Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • EX PROF. DI RELIGIONE ACCUSATO DI PEDOFILIA: IL 23 SETTEMBRE L’UDIENZA PRELIMINARE

    EX PROF. DI RELIGIONE ACCUSATO DI PEDOFILIA: IL 23 SETTEMBRE L’UDIENZA PRELIMINARE

    Tornerà in tribunale a Padova e comparirà davanti al giudice Francesco Saviane 36enne trevigiano ex professore di religione accusato di pedofilia. || Comparirà davanti al giudice dell’udienza preliminare il 23 settembre Francesco Saviane.

    L’ex professore di religione dell’Istituto Barbarigo è atteso in Tribunale a Padova, per lui l’accusa di violenza sessuale nei confronti di sette minori aggravata dal fatto di aver agito nei luoghi di formazione o nelle loro vicinanze, i ragazzi e le ragazze sarebbero stati avvicinati a scuola o durante attività extrascolastiche.

    Saviane ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato un percorso che prevede il processo già in sede di udienza preliminare saltando la fase del dibattimento e basandosi sulle prove raccolte solo durante la fase di indagine preliminare dal pubblico ministero.

    Il giudice aveva disposto nei mesi scorsi per il 36enne la scarcerazione dagli arresti domiciliari che stava scontando nel suo paese d’origine nel trevigiano, con l’obbligo però di non tornare a Padova città dove erano avvenuti gli episodi di abusi che gli vengono contenstati.

    (Servizio di Valentina Visentin)  https://antennatre.medianordest.it

  • Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Brescia, 1 luglio 2026 – Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigara, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio. Si tratta della decisione del giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    L’accusa
    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni.

    La condanna
    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025. La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    La Diocesi: “Vicinanza alle persone coinvolte”
    Intanto la Diocesi di Brescia esprime “rammarico per la vicenda” e ribadisce il proprio impegno a sostegno delle vittime e nella collaborazione con la magistratura. In una nota diffusa oggi, la Diocesi afferma di prendere atto della notizia della condanna a cinque anni per violenza sessuale su minore in primo grado di don Ciro Panigara ed esprime “vicinanza e solidarietà a tutte le persone coinvolte in questa dolorosa vicenda, che ha provocato e provoca dolore e tristezza nell’intera comunità”. La Curia ribadisce inoltre “la piena disponibilità a collaborare con l’autorità civile per la ricerca della verità e il ristabilimento della giustizia” e rinnova l’impegno, attraverso il Servizio diocesano per la tutela dei minori, “ad ascoltare e a prendere in carico le vittime”, oltre che a promuovere “una cultura della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili”.

    https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/sacerdote-abusi-sessuali-ragazzini-vsqncmfe

  • Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigada, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio.

    Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.
    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025.

    La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/07/01/abusi-su-minori-sacerdote-condannato-a-5-anni-a-brescia_013eae4f-d4f2-450e-890f-c9a0057833a3.html

  • Relazione sessuale con una bambina: arrestato dipendente dell’oratorio

    Relazione sessuale con una bambina: arrestato dipendente dell’oratorio

    Una storia terribile che arriva dalla Bergamasca. Un uomo di 29 anni, residente nella Bassa pianura, è stato arrestato il 7 maggio dai carabinieri in esecuzione di un ordine di carcerazione: dovrà scontare 3 anni e 4 mesi di reclusione e pagare una multa di 12.000 euro per atti sessuali con minorenne e produzione e detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza del GUP del Tribunale di Brescia era diventata definitiva l’8 marzo 2026.

    L’oratorio, la fiducia tradita

    La vicenda prende forma nell’ambiente apparentemente più sicuro che si possa immaginare: l’oratorio del paese. È lì che il 29enne — allora 28enne, disoccupato, ma impiegato con lavoro retribuito nelle attività della struttura — aveva conosciuto la bambina. Lei aveva 12 anni. La frequentazione era iniziata nel corso del 2023, in un contesto di fiducia reciproca tra famiglie e comunità. Il rapporto si era progressivamente intensificato nei mesi successivi, fino a includere lo scambio di materiale fotografico con contenuto esplicito.

    La madre scopre tutto

    A far emergere la situazione è stata la madre della bambina. La donna si era accorta che la bimba era turbata (non intuiva però l’orrore che nascondeva dentro di sé), avviando anche un piano terapeutico di supporto psicologico per la figlia. Nel maggio 2024, ha inoltre controllato il suo telefono cellulare: quello che ha trovato – chat e foto – l’ha spinta a presentare subito denuncia ai carabinieri.

