Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

    In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

    Nelle foto della pagina web della Fidae, che Melis presiedeva in Liguria, lo scolopio appariva sorridente accanto al cardinal Bagnasco all’interno dei locali della Curia.

    Sullo sfondo dei due in posa si vedevano poltroncine antiche imbottite e coperte di stoffa rossa, tappeti persiani, lampadari di cristallo, i ritratti dipinti dei precedenti arcivescovi e, ironia della sorte, una foto di papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, che è stato il primo pontefice a chiedere esplicitamente scusa alle vittime di abusi da parte di ecclesiastici e a incontrarle più volte, presentando la Chiesa in atteggiamento penitenziale.

    Fino a ieri foto e testi erano visibile sul sito ligure della Federazione delle scuole cattoliche primarie e secondarie, ma oggi, pur permanendo visibile l’indirizzo, il contenuto della pagina non c’è più. È stato cancellato.

    La vicenda degli arresti domiciliari per il padre scolopio ha determinato un forte imbarazzo nella Curia, che, non appena è venuta a sapere che il pm Federico Panichi aveva indagato il sacerdote per violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata, lo ha sollevato da tutti gli incarichi e ha avviato «la procedura canonica prevista in questi casi, informando il competente Dicastero Vaticano», si legge in una nota di ieri dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi.

    Il «provvedimento tempestivamente adottato» si legge nell’ordinanza della gip Michela Catalano, pur avendo «certamente affievolito» le esigenze cautelari, non le ha annullate perché «non inibisce a Melis di circolare liberamente é di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo». Sempre sull’ordinanza di legge che la modalità di approccio ai minori del sessantenne «non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice».

    Andrea Melis è padre scolopio, cioè appartiene alla congregazione delle Scuole pie, ordine fondato a Roma nel 1617 da san Giuseppe Calasanzio, con il fine principale di educare e istruire i giovani. Infatti Melis era direttore della scuola elementare e della Fondazione Assarotti oltre che presidente della Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie. E in quei ruoli, come è normale, aveva grande facilità a incontrare bimbi e ragazzini anche fuori dal controllo dei genitori. Secondo le investigazioni dei Carabinieri ne ha approfittato per cercare di rastrellare potenziali giovanissime vittime.

    «La pericolosità di Melis emerge proprio dalle modalità con cui ha agito – si legge nell’ordinanza del gip – approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori; ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo».

    Il sessantenne è riuscito nel suo intento almeno in un caso, quello del ragazzino che secondo il pubblico ministero ha ricevuto da lui parecchi soldi su una Postepay che l’indagato aveva consegnato al minore. La prima volta, la vittima aveva 13 anni. «Faceva quel che faceva… a me non piaceva ma non gliel’ho mai detto perché mi dava dei soldi» ha detto il ragazzino ai Carabinieri che lo hanno interrogato, confermando le violenze, proseguite fino allo scorso mese di giugno, quando è scattata la prima perquisizione a casa dello scolopio. Il minore ha detto di non essere stato costretto e di aver accettato le “attenzioni” del sacerdote per i regali che lui gli faceva. Nell’ordinanza del gip Milena Catalano si legge di «almeno 5 mila euro», una console Nintendo e altre cose costose, come gli abiti firmati. Da qui l’accusa di prostituzione minorile per il sacerdote, perché un minore non può essere consenziente.

    Il primo contatto tra Melis e la vittima è avvenuto in parrocchia. I genitori si erano accorti che il sacerdote aveva una predilezione per il figlio, forse anche dei primi regali, quindi gli avevano raccomandato di non trovarsi mai da solo con lui e di non accettare alcunché. Ma le violenze erano già cominciate e non sono state interrotte, badando bene a non insospettire ulteriormente i genitori.

    Quando il minore si è trasferito a Genova, lontano da controllo della famiglia, per frequentare le scuole superiori, il padre scolopio ha avuto campo libero. I dettagli si possono leggere nelle chat tra lui e la vittima, che il sacerdote sessantenne chiama “tesoro” e “amore”. Nella chat scorrono foto con espliciti contenuti sessuali e gadget erotici che nulla lasciano all’immaginazione.

