Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Libri

  • Veladiano: «Abusi nella Chiesa, per uno che agisce dieci vedono o sospettano e tacciono»

    Veladiano: «Abusi nella Chiesa, per uno che agisce dieci vedono o sospettano e tacciono»

    Parlare di pedofilia nella Chiesa rimane difficile e complesso. Lo è anche quando a farlo è una scrittrice e teologa che conosce all’interno quel mondo, ne condivide la dimensione spirituale e decide di affrontarlo non con pamphlet, ma attraverso la letteratura. Mariapia Veladiano lo ha sperimentato presentando in questi mesi “Dio della polvere” (Guanda editore).

    Ormai è trascorso un anno dalla sua uscita: s’immaginava che sarebbe stato così complicato parlare di pedofilia, nelle parrocchie, nelle librerie, soprattutto al Sud dove non è mai stata invitata?

    Lo sospettavo sì, ma speravo di no perché oggi il tema della violenza del clero sui minori è fondamentale per la credibilità della chiesa. Ci sono teologi come Massimo Faggioli e Hans Zollner convinti che la risposta della chiesa cattolica alla pedofilia dei suoi preti rappresenti un punto di svolta decisivo in questo momento. Nel mondo sono state realizzate indagini indipendenti, sono state adottate procedure di giustizia e verità nei confronti delle vittime di violenza del clero. In Italia ancora no e non è consapevolezza comune quanto tutto questo sia grave. Ma la storia della pedofilia nella chiesa è una storia di potere e abuso che deve convertirsi in storia d’amore per le vittime e lo si può fare se davvero si passa attraverso la giustizia, cioè il riconoscimento dei fatti e la condanna del colpevole.
    In alcuni video denuncia il cortocircuito che si è venuto a creare: la signora che la insulta pesantemente, che dice che vuole stare tranquilla quando manda i nipoti a catechismo.

    Come se non si volesse parlare di quest’argomento. Oppure il libraio che le ha detto che con romanzi così si va solo in mezzo a grane…

    Non so se sia un insulto, ma la signora ha detto, in pubblico, che mi chiamo Mariapia ma di pio non ho niente e che raccontando storie così distruggo la chiesa che lei vuole pensare sicura. Ha concentrato una serie di osservazioni che poi ho incontrato spesso: meglio non sapere; bisogna preservare la chiesa; chi parla di pedofilia del clero oscura il bene che la chiesa fa. Non ci sono le vittime nei pensieri di queste persone e ci si chiede come sia possibile. Ma le vittime sono vite distrutte, famiglie che quando scoprono di non aver saputo proteggere un figlio implodono, si consumano nei sensi di colpa.

    Alcuni sacerdoti hanno sostenuto di essere loro le vittime perché se cercano di essere affettuosi con un bambino vengono subito additati come possibili pedofili. Insomma tanta confusione, giusto?

    Sì. Anche questo è capitato pubblicamente. È una bella capriola logica, vero? I fatti sono preti che usano violenza ai bambini e alle bambine e questa interpretazione ecclesiastica dice invece che le vittime sono i preti buoni. Un altro tipo di autocommiserazione è uscito quando un prete ha detto: ce l’hanno tutti con noi, mancava anche il fuoco amico. Sono posture vittimistiche che non vedono il dolore delle persone ferite. Vien da dire che manca proprio amore. In realtà non c’è innocenza se si fa parte di un sistema che è colpevole di silenzi, coperture e omissioni. Lo mostrano le indagini, ad esempio quella recente realizzata in Francia proprio dalla Conferenza episcopale francese, il Rapporto CIASE. Lo si può leggere online. Il problema non è che ci sono preti pedofili, purtroppo il male esiste ovunque. È che la chiesa li sposta di parrocchia in parrocchia. In Italia, al contrario di quanto accade in Francia, non c’è obbligo di denuncia del prete pedofilo da parte del vescovo. Ma la chiesa avrebbe strumenti giuridici interni per esercitare una forma di giustizia.

    Perché ancora oggi la parola pedofilia associata alla Chiesa suscita reazioni così forti, fino al rifiuto stesso di parlarne?

    Per il clericalismo, che Papa Francesco diceva il grande male della chiesa. Clericalismo vuol dire pensare che i preti per il fatto di essere preti sono superiori rispetto ai laici. C’è la dottrina dell’elezione, che alimenta questo pensiero e atteggiamento. E del resto, una decina di canoni del codice di diritto canonico ci definisce “sudditi”, dei Vescovi. C’è da dire che a volte i laici sono più clericali dei preti. Perché sono stati educati così. Il buon cattolico come persona moderata, accomodante, che non denuncia per il bene della chiesa.

