Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Piemonte

  • Relazione con una quattordicenne dell’oratorio, sacerdote patteggia due anni

    Relazione con una quattordicenne dell’oratorio, sacerdote patteggia due anni

    Una pena di due anni di reclusione, sospesa a condizione che segua un percorso di recupero in una struttura specializzata nella prevenzione dei reati sessuali. Si è concluso con un patteggiamento davanti al Tribunale di Verbania il procedimento a carico di un sacerdote quarantenne, già viceparroco in una comunità dell’Aronese, sul Lago Maggiore.

    La vicenda risale al 2023 e riguarda la relazione avuta dal religioso con una ragazza di 14 anni che frequentava l’oratorio. L’inchiesta era cominciata dopo la denuncia presentata dai familiari della minorenne, ai quali la giovane aveva raccontato quanto sarebbe accaduto. La ragazza si era confidata anche con un istruttore, riferendo l’esistenza del rapporto con il sacerdote.

    Dopo le prime dichiarazioni, però, la quattordicenne aveva cambiato versione, arrivando a negare quanto raccontato in precedenza. Una ritrattazione che aveva reso più difficile il lavoro degli inquirenti, chiamati a verificare un’accusa delicata senza poter contare su una testimonianza rimasta lineare nel corso del procedimento.

    Nel frattempo, quando i sospetti erano emersi all’interno della famiglia, il sacerdote aveva lasciato il proprio incarico nella comunità. La Diocesi di Novara aveva comunicato che il religioso avrebbe trascorso un periodo di riposo, studio e ricerca spirituale, senza entrare nei dettagli dell’indagine penale.

    La svolta è arrivata dall’esame del fascicolo compiuto dal giudice per le indagini preliminari di Verbania. Il Gip ha analizzato le chat scambiate tra il sacerdote e la minorenne, individuando conversazioni considerate compatibili con l’esistenza di incontri di natura intima.

    I messaggi hanno assunto un peso decisivo proprio a causa della ritrattazione della ragazza. Di fronte ai riscontri digitali, il giudice ha disposto l’imputazione coatta per atti sessuali con minore di sedici anni, ritenendo che gli elementi raccolti dovessero essere sottoposti alla valutazione di un tribunale.

    La difesa ha quindi scelto la strada del patteggiamento. La pena è stata concordata in due anni, con il riconoscimento dell’attenuante della minore gravità. Il giudice ha concesso la sospensione, subordinandola però all’obbligo di seguire un trattamento terapeutico presso un ente specializzato.

    Il patteggiamento chiude il procedimento senza arrivare a un dibattimento pubblico nel quale ricostruire testimonianza dopo testimonianza l’intera vicenda. Non rappresenta formalmente una confessione, ma comporta l’applicazione di una pena concordata tra difesa e Procura e successivamente valutata dal giudice.

    Il caso riporta l’attenzione sulla protezione dei ragazzi negli ambienti educativi e religiosi. Un oratorio è un luogo fondato sulla fiducia delle famiglie e sul rapporto diretto tra adulti e minorenni. Quando quella fiducia viene messa in discussione, la questione non riguarda soltanto la responsabilità individuale, ma anche la capacità delle istituzioni di riconoscere i segnali di rischio e intervenire tempestivamente.

    Particolarmente delicato è il tema della ritrattazione. Nei procedimenti che coinvolgono minorenni, un cambiamento nel racconto non può essere interpretato automaticamente né come prova della falsità dell’accusa né come conferma dei fatti. Paura, vergogna, legami affettivi, pressione dell’ambiente e timore delle conseguenze possono incidere sulle dichiarazioni di una ragazza adolescente. Per questo gli investigatori devono cercare riscontri esterni e indipendenti.

    Nel procedimento di Verbania quei riscontri sono stati individuati nelle comunicazioni digitali. Telefoni, applicazioni di messaggistica e social network possono conservare appuntamenti, richieste, fotografie e frammenti di conversazioni capaci di ricostruire rapporti che, altrimenti, resterebbero affidati soltanto alle versioni contrapposte delle persone coinvolte.