    Andrea Melis, oltre che per violenza sessuale e prostituzione minorile, è accusato anche di tentata violenza sessuale. Questo perché nelle chat gli investigatori hanno trovato le pressioni del sacerdote sui minori per tentare di incontrarli da soli, confermate nel corso degli interrogatori da alcuni di questi.

    Lo scolopio, che abitava nella sede di via San Bartolomeo degli Armeni della onlus Fondazione Padre Assarotti, scuola paritaria per l’infanzia e primaria e istituto per sordomuti Onlus, cercava di attirarli nel suo domicilio per poi offrire loro anche alcolici, sigarette elettroniche, abbigliamento di marca e in qualche caso anche denaro nel tentativo di convincerli ad approcci di carattere sessuale, che cominciavano con baci sulle guance e sul collo.

    Oltre che dai messaggi, l’attività di “dragaggio” di potenziali partner sessuali minori che si concedessero a lui è confermata anche da alcuni ragazzini oggetto delle sue malsane attenzioni. Uno dei minori ha detto ai Carabinieri da sapere da un compagno che Melis regalava sigarette elettroniche, raccomandando di non dire niente ai genitori. Ma uno di questi, un quindicenne, ha raccontato tutto e i genitori hanno subito denunciato. Il ragazzo aveva scritto al prete che non sarebbe andato di nuovo a casa sua da solo e che se fosse tornato a incontrarlo nel suo appartamento all’interno della struttura scolastica religiosa lo avrebbe fatto con un amico. «Non insisto – gli aveva scritto il sacerdote -, ma mi piacerebbe stare con te, chiacchierata, coccole, fammi sapere che mi organizzo». E al diniego di tornare da solo a casa sua, lo aveva accusato di non provare per lui «un’amicizia sincera e non solo interessata a tech e puff», cioè ai giochi tecnologici e alle sigarette elettroniche.

    Tra i tanti ragazzi che il prete aveva cercato di adescare ce n’è stato uno che ha capito immediatamente a capito le intenzioni malsane del sessantenne e alle sue richieste, prima di bloccare il numero telefonico di Melis, ha risposto con un messaggio vocale molto chiaro «Sei un pedofilo, coglione, ti vengono a prendere a casa…». E così è stato.

    In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

  • Il Padre Scolopo Melis arrestato per pedofilia, dai regali costosi ai messaggi espliciti

    Il Padre Scolopo Melis arrestato per pedofilia, dai regali costosi ai messaggi espliciti

    Genova. Parole forti: “Faceva quel che faceva… a me non piaceva ma non gliel’ho mai detto perché mi dava dei soldi”, così ha raccontato ai militari dell’Arma la giovane vittima delle ripetute violenze sessuali commesse nei suoi confronti da padre Andrea Melis, appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, direttore della scuola elementare e della Fondazione Assarotti di Genova e parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure, arrestato nelle ultime ore e adesso ai domiciliari.

    Il ragazzino, quando questa brutta storia è cominciata, non aveva ancora compiuto 13 anni. Aveva conosciuto Padre Melis in chiesa, dove andava con la famiglia: i rapporti con il prete arrestato sono andati avanti fino a giugno di quest’anno quando sono stati interrotti dalle indagini che hanno portato alla prima perquisizione a carico del sacerdote.

    La giovanissima vittima ha detto di non aver subito mai costrizioni e di aver lasciato fare il 60enne perché in cambio riceveva soldi e regali: “almeno 5mila euro” scrive la gip Milena Catalano, oltre e vestiti, console Nintendo e altri gadget costosi. Gli caricava soldi su una carta prepagata che gli aveva intestato.

    Sono stati proprio i genitori del giovanissimo a far scattare l’indagine. Fin dall’inizio – siamo nel 2021 – avevano notato la predilezione di Padre Andrea Melis per il loro figlio più piccolo a cui avevano detto di non accettare nulla e di non vederlo da solo.

    Ma i rapporti tra i due erano andati avanti di nascosto e si sono intensificati quando il ragazzino si è trasferito a Genova senza la famiglia per frequentare le superiori. A dimostrarlo ci sono le numerosissime chat che – se non bastasse la testimonianza del minore – hanno confermato la relazione tra i due. Il prete lo chiama “tesoro”, “amore”, gli manda foto dei gadget erotici che acquista e immagini dal contenuto esplicito. Sarà solo l’intervento dei carabinieri, con la prima perquisizione a carico del prete avvenuta un mese fa, a interrompere il rapporto tra i due.

