Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Genova, don Seppia: giro di minori a Carignano, la curia era avvertita?

    Genova, don Seppia: giro di minori a Carignano, la curia era avvertita?

    Articolo n° 14845 del 11 giugno 2011 delle ore 12:46

    Don Seppia e i suoi legami con Recco: l’inchiesta potrebbe proseguire nel Golfo Paradiso
    Genova, caso don Seppia: tra poco l’interrogatorio in carcere
    Don Seppia arrestato e sospeso dalla Curia, Bagnasco: “Sgomento e dolore”
    Pedofilia, la difesa di Don Seppia: “Mi sono fermato per paura”
    Pedofilia, don Seppia presto trasferito nella sezione “sex offenders” di Sanremo
    Genova, la Curia pensa a uno sportello anti pedofilia

    Genova. Nuove indiscrezioni trapelano dalle indagini su Don Seppia. La lente degli investigatori si è soffermata questa volta sulla basilica di Carignano: l’intreccio si sposta dunque dal ponente genovese al suo cuore.

    In un locale ricavato dai due campanili, un sacerdote collaboratore del parroco gestiva un giro di ragazzini. Lo rende noto stamattina il giornale La Repubblica. Gli adolescenti coinvolti sono tutti di età tra i 14 e 16 anni. Lo ha dichiarato agli investigatori, Bernardina Masia, la perpetua di don Pier Carlo Casassa, parroco a Recco, in pensione dopo essere stato per tanti anni reggente a Carignano.

    In questa inedita intervista che la perpetua ha rilasciato a Repubblica, la donna ha aggiunto: “Erano i genitori che dicevano che c’era qualcosa che non piaceva”, tanto che don Piero aveva deciso di cambiare la serratura della porta d’ingresso.

    Gli investigatori devono ancora accertare l’attendibilità sia di don Piero, parroco di Recco, sia della sua perpetua. A Recco, don Seppia era stato vice parroco nel 1986, quando appunto don Casassa già lo segnalò alla curia, interpellando anche Tarcisio Bertone, all’epoca arcivescovo di Genvoa.

    http://www.genova24.it/2011/06/genova-don-…avvertita-14845

  • Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Il calvario di don Casassa nei verbali dei carabinieri. “Ho notato che il vescovo Bagnasco era molto freddo nei miei confronti, ha tentato di allontanarmi da Recco”
    di GIUSEPPE FILETTO e MARCO PREVE

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina” Don Riccardo Seppia

    Proibito celebrare messa per don Pier Carlo Casassa, il parroco di Recco che ha denunciato gli strani comportamenti di don Riccardo Seppia, quando questo era suo curato in San Giovanni Battista, nella cittadina del levante. Don Piero lamenta di essere stato allontanato da tutte le chiese della zona. “Da quando ho dichiarato alcuni trascorsi di don Seppia, i parroci non vogliono che mi rechi in chiesa, e se ci vado, lo faccio di nascosto”, si legge in uno dei passaggi di interrogatorio, rilasciato il 3 giugno scorso.

    C’è di più nel verbale “di sommarie informazioni testimoniali”. Il primo giugno don Pier Carlo e Bernardina Masia (Dina, la sua ex perpetua) sono stati chiamati da monsignor Luigi Palletti, vescovo vicario di Genova. “Ci ha detto di recarci dall’arcivescovo Angelo Bagnasco, alle 16… Ci recavamo presso la Curia… In questa circostanza ho notato che il Vescovo era molto freddo nei miei confronti e ha tentato di allontanarmi da Recco…”. A don Casassa è stato offerto un appartamento a Genova. Lui, però, ha preso tempo.

    Don Piero è stato sentito (per la seconda volta) dai carabinieri del Nas di Milano, delegati dal pm Stefano Puppo sulla delicata indagine riguardante don Riccardo, il parroco di via Ludovico Calda in carcere dal 13 maggio scorso, accusato di tentata violenza sessuale (un abbraccio troppo affettuoso ad un chierichetto), tentata induzione alla prostituzione minorile e offerta di cocaina. In cella a Marassi pure il suo amico ed amante: l’ex seminarista Emanuele Alfano.
    L’interrogatorio, a casa di Dina, dovrebbe far luce sul passato di don Seppia, ricostruendo i suoi primi anni di sacerdozio (dall’ottobre 1985) a Recco.

    Anzi, dalla sua frequenza al seminario vescovile del Chiappeto, tanto che i carabinieri del Ministero della Salute sarebbero intenzionati ad interrogare i suoi ex compagni di stanza, coloro che potrebbero conservare qualche segreto. Il timore degli investigatori, però, è che chi parla, sia messo in un angolo.

    Ufficialmente, la Curia dice di offrire massima collaborazione all’indagine. Di fatto, però, intorno a don Casassa è stato alzato un muro di riprovazione. “Il 16 maggio 2011 veniva da me don Pasquale Revello, attuale parroco di San Giovanni Battista di Recco, e mi diceva di non andare a celebrare messa… Quello di Bogliasco, don Silvio Grilli, minacciava Dina (Bernardina Masia) di non andare in chiesa e di rimanere chiusi in casa perché era una vergogna…”. Dina, l’ex perpetua, da quando il parroco è in pensione ed è rimasto senza la casa assegnata dalla Curia, lo ospita nella sua abitazione di piazza Mameli.

