Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lazio

  • Quattro casi di abusi a Latina in quattro luoghi simbolici. Eppure… meglio non approfondire

    Quattro casi di abusi a Latina in quattro luoghi simbolici. Eppure… meglio non approfondire

    Chiudere gli occhi è più facile che guardarci dentro. A Latina, negli ultimi due anni, sono venute fuori storie che non si vorrebbero raccontare mai. Storie di adulti che abusano di ragazzini nei luoghi dove ci si aspetterebbe protezione: la scuola, l’ospedale, il gruppo scout e la Chiesa. E non è solo un problema di cronaca, ma di una fiducia che si è spezzata, e potrebbe rischiare di non ricomporsi più.

    Alessandro Frateschi, era un professore di religione al Liceo Majorana di Latina. Era un diacono. Aveva lavorato per l’Istituto per il sostentamento del clero. È stato condannato in primo grado a dodici anni per abusi su cinque minori. Le motivazioni lasciano senza fiato: si parla di ragazzi “fragili”, scelti e avvicinati con cura, prima di tradire ogni confine. E anche quando una famiglia ha provato a dire qualcosa, la risposta è stata il vuoto. Due case-famiglia, a Roma e a Latina, hanno ricevuto la segnalazione ma nessuno ha mosso un dito. Un silenzio che racconta la crisi che abbiamo davanti. E la Chiesa? Non basta sospendere, prendere le distanze, dire che “non si sapeva”. Perché se l’abuso accade dentro una relazione religiosa, allora quella ferita riguarda anche il modo in cui si costruisce l’autorità ecclesiastica in una comunità.

    Simone Di Pinto, diciannove anni, ex capo scout, assistente educativo in parrocchia a Terracina. Indagato per reati gravissimi: abusi su minori e pedopornografia. Il processo è in corso e va ricordato che fino a condanna definitiva c’è la presunzione di non colpevolezza. Ma qualcosa si è rotto anche lì. Perché se in un contesto che dovrebbe formare i cittadini di domani si scava un pozzo così profondo, allora è un crollo dell’autorità educativa. A fare la differenza, stavolta, sono stati i genitori, la Garante per l’infanzia Monica Sansoni, le famiglie che hanno avuto il coraggio di parlare. E il gruppo scout stesso, che si è costituito parte civile. Un sussulto di dignità. Ma serve sempre un terremoto per muovere le coscienze?

    All’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, un’indagine ha portato all’arresto di una caposala e di due persone. Le accuse riguardano la detenzione e la produzione di materiale pedopornografico. Anche in questo caso, come in tutti gli altri, vale il principio di non colpevolezza fino al verdetto. Ma intanto la comunità inizia a chiedersi: c’è un posto che possa davvero dirsi sicuro?

    Un’altra inchiesta ha portato alla chiusura delle indagini a carico di un sagrestano della diocesi di Latina, accusato di abusi su una minorenne. La denuncia è partita dalla famiglia della ragazza, e i fatti risalirebbero ad alcuni anni fa, durante una cena parrocchiale. Un episodio che, se confermato, aggiungerebbe un ulteriore tassello a un quadro già drammatico. Anche in questo caso, l’autorità ecclesiastica ha preso provvedimenti interni, allontanando il sagrestano in via precauzionale. La procura ha richiesto il rinvio a giudizio.

    Quattro storie. Quattro luoghi simbolici della fiducia tradita: la scuola, l’ospedale, il gruppo scout e la Chiesa. Tutti attraversati dalla stessa ombra. E da una domanda che non ha nulla a che fare con i tribunali: che ne è di quella rete invisibile che dovrebbe tenere insieme un bambino, un genitore, un educatore, un medico, un parroco, una città intera? Perché se il trauma è individuale, il fallimento è collettivo. La risposta non può essere solo repressiva. Non possiamo abbandonarci all’indignazione a posteriori. Serve cultura. Formazione. Vigilanza. Una consapevolezza diffusa: che gli abusi non nascono dal nulla, e non si fermano da soli.

    Latina non è un’eccezione. È un esempio di quello che succede quando la fiducia viene affidata alla speranza che “vada tutto bene” o al quieto vivere. Quando le istituzioni preferiscono non approfondire, per evitare scandali. Quando chi dovrebbe intervenire sceglie il silenzio, per non incrinare equilibri interni, gerarchie, reputazioni. Così, la protezione diventa vuota retorica. E chi doveva proteggere, invece, fa del male.