    Ma l’arrestato Padre Andrea Melis, secondo l’accusa, ha cercato di adescare anche altri ragazzini che avevano cominciato a frequentarlo per “sapevo da un mio compagno di scuola che regalava delle sigarette elettroniche” ha detto uno di loro. Melis avrebbe offerto ai ragazzini bevande, alcolici a volte anche soldi e avrebbe tentato carezze e approcci. Uno di loro però aveva capito in fretta come stavano le cose e dopo una telefonata di Melis che lo invitava ad andarlo a trovare gli aveva mandato un vocale dicendogli “Sei un pedofilo, coglione, ti vengono a prendere a casa…”. E lo aveva bloccato sul telefono.

    Un 15enne ha raccontato che padre Melis li invitava nella sua abitazione (all’interno della struttura dell’istituto Assarotti). A lui aveva regalato una tuta di marca e gli aveva dato dei baci sulla guancia. Dopo quegli approcci e i regali Melis si raccomandava con loro di “non dire niente a casa”. Anche in questo caso a un certo punto è stata la famiglia a capire che qualcosa non andava.

    E il giovane comunque aveva deciso che era meglio non andare a casa del prete da solo. Lui si era rammaricato e gli aveva scritto alcuni messaggi: “Mi spiace tantissimo non poterti vedere, anche perché credevo che fosse un’amicizia sincera e non solo interessata a tech e puff”. E ancora, al 15enne che gli aveva a quel punto detto che sarebbe tornato a trovarlo ma con un suo amico, aveva risposto: “Non insisto, ma mi piacerebbe stare con te, chiacchierata, coccole, fammi sapere che mi organizzo”.

    Non appena venuta a conoscenza delle gravi accuse, la Curia ha sospeso padre Melis. Ma per la giudice Michela Catalano, nonostante “il provvedimento di sospensione della Curia, tempestivamente adottato” abbia “certamente affievolito” le esigenze cautelari, queste restano attuali e concrete  poiché la sospensione da tutte le cariche “non inibisce a Melis di circolare liberamente é di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo”. 

    “La pericolosità di Melis emerge proprio dalle modalità con cui ha agito – scrive la giudice nell’ordinanza che dispone per il prete i domiciliari in una comunità religiosa del levante – approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori; ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”.

    E la sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Melis, arrestato per violenza sessuale su minorenne, è indagato dal sostituto procuratore Federico Panichi, anche per prostituzione minorile e tentata violenza sessuale aggravata.

    https://www.ivg.it/2024/08/il-padre-scolopo-melis-arrestato-per-pedofilia-dai-regali-costosi-ai-messaggi-espliciti/

  • Abusi su minori in cambio di regali, un prete arrestato a Genova

    Abusi su minori in cambio di regali, un prete arrestato a Genova

    Regali che arrivavano dopo gli abusi sessuali. Con questa accusa un prete è stato arrestato dai carabinieri di Genova. Dalle indagini, coordinate dal pm Federico Panichi, sarebbe emerso che la vittima era un ragazzino che faceva il chierichetto.

    Il sacerdote, come anticipato dal Secolo XIX, avrebbe anche tentato di baciare due giovani, dopo avere regalato loro una sigaretta elettronica.

    Agli arresti domiciliari in una comunità del levante genovese è finito padre Andrea Melis, sessant’anni, originario di Cagliari ma da anni trapiantato in Liguria. La Curia lo ha sospeso dopo che nei giorni scorsi era stato perquisito l’alloggio dove viveva.

    Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni; ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    Le accuse sono di violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata. La misura cautelare è scattata solo per il primo reato, gli abusi reiterati ai danni di un dodicenne. Sulle altre due accuse a carico del religioso, il gip ha in sostanza rimandato la valutazione a ulteriori sviluppi investigativi. Melis è difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato farmaci per la stimolazione sessuale ma anche capi di abbigliamento griffati e una fornitura di sigarette elettroniche.

