Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • LA PIAGA DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA Dopo quel processo-choc  i casi Massaferro e Giraudo, l’exprete di Finale sotto accusa per minacce alle vittime.

    LA PIAGA DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA Dopo quel processo-choc i casi Massaferro e Giraudo, l’exprete di Finale sotto accusa per minacce alle vittime.

    SAVONA. Giorgio Barbacini è stato il primo caso,ma le cronache degli anni Duemila sono arricchite da altri due preti condannati per pedofilia. Si tratta di Luciano Massaferro, alassino, nei guai per aver abusato di una parrocchiana dodicenne e Nello Giraudo, che ha chiesto di tornare allo stato laicale e che ha patteggiato un anno di carcere per aver molestato un quindicenne durante un campo scout nel finalese. Entrambi, come peraltro Barbacini, avevano contatti diretti con i parrocchiani minorenni. Don Lu era il parroco di San Vincenzo ad Alassio, don Nello gestiva una comunità per minori. E per entrambi i vertici della curia non erano intervenuti per allontanarli dalle potenziali vittime. Don Luciano Massaferro, però, il carcere lo ha fatto. Prima a Chiavari, poi a Villa Andreini dove fino a qualche settimana fa stava scontando la condannaa7annie8mesiper avere molestato sessualmente una chierichetta della parrocchia di San Giovanni ad Alassio. Il Tribunale ha infatti accolto la richiesta dei legali per l’affidamento in prova ai servizi socialidiImperia e don Massaferro ha trovato ospitalità alla Casa della Carità. Massaferro deve rimanere in casa nelle ore notturne, di giorno assolve ai compiti difare il giro di consegna dei pasti. Nello Giraudo ha invece trovato ospitalità in varie strutture del ponente e nonostante la pena patteggiata ha trovato anche il modo per molestare le sue vittime durante gli incontri casuali che erano avvenuti per strada. Al punto che il pm Giovanni Battista Ferro ha avviato nei suoi confronti un’inchiesta (giunta a conclusione) per minacce.

    Savona Il Secolo XIX

  • Atti sessuali con minorenni, l’ex sacerdote Barbacini in manette ad Albenga

    Atti sessuali con minorenni, l’ex sacerdote Barbacini in manette ad Albenga

    Albenga. Atti sessuali con minorenni. E’ questa l’accusa per la quale ieri, nella frazione Lusignano di Albenga, un ex sacerdote di 79 anni, Giorgio Barbacini, è stato arrestato dai carabinieri. L’uomo doveva infatti scontare una condanna a tre anni e mezzo di reclusione, passata in giudicato nel 2010 (dopo che il procedimento era arrivato in Cassazione), ma da cinque anni era all’estero e, di fatto, irreperibile.

    Non appena Barbacini è tornato nella sua casa di Albenga quindi i militari lo hanno immediatamente arrestato per fargli scontare la condanna. I fatti per i quali l’uomo è stato condannato risalgono alla primavera del 2000 ed erano avvenuti a Savona.

    Secondo l’accusa, l’allora Don Giorgio aveva compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario. In quel periodo l’ex sacerdote era infatti responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento.

    http://www.ivg.it/2015/06/atti-sessuali-con-minorenni-ex-sacerdote-in-manette-ad-albenga-deve-scontare-condanna-a-3-anni-e-mezzo/

  • Arrestato don Giorgio Barbacini, latitante dal 2010. Ora dovrà scontare una condanna a tre anni e mezzo.

    Arrestato don Giorgio Barbacini, latitante dal 2010. Ora dovrà scontare una condanna a tre anni e mezzo.

    La giustizia italiana non si era dimenticata di lui, ed è così che quando ieri don Giorgio Barbacini è rientrato nella sua casa di Lusignano (Albenga) i militari lo hanno tratto in arresto.

    Quella di Barbacini è una storia analoga, anzi identica a quella di don Nello Giraudo, tanto da meritarsi il titolo di “compagni di merende”. In entrambe i casi infatti ci sono inquietanti analogie, per esempio entrambi  gestivano una comunità per minori in difficoltà e a entrambi, fu il vescovo Dante Lafranconi che pur sapendo delle loro tendenze pedofile, lasciò che i due sacerdoti aprissero delle comunità per minori. L’unica cosa che cambia, si fa per dire, sono le vittime, italiane quelle di Giraudo e extracomunitari quelle di Barbacini.

