Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Al simposio UE di Berna ci sarà anche l’Italia rappresentata dalla Rete L’ABUSO – Rappresentante e fondatrice di ECA Global, presente in 42 paesi

    Al simposio UE di Berna ci sarà anche l’Italia rappresentata dalla Rete L’ABUSO – Rappresentante e fondatrice di ECA Global, presente in 42 paesi

    Si terrà a Berna dal 17 al 19 settembre il simposio delle associazioni – gruppi di vittime di 17 paesi europei – sulla pedofilia, in particolare quella clericale, una pandemia che vede l’Italia il paese più colpito dell’eurozona, con all’attivo più di 300 casi in soli 15 anni (70 casi in 50 anni quelli del famoso film Spotligh) e con una proiezione in assenza di una commissione governativa, che conta un milione di vittime solo in Italia, il potenziale più elevato del pianeta secondo lo studio del collega irlandese Mark Vincent Healy.

    Un problema che a differenza degli altri Stati membri l’Italia si rifiuta di affrontare da più di dieci anni e che sfugge ai più grazie all’editoria italiana che ne parla poco e indirizza sistematicamente le eventuali problematiche/soluzioni disconoscendo lo stato, al Vaticano (cioè ad uno Stato estero) anziché al governo italiano, permettendogli così di non pronunciarsi da più di 11 anni.

    Un’editoria che poche settimane fa è stata diffidata proprio per questo dalle vittime italiane, a rappresentarle se in assenza di una loro dichiarazione, in quanto sempre nello stesso contesto di disinformazione editoriale (oggi in Italia sostanzialmente ridotta a pochi gruppi, meno di 10 che ne creano di fatto un monopolio), i media hanno assunto una grave posizione unilaterale che per nulla ci rappresenta e che non rappresenta neppure la deontologia giornalistica.

    Azioni di censura o ancora peggio utili a disorientare i lettori (disinformandoli) e a far si che gli interessati possano eludere la risposta, come accaduto ancora pochi giorni fa per mano del SECOLO XIX, che nell’ambito dell’iniziativa anti pedofilia #PARTIAMODALBASSO, lanciata alcuni mesi fa dalla sezione Human Rights della Rete L’ABUSO e attualmente indirizzata ai candidati dei 54 comuni liguri che andranno al voto, la testata, quasi a voler dare un colpo di spugna aggirando l’iniziativa, si è limitata a sentire sul tema unicamente i candidati della sola città di Savona, ai quali peraltro non ha neppure chiesto l’impegno elettorale di aderire all’iniziativa, che non ha citato.

    Colpo di spugna che tuttavia non cambia il dato importante che vede la Liguria a campione (qui i dati aggiornati in tempo reale) . Dato che porteremo al simposio di Berna per valutare attraverso le adesioni, l’effettivo interesse delle amministrazioni locali, della politica in materia di tutela dei più piccoli.

    L’Italia ad oggi risulta indifferente al problema con la complicità dei mezzi di informazione, oltre che inadempiente di fronte ai vari solleciti su accordi europei e internazionali, come il Vaticano, non ha mai risposto all’ONU sul Report Giustizia.

    Malgrado una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero, una diffida della Rete L’ABUSO al Governo (che non ha mai risposto) e una successiva denuncia per inadempienze del governo alla Procura di Savona, archiviata proprio mentre l’Italia denunciata dalla Rete L’ABUSO veniva interrogata (facendo scena muta) dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite. (La risposta dell’ONU al punto 21 del testo)

    Ma la Rete L’ABUSO, malgrado il deplorevole contesto italiano, porterà al simposio anche delle soluzioni e le formule per poterle attuare in Italia, anche senza dover per forza legiferare o intervenire modificando i patti Lateranensi, come spiega l’avvocato della Rete Mario Caligiuri.

    Soluzioni che in modo davvero semplice migliorerebbero da subito la sicurezza e soprattutto alzerebbero notevolmente il livello di prevenzione, oggi praticamente inesistente nel paese.

    Un paese che come documenta Stefano Pitrelli sul Washington Post, da meta della cristianità, oggi è meta turistica per gli abusi sui minori dei preti cattolici.