    La condanna e il divieto perpetuo

    Le indagini hanno ricostruito l’intera vicenda e portato alla condanna definitiva. Oltre alla pena detentiva, il Tribunale ha disposto nei confronti del 29enne l’interdizione a vita da qualsiasi lavoro in scuole o in luoghi frequentati principalmente da minorenni – una misura che gli chiude per sempre le porte a qualsiasi contesto educativo o ricreativo che coinvolga bambini e ragazzi – e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Il 7 maggio i carabinieri lo hanno portato in carcere.

    https://www.bresciatoday.it/cronaca/oratorio-bassa-bergamasca-arresto-minore.html

  • Violenza sessuale su minori: fissato il processo per don Ciro Panigara

    Violenza sessuale su minori: fissato il processo per don Ciro Panigara

    Brescia. È stato fissato per il 1° luglio il processo con rito abbreviato nei confronti di don Ciro Panigara, coinvolto in una vicenda giudiziaria delicata per accuse di violenza sessuale aggravata su minori.
    L’udienza, in primo grado, prevede l’acquisizione della documentazione prodotta dalla difesa, che si aggiunge agli atti dell’indagine preliminare, mentre in caso di condanna resta applicabile lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato.

    Le accuse riguardano due episodi distinti nella Bresciano: il primo si sarebbe verificato ad Adro tra il 2011 e il 2013, dove il religioso avrebbe abusato di sei ragazzi durante un ritiro notturno in parrocchia.
    In seguito, Don Ciro Panigara avrebbe seguito un percorso psicologico “di discernimento” che lo tenne lontano da minori.

    La seconda vicenda si colloca nel dicembre 2025 a San Paolo, nella stessa area geografica, e venne denunciata dalla vittima, ancora un minorenne, alla segretaria della parrocchia.

    Durante l’interrogatorio di garanzia, il religioso si è avvalso della facoltà di non rispondere. La decisione del giudice sul rito abbreviato determinerà tempi e modalità della discussione, ma sarà necessario attendere almeno l’udienza del 1° luglio per conoscere eventuali sviluppi e la sentenza di primo grado.

    Violenza sessuale su minori: fissato il processo per don Ciro Panigara

  • La svolta del Vaticano: coprire i preti pedofili con la prescrizione (seconda puntata)

    La svolta del Vaticano: coprire i preti pedofili con la prescrizione (seconda puntata)

    La Chiesa di Leone XIV, in perfetta continuità con quella di Francesco, dice una sacco di belle parole sulla pedofilia e poi fa il contrario. Nella vicenda di don Valentino Salvoldi, che abbiamo raccontato in un primo articolo, la prescrizione dichiarata dalla giustizia italiana è stata seguita a ruota da quella ecclesiastica. Papa Francesco aveva più volte ribadito che gli abusi sui minori per la Chiesa non si estinguono e quindi si deroga sempre alla prescrizione in questi casi. Ma Salvoldi l’ha fatta franca. Vale la pena di guardare più da vicino la sua significativa vicenda, determinata dalla prescrizione e dall’omertosa copertura delle autorità ecclesiastiche, e anche il personaggio chiave dell’inchiesta, l’avvocata milanese Arianna Dutto.

    Come abbiamo visto, dopo l’esposto presentato dalla Rete l’Abuso sia alla magistratura che alla diocesi di Bergamo, la curia è costretta dopo qualche tentennamento ad avviare una “indagine previa” sul sacerdote bergamasco. Ne viene incaricata l’avvocata Dutto ma già dal primo momento si capisce che qualcosa non torna: la delegata all’indagine, infatti, contatta le vittime da un indirizzo mail che fa capo al Servizio Tutela minori della diocesi di Bergamo. Quando Stefano Schiavon, una delle vittime del prete bergamasco, glielo fa notare e chiede se le persone interessate a fornire testimonianza sul caso devono contattarla a quell’indirizzo mail, l’avvocata lo dirotta candidamente sul proprio indirizzo privato:

    «Trattandosi di una procedura giuridica, in osservanza ai principi di terzietà e imparzialità, è preferibile utilizzare il contatto scritto (l’indirizzo di posta elettronica a Lei indicato, dal quale sto scrivendo)».

