Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Libri

  • Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Viella, Roma, 2020, pagine 343, euro 29,00

    Ampio e approfondito saggio storico-giudiziario, corredato da ricchissima bibliografia di circa 600 testi, basato su ricerche originali in 12 archivi diocesani e statali toscani.

    Il testo è anche munito di Indice dei Nomi di persona e di luogo.

    I privilegi clericali medievali sono ben evidenziati nel libro: “il privilegio del foro” giudiziario garantiva a preti e frati un processo  diverso con più garanzie per l’imputato, il quale anche se condannato quasi sempre godeva “dell’esclusione della pena di morte e delle punizioni infamanti.”

    Ma, ovviamente, ciò che faceva più arrabbiare erano le decime e altre tasse varie che il popolo era tenuto a versare al clero: ad esempio gli uomini di Montemurlo furono tutti scomunicati dal vescovo di Pistoia poiché “avevano introdotto degli ordinamenta contro il pagamento delle decime”.

    Le donne, allora come oggi, erano spesso vittime di abusi sessuali clericali: stuprate, sedotte e abbandonate, indotte ad abortire ecc. Fu questo il caso del monaco benedettino Stefano di Coluccio da Lucca e del prete Ranieri da Vecchiano, Pisa. Quest’ultimo uccise la sua amante e ne nascose il corpo, proprio come ha fatto un frate nel 2014 a Ca Raffaello, Arezzo.

    Nel 1303 anche il prete Lapo aveva “ucciso e sepolto di nascosto i corpi delle bambine”, frutto di rapporti adulterini fiesolani. Un paragrafo di 15 pagine, intitolato “Il sesso” documenta le imprese boccacesche clericali medievali toscane. Non manca qualche riferimento anche ai preti pedofili.

    La presenza di schiave nella Toscana medievale è ben documentata, anche i documenti giudiziari archivistici presentati in questo libro lo confermano: “una Martina, giovinetta schiava di una donna di Lucca” fu al centro di uno scandalo erotico clericale.

    In conclusione anche questo approfondito testo storico conferma la realtà e cronicità dei misfatti clericali sessuali, finanziari, criminali compresa la collaborazione attiva con bande armate ecc.

    Pierino Marazzani, dicembre 2021

  • Mobbing e abusi nei conventi, un libro-inchiesta alza “Il velo del silenzio”

    Mobbing e abusi nei conventi, un libro-inchiesta alza “Il velo del silenzio”

    CITTÀ DEL VATICANO. Mobbing, violenze, ricatti e frustrazioni: non sono pochi i conventi messi in ginocchio da comportamenti che lo psichiatra Cantelmi definisce «predatori», legati alla «gestione del potere», che sconfina spesso in «autoritarismi compulsivi». In nome di quella trasparenza tante volte invocata e praticata da papa Francesco in questi tempo di verifiche e riforme nei Sacri Palazzi, arriva un libro-inchiesta sugli abusi nei monasteri: abusi di potere, di coscienza o sessuali all’interno di ordini e istituti, che portano donne e ragazze a spegnere il fuoco della vocazione e abbandonare il percorso religioso intrapreso, anche dopo anni. Sono loro stesse, suore o ex suore, che stanno per lasciare o hanno già lasciato quella che per anni è stata la loro «casa», a raccontare nel libro «Il velo del silenzio» di Salvatore Cernuzio (con introduzione di padre Giovanni Cucci, sj e contributo di Giorgio Giovanelli) ciò che hanno subito: mobbing, ricatti, manipolazioni, discriminazioni in base alla nazionalità, violazione del foro interno (cioè dei segreti della propria coscienza), problemi di salute sottovalutati o usati come pretesto per l’emarginazione. Non pochi commentatori hanno subito definito questo volume «necessario», per purificare quegli ambienti ecclesiastici inquinati dalle debolezze umane, dalle tentazioni e dal «clericalismo», di cui parla lo stesso autore. «Tanti, troppi, i comuni denominatori nelle storie di queste religiose ed ex religiose, che pur provengono da latitudini e background completamente differenti. E che fanno pensare che non si tratti di singoli casi, in cui a rimetterci sarebbero donne particolarmente fragili, tendenti alla depressione o troppo deboli e “pazze” per reagire, ma che evidentemente sia presente un sistema malsano, basato su strutture di potere e su quel clericalismo che papa Francesco in diverse occasioni ha stigmatizzato come un “cancro” per la Chiesa». Clericalismo inteso «come quel surplus di grazia di cui superiori, fondatrici, maestre delle novizie o gli stessi padri spirituali si ammantano, decidendo sulla sorte di questa o quell’altra candidata, facendola precipitare in uno status di debolezza e soggezione che la rende anche facile preda di violenze. Fisiche e psicologiche».