    Qui il comunicato stampa con embargo, visibile solo il 19 settembre (06 am) “Abusi sui minori in Europa: gruppi di vittime…. ”

    Zanardi

  • SAVONA; solo un candidato sindaco su cinque appoggia l’iniziativa in tutela dei minori

    SAVONA; solo un candidato sindaco su cinque appoggia l’iniziativa in tutela dei minori

    Tra le tante promesse elettorali, a Savona solo un candidato per il momento si è speso impegnandosi anche nella tutela dei minori aderendo all’iniziativa #PARTIAMODALBASSO, proposta dalla Rete L’ABUSO.

    È Luca ASCHEI, al momento l’unico dei cinque candidati sindaci ad aderire all’iniziativa che commenta “Trovo che un’analisi delle persone, allenatori e coach e professori sia alla base di una buona partenza ma vorrei veramente Andare Oltre e allargare questa iniziativa con formazione gratuità ai bambini e ai genitori affinché prontamente si accorgano di situazioni non normali. Grazie del vostro impegno.”

    Nessuna risposta per il momento (per il comune di Savona) dagli altri quattro candidati, Angelo Schirru – Francesco Versace – Manuel Meles – Marco Russo, dai quali speranzosi attendiamo una risposta in merito.

    L’iniziativa che non è limitata a Savona ma estesa in tutta Italia, citiamo per il momento solo Savona in quanto contattati per il momento solo i candidati della città dove è nata Rete L’ABUSO, che ha lanciato l’iniziativa a tutti i 52 comuni liguri, QUI anche il loro dato in costante aggiornamento.

    Redazione

     

  • Accusato di abusi sessuali a Genova e rimesso in servizio al santuario di Crea

    Accusato di abusi sessuali a Genova e rimesso in servizio al santuario di Crea

    Il corto braccio della giustizia vaticana fallisce ancora e malgrado l’ammissione di responsabilità di fronte al cardinale Angelo Bagnasco, don Franco Castagneto resta per ora prete impunito dalla chiesa.

    Fu nascosto dalla diocesi di Genova presso il santuario di Crea, come dimostra l’articolo già nell’agosto 2019, subito dopo lo scandalo che ha coinvolto prima la parrocchia di Sori e dopo quella di Albaro.

    Oggi protetto dall’ala del vescovo di Casale mons. Gianni Sacchi, è tutt’ora li, in piena libertà di movimento malgrado la potenziale pericolosità sociale.

  • Ucci ucci, al Gaslini spunta padre Luca Bucci – accusato di abusi sessuali

    Ucci ucci, al Gaslini spunta padre Luca Bucci – accusato di abusi sessuali

    Abusi confermati anche dalla Procura della Repubblica di Savona, che però ha dovuto archiviare per il solito problema che da anni chiediamo al Governo di risolvere. La prescrizione.

    Il caso di padre Luca Maria Bucci, fratello del Sindaco di Genova, accusato da un uomo all’epoca dei fatti dodicenne. Un caso che segnalammo anche al nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, che però non intervenne e che malgrado le disposizioni di papa Francesco, non è intervenuto ancora oggi.

    La notizia risale a giovedì 3 giugno, quando più persone ci segnalano il fatto, che cercando di verificare online, stranamente per la prima volta in tanti anni non è stato pubblicato da nessuna testata, neppure locale e quindi per noi più complessa la doverosa verifica.

    Era proprio lui, padre Luca che presso l’ospedale Gaslini di Genova, concelebrava insieme ad altri e all’Arcivescovo di Genova, la processione del corpus domini.

    Ancora una volta tocca constare costernati, le leggerezze di arcivescovo e vescovo e il fallimento sistematico del Vaticano in materia.

    Accontentandoci solo di aggiungere l’ennesimo prete impunito alla lunga lista.

    Zanardi

  • Le vittime di don Pietro Pinetto “Ora sono sereno sapendo che lui non c’è più”

    Le vittime di don Pietro Pinetto “Ora sono sereno sapendo che lui non c’è più”

    Nel seminario vescovile di Savona erano anni in cui più di un seminarista fuggì senza voler dare spiegazione. Chi lamentava molestie sessuali, chi si diceva terrorizzato dai così detti “occhi di Achille”.

    Chi uscito di lì iniziò una vita fortemente disturbata come A. N. o un altro che scappò per recarsi in vaticano, voleva parlare col papa. Si suicidò a Roma la notte stessa buttandosi dal sesto piano dell’ostello in cui si fermò a dormire , un altro si buttò dal balcone di casa.

    Non ci fu mai un processo per quei fatti, ci fu però un’indagine condotta dalla procura di Savona con tre ex seminaristi che accusavano Pinetto, poi archiviata per prescrizione, che ravvisava – anche se oramai improcedibili – che quei fatti erano accaduti.