    Ha incontrato resistenze anche in ambienti in cui non si aspettava accadesse e, al contrario, qualcuno o qualcosa l’ha sorpresa per la capacità di ascolto?

    Fra i primi inviti c’è stato quello con la Diocesi di Bolzano-Bressanone dove il vescovo Ivo Muser ha commissionato, unico in Italia, un’indagine scientifica sui casi di abuso e violenza dall’anno della fondazione della Diocesi. Un’indagine esemplare. Poi c’è stata Senigallia e ancora Pinerolo, con il vescovo Derio Olivero che ha voluto dialogare in prima persona. Uno splendido incontro. Resistenze? Sì. Tanti silenzi inattesi.

    Dove finisce la responsabilità individuale di chi commette un abuso e dove inizia quella di un’istituzione che per anni può averlo taciuto e minimizzato?

    La violenza o l’abuso sono sempre opera di una persona e questa è la responsabile. Ma le indagini mostrano che per uno che fa, dieci vedono, o sospettano e tacciono. L’istituzione è responsabile se non lo ferma una volta che i fatti vengono alla luce, se favorisce un clima che non incoraggia la denuncia. A fine 2025 il Pontificio servizio tutela dei minori – che si occupa di abusi in tutto il mondo – ha scritto nel suo rapporto che «in Italia c’è una notevole resistenza culturale nell’affrontare gli abusi». Questa è una responsabilità dell’istituzione chiesa.

    Quanto pesa ancora oggi il pregiudizio quando si parla di abusi nella Chiesa e quanto rischia paradossalmente di impedire una discussione seria?

    Il teologo Zollner ha scritto che è tutto molto difficile nelle culture che coltivano “il fare bella figura” come valore, potremmo dire le apparenze. E l’Italia così è.

    Sostiene che ci può essere un futuro per la Chiesa se smette di insabbiare e nascondere. Se permette indagini indipendenti. Nessuna istituzione può riformarsi da sola. Ci sono stati cambiamenti al riguardo?

    In Italia? A parte l’iniziativa del vescovo Muser, no. So che si alzeranno persone a dire che esiste nelle diocesi il Servizio tutela minori per l’ascolto delle vittime e la prevenzione, ma prima di tutto deve venire la giustizia per chi ha subito violenza. Il mio è un romanzo e sono andata soprattutto nelle librerie dove in questi mesi ho incontrato alle presentazioni tante vittime e altrettante mi hanno scritto usando il sito dopo aver letto il libro. Quanto dolore. Non hanno ottenuto giustizia e questo non dà pace alle loro vite. Sempre chiedo alla fine: dov’è il prete colpevole? Le risposte si ripetono: in un’altra parrocchia, in missione nel sud del mondo.

    Affronta quest’argomento anche nell’ultimo libro del Post di Luca Sofri che verrà pubblicato a settembre,dedicato alla Chiesa dove lei parlerà di pedofilia. Servirà per raggiungere un pubblico più ampio e per affrontare un tema non solo in termini letterari ma saggistici e giornalistici di approfondimento?

    Sì. Il libro fa parte della collana “Cose spiegate bene”. Il titolo è “La più grande organizzazione del mondo”. Il saggio sulla pedofilia è parte di un’indagine molto più ampia che mette a tema le caratteristiche di struttura, potere e servizio della chiesa cattolica.

    https://www.ilgiornaledivicenza.it/argomenti/cultura/cultura/veladiano-abusi-nella-chiesa-per-uno-che-agisce-dieci-vedono-o-sospettano-e-tacciono-1.13109765

  • Io sono Matteo

    Io sono Matteo

    Matteo è un uomo che vive in un equilibrio precario, fondato sulla rimozione sistematica del proprio passato. Ma il silenzio non è guarigione. Il muro che ha eretto crolla quando la memoria, prepotente e nitida, torna a reclamare il suo spazio durante un tormentato dormiveglia. In quel limbo tra sonno e veglia, riemergono i fotogrammi di un’infanzia spezzata: l’estate dei sei anni, l’abbandono in un orfanotrofio palermitano e la trasformazione in un’entità senza nome, il Numero 147.

    I ricordi riaffiorano come ferite aperte: le finte pulizie intime del “sacrestano scemo” Minico, gli abusi di Padre Pino e la complicità silenziosa delle suore. In quel luogo di presunta sacralità, Matteo ha conosciuto il male assoluto, ma ha anche scoperto la forza della resistenza grazie all’amico Marco, l’unico testimone e salvatore in un fienile che puzzava di vomito e peccato.