    Don Grilli, il direttore del Cittadino (l’ex Settimanale Cattolico della Curia) avrebbe anche detto che “i genitori di don Seppia ed i carabinieri potrebbero denunciare” don Casassa e Dina “perché non avete denunciato i fatti prima”. Cioè nell’85, quando don Riccardo, da giovane vice parroco, avrebbe avuto comportamenti equivoci nei confronti dei ragazzini che frequentavano la chiesa di Recco. Sul verbale di don Casassa si legge: “Ricordo che in confessionale alcuni di loro mi hanno riferito delle cose… delle quali non posso parlare per la riservatezza del sacramento della confessione… Ricordo che dopo una gita al mare con i bambini, effettuata dal Seppia, molti di loro mi manifestarono la volontà di non volere più andare in gita con don Riccardo… Di questi comportamenti ne parlai con l’allora cardinale Siri”.

    Le dichiarazioni spontanee del parroco di Recco (forse) hanno poca rilevanza penale, però sono imbarazzanti per la Chiesa di Genova. “In data 19 maggio 2011 presso il santuario di Nostra Signora della Guardia, don Antonio Servetto (parroco della chiesa di San Rocco di Recco) mi rimproverava, dicendo che mi ero inventato tutto – dichiara don Casassa -. Il 20 maggio, chiedevo a don Pietro Lupo, rettore del Santuario di Nostra Signora del Suffragio in Recco, se potevo concelebrare ed ha risposto negativamente perché ho la donna in casa. Domenica, 22 maggio, sono andato nella Chiesa dei Frati Francescani, lì padre Ilario mi ha detto che siamo su tutti i giornali, mi ha lasciato celebrare, dicendomi però di allontanarmi per tre mesi, perché potevano arrivare ordini dall’alto…”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…rgina-17482534/

  • Pedofilia, don Seppia resta in carcere il gip: “Può reiterare il reato”

    Pedofilia, don Seppia resta in carcere il gip: “Può reiterare il reato”

    Tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori. Per questi tre reati il gip di Genova Annalisa Giacalone ha disposto la custodia cautelare in carcere per don Riccardo Seppia, il parroco genovese arrestato il 13 maggio su disposizione del gip di Milano Maria Vicidomini che lo accusava di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti.

    Il gip genovese ha accolto la richiesta del pm Stefano Puppo, che ha indagato il sacerdote anche per detenzione di materiale pedopornografico e cessione di stupefacenti ad adulti. Il gip, nella sua ordinanza che consta di 33 pagine, ha valutato che don Seppia possa reiterare il reato, mentre ha escluso il pericolo di fuga ed il pericolo di inquinamento delle prove.

    Il sacerdote resta rinchiuso nel carcere di Sanremo e nei prossimi giorni dovrà sostenere un nuovo interrogatorio di garanzia dopo quello di fronte allo stesso gip Giacalone che lo aveva interrogato in rogatoria. In quella occasione don Seppia si era avvalso della facoltà di non rispondere.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…55/?ref=HREC2-5

  • PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    31 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 31 mag. – “Durante la confessione, eravamo seduti l’uno di fronte all’altro. Non eravamo nel confessionale ne’ c’era la sua scrivania a dividerci. Ricordo che mi mise una mano sul ginocchio e prese a dondolarsi avanti a indietro, strusciando la mano. Mi disse che mi pensava molto”. E ancora: “Qualche volta, scherzando, mi toccava per farmi il solletico” e “Don Riccardo ha dimostrato un interesse specifico per me.

    Voleva incontrami da solo. Mi ha chiesto incontri personali. E, una volta, un mio amico lo ha visto in ufficio mentre guardava immagini pornografiche in internet”. Sono queste alcune delle testimonianze rese da tre chierichetti ai carabinieri del Nas di Milano nell’ambito dell’inchiesta su presunti abusi sessuali e cessione di stupefacente da parte del parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente, don Riccardo Seppia. I chierichetti, secondo quanto emerge dalle annotazioni dei militari, gravitavano nella chiesa di don Seppia. Avevano tutti eta’ compresa tra i 14 ed i 16 anni. Don Seppia, secondo quanto risulta dagli atti d’inchiesta – attraverso una fitta corrispondenza sms li coinvolgeva inizialmente nelle attivita’ della chiesa, passando quasi immediatamente ad inviare loro messaggi tesi a creare un rapporto personale diretto. Quindi li invitava a trascorrere del tempo da soli con lui. Questi tre ragazzini si affiancavano al chierichetto che don Seppia avrebbe tentato di violentare, episodio per cui il sacerdote e’ attualmente detenuto. (AGI) Ge1/Mav (Segue)

    Genova, 31 mag. – Ecco il racconto del ragazzino: “Si dondolava lateralmente alle mie spalle da una parte e dall’altra – riferisce agli inquirenti – con un contatto fisico tra la sua pancia e la mia schiena. In quell’occasione mi sono molto arrabbiato”. Il giovane nega tuttavia che vi sia mai stato un bacio tra lui e il sacerdote, fatto che invece don Seppia riferisce chiaramente in un sms al suo confidente e complice, l’ex seminarista Emanuele Alfano. “Non ha mai provato a baciarmi – dice il ragazzo nell’interrogatorio del 14 maggio scorso – o a fare qualcosa del genere se non in una circostanza in cui mi diede una pacca sul sedere” e “nella circostanza in cui siamo rimasti soli in sacrestia non ha fatto nulla del genere perche’ mi sarei divincolato e me ne sarei andato”.