    A contrasto, va riconosciuto il ruolo fondamentale della stampa locale, che in questi anni ha seguito i fatti con rigore, coraggio e senza sconti. In particolare, tra gli altri, va segnalato il lavoro del giornalista Marco Cusumano che ha contribuito a tenere alta l’attenzione su casi che troppo spesso rischiano di finire nel cono d’ombra della vergogna e della rimozione. È anche grazie a un’informazione puntuale e responsabile se oggi possiamo nominare con chiarezza ciò che è accaduto – e iniziare a porci le domande giuste.

    Forse una domanda dovremmo farcela anche su di noi, su questa ossessione per la ricerca compulsiva dell’identità degli accusati e delle vittime. Ma sapere chi sono non significa sapere cosa è successo. E forse, individuare un “mostro” e una “vittima” serve a rendere il problema eccezionale, anomalo, fuori norma. Come stiamo scoprendo, purtroppo, il problema è sistemico. Invisibile finché qualcuno non parla. E se è vero che la giustizia si esercita alla luce del sole, è anche vero che il diritto delle vittime a non essere riconosciute dovrebbe valere quanto quello della società a sapere. Ma questo, forse, è un altro discorso.

    È difficile scrivere queste cose. Ma più male fa far finta di niente. O pensare che il problema riguardi solo “gli altri”. La verità è che finché non ci sarà una cultura della trasparenza, dell’ascolto e della responsabilità condivisa, queste storie rischiano di continuare ad esserci.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/21/abusi-minori-latina-silenzio-istituzioni-stampa/8030307/

  • Nel pc oltre 400 foto e video con abusi sessuali su minori: ancora una condanna per l’ex diacono Frateschi

    Nel pc oltre 400 foto e video con abusi sessuali su minori: ancora una condanna per l’ex diacono Frateschi

    Alessandro Frateschi, l’ex diacono e docente di religione condannato per violenza sessuale su cinque minori, ha ricevuto una pena di un anno e otto mesi di reclusione per detenzione di materiale pedopornografico. L’uomo, che attualmente è detenuto nel carcere di Terracina, ha varie vicende giudiziarie in corso, che non si sono ancora concluse. Tra cui quest’ultima, per la quale i suoi legali Danilo Riccio ed Edoardo Fascione hanno già annunciato che faranno ricorso. “Restiamo in attesa del deposito delle motivazioni, ma possiamo già dichiarare che presenteremo ricorso ritenendo sin d’ora che le fonti di prova presenti nel fascicolo del pubblico ministero non potessero da sole giustificare un provvedimento di condanna così come pronunciato dal gup”, hanno dichiarato.

    Nel computer di Alessandro Frateschi, figura di riferimento nella comunità religiosa di Latina, sono state trovati oltre 400 tra foto, video e fumetti di ragazzi – tutti minorenni – ritratti in atteggiamenti sessuali. Frateschi si è difeso dicendo che il materiale gli è stato inviato in chat da maggiorenni o che, navigando su siti a luci rosse, potrebbe aver cliccato su qualche link con materiale pedopornografico. Ma il giudice non ha ritenuto credibile la sua versione.

    Frateschi è stato già condannato a dodici anni di reclusioneper abusi sessuali su cinque minori. Ragazzi che frequentavano la scuola, la parrocchia, figli di amici di famiglia che si fidavano dell’uomo. Le violenze sarebbero andate avanti per anni, e l’omertà intorno alla vicenda ha fatto sì che il 51enne continuasse ad agire impunito. “Ha manipolato i minori per soddisfare le sue perversioni sessuali, invece di prendersene cura, come avrebbe invece dovuto fare nel rispetto del suo ruolo”, scriveva la giudice del tribunale di Latina Laura Morselli nelle motivazioni della sentenza sulla condanna di Alessandro Frateschi. Almeno quattro persone, tra cui due suore e due psicologici, sarebbero state a conoscenza dei fatti. Nessuno di loro però ha detto mai nulla.

    https://www.fanpage.it/roma/nel-pc-oltre-400-foto-e-video-con-abusi-sessuali-su-minori-ancora-una-condanna-per-lex-diacono-frateschi/

  • Abusi su una minorenne durante un incontro parrocchiale: sacrestano sotto accusa

    Abusi su una minorenne durante un incontro parrocchiale: sacrestano sotto accusa

    Avrebbe abusato di una ragazzina che all’epoca dei fatti era minorenni e frequentava la sua parrocchia. Sotto accusa un sacrestano della diocesi di Latina per il quale, a conclusione delle indagini, la procura ha chiesto il processo.

