Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Eva, rischio prescrizione

    Eva, rischio prescrizione

    Soltanto due mesi per ottenere giustizia nel processo a suor Maria Angela Farè. I genitori: «Deve essere condannata»

    «Hanno rubato una foto dalla tomba di Eva, un’altra, quella di un raduno a Madrid dove si vedeva anche don Alessandro, l’hanno strappata per togliere l’immagine del prete».

    Lo rivelano Giovanna e Roberto Sacconago, i genitori della giovane parrocchiana di Sant’Edoardo che nel 2011 si tolse la vita. Questo è il clima che aleggia alla vigilia del processo d’appello per suor Maria Angela Farè.

    Mancano due mesi alla prescrizione del reato per cui è stata condannata nel 2015, ossia un episodio di violenza sessuale e quella di domani, lunedì 24 a Milano, sarà un’udienza decisiva. Innanzitutto, per effetto della riforma Orlando, i giudici potrebbero disporre il rinnovamento dell’istruttoria dibattimentale, prevista nel caso in cui la procura impugni una sentenza di assoluzione. La ex suora era stata in effetti assolta dalle accuse di stalking, violenza privata e abusi sessuali e i pubblici ministeri Maria Cristina Ria e Francesca Gentilini – che avevano chiesto una pena di nove anni e nove mesi – avevano scritto un articolato ricorso avverso la sentenza.

    È quindi verosimile che la spinosa vicenda venga ripercorsa in secondo grado. Con il rischio di non riuscire a chiudere il procedimento prima della scadenza dei due mesi. D’altro canto avevano presentato ricorso anche l’avvocato di parte civile, Tiberio Massironi e i legali della suora, Fabrizio Busignani e Raffaella Servidio. «Aspettiamo domani sperando che i giudici si ravvedano. Il 24 settembre è una data importante per noi perché l’ospedale ci ridiede Eva, nata il 4 settembre ma troppo minuta per essere dimessa. Speriamo sia un buon segno», confida mamma Giovanna.

    La storia sconvolse Sant’Edoardo, dividendo il quartiere tra colpevolisti e innocentisti. Quando era ancora minorenne Eva allacciò una relazione sentimentale e sessuale con la suora di ventitré anni più grande di lei. Il fatto avrebbe integrato, se dimostrato, il reato di atti sessuali con minori, ma quando la polizia iniziò a indagare ormai era intervenuta la prescrizione. I genitori si accorsero dell’anomalo rapporto in cui era coinvolta la figlia e riferirono al parroco. Suor Farè fu esiliata in Sicilia, ma dopo un anno tornò in Lombardia e la frequentazione con la ragazza riprese. Un giorno all’oratorio però arrivò don Alessandro Bonura, un giovane prete che conquistò la fiducia e l’affetto di Eva. Il legame con la suora si allentò e la religiosa reagì da amante abbandonata, rendendo impossibile la vita della giovane. Fiumi di messaggi inquietanti, irruzioni in casa, controllo ossessivo.

    Intanto però giravano voci insidiose sull’amicizia tra Eva e quel prete che dormiva addirittura a casa sua, con cui pranzava tutti i giorni e faceva le pennichelle post prandiali. Don Bonura venne presto trasferito ed Eva, pochi giorni dopo, si suicidò.

    Secondo la procura di Busto, la giovane era alla «ricerca disperata e costante di rapporti interpersonali totalizzanti con figure educative di riferimento al di fuori del proprio nucleo familiare».

    Il padre, Roberto Sacconago, ha le idee chiare. «La suora deve essere condannata per tutti i capi di imputazione», dice fermamente. Ma non ha parole tenui neppure per il prete, che raccoglieva gli sfoghi di Eva e che era a conoscenza delle pressioni che esercitava la suora. «Se fosse stato intelligente le cose le avrebbe dette. Noi abbiamo saputo del primo tentativo di suicidio di nostra figlia solo a processo, durante la sua testimonianza. Vi sembra giusto?».