    Nell’interrogatorio del 17 maggio, racconta ancora il ragazzo: “Tutto e’ iniziato quando don Seppia mi ha chiesto il cellulare per aiutare i chierichetti piu’ giovani. Ha iniziato a mandarmi sms e a farmi telefonate anche in tarda serata che mi davano fastidio”. Don Seppia si firmava “Don”. Diceva al ragazzo di essergli “vicino”, di pensarlo “molto”. Gli chiedeva di andare a trovarlo a casa, di dire alla madre di andare a scuola e invece di andare da lui. “Mi chiedeva come mai un ragazzino carino come me non avesse la fidanzata – riferisce ai Nas – Poi mi e’ stato detto che il Don e’ omosessuale. Non lo sapevo, con lui ero impreparato”. I quattro chierichetti compaiono nel fitto scambio di telefonate e messaggi con Alfano. In queste conversazioni scompare ogni forma di censura. Don Seppia e Alfano scambiano commenti, cercano strategie per avvicinare i ragazzini. “Invitalo a mangiare una pizza, vedrai che ci sta” scrive il sacerdote all’ex seminarista.

    “Magari, non mi considera proprio” replica Alfano. Domani intanto il gip di Genova Annalisa Giacalone depositera’ la nuova ordinanza con cui dovrebbe disporre la custodia cautelare del sacerdote, accusato di tentata violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori e detenzione di materiale pedopornografico. Venedi’ l’avvocato difensore Paolo Bonanni discutera’ il Riesame al tribunale di Milano. “Don Seppia non ha mai consumato rapporti sessuali con minorenni – dice Bonanni – Le cessioni di droga sono solo verso adulti. In quanto all’induzione alla prostituzione minorile, non esiste alcuna prova per dimostrare che lo abbia fatto”.
    (AGI) Ge1/Mav

    www.agi.it/genova/notizie/201105311…_3_chierichetti

  • In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    Genova, 30 mag. – (Adnkronos) – Nuova ordinanza di custodia cautelare in arrivo per don Seppia, il parroco genovese arrestato per tentata violenza sessuale su minore e cessione di stupefacente. L’ordinanza che ha portato in carcere il sacerdote era stata emessa dal gip di Milano con una dichiarazione di incompetenza territoriale. Il gip genovese ha a disposizione ancora due giorni per emettere un’ordinanza di custodia cautelare sostitutiva.

    Nella richiesta del nuovo provvedimento il pm Stefano Puppo contesterebbe anche il reato di induzione alla prostituzione minorile e don Seppia dovrebbe sostenere un nuovo interrogatorio di garanzia. L’episodio di tentata violenza sessuale sul chierichetto sedicenne, anche in base alle dichiarazioni del ragazzo, dovrebbe essere stato ridimensionato. L’induzione alla prostituzione riguarda un diciassettenne albanese a cui don Seppia avrebbe offerto denaro in cambio di rapporti sessuali.

    Nell’inchiesta sono state arrestate dai carabinieri del Nas di Milano altre due persone, un finanziere e uno spacciatore. Entrambi avrebbero fornito cocaina al sacerdote. Intanto la curia genovese sta raccogliendo il materiale che riguarda il sacerdote per trasmetterlo eventualmente alla Congregazione della dottrina per la fede.

    www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Ligur…2075657896.html

    Potrebbe essere scomunicato
    Nuove accuse per don Riccardo Seppia
    30 maggio 2011

    Genova – Stefano Puppo, pubblico ministero del tribunale del capoluogo ligure, ha depositato una nuova richiesta di custodia cautelare in carcere per don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato lo scorso 14 di maggio.

    Nei confronti del sacerdote, sinora le accuse erano di abusi su minore e cessione di droga. Ora la nuova richiesta del magistrato ipotizzerebbe i reati di offerta plurima di stupefacenti a minorenni e maggiorenni e induzione alla prostituzione; inoltre, l’originario reato di abusi su minore verrebbe derubricato in tentata violenza sessuale su minore.

    Secondo questa nuova ricostruzione del castello accusatorio, don Seppia sarebbe accusato di vicende meno gravi, ma di un numero di reati maggiore; inoltre, il sacerdote resta indagato per cessione di stupefacenti e detenzione di materiale pedopornografico, reati per i quali non è prevista la misura della custodia in carcere.

    Entro mercoledì, Annalisa Giacalone, giudice per le indagini preliminari, dovrà decidere se accogliere la nuova richiesta: se dovesse farlo, don Seppia sarà sottoposto a un nuovo interrogatorio di garanzia; la nuova richiesta del Pm genovese è scaturita dopo la trasmissione degli atti da Milano, la cui Procura si era dichiarata «incompetente».

    Don Seppia nel mirino della Curia
    Al di là di tutte queste accuse, don Seppia rischia anche il processo “canonico”: secondo quanto appreso, l’ufficio competente della Curia vescovile del capoluogo ligure starebbe raccogliendo le prove per quella che si chiama “indagine previa”, che saranno poi convogliate allo speciale ufficio interno alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prenderà una decisione in merito.