    La notizia è stata pubblicata sull’edizione odierna del Messaggero e verificata dalla redaizone di Latina Today. Da quanto si apprende la denuncia è stata presentata dalla famiglia della ragazza poco più di un anno fa, ma i fatti sono relativi ad alcuni anni prima quando la giovane era appunto ancora minorenne. L’episodio sarebbe avvenuto durante una cena parrocchiale in cui erano riunite diverse famiglie che partecipavano alle attività della parrocchia.

    Durante l’incontro il sacrestano avrebbe abusato della ragazzina toccandola in un modo in cui non avrebbe dovuto. Dopo la denuncia è scattata un’attività investigativa e la Diocesi ha provveduto ad allontanare il sacrestano oggetto di indagini. Ora la procura di Latina ha chiuso le indagini e chiesto che l’indagato sia rinviato a giudizio.

    https://www.latinatoday.it/cronaca/latina-abusi-sessuali-sacrestano.html

  • Padre Sauro De Luca: il gesuita che ha molestato cinque ragazze minorenni

    Padre Sauro De Luca: il gesuita che ha molestato cinque ragazze minorenni

    Padre Sauro De Luca ha molestato sessualmente almeno cinque ragazze minorenni in varie parti d’Italia. Ma il numero di vittime dei suoi abusi potrebbe essere più alto. Bolognese, dal 1967 al 1998 è stato responsabile del Meg, Movimento Eucaristico Giovanile. Ovvero l’organismo della Compagnia del Gesù che si occupa della formazione dei giovani. Oggi ha 2.500 iscritti. De Luca, in quanto responsabile, ha girato l’Italia per visitarne le numerose sezioni. E qui sono cominciati gli abusi.

    Le vittime

    Le vittime avevano 14-16 anni negli Anni Novanta. «Hanno subito una grandissima ferita», dice oggi a Repubblica padre Renato Colizzi, l’attuale direttore del Meg che ha deciso di avviare un «cammino di verità» su tutta la vicenda: «Un disagio enorme che ha richiesto, dopo una fase di rimozione, anni di psicoterapia, rielaborazione, un percorso di coscientizzazione». Nel 2010 due delle vittime hanno deciso di raccontare tutto. «Il delegato ha potuto avviare indagini, padre De Luca confessò, accettò le misure restrittive, venne trasferito da Pescara all’infermeria di Gallarate, dove morì due anni dopo per tumore», racconta padre Colizzi. Il sacerdote ha vissuto i suoi ultimi due anni «recluso». A marzo 2024 altre tre sopravvissute hanno contattato i gesuiti. E hanno parlato di altri abusi. Lasciando il sospetto che possano essercene altre.

    Violenza carnale

    Nei racconti delle cinque è emerso che non c’è stata violenza carnale. Ma Colizzi spiega: «Appena abbiamo stabilito un contatto, abbiamo scelto di mettere al centro la loro sofferenza, e di aprire un canale con coloro che ancora non si erano fatte avanti. Vorrei quindi rivolgere un appello, invitando chiunque abbia subito abusi nel Meg o sia a conoscenza di fatti simili a prendere contatto con la nostra delegata, la dottoressa Grazia Villani», una persona che da anni si occupa di abusi nella Chiesa. E che sarà coadiuvata dall’associazione Meter di don Fortunato di Noto. I gesuiti prendono anche in considerazione la possibilità di risarcimenti: «Pensiamo a una forma di riparazione da concordare con le vittime sopravvissute qualora lo desiderano».

    Il report

    La Compagnia del Gesù intende pubblicare un report su padre De Luca e i suoi abusi. «Mi sono state riferite segnalazioni orali risalenti agli anni Duemila che probabilmente sono state sottovalutate. Perché non ci risulta ad oggi, da una prima indagine negli archivi, che si sia fatto qualcosa per capire meglio cosa stesse accadendo all’epoca. Un capitolo del report dovrà quindi riguardare la responsabilità della Compagnia di Gesù», spiega il gesuita. «Vogliamo vivere questa fase di ascolto come un cammino di verità, perché la verità è il primo passo di un possibile processo di guarigione e liberazione», dice. «Per le vittime, e per noi».