    A questo trauma si intreccia un travaglio interiore altrettanto lacerante: l’accettazione della propria omosessualità. Cresciuto in un ambiente dominato da un cattolicesimo bigotto e da una mascolinità tossica, Matteo ha a lungo percepito la propria natura come l’ennesima “macchia” indelebile, sovrapponendo erroneamente il proprio orientamento sessuale alla violenza subita da bambino. Per anni ha combattuto contro il pregiudizio sociale che vede nel “diverso” una vittima predestinata o un errore da nascondere. Il legame con Filippo, l’unico a conoscere la verità dietro la maschera, è la sfida quotidiana a questo stigma: Filippo è lo specchio in cui Matteo impara finalmente a guardarsi senza disgusto, lottando contro l’ansia di un giudizio sociale che a Palermo si fa sentire come un cappio invisibile.

    Da adulto, Matteo decide di non essere più una vittima passiva. Il mostro della sua infanzia è ancora vivo, protetto ora dalla maschera dell’Onorevole Carlo Morreale, un pilastro del potere politico che continua a tessere la sua rete d’ombra. Matteo compie allora una scelta radicale: trasforma il suo trauma e la sua identità in un’arma. Accetta di agire come infiltrato, prestandosi a una pericolosa “pantomima” pirandelliana. Torna nelle stanze del suo carnefice, fingendo di essere ancora quel bambino accondiscendente, per raccogliere le prove capaci di distruggere l’insospettabile rete di perversione dell’Onorevole.

    È una discesa agli inferi dove il confine tra realtà e recitazione si sgretola, mettendo a dura prova la sua sanità mentale. In questo percorso, la piccola Camilla diventa il simbolo della purezza da difendere e la promessa di un futuro possibile, una luce che guida Matteo fuori dal labirinto del passato. La caduta di Morreale segnerà la fine del Numero 147. Matteo non otterrà solo giustizia, ma compirà l’atto di ribellione più grande: rivendicare con orgoglio il proprio nome e il proprio amore, costruendo con Filippo e Camilla una famiglia elettiva fondata non sul sangue, ma sulla scelta, sulla cura e sulla verità.

  • Dieci suore «suicide» per salvare un vescovo La Curia smentisce

    Dieci suore «suicide» per salvare un vescovo La Curia smentisce

    Il sacrificio di dieci monache di clausura in cambio della guarigione del vescovo. Accadeva poco più di cinquant’anni fa in Sicilia. Ruota attorno a questa sconvolgente rivelazione il nuovo libro di Andrea Camilleri (Le pecore e il pastore, Sellerio, pagg. 127, euro 10)uscito ieri. E già si scatenano le polemiche. La Curia di Agrigento ha smentito lo scrittore, bollando la vicenda come «falsa».

    La storia raccontata da Camilleri è questa: alle 19,45 del 9 luglio 1945, nel bosco di Santo Stefano di Quisquina, due fucilate feriscono Giovanni Battista Peruzzo, vescovo di Agrigento. Peruzzo fu tra la vita e la morte per una settimana per quell’attentato architettato, probabilmente, dagli sgherri di qualche feudatario arrabbiato col «vescovo dei contadini» che appoggiava la rivendicazione di terre da parte dei poveri coltivatori agrigentini. Anche se l’inchiesta ufficiale attribuì il fattaccio a faide interne al monastero, in un certo periodo popolato da fraticelli, più avvezzi al coltello anziché alla preghiera, che Peruzzo aveva cacciato attirandosi non poche inimicizie. Il processo si concluse con la condanna a pochi anni di carcere di un solo imputato, Onofrio Di Salvo, che confermò la ricostruzione «ufficiale» che l’ispettore generale di pubblica sicurezza aveva servito ai giudici di Sciacca.

    Ma torniamo alla storia. Quando si sparse la notizia del ferimento del vescovo, a pochi chilometri di distanza, sempre nella stessa provincia, nel convento di Palma di Montechiaro (edificato dagli avi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, aristocratici di quelle terre) alcune religiose, oltre che recitare il rosario invocando la salvezza del loro vescovo, progettarono uno sconvolgente patto. «Offrirono a Dio la vita» delle dieci monache più giovani in cambio del pieno ristabilimento di Peruzzo. Le ragazze con la tonaca si lasciarono morire digiunando e il vescovo guarì, ma per lungo tempo restando all’oscuro di quanto avevano fatto le sue pecorelle di Palma.

    Una storia fino a ora sconosciuta e di cui Camilleri viene a conoscenza per caso, inciampando in una nota a fondo pagina di un biografia di Peruzzo. Una microscopica notizia riporta una lettera (trovata nell’archivio personale di Peruzzo) dell’allora abbadessa del convento, suor Enrichetta Fanara, che undici anni dopo il ferimento di Peruzzo, il 16 agosto 1956, sente il dovere di confessargli i fatti: «Non sarebbe il caso di dirglielo, ma glielo diciamo per fargli ubbidienza. Quando V. E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunità offrì la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. Il Signore accettò l’offerta e il cambio: dieci monache, le più giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore».