    Il libro di Cernuzio, giornalista di Vatican News e dell’Osservatore Romano dopo essere stato redattore di Vatican Insider-La Stampa, raccoglie in forma anonima le testimonianze di donne di tutto il mondo e di diverse età che, dopo anni di silenzio, per paura o perché sotto forte pressione psicologica, hanno deciso di far sentire la loro voce, in modo da poter aiutare chi ancora non ha il coraggio di reagire. Un «velo», come quello tolto dal proprio capo, che ora cade per rivelare storie altrimenti nascoste.

    Come quella di Anne-Marie, vittima di episodi di razzismo nel suo istituto negli Stati Uniti. Lei e altre due africane hanno dovuto subire battute sull’ignoranza o sul vestiario; costrette a spalare la neve e fare lavori pesanti perché «abituate alla fatica in Africa». Quando è morta sua madre non gliel’hanno detto per tre giorni e hanno continuato a farla lavorare in cucina.

    Thérèse ha problemi alla colonna vertebrale. Per la madre sono scuse per evitare gli impegni della vita comunitaria. La ragazza diventa quasi anoressica, non viene aiutata nelle cure e le viene impedito di andare da uno psicologo. Esce dall’istituto, restando senza sostegno di alcun tipo, piena di timori e nevrosi. Aiutata ora da una comunità che le ha pagato anche i primi mesi di affitto, è in cura psicologica.

    Aleksandra viene molestata da un prete. Ma invece di essere protetta e aiutata, e invece di denunciare il sacerdote, è colpevolizzata dalla superiora che le toglie pure la guida di un progetto da lei fondato. Chi viene scelto per sostituirla alla guida del progetto? Il prete in questione. Aleksandra ha avuto problemi di salute ma non è stata aiutata in alcun modo, perché non rientrava tra le favorite delle suore più anziane. Ed è pure stata messa sotto accusa quando è uscita dall’istituto.

    Nei monasteri femminili «c’è a mio parere – sottolinea nell’’intervista contenuta nel libro Tonino Cantelmo – troppa sofferenza non raccontata, troppo dirigismo e un isolamento non sempre sano». Secondo lo psicoterapeuta «molte Congregazioni sono pervase da forme di individualismo impressionanti e la vita in comune è soltanto formale, priva di contenuti». È in questo individualismo che «si creano forme di abuso caratterizzate dalla ricerca di potere. Vedi subito questo quando in una Congregazione il religioso o la religiosa considera quella struttura di cui è superiore o quell’opera di carità che gli è stata affidata una sorta di suo potentato». Cantelmi denuncia che «a volte la gestione del potere si caratterizza per la costituzione di cordate che fanno sì che ci sia una forma di esclusione davvero crudele: su alcune religiose pesa un giudizio negativo particolarmente severo. Questo in realtà dimostra una incapacità in alcune Congregazioni, maschili e femminili, di vivere un’autentica fratellanza/sorellanza». La ricostruzione di relazioni autentiche e sane è «a mio parere una urgenza che riguarda molte Congregazioni».

    A impreziosire – e a sigillare – il lungo e complesso lavoro di Cernuzio c’è anche la prefazione di Nathalie Becquart, xmcj, sottosegretario della Segreteria generale del Sinodo, prima donna con diritto di voto nell’assise dei vescovi. «Siamo tutti chiamati a prendere coscienza – evidenzia suor Nathalie – di queste pratiche erronee di obbedienza e di esercizio dell’autorità nella Chiesa, che purtroppo sono sorte sia nelle parrocchie che nelle vecchie e nuove comunità di vita consacrata o associazioni laicali». Becquart esorta ad «ascoltare la forte chiamata di Papa Francesco alla conversione pastorale, che ci richiede di abbandonare il modello clericale della Chiesa e di entrare in una visione di Chiesa sinodale, che implica l’ascolto e la partecipazione di tutti e l’assunzione di responsabilità congiunte». Un tema mai così cruciale come nelle dinamiche di relazioni distorte e violente raccontate con delicatezza da Cernuzio.

    Suor Nathalie vuole «rendere omaggio a queste donne che hanno coraggiosamente accettato di parlare e dare la loro autentica testimonianza». Ora però «dobbiamo ascoltarle sentirle e prendere coscienza che la vita consacrata nella sua diversità, come altre realtà ecclesiali, può generare sia il meglio che il peggio». Il meglio quando «i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza sono proposti come un cammino di crescita umana e spirituale». Il peggio quando «i voti religiosi sono interpretati e attuati in modo da infantilizzare, opprimere o addirittura manipolare e distruggere le persone». Nelle pagine di Cernuzio si trovano anche degli spunti sui percorsi di «rinascita», quindi sugli strumenti del Diritto canonico o della psicoterapia in supporto e a tutela delle consacrate, oppure sulle iniziative all’interno della Chiesa che aiutano queste donne a riprendere la vita in mano e ad andare avanti. A volte perfino ricominciando il cammino religioso, quando tornano a distinguere le malefatte di qualche superiore con l’opera e la presenza del Signore. E la propria preziosa missione per conto di Dio.

