Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Don Panigara, le accuse di pedofilia salgono a sette: sono ragazzi tra 11 e 13 anni, l’ultima molestia sarebbe avvenuta in un sacco a pelo

    Don Panigara, le accuse di pedofilia salgono a sette: sono ragazzi tra 11 e 13 anni, l’ultima molestia sarebbe avvenuta in un sacco a pelo

    Davanti al giudice dopo l’arresto si era avvalso della facoltà di non rispondere. E con il passare dei mesi le sue presunte vittime sono salite a sette: un altro ragazzino, di casa a Adro, si è fatto avanti accusandolo di molestie.

    Sarà in aula il prossimo gennaio — la pm Lucia Bellesi ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato — don Ciro Panigara, 49 anni: avrebbe abusato di sette ragazzini (palpeggiandoli e viceversa) dagli 11 ai 13 anni: sei dal 2011 al 2013, quando era curato a Adro, ricostruite dagli inquirenti riavvolgendo il nastro e partendo dall’unico episodio a quanto pare certo, ma mai denunciato.

    Il caso più recente si era verificato invece a San Paolo, dove don Panigara era parroco, a fine dicembre di un anno fa, durante le giornate di «convivenza» in oratorio, giorno e notte.

    Proprio di notte, nel sacco a pelo, avrebbe molestato un giovanissimo che, già al mattino, avrebbe chiesto aiuto, sotto choc, a un’educatrice, la quale insieme a due colleghi avrebbe subito affrontato il prete («Non dovete preoccuparvi» avrebbe minimizzato lui), che rassegnò le dimissioni il 3 gennaio scorso dopo la convocazione del vescovo.

    Proprio monsignor Pierantonio Tremolada scrisse una lettera ai fedeli, letta durante la messa, in cui riferiva di «situazioni di criticità che consigliano di interrompere» l’esperienza con don Ciro. Che lì era tornato a interagire con gli adolescenti dopo un percorso psicologico.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_ottobre_06/don-ciro-panigara-le-accuse-di-pedofilia-salgono-a-sette-sono-ragazzi-dagli-11-ai-13-anni-l-ultimo-sarebbe-molestato-una-notte-7b0b0f37-f2ff-4b04-a5d5-7e3bd69f2xlk.shtml

  • Brescia, pedopornografia: don Coraglia a processo con rito abbreviato

    Brescia, pedopornografia: don Coraglia a processo con rito abbreviato

    Brescia. Andrà a processo con rito abbreviato don Jordan Coraglia, il sacerdote bresciano, ex parroco a Castelcovati, accusato di detenzione di materiale pedopornografico.

    La Procura ha infatti accolto la richiesta del suo legale, l’avvocato Paolo Inverardi: in caso di condanna, il rito abbreviato consente di ottenere lo sconto di un terzo della pena.

    Il prete bresciano è tuttora ristretto ai domiciliari in un convento in Vallecamonica, dove gli è impedito l’accesso al web. Proprio su internet, secondo le accuse, don Coraglia avrebbe dato vita, insieme ad altre persone, a canali Telegram ed Instagram per lo scambio di materiale pedopornografico.

    Lo scorso 2 agosto la polizia ha arrestato un medico torinese per pedopornografia. Secondo quando trapelato, tra i contatti nel suo cellulare c’era anche don Jordan Coraglia con il quale sarebbero avvenuti scambi di immagini e files nel contesto delle comunità pedofile attive nel dark web.

    Nella disponibilità del prete, molto noto anche per il suo impegno sportivo con la Nazionale dei sacerdoti, sono stati trovati 1500 files pedopornografici, tra fotografie e video.

    Il processo si aprirà il prossimo 19 dicembre a Brescia.

    Brescia, pedopornografia: don Coraglia a processo con rito abbreviato

  • Preti pedofili, il report choc: solo nel Milanese ci sono stati 48 casi, in Lombardia 562 vittime

    Preti pedofili, il report choc: solo nel Milanese ci sono stati 48 casi, in Lombardia 562 vittime

    Milano, 2 ottobre 2025 – C’è il nome di don Emanuele Tempesta, ex parroco vicario di Busto Garolfo che dopo la condanna in primo grado a 6 anni e 6 mesi di reclusione punta a “patteggiare“ in appello una pena di 4 anni e a evitare il carcere con lavori socialmente utili, per la gravissima accusa di abusi sessuali su bambini che all’epoca avevano tra 7 e 11 anni. Poi il sacerdote di Rozzano Mauro Galli – anche lui ha evitato il carcere concordando in appello una pena di 3 anni per pedofilia contro un ragazzo di 15 anni – e altri nomi che si perdono nel passato. Violenze sessuali in ambiente ecclesiastico su bambini o adolescenti finite davanti al Tribunale, casi rimasti nel silenzio ed emersi dopo anni, il dramma vissuto dalle vittime e dai loro familiari.

