitaria di Milano, dove i carabinieri della compagnia di Porta Monforte, su input dai colleghi di Velletri, hanno provveduto a rintracciarlo. Circostanza che era stata confermata dal suo difensore che si era messo in contatto con i carabinieri. All’uomo è stato notificato un ordine di esecuzione di espiazione di pena detentiva dopo la revoca della detenzione domiciliare, emesso lo scorso 26 settembredall’ufficio esecuzioni penali della procura generale della repubblica presso la Corte di Appello di Roma. Ora si trova piantonato presso la struttura sanitaria milanese.

    È una storia infinita quella di Don Ruggero Conti ed è anche uno dei casi di pedofilia più gravi tra quelli che hanno coinvolto uomini della Chiesa italiana.

    Il prete, 64 anni, venne arrestato il 30 giugno del 2008 mentre era in procinto di partire alla volta di Sydney per partecipare, con alcuni ragazzi, alla Giornata mondiale della Gioventù. Era accusato di aver compiuto molestie per dieci anni, tra il 1998 e il maggio 2008, quando era parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida nei confronti di sette bambini affidati alle sue cure in oratorio e nei campi estivi. Nel corso delle indagini emersero, però, altri casi di abusi compiuti in Lombardia e risalenti a 25 anni prima, ma caduti in prescrizione. La Procura non potette procedere ma fece testimoniare le vittime nel primo processo contro di lui: erano altre tre persone, che sarebbero state molestate da don Ruggero quando ancora non aveva preso i voti e lavorava nell’oratorio San Magno a Legnano.

    “Non sono un mostro, sono innocente, lo dico umilmente. Se fossi colpevole confesserei” disse l’ex parroco nell’aula giudiziaria, dove oltre le vittime, si presentarono centinaia di giovani in sua difesa, alcuni con t-shirt bianche con la scritta “Don Ruggero, ti vogliamo bene” e furono molte anche le mamme dei ragazzini schierate col prete: “Per i nostri figli é stato come un padre” dissero. In primo grado il parroco, che nel 2011 fu sospeso dal sacerdozio, fu condannato a 15 anni e 4 mesi, ridotti a 14 anni e 2 mesi in appello e confermati nel 2015 dalla Cassazione. Fino ad agosto Don Ruggero stava scontando i domiciliari a Viterbo, poi aveva fatto richiesta ed ottenuto il trasferimento in clinica a Genzano per motivi di salute. E’ stato proprio il personale della casa di cura a dare l’allarme.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/09/29/news/pedofilia_ex_parroco_evade_dai_domiciliari_a_genzano-176855195/

  • Chiesa e pedofilia, chi è l’ex parroco Ruggero Conti evaso da una clinica

    Chiesa e pedofilia, chi è l’ex parroco Ruggero Conti evaso da una clinica

    Don Ruggero Conti, condannato in via definitiva nel 2015 a una pena di 14 anni e due mesi, è evaso da una clinica di Genzano alle porte di Roma, dove si trovava ai domiciliari. L’ex parroco di Selva Candida si trovava nella struttura per ragioni di salute. Era stato arrestato nel giugno del 2008 poco prima di imbarcarsi con alcuni piccoli parrocchiani su un volo per l’Australia dove si celebravano le Giornate della gioventù.

    Ecco una sintesi della vicenda che è conclusa con la condanna per pedofilia più pesante mai inflitta a un sacerdote della Chiesa cattolica in Italia.

    Con l’accusa di aver abusato di sette bambini di 10-12 anni che gli erano stati dati in custodia, don Ruggero Conti, allora potentissimo parroco della chiesa romana “Natività di Maria santissima” a Selva Candida, viene fermato il 30 giugno 2008 dai carabinieri mentre con i ragazzi della parrocchia era in procinto di partire per Sidney, dove avrebbe partecipato alla Giornata mondiale della gioventù in programma dal 12 al 21 luglio. I grandi scandali europei del 2009-2010 dovevano ancora scoppiare pertanto, di norma, per non far innervosire la Conferenza episcopale di Ruini e Bagnasco i media italiani non davano mai grande risalto alle storie di pedofilia clericale. Ma – forse per la prima volta – il caso Conti non rimase a lungo relegato nelle pagine di cronaca locale. Sin da subito lo abbiamo seguito su Left ma come raramente accade in questi casi, ha trovato spazio anche su altri media nazionali. Risultò difatti impossibile ignorare che a fronteggiarsi in sede civile si sarebbero trovati a un certo punto niente meno che il Comune di Roma e lo Stato di Città del Vaticano. Loro malgrado, come vedremo.