    Non è la prima volta che un’inchiesta riguardante un sacerdote e un minorenne raggiunge le aule giudiziarie piemontesi. Negli anni sono stati aperti procedimenti anche nel Torinese, nel Vercellese e nel Cuneese, con vicende ed esiti differenti. Alcuni si sono conclusi con condanne o patteggiamenti, altri con assoluzioni o archiviazioni. Ogni caso deve essere valutato separatamente, sulla base delle prove e nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

    Resta però un punto che va oltre il singolo fascicolo: nelle comunità in cui un adulto esercita autorità morale, educativa o religiosa, la tutela dei minorenni non può essere affidata soltanto alla fiducia personale. Servono regole chiare, formazione degli educatori, canali di segnalazione accessibili e interventi immediati quando emergono comportamenti sospetti.

    Nella vicenda dell’Aronese, il primo racconto della ragazza sembrava essersi indebolito con la successiva ritrattazione. A cambiare il corso dell’indagine sono state le parole rimaste archiviate nei telefoni. La testimonianza era cambiata. Le chat, invece, erano ancora lì. Samuele Pizzolato

    https://www.giornalelavoce.it/news/cronaca/723013/relazione-con-una-quattordicenne-delloratorio-sacerdote-patteggia-due-anni.html

  • Sesso con minorenne in un oratorio dell’Aronese, prete patteggia due anni

    Sesso con minorenne in un oratorio dell’Aronese, prete patteggia due anni

    Era accusato di aver avuto un rapporto intimo con una ragazza dell’oratorio, voluto da entrambi. Peccato che lei fosse minorenne. Ecco perché S.P., quarantenne già coadiutore in una parrocchia dell’Aronese sul lago Maggiore, ha patteggiato 2 anni di reclusione in tribunale a Verbania con l’attenuante del fatto di minore gravità e la sospensione della pena, a condizione che segua un percorso in un percorso terapeutico e di recupero presso enti o associazioni specializzate nella prevenzione e nel trattamento di condotte sessuali inappropriate.

    La vicenda, conclusasi con il patteggiamento davanti al tribunale di Verbania, riguarda un sacerdote di 40 anni che ricopriva il ruolo di coadiutore in una parrocchia dell’Aronese. Il caso è emerso in seguito alle confidenze fatte dalla giovane, che all’epoca dei fatti aveva 14 anni, ai propri familiari e a un istruttore. Nonostante le successive smentite della ragazza e la richiesta di archiviazione formulata inizialmente dalla Procura, il Giudice per le indagini preliminari (Gip) ha ordinato l’imputazione coatta per il sacerdote sulla base dei messaggi scambiati in chat. Il quarantenne ha infine patteggiato 2 anni di reclusione con pena sospesa, subordinata proprio allo svolgimento del percorso di cure e recupero. Samuele Pizzolato

    https://www.lastampa.it/novara/2026/07/28/news/sesso_con_minorenne_in_un_oratorio_dell_aronese_prete_patteggia_due_anni-15700833/?ref=pay_amp

  • Vittime di abusi nella Chiesa: “Non vengono ascoltate, bisogna fare di più”. Casi anche nella Granda

    Vittime di abusi nella Chiesa: “Non vengono ascoltate, bisogna fare di più”. Casi anche nella Granda

    La settimana del 18 novembre è dedicata alla preghiera per le vittime di abuso: è l’iniziativa che la Chiesa cattolica porta avanti dal 2020 e a cui aderisce anche la diocesi di Cuneo-Fossano, dove, come in 130 diocesi su 226, è attivo il centro di ascolto chiamato Servizio diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. A raccontare lo stato dell’arte in Italia è Ludovica Eugenio, torinese, responsabile del settimanale cattolico romano Adista e fra le organizzatrici di un recente convegno milanese sugli abusi nella Chiesa.

    “Manca una riflessione strutturata”

    «Nel nostro Paese manca ancora una riflessione strutturata sul tema – spiega -. Le vittime non trovano spazio adeguato per farsi ascoltare: fa eccezione la Rete L’Abuso (che dal 2000 ha ricevuto segnalazioni di 24 casi nella Granda, ndr), fondata da Francesco Zanardi – lui stesso vittima a 11 anni – che dal 2010 lavora per mappare i casi, individuare le diocesi a rischio, offrire sostegno psicologico e legale gratuito».

    La spinta a una maggiore consapevolezza è arrivata dalla Francia. Nel 2021 il Rapporto Sauvé, una vasta inchiesta indipendente sugli abusi nella Chiesa francese dal 1950 al 2020, ha rivelato cifre impressionanti: 216 mila vittime minorenni di sacerdoti, che salgono a 330 mila includendo i laici collaboratori delle istituzioni cattoliche. I preti coinvolti sarebbero tra 2.900 e 3.200, circa il 3% dei sacerdoti francesi del periodo. Una media che fa rabbrividire: 63 vittime per ogni abusatore.

