Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Lezioni antipedofilia della diocesi, Zanardi: “Siano aperte anche alle vittime degli abusi”

    Lezioni antipedofilia della diocesi, Zanardi: “Siano aperte anche alle vittime degli abusi”

     Savona. Il portavoce della rete antipedofilia “L’Abuso”, Francesco Zanardi, chiede a monsignor Vittorio Lupi che l’associazione possa partecipare al piano di prevenzione-educazione varato dalla diocesi di Savona-Noli. Così scrive Zanardi in una lettera al vescovo: “Lei sa quanto l’associazione abbia insistito per un programma di prevenzione nelle parrocchie, sempre frequentate da moltissimi minori quindi luoghi ad alto rischio, come la storia purtroppo racconta, qual’ora vi fosse la presenza di un pedofilo. Come si sa bene i traumi causati da abusi sessuali in età minore lasciano segni indelebili, spesso gravi, la prevenzione è molto importante, fondamentale. Sarò sincero ma leggendo il programma non vedo alcun invito alle vittime della diocesi”.

    Il programma televisivo “Le Iene” dedicherà uno spazio all’argomento pedofilia nel Savonese e il servizio andrà in onda probabilmente la prossima settimana. “Le vittime non sono così poche e credo meritino il massimo rispetto e sostegno, soprattutto dalla diocesi che si è prestata a favoreggiare i loro carnefici per ben 32 anni – osserva Zanardi – Leggendo il programma noto incontri tra psicologi e gruppi, catechisti e associazioni, spero anche la nostra di vittime savonesi. Dico spero perché si ha l’impressione che gli incontri siano destinati solo a coloro che frequentano assiduamente il clero o che rivestono funzioni educative”.

    Zanardi prosegue: “Degno di nota anche il relatore, don Fortunato Di Noto, con il quale ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento pedofilia nella trasmissione di ‘Matrix’ dello scorso maggio, nella quale ci siamo confrontati sul dramma savonese; di lì deduco anche l’origine della scelta, una persona competente e informata sugli avvenimenti del Savonese. Spero possa far pervenire alla rete L’Abuso il programma degli incontri, le modalità di accesso a questo programma in modo tale che possa essere appreso dalle vittime, le quali potranno decidere in che forma aderire” conclude Zanardi.

    Il consiglio pastorale diocesano ha predisposto percorsi educativi e formativi con il supporto degli esperti del Cismai di Milano, del Coordinamento italiano contro gli abusi sull’infanzia (ente laico riconosciuto a livello internazionale). Prosegue così con la seconda fase il piano di prevenzione della pedofilia varato nel novembre scorso dalla diocesi di Savona-Noli. Si comincerà martedì 17 aprile al seminario diocesano di via Ponzone, con le “Linee guida sull’abuso sessuale infantile”, che saranno esposte da Cesira Di Guglielmo, psicologa e psicoterapeuta del Cismai. Alle 21 la lezione sarà per gli educatori, la mattina seguente per i sacerdoti.
    http://www.ivg.it/2012/04/lezioni-antipedofilia-della-diocesi-zanardi-siano-aperte-anche-alle-vittime-degli-abusi/
  • Monsigor Dante Lafranconi, salvo grazie alla Prescrizione

