Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lazio

  • Roma, catagolo hard con le foto dei bambini: negata la scarcerazione al prete pedofilo

    Roma, catagolo hard con le foto dei bambini: negata la scarcerazione al prete pedofilo

    Era meticoloso don Dino, il prete di Fiumicino finito in carcere a maggio per detenzione di materiale pedopornografico. «Unmaniaco dell’ordine», come ha specificato lui. Così su ogni foto archiviata nel suo stanzino segreto, accanto alla camera da letto, indicava nome cognome e età del soggetto raffigurato e talvolta i commenti sull’attività sessuale consumata. I ”book” recuperati nel corso delle indagini non gli hanno dato scampo.

    In attesa che gli agenti della Polizia Ferroviaria Roma Termini chiudano il cerchio sul giro del sacerdote, all’ anagrafe Placido Greco, pronto anche a rimorchiare baby prostituti in stazione, i giudici del Riesame, presidente Gian Luca Soana, hanno respinto la richiesta di scarcerazione e negato i domiciliari in una struttura religiosa.

    L’unica misura adeguata è stata ritenuta il carcere, vista anche l’aggravante del quantitativo ingente del materiale porno e pedopornografico: 1686 file ritraenti minori di anni 18, 189 negativi, tre hard disk, due pc, 23 pen drive (ancora al vaglio), e due album fotografici. Uno verde contenente 117 foto di adolescenti nudi (ribattezzati coi nomi dei profeti e di personaggi della Bibbia), il secondo blu con 284 foto, scrivono i giudici, «effigianti soggetti minori nudi con l’indicazione della prestazione avuta con il Greco».

    «Catalogo le foto perché sono un tipo molto ordinato e pure perché la carne è debole e provo piacere a rivederle». Le motivazioni del Riesame riportano anche le giustificazioni del prete, facilmente smontabili. «Non è credibile», scrivono i magistrati, «che un ragazzo si rivolga a un prete per farsi fare fotografie pornografiche al fine di ottenere una parte in un film porno».

    «Non è credibile che un prete resosi conto che i ragazzi tendevano a dire che erano maggiorenni, quando invece non lo erano, non chiedesse prima di avere rapporti e fotografargli il documento d’identità». «In conclusione», specificano i magistrati visto che in mancanza di prove sul fatto che Greco fotografasse i minori (fattispecie peraltro più grave, in relazione alla quale dovranno essere svolte indagini) appare corretta, allo stato, la contestazione di detenzione di materiale pedopornografico»».

    «VI HO AMATO TUTTI» Materiale che il sacerdote sviluppava in un centro fotografico di via Merulana. Intanto nell’archivio del prete, nella sua casa di Fiumicino, erano saltati fuori anche due romanzi. Uno ha particolarmente colpito il pm CristianaMacchiusi e l’aggiunto Maria Monteleone che coordinano l’inchiesta.

    Il titolo: «Vi ho amato tutti e mai vi scorderò: Cinquant’anni di sesso 1956-2006». «In quelle pagine» riportano i giudici «l’indagato riporta tutti i suoi incontri sessuali con ragazzini di 14 e 15 anni». «Racconti di fantasia», si è difeso lui. Che là però riporta la sua iniziazione: a tredici anni, in Sicilia, con un prete.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/roma_prete_pedofilo/notizie/1446361.shtml

  • Baby gigolò a Termini, resta in carcere il sacerdote orco di Fiumicino

    Baby gigolò a Termini, resta in carcere il sacerdote orco di Fiumicino

    «Potrebbe commettere reati analoghi». Resta in carcere don Placido Greco, il prete di Fiumicino arrestato per pedopornografia ed indagato per prostituzione minorile nell’inchiesta su un giro di baby gigolò con base alla stazione Termini che a maggio ha portato all’esecuzione di una decina di misure cautelari. I giudici del Riesame hanno appena respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del sacerdote che era stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Polfer. Gli investigatori su delega del pm Cristiana Macchiusi e del procuratore aggiunto Maria Monteleone, durante una perquisizione domiciliare, avevano trovato nella memoria del suo pc almeno 1.700 scatti hard, per lo più con immagini di adolescenti nudi, oltre ad una «bibbia» riscritta in chiave pedopornografica e un romanzo con lo stesso sfondo intitolato «Amori miei…». Dagli accertamenti è emerso che in alcuni casi le vittime erano state fotografate in età diverse, dai 15 anni fino alla maggiore età, mentre compivano atti sessuali talvolta indossando solo qualche paramento sacro. Il parroco era finito anche nella lista dei clienti che abbordavano baby prostituti lungo i binari di Termini. Per lui quindi non si escludono nuove contestazioni.
    Intanto, chiuso nella sua cella, don Placido continua a leggere le scritture sacre e a fare meditazione. «Facevo quelle foto solo per aiutare dei ragazzi in difficoltà» aveva provato a spiegare nell’interrogatorio di garanzia il sacerdote, «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto. Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre».