    «Il velo del silenzio. Abusi, violenze, frustrazioni nella vita religiosa femminile», di Salvatore Cernuzio, Edizioni San Paolo 2021, pp.208, euro 20,00

  • Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Ha appena 12 anni, Anna  Amorosi quando la violenza la inghiotte. Come uno di quei deliziosi bocconcini di mozzarella che escono dalla piccola fabbrica in Cilento dei  nonni materni, dove lavora suo padre che lei qualche volta aiuta.

    Venerdì santo, due giorni prima di Pasqua, la ragazzina va a confessarsi nella  parrocchia, secondo il programma previsto per tutti i bambini e le bambine che ne fanno parte. La chiesa è vuota. Dietro la griglia del confessionale, don Luca studia la preda, ignara di quanto accadrà. La trappola sta per scattare con un invito a seguirlo in sagrestia.

    Anna  esprime il suo smarrimento in un interrogativo cui il parroco risponde con l’inganno. Tirandola per le braccia e portandola davanti all’altare dove si svolge quello che lui chiama atto di purificazione.

    Perversione e stupro si uniscono nel grido disperato per un’innocenza violata da un insospettabile “guardiano” del cattolicesimo. Tanto irreprensibile che nessuno  può dubitare della sua onestà: quando l’adolescente torna a casa e si rifugia tra le braccia della zia, accusandolo dell’ orrendo abuso, riceve un vigoroso ceffone per aver tentato di disonorare un prete così buono e devoto alla comunità.

     Signora disinibita, libera e volitiva, Anna Amorosi, assetata di tenerezza. Il ritratto prende forma da un fatto di cronaca nera romana inciso nella memoria nazionale il 30 agosto 1970 che moltiplicò  le vendite del quotidiano Il Messaggero: Jean-Noël Schifano ne fa materia di romanzo appassionato, intenso, nostalgico, legandolo alla sua città dell’anima, Napoli, e cambiando nome e cognome alla signora (di origini campane) che lo ispira.

    Il libro parte da un’immagine potente, di un presente calato nello scenario napoletano, tra Sant’Elmo e Castel dell’Ovo: una vergine nera nuda in cima all’albero di corallo (Erythrina crista-galli) tra fiori simili a lingue di fuoco, al centro di piazza Vittoria.

    Vergine nera, simbolo di una femminilità drammatica, disperata, misteriosa, che intreccia la vita con la morte. Preludio della storia rievocata da Giannatale, alter ego letterario dell’autore, perso nei sentimenti dei ricordi ancora vividi.

    Anna è la contessa più ricca d’Italia: dopo un primo matrimonio e speranze archiviate d’attrice a Cinecittà, ha sposato il conte Roberto Clerici Venosa che ama esibire la moglie.

    Prima notte di nozze, all’Excelsior di Napoli, lussuoso albergo internazionale sul lungomare: qui comincia il viaggio d’amore spericolato della coppia. Con Paolo, giovane cameriere che porta in camera una bottiglia di Dom Perignon e si fa trascinare in un focoso amplesso, pagato dall’aristocratico, avido spettatore d’erotismo.

    Le evoluzioni di un matrimonio affollato di  incontri con amanti occasionali attirati dal denaro si rincorrono nelle confessioni di Anna, trasformate in letteratura flessuosa, avvincente, implacabile contro ipocrita moralismo: Giannatale è il suo amico, il suo complice, il suo amore disinteressato (agapè). L’angelo custode incontrato nell’isola di Vivara, che rende le reminiscenze affettuose, fulgide, malinconiche.

    L’amante di Anna ha profilo partenopeo, nella versione romanzesca di un delirio  carnale culminante nel duplice assassinio: il venticinquenne Gennaro Annunziata irrompe come un dio marino nella loro villa di Zannone per quei giochi sessuali che fanno impazzire di godimento Roberto. Ma accade quello che il nobile capitolino non ha previsto: la fiamma della passione li travolge. Sto per lasciarlo, annuncia la “signora degli scandali”  a Giannatale.

    Si vorrebbe che l’epilogo fosse diverso da quello che il rapporto di polizia dell’epoca ha lasciato. Chi legge, sarebbe felice di scoprire che quell’amicizia intima e profonda sia stata capace di  invertire la rotta di un’esistenza lanciata a tutta velocità verso la fine.

    Tuttavia, si assapora la ricostruzione fedele e allo stesso tempo poetica dei fatti, con curiosità e desiderio di conoscenza, sulle tracce di un passato attraversato da una scia di sangue, mistero, soldi e potere.

