Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lazio

  • ROMA, STUPRATO DA FRATE: 26ENNE TENTA IL SUICIDIO

    ROMA, STUPRATO DA FRATE: 26ENNE TENTA IL SUICIDIO

    ROMA – Prestava servizio come padre francescano nella chiesa di Sant’Alessio, all’Aventino, nel cuore di Roma,l’ennesimo sacerdote coinvolto in una turpe storia di pedofilia finora avvolta nel silenzio. Padre V. B. è da tempo stato trasferito dai suoi superiori, per altri motivi, in Liguria. Ma le violenze che avrebbe commesso (la denuncia parla di reciproci rapporti completi), a partire dal lontano 1991, si sarebbero verificate, secondo chi l’accusa, proprio nel suo ufficio di Roma e nella sua residenza all’Aventino. Il religioso da circa un anno è indagato a piazzale Clodio in un’ inchiesta condotta dal pm Santucci: i carabinieri, un mese fa, avrebbero anche trovato a casa del prete materiale pedopornografico.

    La vittima che accusa il sacerdote, un giovane operaio abitante in Ciociaria oggi 26enne, all’epoca aveva appena 8 anni e poi un adolescente e fino a un anno fa non aveva mai confidato a nessuno quanto gli era capitato. La triste storia è venuta a galla perché l’anno scorso il giovane, oppresso dalla vergogna, una notte di febbraio ha tentato il suicidio, gettandosi in un fiume, a Frosinone, dopo essersi allontanato, con la scusa di dover fare pipì, da una discoteca dove era in compagnia della sua fidanzata. Quest’ultima lo aveva trovato ad annaspare nell’acqua e aveva chiamato i soccorsi.

    I genitori del giovane hanno deciso di farsi assistere dal noto avvocato Carlo Taormina e sono determinati a ottenere giustizia: conoscevano molto bene padre V., perché questi era diventato negli anni un amico di famiglia, tant’è che spesso il loro figlio veniva mandato dal sacerdote a trascorrere le vacanze presso il Collegio Emiliani di Genova dove il prete ha lavorato in questi ultimi anni, come insegnante ed educatore dei ragazzi. Dello scandalo è stato informato subito dalla famiglia il diretto superiore di don V., un padre Priore, che in attesa che la giustizia faccia il suo corso ha spedito il presunto pedofilo in un convento. Da quanto dichiarato ai carabinieri dai familiari del ragazzo, che si sono presentati in caserma con una registrazione della loro conversazione col Priore, il religioso una volta smascherato, per paura di essere aggredito avrebbe confessato al Priore le sue malefatte.


    IL RETTORE: “NON POSSO CREDERCI” Padre Bruno, Rettore in carica nella basilica di Sant’Alessio all’Aventino, che cosa ne pensa delle accuse che coinvolgono Padre V.?
    «Non sono stato informato di quanto è accaduto. Da anni ormai non lo vedo ma ricordo bene il periodo in cui, insieme, frequentavamo il seminario. Sinceramente non lo credo capace di una colpa tanto tremenda».
    Qual è il suo ricordo di quest’uomo?
    «Siamo coetanei e ai tempi degli studi eravamo ragazzi normali, come tanti altri: nei momenti liberi giocavamo a calcetto insieme. Negli anni, comunque, non ho mai avuto alcun sospetto sulla sua persona».
    Nessuno è venuto da lei a riportarle indiscrezioni?
    «No, tra i parrocchiani nessuno. Veramente non so nulla di questa brutta storia».
    Ci sono preti, oggi, che potrebbero sapere qualcosa di più di quegli anni?
    «Nessuno dei frati presenti ora nella Basilica ha avuto modo di incontrarlo, È andato via da anni ormai».
    Che ne pensa dello scandalo della pedofilia nella Chiesa?
    «Innanzitutto ogni caso va esaminato singolarmente. Credo comunque che il ruolo che siamo chiamati a coprire è importantissimo: può essere portato avanti solo con la sincerità e la correttezza. Ci vuole schiettezza, altrimenti che predichi a fare?». (di Lorena Loiacono)

    SGOMENTO NEL QUOARTIERE DI BENIGNI E TORNATORE Tra le zone più eleganti e prestigiose di Roma, una vera e propria terrazza sulla Capitale arricchita da quattro Basiliche storiche: è l’Aventino, dove vivono le stelle del cinema come Benigni, Tornatore e De Sica. Un’importante fetta della Roma bene, dunque, che resta sgomenta di fronte alle accuse su Padre V. B. «Sono cresciuto in zona, in comitiva nel giardino di Sant’Alessio – racconta Mirco, 31enne – non pensavo potessero accadere cose simili».
    Tra i tanti turisti che scrutano la Cupola di San Pietro dal buco della serratura, anche una giovane coppia: «Abitiamo a San Saba e conosciamo la chiesa di Sant’Alessio, non sapevamo nulla di questa brutta storia». E su una panchina nel Parco degli Aranci, un anziano commenta: «Questi sono tempi difficili, non ci si può fidare di nessuno». (L.Loi./ass)

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/10/12/news/abusi_su_bimbo_di_9_anni_indagato_frate_s_alessio-23105689/