    Ma andiamo per ordine e cominciamo col dire che l’eccezionalità del processo Conti verteva su diversi punti. Non solo perché don Ruggero fino a poche settimane prima dell’arresto – e dunque nel periodo che comprendeva gli stupri a lui imputati – era stato il garante della famiglia del candidato sindaco di Roma (poi vincitore) Gianni Alemanno. Oltre a questo, per la prima volta un tribunale riconobbe l’interesse specifico di una amministrazione comunale a costituirsi parte civile nei processi per violenza “sessuale” commessa su minori. Dando così più respiro alla giurisprudenza che lo ammetteva solo in caso di violenza nei confronti delle donne. Infine, terzo punto e nodo del caso politico, la costituzione in parte civile non fu operata dal Comune di Roma, quindi dal sindaco Alemanno, ma da un cittadino, il futuro segretario dei Radicali Mario Staderini. Il quale, assistito dall’avvocato Elisabetta Valeri, esercitò “l’azione popolare”, una norma che permette a qualsiasi cittadino elettore di intraprendere le azioni legali che il Comune potrebbe svolgere e che invece non fa. E questo fu il caso del Campidoglio che espresse la volontà di non entrare nel processo, sulla base di motivazioni contraddittorie contenute in una determinazione del 27 maggio a firma di una dirigente, la dottoressa Cavilli, rimossa da Alemanno dopo che il Tribunale di Roma nell’udienza del 16 giugno ammise la costituzione di parte civile di Staderini a nome del Comune.

    In realtà, agli atti del processo risulta un documento datato 4 giugno e con firma autentica di Alemanno, in cui il sindaco dichiarava «di non costituire l’amministrazione comunale nel processo» e di «non aderire» all’iniziativa di Staderini. La qual cosa mal si combinava con «l’indagine interna» annunciata dal sindaco per far luce sulla vicenda e con la rimozione del dirigente comunale. Il resto è cronaca nera.

    Nel febbraio del 2011 Ruggero Conti viene condannato a quindici anni e quattro mesi per prostituzione minorile e per aver abusato di sette bambini tra il 1998 e il 2008 in oratorio e nei campi estivi. Secondo il Pm Francesco Scavo, il sacerdote aveva indotto due dei ragazzini «a compiere e/o subire atti sessuali in cambio di denaro o altra utilità (in genere capi di abbigliamento)». Abusi che il Pm a definì «di inaudita gravità», perché «prolungati negli anni» e perché avrebbe approfittato di situazioni «di debolezza o di difficoltà familiare in cui si trovavano i piccoli». In un caso, un bambino era stato affidato al prete dalla madre indigente perché lo aiutasse a superare i problemi dovuti alla perdita del padre; ma il sacerdote ne avrebbe approfittato per violentarlo circa quaranta volte in cambio di abiti o denaro (dai dieci ai trenta euro). Come è potuto accadere? Gli stessi accusatori del sacerdote definirono don Ruggero come una «persona sensibile, un tipo molto carismatico». Insomma, uno di cui fidarsi che «si ricordava subito i nomi di tutti quanti, che ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo».

    Questo è un passaggio chiave di tutta la vicenda. Numerosi esperti sono concordi infatti nel ritenere che il pedofilo sia una persona che pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca e dopo aver scelto con cura il suo bersaglio. Ecco cosa mi ha raccontato l’avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, legale con lunga esperienza in questo campo: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze e che ricorre in molti casi di pedofilia è commentato dallo psichiatra Andrea Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Masini tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono infatti l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta determinate professioni. «Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogino, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia». Pur non riferendosi espressamente al caso Conti, le osservazioni dei due professionisti sembrano aderire perfettamente alla storia in questione.