    Dutto fornisce alle vittime di Salvoldi una mail personale da utilizzare per la sua indagine sugli abusi denunciati e questo per lei risolve tutto, non sembra ravvisare alcun problema nel mantenere il duplice ruolo di membro del Servizio Tutela minori della diocesi e di persona incaricata di valutare la responsabilità di un prete denunciato proprio per abusi su minori, come se bastasse cambiare indirizzo per garantire «terzietà e imparzialità». Senza contare che in molti scambi di mail che l’avvocata ha con le vittime, il Servizio Tutela minori della diocesi rimane comunque in copia.

    Avvocata del foro di Milano ed esperta in delitti contro la persona (oggi è impegnata anche nella difesa di alcuni carabinieri coinvolti nella morte del diciannovenne egiziano Ramy Elgaml, rimasto ucciso il 24 novembre 2025 dopo un inseguimento), l’avvocata non solo fa parte di diverse commissioni di tutela dei minori, ma è sicuramente una legale di fiducia della chiesa. Rappresenta infatti la Cei nel processo in corso sul presunto uso a fini privati di oltre due milioni di euro dell’otto per mille e di fondi vaticani destinati alla diocesi di Ozieri, in provincia di Sassari; processo che vede imputato Antonino Becciu, fratello del cardinale Angelo Becciu, il vescovo di Ozieri Corrado Melis e altre sette persone, accusate a vario titolo di peculato, riciclaggio, false dichiarazioni al pubblico ministero e favoreggiamento.

    Dutto ha un evidente conflitto di interessi, e non è l’unica nella Chiesa che con la destra si occupa dei minori abusati e con la sinistra degli abusatori. C’è almeno un illustre precedente, un altro principe del foro di Milano, Roberto Zanchetti: avvocato dell’arcidiocesi di Milano, faceva parte della commissione diocesana per la tutela dei minori negli stessi anni in cui era il difensore di don Mauro Galli, il prete di Rozzano che aveva portato un quindicenne nel suo letto, condannato a tre anni (con patteggiamento) dalla giustizia italiana e assolto da quella ecclesiastica, che aveva giudicato «non colpevole» l’imputato.

    Questo essere al contempo giudice e parte in causa, cioè giudice di sé stessa, questo sentirsi al di sopra delle regole, è peraltro tipico della Chiesa italiana: la Cei, per espressa dichiarazione del suo presidente, il cardinale Matteo Zuppi, non ha infatti voluto una commissione indipendente sugli abusi clericali, come è successo invece in molti altri paesi, ma ha scelto la comoda strada dell’indagine interna, che fino ad oggi ha prodotto “report” e “rilevazioni” con numeri scarni e totalmente inattendibili, risultato di questionari a cui molte diocesi non hanno nemmeno risposto (per chi vuole approfondire c’è l’ottimo lavoro di Adista, qui e qui).

    Queste rilevazioni si basano proprio sull’attività dei Servizi regionali, dei Servizi diocesani e interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili di cui fa parte l’avvocata Dutto. Istituiti nel 2019 dalle Linee guida Cei e dalla Conferenza italiana dei Superiori maggiori (l’organismo che sovrintende agli ordini religiosi) su impulso del motu proprio Vox Estis Lux Mundi di papa Francesco, hanno funzionato a singhiozzo e, ancora una volta, senza la dovuta trasparenza. 32 su 130 sportelli diocesani d’ascolto per le vittime sono stati esaminati in uno studio condotto dalla Rete l’Abuso, durato due anni, che ha evidenziato come in sostanza servano a fornire informazioni alla diocesi sui preti abusanti. Lo ha detto apertamente l’avvocato Mario Caligiuri, legale della Rete l’Abuso, in una conferenza stampa del 24 febbraio 2026:

    «Quando giunge una notizia di reato i centri di ascolto previsti dalle linee guida Cei non conducono formalmente a una indagine ma ne costituiscono più che altro un punto di accesso informale; ascoltano, talvolta verbalizzano e trasmettono tutto al vescovo».

    Secondo quello che ha rilevato lo studio della Rete l’Abuso (qui nel dettaglio), quando una vittima si rivolge a un Centro di ascolto della diocesi si trova davanti a tre strutture che non comunicano tra di loro:

    «La prima è uno sportello che raccoglie i dati delle vittime e li passa al vescovo, il quale deciderà se procedere all’indagine previa e ad inviare il tutto al Dicastero per la Dottrina della Fede. Sportello che come detto raccoglie dalla vittima i dati e li passa alla seconda struttura, ma al tempo stesso non ha accesso ai fascicoli completi. È quindi a conoscenza del singolo dato fornito dalla singola vittima ma ignora se il fascicolo principale contenga altre vittime di quel sacerdote.