    I numeri dell’orrore  

    Solo in Lombardia, secondo gli ultimi dati raccolti dall’associazione Rete L’Abuso, dal 2000 si contano 174 sacerdoti coinvolti in abusi sessuali, per un totale di 562 vittime: 519 di sesso maschile, e 43 donne. È il numero più alto in Italia, dove l’associazione ha censito incrociando diverse fonti 1.102 casi, una sessantina in più rispetto ai 1.049 dichiarati invece dalla Conferenza Episcopale Italiana, e 4.619 “sopravvissuti”. Gravitavano o gravitano nel Milanese 48 preti pedofili, territorio seguito da Bergamo (23) e Varese (17). 

    Risarcimenti col contagocce 

    “Risulta che su 4.619 sopravvissuti da noi censiti – spiega Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso – solo due abbiano ottenuto la giustizia promessa/attesa dai tribunali canonici, solamente una è stata risarcita spontaneamente dalla chiesa, mentre le altre poche che hanno ancora potuto recuperare un indennizzo prima della prescrizione maturata nel tempo intercorso in attesa dell’esito canonico, lo hanno ottenuto tutte grazie ai tribunali italiani”. Il report, di cui ieri è stata pubblicata un’anticipazione, punta a denunciare il fenomeno di fronte “a un dato fornito dalla Cei incredibilmente fumoso, privo di date dei crimini, luoghi dove sono avvenuti, dove la chiesa ha ricollocato l’offender e quali cure abbia affrontato prima del ricollocamento, la loro identità e quante vittime abbiano prodotto”. 

    Casi sommersi 

    Analizzando il focus sulla Lombardia realizzato dall’associazione, emerge che fra i “sopravvissuti agli abusi” ci sono anche 148 sacerdoti, 14 catechisti, 13 adulti vulnerabili, una suora, uno scout e due disabili. Il report cerca anche di fornire uno spaccato degli esiti sul fronte giudiziario: si sono registrate, sempre in Lombardia, solo 28 condanne definitive di sacerdoti o persone dell’ambiente parrocchiale accusate di abusi. Nove casi sono stati dichiarati prescritti, in tre hanno patteggiato, altrettanti sono stati archiviati. Ben 101 casi, secondo l’associazione, sono stati “sommersi dalla Chiesa”, e in tutti questi anni è arrivata una sola condanna canonica.

    Denunciare sempre”  

    Altri episodi sono al centro di segnalazioni arrivate all’associazione che lancia un appello, perché “la tempestività della denuncia è fondamentale” per evitare il rischio di prescrizione. “Per poter fare un paragone tra il dato della Rete L’Abuso e quello della Cei, la Conferenza episcopale italiana, che è privo di sopravvissuti ma che nel numero di offender in abito talare è in linea con il nostro – sottolinea Zanardi – abbiamo utilizzato, a parità di offender, quello dei sopravvissuti censito dall’associazione.

    Parliamo anche in questo caso di un dato in grave difetto che oggi conta sole 4619 vittime sopravvissute: diciamo “sole“ perché il dato è in pesante discordanza con il numero di vittime censite nelle commissioni d’inchiesta governative fatte negli altri stati”. In particolare bambini e adolescenti, divenuti adulti con la vita rovinata dalle violenze sessuali subite.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/preti-pedofili-rete-l-abuso-milano-lombardia-jtnqybj1

  • Pedopornografia, don Coraglia direttamente a processo

    Pedopornografia, don Coraglia direttamente a processo

    Tante partite sui campi da calcio, la prossima in un’aula di tribunale.