    Dalla Loggia massonica P2 all’Opus Dei e alla strage di piazza Fontana del 1969, con l’esplosione terroristica di una  bomba nei pressi della banca nazionale dell’agricoltura a Milano. Su questa oscurità italiana, galleggia l’immortalità femminile. Divina e inattaccabile.
    ©Riproduzione riservata

    Il LIBRO
    Anna Amorosi è uscito in Francia nel maggio 2020 presso la casa editrice parigina Gallimard. In Italia è stato pubblicato da Colonnese (pagg.118, euro 15): la copertina offre  il dipinto “Eva futura” di una grande pittrice partenopea,  Maria Palliggiano,  inquieta e infelice, dalla creatività rivoluzionaria, allieva e moglie di Emilio Notte, maestro dell’accademia di Belle arti di Napoli.

    L’AUTORE
    Cittadino onorario di Napoli dagli anni novanta dove ha diretto l’istituto francese, Schifano, padre siciliano e madre lionese, traduttore dei romanzi di Umberto Eco in Francia, trae linfa e ispirazione dalla città in cui ha vissuto sedici anni.
    LA CRONACA

     Il 30 agosto 1970 nella sua abitazione romana, Camillo II Casati Stampa di Soncini uccise la moglie Anna Fallarino (nata in un piccolo centro del Beneventano)  e il suo giovane amante Massimo Minorenti e poi si suicidò. Una coppia scandalosa, la loro. Il marchese pagava uomini per fare sesso con la moglie allo scopo di appagare il proprio desiderio di guardarli.
    In foto, l’autore e la copertina del libro

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

  • “La casta dei casti”: i preti, il sesso e l’affettività

    “La casta dei casti”: i preti, il sesso e l’affettività

    La castità dei membri del clero è una delle peculiarità che distinguono la Chiesa cattolica da ogni altra istituzione, religiosa o laica che sia. È uno degli elementi ancora oggi fondanti del cattolicesimo e viene difesa a spada tratta dalle gerarchie ecclesiastiche con solo poche eccezioni.

    Come mai è così importante difendere il voto di castità per la Chiesa? E soprattutto: in che modo l’istituzione ecclesiastica cerca di rispondere alla delicata questione dell’affettività degli appartenenti al clero?

    A queste e ad altre domande egualmente importanti per quanto riguarda la vita interna della Chiesa cattolica prova a rispondere Marco Marzano, docente di Sociologia all’Università di Bergamo, nel suo La casta dei casti (Bompiani, 2021, pp. 280, anche e-book). Frutto di anni di ricerche e di studi e di decine di interviste a sacerdoti ed ex sacerdoti, il saggio di Marzano ci offre uno spaccato sorprendente della vita intima dei preti, uomini formati fin dal seminario a nascondere la propria essenza più intima, le proprie emozioni e desideri invece che viverli in pienezza e libertà.

    Il tutto nel nome di quello che appare un totem intoccabile: la castità, appunto. Vale allora veramente la pena di porre proprio a Marco Marzano la domanda con cui abbiamo introdotto il suo libro: perché è così importante per la Chiesa difendere il voto di castità? “La mia risposta di sociologo è che la castità del clero risponde a due esigenze della Chiesa.

    La prima è di avere a disposizione dei funzionari totalmente dediti all’istituzione perché privi di legami di alcun tipo al di fuori dell’istituzione stessa.

    La Chiesa ha, infatti, bisogno di sacerdoti che abbiano la minor autonomia possibile al di fuori dell’ambito ecclesiastico. In secondo luogo, la castità a mio parere è il fondamento della sacralità dei sacerdoti e determina il rapporto esistente tra la Chiesa e i fedeli, un rapporto a cui le gerarchie ecclesiastiche non vogliono rinunciare”.

    https://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2021/01/31/la-casta-dei-casti-i-preti-il-sesso-e-l-affettivita-8-1109663.html

  • Chiesa: perché mi fai male?

    Chiesa: perché mi fai male?

    IL RICAVO DELLA VENDITA DI QUESTO LIBRO SARA’ DESTINATO ALL’ASSOCIAZIONE RETE L’ABUSO

    Questo libro di Cristina Balestrini, documenta meticolosamente il calvario di quasi otto anni, che suo figlio in particolare, la sua famiglia e chi gli è stato vicino, è stato costretto a subire in seguito al drammatico abuso sessuale da parte di un sacerdote.

    Un percorso di sofferenza inaspettato che ha fatto irruzione violentemente, dalla maledetta notte di fine dicembre 2011 proseguendo tuttora, nella vita di ciascuno, a vario titolo coinvolto.

    Un libro che parallelamente descrive un lungo percorso nella relazione con la gerarchia della Chiesa, che svela passo dopo passo, l’incredibile mostruosa gestione di tutti i livelli clericali.

    Un crescendo incredibile di atteggiamenti, risposte e non risposte sempre più scandalose che in questo libro vengono riportate, all’interno di un mondo complesso di potere e corruzione.