  • Rocca di Papa. Pedofilia, don David Solano Carpio, già condannato in 1°, assolto per prescrizione, Don Davide, parroco di Serrone e S. Cesareo. Abusi su 3 minori in comunità

    Rocca di Papa. Pedofilia, don David Solano Carpio, già condannato in 1°, assolto per prescrizione, Don Davide, parroco di Serrone e S. Cesareo. Abusi su 3 minori in comunità

    mercoledì 29 giugno 2011
    Don Davide condannato per pedofilia
    Il caso. Sentenza shock contro l’ex parroco di San Cesareo, amato da giovani e personaggi dello spettacolo
    Don Davide condannato per pedofilia

    Allegria coinvolgente ma anche tanta solidarietà. Queste le qualità per cui era conosciuto don Davide Solano, l’ex parroco colombiano di San Cesareo e Serrone, amato da giovani e personaggi dello spettacolo. Per lui i cittadini sancesaresi, oltre dieci anni fa, erano scesi pure in piazza per difenderlo da quella che definivano “una barbara cacciata del vescovo”. Don Davide aveva continuato il suo impegno in campo sociale tra Serrone e Palestrina, prodigandosi in eventi di solidarietà sportiva a favore del Terzo Mondo (sua l’organizzazione di un premio per la Colombia con Francesco Totti). Nessuno mai poteva immaginare che un giorno “il prete dei giovani” potesse “incappare” in un’accusa di pedofilia.

    I fatti contestati risalgono al 2002, ai tempi in cui era parroco di Serrone. Minorenni le tre presunte vittime di “attenzioni sessuali”. I tre, adolescenti all’epoca dei fatti, facevano parte di una casa famiglia di Rocca di Papa ed erano stati ospitati nella casa di don Davide. Qui, a Serrone, sarebbero avvenuti i fatti contestati dalla procura. Nessuna prova (pare) a sostegno delle accuse. Solo la testimonianza di tre giovani, che non si sarebbero però mai contraddetti, descrivendo con dovizia di particolari quanto accaduto. Sul caso la comunità prenestina si è chiusa nel più assoluto riserbo. Don Davide si è proclamato «innocente» ad amici e religiosi che gli sono rimasti vicini. Qualcuno ha raccontato anche di un deperimento delle sue condizioni fisiche da quel 2004, anno dell’apertura d’inchiesta. Siamo arrivati al 2011 e il tribunale si è espresso con una condanna: tre anni e 5 mesi. Una pena “lieve” visto la gravità delle accuse e il contesto processuale, che potrà comunque essere ribaltata in appello. solano carpio david antonio

    www.ilgiornalenuovo.it/2013/02/12/s…-davide-solano/

  • Padre Gino Burresi, condannato per abusi su seminaristi, da ancora lezioni ai futuri preti

    Padre Gino Burresi, condannato per abusi su seminaristi, da ancora lezioni ai futuri preti

     Il lupo perde il pelo… Da Wikipedia del 16 marzo 2011

    padre Gino (Luigi) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, condannato nel maggio 2005 dalla Congregazione per la dottrina della fede a lasciare il ministero sacerdotale e a ritirarsi a vita privata, per abusi sessuali nei confronti dei suoi fedeli e seminaristi[http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/37078]


    Dal sito de l’Espresso

    La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

    La congregazione per la dottrina della fede ha colpito con una pesante condanna padre Gino Burresi. Le colpe? Le stesse di cui è accusato padre Marcial Maciel, fondatore dei potenti Legionari di Cristo

    di Sandro Magister

    ROMA, 28 luglio 2005 – Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha pubblicato il 19 luglio la seguente nota della segreteria generale della conferenza episcopale italiana:

    “A seguito del decreto in data 27 maggio 2005 della congregazione per la dottrina della fede, si rende noto che nei confronti di padre Luigi (Gino) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, sono stati decisi i seguenti provvedimenti canonici:

    “1 – revoca della facoltà di ricevere le confessioni di tutti i fedeli in ogni luogo, di cui ai canoni 966 e 969 del codice di diritto canonico;

    “2 – proibizione definitiva di svolgere il ministero della direzione spirituale nei confronti di tutti i fedeli, siano essi laici, chierici o consacrati;

    “3 – revoca della facoltà di predicare di cui ai canoni 764 e 765;

    “4 – divieto di celebrare i sacramenti e i sacramentali in pubblico;

    “5 – divieto di concedere interviste, scrivere su giornali, opuscoli, riviste periodiche o tramite internet, partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattano questioni attinenti la dottrina cattolica, la morale, i fenomeni soprannaturali e mistici.

    “Tanto si rende noto per conoscenza e utilità dei fedeli”.

    In pratica, la CEI ha comunicato che padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, deve lasciare il ministero e ritirarsi a vita privata.

    Tra i motivi del provvedimento, il decreto della congregazione per la dottrina della fede cita abusi nella confessione e nella direzione spirituale. Ma fonti vaticane hanno confermato che a questi motivi vanno aggiunte le accuse di abuso sessuale rivolte contro padre Burresi da alcuni che furono suoi seguaci e seminaristi negli anni Settanta e Ottanta.

    Il decreto vaticano non è stato reso pubblico. Ma il settimanale americano “National Catholic Reporter” ne è entrato in possesso, e il suo corrispondente John L. Allen ne ha dato conto nella sua Newsletter “The Word from Rome” del 22 luglio.