    L’accusa
    È quella in cui, il 3 ottobre prossimo sarà impegnato don Jordan Coraglia, il religioso bresciano, originario di Quinzano, arrestato con l’ accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Attualmente si trova ancora ai domiciliari in un eremo. È lì dalla metà del mese di maggio scorso quando è stata eseguita la misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Le indagini registrarono questa svolta mentre don Coraglia aveva cessato d’essere parroco a Castelcovati da qualche mese.

    È conosciuto anche a livello nazionale in quanto è stato presidente della squadra nazionale sacerdoti. Nei suoi confronti la procura di Brescia ha ottenuto il giudizio immediato e sarà quindi processato senza un’udienza preliminare con relativa richiesta di rinvio a giudizio. Il tre ottobre la difesa presenterà richiesta di rito abbreviato, quindi basato solo sugli atti delle indagini preliminari e con la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna. L’attività investigativa avrebbe consentito di scoprire, in possesso del religioso, una quantità decisamente ingente di materiale pedopornografico.

    Si tratterebbe di circa 1500 tra foto e video. Le foto ritrarrebbero minori d’età compresa tra gli 11 e i 14 anni, tutti maschi, tranne, in due casi, ragazzine.

    L’interrogatorio
    In sede di interrogatorio di garanzia non si è sottratto alle domande del giudice che ha firmato l’ordinanza. Le indagini sono state condotte dalla polizia postale di Roma con l’apporto dei colleghi bresciani.

    Il materiale pedopornografico trovato nel computer, sulla base delle indagini, non sarebbe stato diffuso. Ma la posizione di Don Coraglia, proprio per la quantità di foto e video, rimane molto pesante. Il 3 ottobre quindi sarà possibile sapere con che rito verrà processato Don Jordan Coraglia

    https://www.bresciaoggi.it/territorio-bresciano/bassa/pedopornografia-don-coraglia-direttamente-a-processo-1.12786180

  • Pedofilia, medico arrestato dalla Polizia di Stato, tra i suoi contatti don Jordan Coraglia

    Pedofilia, medico arrestato dalla Polizia di Stato, tra i suoi contatti don Jordan Coraglia

    BRESCIA – Medico torinese arrestato per pedofilia. Ha ricadute anche nel Bresciano il provvedimento eseguito dalla Polizia di Stato, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Torino.

    Infatti il medico 40enne, indagato per produzione di contenuti multimediali realizzati mediante sfruttamento di minori e detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico scaricato in rete, aveva tra i suoi contatti don Jordan Coraglia, ex parroco di Castelcovati e Comezzano-Cizzago agli arresti domiciliari con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

    L’indagine, secondo quanto ricostruoto dalla Polizia di Stato, è iniziata più di 2 anni fa, con accertamenti del Centro Nazionale Contrasto Pedopornografia on line del Servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica, in collaborazione col Centro operativo per la Sicurezza cibernetica di Torino, ed ha consentito di accertare le diverse condotte tenute dal medico per 12 anni all’interno delle comunità pedofile attive nel dark web.

    Ambienti in cui, secondo gli investigatori, era particolarmente attivo in forza della presunta garanzia di anonimato fornita dal protocollo di navigazione.

    https://www.gazzettadellevalli.it/cronaca/pedofilia-medico-arrestato-dalla-polizia-di-stato-493864
  • Garlasco, novità su presunti abusi sessuali del santuario della Bozzola prima della morte di Chiara Poggi

    Garlasco, novità su presunti abusi sessuali del santuario della Bozzola prima della morte di Chiara Poggi

    Ci sarebbero alcune novità sui presunti abusi sessuali del santuario della Bozzola, che secondo alcune teorie potrebbero intrecciarsi ai fatti legati al delitto di Garlasco. Lo scandalo a luci rosse con al centro Don Gregorio, ricattato per oltre 150 mila euro, è esploso nel 2014, ma alcuni episodi sarebbero avvenuti anche prima della morte di Chiara Poggi, avvenuta nel 2007.

    La novità su santuario della Bozzola e delitto di Garlasco
    La trasmissione Mediaset Dritto e Rovescio ha annunciato di aver scoperto che “gli scandali sessuali sarebbero avvenuti già nel 2006“.

    L’avvocato Paolo Larceri ha riferito alla trasmissione: “Si diceva che a Garlasco accadessero cose strane in merito ai minori. Posso dire che riguardavano le Bozzole. Questo però era di dominio pubblico”.