    Monsigor Dante Lafranconi, salvo grazie alla Prescrizione

    “L’Ordinanza dell’otto maggio  del GIP di Savona dott. Fiorenza Giorgi  ha archiviato, per intervenuta prescrizione, la procedura avviata dal PM nei confronti  di Mons. Dante Lafranconi, (vescovo di Savona dal 1992 al 2001 e ora vescovo di Cremona) per avere “coperto” il prete savonese don Nello Giraudo, pedofilo fin dalla sua ordinazione nel 1980.
    Che Mons. Lafranconi fosse più che al corrente della situazione e nulla abbia fatto per lunghi anni emerge non tanto dalle parole del suo accusatore Francesco Zanardi quanto e soprattutto da quelle dei suoi collaboratori, in particolare da quelle del suo vicario generale Mons. Andrea Giusto. Tutto ciò è contenuto negli atti processuali.
    Vale la pena leggere integralmente la parte finale dell’Ordinanza:
    “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotta criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta- è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente)per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.
    Davanti a un’archiviazione di questo tipo, pesante quanto una dura condanna, la reazione di Lafranconi è stata sconcertante. Invece di rinunciare alla prescrizione e di chiedere il dibattimento per dimostrare la sua innocenza oppure  di riconoscere le sue colpe con un atto penitenziale e di chiedere scusa alle vittime (e magari di dimettersi da vescovo), egli ha diffuso un testo vittimistico ( leggibile sul sito della diocesi di Cremona), lamentandosi di non aver potuto svolgere alcuna attività a propria difesa.
    Lafranconi è il primo vescovo ad essere perseguito direttamente nel nostro paese per un  comportamento omissivo  simile a quello  che è stato praticato dalla gran parte dei vescovi in situazioni analoghe, come emerge nei non rari processi a carico dei preti pedofili. L’assoluta gravità di questa vicenda, come delle tante altre che hanno “cancellato” le vittime per proteggere l’istituzione, non sembra essere capita dai vertici della Conferenza Episcopale, che hanno costantemente sottovalutato la questione fino al punto di invitare le vittime a rivolgersi con fiducia al proprio vescovo! . “Noi Siamo Chiesa” in questi giorni ha diffuso una Lettera aperta ai vescovi invitandoli, nello loro prossima assemblea, a una svolta radicale nella linea dell’episcopato su queste questioni, anche facendo riferimento a istituti e prassi già adottate in tempi recenti dalle Conferenze episcopali di altri paesi.”
    Zanardi
  • Savona: trent’anni di omertà e coperture. Intervista a Francesco Zanardi

    Savona: trent’anni di omertà e coperture. Intervista a Francesco Zanardi

    Prendete un prete pedofilo, recidivo e molto chiacchierato. E poi tre vescovi, che di quel prete conoscono le inclinazioni e le malefatte e che tuttavia, uno dopo l’altro, non fanno nulla per impedirgli di reiterare i suoi crimini. È un quadro agghiacciante quello che negli ultimi due anni ha cominciato ad assumere contorni sempre più nitidi grazie all’instancabile attività di denuncia delle vittime e al lavoro della procura di Savona. Nella città ligure, per circa trent’anni, mons. Dante Lafranconi, mons. Domenico Calcagno e mons. Vittorio Lupi (i tre vescovi succedutisi alla guida della diocesi a partire dai primi anni ’90), hanno coperto e protetto don Nello Giraudo, sacerdote pedofilo responsabile di numerosi abusi recentemente condannato a un anno di reclusione con la condizionale. Il fatto che i tre alti prelati sapessero è provato da documenti inoppugnabili, fatti sequestrare dalla procura in una cassaforte segreta della diocesi.

    Francesco Zanardi, prima di diventare il portavoce della Rete L’abuso e di cominciare il suo paziente lavoro di informazione e di sensibilizzazione relativo al caso Giraudo, è stato, quando era poco più che un bambino, una delle vittime di don Nello. Insieme a luiAdista ha tentato di ricostruire l’intricata vicenda dello scandalo pedofilia che ha investito la diocesi di Savona-Noli. Una vicenda che vede protagonisti, oltre a Giraudo e ai tre vescovi, anche altri sacerdoti condannati per abusi sessuali su minori. Soprattutto, una vicenda emblematica di come le gerarchie cattoliche siano spesso tutt’altro che inclini a contrastare con decisione la piaga della pedofilia, a collaborare con la giustizia e a garantire innanzitutto la sicurezza della vittime. Passate e future.

    Da quanto tempo erano note le “inclinazioni” di don Giraudo?

    Giraudo è diventato sacerdote nel 1980. Proprio in quell’anno commette la sua prima violenza sessuale, perlomeno fra quelle di cui siamo a conoscenza: viene infatti sorpreso ad abusare di un suo alunno a Valleggia, in provincia di Savona, dove faceva l’insegnante di religione presso una scuola elementare. Il vescovo di allora, Giulio Sanguineti, lo sposta quindi come parroco a Spotorno, dove all’epoca vivevo anch’io e dove l’ho conosciuto. Lì Giraudo comincia ad abusare di diversi ragazzini. Lo fa per lo più durante i campi estivi e le gite in montagna, usando come scusa quella di dormire insieme nella stessa tenda. Io, insieme ad altri due o tre, ero fra i suoi preferiti. Gli abusi sono proseguiti, nel mio caso, dagli 11 ai 16 anni, quando mi allontanai dalla parrocchia. Don Nello rimase invece a Spotorno fino agli anni ’90.