    L’autore del famoso commissario Montalbano racconta che «alla lettura di queste parole, feci letteralmente un salto dalla seggia, provando uno sgomento quasi certamente uguale a quello provato dalla diocesi agrigentina alla notizia dell’attentato». E alla fine, come preso da un senso di sgomento confessa: «Non riesco a tirare nessuna conclusione da questa vicenda, né per me né per i miei lettori». Una nota della Curia di Agrigento spiega invece: «Per capire certe parole come “offrire la vita“ bisogna entrare in una logica cristiana altrimenti si sbaglia il bersaglio.

    La morte delle suore è avvenuta per cause naturali come la malattia, la tisi o altro. Rimane però l’atto di fede che fa offrire la propria sofferenza o il proprio morire per unirlo all’offerta di Cristo sulla croce».

  • “D’io ti assolvo”

    “D’io ti assolvo”

    Lo scrittore Emmanuel Carrère afferma che c’è solo un modo per ricevere il dolore degli altri, ovvero dargli voce, farlo diventare il proprio dolore.

    Chiara Frassoni, una psicoterapeuta di Bergamo, dedica il suo romanzo a tutte le persone che hanno sofferto, stanno soffrendo e soffriranno a causa della/e religione/i per via dei precetti o di abusi psicologici e/o psico-fisici inflitti da donne e uomini che affermano di rappresentare la parola di Dio.

    Le religioni, afferma l’autrice, dovrebbero basarsi sull’accettazione, essere fonte di comprensione, conforto, fiducia e speranza, ma non è così infrequente che generino sofferenza, traumi e disperazione.

    “D’io ti assolvo” è al contempo un giallo psicologico e sociale ambientato nella provincia di Bergamo. La trama si svolge all’interno di un contesto socio-culturale che ben rispecchia alcune criticità dei giorni nostri: un ambiente caratterizzato da un clima di propaganda che istiga all’odio e alla violenza, dove vengono sabotati i diritti delle minoranze, dove conquiste come l’interruzione volontaria di gravidanza o il divorzio vengono messe in discussione, dove si inneggia alla persecuzione dei migranti che si trovano così ad assolvere la funzione di capri espiatori.

    Tali ideologie sono sempre più spesso supportate da un uso strumentale della figura di Dio.

    Quali sono le conseguenze a cui si può andare incontro quando non vi è libertà di espressione e certi diritti vengono negati?

    L’autrice vuole farci riflettere su questo.

  • Perché i preti sono pedofili

    Perché i preti sono pedofili

    Ogni bambino è un progetto sociale e la difesa della sua incolumità è sempre stata e sempre sarà una responsabilità collettiva. Il cortile dell’inferno pedofilo ha i muri bassi, basterebbe poco a quei fanciulli per alzarsi in piedi e scappare fuori, e basterebbe poco per gli adulti guardare dentro e portar via i bambini, ma la sottomissione al “divino” è paralizzante. I bambini devono continuare a essere le vittime sacrificali sull’altare del potere esercitato con perversione.

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    Un libro che scoperchia senza false ipocrise il problema della pedofilia nella Chiesa Cattolica,

    la protezione, l’occultamento, l’omertà delle gerarchie per nascondere al mondo uno dei grandi problemi del clero. L’autore ne traccia un quadro chiaro fatto di numeri, dati, informazioni che dimostrano quanto questo fenomeno venga minimizzato al di là della sua reale portata.

    Il saggio si chiude con la pubblicazione, in inglese (perché non esiste una versione ufficiale in italiano), del Crimen Sollicitationis, il documento segreto che impartiva le direttive per come trattare i casi di pedofilia.

    Prefazione di Luigi Tosti

    Lo trovi su Amazon 

  • “I miei genitori facevano orge in casa, poi mi volevano vergine al matrimonio. Quando ho lasciato i Testimoni di Geova mi hanno ‘cancellata’”: la storia di Martina Pucciarelli

    “I miei genitori facevano orge in casa, poi mi volevano vergine al matrimonio. Quando ho lasciato i Testimoni di Geova mi hanno ‘cancellata’”: la storia di Martina Pucciarelli

    “C’è una via di mezzo tra fare orge in casa e costringermi a sposarmi vergine. Invece, loro hanno scelto gli estremi. Hanno immolato me per espiare i loro peccati”. È un racconto senza filtri, a tratti crudo, quello di Martina Pucciarelli, scrittrice esordiente che il 21 gennaio debutta con Il Dio che hai scelto per me: edito da HarperCollins, è un romanzo-verità ad alto tasso autobiografico, in cui racconta la sua esperienza di vita, sofferenza e rinascita, da quando ha lasciato i Testimoni di Geova ed è stata letteralmente “cancellata” dalla sua famiglia. Un percorso lungo, pieno di dolore, che ha anticipato in un’intervista al Corriere della Sera, in cui svela i traumi che l’hanno spinta ad andare in psicoterapia e poi a lasciare la comunità di cristiani millenaristi. A cominciare dalla violenza subita da un ragazzo, amico di famiglia, e diventato un tabù per molti anni.