    Lo stesso Vaticano sanzionò don Pietro Pinetto, che oggi viene quasi beatificato dai media che non si ricordano nemmeno più di quello che hanno scritto durante le indagini.

    Non ricordano nemmeno che il prete querelò le vittime e la Rete L’ABUSO e alcuni giornalisti calunniandoli…
    Appresa la notizia e indignate dalla censura stampa che falsamente ignora i fatti e vende fake, commentano…

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  • Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

    Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

    Una legittima perplessità delle vittime di sacerdoti pedofili anche savonesi, da undici anni riunite nell’associazione Rete L’ABUSO che in Italia le tutela. Persone che non hanno mai ottenuto giustizia, tanto mai il dovuto sostegno delle istituzioni preposte alle quali si sono rivolte. Letti gli atti giudiziari, ci siamo resi conto che quei pedofili in realtà erano stati coperti per anni e non solo da vescovi e colleghi, ma anche da politica e istituzioni della città di Savona che di fatto hanno permesso lo stupro di decine di bambini, in molti casi affidati direttamente dai servizi sociali alle due comunità per minori gestite una da don Giorgio Barbacini, l’altra da don Nello Giraudo.

    Agli atti della procura risulta che gli stessi servizi sociali sapessero, ma omisero la denuncia e si limitarono a riferire al vescovo. Non mandarono più bambini, incuranti di quelli che avevano già mandato o erano ancora li. Stessa cosa per quanto riguarda la CARITAS, obiettori di coscienza, volontari ecc.

    Anche Livio Giraudo e la moglie Isabella Sorgini, esponenti politici di spicco, tra i pilastri portanti della società savonese, sapevano dai primi del 2000 delle tendenze pedofile di don Nello ma lo coprirono sempre e comunque fino a portarlo con loro a un capo scout dove nel 2005, puntualmente, stuprò un altro ragazzino per il quale sarà poi condannato nel 2012. Da quanto emerge dagli atti, il ragazzino fuggi dopo la violenza e fu trovato ore dopo in lacrime. Tuttavia gli fu negata persino l’assistenza medica e a fine campeggio fu riconsegnato dall’AGESCI lavato e stirato ai genitori, che non furono informati di quanto accaduto. Lo scopriranno solo nel 2010 dopo che io denunciai al PM Giovanni Battista Ferro quei fatti.

    Una società e una classe dirigente evidentemente malate che dagli anni 80 al 2010 a Savona hanno preferito anteporre gli interessi politici, economici e religiosi, alla salute psicofisica dei loro stessi figli. La stessa giunta Berruti che vedeva Isabella Sorgini tra gli assessori (servizi sociali del comune di Savona e moglie di Livio Giraudo) fece ostracismo alle vittime, ci rifiutò qualunque sostegno. Lo stesso Berruti, prima ci negò la Sala Rossa, poi fece rimuovere i manifesti affissi dalle vittime attraverso il servizio comunale.

    Un’intera comunità civile ma così ignorante o resa tale dalla sua classe dirigente al punto di non sapere che «L’abuso di un bambino è un omicidio psichico» (M. Gabriella Gatti da LEFT)

    Decine di vittime che da 11 anni chiedono come è legittimo un sostegno alle istituzioni della propria città, che non ha mai risposto. Persone tutte con grosse problematiche dovute al disturbo post traumatico da stress (classico di chi subisce fortissimi traumi come i soldati che hanno affrontato la guerra del Vietnam) che vedono tra i loro aguzzini non solo i pedofili che li hanno costretti in quella condizione di vita, ma sopratutto gli amici dei pedofili, che prima li hanno coperti e oggi creano intorno alle loro vittime questo barbaro isolamento sociale.

    La questione Marco Russo è davvero molto semplice in quanto lo vede nell’ambito professionale più che legittimo, il difensore di due pedofili savonesi di cui siamo vittime, don Giraudo (in cui Russo è difensore ancora nell’attuale processo in corso) e don Barbacini. Il terzo è don Pinetto, ma non solleviamo neppure la questione in quanto fu difeso dall’avvocato Altamura, che non risulta sia candidato.

    Il passato slogan elettorale di Marco Russo
    Il passato slogan elettorale di Marco Russo

    Marco Russo invece si e con l’appoggio dell’omertosa ala del fratello di Nello Giraudo e degli stessi amici di sempre, quelli che per anni non videro, non fecero e non risposero… E continuano a farlo.