    Torniamo alle grane processuali dell’ex parroco. Il 31 maggio 2013 l’uomo di cui si era fidato anche Alemanno è stato condannato in Appello a quattordici anni e due mesi di reclusione per violenza sessuale continuata e aggravata. La pena inflitta al prelato in primo grado venne ridotta in secondo grado (e poi confermata in via definitiva nel 2015) perché nel frattempo tre degli episodi contestati sono risultati prescritti. Per quanto riguarda la curia guidata dal vescovo Gino Reali, dopo l’arresto non prese alcun provvedimento. Tanto meno si mosse il Vaticano. E così è stato per tutta la durata del processo di primo grado. Solo dopo la prima condanna a quindici anni e quattro mesi don Ruggero è stato sospeso a divinis.

    Vale la pena soffermarsi su mons. Reali perché in qualche modo avrebbe potuto mettere il sindaco di Roma sul chi vive. Nel corso del dibattimento il ‘superiore’ di don Conti è stato infatti accusato di non aver dato importanza alla lettera di denuncia che era stata presentata alla diocesi dai genitori di alcuni bambini. Lui si è difeso facendo presente di aver inviato a don Conti una nota di ‘scorrettezza’ nella quale lo invitava a «un corso di esercizi spirituali e a una costante frequenza al sacramento della Penitenza». Quindi sapeva. E in seguito è stato accertato che l’ex parroco continuò ad abusare dei bambini fino a tre mesi prima di essere arrestato. Proprio mentre collaborava con Alemanno, contribuendo, grazie al potere di cui godeva nel quadrante nord-ovest della Capitale, a farlo diventare il sindaco del “decoro” e “antidegrado”.

    di Federico Tulli

    https://left.it/2017/09/29/chiesa-e-pedofilia-chi-e-lex-parroco-ruggero-conti-evaso-da-una-clinica/

  • Prete condannato per pedofilia evade da clinica a Roma. Doveva scontare 14 anni

    Prete condannato per pedofilia evade da clinica a Roma. Doveva scontare 14 anni

    È evaso da una clinica alle porte di Roma, dove si trovava ai domiciliari, don Ruggero Conti, l’ex parroco di Selva Candidaarrestato dai carabinieri alcuni anni fa con l’accusa di violenze sessuali su minori. Secondo le prime informazioni, l’uomo martedì si è allontanato in taxi da una casa di cura di Genzano. L’ex parroco è stato condannato a una pena di 14 anni e due mesi. Era ai domiciliari nella struttura per ragioni di salute. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

    Chi è – Don Ruggero Conti è stato condannato nel 2015 in via definitiva per aver abusato, tra il 1998 e il 2008, di 7 adolescenti che partecipavano o avevano partecipato ai gruppi parrocchiali nella chiesa in cui il sacerdote svolgeva la missione.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/29/prete-condannato-per-pedofilia-evade-da-clinica-roma-doveva-scontare-14-anni/3885053/

  • Collezionava foto di bimbi nudi, “Condannate prete pedofilo”

    Collezionava foto di bimbi nudi, “Condannate prete pedofilo”

    La procura di Roma ha chiesto 15 anni di carcere per don Dino, il prete accusato di abusi sui ragazzini a Termini

    Una condanna esemplare è stata chiesta dalla procura di Roma per Don Dino, il prete che avrebbe abusato e fotografato diversi ragazzini a Termini.

    Scatti di minorenni nudi, anche raccolti durante le prestazioni sessuali, che avrebbe conservato gelosamente, e ripagato con qualche spicciolo o piccoli regali. Il parroco di Fiumicino, all’anagrafe Placido Greco, come riporta Il Messaggero – ha provato a giustificarsi in aula, ma le sue parole non sono bastate a risparmmiargli una pesante richiesta di condanna: 15 anni di carcere e 150.000 euro di multa per la doppia accusa di produzione di materiale pedopornografico e prostituzione minorile.