    Immagine copertina da: Meg-Italia

    https://www.open.online/2024/10/01/padre-sauro-de-luca-gesuita-pedofilia/

  • Abusi nel movimento eucaristico giovanile: le accuse contro padre Sauro De Luca

    Abusi nel movimento eucaristico giovanile: le accuse contro padre Sauro De Luca

    Le recenti rivelazioni riguardo abusi sessuali all’interno del Movimento Eucaristico Giovanile hanno scosso la comunità religiosa. Padre Renato Colizzi, attuale Responsabile Nazionale del MEG, ha comunicato di aver ricevuto segnalazioni concrete riguardo atti di abuso perpetrati da padre Sauro De Luca, morto nel 2012. Queste accuse, che coinvolgono ragazze all’epoca minorenni, pongono interrogativi sul passato del movimento e sulla responsabilità dell’organizzazione nel proteggere i suoi membri.

    Le denunce di abuso

    Nella comunicazione ufficiale di padre Renato Colizzi, il tono è chiaro e gravoso. Le denunce riguardano atti di abuso sessuale su minori, risalenti a un periodo in cui padre Sauro De Luca, noto per la sua leadership dal 1967 al 1998, era una figura di riferimento sia spirituale che educativa per molti giovani. Le vittime avrebbero tra i 14 e i 16 anni quando si sono verificati gli abusi, evidenziando una dinamica di potere che solleva interrogativi sulla protezione dei giovani all’interno di contesti religiosi e educativi. Le testimonianze, che sono emerse solo recentemente, giungono in un momento di crescente attenzione pubblica verso i temi degli abusi sessuali, spingendo le istituzioni religiose a fare i conti con le proprie responsabilità.

    Padre Colizzi ha sottolineato l’importanza di considerare seriamente queste accuse e ha riconosciuto la necessità di affrontare il dolore di chi ha subito traumi così gravi. Questo riconoscimento del dolore altrui è un passo delicato ma necessario, evidenziando la responsabilità del MEG nel fornire supporto alle vittime.

    La risposta del movimento e la ricerca di verità

    In un passaggio cruciale della sua dichiarazione, padre Colizzi si è scusato in modo diretto con le vittime e le loro famiglie, evidenziando quanto sia difficile per il Centro Nazionale del MEG affrontare una realtà così dolorosa. Ha affermato che la sofferenza segnalata rappresenta un appello a un “cammino di verità“, in cui è essenziale esplorare e riconoscere la storia del MEG senza trascurare i tragici eventi accaduti. La sua intenzione di iniziare un processo di ascolto rappresenta un tentativo significativo per garantire che le voci delle vittime siano ascoltate e rispettate.

    Il Movimento ha quindi deciso di avviare una fase di ascolto per chiunque desideri condividere informazioni sui possibili abusi, passati e recenti, avvenuti nell’ambito delle sue attività. Questa iniziativa non solo seeks to uncover the truth but also aims at restoring trust within the community by promoting transparency and accountability.

    Iniziative per il supporto alle vittime

    A sostegno di questo “cammino di verità”, è stata nominata la dottoressa Grazia Villani come delegata per gestire il processo di ascolto. La sua presenza, assieme a specialisti dell’Associazione Meter, ha lo scopo di fornire un ambiente sicuro e di fiducia per chiunque desideri condividere la propria esperienza di abuso o informazioni su casi simili. La nomina di una figura indipendente è una strategia deliberata per garantire imparzialità e per rivolgersi in modo diretto alle vittime, facilitando la creazione di un dialogo aperto e sincero.

    La scelta di avvalersi dell’associazione Meter, riconosciuta per l’impegno nella tutela dei diritti dei minori, rappresenta un ulteriore passo verso la costruzione di una rete di supporto alle vittime. L’approccio del MEG mira a raccogliere testimonianze e informazioni, affinché possano emergere altri casi e affinché si possano prendere decisioni informate e responsabili in merito al futuro del Movimento e alla sua missione educativa.

    La comunità del MEG, storicamente basata su valori di accoglienza e rispetto, si trova ora a fronteggiare una crisi di fiducia che richiede discernimento, attenzione e una chiara volontà di perseguire la verità per il bene di tutti.

     

  • TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

    TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

    Sei anni e 10 mesi di reclusione per aver abusato di un altro minore.

    È la sentenza emessa oggi, mercoledì 11 settembre, dal Tribunale di Tivoli nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, già condannato lo scorso 7 marzo a 9 anni di reclusione per violenza sessuale su due ragazzini di 13 e 16 anni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni.