    Quindi fino all’arrivo in diocesi di Lafranconi…

    Esatto. Alla fine del 1991 a Sanguineti succede mons. Dante Lafranconi, l’attuale vescovo di Cremona, che si trova ad avere a che fare con almeno due preti pedofili: Nello Giraudo e Giorgio Barbacini. Ad entrambi, Lafranconi consente addirittura di aprire due comunità per minori in difficoltà. Tieni presente che di Giraudo era risaputo che era un pedofilo. A Barbacini viene affidata la comunità per minori stranieri denominata “Migrantes”, che aveva sede in pieno centro a Savona nel palazzo dei canonici. Don Nello, invece, viene assegnato, nel 1996, ad una piccola parrocchia sulle alture di Finale Ligure, in località Orco Feligno. Qui gli viene concesso di aprire una comunità per ragazzi minorenni in difficoltà, “La Lanterna”. Giraudo in quel periodo era talmente chiacchierato che i servizi sociali dei Comuni circostanti cominciarono a rifiutarsi di mandare minori in affido alla sua comunità… Fra l’altro, è proprio a causa di queste voci sempre più insistenti che, nel 2003, “La Lanterna” verrà chiusa.

    A Lafranconi subentra, nel 2002, mons. Domenico Calcagno, recentemente creato cardinale. L’avvicendamento determina qualche mutamento nel comportamento della diocesi nei confronti dei due preti pedofili?

    Assolutamente no, anzi. Calcagno metterà Giraudo a fare il cappellano del carcere. L’ultimo abuso commesso da don Nello di cui si ha notizia è però proprio di questo periodo. Si tratta della violenza su un diciassettenne, avvenuta nel 2005 durante un campo scout dell’Agesci, per la quale il sacerdote è stato recentemente condannato. Questo semplice fatto dimostra come Giraudo, durante l’era Calcagno, non abbia avuto limitazioni di sorta nel frequentare bambini e adolescenti. A quel campo partecipava in qualità di cuoco. Sarà un’assistente del campo che si accorgerà, parlando con il ragazzo, dell’avvenuta violenza, anche se poi metterà tutto a tacere.

    Nel frattempo, nel 2001, è scoppiato il caso della comunità “Migrantes”. Don Giorgio Barbacini viene infatti sorpreso dai carabinieri mentre è intento a sodomizzare un ragazzino sulla spiaggia di Varazze. Seguirà una denuncia e un processo che si concluderà, nel 2004, con una condanna a 3 anni e 6 mesi. Grazie a Calcagno, tuttavia, don Giorgio non sconterà mai la pena. L’allora vescovo di Savona lo aiuterà infatti a trovare rifugio in un convento svizzero, da dove Barbacini rientrerà in Italia solo qualche anno più tardi, ovvero quando non rischia più di finire in carcere per effetto dell’indulto varato dal secondo governo Prodi. Del resto, quella non è stata l’unica volta in cui il neocardinale ha aiutato un latitante a nascondersi.

    A quale altro caso ti riferisci?

    A quello del sacerdote inglese di origini pakistane Youssef Dominic. Un caso che a un certo punto ha assunto una rilevanza internazionale. Nel 1996 padre Youssef era stato arrestato e condannato per pedofilia a Londra. Dopo un periodo di carcere, era stato rimesso in libertà su cauzione, e a quel punto era fuggito. Scotland Yard aveva emesso nei suoi confronti un mandato di cattura, ma il prete era riuscito a far perdere le tracce. Nel 2004, ricompare ad Albissola Marina. Qui il canale televisivo americano Dallas News lo scova e lo fotografa mentre dice messa e dà la comunione. Calcagno allora lo nasconde nel convento dei benedettini di Finalpia, dove rimarrà fino al 16 dicembre del 2009. Quel giorno padre Youssef muore. Una morte in realtà molto misteriosa, che avviene proprio nel periodo in cui la procura di Savona apre un’indagine su Giraudo e sulle coperture di cui ha goduto in diocesi.

    Cosa c’è di misterioso nella morte di Dominic?

    Al riguardo ci sono diverse versioni, che presentano più di un’incongruenza. Secondo i benedettini di Finalpia Dominic è morto fra le 7,15 e le 7,30 a Finale Ligure, per un malore avuto durante la sua consueta passeggiata mattutina sul lungomare. Ci sono però delle persone che possono testimoniare di averlo visto dire messa, quello stesso giorno, verso le 8. Infine, esiste un certificato di morte che parla di un decesso avvenuto alle 12,13 al pronto soccorso di Pietra Ligure, per insufficienza epatica. Il cadavere, altra circostanza curiosa, viene rimpatriato in fretta e furia in Pakistan già il giorno successivo a quello della morte.

