Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • “Sei vittime tra i 10 e i 12 anni”: violenza sessuale su minori, il parroco non parla

    “Sei vittime tra i 10 e i 12 anni”: violenza sessuale su minori, il parroco non parla

    Accusato di violenza sessuale aggravata su minori, don Ciro Panigara davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere: il religioso, 48 anni, era stato sospeso dal suo incarico quando era parroco di San Paolo, solo pochi mesi fa, e poi arrestato in questi giorni dai carabinieri di Verolanuova su indicazione della pm Ines Bellesi. Sarebbero almeno 6 le vittime dei presunti abusi di don Panigara: tutti ragazzini di età compresa tra i 10 e i 12 anni, sia quando era curato ad Adro che nelle settimane del suo ultimo impegno a San Paolo.

    Arrestato a casa della madre

    Le indagini, avviate dalla stazione dei carabinieri di Borgo San Giacomo e dal Nucleo operativo radiomobile di Verolanuova, “ha consentito di accertare – si legge nella nota diffusa dai militari – che l’indagato, in qualità di parroco e curato in due Comuni della provincia, tra il 2011 e il 2013 e nel 2024, avrebbe posto in essere numerose condotte di violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minori, che gli erano stati affidati per lo svolgimento di attività parrocchiali”. È stato raggiunto dall’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari quando si trovava a casa della madre, a Ghedi. Ora l’interrogatorio di garanzia, davanti al gip Alessandro D’Altilia: don Ciro Panigara ha scelto di non parlare.

    https://www.bresciatoday.it/cronaca/don-ciro-interrogatorio.html

  • Pedofilia a Brescia: nuovo fascicolo ma vecchio caso

    Pedofilia a Brescia: nuovo fascicolo ma vecchio caso

    42231 BRESCIA-ADISTA. Don Ciro Panigara, parroco a San Paolo, nella diocesi di Brescia, è stato arrestato per presunta violenza sessuale aggravata ai danni di minori. 48 anni, ordinato nel 2004 dopo aver fatto l’elettricista, è stato viceparroco in diversi Comuni del bresciano: Isorella (2004-2008), Adro (2008-2013) e Torbiato (2009-2013). Per tre anni cappellano all’Ospedale Poliambulanza di Brescia, dal 2016 al 2020 è stato curato a Leno, Milzanello e Porzano, poi amministratore parrocchiale della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Visano sino al 2024 quando, a ottobre, è arrivato a San Paolo.

    Ma è durato poco: il 5 gennaio di quest’anno il vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada ha comunicato che due giorni prima aveva «accolto le dimissioni del vostro parroco don Ciro Panigara. Nel percorso di discernimento personale e pastorale con il Vescovo e con le persone che l’hanno accompagnato in questi primi mesi di ministero tra voi, sono purtroppo emerse situazioni e elementi di criticità, che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali». Gli elementi di criticità sono l’abuso sessuale subìto da un minore che lo ha immediatamente confidato a un’educatrice: durante una tre giorni di «convivenza in oratorio», lui, che non aveva un materassino ma solo un sacco a pelo, è stato invitato da don Ciro a dormire sul suo letto. Durante la notte, si legge sul Corriere della Sera di Brescia, il ragazzino ha sentito «la sua mano che ha afferrato la mia e l’ha appoggiata sulle sue parti intime». Al mattino, l’immediata confidenza all’educatrice, che ha segnalato al vescovo. «Se fossimo stati a conoscenza dei precedenti, le cose sarebbero andate diversamente», ha detto.

    Già, perché se è vero che questa volta la diocesi è intervenuta subito, sospendendo il prete (e un fascicolo è stato aperto in Procura), poco più di dieci anni fa, come la Procura ha ricostruito, ad Adro si parla di cinque vittime e numerosi episodi in cui il prete avrebbe palpeggiato ragazzini con il pretesto «di mostrarci i primi computer, farci giocare e insegnarci come funzionavano: ci faceva sedere sulle sue ginocchia». È descritto come un uomo brillante e carismatico, con una passione smodata per le sneakers (scarpe sportive) più di grido, che lo avvicinavano ai parrocchiani più giovani, che a volte invitava a pranzo o a cena.