    Il decreto contro padre Burresi è il primo emesso dalla congregazione per la dottrina della fede nel pontificato di Benedetto XVI. È il primo che porta la firma del suo nuovo prefetto, l’ex arcivescovo di San Francisco William J. Levada (nella foto). Ed è stato approvato personalmente dal papa il 27 maggio ricevendo in udienza il segretario del dicastero, l’arcivescovo Angelo Amato. L’approvazione papale, “in forma specifica”, non ammette appello.

    In quanto diretto contro il fondatore di un ordine religioso sulla base di accuse risalenti a decenni addietro per abusi sessuali compiuti su suoi seguaci, il decreto contro padre Burresi richiama un altro caso analogo ma di peso molto maggiore, anch’esso sotto esame da parte della congregazione per la dottrina della fede: il caso di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore del Legionari di Cristo.

    Non è escluso che la severità adottata contro padre Burresi preluda a un provvedimento di analogo rigore contro padre Maciel.


    Padre Burresi, che oggi ha 73 anni, ha fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote italiano Bruno Lanteri. Devotissimo delle rivelazioni di Fatima, divenne prete abbastanza avanti negli anni, nel 1983, ma già prima s’era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale, oltre che per le stimmate e le visioni.

    In piccolo, la sua popolarità somigliava a quella di padre Pio da Pietrelcina. E neppure troppo in piccolo: da lui accorrevano ogni giorno centinaia di persone in cerca di conforto, dall’Italia e dall’estero, compresi alti prelati, politici, ambasciatori. Dalle lontane Filippine, l’allora presidente Corazon Aquino mandò un giorno un suo messo a far benedire un rosario da quest’uomo in profumo di santità.

    Il suo quartier generale era nelle campagne sotto Tivoli, poco fuori Roma, nella località di San Vittorino, dove ora sorge un vistoso santuario mariano in vetrocemento a forma di cono, edificato con le offerte dei devoti. “Fratel Gino”, come tutti lo chiamavano, riceveva inizialmente in una baracca di legno e lamiera, al posto della quale la congregazione degli Oblati costruì poi un seminario internazionale. Perché padre Burresi era anche un grande magnete di vocazioni alla vita religiosa.

    Finché nel maggio del 1988 prima due, poi altri cinque suoi giovani seguaci ruppero l’incanto. Riferirono ai superiori della congregazione che il sacerdote li aveva attratti più volte nella sua camera e aveva abusato sessualmente di loro. Messi per iscritto, i loro racconti oscillavano tra fascinazione e autocolpevolizzazione. Ad esempio:

    “Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: ‘Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare’. Ero confuso e paralizzato. sapevo che egli era uno stigmatizzato, uno che aveva contatti diretti con la Madonna. Perciò sentivo che mi sbagliavo, non poteva essere come pensavo, perché se così fosse stato Dio non lo avrebbe scelto come suo ministro in terra. Dissi tra me: Guarda quanto sono cattivo e marcio, vedo la malizia anche negli abbracci affettuosi di un santo”.

    Vagliate queste accuse, i superiori degli Oblati presero una decisione fulminea. Il 6 giugno 1988 imbarcarono padre Burresi su un volo per Vienna e lo trasferirono nel loro convento austriaco di Loretto. E il giorno dopo il superiore generale dell’ordine, l’argentino Julio Cura, rimise il dossier d’accusa al prefetto della congregazione vaticana per i religiosi, che era il cardinale Jérôme Hamer.

    Ma nella stessa congregazione l’allora segretario Vincenzo Fagiolo, futuro cardinale, era un simpatizzante dell’accusato. “Veniva spesso a confessarsi da me”, fece prontamente sapere padre Burresi, che intanto era già scappato dal confino austriaco ed era rientrato in Italia, a Montignoso di Gambassi Terme, in Toscana, diocesi di Volterra, dove tutt’ora risiede.

    Sta di fatto che dal Vaticano misero sotto processo, più che padre Burresi, i superiori degli Oblati, alle cui costole posero un ispettore, Marcel Gendrot, monfortano. Dopo due mesi d’indagine, questi concluse a favore del ritorno di padre Burresi a San Vittorino e con una nota di biasimo a carico dei superiori dell’ordine.

    I quali allora si appellarono a papa Giovanni Paolo II. Il ricorso, in data 22 novembre 1988, riempie tre pagine. Elenca i capi di accusa: atti omosessuali consumati con più giovani, sequestro di persona a scopo di libidine, violazione del segreto sacramentale. Rimprovera all’ispettore Gendrot d’aver insabbiato l’indagine. Chiede al papa di togliere il processo ad Hamer e Fagiolo e di affidarlo invece all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, oppure a una commissione speciale.

    Il 3 gennaio successivo la risposta: ricorso respinto. Non solo. Padre Cura e gli altri superiori degli Oblati sono dimessi d’autorità. Da ispettore, Gendrot è promosso commissario dell’ordine. Il processo resta nella mani di Hamer e Fagiolo. Unica concessione: un supplemento d’indagine affidato a tre cardinali oggi defunti: Giuseppe Caprio, Opilio Rossi, Luigi Dadaglio. Questi riascoltano uno solo dei sette iniziali testimoni d’accusa, alla fine divenuti undici. E un anno dopo, nel febbraio del 1990, concludono consentendo a padre Burresi di restare dov’è, a Montignoso, e di continuare lì la sua opera, col solo divieto di occuparsi di giovani vocazioni.