    Non basta. C’è il rischio che l’uomo riceva a breve un’altra batosta giudiziaria. Al momento dell’arresto, nel maggio 2015, infatti, era stato ritenuto al centro di una rete di pedofili che adescava e istigava alla prostituzione baby gigolò a Termini. “Mi piacciono i giovani, ma non sono un maniaco di minorenni – ha dichiarato l’ex prete – Catalogo le foto di nudi di ragazzi perché sono un tipo molto ordinato e pure perché la carne è debole e provo piacere a rivederle”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/collezionava-foto-bimbi-nudi-condannate-prete-pedofilo-1442313.html

  • Roma, prete pedofilo a Termini: il pm chiede 15 anni

    Roma, prete pedofilo a Termini: il pm chiede 15 anni

    Fotografava minorenni nudi o durante le prestazioni sessuali che saldava con paghette e regalini. Mischiando, secondo la procura, «per troppi anni il sacro col profano». Non sono bastate, ieri, le giustificazioni fornite in aula a evitare per don Dino, all’anagrafe Placido Greco, il sacerdote di Fiumicino col pallino del sesso e ora sospeso a divinis, a risparmiargli una richiesta di condanna esemplare. Il pm Cristiana Macchiusi ha sollecitato una pena a 15 anni di carcere e 150.000 euro di multa per la doppia accusa di produzione di materiale pedopornografico e prostituzione minorile.

    Col rischio che a breve gli arrivi un’altra batosta giudiziaria. Al momento dell’arresto, nel maggio 2015, don Dino, infatti, era stato ritenuto al centro di una rete di pedofili che adescava e istigava alla prostituzione baby gigolò a Termini. «Mi piacciono i giovani, ma non sono un maniaco di minorenni – ha dichiarato l’ex prete – Catalogo le foto di nudi di ragazzi perché sono un tipo molto ordinato e pure perché la carne è debole e provo piacere a rivederle». «Per quei provini mi pagavano pure, in genere dieci euro. Li facevo posare e poi consegnavo gli scatti tenendo una copia. In molti volevano togliersi dalla strada per fare marchette a casa. Li aiutavo. A tutti, però, chiedevo l’età. Se ho avuto rapporti con qualche minorenne è solo perché mi avevano mentito sull’età».

    Uno, secondo l’accusa, un ex chierichetto, del periodo in cui officiava a Siena. Nel ripostiglio della casa canonica, ad Acilia, erano stati ritrovati 40.000 foto porno, di cui 1.686 file ritraenti sei minori. E due album fotografici a tema. Il primo verde contenente 117 foto di giovani nudi (ribattezzati coi nomi dei profeti), il secondo blu con 284 foto e sul retro l’indicazione della prestazione. Il parroco, assistito dall’avvocato Gianluca Nicolini, potrebbe essere incastrato anche da un manoscritto: «Vi ho amato tutti e non vi scorderò mai»: la storia di un prete pedofilo che confessa vent’anni di incontri.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/prete_pedofilo_termini_pm_chiede_15_anni_roma-3240027.html

  • Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Sono sette gli episodi di pedofilia accertati dalla Corte di Cassazione, mentre per gli altri è scattata la prescrizione. Ma perché nessuno si è mai preso la briga di indagare all’interno dell’Asisium? All’epoca, il prete frequentava circa seicento alunni, tuttora ignorati.

    Si sono finalmente aperte le porte del carcere per don Ruggero Conti — “don” in senso mafioso, dato che ormai è stato sospeso a divinis — dopo che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 11 anni e 10 mesi di reclusione per il reato di pedofilia. Conti, che per lo stato italiano è ormai ufficialmente un pedofilo, ha pure beneficiato di notevoli sconti di pena, sfruttando lo sciagurato meccanismo della prescrizione. Alcuni dei reati contestati, infatti, risalivano addirittura agli anni ’80, quando l’ex sacerdote — originario di Legnano — insegnava educazione sessuale in una scuola media della provincia di Milano. Tuttavia, come se non bastasse, ulteriori prescrizioni sono scattate per altri reati di pedofilia contestati nell’area nord di Roma, la zona dove Ruggero Conti si era, purtroppo, successivamente trasferito per fare il parroco a Selva Candida. In sostanza, Conti è riuscito a trasformare più di 30 anni di reclusione in una pena a 11 anni: un vero affare, sicuramente migliore della trasformazione dell’acqua in vino.