    Lo è niente popò di meno alla carica di primo cittadino di quel comune e quella classe dirigente che da 11 anni ignora le vittime della chiesa (che copre da 40) e per non offende la stessa, rifiuta la presa in carico legittima delle sue vittime, tanto è che siamo ancora qui che bussiamo alla porta.

    Per quello ci chiediamo più che legittimamente come gestirà nei nostri confronti il ruolo di sindaco, ammesso che ne abbia, quali programmi ha in sostegno di chi è stato vittima della chiesa savonese, cosa che naturalmente chiediamo anche agli altri candidati.

    Il silenzio del candidato sindaco e dei suoi supporter e sponsor alla vigilia della campagna elettorale è qualcosa di agghiacciante che indica che quella società, dirigente e politica che per 40 anni insieme alla chiesa savonese ha prodotto decine di vittime e se ne è lavata le mani, oggi non solo dimostra di non voler neppure provare riparare per quanto possibile il danno fatto, ma si irrita addirittura per fatto che cittadini da anni abbandonati a se stessi, chiedano il semplice rispetto delle loro vite come esseri umani.

    Vi lascio alla riflessione di Gianluigi Nuzzi proprio sul caso savonese – Parole Ubikate in mare Celle Ligure

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    Tutti i criminali hanno diritto alla difesa. Ma gli avvocati non hanno l’obbligo di difenderli, ma la facoltà morale di scegliere sulla base delle proprie attitudini se sporcarsi le mani o meno, soprattutto quando si parla di bambini violentati ai quali oggi si cerca di negare ancora una volta la giustizia, aimè, per difendere il criminale che li ha stuprati.

    L’avvocato Marco Russo ha tutto il diritto di scegliere come svolgere la sua professione e qui non ci piove.

    Certo che se uno si candida alla poltrona di Primo Cittadino, ad un ruolo pubblico quindi, la cosa cambia non poco, soprattutto per quelle scelte professionali fatte contro quei bambini della città nella quale oggi si candida. Scelte professionali alle quali oggi, un candidato Sindaco non può e non deve sottrarsi perchè sono indicative dell’affidabilità, nel ruolo di Primo cittadino in cui si propone.

    Anche il fatto che a sostenere la campagna elettorale dell’avvocato Marco Russo, sia il fratello del prete pedofilo certo lascia piuttosto interdetti, non tanto perché Livio Giraudo sia fratello del pedocriminale Nello Giraudo, ma perché insieme alla moglie (cognata di Nello Giraudo) lo coprirono per anni ai danni di decine di minori.

    Nulla fecero quando pur sapendo delle tendenze pedofile del Nello, questo aprì una comunità per minori. Nulla fecero al campo scout dell’AGESCI, dove nel 2005 stuprò un altro ragazzino per il quale poi fu condannato.

    Ma la cosa interessante è che in quel campo, proprio il fratello Livio (oggi sostenitore di Marco Russo) e la moglie Isabella Sorgini, allora Assessore del PD ai servizi sociali del comune di Savona, da quanto risulta agli atti – che Marco Russo ben conosce perché li ha redatti – Livio e Isabella Sorgini in Giraudo, pur avendo appreso il giorno stesso di quello stupro del 2005 nel campo scout di Vara, di cui ne erano i responsabili, non solo omisero l’assistenza medica alla malcapitata vittima ma, una volta riportata a casa, non dissero nulla ai genitori. Io stesso dovetti segnalare nel 2010 al Procuratore Giovanni Battista Ferro la vittima.

    … Continua

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  • Alassio, la vittima di don Massaferro ha ricevuto solo mille euro di risarcimento

    Alassio, la vittima di don Massaferro ha ricevuto solo mille euro di risarcimento

    Milletrecentoquattro euro. E’ l’importo che avrebbe ricevuto finora la giovane vittima di don Luciano Massaferro a titolo di risarcimento del danno cagionato dal prete con le violenze sessuali subite dalla parrocchiana nel 2009 e per le quali il prete alassino è stato condannato a sette anni e otto mesi dal tribunale di Savona. Sentenza confermata in Appello e in Cassazione che don Lu ha scontato fino alla fine.