    Da qui, come prima degli sportelli, resta facoltà del vescovo se avviare una indagine previa e inviare il tutto alla terza struttura – il Dicastero per la Dottrina della Fede – oppure no. Nessuno ovviamente, né la vittima né lo sportello che l’ha accolta, avrà accesso a quei fascicoli o potrà verificare l’effettivo iter che hanno avuto. Ci si dovrà fidare di quanto il vescovo afferma».

    Ed è quello che è successo anche a Stefano Schiavon che, dopo aver inviato la sua testimonianza il 18 novembre 2024 (entro i sei giorni concessi), non ha più avuto notizie dell’andamento dell’indagine previa fino all’11 febbraio 2025, quando l’avvocata Dutto, sempre tramite la mail del Servizio Tutela minori della diocesi di Bergamo, gli notifica la conclusione del suo lavoro con l’usuale fraterna empatia:

    Gentilissimo,

    in relazione all’indagine previa canonica avviata dalla diocesi di Bergamo nei confronti del Rev. Sac. Valentino Salvoldi, Le comunico che, terminata la fase di spettanza diocesana, il fascicolo è stato ritualmente consegnato al Dicastero per la Dottrina della Fede per le determinazioni di competenza.

    Alla legittima richiesta di Schiavon di poter conoscere le conclusioni della «fase di spettanza diocesana» e di avere informazioni sul successivo iter al Dicastero per la Dottrina della Fede, l’avvocata Dutto risponde a stretto giro di posta che non può dargli nulla e fargli sapere ancora meno:

    Il fascicolo è riservato e al momento la diocesi non è autorizzata a fornire alcuna informazione né alle persone che si sono dichiarate offese e hanno offerto il loro contributo, né all’indagato.

    Gli atti sono stati consegnati al Dicastero per la Dottrina della Fede perché tale Dicastero ai sensi della legge canonica è competente in materia e, a questo punto, il Vescovo dovrà attendere dallo Stesso comunicazioni o istruzioni in proposito.

    Ricevuti gli atti dell’indagine previa e studiati attentamente gli stessi, al Dicastero per la Dottrina della Fede si aprono varie possibilità di azione: archiviare il caso; chiedere un approfondimento dell’indagine previa; imporre misure disciplinari non penali, ordinariamente mediante un precetto penale; imporre rimedi penali o penitenze, oppure ammonizioni o riprensioni; aprire un processo penale; individuare altre vie di sollecitudine pastorale. A quel punto, la decisione sarà comunicata al Vescovo, con le adeguate istruzioni per portarla ad effetto.

    Per quanto riguarda la tempistica, non è previsto un termine perentorio; in generale, è possibile ipotizzare una decisione entro sei mesi ma – come comprenderà – ogni caso ha le proprie peculiarità e, pertanto, il Dicastero potrebbe esaminare gli atti e decidere in un periodo più breve o più esteso rispetto a quanto sopra indicato.

    Non esistono disposizioni specifiche che regolano la comunicazione dell’esito dell’indagine alle persone che, come Lei, si sono dichiarate offese e hanno fornito il loro contribuito nella fase dell’indagine previa.

    Secondo il diritto canonico, infatti, la persona offesa non ha diritto ad alcuna informazione sull’esito del caso. A parole si incoraggiano gli abusati a rivolgersi ai Servizi di tutela dei minori presso le diocesi, nei fatti a chi denuncia un prete pedofilo non è riconosciuto nemmeno il diritto ad essere informato sull’esito dell’inchiesta.

    Dunque il fascicolo di Salvoldi è approdato in Vaticano e qui, di fatto, se ne perdono le tracce. Le vittime sono invitate ad attendere un tempo indefinito e senza nemmeno la garanzia di avere prima o poi una risposta.