    Se l’Ordinario, una sorta di giudice istruttore, decreterà che il processo debba essere avviato,, trasmetterà gli atti al “promotore di giustizia”, una sorta di pubblico ministero, che dovrà formulare l’accusa.

    Le pene ecclesiastiche sono di due tipi: le cosiddette “pene medicinali”, o censure, e le pene espiatorie; quella più grave resta comunque la scomunica, ovvero l’espulsione dalla compagine ecclesiastica.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…_riccardo.shtml

    PEDOFILIA: NUOVA RICHIESTA DI CUSTODIA CAUTELARE PER DON SEPPIA

    15:17 30 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 30 mag. – Tentata violenza sessuale, offerta di stupefacenti a minori, induzione alla prostituzione minorile.
    Per questi tre reati il pubblico ministero della procura di Genova Stefano Puppo ha chiesto stamani una nuova ordinanza di custodia cautelare a carico di don Riccardo Seppia, 51 anni, il parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente arrestato venerdi’ 13 maggio per un’ipotesi di pedofilia e cessione di stupefacenti su disposizione del gip di Milano. Il sacerdote e’ inoltre indagato per detenzione di materiale pedopornografico. I primi tre reati prevedono, tutti, la custodia cautelare. Se il gip di Genova chiamato a decidere, Annalisa Giacalone, dovesse accogliere le richieste del pm don Seppia restera’ rinchiuso nel carcere di Sanremo, dove e’ attualmente rinchiuso. Don Seppia sosterra’ inoltre un nuovo interrogatorio di garanzia non avendo ancora risposto di induzione alla prostituzione minorile. Il nuovo capo di imputazione e’ stato messo a punto dal pm Puppo al termine di due settimane di febbrili indagini svolte con i carabinieri del Nas di Milano da cui il quadro probatorio a carico del sacerdote e’ risultato cambiato ed in parte ridimensionato. Non ci sono riscontri della consumata violenza sessuale su un chierichetto, che ha riferito agli inquirenti solo di approcci sessuali. Le offerte di droga del sacerdote a minorenni non hanno trovato riscontro. Solo in un caso la droga e’ stata ceduta, ma all’ex seminarista Emanuele Alfano, pure in carcere in nell’ambito della stessa indagine, maggiorenne all’epoca dei fatti. L’induzione alla prostituzione minorile e’ riferita alle richieste da parte di don seppia ad un 17enne albanese di consumare rapporti sessuali con lui in cambio di soldi e droga.
    Nel complesso sono sette i tentativi documentati dagli inquirenti di cedere droga a minorenni da parte di don Seppia mentre sono tre i tentativi di trascinare in casa propria il minorenne albanese. (AGI) ge1

    http://www.agi.it/genova/notizie/201105301…_per_don_seppia

  • Caso don Seppia, secondo l’ex seminarista Alfano “in seminario cose peggiori”

    Caso don Seppia, secondo l’ex seminarista Alfano “in seminario cose peggiori”

    I carabinieri del Nas hanno fermato alcune persone che rifornivano di droga don Riccardo Seppia, parroco accusato di abusi su minori. Tra questi, anche un militare della Guardia di Finanza, come rende noto La Repubblica (1). In cambio di droga, il sacerdote otteneva quindi prestazioni sessuali da minorenni. Durante gli interrogatori però Seppia nega le accuse di pedofilia. Ma il suo amico, l’ex seminarista ventiquattrenne Emanuele Alfano, fa sapere che lo stesso don Seppia gli diede consigli per gestire la propria omosessualità in seminario, del tipo: “fai come il gatto, sporca pure ma poi impara a coprire bene lo sporco”. Anzi, Alfano rende noto che “nel periodo in chiesa ho visto cose ben peggiori di quelle raccontate da don Riccardo”. Intanto l’arcivescovo e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, tornando a Genova da Roma ha parlato ancora di pedofilia, stimolato dagli sviluppi del caso che riguada don Seppia. Sostiene che l’esortazione a denunciare gli abusi nel clero “è sempre stata fatta” da parte della Chiesa e che ciò verrà scritto anche nelle linee guida del Vaticano ai vescovi sul tema. Ma si fa sentire anche mons. Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto intervistato dal sito ultra-cattolico Pontifex (2). “In una diocesi, i vescovi sono informati ove ci siano pecore nere” perché “le voci” arrivano, ha detto riferendosi ai preti pedofili. Anzi, “talvolta è prevalso il criterio di sperare nel cambiamento” o “di spostare il prete per dargli una nuova possibilità”. In un’altra intervista (3) recente, Babini si è detto a favore della nuova linea dura della Chiesa contro gli abusi. Ma ha affermato: “io da vescovo non denuncerei un prete pedofilo e credo che nel passato, se hanno taciuto dei vescovi, hanno operato con prudenza”, perché “un prete diocesano è figlio del vescovo” e “un padre misericordioso non cerca la morte del figlio, ma la sua conversione”. “Alcune volte si è spiegata la scelta di spostare il prete ad altra diocesi”, ha continuato, “con la speranza che lontano dal suo ambiente potesse cercare la via della conversione, del cambiamento e del sincero pentimento”.
    Luciano Vanciu
    (1) http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…giori-16908553/
    (2) http://www.pontifex.roma.it/index.php/inte…prirsi-al-mondo
    (3) http://www.pontifex.roma.it/index.php/inte…cerca-la-verita

    http://www.uaar.it/news/2011/05/29/don-sep…-cose-peggiori/

  • Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Michele Tornabuoni – Più di uno scandalo, più di un caso imbarazzante. L’arresto di don Riccardo Seppia, sacerdote tossicodipendente e sieropositivo accusato di ripetuti abusi sessuali su minori, è una vera e propria bomba per la Chiesa cattolica italiana.