    Sarah Crespi

    http://www.prealpina.it/pages/busto-appello-suora-rischio-prescrizione-176417.html

  • Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    A letto con un minorenne: l’attuale arcivescovo lo trasferì in un altro oratorio. Bergoglio sapeva ma nominò Delpini

    di Giorgio Gandola

    Si portò a letto un minore: condanna senza precedenti per don Galli. Eppure davanti alle prime denunce l’allora vicario di Scola fece poco o nulla. E il Papa conosceva il caso quando nominò Delpini a Milano

    Sei anni e quattro mesi. Una sentenza senza pubblico quella che il giudice Ambrogio Moccia pronuncia di primo pomeriggio in un’aula vuota, fuori da ogni orario prestabilito, per evitare il chiasso mediatico. Solo il campanello dell’usciere e le sue parole ben scandite davanti a nessuno, come in un romanzo di Georges Simenon. Una formula che somiglia al grido di una Giustizia che non può fermarsi al “silenzio e preghiera” invocato da papa Francesco. E per la prima volta condanna un prete incensurato a una pena così alta per abuso su un minore, colpevole di aver tentato di violentare un ragazzo di 15 anni.

    Quella che si dice essere una sentenza esemplare (più il divieto di avere contatti con minorenni e l’interdizione perenne dai pubblici uffici) si abbatte su don Mauro Galli, sacerdote di 38 anni che la sera del 19 dicembre 2011 invitò a dormire “nel lettone” un giovane di Rozzano, paesone dell’hinterland di Milano. Era il suo confessore, il suo padre spirituale, doveva accompagnarlo al Natale e invece lo accompagnò fra le lenzuola. Don Mauro non ha mai negato il fatto, l’ha definito “una leggerezza” e ha giurato di essersi fermato lì, di averlo solo toccato sul petto per evitargli – in quella notte agitata da incubi – di cadere dal letto.

    Ben diversa la verità della vittima, che la mattina dopo parlò con i genitori e subito cominciò a stare male, a subire pesanti contraccolpi psicologici. Nei giorni successivi furono coinvolti anche l’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e il vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che a quel tempo erano vicario diocesano di zona e responsabile dell’inserimento dei giovani sacerdoti. Pur essendo a conoscenza degli abusi, furono loro a decidere di spostare semplicemente il prete nell’occhio del ciclone da Rozzano (due oratori) a Legnano (quattro oratori), sempre inserito nella pastorale giovanile, quindi sempre a contatto con adolescenti. E solo dopo la denuncia penale dei genitori del ragazzo avviarono l’indagine canonica. Anche l’allora arcivescovo di Milano, Angelo Scola, in una lettera alla famiglia della vittima, scrisse che i suoi collaboratori si erano comportati “in modo maldestro”. Ora monsignor Delpini convive con l’imbarazzo di non avere denunciato un colpevole, pure se solo in primo grado.

    Per la famiglia sono stati anni durissimi, trascorsi fra crisi psicologiche e paura per i tentativi di suicidio del giovane, che alla notizia della condanna del prete si è sciolto in un lungo pianto al telefono con la madre. Una famiglia solida, fortemente cattolica, che all’inizio era determinata a trovare dentro la Chiesa la strada per rivedere la luce. Ma poi, davanti alla strategia attendista e dilatoria dell’arcidiocesi, ha preferito denunciare tutto ai carabinieri aprendo la porta all’inchiesta giudiziaria. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Lucia Minutella, aveva chiesto 10 anni e 8 mesi valutando “le aggravanti della condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo, del divario di età e dello stato di soggezione legato al ruolo dell’imputato di sacerdote, padre spirituale, educatore e insegnante”. Nella requisitoria aveva annullato l’effetto del risarcimento di 150.000 euro (che ha indotto i genitori della vittima a non costituirsi parte civile) con parole urticanti: “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi famigliari non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo. Anzi vi è una discrasia evidente nella difesa dell’imputato, data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato Mario Zanchetti, difensore di don Galli e da 15 anni legale dell’arcidiocesi milanese, aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste e in subordine perché “non è emersa la prova del reato”. La linea difensiva è stata quella dell’inattendibilità, della simulazione, dell’invenzione. “Solo dopo la denuncia penale”, ha sottolineato il legale che ha interposto appello alla sentenza, “il ragazzo ha cominciato a vivere il ruolo di denunciante cospargendo il racconto di elementi di inattendibilità”. A questo punto per lui doveva valere il vecchio motto del diritto romano: in dubio pro reo. “Ci sono fatti di rilevanza etica e canonica in questa triste vicenda, ma non di rilevanza penale. C’è un abuso di relazione, di comportamento, non un abuso sessuale”.