    Dal canto suo, don Ruggero Conti continua a proclamarsi innocente e dice di essere come Gesù Cristo, che fu crocifisso ingiustamente. Peccato però che Conti dimentichi due particolari:

    • Gesù Cristo non è stato condannato dopo tre regolari gradi di giudizio caratterizzati da lunghi iter processuali in cui si sono svolte indagini complesse e approfondite, per lo meno sui casi trattati in giudizio (e, come vedremo a breve, non è neppure detto che siano tutti);
    • né Cristo è stato mai sospettato di pedofilia — anzi…

    Ruggero Conti: le opinioni sui suoi rapporti con l’Istituto Asisium

    In questa sezione vogliamo occuparci di un aspetto che è stato ignorato dalle cronache giudiziarie, ovvero il rapporto tra Conti — negli anni in cui esercitava le attività di pedofilo per cui è stato condannato dalla Suprema Corte — e l’Istituto Asisium, scuola romana situata nella stessa zona dell’ex parrocchia di Conti, ben nota ai residenti dell’area Cassia-Tomba di Nerone per i costi non proprio popolari della retta di frequenza.

    Dobbiamo subito specificare che l’Istituto Asisium delle Suore francescane missionarie, costituito da asilo, scuola primaria (elementare) paritaria, scuola secondaria di primo grado (media) e secondo grado (liceo scientifico), non è mai entrato all’interno del procedimento penale che ha coinvolto Ruggero Conti. Tuttavia, ci poniamo la seguente domanda: come mai nessuno si è preso la briga di indagare nell’Asisium dell’epoca?

    Non si può ignorare il fatto che Conti sia stato ospite fisso, per circa quindici anni — esattamente nel periodo in cui si sono verificati gli episodi di pedofilia per i quali è attualmente detenuto — all’interno dell’istituto Asisium, in qualità di consigliere e assistente spirituale unico degli studenti. In altre parole, c’erano ben seicento alunni, tutti nelle divise “a disposizione” di Conti sia in teatro che in chiesa.

    Considerando che gli episodi su cui non si è indagato risalgono a quasi trent’anni fa, anche in questo caso è da tempo sopravvenuta la prescrizione.

    D’altra parte, tanta omertà non ci sorprende. L’Asisium era una sorta di setta — che di “cristiano” aveva ben poco, considerano l’enorme giro di denaro non certo alla portata di un povero Gesù di Nazareth qualunque — dove alcuni personaggi di scarso valore venivano letteralmente venerati come ras di quartiere. Tra questi, oltre al già citato pedofilo Ruggero Conti, non possiamo non ricordare Pino, un neolaureato che nel ’91 fu catapultato, su segnalazione di suor Luciana, nel ruolo di professore di storia, geografia e filosofia, senza avere alcuna preparazione di tipo pedagogico. In sostanza, bisognava imparare a memoria alcune pagine del libro e ripeterle a macchinetta. Le attività sportive erano ridicole — nonostante la presenza di vari campi da gioco in ottime condizioni, siti in un parco simile a Villa Borghese — e nessuno capiva nulla di informatica, al punto da vietare l’uso di un’aula d’informatica del valore di almeno 100 milioni di lire dell’epoca — pagati ovviamente con le rette degli studenti — costituita da trenta computer Apple nuovi di zecca. È vero che a quei tempi non esisteva il registro elettronico online, ma l’ignoranza dei sedicenti docenti era tale da non sapere neppure cosa fosse un sito internet — di cui l’istituto Asisium si sarebbe ufficialmente dotato solo molti anni dopo, per obbligo di legge. In particolare, il cosiddetto prof. Pino sentenziò: «Questa Internet mi pare una cavolata che nessuno userà mai». Allo stesso tempo, quei pochissimi studenti intelligenti che utilizzavano un computer — rigorosamente a casa propria, perché abbiamo già chiarito che gli Apple della scuola erano conservati in una stanza chiusa — venivano trattati da malati mentali da inviare in centri di cura. Vent’anni dopo, possiamo affermare con certezza che la profezia di Pino non fu particolarmente azzeccata, ma, per premiare cotanta perspicacia, Pino avrebbe iniziato a fare carriera all’interno della scuola stessa, fino ad arrivare al massimo livello. Fin qui, però, non siamo sorpresi più di tanto. Ciò che invece diede molto fastidio ai malcapitati studenti dell’epoca fu la richiesta di denaro per pagare il regalo di matrimonio a tale personaggio. Venne perfino distribuita la lista nozze agli alunni, indicando la quota da versare. Nessuno riuscì a sottrarsi al pizzo di questa estorsione mafiosa, e di conseguenza lo scroccone Pino raccattò un bel po’ di regali per sé e per la moglie Claudia — con la benedizione di suor Luciana e del venerabile assistente spirituale “don” Ruggero Conti, oggi rinchiuso per pedofilia nella cella di un carcere. Complimenti.