    Ma c’è quel passaggio dei 190 mila euro di risarcimento del danno alla ragazzina (180 mila) e alla madre (10 mila) oltre al pagamento delle spese legali (9 mila) a cui Massaferro non avrebbe adempiuto. O lo avrebbe fatto solo in parte dopo che la difesa della giovane (avvocato mauro Vannucci) ha avviato un’azione esecutiva di pignoramento presso l’istituto centrale sostentamento del clero del quinto dello stipendio (per la Chiesa una remunerazione). «Si tratta di un’azione radicata nel 2014 e per la quale lo stesso istituto ha erogato 1304,98 euro, per il 2014, alla mia cliente- ammette l’avvocato ingauno Vannucci – A marzo 2015 è intercorsa una corrispondenza con monsignor Giovanni Soligo, presidente del cda dell’Istituto e in qualità di sostituto d’imposta, ci comunicava che quella somma aveva la ritenuta d’acconto».

    Da quel momento, però alla famiglia della ragazzina non sarebbe più arrivato nulla. «Ci è stato comunicato che don Massaferro era stato cancellato dalla lista del sostentamento del clero – aggiunge Vannucci – Ed essendo il prete nulla tenente non abbiamo potuto rivalerci». Un ulteriore smacco per la vittima delle violenza che anche di quel passo avrebbe dovuto attendere 55 anni per essere risarcita in toto.

    Don Luciano Massaferro, dopo la condanna da parte dello Stato Italiano è stato poi assolto dalle accuse in fase di processo canonico e dal 2018 è stato riabilitato.

    «Abbiamo provveduto ad un reinserimento graduale – sottolinea monsignor Guglielmo Borghetti – Si tratta di un prete riabilitato dalla Chiesa per la sua piena assoluzione dalle accuse». E da un paio di anni svolge l’incarico di addetto alla sezione beni culturali ecclesiastici e storici all’ufficio diocesano (sotto la direzione di monsignor Giorgio Brancaleoni) oltre ad essere vicario parrocchiale a Borghetto nella chiesa di Sant’Antonio da Padova. «E per questi incarichi riceve la sua remunerazione – conclude il vescovo di Albenga Borghetto – Mi sembra doveroso per garantirgli la sopravvivenza».

    Alla parte civile assistita dall’avvocato Vannucci non è più arrivato un euro. Cosa sia successo non si è capito, ma certo la giovane vittima ha dovuto lasciare Alassio insieme alla famiglia per le ripercussioni di quella vicenda e resta in attesa di sapere se almeno potrà rientrare in possesso del denaro che il tribunale di Savona ha stabilito gli spettasse per il danno subito.

  • Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Mentre in Lombardia la chiesa di Milano non si pronuncia sull’assoluzione di don Mauro Galli condannato dal tribunale italiano, ma assolto dalla chiesa, in Liguria…

    Il caso di don Riccardo Seppia: svanito nel nulla per la chiesa genovese che, in barba alla trasparenza tanto proclamata da papa Francesco, in merito non ha più proferito parola.

    Quello di don Franco Castagneto: dal quale persino il cardinale Angelo Bagnasco ne esce malissimo in quanto è la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede che sfiduciata gli rimette il mandato.

    A gettare altro fango e dubbi ulteriori sull’attendibilità delle contestate politiche di papa Francesco oggi, è ancora una volta la stessa chiesa genovese. Stando agli atti restituiti dalla Procura di Savona, titolare di uno dei due fascicoli aperti sul frate, stando al rapporto della Squadra Mobile che ha indagato per delega del p.m. Giovanni Battista Ferro, risulta che a fronte di una richiesta di informazioni da parte della giustizia italiana si legge in data 5 dicembre 2020:

    Un fatto grave che, unito alle recidive della diocesi di Genova, solleva pesanti dubbi sull’affidabilità e  sopratutto l’applicabilità delle politiche di tolleranza zero proclamate da papa Francesco, in particolare riferite proprio al caso di Frate Bucci, in una telefonata (agli atti della procura) tra lui e il presidente della Rete L’ABUSO è lo stesso indagato a confermare le sue problematiche che definisce “affettive”, oltre ad alcune denunce a suo carico fatte alle gerarchie ecclesiastiche che però, tramite il proprio legale dei Cappuccini Liguri il 26 agosto 2020 – prima della odierna pronuncia della procura di Savona che conferma i fatti – contestavano integralmente le accuse minacciando di citarci in giudizio… ma magari !

