Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • La pista di Massimo Lovati, avvocato di Sempio: sesso, bugie e video hot all’ombra del santuario della Bozzola

    La pista di Massimo Lovati, avvocato di Sempio: sesso, bugie e video hot all’ombra del santuario della Bozzola

    Di ogni teoria «complottistica» ne è l’epicentro. Perché, che si provi a incastrare il giallo di Garlasco nella catena di «strani» suicidi della Lomellina e alle voci di satanismo; o che lo si leghi al ricatto a luci rosse a don Gregorio Vitali; oppure al chiacchierato (e mai provato) giro di pedofilia; o, ancora, che lo s’inserisca nella spy story suggerita in questi giorni da Massimo Lovati, avvocato di Andrea Sempio, tutto ruota sempre attorno al santuario della Bozzola. E chissà che a suggestionare queste ipotesi «alternative» non sia la leggenda medievale intrisa di sangue che portò alla sua fondazione: l’apparizione della Madonna a una tredicenne di Garlasco, unica superstite all’eccidio della sua famiglia.

    È a questo groviglio di veri fatti di cronaca, spifferi di paese, suggestioni, e quant’altro, prendendo un po’ da uno, un po’ dall’altro, a cui Lovati si riferisce quando avanza l’ipotesi del «sicario» di Chiara. E quando parla della vittima forse a conoscenza di un «segreto» che tale doveva rimanere, di «mandanti» che lambiscono la Chiesa e di uno Stasi «innocente ma imbeccato». E il suo cliente Sempio? «Un comunista disadattato», lo descrive a Repubblica.

    «È una teoria che nasce dalla mia conoscenza del territorio», va dicendo Lovati da giorni, premurandosi di chiarire che però «non posso dimostrarla». È vero che «sono fatti successivi» al delitto di Chiara «ma accadevano anche prima, lo sanno tutti».

    Le guarigioni
    La «protettrice della Lomellina» sorveglia i campi che la circondano ai margini di Garlasco. «L’edificio è dei primi anni del Novecento e tenta una sorta di riassunto dei luoghi di culto dagli anni barocchi a quelli neoclassici», lo descriveva, quasi tredici anni fa, sulle pagine milanesi del Corriere, Philippe Daverio. Eppure, proprio in quegli anni, la fama del santuario, frequentato da schiere di giovani «Apostoli e Servi di Maria» dediti al servizio di volontariato e alla preghiera, iniziava a macchiarsi. Anche se era già tempo che le voci nei paesi della zona iniziavano a circolare. Forse, a causa di quelle «preghiere di guarigione o di liberazione», che attiravano gente da ogni parte, ma che, vuoi per il profilo del suo rettore ventennale, padre Gregorio Vitali, molti raccontavano come esorcismi pubblici.

    Piccolo inciso di colore. In quel periodo la Bozzola (il nome deriva da buslà, i cespugli di biancospino, in dialetto, dove la ragazzina ebbe la visione) si stava appena riprendendo dopo un periodo sott’attacco. A insidiarne la popolarità, agli inizi del Duemila, era stato un nuovo e vicino concorrente — una fonte, privata, a neanche 300 metri dal santuario — che prometteva miracoli e guarigioni. Tanto da dirottare centinaia di persone che s’accalcavano armate di bottiglie da riempire con l’acqua dalle presunte capacità curative, che poi si scoprì «non potabile» perché avvelenata dai diserbanti agricoli.

    Sta di fatto che, fuori da questo pezzo di profonda pianura padana, è uno scandalo hot a proiettarlo all’attenzione delle cronache. È il 2014 quando si scopre del ricatto subito da don Gregorio (oggi tornato allo stato laicale). Con tanto di arresto dei due estorsori, i romeni Flavius Savu e Florin Tanasie, poi condannati ma latitanti, all’interno del cortile della curia di Vigevano e il sequestro dei 250mila euro pagati per evitare la diffusione di audio e video hard che avrebbero visto coinvolto un prete del santuario.