    Come possiamo oggi affermare: “credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica”?

    Come possiamo rispondere ai nostri figli che oggi sanno, che sono in crisi, che magari non vogliono più andare in Chiesa?

    Come possiamo non sentirci noi stessi ipocriti, motivarli e motivarci quando nostro malgrado abbiamo avuto accesso ai documenti, alle registrazioni, alle testimonianze in tribunale, alle intercettazioni, alle incredibili saccenti lettere di risposta alle nostre insistenti domande?

    Leggendo questo libro ciascuno può porsi le medesime domande. L’Autrice ha provato a trovare le risposte all’interno della Chiesa, quella stessa chiesa origine del dolore che la sua famiglia ha dovuto subire con tutta la sua violenza, a partire da quella fisica dell’abuso sessuale, quella psicologica e di potere, non accontentandosi, andando fino in fondo come il libro testimonia.

    L’Autrice esprime, condividendo parte della sua vita, il suo profondo percorso di sofferenza ma anche di speranza, di consapevolezza: un cammino che è anche una testimonianza autentica di fede, un’esperienza drammatica vissuta e raccontata dall’interno della Chiesa stessa che tuttavia fa trasparire fiducia e serenità.

    Nel libro viene chiaramente spiegata, perché vissuta, la differenza tra il Processo in Tribunale e la gestione ecclesiastica dello stesso crimine, evidenziando le differenti angolature e punti di partenza.

    Un contributo intellettualmente onesto ed equilibrato che propone alcune risposte alle tante domande che ciascuno può porsi di fronte alla piaga della pedofilia nella chiesa, alla luce di un percorso di maturazione personale e di impegnativo approfondimento, nella speranza che insieme a tante altre voci di altrettante

    vittime o persone sensibili a questo tema, possa davvero un giorno costringere anche la chiesa-gerarchia a cambiare, a passare realmente dai proclami ai fatti.

    Testimonianza di fede profonda, arricchita dalla volontà di non nascondere nulla, anche quando non è tutto come sembra in apparenza o come si è sempre pensato.

    Cristina Balestrini

    Socia fondatrice della sezione Human Rights Connect della Rete L’ABUSO

    #chiesaperchemifaimale

  • “The Corrupter of Boys” – Il nuovo libro esamina l’abuso sessuale del clero – nell’ottica della storia

    “The Corrupter of Boys” – Il nuovo libro esamina l’abuso sessuale del clero – nell’ottica della storia

    La “crisi degli abusi sessuali cattolici” non è una crisi. Una crisi è un periodo temporaneo o una serie di eventi di natura instabile e pericolosa. Passa e la situazione originale è migliore o peggiore di prima.

    Le violazioni dell’obbligo cristiano di castità da parte dei chierici fanno parte della vita e della cultura della comunità cristiana sin dal I secolo. Durante i due millenni di storia della chiesa, l’élite della leadership – papi, vescovi, abati e altri. – hanno tentato in vari modi di mantenere le varie violazioni coperte dal segreto. La storia ha dimostrato che il loro tasso di successo è stato incoerente.

    IL CORRUTTORE DEI RAGAZZI: SODOMIA, SCANDALO E CLERO MEDIEVALE
    Di Dyan Elliott
    448 pagine; University of Pennsylvania Press
    $ 45,00

    Prima degli anni ’70, la conoscenza pubblica dei problemi del clero cattolico con il celibato era stata largamente limitata a storie occasionali di preti che avevano lasciato il sacerdozio per sposarsi o che erano stati coinvolti in una relazione illecita con una donna. Avvolgere una buona mente cattolica intorno alla reale possibilità della violazione sessuale di un bambino o di un giovane adolescente da parte di un prete era quasi impossibile negli anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta o anche nel dopo Concilio Vaticano II degli anni Settanta.

    L’invisibile ma spesso muro di segretezza iniziò a incrinarsi nel 1984, quando furono emerse rivelazioni di molteplici casi di abuso sessuale di bambini maschi e giovani adolescenti su Thomas Adamson dell’arcidiocesi di St. Paul-Minneapolis, Minnesota, e Gilbert Gauthe della diocesi di Lafayette, Louisiana. Sono stati coinvolti i media laici e il sistema legale civile. Le crepe nel muro si diffusero rapidamente e il muro iniziò a sgretolarsi. Il resto è storia, come si suol dire – o no?

    Ciò che stava emergendo non era una crisi che la preghiera, le esortazioni papali ed episcopali, le politiche, i programmi o anche le scuse, sincere o meno, avrebbero o potevano fermare. Invece, si stava rivelando una dimensione molto oscura e distruttiva della chiesa istituzionale. Lo shock e la rabbia di molti sono stati accompagnati dalla richiesta di risposte. La prima ondata si è concentrata sugli stessi autori. La gerarchia, da Papa Giovanni Paolo II ai vescovi locali, ha evocato scuse ma non ha fornito ragioni credibili per cui i chierici violassero i bambini e perché i vescovi fossero incapaci e riluttanti a rispondere in modo efficace, compassionevole e intelligente.