    “La Cei rifiuta di avviare un’indagine indipendente”

    «In Italia, invece, la Cei si rifiuta di avviare un’indagine indipendente, sostenendo che qui non esista un problema sistemico – osserva Eugenio -. Eppure, una parte sempre più sensibile del mondo cattolico, spesso composta da gruppi e realtà femminili, chiede con forza più trasparenza e responsabilità».

    Secondo Eugenio, la radice del problema affonda nella concezione stessa del ministero ordinato: «Il prete, per tradizione tridentina (1546-1563), viene investito di un potere spirituale che lo colloca ontologicamente sopra i fedeli. L’identificazione eccessiva con il ruolo di “alter Christus” può generare derive di potere, soprattutto se accompagnata da una formazione insufficiente sul piano affettivo, psicologico e sessuale, e dai tabù che ancora gravano sul corpo e sull’altro sesso». Tre quarti degli abusi, spiega, avvengono in contesti di cura pastorale e direzione spirituale, spazi privi di regole codificate. «Sono relazioni profondamente asimmetriche, dove il rischio di abuso di potere è altissimo. Per molte religiose, ad esempio, il direttore spirituale è una figura a cui è dovuta obbedienza». Da qui la richiesta di codici chiari, simili a quelli in vigore nella psicoterapia: confini definiti, formazione adeguata, strumenti di supervisione. Senza una cornice regolativa, la relazione di aiuto rischia distorsioni pericolose.

    “Molti fedeli difendono i sacerdoti”

    Un altro nodo riguarda la reazione delle comunità. «Molti credenti tendono spontaneamente a difendere il sacerdote, percepito come figura sacra e quindi “oltre” il sospetto. Una idealizzazione che porta a mettere in dubbio la parola delle vittime» afferma Eugenio. Le dinamiche di potere, ricorda, trasformano la fiducia in ferita. «La Chiesa dovrebbe smettere di difendersi dalla sofferenza delle vittime e riconoscere la propria vulnerabilità. È l’unico modo per trasformarla in consapevolezza e guarigione, invece che in vulneranza e ulteriore danno».

    I centri di ascolto diocesani – 58 attivi su centotrenta, secondo Rete L’Abuso – sembrano mostrare segnali di indebolimento. «Report che da annuali diventano biennali, équipe spesso non specializzate, dati incompleti e l’assenza dell’obbligo di denuncia alla magistratura, con il rischio che i tempi si allunghino fino alla prescrizione. E non va dimenticata – conclude Eugenio -. La differenza fra diritto canonico e diritto penale: nel primo un prete abusante rischia la dimissione dallo stato clericale; nel secondo, fino a tredici anni di carcere».

    https://www.lastampa.it/cuneo/2025/11/22/news/abusi_chiesa_vittime_poco_ascoltate-15406374/

  • Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    In Italia oltre quattromilaquattrocento persone hanno segnalato abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi.

    È uno dei dati che emergono dal report di Rete L’Abuso, l’associazione fondata da Francesco Zanardi, sopravvissuto da ragazzo agli abusi di un prete a Savona e oggi tra le principali voci italiane ed europee sul tema.

    Secondo il database di Rete L’abuso, i casi totali di autori di violenze sessuali segnalate (presunte e accertate) nella Chiesa italiana sono 1.296, di cui 1.154 rappresentati da sacerdoti. Le vittime note sono 4.674, di cui 4451 di età inferiore ai 18 anni: 4.444 abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. Di queste, 2.414 sono seguite direttamente dall’associazione.

    L’incidenza dei preti coinvolti – il 3,72% dei circa 31 mila sacerdoti italiani – è considerata “molto alta”, soprattutto tenendo conto che si tratta di un censimento non ufficiale. Le segnalazioni raccolte da Rete L’Abuso coincidono quasi perfettamente con quelle riconosciute da fonti cattoliche nello stesso arco di tempo: uno scarto di soli 60 casi su più di mille censiti.

    Nel panorama regionale, il Piemonte con i suoi 106 segnalati è al secondo posto in Italia dopo la Lombardia che ne ha 174. Dal 2020 a oggi le segnalazioni in Piemonte riguardano 106 abusatori presunti o conclamati. Le vittime piemontesi note sono 388: 40 donne, 348 uomini, di cui 10 adulti vulnerabili e una persona con disabilità; 377 sono minori.