    L’Arcidiocesi di Genova: ‘Vicinanza alle vittime di padre Melis’ 

    Monsignor Silvio Grilli, coordinatore Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Genova, interviene sul caso del prete arrestato con l’accusa di abusi su minori. “In merito a quanto riportato su mass media circa l’arresto di Padre Andrea Melis, dei Padri Scolopi, accusato di abusi su minori, si esprime il dolore per i fatti denunciati e la vicinanza a chi ne è stato vittima e ai loro familiari”.

    “Quando a suo tempo si è avuto notizia dei fatti poi denunciati, l’Arcidiocesi di Genova, la Diocesi di Savona e l’Ordine Religioso hanno prontamente avviato la procedura canonica prevista in questi casi, informando il competente Dicastero Vaticano. Nei confronti del religioso sono stati presi da tempo i provvedimenti previsti dalla legge canonica e si è collaborato con le forze dell’ordine”.

    https://www.ansa.it/liguria/notizie/2024/08/03/abusi-su-minori-in-cambio-di-regali-prete-arrestato-a-genova_09d034eb-b4fd-42d9-82c6-fe85f2caf9c4.html

  • Abusi sessuali su ragazzino in cambio di ricariche, abiti e videogiochi: chi è Padre Andrea Melis, il noto prete arrestato

    Abusi sessuali su ragazzino in cambio di ricariche, abiti e videogiochi: chi è Padre Andrea Melis, il noto prete arrestato

    Il presunto “orco” indossava la tonaca. E le accuse sono pesanti come macigni. Ricariche sulla Postapay, abiti griffati, videogiochi. Regali che arrivavano dopo gli abusi sessuali. Con questa accusa un prete è stato arrestato dai carabinieri di Genova. Dalle indagini, coordinate dal pm Federico Panichi, sarebbe emerso che la vittima era un ragazzino che faceva il chierichetto. Il sacerdote avrebbe anche tentato di baciare due giovani, dopo avere regalato loro una sigaretta elettronica. La notizia trova oggi ampio spazio sui quotidiani liguri.

    Agli arresti domiciliari in una comunità del levante genovese è finito padre Andrea Melis, sessant’anni, originario di Cagliari ma da anni trapiantato in Liguria. Il sacerdote è un nome noto a Genova. La Curia lo ha sospeso dopo che nei giorni scorsi era stato perquisito l’alloggio dove viveva. Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni; ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    Le accuse sono pesantissime: violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata. La misura cautelare è scattata solo per il primo reato, gli abusi reiterati ai danni di un ragazzino di meno di 14 anni. Sulle altre due accuse a carico del religioso, il gip ha, in sostanza, rimandato la valutazione a eventuali ulteriori sviluppi investigativi. Padre Andrea Melis è difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato farmaci per la stimolazione sessuale, ma anche capi di abbigliamento griffati e una fornitura di sigarette elettroniche.

    Gli episodi di cui è accusato Melis non sono avvenuti nella scuola, né in ambienti educativi gestiti dai Padri Scolopi, bensì durante l’attività pastorale svolta personalmente dal sacerdote.

    https://www.today.it/cronaca/arrestato-padre-andrea-melis.html

  • Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

    Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

    Il Gip del Tribunale di Savona, Emilio Fois, ha archiviato la querela di don Giuseppe Rugolo alla Rete L’Abuso. Il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata a danno di minori aveva denunciato per diffamazione e pubblicazione arbitraria di atti Francesco Zanardi, presidente dell’associazione, costituitasi parte civile nel processo. In particolare, la vicenda ruota attorno ad alcuni articoli pubblicati da Zanardi sulla vicenda giudiziaria di Rugolo.

    Le ragioni di Rugolo

    Nel provvedimento del Gip di Savona sono indicate le ragioni del sacerdote che, “oltre ad insistere sulla sussistenza del delitto di diffamazione, evidenzia anche che negli articoli pubblicati sul sito vi è il resoconto dell’istruttoria dibattimentale ed uno stralcio di uria dichiarazione testimoniale di un processo
    svoltosi a porte chiuse”

    Le motivazioni del gip

    Secondo il gip di, “l’articolo si basa evidentemente sulla narrazione dell’abusato che è testimone del processo e costituisce la fonte principale e diretta di conoscenza sul reato contestato a Rugolo. Trattasi di narrazione che già all’epoca aveva trovato credito in provvedimenti giurisdizionali”.