    Il Tribunale si è fatto la convinzione opposta e la sentenza arriva a intossicare di nuovo il mondo cattolico da tempo alle prese con una resa dei conti di intensità mai vista prima rispetto alla pedofilia e all’omosessualità. La diocesi di Milano ha osservato da molto vicino e con molto imbarazzo l’evolversi del dibattimento. Ieri ha emesso un comunicato nel quale prende atto della sentenza “ed esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso, l’arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli,  affidato alla responsabilità del Tribunale ecclesiastico”.

    Incardinato in questa triste vicenda di abusi c’è un aspetto politico che spicca. Quando papa Francesco ha nominato Delpini arcivescovo di Milano e Tremolada vescovo di Brescia, era a conoscenza dell’inchiesta giudiziaria su don Galli e delle mosse poco ortodosse dei due sacerdoti nel gestire la delicatissima situazione. Lo si evince dal carteggio che la famiglia della vittima (con pressanti richieste di far conoscere la verità) ha tenuto con gli uffici della Congregazione per la dottrina della fede. E non più tardi di un mese fa, pur essendo il procedimento alla vigilia d’una sentenza anche clamorosa come in effetti è stata, ha promosso Delpini rappresentante dei vescovi italiani al sinodo mondiale dei giovani previsto in ottobre in Vaticano. A conferma di una stima a prova di bomba.

    (trascrizione da La Verità del 21 settembre 2018)

  • Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Il collegio oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici

    Don Mauro Galli è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere. L’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, era a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Il giovane si era deciso a denunciare soltanto nel 2014. Don Mauro, classe ’79, è sacerdote dal 2011. Prima aveva conseguito una laurea in Chimica Farmaceutica.

    Per l’avvocato Mario Zanchetti, difensore del prelato, Don Mauro Galli non ha commesso nessuna abuso nei confronti del ragazzino di 15 anni: si limitò a ospitarlo in casa sua, dove i due dormirono nello stesso letto. Il che “è un comportamento estremamente grave soprattutto per un educatore e un sacerdote. Ma non è un reato penale”.

    Non è dello stesso avviso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili.

    Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte “in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo”.

    “I sacerdoti – ha aggiunto il legale – non devono neppure pensare di dormire nello stesso letto con un 15enne. Non è una leggerezza, ma una cosa gravissima dal punto di vista ecclesiale. Non a caso, dopo quella vicenda la carriera pastorale di Don Galli è stata rovinata”.

    La madre della vittima contro l’arcivescovo

    L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che nel 2011 al momento della presunta violenza sessuale era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 del Milanese, “è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano” a contatto tra l’altro con altri giovani. A dirlo è la madre del ragazzo dopo la condanna di Don Mauro Galli.

    Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che “il Papa è perfettamente a conoscenza della situazione” ma che Delpini è stato “comunque nominato membro del sinodo dei giovani”.

    http://rozzano.milanotoday.it/don-mauro-galli-condanna.html

     

  • Il nuovo sacerdote non è gradito  E i genitori raccolgono 240 firme

    Il nuovo sacerdote non è gradito E i genitori raccolgono 240 firme

    Bulgarograsso e Guanzate Don Alberto Barin era stato condannato per violenza sessuale

    Una raccolta di firme per chiedere che il nuovo vicario, don Alberto Barin, non eserciti il mandato pastorale in paese.