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/baby_gigol_amp_ograve_termini_prete_orco_fiumicino_placido_greco/notizie/1429959.shtml

  • “Violentato da un prete a Capocotta”. Il memoriale di Paolini.

    “Violentato da un prete a Capocotta”. Il memoriale di Paolini.

    “Soldi per giocare a bocce e altri divertimenti ma senza violenza sessuale”. A raccontare gli amori impossibili di Gabriele Paolini, il disturbatore tv,  è stato Davide, da pochi mesi maggiorenne e amico del cuore di Daniel, il grande amore che ha portato il “folle catodico” in tribunale di induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale.

    Nella prima udienza calda, il teste ha raccontatola sua versione dei fatti e risposto alle domane del piemme Terracina, mettendo in difficoltà l’accusa. Paolini in aula, ha seguito e preso appunti come uno scolaro. Alla madre Bice Bochicchio ha poi consegnato un memoriale che affaritaliani.it, pubblica in esclusiva.

    “Oggi per me è la giornata più importante della mia vita, infatti finalmente è arrivato il giorno dove le persone che mi vogliono bene la mia famiglia prima di tutto e anche quelle che non me ne vogliono possono avere chiarezza di quello che è avvenuto durante l’estate del 2013: un’estate magica che io non dimenticherò mai nella mia vita. Il mio intento è quello di raccontare questo al Giudice e di fronte al pubblico ministero Claudia Terracina.
    Oggi verrà ascoltato Davide diventato maggiorenne lo scorso luglio… Chi è Davide? Davide è un ragazzo importantissimo per me perché è il migliore amico di Daniel che verrà ascoltato il 13 luglio prossimo. Quello che vorrei far capire oggi ai giudici è che a me non interessa né quello che sarà la sentenza né la risultanza della stessa. Perché se io come ho detto il giorno in cui mi hanno arrestato ho sbagliato in qualcosa è giusto che paghi. Infatti non sono abituato rispetto ad altre persone che ho conosciuto in carcere  a fare la vittima; io sempre per vent’anni ho attaccato tutti ho attaccato la Chiesa, ho attaccato la politica ho attaccato la televisione… Tornando ai ragazzi, Davide mi ha presentato Daniel il 21 luglio del 2013 e quella è stata la giornata più bella della mia vita.   I cittadini non potranno mai in qualche modo giustificarmi perché un uomo di 41 anni non può innamorarsi di un ragazzo di 17 anni perché secondo la morale è una persona che sbaglia. Ma dall’altra parte c’è anche una persona che a 40 anni non era all’epoca capace di raccontare a se stesso che cosa poteva significare amare una persona. Io ho amato Daniel lo amo ancora. Tutta la tragedia che sto vivendo e solamente chi la vive può immaginare cosa significhi quando si esce di casa e si viene additati come quello, come hanno scritto i media, che va con i ragazzini . A me dispiace molto che le forze di polizia quando mi hanno arrestato attraverso le agenzie, hanno diffuso notizie che non erano assolutamente autentiche. Io ho avuto la responsabilità di frequentare Davide e Daniel, diciassettenni, che condividevano la mia amicizia, offrivo loro delle cene e li portavo a prendere il thè a casa mia, ho conosciuto le loro famiglie.
    Oggi Davide verrà ascoltato dal Pm Terracina io alla fine dell’interrogatorio se ne avrò la forza mostrerò delle fotografie che io stesso ho portato in tipografia in via Nomentana dove si vede il sottoscritto che mangia la carbonara, che va a giocare a bocce e a bwooling in tutti i parchi di Roma perché cosa mi è successo in quell’estate? Di vivere l’adolescenza che io non avevo mai vissuto. Una delle cose che non ho mai accettato della mia famiglia è che mio padre, generale,  ha sempre dato importanza alle istituzioni, infatti voleva che mi diplomassi e laureassi cosa che nonostante avessi frequentato due anni di liceo classico ho abbandonato tutto per fare un dispetto. Mio padre quando avevo tredici anni mi mandò al mare a Capocotta ad Ostia, affidandomi ad un prete Don Vittorio Damiani, dal quale ho subito una violenza sessuale, che poi è stato incarcerato e poi si è suicidato a Bergamo. La mia vita è stata distrutta proprio dall’incontro con questa persona e non è quindi una contraddizione che io abbia frequentato e amato diciassettenni.  Questa è una contraddizione su cui sto lavorando con la mia psichiatra.
    Tornando al processo posso dire che Daniel ha sempre fatto tutto volutamente con la piena consapevolezza. E con Davide ci sono stati momenti di amicizia sfociati in intimità nel momento in cui Davide mi raccontò di avere avuto un’esperienza con il suo medico di famiglia che gli dava lezioni di sesso, io gli ho raccontato della mia esperienza e così è nato un rapporto molto più stretto. Davide seppe che tra me e Daniel c’era una relazione d’amore e divenne così gelosissimo e iniziò a stimolarmi ad avere momenti di intimità con lui e questa è stata la mia fragilità perché io dovevo difendere me stesso e la nostra relazione, momenti di intimità limitati a massaggi alla schiena e alle gambe. Non ho mai sfiorato le parti intime. Non siamo mai andati oltre.
    Vorrei concludere con questo scritto di Daniel dopo la famosa sera in cui abbiamo giocato a bwooling  e in cui Davide me lo presentò “Dear “Gabriele” today we make History i pochi momenti passati con te mi hanno acceso in un certo senso, sarò per sempre grato di averti finalmente conosciuto. Abbiamo passato dei momenti assieme che non dimenticherò, momenti importanti. Love Daniel”.