    Ma padre Burresi ormai s’è messo in proprio. Nel 1992 lascia gli Oblati e fonda una nuova congregazione, i Servi del Cuore Immacolato di Maria, con ramo maschile e femminile, oggi forte di 150 membri.

    Cinque anni più tardi, però, nel 1997, torna a indagare su di lui la congregazione per la dottrina della fede. Il processo si conclude il 10 maggio 2002 con un decreto firmato da Ratzinger e dall’allora segretario del dicastero, Tarcisio Bertone, oggi cardinale e arcivescovo di Genova.

    La sentenza prende atto che le accuse sono cadute in prescrizione e quindi non condanna né punisce padre Burresi. Ma il rapporto di venti pagine che accompagna il decreto – anch’esso oggi in possesso del “National Catholic Reporter” – ha passaggi che meritano d’essere citati. È firmato dai quattro prelati incaricati delle indagini, presieduti da Velasio De Paolis, oggi vescovo e segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

    Il rapporto elenca le accuse contro il sacerdote: violazione del segreto confessionale, uso illegittimo delle confidenze avute in confessione a danno del penitente, offesa al buon nome delle persone, violazione del diritto alla privacy, induzione alla disubbidienza contro i superiori, falso misticismo, asserite apparizioni, visioni e messaggi soprannaturali.

    Ammette che i fatti oggetto delle accuse sono caduti in prescrizione. Ma chiede alla congregazione per la dottrina della fede di comminare ugualmente contro padre Burresi delle sanzioni amministrative. Per questo motivo:

    “Non va dimenticato che durante questo processo alcuni [seguaci di padre Burresi] hanno detto che l’accusato ‘uscirebbe da esso trionfante, più rispettato che mai, e quindi senza alcuna ombra, più glorioso di prima’. [Essi hanno detto] ‘che la segreteria di stato difende padre Gino, per cui la vittoria è assicurata’. Se nessun limite fosse applicato alla sua libertà di esercitare il ministero semplicemente per il fatto che le accuse provate sono cadute in prescrizione, probabilmente la sentenza di questa corte sarà usata come strumento di propaganda a favore dell’accusato. Egli sarà in grado di continuare a far danno a quelle persone psicologicamente deboli che si mettono sotto la sua direzione spirituale”.


    L’asserito appoggio della segreteria di stato a padre Burresi – richiamato nel rapporto – è un altro degli elementi che accomunano il suo caso a quello di padre Maciel.

    In effetti, nella segreteria di stato lavorano due prelati che appartengono l’uno, Angelo Tognoni, ai Servi del Cuore Immacolato di Maria fondati da padre Burresi, e l’altro, Donal Corry, ai Legionari di Cristo fondati da padre Maciel.

    Non solo. I Legionari di Cristo risultano avere come loro sostenitore, da molti anni, il segretario di stato in persona, il cardinale Angelo Sodano.

    Una conferma dell’appoggio della segreteria di stato alla causa dei Legionari si è avuta lo scorso venerdì 20 maggio, poco dopo l’uscita di un servizio diwww.chiesa dedicato all’indagine sul caso Maciel avviata dalla congregazione per la dottrina della fede.

    Grazie a un fax a loro pervenuto senza firma ma con un timbro della segreteria di stato, i Legionari di Cristo hanno emesso quel giorno un comunicato che diceva:

    “At this time there is no canonical process underway regarding our founder, Fr Marcial Maciel, LC, nor will one be initiated”.

    In realtà, il fax della segreteria di stato era meno perentorio, riguardo al futuro. Esso letteralmente diceva, in italiano:

    “Non vi è nessun procedimento canonico in corso né è previsto per il futuro nei confronti di p. Maciel”.

    La formula “non è previsto per il futuro” è ricorrente in Vaticano per indicare atti che sono nelle sfera del possibile, ma sui quali non è stata ancora presa una decisione formale.

    Di certo c’è che sul caso Maciel l’indagine preliminare è andata avanti anche dopo la pseudo-smentita del 20 maggio, acquisendo ulteriori testimonianze e documenti. E sulla base di questa indagine la congregazione per la dottrina della fede – non la segreteria di stato – deciderà circa il processo canonico contro il fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso Burresi insegna. Pareva definitivamente archiviato dalla benevola sentenza del 10 maggio 2002. E invece è ripartito e arrivato a una conclusione ben più severa. Con Ratzinger giudice supremo, nel frattempo divenuto papa.


    Da un blog

    Thursday 5 may 2011
    PADRE GINO BURRESI PARLA AI SEMINARISTI DELLA CONGREGAZIONE DEI SERVI DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

    Prima di far parlare Padre Gino, vorrei rivolgermi a tutte quelle giovani e belle anime, che ancora si torturano, per il fatto di essere uscite dalla sua Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria.

    Non vi crucciate, se il motivo della vostra uscita è consistito solo nel fatto di non poter vedere Padre Gino, che i vostri ex – Superiori, in ottemperanza ai provvedimenti vaticani di cui al Decreto di condanna del 27 maggio 2005, devono tenere in forzato isolamento.