    La conversazione incentrata sui motivi per cui è cambiata in modo significativo nel 1992 con la pubblicazione del famoso libro di Jason Berry del 1992 Lead Us Not into Temptation e nel 1995 con la pubblicazione del lavoro rivoluzionario di Richard Sipe Sex, Priests and Power e del rivoluzionario studio sociologico di Anson Shupe In the Nome di tutto ciò che è santo . Tutti e tre gli autori sono andati oltre le storie di abusi sessuali fino al vero problema, la dimensione sistemica di quello che ora sappiamo essere un fenomeno a livello di chiesa e senza tempo.

    Nello spazio dei tre decenni successivi, apparvero centinaia di libri e articoli accademici, molti dei quali furono contributi significativi alla ricerca globale di cosa sia questo fenomeno. Coloro che hanno cercato di ridurre al minimo il problema, spostare la colpa o trovare scuse non hanno avuto successo. I ranghi della leadership della chiesa istituzionale non hanno aggiunto nulla di vero valore alla ricerca, al di là delle dichiarazioni difensive e autoreferenziali.

    L’obiettivo si era concentrato sui resoconti della predazione sessuale e sulla cultura cattolica e clericale dell’epoca attuale. Quasi nessuno studioso o accademico ha preso una visione più ampia, esaminando la storia della chiesa dalla chiesa primitiva al primo periodo moderno. Sipe, Patrick Wall e io abbiamo tentato una panoramica storica con Sex, Priests and Secret Codes (2006) in cui abbiamo individuato un piccolo numero di testi dal IV al XVII secolo nel nostro tentativo di mostrare una continuità di consapevolezza e preoccupazione della chiesa ufficiale per abusi sessuali da parte del clero.
    Si scopre che abbiamo esposto solo una minuscola punta di un enorme iceberg. La maggior parte di quell’iceberg, che non è certo una massa solida ma un pantano sconvolgente di documenti poco e non così poco conosciuti dalla chiesa primitiva al periodo tardo medievale (dal terzo al XVI secolo), contiene un paesaggio di la chiesa che contiene le risposte alla maggior parte delle fastidiose domande che mettono la nostra esperienza di abuso sessuale sotto una luce completamente nuova. La ricerca di risposte e spiegazioni è stata portata a un livello radicalmente nuovo e in precedenza non studiato dall’intensa e vasta ricerca di Dyan Elliott , uno studioso medievale della Northwestern University.
    I risultati della sua ricerca sono a dir poco notevoli, sbalorditivi e, soprattutto, autentici. I risultati sono nel suo nuovo libro The Corrupter of Boys , pubblicato questo mese dalla University of Pennsylvania Press. Ho avuto il privilegio di leggerne un manoscritto anticipato. Ammetto prontamente di essere stato ossessionato dalla scoperta e dall’esposizione di ogni strato storico degli elementi chiave delle cause sistemiche del fenomeno dell’abuso sessuale. Ciò richiede di scandagliare la storia legittima e non rivista della chiesa fino in fondo. Elliott ha fatto questo e il suo lavoro cambia la conversazione in modo drammatico e inestimabile.
    Ecco alcuni punti salienti delle scoperte chiave di Elliott che hanno una connessione diretta e ininterrotta con il presente.
    Nella nostra era, il modello coerente e deprimente di risposta alla violazione sessuale dei minori, per lo più ragazzi, è stato l’indifferenza e persino il rifiuto delle vittime e delle loro famiglie da parte della gerarchia e della maggioranza del clero. Centinaia di vittime hanno scritto lettere a Papa Giovanni Paolo II chiedendo solo il riconoscimento della loro situazione. L’ormai canonizzato papa non solo non ha mai risposto, la corrispondenza non è mai stata nemmeno riconosciuta.

    Questo atteggiamento scandaloso non è nuovo, ma una manifestazione contemporanea di atteggiamenti e comportamenti che risalgono al IV secolo. Elliott ha trovato scarse prove di sincera preoccupazione per il benessere dei bambini vittimizzati nel corso dei secoli. Al contrario, era comune incolpare le vittime, spesso etichettandole come seduttrici di chierici mentre venivano svalutate come esseri umani e trattate come giocattoli sessuali o sostituti delle donne, non disponibili (in teoria) per i celibi ufficiali. In quei rari casi in cui il chierico colpevole veniva effettivamente punito in qualche modo, la vittima di solito riceveva una penitenza più dura.