    La prossima udienza è fissata per il 13 luglio. Quel giorno Daniel dovrà raccontare la sua versione dei fatti.

    http://www.affaritaliani.it/roma/violentato-da-un-prete-a-capocotta-il-memoriale-di-paolini-esclusivo-371206.html

  • Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    I clienti lo sapevano: per adocchiare baby prostituti dovevano appostarsi sulla scala mobile che conduce in via Giolitti. Da lì gli sguardi ammiccanti, lo scambio del numero del cellulare, e poi l’appuntamento per consumare in casa (spesso in ville) dopo la doccia, oppure di corsa, su un vagone.

    Sono almeno un migliaio, secondo una prima stima degli investigatori, i clienti senza scrupoli che hanno frequentato Termini per adescare ragazzini, per lo più rom e minorenni. Pedofilia a basso costo visto che ogni incontro veniva pagato dai dieci ai cinquanta euro. Tra i frequentatori già schedati, ci sono commercianti, operai, sbandati, professionisti e religiosi, come don Dino, al secolo Placido Greco, finito in carcere per pedopornografia. Nomi da giorni al vaglio della polizia ferroviaria, delegata alle indagini dall’aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi.

    L’inchiesta, che finora ha portato all’iscrizione del registro degli indagati di diciassette persone, di cui dieci finite in manette, rischia di allargarsi. Intanto gli inquirenti puntano ad accertare se il parroco, che si era ricavato un doppio lavoro da talent scout del cinema porno, fotografando decine di adolescenti nudi e stava riscrivendo la bibbia in chiave hard, possa essere stato spalleggiato da altri. Le immagini agli atti ritraggono ragazzini vestiti solo con il collarino ecclesiastico o fasce talari e lo stesso don Dino con altri simboli religiosi. Intanto il sacerdote si difende: «Avrò commesso dei peccati, ma sono un buon prete» si è giustificato dal carcere di Regina Coeli, dove ieri ha ricevuto la visita della sorella.

    A breve potrebbe essere chiamato a chiarire la sua posizione anche Luca Galleschi, un ex sacerdote indagato per prostituzione minorile. Uno dei baby squillo ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla procura. «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli» ha raccontato il ragazzo «e in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni da un ingresso laterale della chiesa.

    Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Resta al vaglio la posizione di un altro sacerdote, un quarantenne ecuadoregno, che ha avuto un incontro a pagamento con un diciottenne (e per questo non imputabile) ma diversi contatti telefonici con minorenni.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/prostituzione_minorile_stazione_termini_ragazzini_mille_clienti/notizie/1379136.shtml

  • Don Placido: “1.700 foto nudi? Aiutavo ragazzi a entrare nel porno”

    Don Placido: “1.700 foto nudi? Aiutavo ragazzi a entrare nel porno”

    La presunzione di innocenza, fino a definitiva sentenza di condanna, è sacra. Per cui di Placido Greco, parroco viterbese detenuto a Regina Coeli per atti sessuali nei confronti di minori, non useremo aggettivi o qualificazioni che pur la cronaca dei fatti consiglierebbe e autorizzerebbe. Di Don Placido Greco diremo solo e senza tema di smentita che dispone e ostenta una colossale sicurezza.

    Sentitelo, nella cronaca di Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera, di fronte al giudice per le indagini preliminari Chiara Giammarco.

    Le hanno trovato a casa 1.700 foto di adolescenti nudi…

    “Vengono da me per i miei scatti, faccio foto bellissime”.

    Vuol dire che…

    “E’ iniziato tutto con un 17enne che voleva debuttare nel mondo del cinema, quello pornografico. E allora aveva bisogno di un book fotografico. Il ragazzo è rimasto soddisfatto ed è iniziato il passaparola, altri giovani si sono rivolti a me per farsi delle foto”.

    E perché con queste foto ci ha fatto un archivio casalingo?

    “Le guardavo ogni tanto, non è un reato guardare una foto”.

    A Don Placido il pm Cristiana Macchiusi contesta atti sessuali con un minorenne alla Stazione Termini, c’è la testimonianza di un minore che dice di essere stato pagato per tre volte e ogni volta con 40/50 euro e ci sono soprattutto le immagini delle telecamere della stazione che lo hanno ripreso più volte.

    “Vado spesso a Termini, lì ci sono tante persone a cui fare beneficenza”.

    Dunque nel mondo che Don Placido parroco prova a confezionare per i magistrati e, purtroppo, per i credenti nelle sue parole, funziona così: un minorenne vuole farsi fare delle foto porno e da chi va? Ma dal parroco, ovvio no? Vuoi un book per candidarti a un film porno e chi ti rivolgi? Al prete, regolare. Poi lo consigli agli amici. E che ci fa il parroco di Viterbo alla Stazione Termini? Va a fare beneficenza. Poi ci sono quelli che equivocano quando lui tira fuori 40/50 euro.

    Ma il difendersi dovrebbe avere una misura, staremmo per dire una decenza. Ma Don Placido pare non averla e quindi racconta storie come quelle avrebbe potuto scrivere Gabriele Doni, autore di romanzi pornografici. E chi è Gabriele Doni? Secondo i magistrati è sempre e ancora lui: Placido Greco che sotto pseudonimo faceva il secondo lavoro, oltre quello di prete e di parroco. Con tutta probabilità prete e pornografo per Don Placido erano lo stesso lavoro, l’uno la prosecuzione e il compimento dell’altro.

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/don-placido-faccia-tosta-foto-nudi-ragazzi-film-porno-2195066/

  • Pedofilia, il sacerdote arrestato: «Erano provini per film a luci rosse. E c’era anche la Bibbia in chiave erotica»

    Pedofilia, il sacerdote arrestato: «Erano provini per film a luci rosse. E c’era anche la Bibbia in chiave erotica»