    Don Barbacini fu arrestato in flagranza di reato nel 2004, mentre sodomizzava un ragazzino sulla spiaggia di Varazze. Condannato in primo grado nel 2006 a tre anni e sei mesi fa perdere le sue tracce nascondendosi in Svizzera. Rientrerà ad Albenga per un breve periodo nel settembre del 2009, pochi mesi prima della sua condanna definitiva in cassazione, nel 2010, quando di lui si perderanno nuovamente le tracce, almeno fino ad oggi.

    Poche le vittime che hanno potuto ricevere giustizia in quanto erano tutti extracomunitari affidati alle sue cure dai servizi sociali, di molti di loro si è persa ogni traccia da anni.

    Ci complimentiamo con la magistratura savonese sempre molto attenta e sensibile a questi reati e con le forze dell’ordine che hanno condotto l’arresto.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pietra Ligure, favoreggiamento di un pedofilo: don Luigi Fusta condannato a 4 mesi

    Pietra Ligure, favoreggiamento di un pedofilo: don Luigi Fusta condannato a 4 mesi

    E’ stato condannato a 4 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena don Luigi Fusta, l’ex parroco della parrocchia di San Nicolò a Pietra Ligure. I fatti relativi alla vicenda risalgono al 2006 quando secondo l’accusa una ragazza di 12 anni sarebbe stata palpeggiata da un amico di famiglia. Successivamente la madre si sarebbe rivolta al parroco chiedendo un consiglio su come comportarsi. Secondo quanto contestato, don Fusta avrebbe consigliato alla madre della presunta vittima di abusi di non sporgere denuncia sui fatti accaduti.

    Don Luigi Fusta è così stato accusato di favoreggiamento personale di un pedofilo. Precedentemente la madre era stata ascoltata dal giudice e aveva testimoniato di aver avuto un colloquio con il parroco nel quale, secondo la donna, il don le avrebbe intimato di non fare denuncia, in quanto contro la chiesa, e avrebbe fatto cenno di assolverla come se si fosse trattato di una confessione.

    Oggi don Luigi Fusta, ascoltato in aula, ha negato di aver incontrato e aver avuto una discussione con la madre della dodicenne.

    Durante il processo il pubblico ministero ha chiesto la pena di 9 mesi reclusione, invece la difesa, gli avvocati Andrea Frascherelli e Alessandro Vignola, hanno chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Il giudice Francesco Giannone invece ha ritenuto il parroco colpevole e lo ha condannato a 4 mesi di reclusione con pena sospesa e attenuanti generiche.

    Debora Geido

    http://www.savonanews.it/2015/06/03/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/pietra-ligure-favoreggiamento-di-un-pedofilo-don-luigi-fusta-condannato-a-4-mesi.html

  • Le ultime parole di Luisa Bonello; “il vescovo Lupi mi ha istigata al suicidio”.

    Le ultime parole di Luisa Bonello; “il vescovo Lupi mi ha istigata al suicidio”.

    Documento del 18-09-2014

    -OMISSIS-

    “In ultimo lascio una maledizione per il vescovo Lupi, uomo omertoso, cattivo e amorale. Ha fatto tanto male in vita sua e spero che il giudizio divino si abbatterà su di lui” Luisa Bonello”


    Documento del 10-05-2014

    “Con la presente io sottoscritta Bonello Luisa faccio un piccolo cambiamento al primo testamento: chiedo che il mio funerale venga svolto a Lavagnola e venga celebrato esclusivamente da don Lupino. NON voglio all’altare altri preti o frati. La colpa di quello che è successo è mia innanzitutto, una depressione reattiva a fatti della vita. Ma i fatti che mi hanno portata a questo, sono colpa del vescovo mons. Lupi della sorella e dei nipoti di don Nino Maio. Vivevo felice fino a quando questi tre esseri non mi hanno allontanata da lui. Questa è istigazione al suicidio”


    Questi due scritti autografi, pubblicati nella loro versione originale e trascritti per agevolare il lettore, emergono dagli Atti dell’inchiesta sulla morte di Luisa Bonello della Procura di Savona. Sono due scritti autografi di Luisa Bonello, uno dei quali scritto poco prima di quello sparo che ne ha stroncato la vita.