    Il sacerdote, ex cappellano del carcere di San Vittore, nel 2012 fu arrestato e poi processato per violenza sessuale e concussione a danno di alcuni detenuti del carcere milanese. La Cassazione, nel 2016, ha annullato buona parte della condanna e l’ha confermata per quattro episodi (su 12 contestati) di «violenza sessuale» seppure di «minore gravità».

    La vicenda che accompagna il nuovo vicario – presentato il 2 settembre alla comunità di San Benedetto, che raggruppa le parrocchie di Guanzate e Bulgarograsso – ha sollevato riserve specialmente fra alcuni genitori di bambini e adolescenti che frequentano l’oratorio. Preoccupazione sfociata nella richiesta di un incontro con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano monsignor Franco Agnesi – tenutosi ieri sera in oratorio – e nell’avvio di una raccolta di firme, che ha già raggiunto le 240 adesioni.

    «È stata la scelta più sbagliata mandarlo in un piccolo paese come Bulgaro, dove sarebbe il prete di riferimento – sostienea una mamma– Avendolo sentito parlare della sua vicenda in modo spavaldo, ci penserò due volte a mandare in oratorio le bambine che ho cresciuto. La diocesi avrebbe potuto assegnargli un incarico non a contatto con bambini e ragazzi. Frequento la chiesa, accetto tutto, ma certi comportamenti non vanno bene».

    https://www.laprovinciadicomo.it/stories/olgiate-e-bassa-comasca/il-nuovo-sacerdote-non-e-gradito-e-i-genitori-raccolgono-240-firme_1289828_11/

  • Sacerdote condannato a 6 anni e 4 mesi per pedofilia nel Milanese

    Sacerdote condannato a 6 anni e 4 mesi per pedofilia nel Milanese

    Il prete ha versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parte civile

    MANUELA MESSINA

    Sei anni e quattro mesi di carcere: è la condanna inflitta oggi a Milano a don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Il giovane, ora 22enne, è scoppiato in lacrime dopo la lettura del verdetto. «E’ stato un percorso doloroso e un dramma infinito, ma che sia stata riconosciuta la credibilità di mio figlio è stata la cosa più grande», ha detto la madre del giovane ai cronisti. Nessuna attenuante da parte del Tribunale milanese, che invece ha riconosciuto le circostanze aggravanti, date dall’abuso di ospitalità da parte dell’imputato e dalle condizioni di «inferiorità psico-fisica» della vittima, per via del suo stato di soggezione nei confronti dell’ex parroco, che era anche suo padre spirituale, educatore ed insegnante.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di carcere. La madre del giovane ha parlato poi di «gestione maldestra» da parte dell’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini, che dopo avere appreso degli abusi di Don Galli aveva disposto il suo trasferimento nella pastorale di Legnano. Una vicenda messa nero su bianco, nel verbale di sommarie informazioni rese dallo stesso capo della Curia milanese, nell’ottobre 2014. La donna ha poi segnalato ai cronisti che Papa Francesco è «perfettamente a conoscenza della situazione» ma ha comunque «nominato Delpini membro del sinodo dei giovani».

    Come riporta il capo di imputazione, Don Galli tra il 19 e il 20 dicembre 2011 avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». La scorsa udienza nel suo interrogatorio si era difeso dicendo di non avere mai «abbracciato» né «toccato» il 15enne. Ha ammesso di avere dormito nel letto matrimoniale della sua camera insieme al ragazzo quella sera, nonostante ci fossero altri letti a disposizione. I giudici della quinta sezione penale non hanno creduto a questa versione.

