Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Borghetto Santo Spirito. E’ stato indagato con l’accusa di violenza sessuale don Francesco Zappella, il missionario di Borghetto Santo Spirito, parroco di Sant’Antonio da Padova.

    A condurre l’inchiesta il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro avviata dopo l’esposto presentato dal presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga. E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato.

    L’iscrizione nel registro degli indagati del prete al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte «deviazioni» sessuali.

    http://www.ivg.it/2015/09/violenza-sessuale-indagato-il-parroco-di-borghetto-don-francesco-zappella/

  • Pedofilia: don Zappella indagato

    Pedofilia: don Zappella indagato

    Pedofilia: don Zappella indagato

    Per violenza sessuale dopo denuncia della Rete l’Abuso

    (ANSA) – SAVONA, 22 SET – E’ stato indagato dalla Procura di Savona con l’accusa di violenza sessuale don Francesco Zappella, parroco di Sant’Antonio da Padova a Borghetto Santo Spirito.
    L’inchiesta è stata avviata dopo l’esposto presentato da Rete l’Abuso su presunti episodi di violenza sessuale nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, sarebbe proseguita fino al 2005 durante un viaggio ad Albenga.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/09/22/pedofilia-don-zappella-indagato_5dc55909-3253-4d45-ab7d-7d84fde8f842.html

  • Preti pedofili, lo strano (e spaventoso) caso di Albenga

    Preti pedofili, lo strano (e spaventoso) caso di Albenga

    Reportage del Fatto Quotidiano sulla chiesa ligure in cui la densità di sacerdoti coinvolti o denunciati in fatti di pedofilia sembra essere sorprendentemente alto; se n’è accorto anche il Vaticano

    Preti pedofili, lo strano caso di Albenga: la diocesi ligure, non distante dalla Francia, dove per qualche strano motivo la densità di preti coinvolti in casi di pedofilia, processati o addirittura condannati, sembra essere stranamente alto. Anche il Vaticano di Papa Francesco se n’è accorto, come d’altronde quello del suo predecessore Benedetto XVI: entrambi hanno preso provvedimenti contro il vescovo locale, Mario Olivieri. L’ultimo, in scala di gravità, il commissariamento di fatto della diocesi, con l’arrivo di Guglielmo Borghetti, uomo di fiducia di Roma, ad affiancare il titolare della diocesi: “Vescovo coadiutore” è il termine tecnico, per correggere una gestione della diocesi che Roma definisce “disinvolta”.

    PRETI PEDOFILI, LO STRANO CASO DI ALBENGA –

    Cosa stia accadendo nella diocesi ligure è materia per la storia di copertina del Fatto Quotidiano in edicola oggi: “Refugium peccatorum?”, ironizza Carlo Tecce nel reportage dalla Liguria. E si produce in un elenco spaventoso: Don Renato a Pietra Ligure, patteggiamento a tre mesi per pedofilia; don Luciano, già ad Albenga, condannato a sette anni e otto mesi, il vescovo si oppose alla riduzione allo stato laicale del presbitero. Don Luigi, ancora a Pietra Ligure, “fino a pochi mesi fa” diceva regolarmente messa nonostante la condanna a quattro mesi per favoreggiamento di un pedofilo che aveva molestato un parrocchiano: “Una denuncia è contro la Chiesa” aveva detto alla madre del piccolo. E Don Italo, anche lui condannato: “Non ne voglio parlare!”, dice al cronista che gli chiede della sua condanna. “Sono tutti qui”, dice Carlo Tecce, nonostante il vescovo neghi. “Qui c’è stata solo una condanna, il resto sono ricostruzioni giornalistiche”. Al suo fianco, don Alessandro, coinvolto nel caso del saccheggio della biblioteca dei Girolamini a Napoli, depredata da libri storici finiti in vendita e recuperati dalla Procura nel 2012: coinvolto anche Marcello dell’Utri e questo sacerdote ora ad Albenga.

