Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Genova – «Non ho denunciato casi di pedofilia. Preti pedofili? Non li denuncio, se le vittime non vogliono. Se mi confessano un omicidio o un atto di pedofilia, non vado dal giudice.

    Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto, io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento»: lo ha detto don Paolo Farinella, sacerdote della Diocesi di Genova, alla trasmissione “La Zanzara”, in onda su Radio24.

    Don Farinella ha ammesso che «sì, mi è successo,e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto. Denunciare? Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli».

    Poi ha aggiunto che a suo parere «i preti pedofilisaranno il 3-4% del totale: Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/09/ARqUFsFG-pedofili_farinella_confessano.shtml

  • Don Pinetto in chiesa, le famiglie si dividono tra allarme e silenzi

    Don Pinetto in chiesa, le famiglie si dividono tra allarme e silenzi

    C’è chi porterà via il figlio e chi «sorveglierà»

    SILVIA CAMPESE SAVONA.

    Non si parlava d’altro,ieri mattina, all’ingresso delle scuole di via Verdi,a Villapiana. Il giorno dopo l’incontro nella parrocchia di San Francesco, in piazza Bologna, in cui sono emerse preoccupazioni, da parte dei genitori, rispetto al ruolo che don Pietro Pinetto assumerà nell’attività con i bambini, erano tante le mamme che hanno chiesto spiegazioni sugli esiti della serata. Una riunione, in apparenza, come tutte le altre, finalizzata a organizzare, dividere i compiti e creare un clima di collaborazione, in apertura dell’attività di catechismo. Ma la tensione era nell’aria. Sino a che una mamma ha alzato la mano per chiedere chiarimenti. «Solo una di noi ha trovato il coraggio di rivolgersi al nostro parroco, don Danilo Grillo,e alle catechiste – dice uno dei genitori, presenti all’incontro in piazza Bologna-.

    Ha alzato la mano e, senza tergiversare, si è detta preoccupata della presenza, in parrocchia, di un sacerdote, accusato di pedofilia. Ha aggiunto che avrebbe voluto rassicurazioni sul fatto che, don Pinetto, non avrebbe avuto nulla a che fare con i bambini e con i ragazzi. Altrimenti avrebbe portato la figlia altrove». Di seguito, un attimo di gelo. Il dubbio, che risuonava nella testa di parecchie famiglie, era diventato pubblico e, quindi, non era più tabù. «Non abbiamo aggiunto una parola – continua il genitore- ma abbiamo percepito, da parte di qualcuno, un certo malcontento per l’intervento. Un padre e altri due genitori si sono rivolti con durezza alla donna invitandola, se aveva di questi dubbi, a portare via la figlia. Altri, come noi, la maggior parte, abbiamo tirato un sospiro di sollievo,perché qualcuno aveva trovato il coraggio di avanzare la domanda che, da qualche giorno, avevamo in testa.

    Ora ci avrebbero dovuto rispondere». Difficile ignorare la vicenda giudiziaria, che ha coinvolto don Pinetto: il caso, formalmente, non è ancora chiuso. Era il 2013 quando il sacerdote fu iscritto nel registro degli indagati per abusi sessuali su almeno quattro dodicenni: solo uno ha,di fronte al pm, ritrattato, a differenza di quanto – riferiscono alcuni genitori- abbiano detto ieri alla riunione, nel tentativo di rassicurare le famiglie. Il fascicolo è ancora nelle mani del pm Giovanni Battista Ferro, in attesa della richiesta al gip di archiviazione per prescrizione. Fatti accaduti troppo tempo fa, secondo la giurisprudenza.

    «Don Grillo è stato accogliente e disponibile come sempre – spiega il genitore-, così come le catechiste. Hanno difeso l’innocenza di don Pinetto e hanno, comunque, garantito che non si sarebbe occupato del catechismo». Non tutti, al termine, hanno confermato l’iscrizione al catechismo. «Tutti noi abbiamo grande fiducia nel nostro parroco e, quindi, penso che saranno in pochi a ritirare i figli–conclude il genitore-. Don Danilo è un esempio e crediamo nel suo ruolo di supervisore. Una cosa è certa: la nostra comunità è unita. Sorveglieremo sull’attività con un occhio particolare»

    Il Secolo XIX Savona

  • Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    I genitori non vogliono il prete che fu indagato per pedofilia: «Porteremo via i nostri figli»