  • Abusi su un 15enne, condannato ex parroco di Rozzano

    Abusi su un 15enne, condannato ex parroco di Rozzano

    Sei anni e 4 mesi per don Mauro Galli, disposto anche il divieto di avere contatti con minorenni

    Rozzano (Milano), 20 settembre 2018 – È stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni.  Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili. Il pm aveva dedicato un passaggio della sua requisitoria alla sofferenza provata dal ragazzo. «Le ossessioni demoniache da lui manifestate dopo quell’episodio – ha sottolineato – erano l’unico canale comunicativo che il giovane possedeva per potere esprimere il proprio disagio». Secondo il magistrato, «la sua era una sofferenza autentica». L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». La scorsa udienza nel suo interrogatorio, davanti ai giudici della quinta sezione penale, Don Galli si era difeso dicendo di non avere mai «abbracciato» né «toccato» la presunta vittima. Ha ammesso, comunque, di avere dormito nel letto matrimoniale insieme al ragazzo quella sera. «Quella notte – ha affermato l’ex parroco – mi sono svegliato due volte: la prima per il suo forte russare e la seconda dopo averlo sentito gridare. L’ho trovato con una gamba e un braccio fuori dal letto e così l’ho afferrato per metterlo in sicurezza». Secondo Don Galli, poi, il giovane lo avrebbe accusato «perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto».

    Dalla testimonianza di uno psichiatra che conobbe il 15enne nel 2014, quando venne ricoverato più volte, era emerso il racconto dei presunti abusi. «Mi ha detto che quando erano sdraiati nello stesso letto – ha raccontato il teste – il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato». Nel processo è stato acquisito anche il verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, al momento dei fatti vicario episcopale della zona pastorale numero 6, il quale ha spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo «aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro», decise di trasferirlo «ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano».

    LE REAZIONI – E’ scoppiato a piangere dopo la sentenza il giovane, ora 22enne, che a 15 anni avrebbe subito una violenza sessuale da parte di don Mauro Galli. «È stato un percorso doloroso e un dramma infinito, ma che oggi sia stata riconosciuta la credibilità di mio figlio è stata la cosa più grande», ha spiegato la madre del ragazzo che ha attaccato la gesione della vicenda da parte di Delpini: “Ha saputo dell’abuso quattro giorni dopo, ma il mese successivo lo ha spostato a Legnano come responsabile della Pastorale giovanile. E’ stato maldestro nella gestione”. Da parte sua, invece,l’Arcidiocesi di Milano “prende atto” della sentenza di condanna a 6 anni e 4 mesi emessa dal tribunale nei confronti di don Mauro Galli, accusato di violenza sessuale nei confronti di un 15enne, ed “esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto”. Mentre la giustizia ha emesso la sentenza di primo grado, “l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del Tribunale Ecclesiastico”.

  • Pedofilia, madre ragazzo critica Delpini

    Pedofilia, madre ragazzo critica Delpini

    ‘E’ stato maldestro, il Papa è a conoscenza della situazione’

    (ANSA) – MILANO, 20 SET – L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che nel 2011 al momento della presunta violenza sessuale su un 15enne da parte di don Mauro Galli, condannato oggi, era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 del Milanese, “è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano” a contatto tra l’altro con altri giovani. Così ha detto ai cronisti la madre del ragazzo dopo la condanna del religioso.
    Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che “il Papa è perfettamente a conoscenza della situazione” ma che Delpini è stato “comunque nominato membro del sinodo dei giovani”.