    L’inchiesta sui ricatti
    L’anno dopo ci fu il bis: si scoprì che anche il parroco del Duomo di Vigevano era sotto scacco da parte di un sacrestano che sosteneva di avere quegli stessi file compromettenti. Da quest’inchiesta ha preso forza il chiacchiericcio su un giro di pedofilia, mai provato ma a cui si fa riferimento in un’intercettazione. C’è poi la leggenda di «messe nere», che rimbalzano insieme a voci di «resti di animali» e «sacrifici» (anche umani) che da sempre circolano tra i ragazzi. Storie che spesso la gente mescola poi alla scia di suicidi che ha davvero segnato quel territorio, tra il 2008 e il 2016. E che si collegava alla comunità per ragazzi nata all’ombra del santuario. Tra le vittime (nel 2011, nel 2014 e nel 2016) anche tre ragazzi che rientravano nella sfera di amicizie di Sempio.

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_maggio_27/massimo-lovati-avvocato-sempio-pista-e813ed42-df56-41c2-8e1c-1863f53faxlk.shtml

  • Garlasco: “Omicidio legato alla pedofilia, Chiara uccisa da un sicario”

    Garlasco: “Omicidio legato alla pedofilia, Chiara uccisa da un sicario”

    Pavia. Continua la nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva il fidanzato Alberto Stasi, ancora impegnato a scontare la pena inflittagli e recentemente è stato iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

    “Girandoci attorno, non troviamo un movente sufficiente né per Stasi né tantomeno per Sempio né per nessun altro a commettere un omicidio di questo genere”, ha dichiarato, nel corso della più recente puntata della trasmissione Quarto Grado, l’avvocato Massimo Lovati che, insieme alla collega Angela Taccia, assiste l’indagato. “Quando un omicidio è senza movente la letteratura criminologica ricorre alla figura del sicario”, ha spiegato il legale.

    Omicidio su commissione, dunque, commesso da quello che il Crime Classification Manual dell’F.B.I. definisce “contract killer”.

    E cosa avrebbe indotto eventuali mandanti ad assumere un sicario? “Anche in quel periodo, nel Santuario delle Bozzole, che dista trecento metri da casa Poggi, oltre che esserci l’oratorio, si praticava l’esorcismo”, argomenta Lovati. “Questo è risaputo. Nel 2012, c’è uno scandalo: vengono arrestati due ragazzi rumeni che compiono un’estorsione ai danni di più sacerdoti e che riferiscono di aver accertato che in quella località non solo si praticava l’esorcismo, ma anche la pedofilia.” “Il filo comune è la pedofilia”, propone il legale, “Chiara aveva visto, praticava l’oratorio. Era diventata scomoda perché aveva saputo determinate cose, allora l’hanno eliminata.” E conclude: “Ripeto che è una mia sensazione, non ho prove o indizi.”

    In effetti, però, l’ombra della pedofilia si è profilata ciclicamente nella vicenda, come certi fiumi sotterranei che a tratti emergono in superficie per poi tornare a scomparire nelle viscere della terra.

    Nel 2009 un consulente tecnico della famiglia Poggi, parte civile nel procedimento allora in corso, ha esaminato una chiavetta usb utilizzata da Chiara. In essa, tracce di ricerche su “morti sospette”, “anoressia” e “pedofilia”. In particolare, tre file pdf denominati “Pedofilia 1, 2, 3” riportavano articoli di giornale dedicati al tema.

    Perché, nei mesi precedenti il delitto, la vittima si era interessata alla pedofilia? Le ricerche in tal senso da lei effettuate possono porsi in relazione con il suo omicidio?

    15 agosto 2007, due giorni dopo la morte di Chiara. Dinanzi a due ufficiali di polizia giudiziaria della Compagnia di Vigevano, ricorda DarkSide. Storia Segreta d’Italia, è comparsa Paola Cappa, una delle due cugine della vittima. Ha riferito dei suoi rapporti con Chiara, spiegando che, nel corso dell’adolescenza, si sono frequentate molto di rado e riavvicinate solo più di recente.

