Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Don Massaferro e’ libero ma non tornera’ ad Alassio

    Don Massaferro e’ libero ma non tornera’ ad Alassio

    Sconto di pena per il sacerdote

    Alassio. Don Luciano Massaferro, l’ex parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere quattro anni fa in Cassazione per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta della sua parrocchia nella Baia del Sole è tornato libero dopo avere scontato la pena. Avrebbe dovuto restare detenuto fino al luglio 2017, ma ha usufruito di uno sconto per “buona condotta”.

    Il sacerdote, su cui pende ancora il processo canonico non tornerà ad Alassio bensì potrebbe restare ospite a Imperia nella Casa della Carità.

    http://www.rsvn.it/don-massaferro-e-libero-ma-non-tornera-ad-alassio.lits4c68340.htm

  • Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    L’ex parroco ha trascorso 3 anni in cella ed uno agli arresti domiciliari e ora si attende l’esito del processo canonico.

    Imperia. E’ un uomo libero e può assaporare la piena libertà don Luciano Massaferro, l’ex parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta della sua parrocchia nella Baia dl Sole.

    Dalla notte scorsa il sacerdote finito in carcere prima a Sanremo, poi a La Spezia, ha finito di espiare la sua pena e potrà anche lasciare la casa di accoglienza della Caritas di Imperia di via Berio, dove era stato assegnato in affidamento in prova ai servizi sociali. “Libero dopo aver pregato il Signore per sette anni”, si è confidato il sacerdote parlando con gli amici e collaboratori più stretti che l’hanno seguito per sette anni seguendolo anche attraverso il sito web di lettere ben 99 (l’ultima è stata scritta domenica 28 febbraio) e commenti donluciano.org. Contiene gli atti processuali conclusivi, “gli unici che contengono i riscontri e le testimonianze, sui quali si fonda la salvezza o la distruzione di un uomo in una società civile,  alcuni altri documenti utili per venire a contatto con la realtà drammatica  che sta vivendo un cittadino italiano che si proclama estraneo ai fatti addebitati”, si legge. I suoi parrocchiani, negli anni scorsi, hanno organizzato anche fiaccolate e aperto anche pagine su Facebook. Lo hanno sempre difeso, anche dopo la batosta della condanna in Cassazione.

    Nella struttura gestita dalla Diocesi di Albenga e Imperia, dall’anno scorso, don Luciano Massaferro lavorava come addetto allo smistamento degli aiuti alimentari per le persone bisognose. Avrebbe teoricamente dovuto espiare la sua pena fino all’estate 2017, ma il sacerdote ha usufruito di ogni possibile sconto per quella che viene definita “buona condotta” ovvero 45 giorni ogni 6 mesi scontati. E così il conto finale porta proprio a ieri sera. In totale “don Lu” ha trascorso 3 anni dietro le sbarre ed uno agli arresti domiciliari, prima dell’affidamento in prova alla Casa della Carità di Imperia.

    Una storia decisamente travagliata la sua. Era stato arrestato poco dopo Natale del 2009. Era precisamente il 29 dicembre quando l’ex parroco era stato prelevato dalla sua abitazione dagli uomini della squadra mobile della questura di Savona coordinati dal vicequestore aggiunto Rosalba Garello.

    Infilato su un’auto e tradotto in carcere a Sanremo, poi trasferito presso il convento delle suore di Diano Castello, quindi a La Spezia dove in regime di semi libertà aveva anche investito un passante in scooter mentre stava ritornando in cella. E infine alla Casa della Carità di Imperia dove è probabile che resterà ancora ospite per un lungo periodo di tempo. Dalla Diocesi di Albenga, infatti, fanno sapere che certamente non potrà tornare nella sua Alassio. Tutti abbottonati su quello che sarà il futuro di questo sacerdote. “Vicenda scomoda che ha macchiato la Chiesa locale”, si è sempre detto.

    La realtà è comunque questa: San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, da poche settimane, hanno un nuovo parroco. Va poi precisato che per “Don Lu” è ancora in corso il processo canonico. “Nessun provvedimento è stato deciso nei suoi confronti anche perché il processo, a differenza di quello tradizionale, è molto più lungo”, sottolineano dalla Diocesi albenganese. In ogni caso difficilmente gli sarà affidato un incarico a breve, ed anzi pare che gli sia stato consigliato qualche mese di vacanza (e magari di riflessione) prima di cominciare a pensare al suo futuro da sacerdote.