    “Con Delpini – ha spiegato la madre del ragazzo – abbiamo avuto un unico incontro nel 2012. E’ stato maldestro nella gestione di questa cosa, dopo avere saputo dell’ abuso ha spostato don Galli a Legnano e quando ne siamo venuti a conoscenza abbiamo chiesto di parlare col cardinale”. Nel processo era stato acquisito un verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, da Delpini, il quale aveva spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo “aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro”, decise di trasferirlo “ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano”. La madre del giovane, sempre parlando coi cronisti, ha sostenuto che “il Papa è a conoscenza della situazione, il nunzio apostolico è perfettamente a conoscenza di tutto ciò e ci ha mandato una lettera, e poi Delpini è stato nominato tra i membri del sinodo dei giovani”. La donna ha detto inoltre che questa vicenda è stata “un percorso doloroso da tanti punti di vista, prima di tutto familiare”, anche perché la difesa “ha provato a minare la credibilità di mio figlio”. E il ragazzo “ha avuto conseguenze drammatiche, quattro volte ha tentato il suicidio”. E ancora la donna: “Io penso che il percorso di ogni persona che subisce un abuso è un passaggio dall’essere vittima a diventare sopravvissuto. Raccontarlo agli altri, che non trovano il coraggio di denunciare, è un’esperienza faticosa ma una dimensione di giustizia”. I giudici non hanno concesso alcuna attenuante all’ex parroco condannato e depositeranno le motivazioni tra 60 giorni.

    http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2018/09/20/pedofilia-madre-ragazzo-critica-delpini_bd5dca00-9e9f-4f31-b5f8-6666cbd819f5.html

  • Il prete pedofilo imbarazza l’arcivescovo di Milano

    Il prete pedofilo imbarazza l’arcivescovo di Milano

    Don Mauro Galli condannato a sei anni e quattro mesi di carcere per abusi su un 15enne. Mario Delpini, quando seppe delle accuse, lo trasferì a Legnano, a occuparsi della pastorale giovanile.

    La condanna a sei anni e 4 mesi di carcere per don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, ritenuto responsabile di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni, potrebbe mettere in forte imbarazzo la Chiesa di Milano e in particolare l’arcivescovo Mario Delpini che, avvisato delle accuse nei confronti di Don Galli, dispose il trasferimento del prete, che però fu destinato alla pastorale giovanile nella parrocchia di Legnano. La vicenda è stata ricostruita dal sito Giustiziami.it. Delpini era all’epoca dei fatti vicario episcopale e fu interrogato in qualità di testimone. Non è mai stato indagato.

    LE DICHIARAZIONI A VERBALE DELL’ARCIVESCOVO DELPINI

    «Don Carlo Mantegazza (un altro prete in servizio a Rozzano, ndr) mi aveva riferito di un ragazzo di nome *** che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli», aveva messo Delpini a verbale il 24 ottobre 2014, secondo quanto riportato da Giustiziami.it. «Mi disse che il ragazzo aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte (…). Ho convocato don Mauro che mi disse che aveva solamente voluto ospitare un ragazzo con difficoltà di apprendimento scolastico. Ha ammesso di avere dormito con lui quella notte ma di non avere compiuto alcun atto di tipo sessuale. Ho deciso quindi di trasferire don Mauro ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano». Don Galli venne destinato alla pastorale giovanile, nonostante la grave accusa.

    LA NOTTE NELLO STESSO LETTO «PRIMA DELLA PREGHIERA»

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e otto mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili. Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a sei anni e quattro mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo».

    LA DIFESA DEL PRETE E LE PARZIALI AMMISSIONI

    Nel suo interrogatorio don Galli si era difeso sostenendo di non avere mai abbracciato né toccato la presunta vittima. Aveva ammesso, comunque, di avere dormito nel letto matrimoniale assieme al ragazzo quella sera e fuori dal processo c’era stato il risarcimento ai familiari, che avevano rinunciato a costituirsi parti civili. «Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari», ha sottolineato il pm nella requisitoria, «non possono essere ripagate da un pagamento in denaro». Secondo il pm, «le ossessioni demoniache da lui manifestate dopo quell’episodio erano l’unico canale comunicativo che il giovane possedeva per potere esprimere il proprio disagio». Dalla testimonianza di uno psichiatra che conobbe il 15enne nel 2014, quando venne ricoverato più volte al San Paolo di Milano, era emerso il racconto dei presunti abusi. «Mi ha detto che quando erano sdraiati nello stesso letto», ha raccontato il teste, «il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato». La difesa, rappresentata dal legale Mario Zanchetti, ha preannunciato che ricorrerà in Appello.