    Ma quale era il contesto in cui Luisa Bonello, donna di fede, è arrivata a scrivere quelle parole e poi alla sua tragica fine?

    Per capirlo bisogna ripercorrere i rapporti tra Luisa Bonello e la Diocesi. 

    Francesco Zanardi, portavoce della “Rete l’abuso” con cui Luisa Bonello collaborava, lo ha ricostruito da tempo, sia con una Memoria per gli inquirenti, sia con un docu-film dove si ripercorrono fatti, eventi e testimonianze.

    E’ in quel contesto generale in cui emerge con nitidezza, come già anche evidenziato anche da don Lupino, nell’omelia del funerale di Luisa Bonello, lo sconforto ed il dolore interiore di Luisa Bonello per i comportamenti della Diocesi savonese. Prima usata dal Vescovo Lupi per cercare di “spiare” e carpire informazioni alle vittime dei preti pedofili e poi, presa coscienza del dramma di quelle vittime, promotrice di denunce sino nella mani del Papa per quelle omertà diocesane che avevano e continuavano a proteggere i preti pedofili. Proprio per questa scelta di verità e giustizia, Luisa Bonello è stata punita dalla Diocesi guidata dal Vescovo Lupi.

    Divenuta testimone del male seminato dai preti pedofili e dalle protezioni della gerarchia ecclesiastica, Luisa Bonello, determinata nella ricerca di verità e di giustizia per le vittime, è stata colpita nella sua fede, per indebolirla e ferirla ulteriormente.

    Lei stessa aveva raccontato e documentato quanto il Vescovo Lupi, con la Diocesi, aveva messo in atto ai suoi danni, in un crescendo inarrestabile, segnandone il destino: isolarla per renderla innocua e non credibile.

    Parte 1°

    Parte 2°

  • Pedopornografia on line, scarcerato don Giorgio Porcellana

    Pedopornografia on line, scarcerato don Giorgio Porcellana

    Don Giorgio Porcellana, di origine astigiana, era stato arrestato nell’istituto Don Bosco di Alassio dove si era trasferito negli ultimi mesi per motivi di salute

    Alassio. Da Savona a Torino a casa di parenti. Dopo alcuni giorni di detenzione a Sanremo è stato scarcerato e continuerà ad essere detenuto agli arresti domiciliari don Giorgio Porcellana, 49 anni.

    Il prete astigiano era stato arrestato dalla polizia postale di Genova e Milano perché accusato detenzione e scambio di materiale pedopornografico sul web, ha lasciato il carcere di Sanremo e si è visto accogliere dal giudice per le indagini preliminari la richiesta presentata dal suo avvocato Massimo Campanale.

    Il legale aveva preferito non far rispondere il suo assistito all’interrogatorio di garanzia e convalida dell’arresto, ma aveva presentato ricorso sottolineando che l’ex salesiano, subito sospeso, “non faceva parte di un’organizzazione, e non aveva pagato minorenni per avere immagini e video”.

    Don Giorgio Porcellana, di origine astigiana, era stato arrestato nell’istituto Don Bosco di Alassio dove si era trasferito negli ultimi mesi per motivi di salute.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-scarcerato-don-giorgio-porcellana/

  • Pedofilia: se sette anni e otto mesi vi sembran tanti. E Melgrati diceva…

    Pedofilia: se sette anni e otto mesi vi sembran tanti. E Melgrati diceva…

    Condannato per pedofilia, un sacerdote di Alassio, don Luciano Massaferro, ha lasciato il carcere e distribuisce pasti ai poveri.