    Il primo e più ovvio motivo è che la vicenda del parroco di Sestri Ponente ha messo il dito nella piaga di una Chiesa, quella italiana, in netto ritardo rispetto sul problema della pedofilia. Tutte le Conferenze episcopali mondiali, in realtà, hanno adottate nuove misure di contrasto e prevenzione solo incalzate dalle denunce, dalle perquisizioni di forze dell’ordine e magistratura, dalla prospettiva di un danno economico dovuto quando ai risarcimenti pagati alle vittime quando – è il caso della Germania – alla fuoriuscita dalla Chiesa dei fedeli e dei loro contributi fiscali. Dall’anno scorso, però, è divenuto palese che quella degli abusi sessuali sui minori è una piaga strutturale che riguarda solo una piccola minoranza dei sacerdoti ma ha attecchito – ed è stata insabbiata – sistematicamente in tutti i paesi del mondo.

    Eppure, fino a pochi mesi fa, i vertici della Conferenza episcopale italiana minimizzavano, contestualizzavano, rimandavano l’adozione di un pacchetto di misure d’emergenza. Fino al caso di don Seppia. Prima del suo arresto, neppure le ripetute pressioni vaticane erano riuscite a smuovere di un millimetro la Conferenza episcopale italiana. Non c’era riuscito il “promotore di giustizia” della Congregazione per la Dottrina della fede, mons. Charles J. Scicluna, che già l’anno scorso aveva denunciato, su Avvenire, “una certa cultura del silenzio ancora troppo diffusa nella Penisola”. Non c’era riuscita la recente lettera circolare dello stesso dicastero vaticano a tutti i vescovi del mondo. Le uniche risposte erano nate dall’iniziativa personale di qualche singolo presule, come il vescovo di Bressanone e Bolzano Karl Golser, che ha visto il numero verde creato nella sua diocesi contattato anche da altre regioni d’Italia, tanto è carente il quadro generale delle misure anti-pedofili.

    Ma, dopo l’arresto choc di Seppia un rilancio, nel quartier generale della Conferenza episcopale a via Aurelia, viene ritenuto non più rinviabile. L’assemblea generale della Cei in corso in questi giorni a Roma è chiamato a discutere – non senza divergenze tra “riformatori” e fautori dello status quo – proposte come uno sportello diocesano per le denunce, una banca dati nazionale, un delegato Cei unico per tutto il paese, un più stretto controllo dei singoli vescovi da parte della stessa Cei. Nulla – è la promessa – dovrebbe essere più come prima.

    Perché – ed è la seconda ragione per cui il caso di don Seppia rappresenta uno spartiacque – Genova è la diocesi del presidente della Cei Angelo Bagnasco. Il quale, infatti, ha reagito immediatamente, sospendendo il sacerdote e recandosi nella sua parrocchia per confortare i fedeli. La vicenda, però, allunga un’ombra pesante. Nella Curia genovese si insiste sul fatto che Bagnasco sia caduto dalle nuvole. L’arresto, in effetti, è avvenuto all’improvviso, gli inquirenti sono incappati nel giro di sfruttamento sessuale del prete indagando su un traffico di stupefacenti. Più passano i giorni, tuttavia, e più emergono le testimonianze di chi – uomini di Chiesa e semplici fedeli – sospettava di don Riccardo già da tempo. Perché nessuno ha parlato? All’orecchio di Bagnasco non era giunta nessuna voce? E all’orecchio dei suoi predecessori? L’interrogativo attraversa come un brivido il corpo dell’episcopato italiano, perché, prima di Bagnasco, sono stati arcivescovi di Genova il cardinale Tarcisio Bertone (dal 2002 al 2006), attuale Segretario di Stato vaticano, il cardinale Dionigi Tettamanzi (1995-2002), arcivescovo uscente di Milano, il cardinale Giovanni Canestri (1987-1995) e il mitologico cardinale Giuseppe Siri, faro dei conservatori in Conclave, papabile per eccellenza, porporato che andò in pensione nel 1987, due anni dopo aver ordinato al sacerdozio don Riccardo Seppia.

    Il pasticciaccio brutto di Sestri Levante, allora, avvolge nel dubbio alcune delle figure di maggior spicco dell’episcopato italiano di ieri e di oggi. I dubbi potrebbero essere infondati, i diversi cardinali che si sono susseguiti a Genova potrebbero essere sinceramente all’oscuro delle accuse, o, comunque, potrebbero aver agito, negli anni scorsi, con una superficialità non superiore a quella che accomuna praticamente tutti i vescovi del mondo negli anni passati in un’adeguatezza nei confronti della pedofilia colpevole, sicuramente, ma altrettanto sicuramente in via di superamento. Ora, però, questi dubbi, magari utilizzati in malafede, rischiano di avere un impatto sugli equilibri interni all’episcopato italiano. E, ad esempio, cambiare il gioco di bilanciamento della corsa del cardinale legato al movimento di Comunione e Liberazione Angelo Scola per Milano, scoraggiata, tra gli altri, proprio da Bertone, Tettamanzi e Bagnasco.