    Passano i mesi e non succede nulla. Schiavon però è una persona tenace: ha contattato i suoi amici dei campi estivi, ha parlato con la stampa, ha denunciato e fatto aprire il caso dopo più di vent’anni; non è il tipo che si arrende senza una risposta. Così otto mesi dopo, il 7 ottobre 2025, ricontatta Arianna Dutto per chiedere notizie del procedimento. Tre giorni dopo arriva la lapidaria risposta dell’avvocata:

    Egregio Professor Schiavon,

    in riscontro alla Sua del 7 ottobre u.s., Le comunico che il Dicastero per la Dottrina della Fede ha ritenuto prescritti i fatti oggetto di segnalazione e di non derogare all’intercorsa prescrizione.

    Schiavon prende atto: vuol sapere se le altre vittime sono state informate e, ancora una volta, chiede di poter vedere i documenti dell’intera vicenda. Ancora una volta gli viene detto di no, ma con una beffa finale: se proprio lo desidera, Schiavon potrà rivolgersi direttamente al Dicastero per la Dottrina della Fede, di cui però l’avvocata Dutto non possiede nemmeno un indirizzo di posta elettronica:

    Egregio Professor Schiavon,

    terminata la fase di spettanza diocesana, il fascicolo è stato trasmesso al Dicastero per la Dottrina della Fede, di talché non sono in possesso degli atti, peraltro non divulgabili ai sensi della normativa canonica (nemmeno al chierico nei cui confronti è stata espletata l’indagine previa).

    Ragioni di riservatezza non mi consentono di rispondere alla domanda da Lei avanzata riguardo ad altre persone.

    Le indico il recapito del Dicastero per la Dottrina della Fede, al quale, se vorrà, potrà rivolgersi (non dispongo di un indirizzo di posta elettronica).

    Dicastero per la Dottrina della Fede, Palazzo del Sant’Uffizio, 00120 Città del Vaticano

    Cordiali saluti

    Arianna Dutto – già delegata alle indagini

    Schiavon, comprensibilmente, stenta a rassegnarsi e chiede ulteriori chiarimenti a Dutto: quindi Salvoldi, dopo tutto quello che è stato accertato anche in sede penale, continuerà ad essere un sacerdote, a dire messa attorniato da chierichetti e a confessare adolescenti?

    L’avvocata, ormai decisamente esasperata da tanta insistenza, chiude il discorso:

    Egregio Professor Schiavon,

    così come in ogni altro ordinamento, anche in quello canonico l’archiviazione di un procedimento per intervenuta prescrizione comporta l’impossibilità di applicazione di una pena, ivi compresa – nel sistema canonico – la dimissione dallo stato clericale.

    Al presbitero in parola – anche in ragione dei limiti di età raggiunti – non è conferito alcun ufficio o incarico ecclesiale, ivi compresi, pertanto, quelli che prevedono un contatto con minori.

    Da ultimo, Le rappresento che il mio incarico nel procedimento de quo è ormai ampiamente e completamente terminato, pertanto approfitto di questa ultima occasione per un augurarLe ogni bene.

    Il caso è prescritto e non si può pretendere più nulla dalla chiesa, tantomeno la dimissione dallo stato clericale del sacerdote che però, assicura la diocesi, è ormai vecchio e senza incarichi ufficiali. Schiavon e tutte le altre vittime adolescenti ingannate ed abusate da un prete, al posto della giustizia promessa dovranno quindi farsi bastare questo fragile assioma: il loro abusatore è andato in pensione e non potrà più fare (troppi) danni. Parola di vescovo.

    Come ha detto Leone XIV l’8 gennaio 2026 chiudendo il concistoro straordinario, «tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori». La Chiesa che si finge scandalizzata per ciò che fa la Chiesa. (Continua)

    https://federicatourn.substack.com/p/la-svolta-del-vaticano-coprire-i-249

  • Don Samuele Marelli, respinta la proposta di patteggiamento per l’accusa di violenza sessuale

    Don Samuele Marelli, respinta la proposta di patteggiamento per l’accusa di violenza sessuale

    È stata respinta la proposta di patteggiamento a 2 anni di reclusione avanzata dalla difesa di don Samuele Marelli, il sacerdote accusato di aver abusato di 4 ragazzi minorenni tra il 2019 e il 2023. La decisione è arrivata da parte del gup Marco Formentin durante l’udienza del processo preliminare tenutasi mercoledì 11 febbraio al tribunale di Monza.

    Il fatto

    Il religioso, 50 anni, ex responsabile della Fondazione Oratori milanesi e poi vicario della comunità religiosa Giovanni Paolo II a Seregno, è accusato di violenza sessuale nei confronti di 4 giovani – tutti minorenni all’epoca dei fatti – che frequentavano la parrocchia.