    Torniamo a Giraudo. Nel 2008 diventa vescovo di Savona Vittorio Lupi, tutt’ora in carica.

    Sì, e anche questa volta le cose non cambiano. Persiste attorno a don Nello un clima di omertà e di sottovalutazione della sua pericolosità. Lupi, ovviamente, è ben consapevole del fatto che il sacerdote è un pedofilo. Pochi mesi dopo il suo insediamento alla guida della diocesi, mi riceve e, prima che io possa aprir bocca, afferma: «Io so già che lei mi vuole parlare di don Nello, qui bisogna che giochiamo a carte scoperte». Nella stessa occasione dichiara anche di aver già parlato con la famiglia di Giraudo. Io in quell’incontro denunciai tutta la storia, ma nei mesi successivi da parte di Lupi non venne preso alcun provvedimento. Nel marzo del 2010 il caso scoppierà sui giornali, diventerà un caso nazionale, e solo allora Lupi sosterrà che Giraudo è stato ridotto allo stato laicale già dalla metà del 2009. Si tratta in realtà di un’affermazione falsa, perché esiste uno scambio epistolare fra Lupi e l’arcivescovoLuis F. Ladaria, segretario delle Congregazione per la Dottrina della Fede, che prova che la richiesta di riduzione allo stato laicale risale proprio al marzo del 2010, quando il caso è ormai diventato di dominio pubblico. Durante l’episcopato di Lupi, ad ogni modo, Giraudo viene trasferito nell’abbazia di Finalpia, la stessa che ha ospitato Youssef Dominic. Lì, ogni mercoledì, ci sono più di 100 bambini per il catechismo, e l’edificio è situato nelle vicinanze di una scuola elementare e di un asilo. Quando ho saputo che ci lavorava don Nello, ho scritto per chiedere spiegazioni tanto al vescovo quanto all’abate, senza ottenere mai risposta. Lo scorso 4 gennaio mi sono quindi deciso ad andare davanti al convento per sensibilizzare le mamme dei bambini che nell’abbazia frequentano il catechismo, e solo a quel punto Giraudo è stato allontanato.

    Hai avuto ripercussioni, sul piano personale, per il tuo impegno di denuncia e di informazione?

    Purtroppo sì. Oltre a diverse minacce anonime, le ripercussioni ci sono state anche da un punto di vista lavorativo. Basti pensare che, quando era vescovo Calcagno, avevo una società che faceva impianti elettrici e avevo preso un appalto dalla diocesi. Ad un certo punto i pagamenti sono stati sospesi, per ben 15 mesi, tanto che, col passare del tempo, ho dovuto a mia volta smettere di pagare i fornitori e non sono stato più in condizione di lavorare, né per la diocesi né per altri. Ma non sono stato l’unico a finire nel mirino di Calcagno. Anche don Carlo Rebagliati, che era economo della diocesi, ha subito un vero e proprio mobbing, e questo perché ha testimoniato di fronte ai magistrati in sostegno alle vittime. Don Carlo è stato poi dimesso dallo stato clericale in seguito ad una denuncia per istigazione alla prostituzione, che si rivelerà infondata e per la quale verrà chiesta l’archiviazione. (m. z.)

    da Adista Notizie n. 11 del 24/03/2012

  • PEDOFILIA: DON SEPPIA, PM CHIEDE NUOVA QUALIFICA REATO

    PEDOFILIA: DON SEPPIA, PM CHIEDE NUOVA QUALIFICA REATO

    (AGI) – Genova, 19 mar. – Prosegue stamani a Genova il processo a carico di don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente accusato di tentata violenza sessile su minori, cessione di stupefacenti a minori e tentata induzione alla prostituzione minorile. Il pm Stefano Puppo, che aveva gia’ chiesto 11 anni e 8 mesi di reclusione per l’imputato, oggi ha chiesto di qualificare il resto di tentativo di induzione alla prostituzione come reato consumato. Sulla modifica il difensore Paolo Bonanni si e’ opposto alla modifica del capo di imputazione. Il gup Roberta Bossi e’ rientrata in aula dopo un’ora di camera di consiglio. (AGI) Ge1/Mav

    http://www.agi.it/genova/notizie/201203191…qualifica_reato

  • Ex parroco di Mallare accusato di atti sessuali con una minore

    Ex parroco di Mallare accusato di atti sessuali con una minore

    16 marzo 2012
    Cuneo – Don Martin Victor Parappillil, 43 anni, originario dell’ India, parroco di Murazzano, in provincia di Cuneo, è stato bloccato mentre all’ aeroporto internazionale della Malpensa stava per imbarcarsi su un aereo che lo avrebbe condotto nella sua terra natale.