    “Il dolore più grande è stato che non venisse data importanza alla cosa. Devo riconoscere a mia madre che lei se ne era accorta, io le ho chiesto di portarmi da una sorella di fede che era come una seconda madre, cui ero legatissima e lei ha peccato di superficialità. Comunque ci sono ragazze che hanno subito abusi ben peggiori”, svela la Pucciarelli. Ma la spinta ad allontanarsi dai Testimoni di Geova arriva con la maternità, che coincide con la messa in discussione della fede. “Mi ero sposata, i figli non arrivavano. E dicevo a Geova: ‘Sono sempre stata brava e ubbidiente e ho sempre fatto quello che volevi, ho rinunciato a tante cose per te e una cosa ti chiedo, una cosa voglio, perché non me la dai?’. Ci credevo e all’epoca pensavo che mi stesse punendo per qualcosa che non avevo capito”.

    Con la fecondazione assistita (“sempre secondo le regole della comunità, con il seme del marito”) i figli arrivano, ma nel frattempo i dubbi crescono, complice anche l’uscita dai Testimoni del fratello maggiore, che viene “ripudiato” dai genitori (“Mio padre ha scelto di fare l’anziano, sacrificando di fare il padre, con mio fratello, ha cacciato il figlio per salvare la sua reputazione”). Al settimo mese di gravidanza, in attesa del secondo figlio, la Pucciarelli decide di entrare in terapia: “Qualcosa non mi tornava. Loro ti promettono una felicità tanto più grande quanto più rinunci alle cose: io avevo rinunciato a tutto ma ero infelice. E allora o il problema sono io, come volevano farmi credere, o la ricetta non funziona”. Grazie al lavoro con la sua psicologa, prende consapevolezza di tante cose e decide di lasciare la comunità – e una vita di proibizioni, a cominciare dai regali di compleanno e Natale, mai ricevuti o donati – e la spinta più forte gliela danno i figli: “Sono uscita per i miei figli, per me non ci sarei riuscita, forse non mi volevo bene abbastanza”.

    Oggi ammette che le manca la fede mentre non le manca l’ipocrisia nella quale a vissuto, soprattutto quella legata al sesso e alla vita familiare. Lei e il fratello maggiore (che la madre ha avuto con un altro uomo), entrambi cancellati dalla vita della loro famiglia, hanno infatti scoperto molte cose che non sapevano dei loro genitori. A cominciare dal loro essere libertini: “Vivevano in uno stile beat generation, una giovinezza di eccessi, mio padre l’ha confessato a mio fratello. Questa era la loro maniera di ribellarsi. Alla fine, si sono auto-puniti… convertendosi. Ho provato rabbia, giustificata, perché c’è una via di mezzo tra fare orge in casa e costringermi a sposarmi vergine. Invece, loro hanno scelto gli estremi. Hanno immolato me per espiare i loro peccati. Dovevano limitarsi a immolare sé stessi. Mi hanno tolto l’adolescenza”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/18/i-miei-genitori-facevano-orge-in-casa-poi-mi-volevano-vergine-al-matrimonio-quando-ho-lasciato-i-testimoni-di-geova-mi-hanno-cancellata-la-storia-di-martina-pucciarelli/7842302/

  • BEIRUT-VERONA. SOLA ANDATA

    BEIRUT-VERONA. SOLA ANDATA

    L’AUTORE

    Robert El Asmar è nato in Libano nel 1973 e cresciuto tra Beirut, Monaco di Baviera e Parigi dove ha ultimato i suoi studi. Attualmente vive sul lago di Garda e lavora nel campo aeronautico. Grazie al suo lavoro viene a contatto con molte differenti e complesse realtà che gli danno spunti per i suoi romanzi. Questo è il suo primo lavoro letterario pubblicato.

    DESCRIZIONE

    Dopo essere stato testimone di indicibili orrori, il giovane Marwan riesce a fuggire dal suo paese natale, il Libano, segnato da una guerra che va avanti da anni. A regalargli la speranza di una vita nuova, lontana dalla guerra civile, dal caos di Beirut e dalle rappresaglie dei guerriglieri, è una borsa di studio per stranieri, che lo porta in Italia, a Verona.