    Una delle segnalazioni relative al periodo, tra il 2012 e il 2013 (quando poi il prete venne infatti destinato a un incarico presso l’ospedale, dunque lontano da minori), è arrivata lo scorso dicembre alla Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di abusi sessuali perpetrati dal clero. Secondo i dati in possesso del presidente Francesco Zanardi, a Brescia sono 15 i casi noti di preti predatori; 159 in Lombardia, per un totale di 533 vittime. Di queste, 501 di sesso maschile, 32 femminile. Si tratta solo dell’emerso, dunque della punta dell’iceberg.

    Nel 2013, dunque, don Panigara era stato allontanato da Adro e aveva seguito una terapia psicologica; secondo il Corriere, «il terapista nulla avrebbe saputo delle contestazioni precise mosse nei suoi confronti»; la sua valutazione finale parla di un orientamento eterosessuale, nessuna tendenza di natura pedofila e una personalità a tratti immatura. Insomma: pronto per tornare a occuparsi di adolescenti. Ad Adro la notizia dell’arresto non ha suscitato particolare stupore: quelle “attenzioni” erano un segreto di Pulcinella. All’epoca, grazie alle testimonianze di alcune famiglie, il prete era stato, secondo una pessima prassi comune nella Chiesa, trasferito altrove.

    https://www.adista.it/articolo/73715

  • Don Ciro Panigara, il parrocco arrestato per abusi era stato in cura. I fedeli: «Le voci giravano da mesi, tutti sapevano»

    Don Ciro Panigara, il parrocco arrestato per abusi era stato in cura. I fedeli: «Le voci giravano da mesi, tutti sapevano»

    «Brillante, sempre di compagnia, carismatico». Con una passione che di certo non passava inosservata e quasi sfociava nella mania: adorava le sneakers, don Ciro Panigara. Quelle all’ultima moda, di tendenza, dei marchi più noti. Quelle che piacciono anche ai giovanissimi, nei quali suscitava ammirazione e «vicinanza». È capitato anche che le regalasse, le scarpe da ginnastica o che li portasse fuori a pranzo, a cena. Ma agli atti non è emerso che elargisse soldi o regali in cambio di prestazioni sessuali.

    Originario di Ghedi, in realtà «ho maturato la mia vocazione religiosa frequentando l’oratorio, mi sono sempre trovato bene con i miei amici» ma «prima, in realtà, avevo un altro sogno: diventare un grande elettricista», dichiarò nel 2016 quando divenne curato a Leno. Il mestiere l’aveva imparato all’istituto tecnico Bonsignori di Remedello, sempre in provincia di Brescia. La chiamata è arrivata quando già stava lavorando: «Ho preso la scossa da Dio e sono entrato in seminario. Ho vissuto anni bellissimi e sono diventato sacerdote. Felice di essere prete».

    Ordinato nel giugno del 2004, a 27 anni, don Panigara è stato curato a Isorella (2004-2008), Adro (2008-2013) — dove negli ultimi due anni, stando agli inquirenti, avrebbe ripetutamente abusato di cinque ragazzini — e Torbiato (2009-2013) per poi diventare cappellano all’ospedale Poliambulanza di Brescia, proprio dal 2013: «L’esperienza con i malati — raccontò — mi ha fatto crescere molto». Non era arrivato a caso, però, in corsia, ma dopo l’allontanamento, proprio da Adro, dopo la segnalazione di almeno una presunta violenza su un ragazzino. Prima di tornare tra i giovanissimi, dopo oltre un decennio, don Ciro ha affrontato un lungo percorso psicologico con un terapista che però nulla avrebbe saputo delle contestazioni precise mosse nei suoi confronti e con il quale il sacerdote avrebbe minimizzato eventuali comportamenti scorretti. Al termine, sono stati ravvisati un orientamento eterosessuale, nessuna tendenza di natura pedofila e una personalità a tratti immatura. Quindi è stato ritenuto idoneo per interagire di nuovo con gli adolescenti, a San Paolo, nel 2024. Nella Bassa bresciana era già stato curato a Leno, Milzanello e Porzano dal 2016 al 2020, per poi diventare amministratore parrocchiale a Visano fino al 2024.