    Se voi eravate veramente chiamati alla sequela di Gesù Cristo, sareste rimasti in Congregazione, anche rinunciando a vederlo. E’ vero che Padre Gino Burresi è stato ed è ancora un grande magnete di vocazioni, ma il pensiero che lui non ci sia più non deve fare disamorare il seminarista dalla vita consacrata.

    Quando io volevo indegnamente entrare in seminario, sono sicuro che lo facevo solo per essere vicino a Padre Gino, ma questo non basta per voler seguire Gesù, poiché se il Signore poi ce lo toglie dalla vista, tutto andrebbe a rotoli e non saremmo più in grado di seguire Gesù più da vicino.

    Sono quindi convinto che i seminaristi che sono rimasti nella Congregazione da lui fondata nonostante la prigionia di Padre Gino siano veramente chiamati alla vita consacrata ed è proprio a loro che egli ora si rivolge.

    Questa premessa era importante farla, per non indurre allo sconforto quanti hanno subordinato la loro decisione di entrare in seminario alla disponibilità fisica di Padre Gino Burresi.

    Ciò non toglie che se egli verrà, a Dio piacendo, riabilitato dal Papa, che in questo caso sarebbe veramente benedetto ed ispirato, Padre Gino non possa ancora fare da magnete di vocazioni, senza però far dipendere la scelta finale della professione perpetua solo dalla sua presenza, perché questo atteggiamento sarebbe sbagliato.

    Ed ora sentiamo quello che Padre Gino Burresi vuole dire ai seminaristi della sua Congregazione:

    Riccardo

    PERCHE’ DIRE DI NO AL SIGNORE SE……..

    Se il Signore ti chiede l’udito per ascoltare i peccati e una mano per riconciliare i peccatori, perché dirgli di no?

    Se il Signore ti chiede gli occhi con cui tu vedi tanto male e tanto bene, perché dirgli di no?

    Se ti chiede la lingua per parlare e le mani per fare venire sulla terra Gesù e poi darlo ai fratelli, perché dirgli di no?……….

    Se il Padre Eterno non vi voleva qui, non vi sareste arrivati. E se vi voleva il mondo, vi avrebbe già presi………

    Noi ci si deve mettere spesso davanti al Crocifisso. Egli ti farebbe capire che non è l’Essere da abbandonare, ma l’essere da amare perché ti ama.

    Padre Gino Burresi

    http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-padre-gino-burresi-parla-ai-seminaristi-della-congregazione-dei-servi-del-cuore-immacolato-di-maria-73191773.html

  • Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    ROMA – È stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campi estivi. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. Il sacerdote, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida a Roma venne arrestato il 30 giugno del 2008, finì ai domiciliari e poi libero. I reati per i quali è stato condannato vanno dagli atti sessuali con minori alla violenza sessuale e alla induzione alla prostituzione minorile.

    L’ACCUSA – Il pubblico ministero Francesco Scavo aveva chiesto, in una precedente udienza, la condanna dell’imputato a 18 anni di reclusione più il pagamento di una multa pari a 50mila euro per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile, continuati e aggravati. Per il magistrato, il sacerdote deve rispondere di «condotte di una gravità inaudita, insidiose e insistenti».

    LA DIFESA – Nella sua arringa difensiva l’avvocato Patrizio Spinelli, uno dei legali del sacerdote, ha chiesto l’assoluzione del suo cliente affermando che «contro Don Ruggero non ci sono prove certe. È un uomo che nella sua vita ha fatto solo del bene, come da molti ribadito anche in questo processo». «Rileggete con assoluta serenità, al di là dei vostri convincimenti personali, gli atti a vostra disposizione – ha auspicato l’avvocato Spinelli rivolgendosi ai giudici -, e cercate di capire come sono nate e si sono sviluppate le varie denunce contro don Ruggero. Valutate se contro l’imputato ci sia una sola prova certa. E tenete conto di quelle persone che in aula vi hanno raccontato della fede che ha animato questo sacerdote che ha fatto solo del bene al prossimo. La sanzione peggiore per lui non sarebbe tanto la condanna penale quanto non poter più esercitare la funzione perché la Chiesa glielo impedirebbe».

    IL CASO – Don Ruggero fu arrestato il 30 giugno 2008 mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Giovenù di Sidney che si tenne dal 12 al 21 luglio di quell’anno. L’accusa è convinta che il sacerdote, per dieci anni, abbia ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campeggi estivi, approfittando delle situazioni di debolezza o difficoltà familiare in cui versavano le vittime. Dopo l’arresto, le indagini successive portarono alla luce altri casi di abusi che sarebbero avvenuti negli anni Ottanta quando don Conti non era stato ancora ordinato sacerdote e insegnava educazione sessuale a Legnano. Si tratta di episodi ormai prescritti anche se alcune vittime dell’epoca sono state comunque sentite in aula come testi dell’accusa. Il parroco, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse, forte anche del sostegno di decine di fedeli che hanno sempre seguito le udienze per manifestargli in ogni momento solidarietà e stima.

    fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_3/don-ruggero-190145248060.shtml