    Qui, pur perseguitato dai fantasmi di un passato traumatico e dai terribili ricordi della sua infanzia, troverà accoglienza in una comunità religiosa, i cui padri paiono fin da subito cordiali e accoglienti. In particolare, Marwan stringerà un forte legame di amicizia con il quarantenne padre Nicola, il padre superiore, che lo affiancherà negli studi, lo sosterrà e si farà carico di portarlo in viaggio a conoscere le bellezze dell’Italia. Tutto cambia quando Nicola, una sera, confessa a Marwan il suo amore per lui. Da questo momento per il giovane inizierà un calvario del tutto nuovo…

    Beirut-Verona. Solo andata

  • VIZIO CAPITALE

    VIZIO CAPITALE

    Vizio capitale ricostruisce, con documenti, testimonianze e intercettazioni inedite, uno scandalo che non riguarda solo i chierichetti del Papa, ma le gerarchie che hanno nascosto la verità.

    Uno spaccato sconvolgente sui misteri del Vaticano, che spiega come si è arrivati alla sentenza epocale del 23 gennaio 2024: la prima condanna per “corruzione di minore” della corte d’Appello pontificia.

    https://shop.ilfattoquotidiano.it/prodotto/vizio-capitale

  • L’elenco dei preti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    L’elenco dei preti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    Juan Pablo Barrientos (a destra) e Miguel Ángel Estupiñán, giornalisti autori dell’inchiesta. A destra, la copertina del libro che pubblicano.

    Foto: per gentile concessione di Daniel Reina

    Il fascicolo segreto È il terzo libro sugli abusi sessuali del clero scritto in Colombia negli ultimi quattro anni. Se ne potrebbero scrivere ancora decine e non finiremmo mai di raccontare come migliaia di ragazzi, ragazze e adolescenti abbiano subito abusi sessuali da parte di preti e vescovi. Ma non solo minorenni, ma anche uomini e donne incapaci di resistere sono stati violentati sessualmente da sedicenti rappresentanti di Cristo sulla terra. Alcune denunce furono registrate in un dossier tanto segreto quanto aberrante.

    Il libro è il frutto di sette anni di ricerca, il cui primo momento di diffusione è stata la pubblicazione, il 21 marzo 2018, dello speciale radiofonico dal titolo “Lasciate che i bambini vengano a me”, su W Radio, che denunciava l’esistenza di una rete di preti pedofili e molestatori sessuali nell’arcidiocesi di Medellín. La ricerca che pubblichiamo in questo libro conferma che questa rete si è diffusa in tutto il Paese con l’insabbiamento di vescovi, superiori di comunità religiose e perfino del Vaticano.

    Siamo arrivati ​​a questa conclusione grazie ai giudici della repubblica che hanno costretto alcuni vescovi del Paese a consegnare il dossier segreto. Il 10 gennaio 2023, alle 8:32 del mattino, tutti i vescovi della Colombia hanno ricevuto un diritto di petizione con quattro punti che indagavano sulla carriera dei sacerdoti e sulle possibili denunce contro di loro per abusi sessuali. Il giornalista Miguel Ángel Estupiñán Medina, coautore di questo libro, si è unito a questa indagine nel 2022. Insieme abbiamo inviato centotrentasette petizioni sui diritti ai vescovi e ai superiori delle comunità religiose della Chiesa cattolica in Colombia. Ma centoventi di loro hanno deciso di ignorare, all’unisono, la giurisprudenza emessa dalla Corte Costituzionale in due sentenze del 2020 e del 2022 che li obbliga a fornire l’informazione. Diversi religiosi sono stati assistiti da Marcel Fernando Tangarife Torres, avvocato dell’arcivescovo di Medellín, denunciato per frode procedurale insieme al vescovo militare Víctor Manuel Ochoa, in una causa che chiede il risarcimento di due vittime di un prete pedofilo.

    Visto il rifiuto dei gerarchi anziani, abbiamo depositato centoventi tutele pretendendo le dovute risposte: settantacinque tutele sono state risolte a nostro favore e quarantacinque contro. Per garantire l’obiettività e la trasparenza di questa indagine giornalistica, cerchiamo l’accesso alle informazioni semi-private che risiedono negli archivi segreti delle istituzioni religiose del Paese. Questi dati sono necessari per rispondere a quattro domande:

    1) quanti sacerdoti sono stati denunciati alle autorità clericali per delitti contro la formazione, l’integrità e la libertà sessuale di ragazzi, ragazze e adolescenti.