    A parte le fiaccolate dei fedeli, immaginando una rubrica “Memoria corta” desideriamo ricordare cosa ebbe a dichiarare l’allora sindaco di Alassio Marco Melgrati:

    PARROCO ARRESTATO:SINDACO ALASSIO,COMUNE 
    STA CON DON LUCIANO
       (ANSA) - ALASSIO (SAVONA), 18 GEN - Un 
    messaggio di solidarieta' e vicinanza a 
    don Luciano Massaferro, il parroco
    arrestato per violenza sessuale nei 
    confronti di una bimba di 11 anni, e' stato 
    pubblicato su Facebook dal sindaco di Alassio
    Marco Melgrati.
       ''Carissimi concittadini e fedeli della 
    Parrocchia di don Luciano - scrive Melgrati 
    sulla becheca 'Don Luciano libero' di Facebook -, 
    avrei voluto essere presente con voi questa 
    sera per pregare per la scarcerazione di don 
    Luciano, che tutti noi stimiamo e apprezziamo 
    per le sue doti umane, pastorali e soprattutto 
    morali, ma purtroppo un precedente impegno mi
    impedisce di essere qui ad unire la mia 
    preghiera alla vostra''.
       ''Il grave errore che ha portato in 
    carcere don Luciano - prosegue -, figlio 
    di una cul tura del sospetto di una certa
    parte della magistratura italiana, non 
    supportato da prove, prima o poi sara' 
    riconosciuto tale. Nell'attesa preghiamo
    perche' don Luciano abbia la forza di 'portare 
    questa Croce', mantenendosi saldo nelle sue 
    convinzioni e nella certezza della sua innocenza. 
    Don Luciano, l'amministrazione del Comune di
    Alassio e la citta' e' tutta con te''.(ANSA)

    Il c.d. don Lu deve scontare una condanna definitiva a 7 anni e 8 mesi per avere molestato sessualmente una chierichetta della parrocchia di San Giovanni ad Alassio. Come riportano i quotidiani Il Secolo XIX e La Stampa, il sacerdote ha lasciato il carcere della Spezia dopo che il Tribunale ha accolto la richiesta dei legali per l’affidamento in prova ai servizi sociali di Imperia. Ha trovato ospitalita’ alla Casa della Carita’. Massaferro deve rimanere in casa nelle ore notturne, di giorno assolve ai compiti previsti dalla mansione, cioe’ fare il giro di consegna dei pasti.

    La piena liberta’, comunque, non dovrebbe tardare, visto che i giudici hanno accordato anche la liberazione anticipata, fissata per febbraio, con quasi due anni di anticipo rispetto alla scadenza originaria. Per il sacerdote e’ in arrivo pero’ il processo canonico dopo che in Vaticano sembra ormai consolidata la linea del rigore nei confronti di colpe inerenti la pedofilia. Potrebbe rischiare la riduzione allo stato laicale.

  • Don “Lu” lavora alla Casa della Carità e passeggia in centro

    Don “Lu” lavora alla Casa della Carità e passeggia in centro

    Imperia. Dalla casa della carità di via Berio, lungo la strada che porta alle Cascine e a Villa Grock, la casa museo di Imperia si domina Oneglia.

    E’ lì che dal 5 maggio scorso, lavora e vive don Luciano Massaferro, l’ex parroco di Alassio condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato una chierichetta. Serve pranzo e cena ai poveri, italiani e stranieri che non trovano lavoro, non riescono più a pagare affitti  o sono rimasti senza casa.  “Cordiale e preciso”, si limita a dire un collaboratore della struttura della Diocesi di Albenga e Imperia diretta da Augusto Armelio.

    Dalle 21 alle 6 del mattino non può lasciare la Casa della Carità. E’ quanto prevede l’affidamento in prova deciso dai giudici del tribunale di sorveglianza di Genova che hanno accolto l’istanza-proposta del suo avvocato, l’albenganese Alessandro Chirivì. Don Luciano di anni ne ha già scontati 5 più 2 mesi. Il suo legale gli ha anche fatto ottenere uno sconto della pena di 1 anno e 8 mesi. Alla fine resterà in carcere 6 anni e 2 mesi. “A febbraio sarà un uomo libero”, dice l’avvocato.

    E al di là delle cause giudiziarie ed eventualmente il processo canonico che potrebbe essere istruito Don Luciano Massaferro attende anche un’eventuale decisione della Corte per i diritti dell’uomo. “E’ così ci siamo rivolti a Strasburgo – conferma l’avvocato – Siamo ancora in attesa di un pronunciamento”. Don Luciano, che a Pasqua aveva scritto anche la sua ultima lettera dal carcere di La Spezia ai parrocchiani, sostiene di essere vittima di un’ingiustizia.