  • Pedofilia/ Fu scoperto dalle ‘Iene’, rimosso prete molestatore

    Pedofilia/ Fu scoperto dalle ‘Iene’, rimosso prete molestatore

    di Apcom
    ‘Avvenire’ aveva chiesto pubblicamente nome. Poi l’allontanamento
    Roma, 6 mag. (Apcom) – Un sacerdote italiano che ha molestato sessualmente alcuni ragazzi, scoperto dalle ‘Iene’, è stato rimosso dai suoi superiori e obbligato a vita ritirata in convento. Dopo aver raccolto la testimonianza di un giovane che era stato molestato nel confessionale, il programma televisivo aveva prima inviato dal sacerdote un giovane attore, che ha registrato le avance con una telecamera nascosta, e poi mandato la ‘Iena’ Matteo Viviani a parlare apertamente con il prete. L’anonimo sacerdote, dell’area lombarda, rifiutava di andare a parlare con i superiori o alle forze dell’ordine. “Ma che vuoi che vado dalla polizia? Ma sei matto?”, diceva il prete all’intervistatore. “Ci sto pregando, più di così…”. Il servizio, trasmesso dalle ‘Iene’ nella puntata del 7 aprile, ha immediatamente suscitato la forte reazione del quotidiano della Cei ‘Avvenire’. “Se non si è trattato di una volgare recita, ma di un’ancora più volgare e insopportabile realtà, le ‘iene’ dopo aver azzannato e masticato con palese disgusto hanno un dovere morale che non possono eludere: sputare il nome del prete corruttore”, ha scritto il 9 aprile il direttore Marco Tarquinio. “Sputino il nome di chi ha offeso un ragazzo e infangato l’abito sacro: faranno un servizio alla verità e non solo un misero spettacolo su una miseria umana”. Già nella successiva puntata, il 14 aprile, i conduttori delle ‘Iene’ hanno riferito che il sacerdote era stato “rimosso dall’incarico”. A quanto si apprende in ambienti ecclesiastici, il sacerdote è stato inviato in un convento a condurre vita riservata.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=928835

     

  • Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori. Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

  • Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori.

    Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

    E’ una chiesa del quartiere Pigneto

    Minori e sesso nel pc Indagato prete polacco

    Il caso nel quartiere Pigneto. Con il computer della chiesa per quattro volte avrebbe scaricato immagini e video perdopornografici.

  • Sezze. P. David Antonysamy, spretato per pedofilia, dice messa per 3 anni. Ora è latitante, Patteggiò 2 anni per abusi su bimba di 10. Ex viceparrocco a Teramo, località Magnanella

    Sezze. P. David Antonysamy, spretato per pedofilia, dice messa per 3 anni. Ora è latitante, Patteggiò 2 anni per abusi su bimba di 10. Ex viceparrocco a Teramo, località Magnanella

    TERAMO – Un missionario indiano è stato arrestato per pedofilia. Lo scandalo dei “preti-pedofili”, che ultimamente sta investendo la Chiesa nel mondo, ha toccato anche Teramo. 

    Un sacerdote di 39 anni, lunedì sera è finito in manette per presunti abusi su una bambina di 10 anni.

    Le molestie, secondo una prima ricostruzione, si sarebbero verificate nel periodo di Natale, nella frazione Magnanella, dove il prete era vice parroco fino a pochi mesi fa, prima di essere trasferito a Roma. Alle indagini ha collaborato la Curia di Teramo, dopo che a denunciare la violenza erano stati gli stessi genitori della bambina ai quali la figlia aveva raccontato tutto.

    L’orribile episodio si sarebbe verificato nell’abitazione della piccola. L’arresto è stato seguito dai carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria dopo l’ordine del Gip. Il missionario proprio oggi era tornato dall’India dove si era recato per visitare la madre malata.

    Intanto dal Vaticano arriva un vademecum, pubblicato sul sito web della Santa Sede, su come comportarsi nei casi di abusi: “Si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità”.

    www.ilsegnale.it/it/news/cronaca/1768/

    Pedofilia, arrestato prete missionario a Teramo
    Lunedì 12 Aprile 2010 20:30

    Teramo. Missionario indiano arrestato per pedofilia. La bufera sui cosiddetti preti-pedofili, che in questi giorni tiene banco a livello mondiale, si abbatte anche su Teramo. Un prete indiano di 39anni, che fino a qualche mese fa è stato vice-parroco nelle frazione di Magnanella di Teramo, questa sera è finito in manette per una presunta storia di molestie e violenze sessuali ai danni di una bimba di 10 anni.

    La vicenda, secondo una prima ricostruzione, si sarebbe verificata nel periodo natalizio, nella frazione Magnanella, dove il prete di 39 anni avrebbe molestato una ragazzina di 10 anni. L’episodio si sarebbe verificato nell’abitazione della piccola. A denunciarlo sono stati i genitori della bambina, che si sarebbero accorti degli strani comportamenti della figlia, che poi avrebbe avuto il coraggio di condifarsi. Il protagonista delle attenzioni sessuali, già nei mesi scorsi, era stato allontanato dalla curia dalla parrocchia di San Michele Arcangelo (a testimonianza della collaborazione data dalla curia agli inquirenti), e trasferito in un convitto a Roma. Questa sera il missionario, però, è stato arrestato su disposizione del Gip del tribunale di Teramo. Ogg il religiosoi era tornato dall’India dove si era recato per visitare la madre malata. Il sacerdote, pur dipendendo dal vescovo di Teramo per l’attività parrocchiale, fa capo al superiore del suo ordine religioso. L’arresto è stato seguito dai carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria presso la Procura che da alcuni mesi indagava dopo la denuncia dei genitori della piccola.

    http://www.cityrumors.it/2010041214958/teramo/cronaca/pedofiliaarrestato-un-prete-missionario-a-teramo.html

  • Prete pedofilo incarcerato

    Prete pedofilo incarcerato

    Un PRETE che più di vent’anni fa ha abusato sessualmente “sistematicamente” di una serie di ragazzi mentre insegnava in una scuola cattolica di alto livello a Manchester, è stato incarcerato per sei anni.