    LA FAMIGLIA CONTRO L’ARCIVESCOVO

    Delpini, ha detto la madre della vittima a margine del processo, «è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano» a contatto tra l’altro con giovani. Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che «il papa è perfettamente a conoscenza della situazione», ma che Delpini è stato «comunque nominato membro del sinodo dei giovani». La donna ha detto inoltre che questa vicenda è stata «un percorso doloroso da tanti punti di vista, prima di tutto familiare», anche perché la difesa «ha provato a minare la credibilità di mio figlio». E il ragazzo «ha avuto conseguenze drammatiche, quattro volte ha tentato il suicidio».

    LA NOTA DELL’ARCIDIOCESI

    In una nota l’Arcidiocesi di Milano ha preso atto «della conclusione del procedimento giudiziario di primo grado a carico di don Mauro Galli ed esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto». E ha ricordato che «mentre la giustizia penale fa il suo corso, l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del tribunale ecclesiastico».

  • Milano, pedofilia: ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi

    Milano, pedofilia: ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi

    A processo con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 15 anni nel 2011, l’ex parroco di Rozzano aveva versato 100mila euro alla famiglia, che non si è costituita parte civile

    E’ stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Davanti ai giudici il prete aveva ammesso, in aula, di avere dormito nel letto matrimoniale della camera del giovane la sera del 19 dicembre 2011, nonostante ci fossero altri letti a disposizione, negando però di avere compiuto la violenza.

    Fuori dal processo, l’ex parroco aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parte civile. “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari – ha sottolineato prima della sentenza il pm – non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo”. Anzi, secondo il pm, vi è “una discrasia evidente nella difesa dell’imputato data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    Nel processo è stato acquisito anche il verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, al momento dei fatti vicario episcopale della zona pastorale numero 6, il quale ha spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo “aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro”, decise di trasferirlo “ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano”.

    L’Arcidiocesi di Milano “prende atto della conclusione del procedimento giudiziario di primo grado a carico di don Mauro Galli”. Così si legge nella nota firmata da don Walter Magni, responsabile dell’Ufficio Comunicazione e portavoce dell’arcivescovo Delpini. “Esprimiamo vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso”, si chiude la nota, “l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del Tribunale Ecclesiastico”

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/09/20/news/pedofilia_ex_parroco_rozzano_condannato-206941321/

  • Don Mauro condannato a 6 anni

    Don Mauro condannato a 6 anni

    È stato responsabile della comunità giovanile di Legnano

    È stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex responsabile della pastorale giovanile dell’Oltresempione, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni.

    Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione.

    L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili.

    Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    Quando era parroco a Rozzano, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, don Mauro avrebbe abusato del quindicenne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo».

    La scorsa udienza nel suo interrogatorio don Galli si era difeso sostenendo di non avere mai «abbracciato» nè «toccato» la presunta vittima.

    Aveva ammesso, comunque, di avere dormito nel letto matrimoniale insieme al ragazzo quella sera e fuori dal processo c’era stato il risarcimento ai familiari, che avevano rinunciato a costituirsi parti civili.

    «Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari – ha sottolineato il pm nella requisitoria – non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo».

    Anzi, secondo il pm, vi è «una discrasia evidente nella difesa dell’imputato data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato».

    Secondo il pm, «le ossessioni demoniache da lui manifestate dopo quell’episodio erano l’unico canale comunicativo che il giovane possedeva per potere esprimere il proprio disagio».

    Dalla testimonianza di uno psichiatra che conobbe il quindicenne nel 2014, quando venne ricoverato più volte al San Paolo di Milano, era emerso il racconto dei presunti abusi.

    «Mi ha detto che quando erano sdraiati nello stesso letto – ha raccontato il teste – il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato».

    La difesa, rappresentata dal legale Mario Zanchetti, ha preannunciato che ricorrerà in appello.

    http://www.prealpina.it/pages/legnano-don-mauro-galli-condannato-a-6-anni-176231.html