    2) Come ha reagito alle denunce la gerarchia locale della Chiesa cattolica.

    3) In che misura queste denunce sono state portate all’attenzione della Procura per evitare l’impunità.

    4) Quali misure sono state adottate contro i religiosi denunciati, al loro interno, per proteggere i bambini e gli adolescenti.

    Nel 2020, la sentenza T-091 della Corte Costituzionale ha risolto due casi molto simili a quelli sollevati nelle centoventi tutele che abbiamo presentato nel 2023 e ha protetto i diritti di petizione e di accesso alle informazioni. A causa di questa decisione, l’arcidiocesi di Medellín ha dovuto fornire i dati di centocinque sacerdoti. Nel 2021, abbiamo inviato un nuovo diritto di petizione della stessa natura all’Arcivescovo Ricardo Tobón Restrepo, dell’Arcidiocesi di Medellín, chiedendo informazioni su novecentoquindici chierici di cui non gli era mai stato chiesto.

    Nonostante il precedente costituzionale, l’arcidiocesi si è rifiutata di fornire l’informazione, quindi abbiamo presentato una nuova tutela contro mons. Tobón. Il giudice Muriel Massa Acosta costrinse l’Arcidiocesi a consegnare le informazioni, ma, in secondo grado, la Sezione Civile della Corte Superiore di Medellín, su presentazione del giudice Julián Valencia Castaño, revocò tale sentenza e negò l’accesso all’archivio segreto di l’Arcidiocesi di Medellin.

    L’errata decisione del giudice Valencia Castaño, ignorando un precedente costituzionale per proteggere l’arcivescovo di Medellín, ha attirato l’attenzione della Corte costituzionale e, nel gennaio 2022, il giudice Jorge Enrique Ibáñez Najar ha insistito sulla scelta della tutela contro l’arcidiocesi di Medellín. La Camera Plenaria ha accolto la sua richiesta all’unanimità ed ha emesso la Sentenza SU-191 del 2022, riaffermando l’obbligo di Mons. Tobón di rispondere ai diritti della petizione così come le ha ricevute.

    I vescovi e i superiori delle comunità religiose, seguendo l’esempio di Tobón, hanno distorto le due sentenze della Corte Costituzionale per continuare a rifiutarsi di fornire tutte le informazioni che chiediamo loro. Solo 19 su 137 vescovi e superiori di comunità religiose (13%) hanno fornito informazioni su tutti i sacerdoti nella loro giurisdizione; Cioè hanno risposto alle quattro domande e ai 22 letterali del nostro diritto di petizione. Quarantacinque leader hanno mentito nelle risposte incomplete che hanno fornito e, nel processo, hanno commesso il reato di falsità ideologica in un documento privato.

    Su 569 sacerdoti denunciati per pedofilia e abusi sessuali, 155 esercitano attualmente il sacerdozio. Trecentoquarantaquattro denunce sono state inviate alle autorità civili, ma la stragrande maggioranza dalle vittime stesse; Quaranta delle persone segnalate da vescovi e superiori di comunità religiose sono state portate all’attenzione della Procura solo dopo aver ricevuto il diritto di ricorso per questa inchiesta giornalistica. Secondo le informazioni in nostro possesso, ci sono state solo cinquantuno condanne penali in Colombia e nove all’estero. Sedici sacerdoti sono stati assolti da giudici della repubblica o di altri paesi. Il 94% dei reclami risale agli ultimi 20 anni; Il 96%, per fatti denunciati che hanno coinvolto minori e almeno 552 sacerdoti.

    Dall’alto verso il basso, l’insabbiamento e la protezione dei preti pedofili sono stati il ​​denominatore comune. Il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, come la maggior parte dei vescovi del Paese, ha incaricato uno studio legale molto costoso di intervenire nelle tutele che abbiamo depositato e si rifiuta di ottemperare a quanto ordinato dalle sentenze T-091 del 2020 e SU – 191 del 2022. La cosa non sarebbe così grave se non fosse il presidente della Conferenza episcopale e primate della Colombia, il vescovo più importante del Paese, chiamato a dare un esempio di pulizia e trasparenza. Al contrario, in una prima risposta a un diritto di petizione nel 2022, Rueda ha assicurato che, in tutta la storia dell’arcidiocesi, solo sei sacerdoti erano stati denunciati per violenza sessuale su minori nella capitale del Paese. Rispetto ad altre città (Medellín: 70, Villavicencio: 50, Manizales: 24, Armenia: 12, Rionegro: 21), questa cifra è chiaramente una bugia. E sì, lo è, perché in risposta ad un altro diritto di petizione inviato da Miguel Estupiñán nel 2023, il cardinale Rueda si rifiutò di rispondere alle quattro domande e alle undici letterali, e in cambio fornì i nomi di nove sacerdoti denunciati e una scatola con centocinquantasei copie di una rivista istituzionale che non rispondono a tutte le domande che ci poniamo sul diritto di petizione, dando libero sfogo a leggi tipiche di chi insabbia crimini gravi come quelli contro i bambini.