    Don Carlo Rebagliati non ha mai fatto mistero della sua, praticatissima, omosessualità, e anche della sua sieropositività; è lui a raccontare cosa succede ai preti che esercitano al confine con la Francia. “Dovete andare nelle saune gay di Nizza. Io lo so, purtroppo. Laggiù troverete preti di Savona e di Albenga. La sera lasciano le parrocchie, i conventi; dismettono la tonaca e corrono in Francia E’ una pena vederli ridotti così dal bisogno d’amore, dalla vergogna, e anche dal vizio”. E don Filippo Bardini racconta cosa accade nel seminario di Albenga. “Un inferno. Dalle prime notti, quando tentarono delle avances, cercarono di capire se io avrei ceduto”. Lo stesso seminario dove l’emissario commissariale del Vaticano ha “decimato i seminaristi”: sette su undici sono stati convinti adabbandonare gli studi.

    Sette aspiranti sacerdoti hanno lasciato il seminario della diocesi di Albenga per volontà del vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti. Cinque sono stati allontanati, due si sono ritirati volontariamente, a un altro è stato consigliato di intraprendere il percorso solo da diacono anziché da sacerdote. Quattro i confermati. I seminaristi allontanati provenivano da altre diocesi dove non erano stati ritenuti idonei. Nelle decisioni avrebbero pesato non solo la provenienza,  ma anche preparazione spirituale e comportamenti.

    E proprio a causa dei comportamenti che il territorio ligure, ora, è sotto osservazione speciale.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1895813/preti-pedofili-strano-caso-albenga/

  • Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    “Adesso devo dire messa”, don  Renato parla da dietro una grata della chiesa affacciata sul porto di Pietra Ligure. Scusi padre, ma la sua condanna? “È una cosa da niente”. Tre mesi, ma il reato … “Non ricordo bene, istigazione alla prostituzione … minorile”. Lei ha patteggiato: “Certo, conosciamo la giustizia, non potevo mica aspettare dieci anni una sentenza”. E l’accusa? “Roba da niente, come una sberIa a un vigile”. Chissà che cosa ne diranno i vigili. Ma che cosa succedeva davvero? “Erano incontri tra amici”. Ma c’erano minori? “Praticamente no”. Sul viso nessuna espressione.

    Diocesi di Albenga, refugium peccatorum? Alla fine se n’è accorto il Vaticano. Papa Bergoglio ha preso una decisione clamorosa: ha di fatto commissariato il vescovo Mario Olivi eri. A gennaio ha mandato un uomo di sua fiducia, Guglielmo Borghetti. Davvero troppi scandali. Sacerdoti condannati per pedofilia, per aver fatto pressioni sulle famiglie che volevano denunciare, ma anche sotto processo per reati comuni come il saccheggio della biblioteca storica dei Girolimini di Napoli. Sono tutti qui. Dicono messa come se niente fosse. Continuano a essere in contatto con i parrocchiani di tutte le età. Anche bambini. Chissà se è bastata la mano di ferro del Papa. Nell’ultima settimana altri due scandali: un ragazzo sudamericano che arriva dall’Uruguay per denunciare le molestie che avrebbe subito da un missionario oggi parroco e dirigente della Caritas di Albenga. In fine don Angelo, parroco della frazione di Onzo, che, alla faccia degli inviti del Santo Padre, avrebbe detto: “Brucio la canonica piuttosto che darla ai migranti” (frase che il sa-cerdote smentisce).

    MA CHE COSA succede ad Albenga? Siamo nella Riviera di Ponente, a due passi da Alassio appena svuotata dei turisti. In una cittadina con un centro storico tanto bello quanto sconosciuto: i vicoli su cui si affacciano vecchie botteghe con i loro sapori, i colori; le torri antiche di mattoni rossi, le due chiese di marmo e ardesia, una accanto all’aItra. Una cittadina tanto bella quanto appartata. Alla fine dimenticata Il luogo ideale, verrebbe da pensare leggendo le cronache, perché vi mettano radici intenti non sempre confessabili. Ecco allora la politica: qui si sono incontrati a lungo gli interessi del centro sinistra e del centro destra scajoliano che intorno al borgo hanno cementificato ogni centimetro. Che hanno trasformato una piana dove basta gettare un seme perchè cresca nella periferia di una metropoli: rotonde, centri commerciali, addirittura volevano costruire dei grattacieli (riuscì a bloccarli Antonio Ricci, originario di qui, con una campagna di Striscia la Notizia). Intanto la ‘ndrangheta ha messo radici profonde.

    E POI GLI SCANDALI della Curia che ha i suoi uffici proprio ai piedi delle torri. Così la storia di una cittadina dimenticata è arrivata fino sulla scrivania del Pontefice. Era già successo con papa Ratzinger che aveva fermato la stella nascente del vescovo Mario Olivieri (qui dal 1990). Ma non è bastato, è dovuto intervenire Bergoglio. La pianta, però, continua a produrre frutti. Gli scandali non si fermano mai.