    Gli episodi del 2006 al Santuario delle Bozzole
    La giornalista di Dritto e Rovescio ha poi raccontato: “Già nel 2006 un altro parroco segnala alla diocesi di Vigevano fatti scabrosi relativi a questo santuario, gli stessi fatti che denuncerà poi ai carabinieri di Vigevano, come dimostrano i verbali di cui siamo entrati in possesso”.

    Nelle carte mostrate dalla trasmissione si legge: “Nell’anno 2006 un sacerdote della zona di Garlasco mi riferì particolari sconcertanti in merito alle condotte ‘immorali’ tenute da Padre Gregorio, che persino pagava alcuni uomini al fine di ottenere da loro prestazioni sessuali”.

    Una rete di pedofili a Garlasco?
    La trasmissione Mediaset ha poi fatto riferimento a “un caso grave di pedofilia“, avvenuto “sempre nel 2006 e sempre in questa zona”.

    Ancora Paolo Larceri: “Si trattava di un soggetto che deteneva questo materiale di tipo pedopornografico. Io mi sono fatto proprio un’idea mia e cioè che questo materiale fosse oggetto di vendita.

    Alla domanda “Si può ipotizzare una presunta rete di pedofili?”, l’avvocato ha risposto: “È abbastanza evidente che il sistema era radicato e tollerato”.

    La cronista di Dritto e Rovescio ha fatto riferimento anche a un altro episodio. successivo al delitto di Garlasco: “Nel 2015, un anno dopo lo scandalo della Bozzola, un altro prete indagato per adescamento di minori sarebbe stato ricattato da un uomo con cui avrebbe avuto una relazione”.

    La trasmissione ha mostrato alcune carte esclusive, in cui si legge: “Ho bisogno di 12000 euro per andarmene e sono pronto a tutto, anche a costo di fare uno scandalo”.

    https://www.virgilio.it/notizie/garlasco-novita-su-presunti-abusi-sessuali-del-santuario-della-bozzola-prima-della-morte-di-chiara-poggi-1685750
  • Il santuario, la pedofilia, i file sulla chiavetta Usb: la verità sulle ricerche di Chiara Poggi

    Il santuario, la pedofilia, i file sulla chiavetta Usb: la verità sulle ricerche di Chiara Poggi

    Il Santuario della Madonna della Bozzola, la pedofilia e chissà quale altro mistero. Chiara Poggi era forse custode di un segreto inconfessabile? E quel segreto, posto che vi fosse, c’entra col movente dell’omicidio? Sono le domande che orbitano attorno al delitto di Garlasco da quando, a marzo del 2025, la procura di Pavia ha riaperto le indagini sul caso, indagando con l’ipotesi di omicidio in concorso Andrea Sempio, un amico di Marco Poggi, il fratello della vittima. Da qui una lunga serie di suggestioni e teorie, talvolta macabre, sugli eventuali retroscena rimasti inesplorati della drammatica vicenda. A partire dalle ricerche sul web, apparentemente inspiegabili, che Chiara fece alcune settimane prima di essere uccisa.

    Le ricerche sul Santuario della Madonna della Bozzola
    Nei giorni scorsi era circolata la notizia secondo cui la 26enne avrebbe cercato in Rete informazioni sul Santuario della Madonna della Bozzola, punto di riferimento pastorale per la comunità religiosa della Lomellina. Dalle vecchie perizie sarebbero emerse due ricerche: la prima alle ore 11.06 del 26 luglio 2007, l’altra alle 15.41 dell’1 agosto 2007. In entrambi casi, come riporta un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Chiara “aveva visualizzato e scaricato una foto del santuario” dal computer che usava per lavorare. L’ipotesi più suggestiva, fino ad oggi priva di riscontro, è che la giovane potesse essere a conoscenza di un ipotetico giro di abusi sessuali avvenuti nel santuario. Uno scenario delineato (non dagli inquirenti) a seguito di alcune dichiarazioni dell’avvocato Massimo Lovati, uno dei legali di Sempio, riguardo allo scandalo a luci rosse che coinvolse tra il 2012 e il 2014 l’allora rettore della Bozzola, Don Luigi Vitali, vittima di un ricatto oneroso da parte di due cittadini romeni. Fatti accaduti svariati anni dopo il delitto, che si consumò la mattina del 13 agosto del 2007. E allora perché la 26enne avrebbe fatto quelle ricerche? “Il punto è proprio questo: non risultano ricerche dirette sul Santuario della Bozzola né vi sono riferimenti in tal senso agli atti del processo”, puntualizza al Giornale l’ingegnere e perito informatico Paolo Reale, cugino di Chiara nonché consulente della famiglia Poggi durante le indagini e il processo che portò alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi. “Chiara non scaricò le immagini della Bozzola. – prosegue Reale – Si tratta delle cosiddette miniature riproposte dall’algoritmo di Google, relativamente a una ricerca generica su Garlasco, che erano finite nella cache, ovvero la memoria temporanea del pc. Tant’è vero che non risultano dati di navigazione sulla pagina del santuario”.