    Nel processo celebrato oggi davanti al Giudice per l’udienza preliminare Sabina Lencioni, secondo la formula del rito abbreviato, Mirko Campoli è stato riconosciuto colpevole di violenze sessuali sul fratellino del 20enne, figlio di amici di famiglia.

    L’ex insegnante, invece, è stato prosciolto da una seconda accusa di abusi nei confronti di un bambino di 10 ospite di una casa famiglia a Boccea dove l’ex Presidente dell’Azione Cattolica lavorava.

    Secondo la ricostruzione degli investigatori del Pool antiviolenza del commissariato di Tivoli coordinati dal sostituto commissario Davide Sinibaldi e diretti dal sostituto procuratore Arianna Armanini, l’ex insegnante avrebbe approfittato del ragazzino mentre era a letto e dormiva per oltre tre anni dal 2018 a marzo 2020.

    Nel processo di oggi si sono costituiti parte civile, attraverso l’Avvocato Michele De Stefano, l’Associazione “No Child abuse Aps” fondata a Tivoli dai genitori delle prime due vittime, Matteo e Edoardo, oltre al Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio rappresentato dall’Avvocato Pasquale lattari, e l’Avvocato Mario Caligiuri per “Rete l’abuso”, associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    L’Avvocato Michele de Stefano, difensore delle due vittime nel primo processo, e di Alessandro nel secondo, ha ritenuto doveroso dichiarare che, nonostante la consapevolezza che nessuna condanna e nessun risarcimento potranno mai ripagare il dolore subito, quello raggiunto oggi è un verdetto di cui ritenersi assolutamente soddisfatto.

    “Ritengo inoltre importante sottolineare la partecipazione dell’Associazione “No Child Abuse Aps” che, ovunque ne sarà legittimata, si costituirà parte civile a fianco delle vittime di reati di pedofilia”, afferma l’Avvocato De Stefano.

    Anche l’Associazione “No Child Abuse Aps”, attraverso un comunicato stampa sulla propria pagina ufficiale, ha evidenziato l’importanza del risultato raggiunto oggi.
    “No Child Abuse Aps – si legge – esprime un profondo ringraziamento a tutti gli Organi Giudiziari che hanno portato alla sentenza di condanna a 6 anni e 10 mesi di reclusione nel secondo filone del processo a Mirko Campoli. Certi che questo sia solo l’inizio di un percorso che ci porterà ad essere sempre in prima linea nella lotta contro la Pedofilia, la pedopornografia e ogni altra forma di violenza”.

    La condanna di oggi, sommata a quella del primo processo, vede un resoconto finale di oltre 15 anni di reclusione in carcere per Mirko Campoli.

    Claudia Santolamazza

    TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

  • MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    (DIRE) Roma, 12 set. – “Il mio lavoro si è concentrato e si concentrerà anche quest’anno, nel rendere edotti i ragazzi sul tema degli abusi, per quello che potrò e mi consentiranno di fare.

    Lavoro per non lasciare i ragazzi nell’ombra e in quelle situazioni fumose che non garantiscono seriamente la loro protezione e la loro tutela”, lo ha detto Monica Sansoni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio, intervenendo alla conferenza organizzata da Rete L’Abuso per presentare il report sulle vittime di pedofilia in Italia. Il report conta 1.570 ‘sopravvissuti’ agli abusi, di questi ben 1.426 sono minori vittime di sacerdoti.

    “Sono numeri importanti- ha commentato Sansoni- ma immaginiamo quanto sia il sommerso, quanti siano i casi che non emergono. In questi giorni di fine estate, ad esempio, sono stata già contattata da tre famiglie che mi vogliono rappresentare abusi ai danni di minori che provengono da ambienti della Chiesa”. “Tra i nostri compiti, come garanti- continua Sansoni- c’è quello di tutelare i giovani, ossia insegnargli quali sono gli atteggiamenti lesivi dei loro diritti e consentirne il recupero e il benessere psicofisio, su questo dobbiamo concentrarci”.

    Parlare di questi temi con i ragazzi o le famiglie, però, non è facile. “Ho più facilità ad approcciate l’argomento sotto il punto di vista del web- dice Sansoni- Quando, invece, si vanno a toccare i segnali di rischio ‘faccia a faccia’ trovo più difficoltà all’approccio perché c’è una difficoltà proprio ad affrontare l’argomento sessualità e a indicare quali sono i comportamenti leciti e quali no.