    E il vescovo Guglielmo Borghetti su questa vicenda è categorico: “Bisognava attendere che don Massaferro terminasse di scontare la pena. Quindi valuteremo, con calma, quali decisioni da prendere”. Non sono scelte da fare con fretta, ma che devono essere ponderate e attendere appunto anche la sentenza del processo canonico. E ogni decisione, questo è scontato, saranno fatte senza clamore, ma con decisione, proprio perché la vicenda di “don Lu” è una macchia da far sparire in fretta.

    http://www.riviera24.it/2016/03/imperia-don-lu-ha-finito-di-espiare-la-sua-pena-alla-casa-della-carita-217546/

  • Don Zappella celebra messa a processo canonico in corso

    Don Zappella celebra messa a processo canonico in corso

    L’ex parroco di Borghetto torna nonostante le dimissioni forzate

    IL SACERDOTE GIÀ CONDANNATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORENNI

    GIOVANNI CIOLINA SAVONA.

    Il processo canonico sembra aver mosso i primi passi su incipit direttamente dal Vaticano, ma la storia di don Francesco Zappella, 56 anni, sembra non conoscere fine. Il prete, nonostante fosse stato invitato dal vescovo coadiutore Borghetti a rassegnato le dimissioni dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova per alcuni casi di pedofilia in cui è rimasto coinvolto, la scorsa settimana è tornato a recitare la messa davanti agli ex fedeli. E senza che nessuno sia intervenuto. La cosa sembra aver turbato parecchie persone, soprattutto alla luce delle accuse che nei mesi scorsi avevano travolto don Francesco e addirittura la sue entrata in seminario. Tante accuse di pedofilia. La prima e unica condanna (passata in giudicato) risale al 1991 quando il giudice di Pinerolo, Vincenzo Papillo, lo ha condannato a un anno e due mesi di carcere per atti di libidine e violenza carnale nei confronti di due ragazzini infra quattordicenni per i quali fungeva da educatore in un a parrocchia pinerolese. Ma non sarebbe l’unica accusa. Èdello scorso autunno la richiesta di archiviazione del pm Ferro per prescrizione e mancanza di denuncia nei confronti di don Zappella per un presunto abuso commesso nei confronti di un giovane uruguaiano conosciuto nella missione sudamericana di Trenta & Treis. La posizione della Chiesa. Di fronte alle pesantissime accuse della giustizia,monsignor Guglielmo Borghetti ha avviato accertamenti sulla posizione del prete, fino all’invito a presentare le dimissioni. Il vescovo coadiutore di Albenga è infatti entrato in possesso di tutti gli atti,anche quelli rimasti coperti dal segreto, inerenti la condotta di don Zappella e senza usare metodi forti sarebbe arrivato ad allontanare il prete dalla parrocchia di Borghetto. Nonostante le dimissioni e il pesante fardello don Zappella è rimasto prete, sarebbe prossimo a tornare in Uruguay,ma soprattutto è tornare a dire messa da quel pulpito dove aveva negato ogni accusa definendole «montature mediatiche» e dal quale, il sette febbraio scorso, lo stesso vescovo Borghetti lo aveva ringraziato nel giorno dell’insediamento del sostituto, don Francesco Zuccon. «Tutti voi sapete quanto bene ha fatto don Francesco in questa parrocchia» erano state le parole del vescovo. A neanche un mese da quella “benedizione” don Francesco è tornato a Borghetto.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • ALASSIO. IL VERDETTO RIMARRÀ SEGRETO, MA NEL FRATTEMPO L’EX PARROCO DOMENICA TORNERÀ LIBERO

    ALASSIO. IL VERDETTO RIMARRÀ SEGRETO, MA NEL FRATTEMPO L’EX PARROCO DOMENICA TORNERÀ LIBERO

    Processo canonico a don Lu affidato al cardinale Bagnasco Si va verso l’assoluzione. Il prete è accusato di abusi sessuali su una ragazzinadi12 anni

    GIOVANNI CIOLINA SAVONA;

    È direttamente nelle mani dell’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, il futuro di don Luciano Massaferro. Il cardinale di Genova ha avocato a se stesso il processo canonico avviato nei confronti dell’ex parroco di San Vincenzo ad Alassio, condannato a sette anni e otto mesi per abusi sessuali commessi nei confronti di una parrocchiana di dodici anni. E sarà Bagnasco ad individuare eventuali responsabilità “canoniche” commesse da don Lu nel suo comportamento. Un processo canonico che non avrebbe ancora portato ad un verdetto (in ogni caso segreto) e che potrebbe portare anche allo riduzione dello stato laicale il prete. Le indiscrezioni sembrano comunque portare ad un’assoluzione di don Lu da parte del cardinal Bagnasco, recentemente in visita a monsignor Mario Oliveri in occasione della celebrazione dei 25 anni di apostolato. E dalla base ci sarebbe la considerazione di non considerare del tutto attendibile la giovane vittima. Era la primavera del 2009 quando don Lu ha convinto la ragazzina a seguirlo in un giro di benedizioni    delle case prima della Pasqua. E in quelle occasioni avrebbe palpeggiato la piccola e si sarebbe fatto toccare. Una vicenda culminata con l’arresto del prete a dicembre dello  stesso anno e che ha scatenato una bagarre sul web tra innocentistie colpevolisti. Nelle scorse settimane il vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti aveva affidato la parrocchia alassina ad un altro prete, nonostante don Lu non abbia abbandonato l’idea di tornare un giorno nella parrocchia. Al momento don Massaferro sta scontando il residuo di pena (da domenica sarà libero) svolgendo servizio    in affidamento ai servizi sociali alla casa di accoglienza della Caritas di Imperia e per lui è in programma un periodo di vacanza. «Valuterò con calma la situazione – ha detto monsignor Borghetti – dopodiché prenderò una decisione senza clamore, per il bene della nostra comunità. E dopo aver parlato con don Massa ferro»

    Giovanni Ciolina, IL SECOLO XIX Savona

  • «Chiediamo i danni alla Diocesi per le vittime di don Giraudo»

    «Chiediamo i danni alla Diocesi per le vittime di don Giraudo»

    Zanardi: sei milioni per le violenze subite da cinque minorenni

    SAVONA. Una richiesta di risarcimento danni in sede civile alla Diocesi di Savona per cinque casi di presunte molestie sessuali su altrettanti savonesi, al tempo dei fatti minorenni, che sarebbero state perpetuate da don Nello Giraudo,l’ex sacerdote che ha patteggiato una pena di un anno di reclusione per violenza sessuale su un minore. È la mossa che ha dichiarato di voler fare, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta ieri pomeriggio all’interno della libreria Ubik di Savona, Francesco Zanardi, presidente della rete “L’Abuso”, che da anni si occupa di minori vittime della violenza sessuale in provincia di Savona e in tutta Italia. «A breve presenteremo una formale richiesta di risarcimento danni, in sede civile, alla Diocesi di Savona – ha spiegato Zanardi -. Si tratta di cinque casi singoli, tre savonesi e due del ponente, per i quali chiediamo un risarcimento complessivo di sei milioni di euro».La Diocesi,provata a contattare telefonicamente nel pomeriggio di ieri, ha preferito non commentare l’ennesimo sviluppo di una vicenda che si trascina da anni. Nel corso dell’appuntamento di ieri pomeriggio alla Ubik, Zanardi e Francesca Marzadori della Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti (Uaar) hanno poi parlato, sempre in tema di pedofilia,del film“Lapreda.Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, che affronta il tema di casi tutti italiani, alcuni dei quali sconosciuti. Sempre in questi giorni, nelle sale del Nuovo Filmstudio, è in proiezione il film “Spotlight”: un lungometraggio in cui si racconta come, grazie al coraggio di un gruppo di giornalisti dell’americano Boston Globe, nel2000esplodereunoscandalomondialesudiversipreti pedofili negli Stati Uniti.

    R.S.

    IL SECOLO XIX Savona

  • Ancora polemica per la presenza di Don Pinetto nella parrocchia di piazza Bologna: fedele scrive a Lupi

    Ancora polemica per la presenza di Don Pinetto nella parrocchia di piazza Bologna: fedele scrive a Lupi

    “La parola misericordia è in voga, ma esprimo il mio intenso disappunto. Confido in una giustizia differente rispetto a quella umana”

    Savona. Una lettera indirizzata a monsignor Vittorio Lupi, vescovo della diocesi di Savona-Noli. A scriverla è un fedele che, con toni estremamente pacati, ma altrettanto decisi, critica la scelta di collocare Don Pietro Pinetto come collaboratore nella parrocchia di San Pietro da Paola, in piazza Bologna a Savona.

    Di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera: “Buongiorno, non Le faccio perdere tempo e vado al cuore di ciò che intendo comunicarLe tramite lettera aperta inviata anche a principali mezzi di informazione. So che da diverso tempo Lei ha deciso di trasferire nella parrocchia di Piazza Bologna, nel cuore del quartiere più popoloso di Savona , un prete ‘assolto’ dall’infamante accusa di pedofilia, scrivo la parola ‘assolto’ tra virgolette in quanto essa deriva da prescrizione, non perché il fatto non sia accaduto”.

    “Lei – prosegue la lettera – sarà sicuramente a conoscenza delle peculiarità del quartiere almeno per averle lette dagli articoli pubblicati di recente e sarà di certo edotto circa il fatto che in quella parrocchia, vengono portati molti bambini. Scrivo solo ora perché ho atteso l’ufficializzazione a mezzo stampa della sentenza ma, si fidi, ho meditato molto prima di farlo come di certo voglio credere avrà fatto anche Lei. Comprendo che siamo nel periodo in cui è tornata in voga la parola misericordia(parola perché i fatti sono molto differenti), capisco che occorre perdonare (ma anche aiutare il peccatore a non ripetere il peccato), comprendo che bisogna porgere l’altra guancia (la propria, non quella degli altri) non giudico il Suo operato in quanto Lei ha una visione differente rispetto alla mia e magari le Sue ragioni sono validissime, ma mi permetto di esprimerLe tutto il mio vivo, forte ed intenso disappunto”.

    “Le auguro di essere sempre in pace con la Sua coscienza. Rispettosamente Le porgo i miei saluti confidando in una giustizia differente rispetto a quella umana che si sa essere molto limitata, giustizia superiore di cui Lei dovrebbe essere garante” si conclude la lettera firmata dal fedele.

    http://www.ivg.it/2016/02/ancora-polemica-per-la-presenza-di-don-pinetto-nella-parrocchia-di-piazza-bologna-fedele-scrive-a-lupi/

  • SAVONA: Caso pedofilia, così due religiosi scoprirono gli abusi.

    SAVONA: Caso pedofilia, così due religiosi scoprirono gli abusi.

    SAVONA. La bacchettata del gip Fiorenza Giorgi alla Chiesa savonese riguardo alla presunta indifferenza nei confronti delle vittime di fronte a casi scottanti (pedofilia ed omosessualità) non sarebbe passata inosservata. E le reazioni nel mondo cattolico sono state immediate, vibranti, fino a raggiungere i piani alti. L’accurata indagine condotta dal pm Giovanni Battista Ferro e dalla squadra mobile ha infatti permesso di portare alla luce uno spaccato inquietante della vita in Seminario negli anni’70-’80 che si sarebbero poi riverberate anche in seguito con i casi scottanti che hanno portato alla condanna di don Giorgio Barbacini e don (ormai ex) Nello Giraudo sempre per pedofilia. Un fenomeno che negli ultimi decenni avrebbe subìto un rallentamento, ma che per molto, troppo, tempo, sarebbe stato ignorato se non addirittura “coperto” «per salvaguardare l’immagine della Diocesi». E servirebbe un gesto deciso, preciso,della Chiesa per porre fine a quel periodo di veleni. Don Pietro Pinetto ha comunque sempre rigettato al mittente le accuse di aver toccato le parti intime di due minorenni dei quali si doveva occupare, accusando soprattutto S. P. di mentire. Nella sua versione dei fatti, il prete cellese, ora in piazza Bologna, ha contestato anche la ricostruzione dei luoghi fatta dalla vittima e in particolare su una stanzetta a fianco della camerata principale dove si sarebbero consumati alcuni atti di libidine. Ma se i genitori della vittima – in particolare la madre – non sembrano avere dubbi sul comportamento dell’educatore nei confronti del figlio, uno squarcio di sereno e aria pura nel cielo plumbeo dei non so, non ricordo, assolutamente non ricordo nulla del genere, è arrivato dal vicario generale della diocesi, Antonio Ferri e dall’ex prete Eugenio Illarcio. Don Ferri, infatti nel corso dell’audizione davanti agli agenti di polizia ha in un primo momento sostenuto di non aver mai avuto notizia di comportamenti sospetti di don Pinetto, per poi aggiungere di aver appreso da un prete (ora deceduto) della richiesta d’aiuto della mamma di S. P. per una serie di problemi che avrebbe avuto il giovane seminarista con don Pinetto. Ma da un confronto con i superiori, sempre secondo il racconto derelato fatto a don Ferri, il prete negò gli addebiti. A conferma della tesi dell’accusa sulla conferma degli avvenuti abusi è arrivata la dichiarazione di Eugenio Illarcio nella quale – era il 2013 – sottolineava che don Pinetto si sarebbe giustificato delle accuse di un secondo seminarista limitandosi a un «gli ho insegnato a lavarsi». Un discorso che sarebbe avvenuto a Celle a commento delle notizie giornalistiche proprio sulla vicenda giudiziaria che aveva travolto don Pietro Pinetto.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • SAVONA – Grido di dolore della madre della vittima «Nessuno ha eliminato le mele marce»

    SAVONA – Grido di dolore della madre della vittima «Nessuno ha eliminato le mele marce»

    SAVONA. «Adesso di don Pinetto non mi importa più nulla. Sono fatti vecchi. Vorrei solo che don Pinetto mi chiedesse scusa, o meglio, anzi guardi, neanche a me ma a mia madre che ha sofferto più di tutti, anche per colpa mia». S. P., ex seminarista e presunta vittima di abusi durante la sua permanenza nel seminario di via Ponzone era deciso nel settembre 2013 ad andare avanti nella denuncia e soprattutto a non voler soldi o risarcimenti varie per le molestie subite, ma un cenno di pentimento quello si. Pochi mesi dopo è arrivata la remissione di querela con un «mi spiace» ed un «mi scuso» che sono serviti a ripianare la vicenda, ma non certo a lenire il dolore della mamma di quel ragazzino ora cinquantaquattrenne. «Noi della cosa parlammo solo con i preti stessi, ma ci sono venuti contro» è uno dei tanti passaggi della testimonianza della mamma di S. P., tornata in Sardegna. «Credo che fosse di pomeriggio, dopo che mio figlio era scappato dal seminario. Fu lui a parlare – ha aggiunto in lacrime la donna a poliziotti e pm – Aveva ancorai segni delle botte che aveva preso dal padre; invece bisognava ascoltarlo, in quel momento lì, non picchiarlo» La donna, ora ottantenne, è un fiume in piena: «Era andato in seminario per studiare. È cresciuto in chiesa e dopo non c’è più rientrato. Ci rivolgemmo a due preti amici che ci dissero di non prendercela che erano cose che potevano accadere, ma io ero cresciuta in un altro modo: per me i preti erano sacri». La mamma di S. P. racconta poi l’incontro con il vescovo «quando ci disse che poi lui indagava. Ci aspettavamo che tirasse fuori il marcio che c’era e invece Pinetto è rimasto dentro e io lo incontravo per strada e anche a volte in corriera da Vado a Savona, e mi dava fastidio a trovarmelo davanti». Un caso che ha segnato per sempre la vita della donna. «Da quel giorno non abbiamo più avuto una giornata buona. Non mi sono mai più ripresa e anche mio figlio mi ha detto“non mi sono più rialzato”»

    G.CIO Il Secolo XIX Savona

  • Archiviato il procedimento per calunnia di Don Pinetto, ma il giudice “bacchetta” la Curia

    Archiviato il procedimento per calunnia di Don Pinetto, ma il giudice “bacchetta” la Curia

    Il gip Giorgi nel motivare la sua decisione riconosce però la solidità delle accuse mosse da un ex seminarista verso il sacerdote.

    Savona. Il procedimento penale che vedeva Don Piero Pinetto, 76 anni, accusato di calunnia verso un ex seminarista è stato archiviato. Il decreto di archiviazione è stato firmato nelle scorse ore dal gip Fiorenza Giorgi su richiesta del pm Giovanni Battista Ferro.

    Se dal punto di vista penale la vicenda è chiusa, le motivazioni con le quali il giudice ha spiegato la sua decisione sono destinate a far discutere. Come era già successo nel 2012 per il caso dell’ex vescovo Dante Lafranconi, anche stavolta il giudice Giorgi infatti non ha nascosto come le indagini abbiano fatto emergere elementi di prova che confermano gli abusi sessuali sui seminaristi. Allo stesso tempo, il magistrato rileva che “la Curia si è preoccupata di salvare le apparenze invece di pensare a quei ragazzi che, tra l’altro, rappresentavano il futuro della Chiesa stessa”.

    Insomma, nel motivare l’archiviazione, il gip ha messo in risalto senza usare giri di parole le responsabilità del sacerdote, che sarebbe stato “coperto” dalla Curia, ritenendo credibili il racconto del seminarista ed altre testimonianze che confermavano gli abusi.

    Tra i motivi che hanno spinto il giudice ad archiviare, oltre ad un motivo tecnico-formale (in riferimento ad un pronunciamento della Suprema Corte secondo cui la calunnia sussiste se si accusa qualcuno di un reato per il quale si può procedere), anche quello di tutelare la vittima “per evitargli di tornare davanti ad un magistrato” ed affrontare un “calvario inutile” visto che comunque gli abusi sessuali sono comunque ormai finiti in prescrizione.

    Questo procedimento penale per calunnia, tra l’altro, prendeva le mosse proprio da una denuncia presentata dallo stesso Don Pinetto dopo che, nell’agosto 2013, il gip aveva archiviato per prescrizione un procedimento nei suoi confronti per l’accusa di violenza sessuale (“atti di libidine violenti”) per presunti abusi avvenuti negli anni ’70 proprio nel seminario di Savona. Archiviata quell’indagine il sacerdote aveva querelato per diffamazione e calunnia il seminarista che lo aveva accusato, S.P., ma anche io portavoce della Rete L’Abuso Francesco Zanardi e due giornalisti. Una mossa che, di fatto, aveva costretto la Procura ad indagare ancora sulla vicenda degli abusi sessuali (ormai prescritti) sui quali si fondava la calunnia.

    “La vicenda si sarebbe chiusa in quel momento se protervamente Don Pinetto non avesse presentato la querela dicendo che le accuse erano infondate” ammette il giudice Giorgi. Indagando sulla calunnia presentata dal sacerdote, gli inquirenti hanno accertato come le accuse di abusi fossero fondate e, di conseguenza, nei confronti del prete era stato aperto un procedimento per “calunnia di calunnia”.

    http://www.ivg.it/2016/02/archiviato-il-procedimento-per-calunnia-di-don-pinetto-ma-il-giudice-bacchetta-la-curia/

  • SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    Il gip Giorgi: «Ignorata la vittima dodicenne, diocesi impegnata a tutelare la propria immagine»

    SAVONA. Amarezza, «amarezza per una vicenda che,prima che processuale, umana» di un giovane seminarista che «per anni privo di una qualunque tutela, inascoltato dai genitori, percosso dal padre e ignorato dai vertici della curia, il cui unico interesse sembra fosse quello di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei fanciulli affidati al seminario per assumere a loro volta, l’alto e gravoso incarico di pastori di anime» Un macigno. Un decreto di archiviazione ancora più pesante di un’eventuale condanna quello depositato nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi nell’ambito di un procedimento a carico di don Pietro Pinetto per calunnia nei confronti della sua vittima e di chiunque avesse riportato quei fatti (due giornalisti e Francesco Zanardi). Una presa di posizione forte del magistrato savonese che fa seguito a quella dell’archiviazione per prescrizione di monsignor Dante Lafranconi dall’accusa di concorso in pedofilia nel caso dell’allora don Nello Giraudo. L’ex vescovo di Savona e Noli, per il gip,sapeva degli abusi perpetrati da don Nello, ma lo avrebbe coperto pentendosi di avergli concesso l’apertura di una casa di accoglienza per i minori a Voze. E se Lafranconi sapeva degli abusi di don Nello, la chiesa savonese sapeva dei comportamenti anomali di don Pietro Pinetto all’interno del Seminario di via Ponzone. Erano gli anni Settanta quando almeno due ragazzini sono stati presi di mira dal prete. E secondo gli inquirenti dalle indagini avviate nei confronti di don Pinetto, difeso dall’avvocato Marco Altamura, sarebbero emersi«elementi di prova univoci, precisi e concordanti» sulle condotte «plurime» di presunte violenze sessuali commesse nel1974 ai danni di S.P. e di altri giovani che frequentavano la struttura e dei quali Pinetto doveva prendersi cura. Da qui anche la mancanza di diffamazione e calunnia nei suoi confronti. Una vicenda venuta alla luce solo recentemente (per questa ragione il caso delle violenze sessuali, o meglio atti di libidine violenti è stato archiviato per prescrizione), nel 2013 in seguito alla denuncia esposto presentata dalla vittima degli abusi che si era decisa a vuotare il sacco(«néper soldi,néper altro») e che era stata denunciata di diffamazione da don Pinetto. Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro ha così incaricatola squadra mobile di far luce su quegli anni nonostante la certezza della prescrizione e dopo un viaggio in Sardegna, a casa dei genitori di S. P. la vicenda ha subito una frenetica accelerazione. E quei terribili fotogrammi di vita ecclesiale sono stati impressi in maniera indelebile. E imbarazzante.

    Giovanni Ciolina Il Secolo XIX Savona

    Leggi il testo completo dell’interrogatorio