    In risposta a una domanda dei Carabinieri, Paola ha formulato un’ipotesi su chi potrebbe aver commesso l’omicidio. “Voglio aggiungere che dovete cercare l’omicida tra i suoi ex colleghi di Pavia e gli attuali di Milano”, ha detto, “in quanto secondo me ha potuto avere delle avance non corrisposte da qualche uomo che non ha accettato il rifiuto, facendosene una vera fobia e, studiate le abitudini di Chiara in questa settimana, ha agito d’impulso.”

    “Ho questa sensazione perché anche se Chiara, almeno con me, non si è mai lamentata di qualche avance ricevuta da colleghi, può essere invece che sia capitato e che, avute le avance, non ne abbia parlato con nessuno, perché la cosa la spaventava”, ha aggiunto Paola Cappa.

    Ed ha spiegato questa asserzione riferendo di aver subito, da bambina, molestie da parte di un uomo adulto. Molestie che per lungo tempo ha avuto difficoltà a raccontare ai genitori. Unica persona al corrente di ogni aspetto della circostanza, “il mio ex ragazzo Alessandro”. A lui, la giovane avrebbe riferito anche il nome del molestatore pedofilo.

    Con riferimento a quanto riportato da Paola agli investigatori, un quotidiano on line, MowMag, aggiunge un ulteriore particolare connesso con la pedofilia, a quanto pare direttamente riguardante la vittima: la Cappa avrebbe rivelato che Chiara le aveva a sua volta parlato di molestie subite da bambina.

    25 agosto 2007. Gli stessi ufficiali che, dieci giorni prima, hanno raccolto la deposizione di Paola, hanno convocato Alessandro C., da lei menzionato. “Ricordo che il 13 agosto 2007, verso le ore 15,30-16.00, ho ricevuto sul mio cellulare una telefonata con numero privato”, ha riferito tra l’altro l’interrogato. “Ho aperta la comunicazione e ho sentito una voce femminile che disperata diceva direttamente ‘è morta mia cugina, aveva solo venticinque anni era sola in casa.’” Alessandro C., inizialmente, non ha riconosciuto l’interlocutrice e le ha chiesto chi fosse. E lei, senza qualificarsi, ha proseguito: “Andrea aiutami!” “Rispondevo che non ero Andrea ma Alessandro, richiedendo chi fosse al telefono. Solo allora l’interlocutrice mi rispondeva di essere Paola.”

    Alessandro ha poi confermato quanto riferito dalla sua ex ragazza a proposito delle confidenze ricevute, precisando tuttavia di non essere a conoscenza dell’identità del pedofilo autore delle molestie.

    Esaminando il verbale dell’interrogatorio, si nota un aspetto forse significativo: a una domanda dei Carabinieri, il giovane risponde: “Ho appreso di quanto è successo a Garlasco solo attraverso i giornali e la Tv. Voglio precisare che dopo il fatto, credo…” Nel documento, la frase non è completa. E il verbale prosegue poi fino alla chiusura, regolarmente sottoscritto dai presenti.

    Un errore di trascrizione? È quanto si domanda il giornalista del citato contributo comparso su Dark Side, autore della scoperta.  “Possibile”, considera. “Ma è possibile che, rileggendolo prima della firma, Alessandro C. non si sia reso conto che una sua risposta era stata tagliata? Evidentemente no. Oppure il taglio è avvenuto in un secondo momento? E se di taglio si tratta, sono state espunte altre risposte? Cosa ha detto Alessandro C. da meritare di essere censurato?”

    https://abruzzolive.it/garlasco-omicidio-legato-alla-pedofilia-chiara-uccisa-da-un-sicario/

  • Padre Zanotti assolto dall’accusa di violenza sessuale: nessun abuso sul ragazzo che lo denunciò

    Padre Zanotti assolto dall’accusa di violenza sessuale: nessun abuso sul ragazzo che lo denunciò

    Gli atti sessuali ci furono. Ma per il collegio dei giudici Patrizia Ingrascì, Laura Garufi e Francesca Mazza, padre Antonio Zanotti non esercitò alcun abuso nei confronti del ragazzo, ospite della sua comunità di Antegnate, che lo denunciò nell’estate 2018. Il frate cappuccino, 77 anni, mercoledì 21 maggio 2025  è stato assolto «perché il fatto non costituisce reato» dall’accusa di violenza sessuale e da quella di maltrattamenti ritenuti inesistenti. Non era in aula, così come il giovane, parte civile in un processo che ha sempre disertato. Il suo avvocato Francesca Longhi, nel chiedere 300 mila euro di risarcimento, ha spiegato che ora vive a Rogoredo, tra le principali piazze di spaccio milanesi, a conferma della deriva imboccata, incontrovertibile. Un aspetto toccato sia dalla pm Maria Esposito sia dall’avvocato Romana Giobbi, per la difesa, con visioni opposte.