    Inoltre, “con riguardo alla vicenda processuale raccontata, gli articoli, pur avendo un contenuto oggettivamente lesivo della reputazione di don Rugolo, effettivamente indicato come “pedofilo”, rispettano tutti i canoni delineati dalla giurisprudenza per la sussistenza della scriminante del diritto di cronaca, quale la verità dei fatti (o quantomeno la verità putativa basata su una seria ricerca sulle fonti primarie di conoscenza), l’interesse pubblico all’informazione e la c.d. continenza”.

    Il tema della libertà di informazione

    Secondo la tesi della difesa di Rugolo, come si evince nel provvedimento del gip di Savona, “il giornalista non avrebbe dovuto prendere posizione sulla veridicità dei fatti raccontati dal testimone prima del formarsi di un giudicato di condanna”

    “Ma tale tesi, a ben vedere implicherebbe una compressione inaccettabile della libertà di informazione perché sostanzialmente vieterebbe ai cronisti di parlare dei fatti oggetto di accertamento penale se non dopo l’irrevocabilità delle relative sentenze e sempre in linea l’accertamento processuale” prosegue il gip.

    Le denunce a Enna

    Ad Enna si attende la decisione del gip per decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla difesa di Rugolo nei confronti di Antonio Messina il giovane che ha denunciato gli abusi e la giornalista Manuela Acqua, entrambi accusati di diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    La vicenda

    La denuncia trae origine da un episodio: Messina e Acqua avrebbero condiviso sui loro profili social uno screenshot di una pagina di un giornale che riportava le intercettazioni del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, che, a telefono con un altro sacerdote, parlava di certe caratteristiche degli omosessuali, facendo intendere che la denuncia di Messina altro non era che “una pura vendetta di una persona innamorata”.

    I legali di Messina e Acqua, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, hanno eccepito il fatto che in nessun modo  Rugolo avrebbe alcun titolo a presentare l’opposizione in quanto si parla del vescovo e non del prete.

    Gli altri giornalisti denunciati

    Ad essere denunciati sono stati anche 2 giornalisti ennesi, Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino che compariranno davanti al gup il 9 luglio prossimo.

    Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

  • SAVONA / ENNA – Caso don Giuseppe Rugolo; si decide sui giornalisti denunciati per diffamazione dal prete

    SAVONA / ENNA – Caso don Giuseppe Rugolo; si decide sui giornalisti denunciati per diffamazione dal prete

    Udienza davanti al GIP del tribunale di Enna,  Ornella Maimone, per decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata a danno di minori,  contro Antonio Messina il giovane che ha denunciato gli abusi e la giornalista Manuela Acqua, entrambi accusati di diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    I due avrebbero condiviso sui loro profili social uno screenshot di una pagina di un giornale che riportava le intercettazioni del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, che, a telefono con un altro sacerdote, parlava di certe caratteristiche degli omosessuali, facendo intendere che la denuncia di Messina altro non era che “una pura vendetta di una persona innamorata”.

    I legali di Messina e Acqua, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, hanno eccepito il fatto che in nessun modo Rugolo, che ha  denunciato tutti i giornalisti che si sono occupati della vicenda, avrebbe alcun titolo a presentare l’opposizione in quanto si parla del vescovo e non del prete.

    Rugolo è stato rappresentato in aula da Mauro Lombardo in sostituzione dell’avvocato Denis Lovison che ha fatto riferimento alla memoria presentata dal legale del prete nella quale si attacca la procura di Enna, accusata di avere archiviato tutte le querele presentate contro i giornalisti.

    Il pm ha comunque insistito nella richiesta di archiviazione. Antonio Messina e Manuela Acqua attraverso i loro difensori hanno, dunque, eccepito l’inammissibilità dell’opposizione sotto il profilo procedurale, nonché l’infondatezza delle accuse avanzate.

    In aula è stata prodotta dai legali di Messina e Acqua la richiesta di archiviazione già avanzata dalla Procura di Savona nel procedimento contro il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, difeso dall’avvocato Riccardo Morielli.

    Bisognerà ora attendere la decisione del gip.

