Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Piemonte

  • Violentò un giovane fedele: Padre Giulio condannato a 4 anni

    Violentò un giovane fedele: Padre Giulio condannato a 4 anni

    Violentò un giovane

    Violentò un giovane fedele. Giulio Manera, ex cappuccino, fino a tre anni fa responsabile della Comunità religiosa Villa Picco di Arona ed ex parroco di Agrate Conturbia, è stato condannato dal tribunale di Verbania a 4 anni e 4 mesi di reclusione. Mercoledì 27, al termine del rito abbreviato, il giudice Beatrice Alesci ha scritto la parola fine su una vicenda torbida che aveva scosso il lago Maggiore.

    Un sacerdote conosciuto in tutta l’area del lago

    Al termine del processo è emerso che Padre Giulio Manera è stato ridotto allo stato laicale. Non è più un sacerdote dunque, l’uomo che per lungo tempo, fino all’arrivo di don Sabino Decorato, ha amministrato la parrocchia di Agrate Conturbia ed è stato il leader spirituale della comunità francescana di Villa Picco, ad Arona. Manera è molto conosciuto anche per la sua attività nella diocesi di Malindi, in Kenya.

  • Violentò un ragazzo, quattro anni all’ex frate. Gli abusi fra il 2014 e il 2017 a Villa Picco di Arona

    Violentò un ragazzo, quattro anni all’ex frate. Gli abusi fra il 2014 e il 2017 a Villa Picco di Arona

    NOVARA – Violenza sessuale nei confronti di un ragazzino, da poco maggiorenne, frequentatore della comunità di cui il religioso era una delle guide spirituali. Questa l’accusa per cui Giulio Manera, ex frate cappuccino già responsabile della Comunità di Villa Picco ad Arona, è stato condannato dal tribunale a Verbania a 4 anni e 4 mesi di reclusione. È stato giudicato con rito abbreviato, con lo sconto di un terzo della pena. Il giudice Beatrice Alesci ha stabilito anche una provvisionale di 10 mila euro a titolo di risarcimento del danno per la vittima, che sarà liquidato in sede civile, oltre alle pene accessorie quali l’interdizione dai pubblici uffici e da tutti gli istituti che prevedono contatti con i minori.

    Fatti gravi quelli contestati al religioso, oggi ridotto allo stato laicale dopo un procedimento partito qualche anno fa in Kenya, dove era stato destinato quando il gruppo dei frati di Villa Picco era uscito in massa dalla propria congregazione. A denunciarlo era stato un giovane della zona; frequentava la comunità di Arona e in lui il religioso aveva subito visto una persona «debole», da far diventare vittima di «attenzioni» particolari. Il frate era andato oltre: il ragazzo, fra il dicembre del 2014 e il giugno del 2017, aveva subito ripetuti abusi, anche rapporti sessuali completi. La vittima, prima che esplodesse lo scandalo, aveva provato a segnalare il problema alla congregazione ma, poiché nulla si era mosso, si era poi rivolta alla magistratura.

    Nel corso delle indagini erano emersi altri due casi, riguardanti ragazzi maggiorenni che avevano dichiarato di aver subito violenze simili: le loro denunce, però, erano state archiviate perché arrivate troppo tardi, al di fuori dei termini previsti dalla legge.

    Padre Manera aveva esaurito il suo compito in territorio novarese nel giugno 2016. Da responsabile di Villa Picco aveva aiutato per diverso tempo anche nelle parrocchie di Agrate e Conturbia. Poi, essendo uscito dalla sua comunità per problemi interni, e dovendo scegliere in quale Diocesi incardinarsi, aveva scelto quella africana di Malindi in Kenya, nella missione di Mida dove era già stato nel 2011, come missionario dell’associazione Mischeni na Ukarimu onlus da lui stesso fondata.

    Il caso degli abusi venne alla luce proprio quando si trovava in Africa, nell’estate del 2017. Poco dopo è arrivato il congedo per motivi di salute. Infine il procedimento di riduzione allo stato laicale.

    Mercoledì Giulio Manera era nelle aule del tribunale. Difeso dall’avvocato Antonello Riccio di Omegna, oggi vive nella zona della Valsesia. Scontato l’appello. Il giovane vittima di abusi era parte civile con l’avvocato Claudio Carlini di Verbania.

    https://www.lastampa.it/novara/2019/11/29/news/violento-un-ragazzo-quattro-anni-all-ex-frate-gli-abusi-fra-il-2014-e-il-2017-a-villa-picco-di-arona-1.38026833

  • Biella, dopo gli abusi quell’uomo circola libero. La mamma del ragazzo vittima della violenza: “Non mi aspettavo l’arresto, ma così è troppo”

    Biella, dopo gli abusi quell’uomo circola libero. La mamma del ragazzo vittima della violenza: “Non mi aspettavo l’arresto, ma così è troppo”

    Se l’è trovato seduto a pochi passi di distanza, nella stessa rivendita di kebap in cui si era fermato a piangere, è rimasto sconvolto dall’incontro inatteso ed è scoppiato a piangere. Del resto il paese è piuttosto grande per gli standard biellesi ma non certo una metropoli, ed è quindi tutt’altro che improbabile che le strade di chi gli abusi li ha subiti e di chi è accusato di averli compiuti si incrocino. Questo è solo uno degli episodi che rendono la vita difficile alla famiglia del quattordicenne che, ritiratosi in chiesa per pregare, era stato avvicinato da un uomo di 54 anni che in parrocchia svolgeva, non ufficialmente, le funzioni del sacrestano che l’aveva costretto a subire una pratica sessuale.