    Secondo Esposito, padre Zanotti avrebbe meritato 6 anni di carcere senza sconti, considerato che, presentandosi come religioso caritatevole, approfittò «smaccatamente» di un ventenne fragile, senza famiglia e senza casa, tossicodipendente e alcolizzato, bisognoso sia dal punto di vista materiale sia da quello emotivo. La sua è una versione «risibile, illogica e inverosimile», resa durante «un esame surreale» e finalizzato solo a screditare la persona offesa. La pm ha anche chiesto la trasmissione degli atti in procura, per falsa testimonianza, della deposizione di Anna Maria Preceruti, l’ex braccio destro di padre Zanotti, che con lui finì per un periodo ai domiciliari, nel 2020, per la truffa sui rimborsi legata alla gestione dei migranti (patteggiarono entrambi).

    L’avvocato Giobbi ribalta la prospettiva e, nel chiedere l’assoluzione piena del frate, parla di «un ingiusto processo a chi ha dedicato la propria vita agli altri» e di «un’indagine che gridava archiviazione fin dall’inizio». Dal suo punto di vista, è Zanotti la vittima, costretta a vivere nella paura di quel ragazzo dalla personalità «ribelle, prepotente e aggressiva». Un ragazzo «ossessionato» dal religioso e dal sesso. E allora anche i video che filmano gli atti sessuali, sulla carta una prova a favore dell’accusa, prendono tutt’altra tinta. L’avvocato evidenzia come mostrino «due toccamenti avvenuti in maniera repentina» e un altro «strusciamento» quando il frate accettò di procurare del Viagra al giovane. È quest’ultimo ad assumere «una posizione dominante e a dirigere “le operazioni” — nota il legale —. Non urla, non si ribella, non scappa, mentre Zanotti appare timido e intimorito». Nei suoi gesti non c’è «la minima libido». In attesa delle motivazioni (90 giorni), per Giobbi «giustizia è fatta».

    https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/25_maggio_22/padre-zanotti-dai-due-volti-ma-per-i-giudici-non-ci-furono-abusi-sessuali-236aa123-a01e-46ab-910d-55f85b7d8xlk.shtml

  • Arrestato don Jordan Coraglia, è il secondo sacerdote bresciano in un mese indagato per reati su minori

    Arrestato don Jordan Coraglia, è il secondo sacerdote bresciano in un mese indagato per reati su minori

    Nei giorni scorsi è stato arrestato con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico don Jordan Coraglia, parroco di Castelcovati e Comezzano Cizzago (in provincia di Brescia). Il sacerdote 51enne si trova agli arresti domiciliari dopo che, in sede di interrogatorio di convalida, avrebbe ammesso di possedere e di aver scambiato online circa 1.500 file con contenuti a sfondo sessuale riguardanti minorenni. Solo un mese fa, era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale su minori don Ciro Panigara. Il parroco 48enne è stato accusato di episodi che risalirebbero al 2024 e al periodo compreso tra il 2011 e il 2013, ai danni di bambini tra i 10 e i 12 anni all’interno dei paesi di Adro e San Paolo, sempre nel Bresciano.

    Le violenze contestate a don Ciro Panigara

    Don Ciro Panigara è stato arrestato lo scorso 16 aprile. Le indagini nei suoi confronti, condotte dai carabinieri di Borgo San Giacomo e di Verolanuova, sono iniziate in seguito alla denuncia presentata da una educatrice della parrocchia di San Paolo alla quale si era rivolto un ragazzino preadolescente. L’episodio che ha raccontato risaliva al 2024 e, in periodo natalizio, don Ciro Panigara aveva dato le dimissioni da parroco su richiesta della Diocesi di Brescia.

    Gli investigatori, però, hanno continuato a indagare sugli incarichi svolti dal parroco negli anni precedenti arrivando, così, alla parrocchia di Adro. Secondo gli inquirenti, qui nel periodo compreso tra il 2011 e il 2013 si sarebbero verificati numerosi episodi di violenze ai danni di all’incirca cinque ragazzini d’età compresa tra i 10 e i 12 anni. Il parroco si trova, ora, agli arresti domiciliari.

    https://www.fanpage.it/milano/arrestato-don-jordan-coraglia-e-il-secondo-sacerdote-bresciano-in-un-mese-indagato-per-reati-su-minori/

  • Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

    Castelcovati. Si trova ai domiciliari in una località della Valcamonica dove non è presente connessione internet don Jordan Coraglia, il sacerdote 51enne bresciano, ex parroco a Castelcovati, arrestato una decina di giorni fa con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

    L’uomo di Chiesa, che è stato individuato nel corso di un’inchiesta della Polizia Postale, secondo quanto emerso, sarebbe risultato in possesso di 1500 file a carattere pedopornografico, immagini e video che ritraggono ragazzini tra i 10 ed i 14 anni, per lo più delle aree più svantaggiate del mondo, ritratti in pose od azioni sessualmente espliciti.

    Il prete avrebbe tenuto una sorta di “archivio” suddiviso in base alle zone di residenza delle giovanissime vittime.
    Per nascondere le tracce don Jordan avrebbe utilizzato un paio di sim inglesi ed un’applicazione per coprire la navigazione online e mantenere l’anonimato nelle chat di Telegram dove il materiale veniva scambiato tra più utenti. In un caso avrebbe avuto una conversazione con un 15enne, fingendosi un coetaneo.

    Don Coraglia, insieme ad un altro soggetto, contattato solo virtualmente, avrebbe creato un gruppo su Telegram intitolato «Ita», sul quale sarebbero circolati video e immagini a contenuto pedopornografico. Novecento i file scaricati dal sacerdote, 200 quelli che avrebbe condiviso con altri utenti del web.

    Don Coraglia ha ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio di convaida davanti al Gip, ma ha anche detto di non avere mai avuto contatti inappropriati con i giovani delle parrocchie da lui frequentate.

    E’ stato curato a Sale di Gussago e ad Urago Mella,quindi parroco a Castelcovati, dove la notizia del suo arresto per i capi di imputazione a lui contestati non ha mancato di suscitare sorpresa e sgomento tra i fedeli. Don Coraglia è noto anche per avere fondato la “nazionale dei preti”, ricevuta in udienza, in passato, anche da Papa Francesco.

    La Diocesi di Brescia, che lo ha sospeso dall’incarico, si trova ora a dover affrontare il secondo caso di pedofilia nel volgere di poco tempo: il mese scorso, infatti, un altro prete, don Ciro Panigara, parroco a San Paolo, è stato arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minorenni.

    Avrebbe approfittato della propria posizione per compiere abusi sui ragazzini che frequentavano le chiese presso le quali aveva un incarico come curato e, poi, come parroco. Don Ciro, di fronte alle accuse contestate dalla Prcura di Brescia, è rimasto in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Si trova ai domicilairi presso la casa della madre, a Ghedi.

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

  • Parroco arrestato per detenzione di materiale pedopornografico

    Parroco arrestato per detenzione di materiale pedopornografico

    Un sacerdote bresciano, don Jordan Coraglia, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Il provvedimento è stato eseguito in seguito a un’indagine informatica condotta dalla polizia postale di Brescia. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ansa, durante una perquisizione sarebbero state scovate foto compromettenti sul telefono del religioso di 51 anni. Foto e video hot di minorenni sarebbero stati condivisi su alcuni canali Telegram.

    Don Coraglia, classe 1974, è già stato sospeso dall’incarico di parroco. Dal 2022 guidava l’unità pastorale Santa Maria delle Nuvole, che comprende le parrocchie di Castelcovati, Cizzago e Comezzano. Ordinato sacerdote nel 2005, ha prestato servizio come viceparroco a Sale di Gussago e successivamente in diverse parrocchie della città: Urago Mella, Santa Giovanna Antida e Divin Redentore. Attualmente si trova agli arresti domiciliari. Originario di Quinzano d’Oglio, Coraglia aveva anche fatto parte della Nazionale italiana di calcetto a cinque riservata ai preti, partecipando diverse volte ai campionati Europei e indossando anche la fascia di capitano.

    Poco meno di un mese fa l’arresto di Ciro Panigara
    Un’altra bufera si abbatte sulla diocesi di Brescia. Nemmeno un mese fa l’arresto di don Ciro Panigara per violenza sessuale aggravata su minori. Il religioso, 48 anni, era stato sospeso dal suo incarico quando era parroco di San Paolo, solo pochi mesi fa, e poi arrestato, il 16 aprile, dai carabinieri di Verolanuova su indicazione della pm Ines Bellesi. Sarebbero almeno 6 le vittime dei presunti abusi di don Panigara: tutti ragazzini di età compresa tra i 10 e i 12 anni, sia quando era curato ad Adro che nelle settimane del suo ultimo impegno a San Paolo.

    https://www.bresciatoday.it/cronaca/castelcovati-jordan-coraglia-arrestato.html

  • Bergamo, padre Zanotti accusato di violenza sessuale. “Quel ragazzo ha dormito con me due volte”

    Bergamo, padre Zanotti accusato di violenza sessuale. “Quel ragazzo ha dormito con me due volte”

    Bergamo, 1 maggio 2025 – A 75 anni, padre Antonio Zanotti è imputato di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di un ospite che dal 2015 al 2018 era stato nella comunità Oasi 7 di Antegnate fondata dal frate. E dalla denuncia (e non solo da quella) del giovane, straniero adottato che ha bazzicato diversi centri prima di arrivare a Antegnate, è scattata l’indagine nei confronti del frate (che ha già scontato i 4 anni patteggiati per la truffa dell’accoglienza dei profughi). 

    La deposizione 

    E ieri davanti al tribunale collegiale avrebbe dovuto deporre proprio la vittima, qui parte civile (assistito dall’avvocato Sgrò, e rappresentata dalla collega Longhi), con accompagnamento coatto. Ma non si è presentato e il tribunale ha deciso di acquisire la denuncia e le dichiarazioni in sit (sommarie informazioni testimoniali) in fascicolo. A quel punto è toccato a padre Zanotti, difeso dall’avvocato Giobbi. Ad accusare il frate ci sono filmati del giovane che lo riprendono con l’imputato. Sono due episodi. 

    Le spiegazioni 

    “Aveva un attaccamento morboso. Era attaccato a me, mi chiamava “papi”, voleva l’esclusiva, stare solo lui con me. Ma ne ha combinate di tutti i colori – continua il padre, rispondendo alle domande, prima del pubblico ministero e poi del suo avvocato per l’esame – ha dormito con me due volte. Mi diceva, altrimenti mi ammazzo. Mi ricordo che una volta mi sono svegliato nel cuore della notte e lui non c’era. Mi sono accorto che mi aveva ripulito l’ufficio. Mi aveva portato via anche un piccolo lingotto che avevo preso in India (dove Zanotti aveva portato anche la vittima). In India avevamo due comunità. Lui (il giovane) ogni tanto prendeva e spariva per qualche mese. Aveva anche problemi di droga”. 

    https://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/bergamo-padre-zanotti-processo-violenza-sessuale-az00xa62

  • Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

    Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

    Garlasco (PV) – Trovando una chiavetta del PC di Chiara Poggi gli investigatori sono incappati in una serie di file tremendi intitolati: Pedofilia, Anoressia, Abusati, Cocaina Cattiva e Ragazze Sconnesse. Tutta sta roba è stata sfrugugliata nell’attuale inchiesta ed è riferita al periodo che va dal giugno del 2007, al 13 agosto 2007, il giorno dell’omicidio.

    Chiara aveva iniziato ad effettuare una serie di ricerche sul Web . Ricerche particolari, roba strana che Chiara stava cercando di capire. Il fatto che Chiara non abbia salvato i file sul Pc ma su una chiavetta Usb fa pensare. Sarà perché la giovane aveva capito che stava maneggiando della nitroglicerina e doveva fare in modo che queste ricerche non venissero a galla. Ma dopo quasi vent’anni a galla sono venute.

    Dalle indiscrezioni in nostro possesso non siamo in grado di stabilire dov’è stata trovata la chiavetta, ma è certo che esiste, e contiene quei file. Pare che Chiara facesse queste ricerche di sera, a volte la mattina presto di venerdì e in pausa pranzo. La prima ricerca risale alla sera di venerdì 8 giugno 2007: Chiara scarica un’inchiesta sulla pedofilia che salva in tre file diversi.

    Il 12 giugno 2007, Chiara s’è alzata presto per compiere un’ulteriore ricerca e, alle 6:34 salvava una serie di articoli e di approfondimenti in un file che tratta di minorenni abusati in contesti ecclesiastici negli Usa. Otto minuti dopo registrava articoli sulla cocaina e su come possa cambiare il comportamento delle persone. Non è finita: domenica 1° luglio 2007 un’altra ricerca, questa volta il file salvato si chiama Ragazze Sconnesse con articoli su adolescenti con problemi.

    Chiara ha scoperto qualcosa, forse a Garlasco o nella zona, poi s’è messa a fare approfondimenti, alla fine era pronta per denunciare tutto e il delitto sarebbe arrivato proprio per evitarlo. Per il legale di Andrea Sempio, avvocato Massimo Lovati, Chiara sarebbe stata uccisa da un sicario perché aveva scoperto un segreto relativo a una torbida vicenda di chiesa, che sarebbe pienamente venuta a galla solo alcuni anni dopo il suo assassino, relativa a uno scandalo sessuale al santuario della Bozzola, vicino a Garlasco.

    In sintesi, nel 2012 il Santuario della Bozzola fu travolto da uno scandalo che travolse don Guglielmo Giovanelli, all’epoca rettore del santuario, ricattato da persone che avevano scoperto che commetteva molestie e abusi sessuali su minori, sfruttando la sua posizione e la fiducia delle vittime e delle loro famiglie. I Carabinieri che si infiltrarono anche con travestimenti nel santuario, scoprirono che al religioso erano stati estorti ben 250.000 euro e alla fine arrestarono tutti quanti, prete compreso.

    Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

  • Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Milano, 27 aprile 2025 – Si è concluso, lo scorso 24 aprile, il primo grado di giudizio del processo canonico, nel quale don Samuele Marelli era imputato perché accusato di abusi sessuali sui ragazzini in oratorio. Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi e all’epoca dei fatti vicario della congregazione Giovanni Paolo II di Seregno (Monza) e coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie.

    Il Tribunale ecclesiastico incaricato ha comunicato all’Arcivescovo di aver riconosciuto la colpevolezza del sacerdote, in riferimento a due fattispecie delittuose per l’ordinamento canonico: atti contro il sesto comandamento del decalogo con minore da parte di un chierico (can. 1398 § 1, 1°) e atti contro il sesto comandamento del decalogo da parte di un chierico con persona maggiorenne, compiuti tramite abuso di autorità (can. 1395 § 3).