    La disumanizzazione dei bambini e la riduzione al minimo della pederastia clericale, un modello evidente nella chiesa contemporanea, è una tensione esasperante che è persistita dall’era primitiva attraverso i secoli. È indissolubilmente legato all’autoesaltazione del clero, che affonda le sue radici nel IV secolo ed è direttamente collegato alla convinzione che il loro sacro ufficio esonerava preti e vescovi dalla responsabilità. Esempi manifesti dell’insistenza sul diritto clericale nella nostra epoca sono una parte profondamente radicata della sottocultura clericale. Gran parte di questo diritto si basa su una teologia del sacerdozio che è in gran parte di natura magica.

    La pederastia clericale fu tacitamente condonata dalla tarda antichità al periodo tardo medievale, ma questa condonazione non finì qui. È persistito attraverso i secoli. La risposta predefinita alle segnalazioni di abusi clericali nella nostra epoca, fino a tempi molto recenti, è stata quella di insistere sulla segretezza assoluta, ignorare i danni alle vittime, spostare segretamente il sacerdote e, soprattutto, evitare lo scandalo che, tradotto, significa evitare ogni offuscamento. dell’immagine gerarchica. I vescovi raramente, se non mai, applicavano le sezioni obbligatorie del diritto canonico che richiedevano un’indagine su qualsiasi tipo di segnalazione di abuso sessuale e l’eventuale applicazione di procedure penali.

    Anche questa non è una novità. L’accusa di un prete per un crimine sessuale nei tribunali medievali era estremamente difficile a causa del grado di prova richiesto perché l’imputato era un prete. Di conseguenza, le condanne per pederastia erano estremamente rare non perché non avvenisse – perché certamente accadde – ma perché era molto più importante proteggere il sacerdote. Non sorprende che la chiesa si sia fermamente contraria alla denuncia di violenti del clero alle autorità civili, un altro sintomo di diritto narcisistico e ossessione per l’immagine.

    Elliott dimostra, con enormi prove documentali, l’ossessione della chiesa per il celibato clericale del III secolo e la sua influenza diretta sulla corruzione dei ragazzi. Sebbene la pederastia clericale fosse comune, raramente veniva perseguita. La missione della chiesa non era il benessere dei bambini, ma il rafforzamento del celibato clericale, tra le altre cose, cercando di impedire ai preti sposati di fare sesso con le loro mogli e stigmatizzando i loro figli. Era molto più politicamente corretto attaccare le mogli clericali che estirpare la cultura dell’abuso clericale sui giovani. Intrecciato attraverso tutto questo, come vediamo chiaramente in The Corrupter of Boys, è l’insegnamento bizzarro sulla sessualità umana promosso da padri della chiesa come Sant’Agostino e San Girolamo, e un atteggiamento profondamente radicato di misoginia altamente tossica.

    Il corruttore dei ragazzi non si riferisce a una persona ma a una cultura ecclesiastica e clericale. Gli elementi distruttivi di questa cultura e la sua teologia di supporto sono stati profondamente radicati nella storia della chiesa. Elliott ha affermato, con quasi 2.000 anni di prove concrete, che “il corruttore dei ragazzi” è sia incorreggibile che intoccabile. Forse ha ragione, ma il corruttore dei ragazzi può ancora essere isolato e il suo potere ostacolato.

    [Thomas P. Doyle, un avvocato canonico e sacerdote inattivo, ha servito a lungo come esperto per gli avvocati che rappresentano le vittime di abusi sessuali del clero.]

    https://www.ncronline.org/news/accountability/new-book-examines-clergy-sexual-abuse-wide-lens-history?fbclid=IwAR35OnZ4I5UZHdcjT5tV99G2EyqxdZAzYkkJr-0P2VlTRf7Sz88oL1bfgUo

  • Il trailer del romanzo La stagione del Diavolo di Claudio Pepe

    Il trailer del romanzo La stagione del Diavolo di Claudio Pepe

    Simone e Veronica si conoscono in occasione dell’incontro al Circo Massimo con il Papa nell’agosto del 2018. Per circostanze fortuite sono costretti a passare una notte all’interno delle catacombe della Roma Imperiale. Lì trovano antichi personaggi in una storia intricata di misteri.
    Il sentimento che nasce tra i due ragazzi gli consente di superare quelle ore terrificanti. Sullo sfondo della nascita di un tenero amore, tra i due giovani, si affaccia uno dei più oscuri e orribili temi della nostra vita. Il racconto svela una bugia universale senza alcun pudore. Claudio Pepe è nato nel 1952 e dal 1984 svolge la professione di architetto. Dopo diversi anni impegnato a inventare modelli architettonici innovativi si è dedicato alla sua prima passione per molto tempo lasciata in sordina.
    La voglia di scrivere storie romanzate lo ha portato a pubblicare questo secondo racconto. Dopo COM’E’ AMARO IL PARADISO, uscito nel 1998 con successo, è la volta di quest’opera capace di aver messo insieme i buoni sentimenti di due splendidi giovani da poco diplomati con l’orribile tema della pedofilia nel mondo della Chiesa.
  • La Preda, Il libro sulle vittime di Don Ruggero Conti, il prete pedofilo amato a Roma

    La Preda, Il libro sulle vittime di Don Ruggero Conti, il prete pedofilo amato a Roma

    Nel libro La preda di Angela Camuso parlano le vittime di Don Ruggero Conti, prete pedofilio, condannato a 15 anni in primo grado. L’autrice racconta la spirale del silenzio in cui tutti piombano.