    di Michela Allegri e Adelaide Pierucci
    Fotografava adolescenti senza veli per avviarli al cinema hard. Si era improvvisato agente cinematografico a luci rosse, don Dino, al secolo Placido Greco, il prete di Fiumicino finito in carcere per pedopornografia e prostituzione minorile, nell’inchiesta su un giro di baby gigolò con base a Termini che ha portato all’esecuzione di una decina di misure cautelari. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il sacerdote durante l’interrogatorio di garanzia – Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto».
    Gli agenti della Polfer di Roma Termini, diretti da Emanuele Fattori, che hanno arrestato il sacerdote in flagranza di reato proprio per quella mole di foto illegali custodite in un archivio del computer, hanno contato almeno 1.700 scatti compromettenti. In alcuni casi le vittime sono state riprese ad età diverse, dai 15 anni fino alla maggiore età, mentre compivano atti sessuali. L’avvocato che assiste don Dino, Sergio Ruperto, a breve presenterà istanza al Riesame puntando alla scarcerazione. Il parroco, infatti, è molto provato, ed è preoccupato per le condizioni di salute dell’anziana madre. L’inchiesta, però, è ancora ai primi passi. In casa di padre Greco sono stati trovati circa 40mila file, che sono ora al vaglio della Polizia Postale, su delega del pm Cristiana Macchiusi e dell’aggiunto Maria Monteleone.
    LA BIBBIA
    Intanto, sta emergendo la doppia personalità del prete. Alle messe dietro all’altare fanno da contrappeso i dossier di foto pedopornografiche. Dopo le omelie don Dino incontrava di nascosto baby gigolò minorenni, ragazzini rom squattrinati pronti a vendersi per pochi euro. L’indagato aveva anche velleità artistiche: scriveva libri a luci rosse sotto pseudonimo. Aveva addirittura ripensato la Bibbia in chiave erotica: al posto dei 12 apostoli, comparivano altrettanti ragazzini deviati. La sua posizione giudiziaria nel frattempo si è aggravata: inizialmente, gli inquirenti lo accusavano di essersi intrattenuto solo con due minori, ma dagli accertamenti è emerso che avrebbe avvicinato almeno una decina di giovanissimi. D’altronde, l’inchiesta va avanti da quasi 2 anni. Gli indagati sono 17, in 9 sono stati sottoposti a misura. Il decimo, un ottantenne, è morto qualche giorno prima della notifica dell’ordine d’arresto.LA DIFESA
    «Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni». A Radio Cusano Campus parla Sergio Ruperto, legale di Placido Greco, alias don Dino, prete accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato nell’inchiesta sui minorenni che si vendevano alla stazione Termini di Roma.«Ci andava a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni – ha detto l’avvocato di don Dino -. Per quanto riguarda le foto, ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, 17-18 anni, è complicato capire se uno è minorenne. Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto». A proposito della Bibbia a luci rosse che il sacerdote avrebbe scritto, l’avvocato ha risposto: «Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso».«Penso che gli arresti domiciliari possano essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere – ha detto ancora il legale -. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave».

    «Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? – conclude Ruperto -. Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo».

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/pedofilia_sacerdote_arrestato_provini_film_luce_rossa/notizie/1375780.shtml
  • Baby-prostituti a Termini, indagini su un terzo prete. I pm: contatti con ragazzi

    Baby-prostituti a Termini, indagini su un terzo prete. I pm: contatti con ragazzi

    di GIUSEPPE SCARPA – Sesso a pagamento, c’è un terzo prete che alla stazione Termini andava a caccia di giovani rom. Non ci sono solo Don Dino (Greco Placido) e Luca Galleschi finiti indagati rispettivamente per atti sessuali con minori, pedopornografia e tentativo di prostituzione minorile. La posizione del terzo sacerdote, si tratta di un sudamericano, è al momento al vaglio della procura. Il ministro di culto infatti è stato fermato, nei giorni scorsi, con un ragazzo rom appena 18enne mentre si dirigeva in un hotel per consumare un rapporto dietro compenso. Il punto, ed è questo che i magistrati di piazzale Clodio vogliono chiarire, è se l’uomo abbia abusato di minori, fatto questo che costituisce reato.

    Il ragazzo col quale il sacerdote è stato pizzicato dalla polfer, era diventato maggiorenne da poco, ed è il fratello di un adolescente che si prostituisce alla stazione Termini. Inoltre i pm hanno scoperto che sul cellulare del prete c’erano alcune chiamate e sms inviati a dei minorenni rom che vendono il loro corpo tra i binari del principale scalo ferroviario della capitale. Tutti elementi che fanno immaginare il peggio, ma sui quali ancora non c’è una prova certa tale da spingere i pm ad iscriverlo nel registro degli indagati come è avvenuto invece per Galleschi e Greco.