  • Sacerdote accusato di pedofilia

    Sacerdote accusato di pedofilia

    Un altro caso di pedofilia sta scuotendo gli ambienti ecclesiastici. Dopo la vicenda del prete alassino Luciano Massaferro, la Procura di Savona torna a indagare su un’altra storia di abusi commessi da un sacerdote. L’uomo, secondo quanto trapelato, sarebbe accusato di violenze sessuali, descritte come veri e propri «stupri», che risalirebbero a circa vent’anni fa, su minorenni (all’epoca). Le vittime, che hanno trovato il coraggio di raccontare quello che avrebbero subito solo nei mesi scorsi, all’epoca dei fatti erano minorenni. Adesso hanno tra i 30 e i 40 anni. Destinatario delle accuse un prete della diocesi di Savona, cinquantenne, di recente messo a riposo su sua richiesta. Ufficialmente per una pausa spirituale a fronte di una vocazione che si sarebbe incrinata nel tempo.

    Su di lui la Procura della Repubblica ha aperto nei mesi scorsi un’inchiesta affidata agli uomini della squadra mobile della Questura che hanno già raccolto la testimonianza di un gruppo di ragazzi che sarebbero stati molestati. Minorenni che erano abituati a frequentare le sue case.

    Il racconto dei molestati, a cui è stato chiesto il massimo riserbo su quanto messo a verbale come «persone informate sui fatti», è ora al vaglio della Procura che si sta impegnando nel verificare quanto riferito. Perchè i presunti episodi di violenza sarebbero stati riferiti a così tanto tempo di distanza? È l’interrogativo su cui si stanno muovendo gli inquirenti che non escludono ulteriori episodi, abusi continuati nel tempo. Al centro dell’inchiesta anche l’attendibilità di alcuni dei presunti testimoni dell’epoca, ora adulti in alcuni casi al centro delle cronache locali per svariati motivi.

    Alcuni di loro avrebbero anche registrato conversazioni con lo stesso prete in cui vengono citati gli abusi. Confidenze raccolte di recente da parte di chi è rimasto in contatto con lui. Nella serata di ieri il vescovo della diocesi di Savona-Noli, monsignor Vittorio Lupi, in merito all’inchiesta ha chiarito come «il prete in questione che conosco, su sua richiesta si sia preso un anno sabbatico, di pausa. Adesso non esercita le sue funzioni religiose».

    Sulle indagini la curia, per il momento, non ha espresso alcun commento.

  • Spagna, prete sospeso per presunti abusi avvenuti negli anni Ottanta. Era stato anche parroco a Voltri

    Spagna, prete sospeso per presunti abusi avvenuti negli anni Ottanta. Era stato anche parroco a Voltri

    Genova – A circa 40 anni dai fatti che ha denunciato, Natalia — una 49enne argentina ora residente in Spagna — sente che adesso “sta iniziando a superare un incubo”: dopo una lunga ricerca in collaborazione con i media El País e Cadena Ser, la donna ha infatti potuto rintracciare un sacerdote spagnolo da cui dice di esser stata violentata in Argentina quando era una bambina, a inizio anni ’80, e che successivamente si è spostato in altri Paesi, compresa l’Italia.

    Stando a un’inchiesta giornalistica delle testate in questione, il prete è stato ora sospeso cautelarmente dal suo ultimo incarico, in una parrocchia di Madrid. La decisione è stata presa dall’arcidiocesi della capitale spagnola, che sta partecipando a indagini su casi di abusi sessuali nel passato per conto della Conferenza episcopale spagnola (Cee).

    Natalia sostiene che questo sacerdote avrebbe abusato “reiteratamente” di lei nella parrocchia, quando lei aveva solo ‘9 anni’, nella parrocchia di Sant’Antonio da Padova a Las Heras, Mendoza, Argentina. Con l’aiuto della Cadena Ser, la donna ha rintracciato il prete quando questi si trovava in una parrocchia della periferia di Roma, dove si faceva chiamare ‘don Vite’.

    Secondo El País, in Italia il sacerdote è stato a Bisenti (Teramo) tra il 1999 e il 2008, a Voltri (Genova) dal 2008 al 2015 e ad Anzio (Roma) dal 2015 fino al 2022. La scorsa estate è rientrato in Spagna. Raggiunto dalla donna che l’ha denunciato e da un giornalista de El País a Madrid, l’uomo ha sostenuto di non ricordarsi di lei e ha respinto le accuse che gli ha rivolto.