    La distribuzione per provincia mostra: Asti 6 abusanti, Biella 8, Cuneo 24, Novara 12, Torino 31, Verbano 6, Vercelli 8. Tra questi: 91 preti, 4 catechisti, 10 laici, 1 scout.

    Riguardo ai processi canonici ne risultano 5 avviati, 3 mai avviati, dei restanti 98 non si hanno dati, 0 risultano condannati in sede canonica.

    Per quanto riguarda la giustizia penale: 73 casi sommersi (casi noti e mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana), 1 denuncia, 4 indagati, 2 condanne in primo grado, 1 in secondo grado, 18 condanne definitive, 3 prescrizioni, 2 confessioni, 2 patteggiamenti. Rete L’Abuso pubblica sul proprio sito i dati che raccoglie. Esiste anche una sezione dedicata ai dati forniti dalla CEI, nei cui report ufficiali tuttavia non compaiono i nomi dei segnalati, né le diocesi di appartenenza, né i luoghi dei reati, né i provvedimenti adottati, né il numero di vittime coinvolte da ciascun caso.

    «Le scienze psicologiche definiscono gli abusi un vero e proprio omicidio psichico» afferma Zanardi. «Per questo non dovrebbero essere soggetti a prescrizione. E per questo la legge italiana dovrebbe prevedere l’obbligo di denuncia alla magistratura anche per i vescovi, come avviene negli altri paesi. Ma ciò non è possibile finché, in base al Concordato, non sono considerati pubblici ufficiali».

    Donatella Signetti

  • Pedofilia e clero: nel Vco segnalati 6 casi negli ultimi 25 anni

    Pedofilia e clero: nel Vco segnalati 6 casi negli ultimi 25 anni

    “La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 174 il cui sommerso è più della metà, 101 casi mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana”. È quanto emerge da ‘Tolleranza zero?’, secondo ‘report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto’ a cura dell’osservatorio permanente della ‘Rete L’abuso’ che censisce casi sollevati nell’arco temporale 2000-2025.

    Rispetto al dato lombardo, secondo l’Osservatorio, 23 casi riguardano la “provincia di Bergamo, 16 quella di Brescia, 12 quella di Como, 9 quella di Cremona, 10 quella di Lecco, 5 per Lodi, 8 per Mantova, 48 per Milano, 9 per Monza, 9 per Pavia, 8 per Sondrio e 17 per quella di Varese”.

    “Il Piemonte registra un totale di 103 casi di cui 10 nella provincia di Alessandria, 6 in quella di Asti, 8 in quella di Biella, 22 in quella di Cuneo, 12 per quella di Novara, 31 per Torino, 6 per Verbano Cusio Ossola e 8 per Vercelli”, sottolinea l’osservatorio.

    Tra le regioni più colpite anche la Sicilia che indica “un totale di 103 casi di cui, 10 nella provincia di Agrigento, 9 in quella di Caltanissetta, 14 in quella di Catania, 7 in quella di Enna, 16 per quella di Messina, 20 per Palermo, 6 per Ragusa, 10 per Siracusa e 11 per Trapani”.

    Ottantotto i casi in Veneto “di cui 5 nella provincia di Belluno, 16 in quella di Padova, 7 in quella di Rovigo, 11 in quella di Treviso, 9 per quella di Venezia, 32 per Verona e 8 per Vicenza”. Ottantuno i casi in Toscana di cui “6 nella provincia di Arezzo, 19 in quella di Firenze, 6 in quella di Grosseto, 6 in quella di Livorno, 9 per quella di Lucca, 6 per Massa, 9 per Pisa, 8 per Pistoia, 8 per Prato e 4 per Siena”.

    In Trentino Alto Adige il report registra “un totale di 80 casi di cui 71 nella provincia di Bolzano e 9 in quella di Trento”. Stesso dato per il Lazio “di cui 9 nella provincia di Frosinone, 13 in quella di Latina, 8 in quella di Rieti, 38 in quella di Roma e 12 per quella di Viterbo”.

  • Clero e pedofilia, in Piemonte 103 casi da inizio anni Duemila: 31 nella provincia di Torino

    Clero e pedofilia, in Piemonte 103 casi da inizio anni Duemila: 31 nella provincia di Torino

    Sono 31 i casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero (e il suo indotto) nella provincia di Torino. Questo il dato che emerge dal report “Tolleranza Zero” a cura dell’Osservatorio permanente della ‘Rete L’abuso’ e che censisce casi sollevati nell’arco temporale 2000-2025. 

    A livello nazionale i casi sono 1.250, di cui 1.106 risultano commessi da sacerdoti. Le vittime prodotte note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout.

    Tutti i numeri (anche del sommerso)

    Delle 4.625 vittime sopravvissute, 2.414 sono nella disponibilità dell’associazione, delle restanti 2.211 non è stato possibile acquisire nessun dato, tranne quello che le cataloga come sopravvissuti. L’incidenza percentuale dei soli sacerdoti è pari al 3,57%, 1.106 su un totale di 31.000 sacerdoti attualmente attivi in Italia.

    Il sommerso della chiesa, ovvero i casi noti e mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana -spesso a causa dei termini prescrittivi maturati dalla vittima nell’attesa di un esito dai tribunali canonici – è di 839 casi su 1106 (dato sempre riferito ai soli sacerdoti).

    I dati delle province del Piemonte

    La Lombardia è la Regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 174 il cui sommerso è più della metà, 101 casi mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana.

    Il Piemonte registra un totale di 103 casi di cui 10 nella provincia di Alessandria, 6 in quella di Asti, 8 in quella di Biella, 22 in quella di Cuneo, 12 per quella di Novara, 31 come detto per Torino, 6 per il Verbano e 8 per il Vercellese.

  • Le parole di don Carlo Occelli

    Le parole di don Carlo Occelli

    Don Carlo Occelli, il parroco di Cuneo che ha patteggiato una pena a 1 anno e 8 mesi per “atti sessuali su minorenne consenziente” (una parrocchiana che all’epoca aveva 16 anni), ha ripreso la sua rubrica quotidiana su Youtube, “Good morning”, nella quale per la prima volta ha parlato dello scandalo che lo ha travolto.

    https://www.lastampa.it/cuneo/2025/10/27/video/le_parole_di_don_carlo_occelli-15369928/

  • A margine di una notizia pubblicata su organi di stampa

    A margine di una notizia pubblicata su organi di stampa

    Nei giorni scorsi, alcuni organi di stampa hanno riportato la notizia del patteggiamento, con pena di un anno e otto mesi, di un sacerdote già in servizio a Cuneo, accusato di atti sessuali con minorenne consenziente. Si tratta di don Carlo Occelli, 50 anni, ordinato presbitero nel 2001, incardinato nella Diocesi di Cuneo-Fossano, ora destinato ad altra attività fuori diocesi, in ambito caritativo.

    Nel rispetto del segreto istruttorio, il Vescovo diocesano di Cuneo-Fossano non si era espresso pubblicamente al riguardo, pur avendo subito adottato le procedure canoniche previste non appena informato dei fatti e del procedimento penale, e cioè un’indagine previa, trasmessa al Dicastero competente della Santa Sede, e l’avvio di un processo canonico, ancora in corso, di cui si attende l’esito.

    Comunicato

  • L’ex parroco e quei rapporti con una minorenne: “Lei consenziente”. Il giudice lo condanna a 20 mesi

    L’ex parroco e quei rapporti con una minorenne: “Lei consenziente”. Il giudice lo condanna a 20 mesi

    Ha patteggiato per l’ipotesi di reato che tutela in forma più ampia i minorenni dagli abusi sessuali: l’articolo 609 quater del codice penale. È l’ex parroco del Cuore Immacolato di Maria, don Carlo Occelli detto «don Ocio», 50 anni, attualmente trasferito ad altro servizio. Ieri, in tribunale, attraverso i suoi avvocati Andrea Cianci e Fabrizio Revelli, ha patteggiato una pena di un anno e 8 mesi (con la sospensione condizionale) per abuso sessuale su minore consenziente. Secondo quanto emerso il rapporto abusante tra il sacerdote e la ragazza che frequentava gli oratori iniziò quando lei aveva meno di 16 anni. In quella fase sino al compimento della maggiore età si sarebbero verificati i comportamenti delittuosi.

    È notizia, non confermata né smentita dai diretti protagonisti, che la frequentazione tra i due sarebbe comunque durata anni. Seppure sia stata esclusa la costrizione fisica il fatto che si trattasse di una ragazzina fa sì che la legge presuma che non ci sia stato il consenso informato. In Italia il sesso tra un maggiorenne e un’infra-sedicenne non è reato a meno che il primo non abbia funzioni particolari tra cui quella dell’educatore, ruolo che è stato riconosciuto al parroco.

    Dopo la denuncia, le indagini e il rinvio a giudizio, l’imputato, attraverso i propri difensori, ha fatto istanza di patteggiamento concordando la pena con il pm Alberto Braghin poi approvata dal giudice Alberto Boetti. Il procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti non prevede una statuizione del giudice sul risarcimento dei danni e per ottenere un indennizzo la donna – che pure aveva presentato costituzione di parte civile – dovrà rivolgersi, sentenza alla mano, al giudice civile. Sul piano organizzativo è del 19 settembre la comunicazione della diocesi di Cuneo e Fossano del provvedimento del vescovo secondo cui don Occelli è stato destinato «per un anno a un’esperienza in ambito caritativo su iniziative della Caritas Italiana». Nella guida della parrocchia gli è subentrato il vicario episcopale per la pastorale don Flavio Luciano, nominato dal vescovo amministratore parrocchiale, dal 1° ottobre 2025.

    Don Occelli, classe 1975, è stato ordinato sacerdote nel 2001, già addetto alla pastorale giovanile ha svolto, tra il resto, prima l’incarico di vice parroco e poi di parroco al Cuore Immacolato di Maria. Grande appassionato di montagna, amatissimo dai ragazzi non solo del Cuneese e apprezzato dagli adulti per i commenti al Vangelo affidati alla rete.

    Sui dettagli della vicenda c’è stretto riserbo a protezione della sfera privata. Contattata da La Stampa, l’avvocata cuneese che assiste la donna conferma il patteggiamento e il fatto che «non c’è stato un risarcimento dei danni». «Valuteremo – aggiunge – di rivolgerci al giudice civile». «Si è trattato di una scelta dettata unicamente da ragioni di opportunità processuale ed assai sofferta, atteso che il mio assistito non si riconosce nelle accuse che gli sono state mosse – dice l’avvocato del sacerdote, Andrea Cianci -. La sentenza di patteggiamento, d’altro canto, non determina un accertamento di merito sulla colpevolezza ed ha, semmai, una chiara finalità deflattiva. L’auspicio è che la narrazione venga svolta nel rispetto dei fatti e delle persone coinvolte».

    https://www.lastampa.it/cuneo/2025/10/22/news/l_ex_parroco_e_quei_rapporti_con_una_minorenne_lei_consenziente_il_giudice_lo_condanna_a_20_mesi-15362626/

  • Abuso sessuale su una parrocchiana minorenne: sacerdote di Cuneo patteggia 1 anno e 8 mesi

    Abuso sessuale su una parrocchiana minorenne: sacerdote di Cuneo patteggia 1 anno e 8 mesi

    Ha patteggiato per l’ipotesi di reato meno «grave» prevista dal codice ma quella che tutela in forma più ampia i minorenni dagli abusi sessuali: l’articolo 609 quater del codice penale. Un sacerdote, 50 anni, fino a un mese fa parroco a Cuneo, attualmente trasferito ad altro servizio, ha patteggiato stamattina (21 ottobre) in tribunale una pena di un anno e 8 mesi di reclusione per abuso sessuale su minore consenziente.

    Un rapporto che durava da anni

    Secondo quanto emerso il rapporto tra il sacerdote e la ragazza, iniziata quando lei aveva meno di 16 anni, è durata anni. In Italia il sesso tra un maggiorenne e un’infra sedicenne è consentito a meno che il primo non abbia funzioni particolari tra cui quella dell’educatore, ruolo che è stato riconosciuto al parroco in questo caso.

    L’imputato attraverso i propri difensori ha fatto istanza di patteggiamento e il pubblico ministero, Alberto Braghin ha concordato la pena poi approvata dal giudice Alberto Boetti. Il procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti non prevede una statuizione del giudice sul risarcimento dei danni. Per ottenere l’indennizzo la donna dovrà rivolgersi eventualmente al giudice civile. Carlo Occelli

    https://www.lastampa.it/cuneo/2025/10/21/news/abuso_sessuale_su_minorenne_sacerdote_di_cuneo_patteggia_un_anno_e_8_mesi-15361755/