    Gli articoli sulla pedofilia
    Un altro argomento molto dibattuto in queste settimane è il contenuto della chiavetta usb in uso a Chiara. Particolare interesse ha suscitato una directory contenente alcuni articoli tratti da riviste in formato digitale di cui, qui di seguito, riportiamo parte dell’elenco:

    documento Word dal titolo “Omicidi Senza colpevoli”. Trattasi di un articolo pubblicato sul sito di Repubblica il 17/03/2007 che ripropone alcuni cold case italiani. Il file risulta creato l’8/6/2007 e modificato il 12/6/2007;
    documento Word dal titolo “Abusati 550”. Anche in questo caso si tratta di un articolo pubblicato sul sito di Repubblica che ripercorre le storie di persone vittime di abusi sessuali durante il periodo dell’infanzia. Il file è stato creato l’8/6/2007 e modificato il 12/6/2007;
    tre file pdf – “pedofili 1.pdf”, “pedofili 2.pdf”, “pedofili 3pdf” – relativi a un’inchiesta di Repubblica dal titolo “I bambini abusati sono sempre di più. Ma chi sono davvero i pedofili? Sono vittime di una patologia dell’istinto o di una devianza psicosociale?”. I file risultano creati l’8/6/2007.
    cinque file pdf “anoressia 1.pdf” (gli altri hanno stesso nome e numerazione). L’articolo, pubblicato sul sito di Repubblica, approfondisce i disturbi del comportamento alimentare e, nel caso specifico, l’anoressia. I file risultano creati l’8/6/2007.

    Ve n’è poi un altro sulla “coca cattiva”, salvato il 12 giugno 2007, che analizza le eventuali connessioni tra l’uso sistematico di sostanze stupefacenti e violenza (tutti gli articoli furono copiati e incollati su un file word per successiva lettura). Ciò detto, sorge spontanea una domanda: che interesse aveva Chiara ad approfondire questi argomenti? Come per il Santuario della Madonna della Bozzola, il dubbio s’insinua tra le crepe dell’inchiesta, alimentando altre e nuove suggestioni sul presunto segreto indicibile. “Credo che Chiara avesse letto quegli articoli mossa da una semplice curiosità per varie e diverse tematiche. – spiega Reale – Inoltre occorre ricordare che, nel lontano 2007, non c’era la stessa disponibilità di servizi e connessioni internet di oggi. Motivo per il quale, come facevamo un po’ tutti all’epoca, Chiara era solita utilizzare una pen drive per archiviare o trasferire contenuti in formato elettronico. Al tal riguardo occorre precisare che su quella chiavetta usb c’erano anche foto e altri file”.

    Immagini e altri file: cosa c’era sulla chiavetta usb
    Oltre agli articoli elencati, sulla pen drive di Chiara risultano salvati: fotografie dei suoi gatti, foto della breve vacanza a Londra con Stasi (copiate dal pc del fidanzato la sera del 12/08/2007, la sera prima dell’omicidio), scambio di mail con Stasi ed elaborati utili alla stesura della tesi di laurea di quest’ultimo, alcuni libri e manuali legati all’attività lavorativa di Chiara. Quanto agli altri contenuti scaricati da internet, che il Giornale ha visionato, ci sono per lo più immagini di accessori (borse, cinture e gioielli), abiti e scarpe da donna firmati. Infine risultano articoli sulla “sindrome del sorriso”, sulle gang femminili e sui “teppisti delle onde” (gruppi di surfisti accusati di vandalismo ndr). Insomma, nessuna traccia del Santuario. Men che meno di un mistero.