    C’è poi un ultimo motivo per il quale la brutta storia di don Seppia rappresenta una bomba nella vita della Chiesa italiana. Sinora nessun caso aveva avuto tanta risonanza nel nostro paese. Neppure il caso del prete fiorentino Lelio Cantini, arrestato e ridotto allo stato laicale. Neppure il caso del sacerdote romano Ruggero Conti, di recente condannato in primo grado a diciotto anni dal tribunale di Roma. Ora l’arresto del prete genovese può essere utilizzato dai nemici della Chiesa per screditarla in diatribe meramente politiche. E’ già accaduto, negli anni scorsi. Quando, ad esempio, il Giornale della famiglia Berlusconi ha attaccato il direttore d’allora di Avvenire Dino Boffo per la sua presunta omosessualità; quando lo stesso quotidiano insistette sulla vicenda di padre Evaldo Biasini, soprannominato “don bancomat” per il ruolo svolto negli affari della “cricca” dei grandi appalti; quando Panorama dedicò un lungo servizio al giro dei preti gay di Roma. Articoli di giornale quando fondati quando meno fondati, scritti sicuramente con l’intento di informare, ma capaci anche di indebolire l’immagine pubblica di una Chiesa che aveva osato criticare il Presidente del Consiglio per le sue notti ardenti. Una Chiesa, soprattutto, largamente finanziata dai fondi dell’otto per mille che ogni anno i contribuenti le riservano.

    In Cei, dove i dati arrivano tramite il ministero delle Finanze con tre anni di ritardo rispetto alla dichiarazione dei redditi, l’allarme, per quanto riservatamente, è già alto. Si teme che l’affaire pedofilia faccia crollare il gettito, si iniziano a fare i conti con un bilancio decurtato, si ragiona su come rilanciare l’immagine della Chiesa. E il caso di don Seppia certo non aiuta.

    www.linkiesta.it/scandalo-don-seppia-rende-piu-forte-cl

  • Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Don Riccardo Seppia (Ansa)

    MILANO – Cinque ore di interrogatorio per ammettere di aver fatto conoscere a don Riccardo Seppia ragazzi minorenni, per confessare di aver avuto rapporti sessuali con un quattordicenne che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, Emanuele Alfano, l’ex seminarista ventiquattrenne arrestato giovedì scorso per induzione alla prostituzione minorile, non solo ha risposto alle domande del pm Stefano Puppo ma ha chiesto di dire di più. «Voglio parlare – ha detto – delle cose terribili che succedono in seminario, dove sono stato un anno prima di andarmene perché non ce la facevo più».

    Non ha potuto, i suoi avvocati difensori lo hanno fermato e lo stesso pm è andato oltre senza approfondire perché quello che succedeva, secondo Alfano, in seminario non è materia dell’inchiesta. Il gip ha convalidato l’arresto di Alfano, che resta in carcere per il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco ieri ha definito la pedofilia nel clero «un’infame emergenza non ancora superata». «Anche un solo caso – ha detto – sarebbe già troppo, quando i casi si ripetono lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale» e ha parlato di «danni incalcolabili alle vittime e alle famiglie». L’umiliazione totale è destinata a aumentare via via che dall’indagine della Procura di Genova emerge la vita segreta di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato per abusi su minore e cessione di cocaina, e quella dell’ex seminarista. Un ragazzo egiziano, Mohamed, racconta di orge: «Abbiamo fatto sesso in tre, io, don Seppia e il mio amico E.» ha detto agli inquirenti. Poi si è chiuso nel silenzio quando è stato indagato per favoreggiamento della prostituzione minorile, per aver portato l’amico diciassettenne dal prete. Quanto all’ex seminarista ha confessato di aver approfittato di un giovane mendicante: «Ho avvicinato un ragazzo di quattordici anni che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, non quella del Santo Spirito, quella sulla piazza maggiore. L’ho convinto a venire con me e l’ho portato in un appartamento».

    Per don Seppia è in arrivo una nuova imputazione, induzione alla prostituzione minorile, mentre si alleggerisce l’accusa di violenza sessuale che sarà riformulata come tentata violenza. Il chierichetto oggetto delle sue attenzioni ha ridimensionato l’accaduto: «Mi ha afferrato alle spalle e si è strofinato contro di me – ha detto – ma non mi ha baciato perché io mi sono scostato». «Io i bambini li accarezzo e li bacio sulla guancia per affetto» ha detto don Seppia al pubblico ministero. Non ci sono accuse legate alla sieropositività del sacerdote. Chattando su un sito per incontri, gayromeo, dove era iscritto con il nome «Porko da usare», don Seppia avvicina un maggiorenne genovese: «Dove sei?» si informa, il ragazzo frequenta la stazione ferroviaria, il prete gli chiede: «Fai di tutto?», poi: «Lo fai anche senza preservativo?». Al «sì» prende accordi per l’incontro: «Va bene ottanta, allora». Interrogato dal pm don Seppia ha risposto che aveva rapporti non protetti solo con sieropositivi. Un altro fronte di indagine si apre su un episodio di diciassette anni fa, quando don Riccardo era parroco a Quinto. Un medico denunciò ai carabinieri telefonate oscene ai suoi due figli. Messa l’utenza sotto controllo si scoprì che le telefonate partivano dalla parrocchia. Dopo poco don Riccardo fu trasferito. Perché quella denuncia – che la Procura sta cercando negli archivi, con l’intenzione di ascoltare il medico – non ebbe alcun seguito? Ieri don Seppia è stato trasferito nel carcere di Sanremo, nella sezione per «predatori sessuali».