    L’accusa nei confronti del prelato, che è stato anche parroco a Mallare, nel savonese, arriva dalla Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Mondovì (Cuneo) per atti sessuali con una minorenne che gli era stata affidata per ragioni di istruzione.

    L’indagine, ha spiegato il Procuratore Maurizio Picozzi che coordina l’inchiesta insieme al pm Massimiliano Bolla, ha preso avvio un paio di mesi fa, a seguito di una segnalazione e da allora il sacerdote, a Murazzano dal settembre 2010, è stato tenuto sotto stretta sorveglianza.

    Nel momento in cui gli investigatori hanno compreso che stava per fuggire è scattato il provvedimento di fermo.

    «A Murazzano – ha commentato Gianni Galli, sindaco del paese, che conta 850 abitanti – nessuno ha saputo nulla. Però don Martin spesso si allontanava per qualche giorno, per cui il fatto che non fosse presente non ha preoccupato più di tanto».

    PRETE FA SESSO CON L’ALLIEVA MINORENNE:
    DON MARTIN ARRESTATO A MALPENSA

    MILANO – Un prete è stato fermato dalla Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Mondovì (Cuneo) perchè indiziato di atti sessuali con una minorenne che le era stata affidata per ragioni di istruzione. Il prete – da quanto si è saputo – è stato fermato all’aeroporto della Malpensa, dove – secondo gli investigatori – stava per imbarcarsi su un aereo.

    La persona fermata è il parroco di Murazzano (Cuneo), don Martin Victor Parappillil, 43 anni, originario dell’ India. È stato bloccato ieri pomeriggio, mentre all’ aeroporto internazionale della Malpensa stava per imbarcarsi su un aereo che lo avrebbe condotto nella sua terra natale. È accusato di atti sessuali con una ragazza minorenne. Il fermo è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Mondovì ed eseguito dalla squadra di Polizia Giudiziaria della stessa Procura, pochi istanti prima dell ‘imbarco. L’indagine – ha spiegato il Procuratore Maurizio Picozzi che coordina l’inchiesta insieme al pm Massimiliano Bolla – ha preso avvio un paio di mesi fa, a seguito di una segnalazione e da allora il sacerdote, a Murazzano dal settembre 2010, è stato tenuto sotto stretta sorveglianza. Nel momento in cui gli investigatori hanno compreso che stava per fuggire è scattato il provvedimento di fermo. A Murazzano – ha commentato Gianni Galli, sindaco del paese, che conta 850 abitanti – nessuno ha saputo nulla. Però don Martin spesso si allontanava per qualche giorno, per cui il fatto che non fosse presente non ha preoccupato più di tanto«. Don Martin ha scelto la via del sacerdozio in età adulta, nel 1998, dopo aver lavorato come ingegnere meccanico nel settore di impianti di alta precisione, in Brasile e nel Benin. Fu ordinato sacerdote a Mondovì, nel 2003. La sua famiglia è della regione di Kerala, che comprende la città di Kochi, dove sono detenuti i due marò italiani della petroliera italian»Enrica Lexie. Prima di essere nominato parroco a Murazzano ha ricoperto analogo incarico a Mondovi«, nelle parrocchie di Carassone e Ferrone, e di Mallare (Savona). Al momento è nel carcere di Busto Arsizio, a disposizione di quella autorità giudiziaria davanti a cui comparirà sabato mattina per l’udienza di convalida del fermo.

  • Don Seppia, Emanuele Alfano e il numero del giovane albanese

    Don Seppia, Emanuele Alfano e il numero del giovane albanese

    Emanuele Alfano avrebbe conosciuto il minorenne di origini albanesi su Facebook. Dopo un primo incontro fra i due in auto, il numero della giovane vittima sarebbe giunto fino al prete. Prossima udienza il 3 aprile

    di Redazione 13/03/2012

    Genova – Nuova puntata della vicenda legata a don Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente finito in carcere con l’accusa di aver abusato di alcuni minorenni e dia ver ceduto loro sostanze stupefacenti. Durante l’udienza nel processo a carico di Emanuele Alfano, ex seminarista e amico del sacerdote, don Seppia ha dichiarato di aver ricevuto il numero del ragazzino di origini albanesi da Emanuele Alfano.