    Un’altra Chiara
    In questo marasma di notizie e suggestioni, l’unica certezza resta il ricordo di Chiara, che il tempo non ha scalfito, e la compostezza di due genitori in balia di un dolore senza tregua né pace. “Io e Chiara abbiamo molti anni di differenza. – racconta ancora Paolo Reale – Ricordo la prima volta che me la misero tra le braccia, era un fagottino.

    https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/santuario-pedofilia-lanoressia-verit-sulle-ricerche-chiara-2495313.html

  • Don Samuele Marelli e le violenze sessuali su 4 ragazzini dell’oratorio: indagini chiuse. “Abusi in casa, in vacanza e nei ritiri spirituali”

    Don Samuele Marelli e le violenze sessuali su 4 ragazzini dell’oratorio: indagini chiuse. “Abusi in casa, in vacanza e nei ritiri spirituali”

    SEREGNO – Quattro ragazzi che tra il 2020 e il 2023 frequentavano l’oratorio di Seregno quando erano ancora minorenni e avrebbero subito palpeggiamenti e atti sessuali ad opera del parroco. Ora che hanno raggiunto la maggiore età risultano parti offese nell’atto di conclusione delle indagini firmato dalla Procura di Monza nei confronti di don Samuele Marelli, classe 1976, già vicario della comunità pastorale San Giovanni Paolo II di Seregno e responsabile della pastorale giovanile della stessa cittadina che comprende sei parrocchie, per sette anni responsabile della Fondazione diocesana per gli oratori milanesi.

    Le accuse nei confronti del sacerdote comasco, già condannato nel processo canonico e allontanato dal servizio ecclesiastico, sono violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori. Secondo il procuratore monzese Claudio Gittardi e la pm Francesca Gentilini, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante i momenti di vacanze di gruppo o di ritiro spirituale. Il religioso, difeso dall’avvocato romano Giovanni Amorosi, è stato convocato dai magistrati per l’interrogatorio in fase preliminare, ma si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Ora la Procura attende il termine concesso alla difesa per presentare memorie e poi deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.

    Domenica 27 aprile scorso, al termine della messa delle 11 in Basilica a Seregno, il vicario episcopale monsignor Michele Elli aveva reso nota la sentenza comunicata all’Arcivescovo dal Tribunale ecclesiastico, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Samuele Marelli in riferimento a due fattispecie delittuose per l’ordinamento canonico, “gli atti contro il sesto comandamento del decalogo” con un minore e con un maggiorenne, compiuti “tramite abuso di autorità”. Il sesto comandamento del decalogo, “Non commettere adulterio“, è interpretato dalla Chiesa come un divieto più ampio degli atti contro la castità.

    La pena per il sacerdote che ne deriva è stata la proibizione, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale.

    Inoltre la proibizione perpetua di cercare contatti volontari, attraverso qualunque mezzo, con persone che erano canonicamente domiciliate a Seregno nel periodo in cui don Samuele aveva svolto il ministero sacerdotale. La vicenda di don Samuele Marelli aveva avuto inizio nel maggio del 2024, quando monsignor Elli aveva comunicato ai fedeli la sospensione del servizio pastorale del parroco, ufficialmente chiesto dallo stesso sacerdote nel febbraio 2024 “per favorire un recupero psico-fisico” e rileggere l’esperienza degli anni di ministero.

    Qualcuno, all’interno della Curia ambrosiana, aveva ipotizzato che si trattasse di una crisi vocazionale, visto che il sacerdote era stato sospeso improvvisamente da tutti gli incarichi pastorali. Una brusca frenata per un prete con una carriera brillante fatta di continue promozioni e l’aspirazione di ricoprire il ruolo di direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana. Invece poco a poco erano iniziate a spargersi le voci di una deriva a sfondo sessuale alla base dell’allontanamento. Ma soltanto la conferma dei giudici ecclesiastici ha scoperchiato il pentolone.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/abusi-don-marelli-processo-kxkvc5z1

  • Omicidio di Garlasco, Chiara fece ricerche sul web sul Santuario due giorni prima del delitto

    Omicidio di Garlasco, Chiara fece ricerche sul web sul Santuario due giorni prima del delitto

    La difesa di Andrea Sempio non chiederà di allargare la rosa delle persone che saranno sottoposte ai nuovi esami del Dna nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. Ma potrebbero farlo, visto che il gip del tribunale di Pavia ha previsto questa possibilità, i legali di Alberto Stasi.

    L’incidente probatorio

    Sulle scelte di entrambi, comunque, una risposta definitiva arriverà il 17 giugno quando comincerà l’incidente probatorio sui reperti valorizzati con le più recenti tecniche scientifiche, a partire proprio da quella ‘impronta 33’ trovata nella villetta di Garlasco dove la 26enne fu uccisa il 13 agosto del 2007 e attribuita ad Andrea Sempio. Si stanno svolgendo indagini difensive? L’avvocato Massimo Lovati, che con la collega Angela Taccia difende Sempio, risponde sornione: «Allo stato siamo fermi, dal momento che quelle ‘offensive’ sono il nulla».

    Nessun altro prelievo del dna per adesso

    Non chiederà dunque che siano estesi i prelievi ad altre persone oltre a quelle indicate dal gip di Pavia, che allo stato e salvo iniziative delle difesa di Stasi, sono le gemelle Stefania e Paola Cappa, cugine di Chiara, Marco Panzarasa, Roberto Freddi, Mattia Capra e Alessandro Biasibetti, tutti amici di Marco Poggi, fratello della 26enne, il medico legale dell’epoca, alcuni investigatori della prima inchiesta e i soccorritori che arrivarono nella villetta. Il dna servirà per la “comparazione” tra tutti i profili genetici estrapolati per «accertarne l’eventuale corrispondenza o compatibilità con il profilo genetico» di Sempio, di Stasi, dei componenti «di sesso maschile della famiglia Poggi» e di tutte le persone alle quali sono stati allargati i prelievi. A questo proposito la difesa di Sempio aveva sollevato un’unica questione riguardante la «catena di custodia», ossia il modo in cui tutti i reperti negli anni sono stati conservati.

    La pista del Santuario

    Sempre l’avvocato Lovati ha poi ipotizzato una suggestiva pista alternativa che escluderebbe sia il suo assistito, sia Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni e che lui reputa innocente: Chiara potrebbe essere stata uccisa perché era venuta a conoscenza di quanto accadeva al Santuario della Bozzola. Alcuni anni dopo il delitto, infatti, l’ex rettore del santuario, don Gregorio Vitali fu vittima di un ricatto a sfondo sessuale orchestrato da due romeni: Flavius Savu e Florin Tanasie. Avevano effettuato riprese di atti sessuali per poi ricattare il sacerdote.

    Il ricatto a luci rosse fu denunciato e nel 2014 il tribunale di Pavia condannò entrambi per estorsione aggravata. Tuttavia, al momento della condanna, i due erano già irreperibili. La Procura di Pavia acquisirà gli atti di quell’inchiesta per verificare tra quanto accadeva i passato al santuario e l’omicidio di Chiara. E acquisirà molto probabilmente anche il memoriale che dal carcere di Pavia dove è detenuto per omicidio Cleu Stefanescu, nipote di Savu, ha consegnato ai suoi legali: l’uomo sostiene nel documento di avere saputo proprio dallo zio Flavius di un legame fra l’omicidio di Chiara Poggi e l’inchiesta sul santuario.

    Cosa succedeva al Santuario?

    Potrebbero esserci legami tra quello che accadeva al Santuario della Madonna della Bozzola e il delitto di Chiara Poggi. Chiara conservava alcuni articoli su abusi sessuali nella chiesa americana in una chiavetta. Il processo del 2014 che coinvolse alcuni religiosi del Santuario in un ricatto fece emergere festini a luci rosse proprio nel santuario. Tra i protagonisti oltre a don Gregorio (don Francesco Vitali) anche i sarebbero persone legate a Chiara Poggi e al suo caso, come l’avvocato Massimo Lovati (legale di Andrea Sempio) e l’ex sindaco di Garlasco Pietro Farina.

    Durante il processo del 2014 emerse anche un interrogatorio condotto da don Paolo Scevola, promotore di giustizia diocesano, che raccolse dichiarazioni su filmati, denaro e presunti incontri sessuali: il Santuario sarebbe stato frequentato, per i festini hot, anche da donne molto molto giovani. Forse Chiara aveva scoperto qualcosa.

    Il doppio cellulare di Chiara Poggi

    Gli investigatori sono alla ricerca del secondo cellulare di Chiara Poggi. Chiara lavorava a Milano e alcuni suoi colleghi dell’epoca avevano raccontato che la giovane utilizzava due cellulari. Dove è finito il secondo? ma soprattutto chi chiamava con quel telefono segreto che nessuno conosceva? Ora gli inquirenti stanno cercando di recuperare l’apparecchio e verificare altre conoscenze della vittima e, eventualmente, altre piste.

  • Garlasco, lo scandalo sessuale del santuario della Bozzola entra nell’inchiesta. Cosa c’entra il ricatto a Don Vitali con l’omicidio di Chiara Poggi

    Garlasco, lo scandalo sessuale del santuario della Bozzola entra nell’inchiesta. Cosa c’entra il ricatto a Don Vitali con l’omicidio di Chiara Poggi

    La procura di Pavia, che ha avviato un nuovo filone di indagine sull’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, acquisirà nei prossimi giorni gli atti dell’inchiesta sul ricatto a luci rosse all’ex rettore del santuario della Bozzola, don Gregorio Vitali. Don Gregorio, religioso molto conosciuto nel territorio pavese, fu vittima di un ricatto a sfondo sessuale orchestrato da due romeni: Flavius Savu e Florin Tanasie. Sono tanti i misteri che ruotano attorno a questo luogo sacro, al centro delle nuove indagini, come la catena di strani suicidi della Lomellina, le voci di satanismo, il giro di pedofilia e, appunto, il ricatto a luci rosse a don Gregorio Vitali.

    I ricatti a don Gregorio Vitali

    Secondo quanto venne accertato dagli inquirenti, Flavius Savu e Florin Tanasie avevano adescato il sacerdote con l’intento di filmarlo in situazioni compromettenti per poi ricattarlo. Il contenuto delle riprese era a carattere sessuale. Dopo aver ottenuto il video, i due cominciarono a minacciarlo, chiedendogli denaro per non diffondere il filmato. Dopo numerosi ricatti, don Vitali trovò il coraggio di denunciare i fatti alle autorità, nonostante il danno d’immagine e la delicatezza del ruolo ricoperto. Le indagini portarono all’identificazione e all’incriminazione dei due uomini romeni, che nel 2014 furono condannati dal tribunale di Pavia per estorsione aggravata. Tuttavia, al momento della condanna, i due erano già irreperibili: si erano dati alla latitanza e da allora risultano fuggitivi, con un mandato di cattura pendente.

    Il «segreto» scoperto dal Chiara Poggi

    Ma cosa c’entra questo con il delitto di Chiara Poggi? L’avvocato Massimo Lovati, uno dei legali di Andrea Sempio, indagato per la nuova indagine sul delitto di Garlasco, in alcune interviste ha parlato di un possibile «segreto» scoperto dalla ragazza, proprio su fatti a sfondo sessuale avvenuti al santuario della Bozzola. E sempre secondo l’avvocato, un sicario potrebbe avere ucciso la ragazza nella villa di via Pascoli, per impedirle di parlare. Potrebbe essere dunque questo, nell’ipotesi, il movente: Chiara Poggi aveva scoperto qualcosa che non avrebbe dovuto sapere e qualcuno l’ha uccisa per tapparle la bocca.

    Il prelievo del Dna

    Intanto anche altre persone, oltre a quelle già previste, saranno sottoposte al prelievo del Dna in vista dell’incidente probatorio che la polizia scientifica avvierà il prossimo 17 giugno. Ad essere sottoposti al prelievo, in una clinica di Milano, saranno sicuramente le gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara, Marco Panzarasa, amico della vittima e di Alberto Stasi (condannato nel primo filone di indagini a 16 anni di carcere), gli amici di Marco Poggi (fratello di Chiara), il medico legale che entrò nella villa per esaminare il cadavere e alcuni investigatori. È probabile che l’elenco si allunghi, perché il giudice Daniela Garlaschelli ha autorizzato anche l’inserimento di altri nomi, in base alle valutazioni dei consulenti di parte e degli avvocati.

    https://www.open.online/2025/05/31/garlasco-omicidio-chiara-poggi-procura-indagini-scandalo-don-vitali-santuario-bozzola/