    IL SACERDOTE TRASFERITO DA CELLE A SAN FRANCESCO E SANLORENZO. IERI INCONTRO FAMIGLIE-PARROCO

    SAVONA. Le voci corrono. Ma l’arrivo di don Pietro Pinetto, dalla parrocchia di San Michele di Celle a Savona, era passato inosservato. Sino a ieri. Quando le mamme dei bimbi delle due chiese cittadine, in cui il sacerdote svolgerà attività accanto al parroco don Daniele Grillo, San Francesco inpiazza Bologna e San Lorenzo alla Rusca, si sono rivoltate contro la decisione della curia. La causa è da rintracciarsi nelle vicende giudiziarie, che hanno coinvolto il sacerdote, e che si sono concluse ormai due anni fa. Nel 2013, don Pinetto è stato iscritto nel registro degli indagati per abusi sessuali su almeno quattro dodicenni (uno solo di fronte al pm e agli agenti della squadra mobile ha negato), ed il fascicolo è ancora nelle mani del pm Giovanni Battista Ferro in attesa della richiesta dal gip di archiviazione per prescrizione. Don Pinetto, successivamente, era stato accusato di aver ingiustamente denunciato per diffamazione a mezzo stampa Sandro P., una delle vittime,«pur sapendolo innocente, visto che, dalle indagini compiute,sono risultate fondate le accusa di abusi sessuali su minore, perpetrate agli inizi degli anni settanta, in seminario». Un profilo, quello del sacerdote proveniente da Celle, che non è passato inosservato ad alcune delle madri dei duecento bambini, che frequentano le parrocchie savonesi, tra attività di catechismo e scout. Tanto che, ieri sera, prima della consueta riunione di inizio anno per la dottrina dei figli, hanno manifestato con chiarezza l’intenzione di ritirare i figli se sarà don Pinetto a occuparsi delle attività riguardanti i minorenni, come riportato anche da una comunicazione della Rete l’Abuso. «Ci siamo confrontate da alcuni giorni, appena abbiamo preso coscienza della situazione che si sarebbe creata in parrocchia – spiega Francesca, portavoce del gruppo delle mamme savonesi-. Questa sera, nella consueta riunione con il parroco,esprimeremo la nostra assoluta opposizione all’affidamento dei nostri figli al sacerdote, su cui pesano accuse estremamente gravi. Non vogliamo né fare polemiche né attirare l’attenzione dei media: semplicemente, non intendiamo che i nostri figli si possano trovare in situazioni che possano mettere a repentaglio la serenità della loro infanzia. La decisione, che coinvolge un folto gruppo di noi, è chiara: se il sacerdote non verrà sollevato dalle attività, che coinvolgono i nostri bambini e ragazzi, li porteremo altrove». Parole dure, che rischiano di aprire una ferita, nella chiesa savonese, che sembrava ormai chiusa. Costringendo la curia a rivedere i ruoli dei suoi sacerdoti e, soprattutto,a ricreare un filo diretto con i fedeli.