    Prima c’era stato don Luciano Massaferro, condannato definitivamente a sette anni e otto mesi per violenza sessuale ai danni di una chierichetta undicenne. La sua riduzione allo stato laicale è stata respinta. Contrario lo stesso Olivieri. Ma per capire basta visitare alcune delle 162 parrocchie della diocesi. Magari con Francesco Zanardi. Lui stesso da bambino vittima di violenze da parte di un sacerdote e oggi alla guida della “Rete l’abuso” che ha denunciato decine di pedofili. Fino a pochi mesi fa nella parrocchia di Pietra Ligure era possibile assistere alla messa di don Luigi, condannato in primo grado a quattro mesi con l’addebito di favoreggiamento personale di un pedofilo. Avrebbe, secondo l’accusa, sconsigliato la madre di una bambina di denunciare l’uomo che molestava sua figlia. La frase incriminata: “Una denuncia è contro la Chiesa”.

    Basta? No, nella stessa chiesa celebrava don Italo che, ricordano le cronache del giornale ticinese Il Caffè, in Svizzera “ era stato condannato “per atti sessuali con fauciulli”. Anche lui ha continuato a lungo a dire messa. Perché? E perché si è rifugiato nella diocesi di Albenga? A guardare don Italo sembra un anziano dall’aspetto mite. Un sacerdote stanco. Ma appena il cronista gli chiede della sua vicenda giudiziaria, il tono della voce cambia: “Non ne voglio parlare!”. Silenzio. Ecco la parola d’ordine ad Albenga Fino al caso di don Francesco, parroco di Borghetto Santo Spirito. Pochi giorni fa dall’Uruguay è arrivato un ragazzo di ventinove anni. A Giovanni Battista Ferro – il pm di Savona che da anni segue le inchieste di pedofilia e che ha ottenuto le prime condanne – ha denunciato: “Don Francesco nel 2004 mi molestò”, ha raccontato denunciando i presunti misfatti di un missione della diocesi di Albenga in Sud America. Il sacerdote (non indagato) ha replicato: “Tutto falso. Quel ragazzo è stato denunciato per aver molestato una dodicenne” . Ma,sostiene Zanardi, della denuncia non ci sarebbero tracce. Una cosa è certa: un altro sacerdote della tormentata missione, un sudamericano anche lui accusato degli abusi, ha rischiato di essere ucciso pochi giorni fa. “Un tentativo rapina”, sostiene il prete. Ma la polizia, come ha scritto il quotidiano spagnolo El Pais, non è convinta. Da Guglielmo Borghetti – che aveva nominato don Francesco ai vertici della Caritas diocesana – un commento cauto: “Non ne so niente. Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa e la sua nomina, come tutte le altre, è stata fatta sulla base delle conoscenze personali degli ultimi mesi”.

    IL VESCOVO commissariato, Mario Olivieri si limita a dire: “Diocesi degli scandali? Qui c’è stata una sola condanna. È una ricostruzione giornalistica”. Accanto a lui il collaboratore don Alessandro. Sì, proprio quel sacerdote indagato per il saccheggio della biblioteca dei Girolimini di Napoli. Lo scandalo che coinvolse anche Marcello Dell’Utri svelato da Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano. Anche don Alessandro è qui ad Albenga.

    Ma che cosa succede in questa Diocesi ai confini dell’impero, lontana dagli sguardi indiscreti? Ad alzare il velo con il cronista ci aveva provato don Carlo Rebagliati. Già, quel sacerdote savonese che con sincerità urticante non aveva mai fatto mistero della propria omosessualità, dei suoi “amori disordinati”. di essere sieropositivo (“Minori mai,giuro”).

    Quel sacerdote morto in circostante per qualcuno non chiare l’inchiesta è stataarchiviata). Don Carlo raccontava: “Dovete andare nelle saune gay di Nizza. lo lo so, purtroppo. Laggiù troverete tanti preti di Savona e Albenga. La sera lasciano le parrocchie, i conventi; dismettono la tonaca e corrono in Francia. È una pena vederli, ridotti così dal bisogno di amore, dalla vergogna .. E anche dal vizio”.

    DON FILIPPO BARDINI, uno dei pochi sacerdoti che non hanno taciuto, racconta anche altro: ”La vita in seminario di Albenga era un inferno. Dalle prime notti, quando tentarono delle avances, cercarono di capire se io avrei ceduto”. E riferisce di palpeggiamenti, di proposte non sempre discrete: “Ma io ho detto no e ci ho messo quindici anni a diventare sacerdote”. Il seminario, dove tutti gli studenti venivano da altre diocesi, magari dopo inciampi sul percorso: una strana ,immigrazione” non sfuggita agli emissari del Vaticano. E Borghetti ha decimato i seminaristi: su 11 ben 7 sono stati convinti ad abbandonare gli studi. Perché? Difficile chiedere ai sacerdoti. Come nella Sicilia dei romanzi di Sciascia nessuno sa, nessuno vede, nessuno parla. E dalle carte dei processi, dai racconti degli investigatori emergono le passate pressioni della Curia per “calmare” le inchieste sui casi di pedofilia. Per riuscire a parlarne con un parroco bisogna darsi appuntamento allo svincolo dell’autostrada. In quella terra di nessuno tutta cemento. Arriva con una tuta e un berretto. Irriconoscibile. E racconta: “Il punto è che troppi di noi ci sono dentro. Fino al collo. Troppi, quasi a tutti i livelli, possono essere ricattati”.

    Ferruccio Sansa. Il Fatto Quotidiano del 21/09/2015

  • In ricordo di Luisa Bonello. Sabato 19 Settembre

    In ricordo di Luisa Bonello. Sabato 19 Settembre

    Sabato 19 settembre  ore 16: “In ricordo di Luisa Bonello”

    incontro con il Portavoce della Rete l’abuso

    FRANCESCO ZANARDI

    A cura della Rete l’Abuso

    Alle ore 18 messa in suo ricordo presso la Parrocchia di S.Dalmazio a Lavagnola 

    Era circa l’una della notte del 19 Settembre 2014 quando un colpo di pistola metteva fine alla vita di Luisa Bonello.

    Un suicidio ‘strano’. Nel palazzo dove Luisa abitava, quel colpo, non lo ha sentito nessuno. Quella sera Luisa era stata parecchio al telefono; chi l’ha sentita dice che era serena e felice per il suo viaggio, aveva anche comprato dei regali per i bambini che curava in Romania.
    Cosa sia successo quella notte resta un mistero, e tra i suoi conoscenti sono in pochi a credere che Luisa si sia suicidata. A un anno dalla sua morte, l’appartamento di via Genova ha ancora i sigilli, perché?

    Ma al di là di questo, è bastato questo ‘strano’ suicidio per scoperchiare tanti fatti oscuri (soldi, coperture, minacce, ecc) in qualche modo collegati al mondo ecclesiastico savonese.

    Luisa, una donna che è sempre stata vicino ai più poveri, agli indifesi, ai più deboli, ai bambini. Una donna che voleva una Chiesa caritatevole, e che denunciasse tutti i casi di pedofilia e malaffare. Lei stessa ha provato a denunciare alcuni casi direttamente in Vaticano a Roma, senza successo.

    Una donna che forse per questo è stata lasciata sola.

    Sabato alle ore 16 ricorderemo Luisa Bonello, alla Libreria UBIK di Savona dove pochi giorni prima aveva fatto il suo ultimo discorso pubblico. 
    Alle ore 18 chi vorrà potrà assistere ad una messa in suo ricordo presso la Parrocchia di S. Dalmazio a Lavagnola.

  • Don Francesco Zappella; forse una bomba inesplosa nelle mani “ingenue” di mons. Borghetti?

    Don Francesco Zappella; forse una bomba inesplosa nelle mani “ingenue” di mons. Borghetti?

    Cominciano a traballare le dichiarazioni rilasciate da don Francesco Zappella, nonché la fiducia riposta da Papa Francesco e dai cattolici nei confronti del vescovo Guglielmo Borghetti che malgrado le accuse al sacerdote, ha rifiutato la sua richiesta di sospensione dallo stato clericale.

    Le dichiarazioni rilasciate al SECOLO XIX Savona da don Francesco Zappela, secondo le quali esisterebbe nei confronti del 29enne una accusa per aver molestato una 12enne, sembrerebbero infondate o quanto meno sconosciute all’autorità giudiziaria. Questo è quanto si apprende dall’Uruguay, dove non risulterebbero denunce a tal proposito nei confronti di “Fernando” (nome di fantasia) il ragazzo uruguayano che accusa di molestie il sacerdote. Potremmo dire che la stessa cosa vale per eventuali fatti riferiti all’Italia, dove “Fernando”, dopo essere stato ascoltato dall’autorità giudiziaria, è stato lasciato libero di rientrare senza alcun impedimento al suo paese.

    Sembrerebbe invece complicarsi non poco la posizione del sacerdote, la cui vicenda è uscita ieri anche sul Corriere di Bergamo, sua provincia natale, dove chi lo ha conosciuto pare avere ricordi tutt’altro che piacevoli.
    In un gruppo Facebook del bergamasco infatti, molti hanno commentato l’articolo che annuncia che il sacerdote è accusato di molestie, con testimonianze che potrebbero far pensare a dei precedenti anche nella zona, denunciando che il sacerdote, già 20 anni fa, prima di prendere i voti in Liguria, fosse piuttosto chiacchierato.

    Ad intorpidire ulteriormente la situazione è il fatto che don Francesco Zappella, pochi giorni dopo lo scandalo esploso anche su molti i quotidiani nazionali, abbia chiuso senza apparente motivo, entrambi i suoi profili di Facebook, dove stando alla stampa locale, riceveva parecchia solidarietà.

    L’associazione Rete L’ABUSO rende noto inoltre che Francesco Zappella è stato denunciato nei giorni scorsi per aver rivelato su un post di Facebook il nome della presunta vittima violando così l’articolo 734 bis del codice penale.

    Nel frattempo continuano parallelamente le indagini in Uruguay, questa volta non solo nei confronti di don Francesco Zappella, ma anche di padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera.

    La Rete L’ABUSO rinnova l’invito a tutti coloro che sono a conoscenza di fatti inerenti alla vicenda, a rivolgersi all’autorità giudiziaria, opure a contattarci all’indirizzo info@retelabuso.org .

    L’ufficio di Presidenza

    Rete L’ABUSO

  • ARRIVA DALL’URUGUAY PER PARLARE CON IL PM: IO ABUSATO DAL PARROCO

    ARRIVA DALL’URUGUAY PER PARLARE CON IL PM: IO ABUSATO DAL PARROCO

    Il sacerdote di Covo (BG) “non è vero”

    C’è anche un sacerdote bergamasco tra i tre che la’onlus “Rete L’ABUSO” ha segnalato all’ambasciata italiana in Uruguay per violenza sessuale su minori. Si tratta del parroco di Borghetto S. Spirito in provincia di Savona, ma originario di Covo. Nel 1985 come obiettore di coscienza trascorse un anno dai Salesiani di Treviglio. Ad accusarlo è un 29enne che avrebbe subito abusi nella missione di Trenta y Tres in Uruguay fino a 19 anni. Fatti sui quali pesa il rischio della prescrizione. Un episodio più recente, però sarebbe accaduto durante un soggiorno ad Albenga. “Co ha parlato di questa vicenda – racconta Francesco Zanardi della Onlus – un missionario. Abbiamo contattato il ragazzo che ha confermato l’accaduto”. A inizio settembre il 29enne, grazie a una colletta, è volato dall’Uruguay in Italia e per cinque ore ha raccontato la sua vicenda davanti al sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro di Savona, confermando le accuse. Il pm ha aperto un fascicolo, per il momento senza notizia di reato. La “Rete L’ABUSO” ha chiesto a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga, di sospendere il sacerdote, che dal canto suo ha presentato le dimissioni, respinte dal vescovo in attesa di avere chiarimenti dalla procura. Il parroco intanto smentisce le accuse “Sono solo calunnie, mai commesso niente del genere – sostiene in un’intervista rilasciata a un quotidiano locale – Questa è una montatura. Dal 2004 non vado più in missione. La gogna mediatica è ciò che uccide”.

    (p. t.)

    Il Corriere

  • L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Si racconta a viso scoperto in un video realizzato dalle telecamere di XIXTV. Ecco l’incredibile storia di un ragazzo abusato fin da bambino da un sacerdote ancora in libertà.

    “Mi ha abusato in Uruguay, e anche qui in Italia“. Una storia raccontata a fatica, dove il giovane, che oggi ha 29 anni, ripercorre la sua infanzia e la sua adolescenza segnate da momenti e persone che mai potrà dimenticare.

    Troppi sono gli abusi, gli inganni, i gesti, gli sguardi di quei preti pedofili che gli hanno rovinato l’esistenza.

    Nato in Brasile, abbandonato dalla madre e dal padre, a soli sei mesi è stato affidato a unistituto cattolico in Uruguay fino all’età di otto anni. Era considerato orfano a tutti gli effetti: senza genitori, senza documenti, senza nessuno che potesse difenderlo. Così sono iniziate le lunghe notti in parrocchia, dove veniva invitato da quel prete missionario italiano a dormire. Eppure, anche se lui ancora non poteva capire, racconta di un prete che li toccava i genitali gemendo. Il racconto, sofferto e rabbioso, continua: “A 14 anni sono venuto in Italia per studiare e prendere il diploma da infermiere. Nuovamente vengo accolto dal quel prete italiano a Savona in una parrocchia dove mi garantisce i soldi per studiare, per i vestiti e tutto il resto. Ma in cambio vuole farsi massaggiare, diceva che ne aveva bisogno”. Il prete che gli fa da tutor è don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Inizia così una sorta di terrorismo psicologico: “Non voleva che avessi la ragazza, diceva di amarmi come un padre ama il proprio figlio, mi abbracciava, voleva fare sesso, mi toglieva i vestiti e mi toccava”. Il sacerdote in questione, che giustificava i suoi gesti dicendo di amare come un padre, ogni volta riusciva a convincere il povero giovane, arrivando addirittura a minacciarlo di toglierli il denaro, se si fosse rifiutato di contraccambiare il suo amore. “Quando diceva di amarmi io ci credevo – racconta nel video- mi aiutava, mi difendeva, però poi voleva i miei baci. Compra la gente con i soldi per tenersela vicino e la ricatta. Chissà quanti ragazzi in questi anni hanno subito quello che ho subito io. Era l’inferno“. A un certo punto del racconto, il giovane arriva addirittura a confessare che: “Quando mi sono reso conto di quello che il prete mi faceva ho pensato di suicidarmi. Non capivo, perché da una parte diceva di amarmi come un padre e dall’altra faceva certe cose”.

    Un prete considerato da tutti “lindo e buono”, che dice messa, che aiuta, che e’ amico, “ma una volta rientrato in parrocchia si trasforma, ride di fronte ai ragazzini e li vede come un premio e ne approfittava”. La gente viene ingannata, nessuno sa, però chi lo ha conosciuto come me, non ha il coraggio di affrontarlo perché lui può tutto, può pagare l’avvocato e tutto il resto”. Il giovane ha trovato il coraggio e ha deposto in Uruguay e ha avuto la possibilità di deporre anche in Italia a Savona. La versione del prete: “Solo calunnie, sono sereno”. Interpellato dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto “sereno”, perché “sono tutte calunnie” e anche perché “il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia”.

    Oggi, il giovane è diventato padre, e il dolore, le umiliazioni, le sofferenze, i brutti ricordi, lasciano spazio alla rabbia e a una paura:”che mio figlio o qualcuno vicino a me possa incrociarlo”. Lui da sempre diceva agli atri preti missionari quanto gli veniva fatto ma “si coprivano tutti, era una mafia“.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/linferno-giovane-uruguaiano-abusato-3-preti-ligure-1169023.html

  • Don Francesco si consola con l’abbraccio dei parrocchiani

    Don Francesco si consola con l’abbraccio dei parrocchiani

    «È una persona buona e generosa, vittima di un complotto»

    BORGHETTO.«Don Francesco è una persona generosa e disponibile, e quella contro di lui è solo una montatura». I parrocchiani si schierano al fianco di don Francesco Zappella, il sacerdote accusato di avere molestato un giovane ospite di una struttura religiosa durante il suo mandato missionario in Uruguay, e a Borghetto si respira il clima di Alassio ai tempi della vicenda di don Luciano Massaferro, anche se naturalmente i parrocchiani e gli amici di don Francesco si augurano che sul piano giudiziario finisca in maniera ben diversa.

    Anzi, se nella vicenda Massaferro non mancarono fin dal primo giorno neppure i colpevolisti (anche se meno organizzati ed appariscenti degli innocentisti), almeno per il momento a Borghetto tutti sembrano schierarsi al fianco del sacerdote, forse anche per la maggiore distanza in termini geografici di questa vicenda rispetto a quella alassina, che invece si svolse tutta all’ombra (è il caso di dirlo) del campanile. «Don Francesco è generoso e disponibile nei confronti dei bisognosi e in generale di tutti,forse persino troppo – affermano alcuni commercianti che hanno bottega a due passi dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova -. è qui da 6 o 7 anni e il suo comportamento è sempre stato ineccepibile.

    Nonostante le precarie condizioni di salute si occupa personalmente della pulizia e della piccola manutenzione della chiesa e delle pertinenze, risparmiando soldi da destinare a chi ha bisogno». Per tutti don Francesco Zappella è un esempio. «In occasione delle comunioni e delle cresime ha curato personalmente gli allestimenti, col solo aiuto dei volontari, e senza chiedere nulla alle famiglie – ricorda noi parrocchiani -,ed il giorno di Santa Rita è andato personalmente a consegnare la rosa simbolo di quella ricorrenza a quei commercianti che avendo il negozio aperto non hanno potuto partecipare alla cerimonia in chiesa». Ma le accuse di molestie sessuali? «Solo una montatura, una cattiveria compiuta ai danni di una persona buona: don Francesco non può avere fatto cose simili» affermano senza titubanze i fedeli, che martedì sera si sono radunati sotto il balcone della canonica in segno di solidarietà.

    Zappella si è affacciato in risposta all’applauso dei parrocchiani che lo invitavano a non mollare. «Io di qui non me ne vado, chiedo al Signore di darmi la forza e presto tutto si chiarirà» ha detto il sacerdote alla piccola folla riunita sotto il balcone. «Vado avanti a testa alta, anche se non è facile,perché il male non può prevalere sul bene,e questa vostra dimostrazione per me è molto importante» ha proseguito. «Non ci interessa che la cosa si chiarisca: noi siamo qui per dirti che siamo con te» haurlato qualcuno tra la sessantina di persone radunate sotto la canonica,a testimonianza del fatto che i parrocchiani hanno già assolto don Zappella. Adesso bisogna vedere se la penseranno allo stesso modo anche la giustizia penale italiana e quella uruguaiana, cui il sacerdote dovrà rispondere di una delle accuse più infamanti, specie per un uomo di Dio.

    STEFANO FRANCHI

    LUCA REBAGLIATI

    IL SECOLO XIX SAVONA

  • Don Zappella fa il nome della vittima e chiama i suoi sostenitori in Uruguay . Vescovo Borghetti come intende tutelare le vittime?

    Don Zappella fa il nome della vittima e chiama i suoi sostenitori in Uruguay . Vescovo Borghetti come intende tutelare le vittime?

    Rivolgendosi ai suoi sostenitori in Uruguay don Zappella dal suo profilo facebook  fa il nome della vittima. Lo fa nonostante il divieto di pubblicare elementi che permettano di riconoscere le vittime dei reati sessuali (743 bis c. pen) . Lo fa mentre la vittima è appena tornata in Uruguay. Insomma don Zappella cerca di fare terra bruciata intorno alla vittima.

    Lo fa mentre il vescovo Borghetti lo elogia come “persona buona e generosa” e non emette nessun provvedimento. Proprio quel vescovo chiamato da papa Francesco a mettere ordine in una diocesi squassata dagli scandali. Intanto minaccia tempesta contro il sacerdote che avrebbe aiutato la vittima a denunciare, dimostrando ben poco spirito di fratellanza verso i suoi colleghi.

    Quantomeno sorprendenti sono le dichiarazioni di don Zappella sull’età della vittima. Perché se si volesse credergli, aggraverebbero ancora di più i fatti, perché commessi su persona di età ancora più giovane.

    Ma perché don Zappella queste dichiarazioni le fa oggi, sulla stampa, invece che nelle sedi proprie, con denunce? Sarebbe l’occasione per capire cosa effettivamente sa don Zappella e come ha potuto far entrare in Italia la vittima per ospitarla ad Albenga.

    Dalla diocesi quindi ci aspettiamo comportamenti coerenti coi suoi poteri autoritativi e disciplinari verso i sacerdoti. Senza tener conto dei doveri pastorali che hanno i vescovi verso i fedeli e l’opinione pubblica.

    L’ufficio di Presidenza