    Padre William Green, 67 anni, si era dichiarato colpevole di 27 aggressioni a sei – ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 15 anni presso la St Bede’s School di Alexandra Park mentre erano a capo dell’educazione religiosa, e un vice prefetto lì, e aggressione a un bambino di otto anni in una scuola diversa in cui aveva precedentemente insegnato.

    È stato condannato in totale a 30 anni, ma sconterà solo sei anni dietro le sbarre poiché i termini scadranno contemporaneamente.

    Green, che ha assunto la sua nomina nel 1973 dopo aver studiato per il sacerdozio a Roma, ha avuto anche una particolare responsabilità per il convitto degli alunni al St Bede’s e ha operato una politica delle porte aperte, incoraggiando l’amicizia con gli alunni che lo vedevano come una “figura paterna”.

    Emettendo la sentenza, il giudice Clement Goldstone gli ha detto: “Hai abusato sistematicamente e sessualmente di questi ragazzi, che erano vulnerabili e impressionabili, e sono stati curati da te ai fini della tua gratificazione sessuale.

    “Hai abusato di loro a scuola, durante le gite scolastiche e durante le attività legate alla chiesa, e ti sei procurato la fiducia e il rispetto delle famiglie di molte delle tue vittime. Hai violato la loro fiducia e amicizia con rimorso e ripetutamente.

    “Sapevi che a causa della tua posizione non avrebbero o non avrebbero potuto dire di no, e se hanno resistito hai spento il fascino e la gentilezza e sei diventato severo, distante e li hai ostracizzati.

    “Questi erano ragazzi che ritenevi bisognosi del tuo aiuto – in effetti lo avevano. Ma non avevano bisogno né apprezzavano né avevano bisogno delle tue attenzioni ingiustificate o del tuo comportamento depravato. Hai lasciato sulla tua scia devastazione e rovina per quanto riguardava le vite delle tue vittime, gli effetti doveva durare molti anni, e in alcuni casi rimanere”.

    Gli disse: “Il mio dovere principale è punirti e dissuadere gli altri in posizioni di fiducia e responsabilità dal comportarsi in modo simile. Non hai mostrato pietà per le tue vittime mentre le abusavi”.

    Alaric Bassano, procuratore presso il Manchester Crown Court, ha affermato che gli alunni del collegio di Bede erano particolarmente vulnerabili, poiché erano separati dalle loro famiglie.

    Ha detto che c’era stato un modello distinto di toelettatura da parte di Green, che sembrava amichevole, disponibile e rilassato in contrasto con la relativa severità degli altri membri del personale della scuola.

    Gli alunni spesso trascorrevano del tempo nei suoi alloggi dove venivano trattati cibo, dolci, tè, televisione e, in alcuni casi, sigarette e alcol.

    Molte vittime hanno descritto l’attrazione di trascorrere del tempo con il sacerdote, il cui comportamento nei loro confronti sembrava “attenuare l’austerità delle regole scolastiche e la solitudine lontano da casa”.

    Alla corte è stato detto che l’abuso sessuale ha seguito uno schema simile in tutti i casi: giochi di wrestling che sono passati ad atti di rapporti sessuali simulati che spesso hanno coinvolto Green che ha aggredito sessualmente le sue vittime.

    Il signor Bassano ha affermato che in quattro dei casi gli abusi sono stati sistematici, con reati commessi in numerose occasioni per un certo numero di anni contro ciascuna vittima.

    C’era anche una significativa violazione della fiducia, in quanto non solo era il maestro, prefetto e sacerdote dei ragazzi, ma in alcuni casi era un amico di famiglia, godeva dell’amicizia con i genitori dei ragazzi.

    Una delle vittime aveva appena otto anni quando è stata aggredita indecentemente da Green che insegnava in una scuola media prima della formazione per il sacerdozio.

    Green in seguito ha continuato ad aggredirlo quando ha frequentato il St Bede’s come allievo diurno.

    Alla corte è stato detto che si era sentito incapace di resistere alle avances del suo insegnante o di dire a qualcuno cosa stava succedendo.

    Più tardi nella vita ha lottato per venire a patti con quello che era successo, soffrendo di ansia e depressione e assumendo overdose di compresse in due occasioni a causa della sua angoscia.

    Un’altra vittima che era una pensionante a Bede’s, ha cercato aiuto da Green quando è stato vittima di bullismo da parte di altri ragazzi.

    Ha fatto amicizia con il prete, il bullismo è cessato, ma è stato ripetutamente abusato sessualmente – circa 100 volte.