    S.C. Il Secolo XIX Savona

  • Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    All’indomani dell’incontro con i genitori avvenuto ieri sera presso la parrocchia di S. Francesco si infiamma l’indignazione di alcuni presenti per gli spergiuri fatti al cospetto di Dio dal parroco di S. Francesco. La riunione infatti si è tenuta non nelle opere parrocchiali come doveva essere, ma in Chiesa dove il parroco avrebbe mentito ai presenti dichiarando sul caso di don Pietro Pinetto, il sacerdote pedofilo trasferito da Celle nella parrocchia savonese sarebbe innocente. Il parroco infatti ha prima omesso ai presenti che Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per aver mentito al pubblico ministero Dott. Giovanni Battista Ferro, dichiarando la sua innocenza e querelando ingiustamente 4 persone (tra cui una vittima) per diffamazione. Querela, che poi si è ritorta contro egli stesso, perchè la Procura della Repubblica di Savona costretta ad indagare a seguito della querela del sacerdote, dopo aver accertato la veridicità dei fatti, ha accusato a sua volte il sacerdote di calunnia nei confronti dei 4 querelati appurando che avevano detto la verità. Ma non finisce qui perché il parroco di S. Francesco Don Daniele Grillo, avrebbe anche dichiarato che ben tre delle 4 vittime che accusavano Don Pinetto avrebbero ritrattato le loro dichiarazioni, cosa che non è affatto vera, infatti solo 1 di quelle vittime avrebbe negato le molestie subite. Per quello che riguarda la quarta vittima sempre il parroco di S. Francesco, avrebbe riferito con evidente disprezzo, che era un “tossico” e che anche la madre di quest’ultima vittima (deceduta da anni) avrebbe confermato ad alcuni prelati innanzi tutto il suo sostegno generico alla Chiesa e al Pinetto , poi avrebbe detto, sempre secondo il Parroco che la anziana donne, all’epoca 91 enne, avrebbe negato che il figlio Alessandro Nicolick sarebbe stato oggetto di molestie sessuali all’interno del Seminario Vescovile di Savona e in quello estivo di Piana Crixia. Ed è proprio a questo punto che esplode la profonda amarezza e quindi l’ira, del prof. Roberto Nicolick, fratello proprio di quella vittima il cosidetto “tossico” dal Parroco, fuggita anni prima dal seminario di Savona, senza mai volere dare una spiegazione se non in punto di morte al fratello medesimo. Infatti risulta agli atti della Rete L’ABUSO un fatto molto sinistro e datato di qualche anno, quando il professor Roberto Nicolick, fratello del defunto Alessandro, apprese dalla sua compagna, che due persone, don Antonio Ferri attuale Vicario Generale ed un altro sacerdote di colore non identificato, sarebbero andati a trovare a casa la madre 91enne e le avrebbero fatto firmare delle carte non ben precisate, raccomandando alla donna di non parlarne con il figlio Roberto. L’anziana donna però, spaventata, si sfogò con la compagna del figlio Roberto, la quale insospettita glielo riferì. Di li venne immediatamente formalizzato l’accaduto, che la Rete L’ABUSO, di cui Roberto Nicolick fa parte, segnalò prontamente alla procura della repubblica . Ora ci si chiede come sia possibile che ieri sera il parroco di S. Francesco abbia accennato questo fatto ai genitori presenti, dal momento che lui risulterebbe estraneo a questa vicenda? Viene da se, che qualcuno lo abbia informato, qualcuno interno alla curia savonese ed in grado di avere accesso a quella documentazione riservata e precedentemente estorta ad una donna di 91 anni, profondamente Cattolica e fermamente credente, intimidita dal fatto che il figlio defunto non venisse tirato in ballo in una vicenda dolorosa oramai da dimenticare. Rimaniamo colpiti dalla profonda insensibilità e aridità con cui gli uomini della Chiesa hanno voluto trattare le sofferenze di una madre come hanno voluto strumentalizzare ancora volta la morte di giovani che si erano affidati nelle loro mani, non sapendo in quale infermo si erano messi. Come di consueto Monsignor Vittorio Lupi si è reso irreperibile ai giornalisti che lo hanno cercato per avere chiarimenti in merito.

    Francesco Zanardi

    Roberto Nicolick

  • SAVONA: Roberto Nicolick, la sua indignazione per quanto accaduto ieri sera nella parrocchia di S. Francesco

    SAVONA: Roberto Nicolick, la sua indignazione per quanto accaduto ieri sera nella parrocchia di S. Francesco

    Apprendo che ieri sera ha avuto luogo un incontro tra il Parroco di S. Francesco da Paola , Piazza Bologna e un gruppo di genitori di adolescenti che frequentano a vario titolo la parrocchia. Alcuni conoscenti che erano presenti a detta riunione, mi hanno riferito di aver espresso le loro preoccupazioni per eventuali contatti tra i loro figli e Don Pinetto, che come è noto, è stato al centro di indagini per reati connessi alla pedofilia. Il Parroco presente, ha ovviamente difeso il soggetto , affermando che le accuse a suo carico erano inconsistenti per le ritrattazioni degli accusatori e che uno di loro era “un tossico”, forse volendo con questa definizione togliere credibilità al ragazzo morto.

    Inoltre, sempre il parroco affermava che la madre del “tossico” Irene Cavallo vedova Nicolick, avvicinata da due emissari della Diocesi, avrebbe smentito le accuse di molestie sessuali a Don Pineto e sempre secondo questo parroco, avrebbe firmato un documento di sostegno alla linea difensiva di questo soggetto. Sono profondamente amareggiato di quello che apprendo, innanzi tutto , si scredita un morto, mio fratello Alessandro, che non si può difendere, definendolo con disprezzo “tossico”, poi si avvicina una anziana di ben 91 anni, solo quando è ben sola, e la si imbonisce , convincendola a firmare dei documenti in difesa di un sacerdote che è stato al centro di indagini per pedofilia , che non hanno portato ad un rinvio a giudizio, solo perché si tratta di reati prescritti.

    Non pensavo che uomini che si definiscono di Chiesa possano fare questi gesti che non portano onore ad una Istituzione peraltro già abbastanza screditata. Protesto per le parole inaccettabili di questo parroco, protesto per la intromissione di due soggetti sconosciuti in casa mia e di mia madre, chiedo inoltre che la Procura venga in possesso di queste carte che mia madre ha firmato e pretendo di esaminarle e mi riservo di procedere legalmente nei confronti di queste persone qualora si ravvisasse una ipotesi di reato.