    Padre Bucci aggiunge, inoltre, che per questo problema è ricorso a percorsi terapeutici di recupero, oltre al fatto di essere da tempo monitorato dalle gerarchie, che tuttavia mai hanno riferito i fatti all’autorità giudiziaria, verosimilmente permettendo al frate la possibilità di recidiva che, dalle sue stesse dichiarazioni, anche se a carico di maggiorenni ci sarebbe stata.

    Un’omertà continuata da parte della chiesa di Genova contro la quale ci eravamo scontrati già col successore di Bagnasco, il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, al quale segnalammo il caso, ma non volle neppure sapere il nome del frate.

    Se papa Francesco vuole essere coerente e rassicurante con i propri proclami, di fatto palesemente mancati nei casi esposti – tutti rigorosamente genovesi in questo caso – l’Associazione ritiene che papa Francesco, per la sua stessa già flebile credibilità, debba intervenire con i fatti nei confronti di una diocesi con una gestione palesemente problematica come conferma la stessa CDF che recentemente rimise a Bagnasco il mandato per il caso di don Franco Castagneto, diversamente come può solo pensare di essere credibile?

    Attendiamo con ansia quali saranno i provvedimenti sul caso Bucci anche da parte del vescovo di Chiavari Alberto Tanasini, che ha attualmente in carico il frate e al quale lo stesso procuratore di Savona, Giovanni Battista Ferro, ha segnalato formalmente il caso …e che magari ci facciano sapere questa volta.

    Francesco Zanardi

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  • Il primo round va alla Chiesa Nessun danno per pedofilia

    Il primo round va alla Chiesa Nessun danno per pedofilia

    Zanardi: “faremo appello” intanto prepara la sua battaglia, un altro magistrato ha disposto la perizia

    Il primo atto va alla Chiesa. Il giudice civile Luigi Acquarone ha infatti rigettato l’istanza avanzata da una presunta vittima dell’ex prete Nello Giraudo per una richiesta danni di 602 mila euro alla diocesi di Savona e allo stesso ex prete.

    Vicenda prescritta, secondo il giudice che ha preso una strada differente rispetto a quella del collega Stefano Poggio chiamato ad esaminare una pratica simile avanzata dal presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi.

    A dire il vero all’inizio erano cinque le presunte vittime che volevano chiedere i danni alla Chiesa, ma tre hanno preferito attendere di vedere come sarebbero evolute le altre cause.
    Luigi Acquarone avrebbe infatti ritenuto intervenuta la prescrizione di cinque anni dal momento in cui la presunta vittima di violenza avrebbe avuto contezza delle conseguenze degli abusi.

    Ed è questa la divergenza tra i due magistrati. Anche Zanardi sarebbe stato vittima di abusi da parte di Nello Giraudo ed avrebbe presentato il conto alla Chiesa. Per questo secondo caso però il giudice ha disposto una perizia ad un consulente tecnico che possa chiarire l’esatto momento in cui la vittima si è resa conto dell’accaduto.

    “Non ho ancora parlato con il mio cliente ma presenteremo sicuramente appello” sottolinea Francesca Rosso difensore della vittima. “Appello sicuro” tuona Zanardi della Rete l’Abuso. “Denunci il danno quando prendi convinzione con i fatti” aggiunge Francesco Zanardi.

    E due sono i passaggi chiave della vicenda che in un caso ha avuto conclusione: la denuncia del fatto (avvenuta nel 2010 a fronte del presunto abuso consumato nel 1994) e la richiesta di messa in mora da parte della Rete L’Abuso avvenuta nel 2014. “Un atto che avrebbe interrotto la prescrizione – spiega l’avvocato Rosso – Ci sono pronunce di nuova cassazione che ci darebbero ragione e una perizia del dottor Panza nel 2015 avrebbe ribadito i disagi subiti dal mio cliente. Che ora lavori ed abbia intrapreso una vita normale non è certo dirimente”.

    Ovviamente soddisfatti in Diocesi. “Nessuno brinda o festeggia – ammette l’avvocato della Chiesa, Simone Mariani – Però noi abbiamo negato ogni responsabilità e tanto meno c’è stata prova dei fatti. Il giudice ha accolto il tema della prescrizione da noi proposto. Sono stati riscontrati più elementi che hanno portato a considerare prescritto il diritto dell’attore”.

    Tra le parti in causa ci sono anche le parrocchie di Spotorno e Calice (dove si sarebbero consumati gli abusi) e se quest’ultima è uscita, Spotorno deve attendere la conclusione della causa intentata da Zanardi.

    Giovanni Ciolina, IL SECOLO XIX Savona 17-11-20