    Per quest’ultimo, meglio conosciuto come Don Dino, intanto proseguono le indagini. Oltre ai rapporti con almeno due rom minorenni, per il quale è finito a Regina Coeli, il religioso ha stravolto le sacre scritture scrivendo la Bibbia dei “pedofili”. Il sacerdote ha manipolato interi versi accompagnandoli con foto porno delle vittime delle sue perversioni. E più la procura indaga, più viene a galla un passato torbido del prete con frequentazioni di minori che potrebbero risalire sino a 10 anni fa. Gli inquirenti lo deducono anche da un archivio con 1700 foto, sempre di minori in pose oscene, scoperto a casa del prete. Scatti di adolescenti non solo rom ma anche ragazzi di colore e forse degli italiani. E la cosa fa supporre, a chi indaga, che Don Dino possa aver avuto rapporti anche con altri ragazzini oltre i due minori adolescenti alla stazione Termini.
    http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/05/26/news/babyprostituti_a_termini_indagini_su_un_terzo_prete_i_pm_contatti_con_ragazzi-115266798/

  • Don Dino, 1.700 foto di bimbi nudi sul pc. Lui si difende: “Erano soltanto provini hard”

    Don Dino, 1.700 foto di bimbi nudi sul pc. Lui si difende: “Erano soltanto provini hard”

    ROMA – Giustificazioni che non reggono ma Don Dino, al secolo Placido Greco, il sacerdote di Fiumicino accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornogra, respinge le accuse.

    Il parroco è stato beccato in flagranza di reato: custodiva la bellezza di 1700 foto pedopornografiche sul suo computer e gestiva un giro di baby gigolò alla Stazione Termini di Roma.

    Come riportato dal Messaggero, Don Dino avrebbe detto che “si era sparsa la voce che sono bravo a scattare foto di nudi, Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino, mai preso dei soldi.

    E intanto spunta un altro squallido particolare: sembra proprio che Don Dino abbia riscritto la Bibba in chiave erotica, con 12 bambini sostituiti agli apostoli.

    DON DINO, IL LEGALE: “FOTO HARD? NON SAPEVA FOSSERO MINORENNI” Sergio Ruperto, avvocato difensore di Padre Placido Greco alias Don Dino, sacerdote accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Polfer di Roma Termini per la quantità di foto illegali custodite in un archivio del suo computer, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, per parlare della posizione del suo assistito.

    «Sabato scorso – ha detto il legale – è stata fatta la convalida dell’arresto in carcere e lui si è difeso sostenendo che non sapesse nulla a proposito dell’adescamento dei giovanissimi e dicendo che andava alla Stazione Termini a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni.

    Per quanto riguarda le foto, lui ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, diciassette diciotto anni, è complicato capire se uno è minorenne.

    Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto».

    A proposito della Bibbia a luci rosse che il sacerdote avrebbe scritto, l’avvocato di Don Dino dice a Radio Cusano Campus: «Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso».

    L’avvocato di Padre Placido ha già presentato istanza di scarcerazione: «Ho già fatto in sede di convalida dell’arresto istanza di scarcerazione ma il gip l’ha respinta perché secondo lui c’era pericolo di reiterazione del reato. La presenterò di nuovo al tribunale della libertà, penso che gli arresti domiciliari possano essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave».

    Un’ultima battuta su eventuali pentimenti del suo assistito: «Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo».

    https://www.leggo.it/NEWS/ROMA/roma_prostituzione_minorile_don_dino_provini_hard/notizie/1375690.shtml

  • “Possibile che le autorità religiose non sapessero nulla?”

    “Possibile che le autorità religiose non sapessero nulla?”

    Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo un intervento sulla vicenda del parroco viterbese don Dino, arrestato per prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico – Che la misericordia divina, come giustamente asserisce don Luigi Fabbri, non sia negata a don Dino è innegabile, anche perché nessun uomo può sindacare sulla volontà di Dio. Ma c’è una misericordia degli uomini, che è certamente più imprecisa, limitata, che risente della storia e della secolarizzazione dei principi etici del Cristianesimo, come di altre religioni. Questa misericordia per esempio, per esprimersi, ha bisogno di due incentivi: non solo che chi ha sbagliato riconosca l’errore, si dichiari pentito e decida di “non peccare più”; ma anche che chi ha sbagliato paghi e, se il delitto è efferato agli occhi degli uomini, paghi anche duramente. E’ questo il motivo per cui la società, l’opinione pubblica faticherà alquanto ad esercitare la misericordia degli uomini e a perdonare quel prete, se in sede di giudizio si dimostrerà che ha effettivamente sbagliato, ed è per questo che chiederà punizioni esemplari. I delitti di cui sembrerebbe che si sia macchiato quel prete sono efferati per tanti motivi, ma ce ne è uno che ripugna in particolare; perché il suo ruolo lo avrebbe dovuto impegnare, ancor più di tanti altri, in una funzione morale, pedagogica, omiletica [3] e di carità (nel senso paolino del termine) che è propria sì di tutti i cristiani, ma soprattutto di quegli apostoli di Dio che sono i sacerdoti. Tanto i sacerdoti sono i messaggeri del Signore che, nella funzione eucaristica, solo a loro è riservata la pubblica lettura e il pubblico commento del Vangelo; tanto i sacerdoti sono i pastori del gregge del Signore, che tra qualche mese saranno impegnati in una speciale opera missionaria per recuperare le pecorelle smarrite. Se la legge degli uomini non fosse arrivata tempestiva, un personaggio del genere avrebbe continuato a lordare la mensa di Dio con le sue mani senza che nessuno se ne accorgesse? Allora, da cattolica praticante, è a questo punto che mi pongo delle domande. Nella vigna del Signore nessuno si era accorto che costui forse stava rovinando i grappoli? Beninteso, non si tratterebbe di debolezze passeggere e a stento represse, ma sembra che si sia di fronte a un sistematico sfruttamento del sesso minorile, di un untuoso compiacimento delle proprie e altrui immoralità, di un gusto quasi civettuolo di esprimere e di comunicare i propri tarli mentali. Possibile che le autorità religiose non sapessero nulla? Possibile che il setaccio della loro vigilanza presentasse maglie tanto larghe da lasciare che questo prete la facesse franca? Possibile che la congregazione dei figli di Maria immacolata non avesse occhi e orecchie abbastanza sensibili? Possibile che la diocesi non abbia mai sentito la necessità di controllare i suoi ministri? Possibile che la chiesa non sia in grado di difendere le sue pecorelle da un pastore­lupo? Poiché non credo che vi sia stata connivenza o tolleranza, devo supporre che la chiesa sia poco efficiente nella vigilanza su sé stessa; eppure non è la prima volta che accade, anzi. La Chiesa mi sembra troppo impegnata a giudicare e a combattere fuori del recinto per accorgersi che nel recinto si aggirano lupi travestiti da pastori che delle pecorelle fanno strame; mi sembra troppo autoreferenziale nel difendere certi principi non negoziabili, per accorgersi che taluni suoi rappresentanti negoziano eccome, con la propria coscienza e soprattutto con la fiducia dei fedeli.

    Cinzia Ercoli Catechista

    “Possibile che le autorità religiose non sapessero nulla?”

  • Prostituzione a Termini; “Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni”

    Prostituzione a Termini; “Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni”

    Sergio Ruperto, avvocato difensore di Padre Placido Greco alias Don Dino, sacerdote accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Polfer di Roma Termini per l’incredibile quantità di foto illegali custodite in un archivio del suo computer. è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, per parlare della posizione del suo assistito.

    “Sabato scorso è stata fatta la convalida dell’arresto in carcere e lui si è difeso sostenendo che non sapesse nulla a proposito dell’adescamento dei giovanissimi e dicendo che andava alla Stazione Termini a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni. Per quanto riguarda le foto, lui ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, diciassette diciotto anni, è complicato capire se uno è minorenne. Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto”.

    A proposito della Bibbia a luci rosse che il sacerdote avrebbe scritto, l’avvocato di Don Dino dice a Radio Cusano Campus: “Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso”.

    L’avvocato di Padre Placido ha già presentato istanza di scarcerazione: “Ho già fatto in sede di convalida dell’arresto istanza di scarcerazione ma il gip l’ha respinta perché secondo lui c’era pericolo di reiterazione del reato. La presenterò di nuovo al tribunale della libertà, penso che gli arresti domiciliari possano essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave”.

    Un’ultima battuta su eventuali pentimenti del suo assistito: “Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo”.

    Di seguito l’audio dell’intervista

    http://www.radiocusanocampus.it/podcast?prog=1517&dl=3296