    Nel frattempo è in affidamento ai servizi sociali in prova e di giorno lo si incontra anche a Oneglia. “L’ho visto proprio qualche giorno fa – dice il parroco Mario Ruffino – passeggiava in via San Giovanni ed ho saputo che lavora per la Casa della Carità, struttura importante per la nostra Diocesi”.

    http://www.ivg.it/2015/05/don-lu-lavora-alla-casa-della-carita-e-passeggia-in-centro/

  • Don “Lu” ha lasciato il carcere, il parroco di Alassio è a Imperia

    Don “Lu” ha lasciato il carcere, il parroco di Alassio è a Imperia

    Pena di 7 anni in tutti e tre i gradi di giudizio per il prete che molestò una sua chierichetta ora ospite alla casa della carità.

    Alassio. Da La Spezia a Imperia. Don Luciano Massaferro ha lasciato il carcere dopo essere stato condannato anche in Cassazione a 7 anni e 8 mesi di reclusione per avere molestato sessualmente una chierichetta della parrocchia di San Giovanni ad Alassio.

    Il sacerdote ha raggiunto la Riviera, dopo che il Tribunale ha accolto la richiesta dei suoi legali con l’affidamento in prova ai servizi sociali di Imperia. Ora distribuisce pasti ed ha trovato ospitalità alla Casa della Carità. Rispetto all’ultimo periodo della detenzione spezzina non si tratta solo di un avvicinamento a casa, visto che adesso Massaferro non ha più alcun vincolo formale, se non quello di rimanere in casa nelle ore notturne, dalle 21 alle 6.

    Di giorno deve solo assolvere i compiti previsti dalla sua mansione, cioè fare il giro di consegna dei pasti, poi può fare sostanzialmente ciò che vuole. La piena libertà, comunque, non dovrebbe tardare, visto che i giudici gli hanno accordato anche la liberazione anticipata, fissata per febbraio, con quasi due anni di anticipo rispetto alla scadenza originaria. A conti fatti dei 7 anni e 8 mesi di condanna, Massaferro ne ha scontati 6, equamente divisi tra il carcere e gli arresti domiciliari.

    Ma per don Lu all’orizzonte c’è il processo canonico. In Vaticano sembra ormai consolidata la linea del rigore nei confronti di colpe inerenti la pedofilia e c’è chi dice che don Lù potrebbe rischiare addirittura la riduzione allo stato laicale.

    http://www.ivg.it/2015/05/don-lu-ha-lasciato-il-carcere-il-parroco-di-alassio-e-a-imperia/

  • Pedopornografia on line, don Giorgio Porcellana non risponde al gip

    Pedopornografia on line, don Giorgio Porcellana non risponde al gip

    Scena muta del sacerdote nell’interrogatorio di garanzia.

    Savona. Non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida del fermo. Questa mattina, sentito per rogatoria a Savona, don Giorgio Porcellana si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip del Tribunale di Savona. Il sacerdote salesiano di 49 anni, di Asti, è stato arrestato per pedopornografia on line e diverso materiale informatico è stato posto sotto sequestro dalla polizia postale.

    Il prete era stato arrestato all’istituto Don Bosco di Alassio, dove si era trasferito da qualche mese per motivi di salute. Secondo l’accusa don Giorgio Porcellana faceva parte una rete di utenti che si scambiavano immagini e filmati di pesanti violenze e atti sessuali con bambini anche di meno di dieci anni costretti ad avere rapporti sessuali tra di loro o con animali.

    L’indagine ha sgominato una pericolosa rete criminale internazionale che diffondeva e vendeva materiale pedopornografico, con l’individuazione di 233 utenti su scala globale, in cinque diversi continenti. “Gli orchi della rete” si scambiavano via internet materiale illecito. I gravi indizi raccolti dagli investigatori milanesi hanno determinato la Procura della Repubblica di Milano, che coordina le indagini, a disporre perquisizioni personali, informatiche e a casa di ventinove utenti italiani – gli altri indagati sono tutti stranieri.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-don-porcellana-non-risponde-al-gip/