    Roberto Nicolick

  • Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Le mamme minacciano di portare via i loro figli se don Pietro Pinetto non verrà allontanato dalla parrocchia. E’ questo quello che da ieri sera, i genitori allarmati dicono al telefono, chiedendo aiuto a Francesco Zanardi, il portavoce della Rete L’ABUSO che nel 2013 aveva denunciato le molestie subite da alcuni seminaristi, i quali avevano confermato davanti al sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro le loro accuse. In quella occasione l’avvocato Altamura, difensore del sacerdote, aveva querelato Zanardi, un seminarista e due giornalisti, ma la procura della repubblica di Savona, una volta accertate le molestie aveva rinviato a giudizio per calunnia il sacerdote il quale però in quella occasione era sfuggito al processo grazie all’intervento dei termini di prescrizione.

    Inizialmente da curia di Savona, attraverso un comunicato, aveva garantito che se l’autorità giudiziaria avesse accertato i gravi fatti, avrebbe a sua volta avviato nei confronti del sacerdote un processo canonico. Promessa che però svanì nel nulla.

    M adesso sono i genitori dei bambini che frequentano la parrocchia di san Francesco da Paola a non starci, hanno paura per l’incolumità dei propri figli e cosi, questa sera, porteranno al parroco le loro rimostranze e se il sacerdote non verrà immediatamente allontanato, porteranno via i loro figli sia dalla parrocchia che dal catechismo.

    “Un gesto di responsabilità da parte dei genitori” commenta così Francesco Zanardi, “le oramai tristi scelte del vescovo di Savona Vittorio Lupi sono ben note non solo alla comunità savonese” continua commentando “questo è il frutto di anni di lotta e di denunce che l’associazione italiana delle vittime di preti pedofili, Rete L’ABUSO ha portato avanti con lo scopo di intervenire lì, dove la chiesa non vuole agire e finalmente i genitori cominciano a responsabilizzarsi e a prendere coscienza della situazione”.

    Questa sera alle 21 i genitori dei bambini si riuniranno in parrocchia per fare le loro dovute contestazioni.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO

  • Prete accusato di abusi:  «Ci sono altre due vittime»

    Prete accusato di abusi: «Ci sono altre due vittime»

    di Pietro Tosca – Si complica la posizione di don Francesco Zappella, il sacerdote originario di Covo e parroco a Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, inquisito nei giorni scorsi per violenza sessuale. Il bergamasco è uno dei tre preti che l’onlus Rete L’abuso ha segnalato a inizio settembre alle autorità dell’Uruguay per abusi su minori raccogliendo testimonianze nel Paese sudamericano.

    In particolare contro don Zappella c’è il racconto di un 29enne che avrebbe subìto abusi nella missione di Trenta y Tres da quando era minorenne fino a 19 anni. Fatti risalenti a circa 10 anni fa e che sarebbero ormai prescritti. C’è però un episodio più recente che sarebbe accaduto durante un soggiorno ad Albenga. Per questo l’associazione a fine agosto ha chiamato in Italia il 29enne che è stato ascoltato per 5 ore dal sostituto Giovanni Battista Ferro della procura di Savona che ha aperto un fascicolo contro ignoti. Una scelta dettata da una strategia investigativa per aver il tempo di raccogliere gli elementi necessari ed evitare che l’inchiesta fosse subito segnalata alla diocesi di Albenga, a cui fa capo la parrocchia di Borghetto.

    Sabato scorso il primo sviluppo con l’iscrizione del sacerdote nel registro degli indagati. La vicenda sin dall’inizio è diventata di dominio pubblico sulla stampa ligure e don Zappella ha rilasciato più di un’intervista per smentire le accuse scrivendo anche su Facebook. «Mi trovo a dover lottare contro le calunnie – scriveva – contro persone senza scrupoli che vogliono diffamare le persone e si sentono dei novelli Savonarola. La mia coscienza è a posto, la gogna mediatica è tanta e ti distrugge». La diocesi di Albenga non ha adottato provvedimenti verso il sacerdote. «Sono nella bufera da 21 giorni per questa storia – ha detto ieri sera -. Sono malato e le accuse mi stanno uccidendo. Voglio solo essere lasciato in pace». Proprio ieri, inoltre, la onlus ha diramato un comunicato in cui sostiene di aver individuato in Sudamerica altre due presunte vittime del sacerdote, più giovani del primo accusatore, uno ha 20 anni, che al tempo degli abusi sarebbero stati minorenni, e di aver depositato in procura le loro testimonianze.

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_ottobre_02/prete-accusato-abusi-ci-sono-altre-due-vittime-716cdaac-68dc-11e5-a7ad-17c7443382c3.shtml

  • PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    Potrebbe cambiare da violenza sessuale in abuso di minori la posizione del prete missionario di Borghetto S. Spirito don Francesco Zappella. Nelle ultime settimane la Rete L’ABUSO ha continuato a raccogliere segnalazioni arrivate non solo da oltre oceano, ma anche dalla Liguria e dal bergamasco dove sembrerebbe che la posizione del sacerdote fosse già piuttosto chiacchierata venti anni fa, al punto tale di costargli l’allontanamento dal Seminario di Bergamo e il successivo reclutamento in quello di Albenga.

    L’associazione ha puntualmente trasmesso agli inquirenti quanto appreso dalle segnalazioni depositando agli atti ben 4 informative, l’ultima di ieri mattina, contenente anche la denuncia di un’altra presunta vittima poco più che 20enne, la quale potrebbe costare al sacerdote, attualmente indagato per violenza sessuale, l’incriminazione per abuso di minori.

    Nel frattempo l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere ha provveduto a comunicare formale messa in mora non solo alla Diocesi di Albenga ma anche al vescovo Mario Olivieri, alla parrocchia S. Antonio da Padova e al collegio Quo Vadis in Uruguay.

    Un atto dovuto e attualmente limitato solo a “Fernando”, utile a bloccare nel suo caso il rischio di prescrizione in sede civile. Per quanto riguarda le altre presunte vittime si è preferito per il momento non comunicare tramite la messa in mora i loro nominativi alla diocesi, anche perché in questo caso non esiste il rischio di imminente prescrizione, ne penale, ne civile.

    L’inchiesta non solo su Zappella, ma anche sugli altri 2 sacerdoti indicati da Fernando, procede anche oltreoceano dove sta indagando la 1° sezione investigativa della polizia di Trenta y Tres. Per quanto riguarda le accuse di molestie da parte di “Fernando” a danno di una 12enne fatte dal sacerdote durante un’intervista, risulterebbero infondate.

    Per l’ufficio di presidenza

    Francesco Zanardi

  • Pedofilia: don Zappella indagato

    Pedofilia: don Zappella indagato

    Pedofilia: don Zappella indagato

    Per violenza sessuale dopo denuncia della Rete l’Abuso

    (ANSA) – SAVONA, 22 SET – E’ stato indagato dalla Procura di Savona con l’accusa di violenza sessuale don Francesco Zappella, parroco di Sant’Antonio da Padova a Borghetto Santo Spirito.
    L’inchiesta è stata avviata dopo l’esposto presentato da Rete l’Abuso su presunti episodi di violenza sessuale nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, sarebbe proseguita fino al 2005 durante un viaggio ad Albenga.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/09/22/pedofilia-don-zappella-indagato_5dc55909-3253-4d45-ab7d-7d84fde8f842.html

  • Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Savona – Violenza sessuale: è l’accusa formale contestata dalla procura della repubblica a donFrancesco Zappella, il missionario borghettino, da diversi anni titolare della locale parrocchia di Sant’Antonio da Padova. La decisione del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro è arrivata nei giorni scorsi a seguito dell’esposto presentato dal presidente della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga.

    E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato. Qualcosa è cambiato quindi nella posizione di don Zappella anche se l’iscrizione nel registro degli indagati al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte “deviazioni” sessuali.

    Il condizionale è d’obbligo in questi casi, a fronte anche della netta posizione di don Francesco rispetto alle accuse di quel ventinovenne brasiliano: «Tutte calunnie». «Se qualcuno mi chiederà risponderò puntualmente sui vari passi della denuncia» aveva chiarito nei giorni immediatamente successivi il deflagare dello scandalo. Tra i tanti aspetti da valutare da parte degli inquirenti c’è poi l’eventuale prescrizione dei presunti reati commessi dal parroco ponentino.

    Su don Zappella, così come su don Licciardello, il vescovo Borghetti ribadisce quasi come in una litania: «Non esprimo giudizi, è giusto che vengano approfonditi episodi su cui ci sono dei dubbi e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura». Il vescovo ha avuto alcuni giorni fa un colloquio con il parroco di Borghetto, ma non ci sarebbero in vista provvedimenti sul piano ecclesiastico, così come non ci sono per il suo collega di Dolcedo.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/22/ARqzzo2F-zappella_violenza_uruguayano.shtml