  • Cristina Balestrini – Francesco Zanardi (Biografia “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano”)

    Cristina Balestrini – Francesco Zanardi (Biografia “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano”)

    Testo biografico scritto da una componente dello staff  di Rete L’ABUSO di cui è presidente Francesco Zanardi al fine di far conoscere la drammatica vicenda personale di questa ennesima vittima della pedofilia clericale.

    Il testo denuncia i gravi limiti della legislazione italiana in tale materia poiché alcuni articoli del concordato craxiano del 1984 “hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità” a favore del religioso pedofilo.

    Anche in altre sfortunate nazioni succube del clericalismo si sono verificate “tragiche vicende di pedofilia clericale”, ad esempio l’Irlanda: i preti degenerati in preda a tale malefico vizio sarebbero fra il 4 e il 6% del totale dei sacerdoti.

    Si racconta la perversione patologica di uno squallido prete savonese che abusò di decine di ragazzini dal 1980  con la complicità diocesana. Gli consentirono perfino di aprire una comunità alloggio per minori!

    Francesco, dopo anni di abusi clericali e altre vicissitudini personali, diventa un riferimento nazionale e internazionale per tutti gli abusati dai preti pedofili. Il suo pensiero in tale scottante materia è il seguente: “alla chiesa, malgrado la falsa indignazione, non importa nulla delle sue vittime” men che mai risarcirle. A tal fine, tramite i soliti politici complici, si è fatta fare su misura delle norme del codice civile che impedirebbero ogni suo obbligo risarcitorio. Comunque Francesco Zanardi è stato ricevuto dalla Camera dei deputati nel 2019, forse qualcosa si muove sul modello USA, dove alcune diocesi sono finite in bancarotta per colpa dei preti pedofili!

    Il testo è corredato da foto e documenti relativi alla pedofilia ecclesiastica che talora sfocia nel suicidio, sia delle vittime che del prete maniaco sotto processo.

    Concludendo, la testimonianza dell’avvocato Mario Caligiuri di Roma, inserita nel testo, comprova l’evidente disparità di trattamento fra le vittime e i preti pedofili durante i procedimenti diocesani.

    Ciò prova ulteriormente che la pedofilia ecclesiastica è favorita indirettamente dal diritto canonico e quindi dai papi stessi, firmatari di ogni legge in materia giuridica cattolica.

    Pierino Marazzani, agosto 2020

  • Il segreto sessuale della Chiesa

    Il segreto sessuale della Chiesa

    Slavoj Zizek
    Pedofilia
    (Il segreto sessuale della Chiesa)
    Mimesis, Milano, 2019, pagine 111, euro 9,00
    Breve saggio scritto da un sociologo sloveno, i cui libri sono già più volte stati tradotti in italiano, noto per “l’acuta intelligenza delle argomentazioni, unita alla loro graffiante irriverenza”.

    In questo libro mette sotto accusa la pedofilia ecclesiastica che sarebbe “un prodotto intrinseco della sua stessa organizzazione simbolica”. Secondo l’Autore “il vero grande mistero della Chiesa cattolica sarebbe proprio la pedofilia, inscritta in modo profondo nell’identità stessa dell’istituzione”. Esisterebbe addirittura una controcultura clericale, dedita in maniera clandestina alla sistematica corruzione dei minorenni, affidati a preti e frati da genitori ingannati o conniventi : “si può effettivamente parlare di un’articolata controcultura all’interno della Chiesa, con il suo sistema di regole nascoste”. La pedofilia ecclesiastica è una “sua oscena appendice segreta”.

    L’abuso contro i minori è concepito dai preti come una specie di rito di iniziazione tipico delle società chiuse, l’Autore fa un paragone con il nonnismo militaresco contro le reclute e quello universitario contro le matricole.

    La Chiesa deve affrontare seriamente le conseguenze civili e penali di tale spregevole fenomeno da essa stessa generato.

    L’istituzione clericale deve riconoscere la realtà di tali crimini e porvi rimedio ma, senza una radicale riforma della sua teologia, sembra impossibile!

    L’Autore suggerisce alla magistratura di non limitarsi a indagare caso per caso, ma di ampliare le indagini sulla gerarchia clericale: “La Chiesa in quanto istituzione dovrebbe venire essa stessa indagata riguardo al modo in cui crea sistematicamente le condizioni per simili crimini”.
    Pierino Marazzani, luglio 2020