    Abusi, quali palpeggiamenti e atti sessuali, che il sacerdote avrebbe commesso sia nella propria abitazione che durante vacanze di gruppo e ritiri spirituali. Il tribunale ecclesiastico ha già emesso verdetto di colpevolezza nei suoi confronti.

    Perché è stata respinta la proposta

    Tramite il suo avvocato, Don Samuele ha presentato una richiesta di patteggiamento a due anni di reclusione con sospensione della condizionale. Una proposta fatta riqualificando in parte reati da violenza sessuale ad atti sessuali con minore consenziente e prevedendo la circostanza attenuante della lieve entità.

    Il giudice Formentin ha però rigettato la richiesta dei legali di don Marelli, dichiarando l’incongruità della pena sia in termini di entità che di riqualificazione dei reati.

    La richiesta delle vittime

    I quattro ragazzi si sono costituiti parte civile per avere giustizia. Tre dei ragazzi abusati sono rappresentati dalle avvocate Cristina Ricci e Diletta Denova.

    “Abbiamo fatto una quantificazione dei danni – spiega Ricci – e ciò che chiediamo è che venga riconosciuta la gravità dei fatti e conseguentemente anche l’entità del risarcimento”.

    La prossima udienza

    Dopo aver respinto la richiesta dell’avvocato difensore del sacerdote, il giudice si è dichiarato incompatibile.

    Di conseguenza il processo è stato rinviato al prossimo 10 giugno davanti ad un altro giudice dell’udienza preliminare, la dottoressa Colella. In quel frangente potrà ancora essere richiesto il rito abbreviato oppure si potrà decidere di andare a dibattimento.

    https://www.monzatoday.it/cronaca/don-samuele-marelli-processo-respinto-patteggiamento.html

  • Pedopornografia, don Jordan Coraglia condannato a 2 anni e 8 mesi

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia condannato a 2 anni e 8 mesi

    Due anni e 8 mesi di carcere. A tanto è stato condannato don Jordan Coraglia, l’ex parroco di Castelcovati trovato in possesso di circa 1500 file, tra immagini e video, di minorenni e per questo accusato di detenzione di materiale pedopornografico.

    Subito dopo l’arresto, avvenuto a maggio del 2025, nel corso dell’interrogatorio di garanzia il parroco ammise la sua responsabilità.
    Al suo telefono e al suo contenuto gli inquirenti arrivarono sviluppando un’indagine nella quale era rimasto già coinvolto un medico di Torino. Stando all’inchiesta Don Jordan, che nel frattempo è stato sospeso dalla Curia, aveva utilizzato schede sim straniere e intestate a sconosciuti per non essere individuato.

    https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/pedopornografia-don-jordan-coraglia-condanna-2-anni-e-8-mesi-oan74lsj

  • Don Samuele a processo: nell’oratorio di Seregno sconvolto dai casi di pedofilia arriva lo psicologo mandato dalla Curia

    Don Samuele a processo: nell’oratorio di Seregno sconvolto dai casi di pedofilia arriva lo psicologo mandato dalla Curia

    Seregno (Monza e Brianza), 2 febbraio 2026 – Uno psicologo per superare il trauma del caso don Samuele Marelli, il sacerdote responsabile della pastorale giovanile cittadina, condannato dal tribunale ecclesiastico e ora con un conto aperto con la giustizia penale per presunti casi di violenza sessuale aggravata con minori. È la scelta della comunità pastorale cittadina, che ha deciso di affidarsi a un esperto.  

    Chi è lo psicologo scelto dall’Arcidiocesi 

    “Abbiamo scelto di non accontentarci del silenzio che segue il clamore – spiega il gruppo di lavoro che è stato costituito dopo lo scoppio dello scandalo –, ma di guardarci dentro con onestà e riflettere su come siamo arrivati qui e su chi vogliamo essere ancora. Grazie al contributo di esperti, che gratuitamente hanno messo in gioco tempo e competenze, e all’apertura dello sportello presso il Consultorio, abbiamo coinvolto uno psicologo di comunità, Davide Boniforti (docente della Cattolica) per aiutarci a costruire un percorso che veda tutti protagonisti”.