    Allo stesso sacerdote è stata pertanto inflitta la seguente pena: la proibizione, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano; la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne; la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari, attraverso qualunque mezzo, con persone che erano canonicamente domiciliate a Seregno nel periodo in cui don Samuele ha svolto ivi il ministero sacerdotale.
    Ogni pena canonica è sempre finalizzata ad ottenere il ristabilimento della giustizia, il pentimento del reo e la riparazione dello scandalo (cfr. cann. 1311 § 2 e 1341) ed è pertanto uno strumento che la Chiesa fa suo per custodire il bene di tutti fedeli.
    Trattandosi di una sentenza in primo grado di giudizio, è soggetta a possibile appello e non è dunque da considerarsi come definitiva. Nel mentre, rimangono in essere le misure cautelari imposte al sacerdote, al quale continua pertanto ad essere proibito l’esercizio pubblico del ministero al di fuori del luogo della sua attuale dimora, nonché il contatto volontario con i fedeli della comunità di Seregno.
    La decisione della pena, inflitta in primo grado, è stata letta questa mattina da mons. Michele Elli, Vicario episcopale della Zona V (Monza), al termine della Messa celebrata nella parrocchia di San Giuseppe a Seregno.  Elli ha anche espresso “nuovamente la vicinanza a tutte le persone coinvolte e che hanno sofferto per questa vicenda, nonché a tutta la comunità cristiana che vive un momento di turbamento e di ferita. I fatti accaduti ci spronano a ricercare una sempre migliore formazione di tutti coloro che svolgono un servizio educativo nelle comunità cristiane, una prevenzione più efficace e una condivisione delle scelte e degli stili educativi”. Infine, un ringraziamento a “coloro che in questa difficile situazione hanno sostenuto e incoraggiato il cammino di tante persone e dell’oratorio”.
    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/don-samuele-marelli-tbodqwuu
  • Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    I messaggi osceni, l’invito a «dormire tutti insieme nel lettone», i palpeggiamenti. Per due ragazzi minorenni, destinati ad occuparsi degli anziani in una Rsa come percorso di recupero per loro condotta turbolenta a scuola, l’esperienza si è risolta in un incubo di molestie sessuali da parte degli adulti responsabili della struttura, che avrebbero occuparsi del loro progetto rieducativo. E adesso la vicenda è finita davanti al tribunale di Monza, dove rispondono dell’accusa di violenza sessuale il 41enne Daniele Cannone, e di quella di molestie il 57enne Gabriele Corsani, ex sacerdote.

    Quest’ultimo non è nome nuovo alle cronache per fatti di questo tipo. Nei suoi anni da religioso (durante i quali era stato vicino alla famiglia Berlusconi, per la quale aveva celebrato i funerali della madre del Cavaliere) Corsani era finito sotto processo per altri reati di natura sessuale contro alcuni allievi di un istituto scolastico del Milanese, per episodi avvenuti una decina di anni fa durante un soggiorno estivo di gruppo in Romagna. Vicenda che lo aveva visto condannato in primo grado a tre anni e 4 mesi, e assolto in appello per il mancato riconoscimento di un’aggravante che aveva fatto cadere l’accusa per tardività della querela.

    Ora un nuovo processo per fatti avvenuti nel 2024, secondo la denuncia presentata da due ragazzi all’epoca di 16 e 15 anni, assistiti dagli avvocati Giorgio Ballabio e Francesco Berterame. I due erano stati sospesi dalla loro scuola nell’hinterland milanese, per varie intemperanze e motivi disciplinari. In particolare, avevano dato vita a una violenta rissa. Per questo motivo erano stati assegnati a un programma di volontariato alla Rsa di Sesto San Giovanni, dove invece, secondo i reati contestati, si sono ritrovati vittime di abusi.

    Palpeggiamenti, domande interenti la propria sfera sessuale, e quei messaggi dell’ex sacerdote che chiedeva a uno dei giovani se si fosse lavato le parti intime, e se avesse voluto dormire nel «lettone» con lui e «altri tre minorenni». Secondo quanto emerso, Gabriele Corsani ha chiesto di poter estinguere il reato attraverso l’oblazione, ma il magistrato ha negato questa possibilità, considerando troppo gravi i fatti contestati, rinviando il processo al prossimo autunno.

    Ernesto Guido Gatti, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Sesto San Giovanni, in una nota esprime «sgomento e profonda preoccupazione», esorta il sindaco Roberto Di Stefano a riferire in aula e chiede «le dimissioni immediate del consigliere Gabriele Corsani, che ricopre un incarico fiduciario e rappresentativo all’interno di una realtà comunale sensibile come una Rsa, e che, almeno fino al completo accertamento dei fatti, non può restare in carica».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_23/monza-gabriele-corsani-di-nuovo-nei-guai-per-molestie-sessuali-su-minori-denunciato-da-due-ragazzi-volontari-in-una-rsa-e3198467-6229-4946-b05d-e1b66be89xlk.shtml