    Ma bisogna formare i ragazzi affinché essi stessi possano individuare i campanelli d’allarme che conducono il minore a essere bersaglio del pedofilo”. “La paura più grande che hanno i giovani abusati- conclude la garante- è quella di non essere creduti ed è per questo che io, in primis, mi faccio portavoce delle loro denunce anche quando ho pochi elementi da portare alla Magistratura”. (Mab / Dire) 13:18 12-09-24 NNNN

  • E’ morto don Lauro Costantini

    E’ morto don Lauro Costantini

    Morto oggi nella Casa di riposo “Villa Rosa” a Sezze don Lauro Costantini

    Don Lauro Costantini era stato condannato per una vicenda risalente al ’94 quando gestiva la comunità di recupero «Gente nostra» a Sezze dove abusò di una ragazza ospite della struttura.

  • TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

    TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

    Nove anni di carcere per aver abusato di due minorenni.

    Si era concluso così il 7 marzo scorso il processo con rito abbreviato nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, Direttore dell’ufficio scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

    Ma la Procura di Tivoli non condivide le conclusioni del Tribunale.

    Per questo lunedì 15 luglio il Procuratore della Repubblica Francesco Menditto e la sostituta Procuratrice Arianna Armanini, titolare dell’inchiesta, hanno depositato il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione contro la sentenza emessa nei confronti di Mirko Campoli per gli abusi sessuali su due minori.

    Un ricorso lungo ben 12 pagine in cui vengono elencate minuziosamente le motivazioni rispetto alla richiesta di un aumento della pena e dell’applicazione di misure di sicurezza.

    Lo scorso 7 marzo, davanti al Giudice per l’udienza preliminare Emanuela Maria Francini, l’ex Presidente dell’Azione Cattolica di Tivoli è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su due ragazzi di 13 e 16 anni, Matteo Toselli e Edoardo Gualerni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni, e condannato a 9 anni di reclusione in carcere.

    Il Giudice ha inoltre condannato Campoli alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dall’insegnamento nonché al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15 mila euro a favore di Matteo Toselli, di 10 euro a favore di Edoardo Gualerni e di 5 mila euro a favore del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, costituitosi parte civile nel processo, attraverso l’Avvocato Pasquale Lattari.

    Una sentenza che aveva visto, subito dopo la lettura, le vittime e i familiari abbracciarsi e scoppiare in lacrime.

    Una sentenza giusta? Una sentenza adeguata?

    Il Procuratore Menditto e la sostituta Armanini non sono di questo parere. Il ricorso in Cassazione verte su due punti in particolare: determinazione della pena detentiva di nove anni e mancata applicazione delle misure di sicurezza previste dalla legge.

    Secondo i magistrati, nella determinazione della pena, il Tribunale non ha valutato interamente i gravissimi elementi emersi nei confronti di Campoli. Circostanze fondamentali come la minore età delle vittime, la loro condizione di inferiorità fisica e psichica e il ruolo rivestito da Mirko Campoli.

    L’ex insegnante di Religione aveva approfittato delle due vittime beneficiando della sua posizione di educatore, nel caso di Edoardo Gualerni, e di “padrino” nel caso di Matteo Toselli.

    Estrema fiducia, vicinanza simulata, ingannevole affetto, circostanze in cui il carnefice si trovava solo con i ragazzi: così Mirko Campoli era riuscito ad attirare nella sua trappola le giovani vittime.

    Secondo i magistrati, l’impatto del reato di abusi sessuali va commisurato proprio sulle particolari circostanze personali in cui si trovavano Matteo ed Edoardo.

    Di qui, la richiesta di aggravamento della condanna.

    Nel ricorso in Cassazione la Procura sottolinea la personalità negativa di Campoli, in particolare il suo tentativo di screditare, come nel caso di Edoardo Gualerni, oppure provando a ridimensionare i fatti, come nel caso di Matteo Toselli: circostanze che proverebbero il disperato tentativo di salvaguardare la propria persona e ricercare miseramente una riduzione della pena.

    Inoltre i magistrati non condividono l’applicazione da parte del Tribunale di Tivoli soltanto di alcune misure di sicurezza personali anziché di tutte quelle previste dalla norma, come il restringimento dei movimenti e della libera circolazione, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati abitualmente dai minori e l’obbligo di informare le forze dell’ordine sulla propria residenza e i propri spostamenti, in modo da tutelare tutti quei minori che potrebbero venire a contatto con Mirko Campoli.