    Presa di distanze  

    La vicenda era iniziata nel maggio 2024, quando improvvisamente don Samuele era sparito dalla parrocchia. Il parroco, monsignor Bruno Molinari, aveva chiesto di pregare per lui. I fedeli avevano pensato a una crisi vocazionale, poi lentamente erano emersi i contorni della vicenda, fino alla condanna del tribunale ecclesiastico rivelata nell’aprile dello scorso anno dal vicario episcopale, monsignor Michele Elli. La Chiesa non si era nascosta: a rivelare la sentenza nei suoi contenuti era arrivato il vicario episcopale, monsignor Michele Elli, per dimostrare la piena trasparenza ma anche tutta la vicinanza alla realtà seregnese. Ora si attende anche l’esito del processo penale, che molto probabilmente non si concluderà in tempi brevi. Nel frattempo, colpevole o innocente, tutti hanno preso le distanze da don Samuele.

    Le accuse e la difesa 

    Don Samuele Marelli è accusato di aver commesso abusi sessuali –palpeggiamenti e atti impropri – su 4 ragazzi minorenni, fra il 2020 e il 2023, epoca in cui i ragazzi frequentavano l’oratorio e don Samuele era coadiutore dello stesso. Secondo la Procura di Monza, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante dei periodi di vacanza.

    Il sacerdote si è sempre difeso sostenendo di non aver mai commesso “questi fatti gravi. Mi rendo solo conto di avere sbagliato a lasciare liberi i ragazzi sul tema della nudità: non ho una visione del corpo come peccato, ho scritto anche un libro su questo tema”, si era difeso don Samuele quando è stato interrogato dalla pm Francesca Gentilini. 

    La condanna ecclesiastica  

    Nell’aprile dell’anno scorso la sentenza del tribunale ecclesiastico. Riconosciuta la colpevolezza del don, gli sono stati inflitte la proibizione di risiedere per cinque anni nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale. Ora deve affrontare la giustizia italiana. Don Marelli comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Monza la prossima settimana.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/seregno-don-samuele-marelli-pedofilia-diocesi-milano-psicologo-kg026zg0

  • Pedopornografia on line, altri tre arresti nell’inchiesta che ha coinvolto il sacerdote bresciano

    Pedopornografia on line, altri tre arresti nell’inchiesta che ha coinvolto il sacerdote bresciano

    Tre persone arrestate in flagranza di reato e una, ancora minorenne, denunciata a piede libero: è il bilancio di un’operazione del Centro operativo sicurezza cibernetica Piemonte e Valle d’Aosta contro la pedopornografia online (Cncpo) nell’ambito dell’esecuzione dei decreti di perquisizione personale, locale e informatica emessi dalla procura di Torino.

    L’attività di polizia effettuata con la collaborazione dei Cncpo di Torino, Genova e dalle sezioni operative Sicurezza cibernetica di Como e Pordenone ha consentito l’arresto di due uomini, di 52 anni e di 40 anni, nelle province di Cuneo e Genova, per detenzione di ingente quantitativo di materiale realizzato mediante sfruttamento sessuale di minori, e l’arresto di un pordenonese di 27 anni anche per produzione di materiale di pedopornografia minorile.

    E’ stato denunciato a piede libero un minorenne del 2008, residente nel Comasco, considerato amministratore del gruppo Telegram da cui l’indagine aveva preso le mosse.

    L’inchiesta
    L’inchiesta è scattata dopo un’attività sotto copertura svolta dal Cncpo, durata più di due anni, che ha consentito di individuare quelli che sono ritenuti i promotori del gruppo: il sacerdote bresciano don Jordan Coraglia, parroco di Castelcovati, e un medico, già arrestati nel 2025 a Brescia e Torino.

    Tramite l’attività investigativa, con l’utilizzo di tecniche informatiche volte alla «de-anonimizzazione» degli utenti, è stata fatta luce sulla rete di contatti con cui il medico torinese scambiava materiale illecito nelle comunità dedite alla cessione del materiale di pedopornografia.

    Nell’udienza dello scorso 19 dicembre, la Procura ha chiesto la condanna di don Coraglia. Il processo è stato aggiornato al prossimo 6 febbraio per le eventuali repliche e la camera di consiglio da cui il giudice uscirà con la sentenza.

    https://www.bresciaoggi.it//territorio-bresciano/brescia/pedopornografia-on-line-altri-tre-arresti-nell-inchiesta-che-ha-coinvolto-il-sacerdote-bresciano-1.12908655