    Oltre al prete è stato sentito anche il ragazzino di origini albanesi. «Ho conosciuto Alfano su Facebook – ha detto -. Poi ci siamo incontrati, abbiamo avuto un rapporto sessuale nella sua auto, lui mi ha pagato e se n’é andato». Il processo è stato rinviato al prossimo 3 aprile.

    http://www.genovatoday.it/cronaca/don-seppia-pedofilia-processo-genova-ultime-news.html

  • Accuse all’ex rettore, Calasanzio in rivolta

    Accuse all’ex rettore, Calasanzio in rivolta

    Genova – Le indagini, della Procura e della Chiesa, per quanto delicate e in pieno svolgimento, non devono fare di tutta l’erba un fascio. E, soprattutto, non delegittimare un istituto «amato» da chi lo frequenta o l’ha frequentato, dai genitori dei suoi studenti, dagli altri religiosi.

    Si vivono giorni di fibrillazione, a Cornigliano e non solo. Dove il Calasanzio, scuola superiore dei frati Scolopi, è finito al centro delle cronache per le vicissitudini che hanno travolto il suo ex rettore, padre Gianluca Depretto. Accusato da un ex seminarista di aver molestato sessualmente lui e altri ragazzini quasi vent’anni fa, e dall’economo di aver fatto spese folli con il bancomat dei religiosi. Il primo aspetto è al vaglio della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, in Vaticano, dopo che da Genova è stata trasmessa la lunga memoria d’una “vittima”. Sulle spese sospette lavora invece la Procura, che ha iscritto Depretto sul registro degli indagati per appropriazione indebita.

    Colpevole o innocente? Se per il momento è stato sospeso dal ruolo di rettore e trasferito, i moltissimi genovesi che lo conoscono attendono i verdetti per giudicare definitivamemte, ribadendo tuttavia d’averne un ricordo «eccezionale». E chi al Calasanzio continua a lavorare, come i genitori dei ragazzini che proseguono gli studi, chiede che la scuola venga dipinta per ciò che è: «Il personale laico, docente e non docente – scrivono per esempio i lavoratori in una nota diffusa ieri pomeriggio -, nell’attesa degli sviluppi delle indagini, ribadisce la propria serietà e la propria professionalità, con le quali ha da sempre svolto e continuerà a svolgere il compito didattico ed educativo affidatogli. Il Padre provinciale Ugo Barani resta l’unico soggetto deputato a fornire eventuali chiarimenti».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/03/09/AP2o0i3B-rivolta_calasanzio_rettore.shtml

  • Nascosto scandalo hard nella scuola dei frati

    Nascosto scandalo hard nella scuola dei frati

    Genova – La punta dell’iceberg è una gestione scellerata della cassa del Calasanzio, prosciugata da spese pazze quando era lui ad amministrarla, e la misteriosa sparizione di alcuni quadri della scuola Rubens dalla cassaforte dell’istituto. Fatti su cui adesso indaga la Procura, che ipotizza il reato di appropriazione indebita. Dietro a quegli ammanchi, però, c’era molto di più. Forse lo scandalo sessuale più delicato per la chiesa genovese dopo quello di don Riccardo Seppia, noto ai padri Scolopi da almeno dieci anni, ma coperto fino ad oggi da una lunga catena di silenzi e omissioni.

    Ad accusare padre Gianluca Depretto, 39 anni, fino a pochi mesi fa rettore della scuola cattolica di Cornigliano (oggi sospeso), è una lunga e dettagliatissima denuncia presentata al tribunale ecclesiastico da un ex compagno di seminario molestato all’inizio degli anni Novanta: già allora, si legge nel verbale, il sacerdote «portava in bagno i ragazzi più piccoli». Era il 1992, l’inizio di una carriera nell’ordine che fa dell’insegnamento ai giovani una missione.

    Il muro del silenzio sui comportamenti di un sacerdote «stimatissimo dai superiori» e «adorato dai suoi studenti», viene scalfito per la prima volta da un esposto presentato qualche mese fa da padre Ugo Barani, 72 anni, massima autorità provinciale degli Scolopi. È lui, tramite un legale di fiducia, a denunciare il “buco” lasciato nel bilancio della scuola dall’uomo che ne era l’economo, che avrebbe utilizzato i soldi dell’istituto per fini personali.