  • Prete pedofilo: il drammatico racconto della vittima: mi diceva, “ci ha unito Dio”

    Prete pedofilo: il drammatico racconto della vittima: mi diceva, “ci ha unito Dio”

    Una deposizione fiume. Un atto d’accusa durato due ore e mezza. Nel processo a don Gianni Bekiaris, accusato di violenza sessuale nei confronti di un parrocchiano, sin da quando era in tenera età, è stata sentita la persona offesa, che ora ha 32 anni, ed è rappresentata dall’avvocato Carla Corsetti. Il ragazzo, davanti al tribunale di Frosinone, ha raccontato di aver subito le attenzioni sessuali del sacerdote, sin da quando aveva otto anni fino a 23. Teatro dei fatti, la chiesa di Ceprano.

    Ha raccontato di una situazione di soggezione psicologica che gli ha inibito qualsiasi reazione. E anzi, le poche volte che ha provato qualche reazione, almeno stando al suo racconto, sarebbe stato minacciato dal prete di rendere pubblica la cosa. «È Dio che ci ha uniti», ha affermato il ragazzo, citando una frase che don Gianni gli avrebbe riferito in più occasioni. Il giovane ha ricordato diversi episodi, che si sarebbero svolti anche in sagrestia e comunque quando frequentava la parrocchia. Sosteneva di essere quasi un automa, impossibilitato a qualsiasi reazione. Ha fatto riferimento ai tentativi di suicidio per l’insopportabile peso e alla sentenza del tribunale canonico che ha condannato il religioso al trasferimento in altra sede.

    A seguito di tale pronuncia era intervenuta una transazione che, però, come rimarcato anche nella scorsa udienza dall’avvocato Corsetti, non copre i danni psicologici. E anche per questo motivo la parte civile, che lamenta danni permanenti, è stata ammessa dal tribunale. Alla fine dell’udienza, il difensore ha descritto un ragazzo provato da una dolorosa testimonianza che però è stato coerente anche nei dettagli del suo racconto. Di tutt’altra opinione la difesa di don Gianni, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Pizzutelli, che ha sempre respinto le accuse. Il legale ha fatto notare al collegio alcune incongruenze emerse dal racconto, un racconto che, a parere del professionista, è andato ben al di là della denuncia e delle due precedenti deposizioni rese davanti al pm. Alle contestazioni della difesa di Bekiaris, la parte offesa ha accennato al fatto che, all’epoca, aveva rimosso tutto e che ora il ricordo di quei fatti è più nitido. La stessa difesa ha eccepito che gli episodi richiamati si sono svolti in luoghi aperti al pubblico e che nessuno, in parrocchia, si è mai accorto di nulla. E anche per questo saranno citati, come testi a discarico, persone che frequentavano la chiesa di Ceprano. Il racconto, a parere della difesa, è stato ritenuto poco verosimile. Starà ora al tribunale, insieme alle altre deposizioni che avranno luogo già dalla prossima udienza ad ottobre, vagliare la testimonianza.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/52061/prete-pedofiloa-il-drammatico-racconto-della-vittimaa-mi-diceva_-ci-ha-unito-dio-#sthash.0C3LGDER.dpuf

  • A Fabrica di Roma parroco accusato di pedofilia, è allarme tra i fedeli. Ma il vescovo Rossi lo difende: “È innocente”