    Erika Dellacasa
    24 maggio 2011(ultima modifica: 25 maggio 2011)

    www.corriere.it/cronache/11_maggio_…8c5a7b9b0.shtml

     

  • Don Seppia, forse qualcuno sapeva e ha nascosto la verità

    Don Seppia, forse qualcuno sapeva e ha nascosto la verità

    Don Riccardo Seppia, il prete accusato di violenza su minori, nonché di uso di stupefacenti, non è stato mai accusato fino ad ora, anche se ci sono molti sospetti che qualcuno sapesse già qualcosa. Risulta, infatti che nel 1994 un medico avesse sporto denuncia per una serie di telefonate a sfondo erotico giunte ai suoi figli. Si scoprì che erano partite dal telefono dell’allora viceparroco. Ma questa storia finì stranamente nel dimenticatoio e non si seppe più nulla. Dopo la denuncia dei carabinieri le telefonate cessarono e don Seppia venne trasferito. Ma già don Piercarlo Casassa aveva denunciato anni fa le continue assenze del prete, soprattutto la mattina, e il disagio che provavano i ragazzi che lo frequentavano. Anche, in questo caso, subito dopo la lamentela di don Casassa con il cardinale, don Seppia fu trasferito.

    L’uomo verrà spostato dal carcere di Marassi alla casa circondariale di Sanremo, in serata. Lui stesso ha fatto richiesta di essere spostato a causa degli insulti delle minacce ricevute più volte dagli altri detenuti.

    http://www.newslive24.com/don-seppia-forse…-la-verita.html

    23.5.2011

    Don Seppia, dubbi per alcune telefonate hard
    Genova, chiamate scurrili e blasfeme dalla sua canonica

    CENTRI ANTIPEDOFILI NELLE DIOCESI

    16:03 – Su don Riccardo Seppia, il prete arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, si concentrano altri sospetti. Nel 1994 un medico nel Levante genovese denunciò una serie di telefonate a contenuto erotico verso i propri figli. Gli investigatori accertarono che le telefonate erano partite dall’apparecchio di don Riccardo, all’epoca viceparroco. Delle indagini non si seppe più nulla.
    L’episodio è stato portato alla luce da Il Giorno. Il telefono in questione venne messo sotto controllo. Gli investigatori scoprirono che le telefonate blasfeme e volgari partivano dalla parrocchia di San Pietro, dove allora don Riccardo era viceparroco. Dopo la denuncia ai carabinieri, non vi furono più telefonate.La curia genovese decise allora di trasferire il sacerdote.

    Verrà trasferito stasera dal carcere di Marassi alla casa circondariale di Sanremo don Riccardo Seppia. Era stato lo stesso parroco a chiedere al direttore del carcere di Marassi di essere trasferito: nonostante il prete sia in una cella della sezione protetti, gli altri detenuti lo hanno insultato e minacciato più volte. Don Seppia domenica non ha preso parte alla messa celebrata dal cappellano del carcere, che pure avrebbe incontrato più volte, nella cella e nel suo studio, il sacerdote sospeso dalla curia.

    www.tgcom.mediaset.it/cronaca/artic…nate-hard.shtml

  • l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    Dal pulpito della chiesa che è stata di don Riccardo Seppia arrestato per droga e abusi sui minori, il sacerdote porta le parole di Benedetto XVI riferite al presidente della Cei. I fedeli si interrogano sul loro ex parroco. Nuovo scritte sulla facciata della parrocchia e striscioni contro i sacerdoti pedofili allo stadio. L’avvocato difensore: “Ricorreremo al Riesame”
    di NADIA CAMPINI

    Il cardinale Angelo Bagnasco visita la chiesa di don Riccardo Seppia

    Anche nella parrocchia dello Spirito Santo a Sestri è arrivata la benedizione del Papa, che Benedetto XVI aveva chiesto a Bagnasco di trasmettere a tutta la diocesi di Genova ferita dalle vicende del parroco arrestato. L’ha riportata don Stefano Moretti durante la messa domenicale, celebrata nella parrocchia di don Riccardo Seppia, mentre sulla facciata della chiesa sono apparse nuove scritte contro il parroco, subito cancellate, e dalla gradinata genoana dello stadio Ferraris, è comparso uno striscione che recitava “Preti pedofili al rogo”.

    IMMAGINI: nuove scritte contro don Seppia

    Parole di conforto sono state usate invece dal pulpito della chiesa Santo Spirito: “Mi faccio strumento – ha detto il sacerdote che ha sostituito don Riccardo Seppia – e vi porto la benedizione del Santo Padre che giovedì, nella giornata di Santificazione sacerdotale, ci è stata impartita dal cardinale Angelo Bagnasco”. La settimana scorsa parlando ai sacerdoti della sua diocesi, il presidente della Cei aveva raccontato dell’udienza privata avuta col Papa, dicendo che il Pontefice aveva promesso la sua preghiera per la diocesi e chiedendo di trasmetterla a tutte le parrocchie.