    Se la presunta «attenzione» che don Panigara riservava ai bambini e ai ragazzini della parrocchia doveva essere un segreto, era un segreto che tutti conoscevano. Tanto che ieri la piccola comunità di Adro non ha accolto la notizia del suo arresto con particolare sorpresa. Perché di quelle «attenzioni» si era parlato a lungo, al tempo della permanenza del sacerdote nel comune franciacortino. «Sì, sapevamo che aveva fatto qualcosa di male, alcuni genitori erano andati a parlare con il parroco, don Mario. Poi era effettivamente andato via. Quindi abbiamo immaginato che fosse tutto vero, non solo voci di paese».

    Proprio in paese quasi tutti lo ricordano, qualcuno lo difende («era una brava persona, si impegnava molto nelle attività per i ragazzi»), tanti scuotono la testa. E non perché sono increduli: piuttosto perché, a tanti anni di distanza, quella che sembrava una vicenda ormai sepolta è tornata invece a bussare prepotente. Anche alla porta di quel don «Mario» (in realtà si chiama Gian Maria Fattorini) che per primo aveva sollevato la questione all’interno della diocesi. E che oggi si limita a confermare «di avere raccolto, al tempo, le testimonianze di alcune famiglie del paese che si sono rivolte a me e di avere a mia volta rappresentato la situazione al mio superiore». Altro, don Mario non intende dire. «Ho riferito tutto al pubblico ministero che si occupa dell’indagine in corso, non ho niente da aggiungere».

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_17/don-ciro-panigara-la-vocazione-arrivata-come-una-scossa-e-il-percorso-di-cura-dopo-le-segnalazioni-delle-famiglie-077f83c7-747c-4143-8006-253f9282axlk.shtml

  • Brescia, parroco del comune di San Paolo arrestato per violenza sessuale su minori

    Brescia, parroco del comune di San Paolo arrestato per violenza sessuale su minori

    Il caso era nato lo scorso gennaio, nella parrocchia di San Paolo, piccolo comune (circa 4500 abitanti) della Bassa bresciana. Durante la messa del 5 gennaio, lasciando la comunità «sconcertata e frastornata», era stata letta ai fedeli la lettera del vescovo Pierantonio Tremolada con annunciava l’addio del prete del paese, don Ciro Panigara, insediatosi da poco più di due mesi (fece ingresso nella comunità locale domenica 20 ottobre, quando ci fu la cerimonia di ingresso del nuovo parroco): «Sono purtroppo emerse situazioni e criticità che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali». Per fare luce sulla natura delle «situazioni e criticità», era stata aperta un’inchiesa da parte delle forze dell’ordine.

    Abusi recenti e lontani: sotto la lente anche episodi di 13 anni fa

    Gli investigatori, oltre all’abuso più recente, a San Paolo, dal quale sono partite le indagini, hanno rilevato presunte violenze sessuali ai danni di minori già in una precedente esperienza ad Adro, paese della Franciacorta, dove è stato vicario dal 2008 al 2013: i fatti risalirebbero agli anni 2012 e 2013, appunto, prima che don Panigara divenisse collaboratore cappellano alla Poliambulanza di Brescia, incarico che ha mantenuto sino al 2016, quando si spostò a fare il vicario nella Bassa, nelle diocesi di Leno, Milzanello e Porzano. Poi, per quattro anni, è stato parroco di Visano: infine la brevissima esperienza a San Paolo.

    Sei i minori abusati, avrebbero tra i 10 e i 12 anni

    Oggi i carabinieri della Compagnia di Verolanuova hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare che dispone gli arresti domiciliari per l’ex parroco, responsabile di violenze sessuali aggravate. L’indagine ha consentito di accertare che l’indagato, in qualità di curato e parroco in due comuni della provincia di Brescia, dal 2011 al 2013 e nel 2024, avrebbe posto in essere numerose condotte di violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minori (sarebbero sei e avrebbero tra i 10 e i 12 anni), che gli erano stati affidati per lo svolgimento di attività parrocchiali.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_16/brescia-parroco-del-comune-di-san-paolo-arrestato-per-presunti-abusi-sessuali-su-minori-c9c09b2c-dbf1-47e2-9a6d-1e04858ffxlk.shtml

  • «Abusi sessuali su minori», arrestato l’ex parroco di San Paolo

    «Abusi sessuali su minori», arrestato l’ex parroco di San Paolo

    Un sacerdote bresciano è stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare ed è ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Si tratta di don Ciro Panigara, sacerdote che a inizio anno aveva dato le dimissioni come parroco di San Paolo, nella Bassa, su richiesta della diocesi Bresciana dopo che un ragazzino aveva raccontato di attenzioni ricevute dal sacerdote.

    «Sono emerse situazioni ed elementi di criticità che consigliano di interrompere immediatamente l’esperienza nella comunità parrocchiale» le parole del vescovo di Brescia Tremolada in una lettera che venne letta in chiesa ai fedeli . «Lo smarrimento che questa decisione – aggiunse il Vescovo – provoca in tutti voi fedeli è comprensibile. Il parroco ha rimesso il mandato per poter proseguire con più libertà il suo cammino personale».

    Oltre all’episodio di fine dicembre a San Paolo, al sacerdote vengono contestati episodi relativi al 2011 al 2013 quando era curato in una parrocchia della Franciacorta, ad Adro. Le presunte vittime sono sempre state minori che gli erano stati affidati per lo svolgimento di attività parrocchiali.

    https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/violenza-sessuale-minori-arrestato-parroco-san-paolo-xvtprwbf

  • Brescia, violenze sessuali su minori: arrestato parroco

    Brescia, violenze sessuali su minori: arrestato parroco

    Violenze sessuali su minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali. I carabinieri di Verolanuova, in provincia di Brescia, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare del gip di Brescia che ha disposto gli arresti domiciliari per un 48enne ritenuto presunto responsabile di violenze sessuali aggravate.

    Le indagini dei carabinieri di Borgo San Giacomo e del Norm di Verolanuova hanno accertato che il 48enne, curato e parroco di due comuni della provincia bresciana, dal 2011 al 2013 e nel 2024 avrebbe violentato alcuni minori che svolgevano attività parrocchiali. ciro panigara

    https://www.lapresse.it/cronaca/2025/04/16/brescia-violenze-sessuali-su-minori-arrestato-parroco/

  • Don Samuele Marelli accusato di abusi sessuali: «Ai campi estivi fotografava i ragazzi sotto la doccia»

    Don Samuele Marelli accusato di abusi sessuali: «Ai campi estivi fotografava i ragazzi sotto la doccia»

    «Don Samuele? Non è possibile». Il giorno dopo l’articolo del Corriere, la notizia rimbalza nelle chat e nei capannelli di Seregno. Don Samuele Marelli, l’ex responsabile degli oratori, è sotto indagine per presunti abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi. «Molti mostrano incredulità, ma secondo me fingono — racconta il padre di due giovani frequentatori degli oratori San Rocco e Santa Valeria — perché le voci, negli ultimi due mesi, erano ormai oltre il pettegolezzo». E in effetti ora c’è chi esce allo scoperto: «Andavamo a vedere le diapositive dei campi estivi e, tra le foto di gruppo durante un escursione, spuntavano immagini dei ragazzi sotto la doccia, o che uscivano dai bagni con solo l’asciugamano addosso — racconta un altro genitore —. Non si vedevano parti intime, ma qualche dubbio era venuto. Ora, però, la cosa assume tutt’altro peso».

    I primi sospetti su don Samuele, riferiscono dal consiglio pastorale, erano affiorati nella primavera 2023, fino al suo allontanamento, giustificato dalla «necessità di un periodo di discernimento e di recupero psicofisico», all’inizio del 2024. L’arcidiocesi offre la ricostruzione ufficiale: «Durante le festività natalizie del dicembre 2023 sono giunte formalmente all’Ordinario diocesano alcune segnalazioni di comportamenti non appropriati da parte di don Marelli rispetto al proprio ministero di sacerdote e al proprio ruolo di educatore — si legge in una nota —. Subito, a titolo prudenziale, si è ritenuto di chiedergli di allontanarsi da Seregno e di sospendere qualunque attività pastorale, per procedere poi a una verifica di queste segnalazioni, per quanto compete all’autorità ecclesiastica, secondo le normative canoniche».

    L’arcivescovado, poi, spiega che «in quella situazione e per quelle che erano le informazioni allora disponibili, si è valutato non opportuno comunicare pubblicamente le motivazioni dell’allontanamento di don Marelli, soprattutto a tutela delle persone eventualmente coinvolte e delle loro famiglie, e del diritto alla buona fama». Ma nel frattempo, «già da febbraio 2024 è stata avviata la cosiddetta “indagine previa”, ovvero quella fase prevista dalla normativa canonica finalizzata a verificare la probabilità effettiva circa la commissione di un delitto canonico, i cui atti sono stati inviati al Dicastero per la Dottrina della Fede. Nel mese di giugno 2024, secondo le indicazioni ricevute dalla Santa Sede, il Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ha avviato il processo canonico in primo grado di giudizio, la cui conclusione è prevista nelle prossime settimane».

    La diocesi sottolinea anche che «a coloro che hanno segnalato i suddetti fatti all’Ordinario diocesano è stato ricordato che era loro garantita la possibilità di presentare denuncia anche in sede statale» e che «tutte le energie di sacerdoti, laici e laiche della comunità di Seregno sono da mesi indirizzate ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie, che stanno affrontando un tempo di analisi dell’accaduto, insieme a qualificate professioniste, che li sostengono e li affiancano, ascoltando e accogliendo le loro sofferenze, preoccupazioni e interrogativi. La parrocchia, l’Arcivescovo con i suoi collaboratori e l’intera comunità diocesana sono vicini alle persone coinvolte».

    Sarebbero dieci i ragazzi sentiti durante gli accertamenti del diritto canonico, e intanto in procura, a Monza, la polizia giudiziaria, coordinata dal pm Francesca Gentilini, sta raccogliendo materiale e testimonianze che sembra destinato a provocare altro sconcerto in una comunità religiosa già sotto shock.

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_28/don-samuele-marelli-accusato-di-abusi-sessuali-i-genitori-ai-campi-estivi-fotografava-i-ragazzi-sotto-la-doccia-f6ddaf8d-61e3-4c7e-ba8b-847d5a675xlk.shtml

  • I presunti abusi, le segnalazioni: perché si indaga su don Samuele Marelli

    I presunti abusi, le segnalazioni: perché si indaga su don Samuele Marelli

    Nel giugno 2024 «il Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ha avviato il processo canonico in primo grado di giudizio, la cui conclusione è prevista nelle prossime settimane», nei confronti di don Samuele Marelli, sacerdote dell’arcidiocesi di Milano. Lo rende noto un comunicato diffuso oggi dalla Curia in merito alla vicenda che vede coinvolto l’ex direttore della Fondazione oratori milanesi (Fom), a carico del quale la Procura di Monza ha aperto un fascicolo d’inchiesta per presunti abusi sessuali su minori, che si sarebbero verificati quando don Marelli era vicario della comunità pastorale “San Giovanni Paolo II” di Seregno (Monza) e, in essa, responsabile della pastorale giovanile. Una vicenda che sta suscitando profondo turbamento e sofferenza nella popolosa comunità brianzola. E l’avvio – sottolinea la nota della diocesi – di un percorso di ascolto e sostegno «ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie». Don Marelli, 49 anni, prete dal 2002, ha guidato la Fom dal 2008 al 2017 ed è stato anche responsabile di Odielle (Oratori diocesi lombarde).

    Subito via da Seregno

    Dicembre 2023, festività natalizie. È in quei giorni che «giungono formalmente all’ordinario diocesano», l’arcivescovo Mario Delpini, «alcune segnalazioni di comportamenti non appropriati da parte di don Marelli», dal 2017 vicario a Seregno, «rispetto al proprio ministero di sacerdote e al proprio ruolo di educatore. Subito, a titolo prudenziale, si è ritenuto di chiedergli di allontanarsi da Seregno e di sospendere qualunque attività pastorale, per procedere poi a una verifica di queste segnalazioni, per quanto compete all’autorità ecclesiastica», spiega il comunicato diffuso da piazza Fontana. «In quella situazione e per quelle che erano le informazioni allora disponibili – riprende la nota – si è valutato non opportuno comunicare pubblicamente le motivazioni dell’allontanamento di don Marelli, soprattutto a tutela delle persone eventualmente coinvolte e delle loro famiglie, e del diritto alla buona fama».

    Il processo canonico

    Già nel mese di febbraio del 2024 veniva avviata la cosiddetta “indagine previa”, «ovvero quella fase prevista dalla normativa canonica finalizzata a verificare la probabilità effettiva circa la commissione di un delitto canonico, i cui atti sono stati inviati al Dicastero per la Dottrina della fede». Nel giugno 2024, «secondo le indicazioni ricevute dalla Santa Sede», come detto, l’avvio del processo canonico presso il Tribunale ecclesiastico lombardo. A quanti hanno segnalato i fatti che hanno portato all’allontanamento del sacerdote e al processo canonico, la diocesi ha ricordato «che era loro garantita la possibilità di presentare denuncia» anche alle autorità dello Stato.

    Sostegno ai ragazzi

    Ma la risposta della comunità ecclesiale non si ferma al processo. «Tutte le energie di sacerdoti, laici e laiche della comunità di Seregno – conclude la nota della diocesi – sono da mesi indirizzate ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie, che stanno affrontando un tempo di analisi dell’accaduto, insieme a qualificate professioniste, che li sostengono e li affiancano, ascoltando e accogliendo le loro sofferenze, preoccupazioni e interrogativi». Nelle scorse settimane il Consiglio pastorale è stato informato sulla vicenda. La parrocchia, l’arcivescovo Delpini «con i suoi collaboratori» e «l’intera comunità diocesana sono vicini alle persone coinvolte».

    Indagine delicata

    Quella avviata dalla Procura di Monza è un’indagine delicata, come confermato dal procuratore di Monza Claudio Gittardi, e sulla quale finora era stato tenuto il massimo riserbo. Un’indagine partita dalla segnalazione delle famiglie di alcuni ragazzi che frequentavano l’oratorio e che avrebbero riferito di comportamenti inappropriati e molestie subite da parte del sacerdote. Quei ragazzi hanno trovato la forza e il coraggio di confidarsi con i genitori. E di chiedere aiuto. Le segnalazioni sono arrivate a educatori e animatori, a loro volta depositari dei racconti di alcuni ragazzi, che hanno deciso di presentare un esposto e di riferire tutto alla Curia. Che non è rimasta con le mani in mano.

  • Inchiesta su don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione oratori milanesi: «Abusi sessuali sui ragazzi»

    Inchiesta su don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione oratori milanesi: «Abusi sessuali sui ragazzi»

    Le ultime notizie ufficiali, comunicate la scorsa primavera dai sacerdoti ai fedeli durante la messa, parlavano della necessità di un periodo di «discernimento», considerato «opportuno», allo scopo di «favorire un recupero psico-fisico». Era maggio 2024, ma in realtà di don Samuele Marelli, 49 anni, già direttore in passato della Fondazione degli oratori milanesi, e in quell’epoca vicario della comunità religiosa Giovanni Paolo II di Seregno (Monza), nonché responsabile della relativa pastorale giovanile che comprende sei parrocchie, non si avevano più notizie già dai primi mesi dello stesso anno, quando, sempre stando a quanto riferito, era stato lui stesso a chiedere il «distacco».

    Sparito improvvisamente dall’ambiente parrocchiale in una cortina di silenzio. Lasciando dietro di sé una certa incredulità e un vuoto colmato progressivamente dal chiacchiericcio sussurrato dei primi mesi, e successivamente da indiscrezioni sempre più fitte e insistenti su «comportamenti non appropriati» che si sono tradotti in gravi accuse contro il religioso di abusi sessuali ai danni di ragazzi che frequentavano l’oratorio. Notizia che, negli ultimi mesi, sta circolando nell’ambiente parrocchiale della cittadina brianzola, e che aspetta ora la prima risposta degli organi di giustizia, almeno quelli della Curia. E nel frattempo, in attesa della pronuncia del tribunale ecclesiastico lombardo, che dovrebbe essere depositata a breve, anche la procura di Monza sta conducendo i propri accertamenti dopo aver aperto un fascicolo coperto, allo stato attuale, dal massimo riserbo investigativo.

    Dopo più di un anno di assenza da Seregno (e dopo i 7 precedenti, trascorsi nella cittadina brianzola), i pettegolezzi lasciano dunque il posto ai veri motivi dell’allontanamento di don Samuele: il prete carismatico, brillante, efficace comunicatore inserito nelle altre sfere ecclesiastiche lombarde, tanto da essere stato il numero uno della Fom, la Fondazione diocesana responsabile degli oratori milanesi e, proprio per quel ruolo da trovarsi seduto alla sinistra di Papa Francesco sul palco dello stadio San Siro, al culmine della visita milanese del Pontefice del 25 marzo 2017.

    È questo il sacerdote che accompagnava i ragazzi in piscina, ai campi estivi al mare, e che esercitava su di loro un innegabile ascendente. Ma anche quello sul quale si sono addensate voci e sospetti per presunti atteggiamenti equivoci, battute fuori luogo, ostentazioni del corpo inadeguate. Sono ancora molto frammentarie le informazioni sul numero di potenziali vittime, sulla loro età, e sul tipo di condotte esercitate dal prete.
    È emerso, però, che a manifestare i primi segni di disagio, nel corso del 2023, sarebbero stati alcuni ragazzi, tutti maschi, frequentatori abituali dell’oratorio a Seregno, cittadina di forte tradizione ecclesiastica che raccoglie molti adolescenti attorno all’ambiente delle parrocchie.

    Un malessere che non è sfuggito agli educatori che operavano tra i giovani, e che avrebbe portato alla presentazione di un esposto alle autorità e alla segnalazione del caso presso la Curia. Da quel momento, cioè da subito, secondo quanto è stato possibile ricostruire, a don Samuele sono stati tolti gli incarichi: sospensione da qualunque attività pastorale (attualmente risulta trasferito in «altra struttura diocesana», come già riferito lo scorso anno). La giurisdizione ecclesiastica ha fatto partire la cosiddetta «indagine previa», come viene definita l’istruttoria preliminare nel diritto canonico, durante la quale sarebbero stati ascoltati una decina di persone, soprattutto giovani.

    Stando a quanto appreso dal Corriere, il processo canonico ha praticamente completato il suo iter, ed è prossimo a emettere il suo verdetto. Una prima comunicazione dell’intera vicenda, però, è già stata resa alle famiglie coinvolte, ad alcuni educatori, e al Consiglio pastorale della comunità religiosa seregnese, nella quale, al di fuori di comunicazioni ufficiali, i fatti contestati a don Samuele vengono definiti senza mezzi termini «molto gravi».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_27/inchiesta-su-don-samuele-marelli-ex-direttore-della-fondazione-oratori-milanesi-abusi-sessuali-su-ragazzi-3ecc8191-6ac8-47f6-b411-75ddc3d1bxlk.shtml

  • “La solitudine uccide. Qui tutti saranno a casa”

    “La solitudine uccide. Qui tutti saranno a casa”

    “Sono la mamma di un sopravvissuto, e qui ognuno deve potersi sentire a casa”. Cristina Balestrini, coordinatrice del neonato gruppo che accoglie i familiari delle vittime di abusi, sta portando avanti una battaglia del 2011. In quel periodo suo figlio, all’epoca 15enne, subì abusi sessuali da parte di don Mauro Galli, l’allora parroco di Rozzano. Un lungo caso giudiziario, con processi che si sono trascinati fino alle sentenza definitiva arrivata quando erano ormai trascorsi 12 anni dalle violenze: nell’appello ‘bis’ i giudici hanno accolto la proposta di concordato, tecnicamente il patteggiamento di secondo grado in accordo tra accusa e difesa, con una pena definitiva di 3 anni da scontare in “detenzione domiciliare” per Galli, che ha ricoperto anche l’incarico di vicario parrocchiale a Legnano.

    Cristina, come nasce l’idea di creare un coordinamento fra genitori delle vittime? “Essere genitori non è facile, e essere genitori di un sopravvissuto è ancora più difficile. Si prova un dolore profondo che gli altri non capiscono, ma bisogna andare avanti perché tuo figlio è la cosa più importante. La famiglia, quando emergono questi casi, svolge un ruolo importantissimo e fondamentale, ma purtroppo spesso viene lasciata sola. Non vogliamo che altre famiglie vivano la stessa esperienza di isolamento e solitudine che abbiamo vissuto noi. L’abuso si ripercuote su tutte le persone che stanno attorno alla vittima, e il dolore dei familiari è incompreso. Solo chi c’è passato può capirlo”.

    Come avete affrontato il dramma vissuto da vostro figlio? “Mia figlio, prima di entrare in contatto con la rete, ha tentato il suicidio per quattro volte. Un giorno lo abbiamo portato a Berlino, a un incontro fra altre persone provenienti da tutto il mondo, accomunate dallo stesso dramma. Su un muro erano scritti i nomi di chi non ce l’aveva fatta e si era tolto la vita. Mio figlio ha desiderato che su quel muro non ci fossero scritti altri nomi e da lì è iniziato il suo percorso, da vittima a sopravvissuto”.

    Quali sono state le reazioni alla vostra denuncia? “Noi abbiamo sempre frequentato la parrocchia, era la nostra seconda casa, e siamo stati allontanati, trattati da persone sgradite. Ci siamo sentiti vittime due volte. Purtroppo è un copione che si ripete sempre. Le autorità ecclesiastiche cercano di coprire, minimizzare, insabbiare i casi”.

    Come verrà strutturato il gruppo e quali saranno le prossime iniziative? “Programmiamo incontri periodici su Zoom, perché le famiglie sono sparse in tutta Italia, con momenti di confronto, condivisione di idee ed esperienze. Si possono chiedere consigli, ricevere supporto e trovare sempre ascolto. Abbiamo voglia di farci sentire e di non nasconderci, e per questo ci farebbe piacere chiedere un incontro al presidente della Cei, il cardinale Zuppi. Molti di noi sono cattolici, ma hanno perso la fede proprio a causa del comportamento della Chiesa”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/la-solitudine-uccide-qui-tutti-eb359fb1