    L’arcidiocesi di Madrid ha aperto un’inchiesta sul caso, che è stato anche segnalato al Dicastero per la dottrina della fede, assicura il quotidiano spagnolo.

  • Savona, in arrivo la panchina viola per i minori abusati. Il Comune norma le panchine colorate e ne scopre una “abusiva”

    Savona, in arrivo la panchina viola per i minori abusati. Il Comune norma le panchine colorate e ne scopre una “abusiva”

    Savona. E’ in arrivo in piazza Giulio II una panchina viola per i minori e le persone vulnerabili vittime di abusi sessuali. Una iniziativa nazionale che parte proprio da Savona, grazie a Rete l’Abuso: la nuova panchina andrà ad aggiungersi a quella rossa contro la violenza sulle donne (e inaugurata il 12 maggio 2018) e quella bianca in memoria delle donne di Ravensbrück.

    Una iniziativa che nasce dalla richiesta fatta nello scorso ottobre al Comune di Savona da Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso: “Recentemente abbiamo ricevuto un premio internazionale per il lavoro difficile e spesso poco riconosciuto fatto dalla Rete in questi 13 anni – racconta – Abbiamo così pensato di lanciare questa iniziativa suggerita dai colleghi americani, e ci siamo resi conto che in Italia non esistono ad oggi panchine dedicate ai minori abusati. Come per tante altre battaglie di sensibilizzazione, questa è rivolta a un tema che in Italia nessuno vuole affrontare: infatti questa è la prima iniziativa a livello nazionale, lanciata da sopravvissuti e sostenitori”.

    Da Savona poi l’obiettivo è far partire una “onda viola”: la seconda panchina è prevista a Roma nell’ottobre 2023, e nel savonese è già stata presentata una domanda al Comune di Spotorno. “Perché il viola? Perché è il colore che per la psiche esprime la conciliazione di opposti e la ricerca di nuovi equilibri – chiarisce Zanardi – Un colore secondario derivante dalla mescolanza del rosso e del blu: esprime infatti un’armonia, una conciliazione tra l’estroversione del primo e la ricettività introversa del secondo”.

    Una volta approvata dalla commissione toponomastica, la pratica è passata in Prefettura per l’approvazione. Ora la palla passa alla giunta, che questo giovedì o al più tardi giovedì prossimo dovrebbe deliberarne definitivamente la realizzazione.

    IL COMUNE REGOLAMENTA LE PANCHINE TEMATICHE

    La richiesta di Zanardi è stata per il Comune di Savona anche l’occasione per affrontare il tema delle panchine colorate in maniera più organica: “Le richieste legate a questo tipo di iniziative iniziano infatti ad arrivare con regolarità – racconta l’assessore Maria Gabriella Branca – pochi giorni fa è stata inaugurata quella per la sicurezza sul lavoro e recentemente ne sono arrivate altre, ad esempio una per realizzare una panchina di colore azzurro come il colore simbolo dell’Unicef e un’altra per una panchina blu come simbolo di consapevolezza dell’autismo. Abbiamo deciso di cogliere l’occasione per creare alcune regole per realizzare queste panchine colorate”.

    Una sorta di “regole minime” per evitare che il proliferare di iniziative simili porti a situazioni caotiche, e che prevede essenzialmente tre punti: la garanzia che le panchine mantengano la loro funzionalità (no quindi a modifiche “invasive” che le rendano inutilizzabili), un layout coerente per le varie targhette e il rispetto dei colori stabiliti dal codice internazionale per ogni tematica, evitando quindi eccezioni fantasiose.

    IL GIALLO: PANCHINA ROSSA “ABUSIVA” IN PIAZZA GIULIO II

    La richiesta di Rete L’Abuso ha anche creato un piccolo giallo all’interno del Comune: a quanto pare, infatti, una delle due panchine colorate già presenti in piazza Giulio II fino ad ora sarebbe stata – almeno a livello prettamente burocratico – “abusiva”. Si tratterebbe della panchina rossa contro la violenza sulle donne voluta dall’associazione Non Una di Meno.

    “Procedendo alle formalità presso l’Ufficio toponomastico del Comune – sostiene Zanardi – abbiamo scoperto di essere in sostanza gli unici ad aver presentato la domanda per l’istallazione di una panchina tematica, nel rispetto delle norme e della valutazione dell’ufficio, competente per l’arredo urbano pubblico. Quando un membro dell’ufficio si è recato dove chiedevamo di installare la panchina, con stupore ne ha trovata un’altra, di cui però l’Ufficio non sapeva“.

    Una anomalia quantomeno curiosa, visto che alla inaugurazione della panchina rossa nel 2018 era presente persino l’allora sindaco Ilaria Caprioglio. “Ma nessuno dal Comune sembrerebbe essersene mai accorto, almeno fino alla nostra richiesta. L’associazione chiederà indagini e sporgerà querela per il reato di appropriazione e deturpazione dell’arredo pubblico nelle varie installazioni che risulterebbero abusive all’insaputa del Comune” conclude Zanardi.

    Anche l’assessore Branca conferma il problema: “Una situazione in effetti anomala, che è stata sanata dalla riunione della Commissione toponomastica e che verrà definitivamente risolta con la prossima delibera: assieme alla panchina viola verrà anche autorizzata quella rossa“.

    https://www.ivg.it/2023/05/savona-in-arrivo-la-panchina-viola-per-i-minori-abusati-il-comune-norma-le-panchine-colorate-e-ne-scopre-due-abusive/

  • Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

    Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

    La Corte d’appello di Genova riapre la strada al procedimento civile per il risarcire danni a una presunta vittima di pedofilia, pur in assenza della condanna penale, venuta meno a causa della prescrizione.

    Torna attuale il dramma degli abusi sui minori, che travolse, agli inizi degli anni duemila, la diocesi savonese. La Corte d’appello di Genova ha deciso di rivalutare la vicenda di Mirko Gabossi, oggi quarantaduenne, che all’età di undici anni sarebbe stato tra le vittime degli abusi di don Nello Giraudo in occasione di un campo estivo a Feglino, organizzato dal sacerdote stesso.

    Il giudice Luigi Acquarone, del Tribunale di Savona, aveva archiviato il caso valutando di non stabilire, a livello temporale, il momento della maturazione del trauma della presunta vittima attraverso una perizia psichiatrica. Il procedimento era stato, così, archiviato.

    Ora, la decisione della Corte d’appello genovese e la riapertura del caso che, ad oggi, costituisce un unicum in Italia: si tratta del primo procedimento civile per risarcimento danni di un caso di pedofilia, riaperto senza che si sia giunti alla condanna penale, per la sopraggiunta prescrizione.

    Proprio l’aspetto temporale costituisce il fulcro del tema: secondo la linea difensiva del giovane, portata avanti dall’avvocato Francesca Rosso e avvalorata da svariate sentenze della Cassazione, la consapevolezza di avere subito violenze sessuali in giovane età, nella maggior parte dei casi, matura nella vittima solo dopo un percorso complesso e travagliato, che richiede anni.

    Da qui, spesso, il ritardo nelle denunce e, di conseguenza, in molti casi, anche l’arrivo della prescrizione. La Corte di Genova ha deciso di riaprire il caso e il percorso civile, mirato al risarcimento danni, valutando, attraverso una nuova perizia, il momento in cui nel giovane scattò la consapevolezza del danno subito.

    La presunta vittima, Mirko Gabossi, che è stato sostenuto dall’associazione Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, sarebbe stato abusato all’età di undici anni, nel 1992, da Nello Giraudo, durante un campeggio estivo a cui aveva aderito anche la parrocchia di Calice, di cui lui faceva parte.

    Giraudo era stato condannato per un altro caso: nel 2012 aveva patteggiato un anno di carcere per aver abusato di un quindicenne in un campo scout a Finale. Era il 2005 e il reato non era caduto in prescrizione come altri. Oggi, con la decisione della Corte d’appello di Genova, la città fa un balzo indietro ricordando il dramma degli anni in cui i casi erano esplosi.

    Il prossimo 6 giugno verrà nominato dal Tribunale genovese il ctu, il consulente tecnico d’ufficio, mentre il ctp (consulente tecnico di parte) è già stato scelto: sarà Maurizio Panza.

    Silvia Campese – IL SECOLOXIX del 4/5/23