    Il teologo Mancuso: “E’ la punta dell’iceberg”

    E stamani, il cardinale, in Piazza San Pietro per il Regina Coeli di Benedetto XVI insieme a 1.100 ragazzi della diocesi di Genova che hanno ricevuto la cresima, torna sulla vicenda: “E’ un fatto di grande dolore _ dice _ un episodio veramente drammatico, che coinvolge delle persone oltre che un nostro sacerdote. Su questa vicenda dolorosa la presenza qui di tanti nostri ragazzi, col loro entusiasmo, appena ricevuta la Santa Cresima, insieme a tanti sacerdoti, è un po’ come l’olio sulle ferite”.

    La comunità si interroga su don Seppia. Per alcuni parrocchiani era “una bravissima persona e un prete irreprensibile”; per altri “un prete della notte”. Anche se una anziana fedele prima di entrare per la Messa ammette che forse è un “Dottor Jekyll e Mr Hyde”. “Cosa volete che vi dica? Siamo sconvolti”, commenta un signore con il rosario in mano che cammina a passo svelto davanti agli insulti sulla facciata. “Ma vi sembra possibile tutto questo? La nostra comunità è ferita e questi insulti non ci fanno certo piacere”.

    Le famiglie: “Pagateci i danni”

    Intanto, l’avvocato Paolo Bonanni, difensore di don Seppia, annuncia un ricorso al Tribunale del riesame, per conoscere tutte le carte dell’inchiesta. Dopo l’interrogatorio fiume di ieri, al momento, non è previsto nessun altro incontro con il pubblico ministero Stefano Puppo. “Quello che don Seppia doveva dire – ha spiegato l’avvocato – lo ha già riferito. Per noi non c’è più alcuna esigenza di farci sentire ancora”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…erita-16609443/

    E le famiglie preparano una class action
    “Ora i danni e un nuovo battesimo per i figli” 


    Cresce la rabbia tra i parenti dei ragazzi della parrocchia: “Il vescovo sapeva tutto, facciamo causa: ci devono risarcire”. “Sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni verso i piccoli no”

    di STEFANO ORIGONE

    La chiesa di Santo Spirito a Sestri

    “La Curia sapeva tutto e non l’ha fermato: faremo un’azione legale collettiva e chiederemo un risarcimento”. I genitori delle vittime di don Riccardo Seppia annunciano una “class-action” contro la chiesa. “Lancio un appello a tutti quelli che hanno figli che hanno avuto a che fare con “lui” – spiega un padre riferendosi al parroco – . Fatevi avanti, non abbiate vergogna. Raccoglieremo le nostre storie e avremo giustizia”. L’orrore che è venuto a galla non fa vacillare la fede di chi vive in via Calda, nel quartiere di Sestri, ma mette in seria discussione uno dei sacramenti: il battesimo. 

    “Secondo noi – dicono alcune madri – il fatto che sia stato impartito da un prete che ha commesso queste cose non lo rende valido. Vogliamo che i nostri figli vengano ribattezzati”. Negli ultimi mesi si era registrata una fuga dall’oratorio di Santo Spirito. “Perché don Riccardo era un rompiscatole, fiscale sulla frequenza delle messe”, ma soprattutto “perché lo faceva apposta a far notare la sua omosessualità. Quasi per sfida, come per dire: sono al di sopra di tutto e di tutti, nessuno può mettersi contro di me”. “Non ho nulla contro i gay – ammette Alessandra, la parrucchiera – , sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni morbose per i bambini, questo no, è inaccettabile”.

    Un’ex insegnante racconta di aver incontrato la madre di un ragazzino che ha ricevuto gli sms dal parroco. “Gli chiedeva di andare a trovarlo per parlare del catechismo. Per fortuna è più maturo della sua età e ha capito che doveva stargli alla larga”. I piccoli parrocchiani sanno bene cosa è successo a don Riccardo. Hanno parlato con i genitori, hanno letto i giornali e ne hanno discusso anche a scuola. Hanno analizzato più dei grandi questa brutta storia e ora non hanno più paura di parlare. Così viene fuori non solo il don Seppia cupo, censore, ma anche il don che per loro era strano per via di un’ossessione: i capelli.

    “Quando facevamo catechismo ci accarezzava in continuazione la testa, con forza – racconta un ragazzino mentre gioca sulle scale del portone con tre amichetti a “Yugioh” – . A uno che conosco ne ha strappato un piccolo ciuffo”. “A me dava i pizzicotti sulle guance e poi aveva quell’atteggiamento da femmina… “, ride un altro. Che ricordo avete del parroco? “Era terribile. Se arrivavi in ritardo di un minuto a catechismo o ti distraevi un attimo, ti “diceva di tutto””.

    Don Riccardo e quella mania per i capelli; don Riccardo che metteva i timbri sul quaderno per identificare chi non andava a messa e che rimproverava chi arrivava in ritardo a catechismo. Spesso si fermava a chiacchierare con l’ex seminarista Emanuele Alfano, finito in carcere per induzione e favoreggiamento della prostituzione. “Un tipo strano – raccontano nel palazzo dove abitava con mamma e papà – , che d’inverno girava con una mantello nero lungo fino ai piedi chiuso da una catenina dorata”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…figli-16590045/