    Testimonianze e documenti dimostrano che, fornendo informazioni incomplete, vescovi e superiori di comunità religiose intendono nascondere la gravità del fenomeno degli abusi sessuali da parte del clero in Colombia, che sono riusciti a coprire non inoltrando, ove opportuno, le denunce alla Procura Ufficio. Il cardinale Rueda, per citarne solo uno, ha insabbiato, nella sua carriera episcopale, almeno dieci sacerdoti denunciati per abusi sessuali. Con il permesso di vescovi, cardinali e papi, la stessa cosa è avvenuta nel resto del mondo. Tra il 1950 e il 2020, in Portogallo, 4.815 ragazzi e ragazze hanno subito abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica. Nello stesso periodo in Francia ci furono 216.000 denunce contro preti, 200.000 in Spagna. E molto recentemente è stato scoperto il diario di un prete gesuita spagnolo pedofilo che ha violentato più di 85 bambini in Bolivia e ha lasciato l’orrore catturato in diversi quaderni come se fossero storie per bambini.

    Ad oggi, la Corte Costituzionale ha selezionato per la revisione quarantotto tutele delle centoventi che abbiamo depositato contro vescovi e superiori di comunità religiose. La negligenza degli alti gerarchi sembra essere una buona notizia in mezzo a tutto, poiché la Corte emetterà una terza sentenza, speriamo, questa volta non solo contro l’arcivescovo di Medellín, ma contro tutti gli alti gerarchi colombiani, con la quale potrebbe costringere a consegnare il dossier segreto una volta per tutte. La decisione è nelle mani dei giudici Jorge Enrique Ibáñez Najar, Alejandro Linares Cantillo e Antonio José Lizarazo Ocampo. Dipenderà da loro se i progressi in termini di accesso all’informazione saranno tali che i giornalisti, e la società in generale, possano conoscere i file etichettati come segreti e che sono di interesse generale.

    Il libro si compone di due parti e di un allegato: dodici racconti, l’archivio segreto della Chiesa cattolica della Colombia e un’intervista rivelatrice a un sacerdote che ha detto in pubblico ciò che i presuli dicono – e credono – in privato. In Il fascicolo segreto non ci sono dati incompleti o mancanti. Questi sono i dati che abbiamo grazie, principalmente, a due fonti: i vescovi e i superiori delle comunità religiose, obbligati dai giudici della repubblica a rispondere ai nostri diritti di petizione, e le storie dei sopravvissuti.

    L’indagine sull’archivio segreto non si esaurisce con il libro; Continueremo ad ascoltare le vittime e a raccogliere dati. Confidiamo che la Corte Costituzionale riaffermi e garantisca il diritto fondamentale di petizione e di accesso alle informazioni che ci permettono di accedere all’archivio segreto dell’87% dei vescovi e dei superiori delle comunità religiose che non hanno fornito tutte le informazioni da noi richieste. Dopo tale pubblicazione, il dossier segreto continuerà ad essere aggiornato sul portale giornalistico casamacondo.co.

  • Olocausto bianco – Ferruccio Pinotti

    Olocausto bianco – Ferruccio Pinotti

    Difficile da accettare, ma la pedofilia in Italia esiste, e non è affare di pochi. Sono spesso uomini di buona cultura, a volte perfino affermati professionisti, a vivere in segreto la loro inconfessabile, cupa perversione, mentre molti bambini, nel nostro Paese e nelle mete tradizionali del turismo sessuale, continuano a pagarne l’altissimo prezzo.

    Tra vite distrutte, giri illegali e coperture potenti, questo fenomeno, scaturito dalle parti più oscure e remote della psiche umana, si rivela anche e soprattutto una terribile piaga sociale, un business che muove molti soldi, un delicato nodo giuridico e un problema politico.

    Ferruccio Pinotti si addentra in questo groviglio con gli strumenti che abbiamo imparato a vedergli utilizzare: quelli del giornalismo, dei dati, dell’inchiesta, delle interviste, dei documenti e delle carte processuali.

    Così, attraverso la ricostruzione di casi di cronaca eclatanti e le testimonianze di ex vittime, di abusanti, di giudici e psicologi, si disegna il puzzle complesso di un problema che è bene conoscere. Anche per provare a fermarlo.

    https://www.ibs.it/olocausto-bianco-libro-ferruccio-pinotti/e/9788817020589