    A Fabrica di Roma parroco accusato di pedofilia, è allarme tra i fedeli. Ma il vescovo Rossi lo difende: “È innocente”

    di Federica Lupino
    “Avevo 7 anni, mi ha tirato per le orecchie, portato in bagno, tolto pantaloni e violentato per tre volte”. A parlare è uno degli ospiti dell’istituto Provolo di Verona dove fino agli anni ’80 alcuni preti avrebbero abusato degli ospiti, tutti bambini sordomuti. Tra gli accusati anche don Giuseppe Pernigotti, ora parroco al Parco falisco di Fabrica di Roma. Alcuni fedeli della parrocchia dei santissimi Gratiliano e Felicissima, scoperte le accuse, preoccupati hanno contattato la  diocesi di Civita Castellana. Ma il vescovo Romano Rossi rassicura: “E’ una persona libera e pulita. Il popolo è tutto con lui”.

    Sono 67 le vittime di abusi sessuali al Provolo che ora chiedono i danni al Vaticano dopo che ormai il reato è andato in prescrizione. A riaccendere i riflettori sul caso sono state la scorsa settimana le telecamere di Piazza Pulita, il programma de La7 condotto da Corrado Formigli. Alcuni dei prelati accusati ormai sono morti, altri sono stati allontanati da Verona. Come don Giuseppe che da una ventina di anni risiede nella curia civitonica in piazza Matteotti e dice messa nel centro residenziale di Fabrica. Avvicinato dal giornalista de La 7, si è detto estraneo ai fatti.

    Tra gli altri accusati, don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi del Provolo di Verona e nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi a Lujan de Cuyo in Argentina. Proprio Corradi è finito in un’altra inchiesta in sud America e da alcune settimane è in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato di numerosi minori a lui affidati. In Italia il reato è ormai prescritto ma le vittime un anno fa hanno chiesto a papa Francesco l’istituzione di una commissione indipendente e l’apertura degli archivi della Cei e della Congregazione della fede. Non hanno ancora ricevuto risposta.

    Il vescovo di Civita Castellana ha raccolto le preoccupazioni dei fedeli e condotto degli approfondimenti. E ora assicura che don Giuseppe è del tutto estraneo agli abusi che gli vengono addebitati. “La Diocesi ha condotto un’indagine accurata da cui è emersa la totale infondatezza delle accuse. Abbiamo anche capito – continua monsignor Rossi – da dove provengono e chi tira le fila di queste imputazioni. Sarà compito della magistratura capire il perché”. Rassicurazioni che hanno placato anche gli animi dei fedeli: “Per noi è un parroco come gli altri”, confermano infatti alcune mamme che frequentano la sua chiesa.

    http://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/a_fabrica_di_roma_parroco_accusato_di_pedofilia_allarme_fedeli_ma_vescovo_rossi_difende_innocente-2248596.html#

  • Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    NewTuscia – CIVITA CASTELLANA – Si sarebbe trasferito a Civita Castellana circa venti anni fa, uno degli ecclesiastici coinvolti nell’inchiesta sull’istituto religioso Provolo di Verona. In tutto, sarebbero ben sessantasette bambini sordomuti ad aver subito violenza sessuale fino agli anni ’80.

    Il sacerdote è stato accusato di violenza sessuale da parte dei suoi ex alunni: a svelare i fatti, la trasmissione della 7 “Piazza pulita”. Il nome del prete in questione non viene svelato, ma sappiamo che è presidente della Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti: durante la trasmissione infatti, il sacerdote accusato di violenza viene contattato da un finto prete, che gli chiede aiuto in un presunto caso di abuso su un minore. A questo punto il sacerdote, sminuendo il fatto e chiamandolo “incidente” e “difficoltà”, comincia a dare dei consigli su come uscire dalla situazione.

    In Italia in reato in questione è ormai prescritto, ma gli allievi del Provolo hanno chiesto giustizia al Vaticano.
    Alcune testimonianze delle vittime dell’Istituto Provolo di Verona sono visibili al link: http://www.la7.it/piazzapulita/video/pedofilia-le-vittime-dellistituto-provolo-raccontano-gli-abusi-03-02-2017-203495

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo