Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    Il gip Giorgi: «Ignorata la vittima dodicenne, diocesi impegnata a tutelare la propria immagine»

    SAVONA. Amarezza, «amarezza per una vicenda che,prima che processuale, umana» di un giovane seminarista che «per anni privo di una qualunque tutela, inascoltato dai genitori, percosso dal padre e ignorato dai vertici della curia, il cui unico interesse sembra fosse quello di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei fanciulli affidati al seminario per assumere a loro volta, l’alto e gravoso incarico di pastori di anime» Un macigno. Un decreto di archiviazione ancora più pesante di un’eventuale condanna quello depositato nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi nell’ambito di un procedimento a carico di don Pietro Pinetto per calunnia nei confronti della sua vittima e di chiunque avesse riportato quei fatti (due giornalisti e Francesco Zanardi). Una presa di posizione forte del magistrato savonese che fa seguito a quella dell’archiviazione per prescrizione di monsignor Dante Lafranconi dall’accusa di concorso in pedofilia nel caso dell’allora don Nello Giraudo. L’ex vescovo di Savona e Noli, per il gip,sapeva degli abusi perpetrati da don Nello, ma lo avrebbe coperto pentendosi di avergli concesso l’apertura di una casa di accoglienza per i minori a Voze. E se Lafranconi sapeva degli abusi di don Nello, la chiesa savonese sapeva dei comportamenti anomali di don Pietro Pinetto all’interno del Seminario di via Ponzone. Erano gli anni Settanta quando almeno due ragazzini sono stati presi di mira dal prete. E secondo gli inquirenti dalle indagini avviate nei confronti di don Pinetto, difeso dall’avvocato Marco Altamura, sarebbero emersi«elementi di prova univoci, precisi e concordanti» sulle condotte «plurime» di presunte violenze sessuali commesse nel1974 ai danni di S.P. e di altri giovani che frequentavano la struttura e dei quali Pinetto doveva prendersi cura. Da qui anche la mancanza di diffamazione e calunnia nei suoi confronti. Una vicenda venuta alla luce solo recentemente (per questa ragione il caso delle violenze sessuali, o meglio atti di libidine violenti è stato archiviato per prescrizione), nel 2013 in seguito alla denuncia esposto presentata dalla vittima degli abusi che si era decisa a vuotare il sacco(«néper soldi,néper altro») e che era stata denunciata di diffamazione da don Pinetto. Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro ha così incaricatola squadra mobile di far luce su quegli anni nonostante la certezza della prescrizione e dopo un viaggio in Sardegna, a casa dei genitori di S. P. la vicenda ha subito una frenetica accelerazione. E quei terribili fotogrammi di vita ecclesiale sono stati impressi in maniera indelebile. E imbarazzante.

    Giovanni Ciolina Il Secolo XIX Savona

    Leggi il testo completo dell’interrogatorio

  • Albenga, fedelissimi di Borghetti al posto dei preti nella bufera

    Albenga, fedelissimi di Borghetti al posto dei preti nella bufera

    Albenga – Un fedelissimo di Borghetti al posto di Massaferro, un sacerdote tranquillo e poco incline agli eccessi in sostituzione di Zappella, ma tra le sorprese delle ultime nomine del vescovo coadiutore c’è anche un tradizionalista alla guida del vicariato di Albenga.

    Sarà Pierfrancesco Corsi il nuovo parroco di San Vincenzo Ferreri, ad Alassio, o se si preferisce il sostituto di Luciano Massaferro, che sta scontando nell’imperiese gli ultimi scampoli di pena. Una nomina significativa, visto che il vescovo Guglielmo aveva già scelto Corsi come vicario per la pastorale, affidandogli quindi il ruolo più importante dopo il proprio e quello del vicario generale Ivo Raimondo. Un doppio salto in pochi mesi per il quarantasettenne ormai ex viceparroco di San Bartolomeo al Mare. Una nomina che significa che ben difficilmente Luciano Massaferro farà ritorno ad Alassio, neppure se il processo canonico si concludesse con l’assoluzione come si vocifera negli ambienti ecclesiastici ingauni e ancor più genovesi, visto che per quel genere di tribunale le prove ritenute valide in sede penale potrebbero non essere sufficienti. Anche in quel caso, comunque, è probabile che gli venga affidato un incarico lontano dalla sua vecchia parrocchia e da Alassio.

    Pare in posizione ben più critica dal punto di vista del diritto canonico, invece, don Francesco Zappella e che ha già lasciato la parrocchia di Sant’Antonio, a Borghetto, dove arriverà da Cisano il decisamente meno chiacchierato don Francesco Zuccon.

    Don Gabriele Maria Corini è, invece, il nuovo parroco della parrocchia di Santa Margherita a Lusignano, mentre in quella di San Pio X, a Loano, il seminarista Gianluigi Peirano diventerà viceparroco subito dopo l’ordinazione prevista per il 19 marzo.

    Qualche sorpresa anche nelle nomine dei vicari foranei. Se quella di don Gianni Tabbò ad Alassio è legata soprattutto all’anzianità di Angelo De Canis, quella di Alessandro Ferrua ad Albenga ha un certo sapore di diplomazia. Ferrua è stato segretario del vescovo Mario Oliveri, poi cerimoniere, e passa per essere un tradizionalista convinto. La sua nomina è almeno in apparenza un gesto di apertura del vescovo Guglielmo nei confronti degli uomini fedeli al vescovo Mario, ma è anche vero che sebbene formalmente importante, il vicariato nella città sede del palazzo vescovile non è certo quello che gode della maggiore economia, né il più importante strategicamente.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2016/01/19/ASzkCyEB-albenga_fedelissimi_borghetti.shtml

  • «Abusi, archiviazione per il prete» Ma spunta la condanna da novizio

    «Abusi, archiviazione per il prete» Ma spunta la condanna da novizio

    Il pm: reato prescritto per il sacerdote di Covo. Il precedente prima dei voti

    di Pietro Tosca

    Don Francesco Zappella, 56 anni, il sacerdote originario di Covo fu ammesso al seminario di Albenga pochi mesi dopo una condanna a 14 mesi di carcere per atti di libidine violenta su due ragazzini al di sotto dei 14 anni. Una pesante eredità del passato che è tornata a galla proprio nel momento in cui la procura di Savona ha richiesto l’archiviazione per l’episodio in cui il sacerdote era indagato per violenza sessuale. A settembre, infatti, don Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito in provincia di Savona, insieme a due sacerdoti sudamericani era stato segnalato alle autorità dell’Uruguay dall’onlus ligure «Rete L’abuso» per le presunte violenze commesse su un 29enne. Si sarebbero consumate nella missione di Treinta y Tres, nel 2005.

    Per raccogliere la testimonianza del 29enne l’associazione l’aveva fatto venire in Italia a proprie spese. Qui era stato ascoltato anche dal pm Giovanni Battista Ferro della procura di Savona che aveva poi aperto un fascicolo con l’ipotesi di violenza sessuale. Nei giorni scorsi, il magistrato ha però chiesto al gip l’archiviazione perché, oltre alla difficoltà di trovare riscontri (la presunta vittima è rientrata in Sudamerica), i fatti, essendo trascorsi più di 10 anni, sono prescritti. Il prete si è sempre detto innocente. Nelle indagini del pm, però, è emerso un precedente di «oggettiva gravità»: negli archivi di Stato di Torino è stata acquisita la sentenza di condanna di Zappella, del tribunale di Pinerolo, del 9 maggio 1991, a 14 mesi per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. I reati risalivano al periodo tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989. Allora il bergamasco era stato ammesso al noviziato dei padri Salesiani di Monte Oliveto (Pinerolo). Noviziato che Zappella aveva interrotto nell’agosto del 1989 per «motivi di salute».

    Nel 1991, quattro mesi dopo la condanna, però, era stato accolto nel seminario di Albenga dove poi è diventato sacerdote. L’intero incartamento è stato consegnato al vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, che a inizio dicembre è andato in procura con il vicario generale, monsignor Ivo Raimondo, per incontrare il pm Ferro. Documenti alla base del procedimento canonico che verrà avviato dalla diocesi. Il sacerdote dimissionario, il 9 dicembre ha lasciato definitivamente la parrocchia di Borghetto Santo Spirito annunciando di doversi sottoporre a un intervento all’anca in una struttura sanitaria al Sud. Poi rientrerà ad Albenga, ma a gennaio partirà ancora per l’Uruguay. Proprio dal Sud America potrebbero arrivare per lui nuovi guai. «Secondo i nostri contatti – dice Francesco Zanardi, portavoce dell’onlus Rete L’abuso – sarebbe stata presentata una nuova denuncia contro il sacerdote da parte di un 21enne con problemi psicofisici. Anche questo ragazzo avrebbe soggiornato nell’orfanatrofio gestito dalla missione di don Zappella».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_dicembre_11/abusi-archiviazione-il-prete-ma-spunta-condanna-novizio-a41b1024-a002-11e5-9e42-3aa7b5e47d96.shtml

  • Consigliere leghista scrive una lettera a favore del prete pedofilo: “Ha tirato su la nostra parrocchia”

    Consigliere leghista scrive una lettera a favore del prete pedofilo: “Ha tirato su la nostra parrocchia”

    Pier Paolo Villa, consigliere della Lega di Borghetto Santo Spirito in provincia di Savona,  giustifica la pedofilia. Ha scritto una lettera aperta con cui ha chiesto al vescovo Guglielmo Borghetti che don Francesco Zappella, prete accusato e condannato per pedofilia, resti parroco della cittadina.

    Lo intervistiamo. “Ho scritto a nome dei fedeli. Mi sono fatto portavoce. A me spiace che don Francesco Zappella se ne vada” “Io non giudico, se ha sbagliato è giusto che paghi. Per quello che ho osservato in questi sei anni posso vedere che ha tirato su la nostra parrocchia”

    Ma è un pedofilo, puntualizza Cruciani. “Questo lo deciderà la giustizia”. Lo ha già deciso (è stato condannato nel 1991 per pedofilia) risponde il conduttore.   “Per quello che ha fatto per 6 anni mi dispiace che se ne vada”.

    Puntata del 10-12-2015.

    http://la-zanzara.radio24.ilsole24ore.com/il-leghista-di-savona-villa-che-ha-scritto-una-lettera-a-favore-del-prete-pedofilo-ha-fatto-crescere-la-nostra-parrocchia/

  • Borghetto, lettera al vescovo: non allontanate il prete pedofilo

    Borghetto, lettera al vescovo: non allontanate il prete pedofilo

    Genova – Forti polemiche, a Borghetto Santo Spirito, per la lettera aperta con cui il consigliere comunale Pier Paolo Villa (Lega Nord) ha chiesto al vescovo, Guglielmo Borghetti, che don Francesco Zappella resti parroco della cittadina.

    Come ricordato sul sito dell’associazione Rete L’Abuso, don Zappella è stato condannato nel 1991 a Pinerolo per atti di libidine violenta ai danni di due minorenni (sotto i 14 anni) e nei mesi scorsi è finito nuovamente sotto indagine per reati analoghi . Da qui la decisione di rimuoverlo dal suo incarico.

    Sino alla lettera di Villa al vescovo: «Vi chiediamo di lasciare don Zappella al suo posto per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli. Mi sono permesso di scrivervi perché ho un peso sul cuore che devo liberare. Lo faccio a nome di decine e decine di parrocchiani che hanno conosciuto in questi 6 anni una persona che, nonostante le sue precarie condizioni di salute, ha saputo avere la forza di dare nuova Vita alla comunità coinvolgendo anziani, adulti, ragazzi, bambini, famiglie. Anche Voi, durante le visite in occasione di diverse ricorrenze, avete sottolineato quello che noi, comunque, già conoscevamo.

    Avete scelto don Francesco come Vostro collaboratore, e avete chiesto ai suoi parrocchiani di tenerlo stretto. E tenerlo stretto è proprio quello che vogliamo fare. Noi non abbiamo diritto di giudicare, però possiamo parlare fermamente per ciò che abbiamo visto e apprezzato grazie a lui. E i fatti parlano di un uomo forte ed umile, che ha dedicato pienamente la sua acciaccata vita al servizio di chi ha bisogno, come parroco e come volontario nella locale pubblica assistenza, senza mai tirarsi indietro. Vi chiediamo di lasciarlo al suo posto, per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli. Ve lo chiediamo con il massimo rispetto, ma con la convinzione di chi sente di perdere qualcosa di essenziale».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/12/08/AS69Lih-borghetto_allontanate_pedofilo.shtml

  • Caso Zappella; ci cascano le braccia.

    Caso Zappella; ci cascano le braccia.

    Solo pochi giorni fa a Civitavecchia abbiamo assistito alla preoccupazione della cittadinanza che a gran voce ha chiesto alla Diocesi di allontanare dai propri figli il nuovo vice parroco, don Francesco Rutigliano, un sacerdote condannato dal Santo Uffizio per abuso di minore.

    A Savona invece assistiamo increduli e sinceramente molto perplessi a quanto è accaduto oggi durante l’ultima messa di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito condannato nel 1991 a Pinerolo per  atti di libidine violenta ai danni di due minorenni infraquattordicenni e nei mesi scorsi finito nuovamente sotto indagine per reati analoghi.

    In una lettera aperta scritta anche a nome dei parrocchiani, il consigliere Pier Paolo Villa (lega Nord) chiede al vescovo Gulielmo Borghetti che don Francesco Zappella resti a Borghetto.

    “Vi chiediamo di lasciare Don Zappella al suo posto per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli”

    Comincia così l’inverosimile lettera aperta del consigliere Villa.

    “Mi sono permesso di scriverVi, si legge nella missiva aperta di Villa, perché ho un peso sul cuore che devo liberare. Lo faccio a nome di decine e decine di parrocchiani che hanno conosciuto in questi 6 anni una persona che, nonostante le sue precarie condizioni di salute, ha saputo avere la forza di dare nuova Vita alla comunità coinvolgendo anziani, adulti, ragazzi, bambini, famiglie”.

    “Anche Voi, prosegue il consigliere comunale di Borghetto, durante le visite in occasione di diverse ricorrenze, avete sottolineato quello che noi, comunque, già conoscevamo. Avete scelto don Francesco come Vostro collaboratore, e avete chiesto ai suoi parrocchiani di tenerlo stretto”.

    “E tenerlo stretto è proprio quello che vogliamo fare. Noi non abbiamo diritto di giudicare, però possiamo parlare fermamente per ciò che abbiamo visto e apprezzato grazie a lui. E i fatti parlano di un uomo forte ed umile, che ha dedicato pienamente la sua acciaccata vita al servizio di chi ha bisogno, come parroco e come volontario nella locale pubblica assistenza, senza mai tirarsi indietro”.

    “Vi chiediamo di lasciarlo al suo posto, per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli. Ve lo chiediamo con il massimo rispetto, ma con la convinzione di chi sente di perdere qualcosa di essenziale”, conclude Villa.

    Forse è solo un momento di follia collettiva che li ha spinti a scrivere quella lettera, almeno lo speriamo, quel che è certo è che in questi momenti ci rendiamo ancor più conto di quanto sia difficile la lotta che la Rete L’ABUSO sta portando avanti  e quanto ci sia ancora da fare in Italia per abbattere le barriere dell’ignoranza e del bigottismo.

    Francesco Zanardi

  • Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    SAVONA. Il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, ieri mattina è tornato in procura in compagnia del suo braccio destro, il vicario generale,l’imperiese Ivo Raimondo. Ragione dell’improvviso e rapido blitz nel capoluogo è stato ancora una volta don Francesco Zappella, il parroco (finoal9dicembre) del santuario di Sant’Antonio da Padova di Borghetto.

    La lettera di dimissioni da parroco e vice direttore della Caritas diocesana ingauna,non è bastata ad evitare al sacerdote un altro,violentissimo,temporale. Nell’incontro con il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Battista Ferro, il vescovo di Albenga, ha infatti acquisito gli atti d’indagine del processo che il 9 maggio del 1991 hanno portato i giudici del tribunale di Pinorolo a condannare Francesco Zappella a 14mesiperattidilibidine violenta su due ragazzini infra quattordicenni. Ma è proprio da  quella documentazione d’inchiesta che la procura savonese e di conseguenza la Curia sono venuti a scoprire una sorta di doppia vita del parroco borghettino.

    Una gioventù segnata dalla “malattia” della pedofilia che nell’agosto del 1989 lo ha portato ad interrompere il noviziato nei Salesiani a Monte Oliveto (Pinerolo), ufficialmente «per motivi di salute» è l’unico segno del passaggio nel torinese di Francesco Zappella, come confermato dal direttore del noviziato, don Pietro Migliasso. Già agli inizi degli anni novanta, infatti Francesco Zappella, aveva dichiarato di essere affetto da un brutto male alle ossa, lo stesso che ipoteticamente ne limita i movimenti negli ultimi mesi.

    Ed ora, tutto l’incartamento acquisito negli archivi di Stato di Torino,è finito nelle mani del vescovo Borghetti e di conseguenza nel fascicolo del processo canonico che è stato avviato nei confronti di don Zappella per la presunta violenza sessuale compiuta nel 2005 ai danni di un cittadino uruguaiano, accusa per la quale il pm Ferro ha chiesto al gip l’archiviazione per prescrizione, oltre che per mancanza di querela da parte della vittima. Senza dimenticare la decisione di padre Francesco di chiudere il conto corrente delle missioni e su cui si faceva versare i contributi dei parrocchiani per la missione di Trenta & Tres.

    Il vescovo mandato da Papa Francesco a fare trasparenza in una diocesi squassata dagli scandali mai più pensava di trovarsi di fronte ad una situazione tanto grave. Il caso Zappella, con l’ingresso nel seminario di Albenga nonostante una condanna per pedofilia, rischia di avere ripercussioni devastanti sull’intero sistema. Come ha potuto entrare in seminario con una condanna tanto grave? Qualcuno sapeva? Enel caso, perché ha taciuto? domande a cui Borghetti dovrà dare una risposta.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX

  • “Mi chiamavano il marito del sacerdote” Intervista video a Luis Mario, presunta vittima di don Francesco Zappella.

    “Mi chiamavano il marito del sacerdote” Intervista video a Luis Mario, presunta vittima di don Francesco Zappella.

    “Il marito del sacerdote”, così chiamavano il piccolo Luis Mario a Trenta y Tres in Uruguay dove don Francesco Zappella aveva una parrocchia nella quale andava saltuariamente ma per lunghi periodi.

    A Trenta y Tres la vita è difficile, gente povera senza risorse e con poche speranze di veder migliorare la propria vita e quando un giorno arriva qualcuno che può essere una fonte di benessere, per tutti o solo per qualcuno, questo diventa un’opportunità.

    E questo accadde quando arrivò padre Zappella, un sacerdote missionario che in Italia raccoglieva fondi per finanziare una presunta missione in Uruguay, una missione di cui però pare non esservi traccia. Sia Luis Mario, sia altri contatti sul posto, sia testimoni italiani che a Trenta y Tres ci sono stati, smentirebbero l’esistenza di una missione.

    Raccontano tutti che padre Zappella è un uomo molto potente a Trenta y Tres dove ha ricevuto anche il riconoscimento di cittadino onorario, un uomo che si è conquistato il consenso di alcune figure importanti e non, comprando loro cavalli, camionette, in alcuni casi anche appartamenti.

    Si è creato in quel paese un ambiente omertoso, una sorta di sudditismo che gli avrebbe permesso di vivere protetto, quasi intoccabile perche trovava complici del silenzio coloro che speravano presto di poter entrare nelle grazie del facoltoso missionario, ed ottenere come gli altri un premio per la loro fedeltà.

    Dietro questo silenzio che Luis Mario definisce “una mafia”, lui e suo fratello sarebbero stati abusati sessualmente, non solo da padre Zappella, ma anche da altri due preti. Secondo Luis Mario molti bambini hanno avuto la loro stessa esperienza.

    Nel settembre del 2015 , la Rete L’ABUSO, grazie ad una raccolta di fondi, è riuscita a far venire in Italia Luis Mario, in modo che potesse denunciare alla magistratura italiana la sua storia e raccontare quello che il missionario italiano faceva in Uruguay.

    Di seguito un documento di 30” nel quale Luis Mario racconta con coraggio a Mimmo Lombezzi la sua versione dei fatti, una versione che pare trovare riscontri anche da parte dell’Autorità Giudiziaria. Da quanto emerso dopo la denuncia di Luis Mario, don Francesco Zappella è già stato condannato per atti di libidine violenta nei confronti di due minori di 14 anni. E’ accaduto nel 1992 a Pinerolo.

    Si ringrazia Mimmo Lombezzi

    Roberta Pietra per le traduzioni

    Tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta fondi permettendo a Luis Mario e alla Rete L’ABUSO di portare a termine questa denuncia.

  • Il parroco dimissionario celebra ancora messa, intanto sospende la raccolta di fondi pro Uruguay

    Il parroco dimissionario celebra ancora messa, intanto sospende la raccolta di fondi pro Uruguay

    Don Zappella chiude i conti della missione

    GIOVANNI CIOLINA

    BORGHETTO. Continua a celebrare la Messa nonostante, una condanna a quattordici mesi per atti di libidine violenta nei confronti di due ragazzini che non avevano ancora compiuto quattordici anni, ma dopo le dimissioni presentate (ed accettate) a monsignor Borghetti da parroco di Borghetto, don Francesco Zappella ha deciso di sospendere momentaneamente il suo impegno nella missione uruguaya di Trenta y Treis eliminando il conto corrente aperto alla Banca Prossima – istituto bancario facente parte del gruppo San Paolo e dedicato a onlus, parrocchie e ministri della Chiesa – attraverso il quale chiedeva sostegno economico per la missione. Una decisione difficilmente comprensibile alla luce del suo impegno decennale in sud America e all’intenzione di recarsi nel paese sudamericano tra qualche mese per portare a conclusione alcuni aspetti.

    Ma c’è di più. Padre Francesco si è sempre detto innocente per le accuse rivoltegli da un giovane uruguayo su una presunta violenza sessuale avvenuta nei primi mesi del 2005 ed archiviate dalla procura savonese. «Si tratta di un vistoso caso mediatico – avrebbe confidato ad alcuni amici e sostenitori –Mi hanno voluto far pagare la nomina a vicedirettore della Caritas e quindi ho preferito questa strada». Cosa succederà ora è difficile da capire. Quanti soldi erano stati depositati su quel conto? Che fine hanno fatto? Perché sospendere quel canale di finanziamento? Sono alcuni dei dubbi che si sono insidiati tra parrocchiani e non solo. Una cosa è certa: molti amici e sostenitori hanno sottoscritto un accordo per il versamento di 30 euro al mese tramite bonifico sul codice iban IT35Q033590160010000011 1074 che ora risulta bloccato e quindi non più utilizzabile e di fronte alle notizie di cronaca gli hanno chiesto conto.

    Don Zappella, nonostante la malattia (la prossima settimana sarà costretto a sottoporsi ad un intervento chirurgico) mercoledì sera, a due giorni dalle dimissioni da parroco che diventeranno operative dal 9 dicembre, ha recitato la funzione religiosa davanti ai suoi più fidati parrocchiani. Gli stessi che ieri mattina alle 9 si sono radunati al santuario di Sant’Antonio da Padova per ascoltare la funzione religiosa. Di don Zappella, però, nessuna traccia. Solo la certezza della sua presenza nella casa parrocchiale che arriva dalle tapparelle dell’alloggio che si alzano alle otto in punto, una decina di minuti prima che una sua stretta collaboratrice entrasse in sacrestia per preparare la funzione. A confermare la chiusura del conto intestato alla “don Zappella Missioni” ai sostenitori della struttura è stato lo stesso sacerdote, rassicurando, però, sulla sua volontà di rimanere prete e soprattutto di voler proseguire il suo impegno missionario che lo aveva portato a ricevere l’anno scorso un riconoscimento ufficiale dall’amministrazione della cittadina uruguaya.

    Insomma una vicenda che continua a riservare zone d’ombra e poco chiare alimentate anche dai vertici della rete L’Abuso che da settimane sostengono l’inesistenza della missione. O meglio: la struttura (un presunto collegio Quo Vadis) sarebbe governativa,ma data in uso alla chiesa. Ovviamente una tesi rigettata fermamente da padre Francesco fin dai primi momenti.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX Savona

  • IL GIALLO DELL’ORDINAZIONE DEL PRETE: ILVESCOVO HA“INSABBIATO”O NON ERA ABBASTANZA INFORMATO

    IL GIALLO DELL’ORDINAZIONE DEL PRETE: ILVESCOVO HA“INSABBIATO”O NON ERA ABBASTANZA INFORMATO

    Via al processo canonico nel mirino c’è anche Oliveri. La vicenda scottante segnalata alle gerarchie vaticane

    ALBENGA. Adesso trema anche il vescovo Mario Oliveri, ed anche sul futuro ecclesiastico di don Luciano Massaferro si allunga qualche ombra. La vicenda di don Zappella ha avuto sulla curia ingauna l’effetto di una bomba a grappolo. Da qualche giorno la battuta più ricorrente negli ambienti diocesani è che il vescovo Mario passerà alla storia per essere stato il primo nella bimillenaria storia della Chiesa ad avere ordinato sacerdote un pedofilo “conclamato”, cioè già condannato in sede penale.

    Ovviamente non esistono statistiche ufficiali in materia, ma la battuta è(come spesso accade) significativa del clima che si respira attorno al vecchio vescovo. E se il processo canonico a don Zappella riguarderà anche la prima vicenda di abusi,quella per cui il sacerdote è già stato condannato, un coinvolgimento di Oliveri sarà pressoché inevitabile e la sua posizione non sarà delle più semplici. Se dovesse emergere che il vescovo sapeva della condanna sarebbe un guaio grosso, perché dovrebbe spiegare il motivo per cui ha deciso di accogliere Zappella in seminario e poi ordinarlo sacerdote. Ma anche se dovesse risultare ignaro di quel precedente non sarebbe certamente al riparo da censure da parte della Santa Sede, perché evidentemente gli potrebbe essere rimproverato di non avere effettuato le necessarie verifiche sulla moralità di un aspirante sacerdote.

    Non che il setaccio all’ingresso del seminario abbia mai avuto (nell’ultimo quarto di secolo) le maglie troppo fini, ma la sensazione è che in Vaticano si pensi che questa volta si sia davvero esagerato. A questo punto non pare da escludere che Oliveri riceva un nuovo invito a ritirarsi a vita privata, dopo quello che (ignorato) ha portato alla nomina del coadiutore. Quanto a Massaferro, il vescovo Borghetti ha sempre detto che bisognerà aspettare che termini di scontare la pena prima di valutare la sua posizione,ma adesso la scadenza è vicina e la linea dura nei confronti di Zappella potrebbe far presagire un atteggiamento simile rispetto a Massaerro. Se una condanna per reati sessuali è ritenuta incompatibile con la veste da sacerdote nel caso del prete di Borghetto, si può ipotizzare che lo stesso principio valga anche per il presbitero alassino.

    L. REB. Il Secolo XIX Savona