    Il racconto è molto preciso. Si parla di carte di credito, conti di grandi alberghi e acquisti da capogiro. Fatti su cui adesso indagano il pubblico ministero Stefano Puppo e il nucleo di polizia giudiziaria genovese. Gli investigatori vengono però tenuti all’oscuro di un’altra segnalazione, rimasta per dieci anni in un cassetto, e di cui oggi si sta interessando in gran segreto il tribunale ecclesiastico. Una denuncia alquanto più imbarazzante, perché adombra il sospetto di molestie sessuali su minorenni di una persona cui gli Scolopi negli anni hanno affidato l’educazione di centinaia di ragazzi. Panni sporchi che forse qualcuno preferiva risolvere in famiglia.

    Marco Grasso
    Matteo Indice

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/03/08/AP2uAo2B-nascosto_scandalo_scuola.shtml

  • Frate accusato di abusi su minori: nuovo caso don Seppia?

    Frate accusato di abusi su minori: nuovo caso don Seppia?

    Genova – E’ una vicenda molto delicata quella che vedrebbe coinvoltopadre Gianluca Depretto, 39 anni, ex rettore dell’istituto Calasanziodi Cornigliano accusato di aver fatto sesso con alcuni ragazzini. Secondo indiscrezioni, le indagini della curia nei suoi confronti sarebbero partite da una vicenda di gestione delle casse del Calasanzio: il buco nel bilancio dell’istituto dopo l’esposto presentato nei mesi scorsi da padre Ugo Barani, 72 anni, considerato la massima autorità provinciale degli Scolopi. Sospetti ammanchi motivati da fini personali, con tanto di acquisti folli, spese eccessive come conti in alberghi di lusso e altro ancora.
    La Procura indaga anche per appropriazione indebita dopo la sparizione di diversi quadri della scuola Rubens.
    Ma successivamente sono emerse strane storie di abusi sessuali su minori. Oltre alla gravità dei presunti fatti in questione, c’è un aspetto che ancora più rabbrividire: una prima denuncia al tribunale ecclesiastico risalirebbe addirittura agli anni ’90: secondo la segnalazione presentata nella denuncia, l’allora giovanissimo sacerdone “accompagnava personalmente i ragazzi in bagno“.
    Un primo verbale che però sarebbe stato tenuto chiuso nei cassetti per tutti questi anni. A Padre Depretto in passato sono stati affidati numerosi minorenni.
    Per il momento su queste vicende non risultano accuse formali, intanto da qualche tempo è stato sospeso dall’incarico della gestione del Calasanzio.
    Se i sospetti venissero confermati, si tratterebbe del secondo caso in pochi mesi relativo ad abusi sessuali su minori. Il primo, davvero gravissimo, è riguarda don Riccardo Seppia, altro uomo di chiesa del ponente genovese finito in uno scandalo di pedofilia e droga.

  • Pedofilia, carcere a don Seppia

    Pedofilia, carcere a don Seppia

    Martedì, 28 febbraio 2012 – 16:11:00
    Don Seppia

    La custodia in carcere e’ “la misura piu’ adeguata ad impedire la prosecuzione dell’attivita’ criminosa”. Cosi’ la quarta sezione penale della Cassazione spiega perche’ ha deciso di confermare il carcere per don Riccardo Seppia, il prete genovese finito in manette nel giugno 2011 perche’ accusato di violenza sessuale ai danni di minorenni e di violazione della legge sugli stupefacenti.

    La suprema corte ha rigettato il ricorso del religioso – a carico del quale e’ gia’ iniziato il processo con rito abbreviato – contro l’ordinanza con cui il tribunale del riesame del capoluogo ligure aveva disposto la custodia in cella. I giudici di piazza Cavour, infatti, hanno condiviso le motivazioni del riesame, rilevando in particolare “la sussistenza di un pericolo di recidiva particolarmente elevato – si legge nella sentenza numero 7772 depositata oggi – in special modo in ordine ai reati a connotazione sessuale alla stregua della spiccata e perversa inclinazione del Seppia a rivolgere le proprie attenzioni omosessuali pedofile nei confronti di giovanissimi frequentatori della parrocchia, come anche ammesso dallo stesso indagato, o comunque di bambini anche dodicenni”.