    Il procuratore e la sostituta procuratrice richiedono l’annullamento della sentenza o una pena di 10 anni di reclusione, oltre all’applicazione di tutte le misure di sicurezza previste, come già proposto nel processo del 7 marzo scorso.

    “Non siamo animati da sete di vendetta – commenta il legale delle vittime, l’Avvocato Michele De Stefano – Nessuna sentenza e nessun risarcimento riusciranno mai a ripagare i ragazzi del dolore subito.

    Sono cicatrici che avranno per sempre sulla pelle e con cui saranno costretti a convivere per tutta la vita.

    Vogliamo solo che a Mirko Campoli venga applicata la pena più severa possibile prevista dalla legge”.

    (Claudia Santolamazza)

    TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

  • Carpineto Romano, ordine di carcerazione per Padre Perez: è accusato di abusi su minori

    Carpineto Romano, ordine di carcerazione per Padre Perez: è accusato di abusi su minori

    Era stato arrestato con la pesante accusa di pedofilia, condannato a 7 anni e ora, padre Carlos Alberto Pérez, il missionario colombiano aggregato alla chiesa del Sacro cuore di Carpineto Romano, comune di 4 mila anime, andrà in carcere.

    Il Tribunale di Velletri lo aveva condannato a 8 anni,  dopo un’istruttoria lunga e complessa, basata su testimonianze e interrogatori protetti a minori. Poi la condanna era stata riformata a 7 in Corte di appello e il 17 luglio scorso è arrivato l’ordine di carcerazione. Per il sacerdote sudamericano, arrivato nel paesino incastonato nei Monti Lepini  assieme ad altri confratelli appartenenti alla congregazione dei padri eudisti, si sono aperte le porte del carcere di Velletri.

    I carabinieri della stazione di Carpineto lo hanno rintracciato nel pomeriggio del 17 luglio in una comunità di recupero di Alatri,  in provincia di Frosinone, dove il prete colombiano, finito nella rete della giustizia per atti sessuali su minori , stava scontando la pena ai domiciliari dopo l’arresto avvenuto il giorno di Venerdì Santo (15 aprile) del 2022.

    La vicenda

    Padre Perez, giunto a Carpineto poco prima del 2020, era già finito in carcere subito dopo l’arresto in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari di Velletri; successivamente, aveva ottenuto un beneficio nella pena ed era stato trasferito nella comunità del frusinate.

    Il prete, i cui atteggiamenti avevano sollevato dubbi e perplessità tra i residenti fin dal suo arrivo in paese, era stato denunciato nel dicembre 2021 dai genitori di due minorenni, avvicinati al di fuori della parrocchia, dove il sacerdote celebrava solo messe e funerali, così era stato chiarito dalla Diocesi Alatri – Anagni, «senza svolgere attività di catechismo», come a voler allontanare i dubbi sulla possibilità che potessero esserci altre vittime.

    Sulla torbida vicenda delle attenzioni sessuali rivolte ai due ragazzini erano intervenuti anche i carabineri del Ris, il Reparto Investigazioni Scientifiche, che avevano svolto accertamenti tecnici sui cellulari. Anche due minori erano stati ascoltati in presenza di psicologi. Gli investigatori avevano trovato, sui telefonini esaminati, messaggi inequivocabili spediti dal religioso straniero, che aveva anche inviato più di una offerta di denaro ai due giovanissimi di età inferiore ai 14 annu, a quanto pare accompagnata da richieste di incontri nel bosco e in paese, durante le quali c’erano allusioni sessuali e  “massaggi” sul corpo.

    Erano stati proprio questi messaggi a insospettire i genitori dei ragazzi, che senza esitare avevano deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. Carpineto era stata sconvolta dall’arresto, lo scompiglio e l’allarme tra i parrocchiani era stato inevitabile, nonostante i tentativi di minimizzare, per evitare di infangare gli ambienti di chiesa nel loro complesso. Qualcuno in paese, dopo la diffusione dell’ordine di carcerazione del sacerdote, ha anche commentato «poverino, non si meritava tanto», precisando che padre Carlos era riuscito anche a farsi benvolere, con atteggiamenti miti e disponibili.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/metropoli/padre_perez_carpineto_romano_abusi_sessuali_minori_carcere_ultime_notizie-8252638.html