    La vittima, che ha detto di essere stato spesso rifornito di bevande e sigarette, ha descritto il “terribile fardello” che portava, dicendo: “Penso che influisca su tutto ciò che faccio….l’infanzia e l’innocenza rubate”.

    Un’altra delle vittime ha detto che l’abuso ha predato la sua mente per anni, ha visto il sesso come sporco e ha lottato nelle sue relazioni personali.

    Ha anche provato il senso di colpa per non essersi fatto avanti prima.

    Peter Turner, difendendosi, ha detto alla corte che lo stesso Green era stato vittima di abusi fisici per mano del suo patrigno da bambino.

    Ha detto che Green provava una profonda vergogna per le sue azioni e che a un certo punto aveva creduto che quello che aveva fatto fosse così terribile che Dio non lo avrebbe perdonato.

    Aveva ammesso di contemplare già il suicidio ed era “un uomo molto distrutto e malato”.

    Il sig. Turner ha sottolineato che da quando aveva lasciato St Bede’s nel 1990, il sacerdote aveva servito con lode presso la Holy Family Roman Catholic Church a Wigan, dove era considerato un uomo devoto e altruista, il cui ministero non era secondo a nessuno.

    https://www.manchestereveningnews.co.uk/news/greater-manchester-news/pervert-priest-jailed-968872

  • Chiesa cattolica – L’avvocato Marazzita annuncia che chiederà l’incriminazione di monsignor Reali per favoreggiamento

    Chiesa cattolica – L’avvocato Marazzita annuncia che chiederà l’incriminazione di monsignor Reali per favoreggiamento

    Scandalo pedofilia, il vescovo di Tarquinia nella bufera
    Viterbo – 15 aprile 2010 – ore 5,30
    Monsignor Gino Reali
    – Scandalo pedofilia nella chiesa, l’avvocato Marazzita si scaglia contro il vescovo reggente della curia di Civitavecchia e Tarquinia Gino Reali.

    “Chiederò l’incriminazione per favoreggiamento del vescovo Gino Reali per aver coperto gli abusi di don Ruggero Conti. Quando monsignor Reali verrà in aula per testimoniare nel processo per pedofilia che vede imputato don Ruggero”. L’avvocato Nino Marazzita, che segue due delle sette presunte vittime dell’ex parroco del quartiere romano di Selva Candida sotto processo a Roma per pedofilia, non ha dubbi su ciò che va fatto.

    “Il vescovo Reali, responsabile della diocesi di Porto di Santa Rufina, nel suo interrogatorio in fase istruttoria davanti al pm Francesco Scavo Lombardo è stato imbarazzante nelle risposte – sottolinea l’avvocato -.
    Prima ha detto di non sapere nulla di quanto accadeva a Selva Candida, poi li ha definiti “pettegolezzi”.

    Ma la cosa più grave è che è arrivato ad allontanare dalla sua parrocchia un altro prete che si era lamentato di don Conti.

    Entro qualche settimana, Reali dovrà essere interrogato in aula e io ne chiederò l’incriminazione per favoreggiamento. La pedofilia all’interno della Chiesa è un tabù. Quando i vescovi tacciono, il prete pedofilo continua a commettere crimini e il silenzio diventa una forma molto grave di complicità”.

    Ma quello di don Ruggero Conti non è l’unico caso di pedofilia nell’ambito del quale compare il nome del vescovo di Tarquinia.

    Reali, secondo quanto riportato dal giornale spagnolo El Pais, avrebbe raccomandato con una lettera un prete accusato di abuso su quattro minori, definendolo in una lettera di accompagnamento una “brava persona”.

    Secondo El Pais, il vescovo avrebbe scritto una lettera di raccomandazione per il sacerdote spagnolo José Poveda Sanchez, che è stato incriminato nel 2005 per aver abusato sessualmente di quattro bambini sotto gli 11 anni nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima Aranova (Roma).

    Il sacerdote, si legge sulle colonne di El Pais, “è stato protetto e mandato in Spagna dal vescovo Gino Reali, a capo della diocesi di Porto Santa Ruffina. Reali ha dato al sacerdote una lettera di raccomandazione per il vescovo di Getafe (Madrid), nella quale definisce il prete accusato di pedofilia come una “brava persona” che voleva tornare in Spagna “per curare la madre malata””.

    Secondo il vescovado di Getafe in Spagna il sacerdote accusato di pedofilia non avrebbe dato vita ad episodi di abusi: “Grazie a Dio nulla è successo”.

    José Poveda Sanchez, che ora ha 50 anni, è stato parroco della chiesa di Nostra Signora di Fatima in Aranova per tre anni. Prima era stato a Cerveteri e Maccarese.

    “Nel 2005, alcune famiglie di Aranova – ricorda El Pais – hanno detto al sindaco che aveva abusato dei loro figli.

    Il sindaco lo ha riferito al vescovo, e questo lo mandò a Getafe.

    Le dichiarazioni delle vittime di Sánchez Poveda alla polizia sono agghiaccianti. Uno di loro ha detto: “Durante la visione di un film, Jose ha cominciato a toccare le mie parti intime, mi ha fatto abbassare i pantaloni, mi ha afferrato il pene e mi ha masturbato”.

    http://www.tusciaweb.it/notizie/2010/aprile/15_6vescovo_tarquinia.htm