    Nonostante gli fosse stato intimato di non parlare dell’episodio, il ragazzo si era confidato con la madre che aveva sporto denuncia ai carabinieri. Il caso era quindi finito in tribunale, ma una perizia dello psichiatra Daniele Barone aveva stabilito che il cinquantenne è incapace di intendere e volere ma non pericoloso socialmente, il che ha posto fine all’iter giudiziario. L’uomo è stato rimesso in libertà senza restrizioni e riaffidato al suo tutore, un avvocato.

    Una decisione che la madre del quattordicenne non riesce ad accettare. «Sono arrabbiata – spiega – perché mi raccontano che continua a frequentare la chiesa, e lo vedo qualche volta ai giardinetti, che sono frequentati anche da bambini e ragazzi. Non parlo per desiderio di vendetta ma neanche posso ignorare quello che ha fatto».

    Alcune mamme della zona hanno deciso di interessarsi e stanno creando un gruppo e anche l’associazione nazionale contro la pedofilia «Rete l’abuso» l’ha contattata per offrirle un supporto.

    «Mi sarebbe stato di conforto se ci fosse stata qualche presa di posizione ufficiale, almeno da parte del parroco, avrebbe attenuato il malessere che mi porto dentro e che aumenta tutte le volte che lo incontro. La mia paura è che poi possano ripetersi episodi come quello che ha visto mio figlio protagonista o, ancora peggio, che si siano già verificati ma le famiglie abbiano avuto paura di denunciare i fatti».

    https://www.lastampa.it/biella/2019/10/13/news/biella-dopo-gli-abusi-quell-uomo-circola-libero-la-mamma-del-ragazzo-vittima-della-violenza-non-mi-aspettavo-l-arresto-ma-cosi-e-troppo-1.37736963

  • Assolto dopo gli abusi in chiesa: “Malato mentale, ma non pericoloso”

    Assolto dopo gli abusi in chiesa: “Malato mentale, ma non pericoloso”

    Sulla base della perizia psichiatrica effettuata dal dottor Daniele Barone su richiesta del tribunale, l’uomo di 54 anni, difeso dall’avvocato Angelo Chieppa, accusato di abusi nei confronti di un quattordicenne, che avrebbe costretto a subire un rapporto orale all’interno di una chiesa del Biellese Orientale, è stato giudicato dal gip totalmente incapace di intendere e di volere e per questo assolto da ogni accusa. Inoltre, sempre dalla perizia stilata dallo psichiatra biellese, emerge la non pericolosità sociale del soggetto, che non è stato quindi sottoposto dal giudice a nessuna misura cautelare e può riprendere a frequentare liberamente il paese.

    Anche se non dovrebbe più svolgere il suo incarico di fac totum, una volta si sarebbe detto sacrestano, per la parrocchia, dopo l’avvio del procedimento giudiziario il sacerdote avrebbe infatti deciso di allontanarlo in via precauzionale dalla chiesa e soprattutto dall’oratorio. L’esito della sentenza ha lasciato molto amareggiati i genitori dell’adolescente abusato, seguiti dall’avvocato Lucia Acconci, che a lei lasciano il commento alla vicenda. «Capiscono si tratti di un malato ma ci si aspettava almeno una misura preventiva. Era pensabile che sarebbe stato dichiarato incapace di intendere e di volere ma non che sarebbe stata esclusa del tutto la pericolosità sociale».

    L’uomo, che è attualmente in cura al Centro di igiene mentale, frequenta da anni la parrocchia, che per lui è diventata l’equivalente di una seconda casa, occupandosi soprattutto di lavoretti da effettuare nella chiesa e proprio lì avrebbe incontrato nel 2017 il ragazzo, ritiratosi per una preghiera in un momento di tristezza, riuscendo in qualche modo a plagiarlo. Solo con molta difficoltà il minorenne era poi riuscito a raccontare l’accaduto a casa, con il nonno e la madre che si erano subito recati dai carabinieri per denunciare l’accaduto. Subito dopo l’avvio le indagini sono state prese in carico dal luogotenente Tindaro Gullo dei carabinieri della polizia giudiziaria, che hanno presto portato a trovare conferme delle accuse. Lo stesso autore, incontrata per caso la madre del ragazzino in paese, le avrebbe in qualche modo confessato il tutto.

  • Novara, violenza sessuale su tre giovani: prete condannato a quattro anni

    Novara, violenza sessuale su tre giovani: prete condannato a quattro anni

    Ha molestato alcuni giovani ospiti della struttura religiosa in cui prestava servizio, uno dei quali minorenne. Per il gup di Novara Andrea Guerrerio non ci sono dubbi sulla colpevolezza di don Benedict Emeka Onyema, 59 anni, di origine nigeriana e vent’anni di sacerdozio alle spalle, già collaboratore delle attività alla Comunità Samuel dell’Opera Don Guanella a Novara: ieri l’ha condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione con giudizio abbreviato.

    Ai domiciliari in provincia di Sondrio, difeso dall’avvocato Renzo Inghilleri, Onyema era accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di tre ragazzi di religione musulmana, nessuno dei quali si è costituito parte civile per chiedere i danni. Per lui il pm Nicola Serianni aveva chiesto 8 anni con lo sconto di un terzo per il rito alternativo, quindi 5 anni e 4 mesi. Il giudice ha escluso l’aggravante dell’abuso della qualità di ministro di culto e ha prosciolto l’imputato dall’imputazione di violenza privata, per aver malmenato una delle vittime con un pugno nel tentativo di convincerlo a non fare denuncia. Come chiesto dalla stessa difesa, il reato è stato riqualificato in percosse, non procedibile d’ufficio; e, in assenza di querela, è arrivato il non doversi procedere. Il legale del sacerdote nigeriano aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che non c’erano riscontri alle dichiarazioni dei tre ragazzi. Scontato l’appello.

    A rivolgersi alla polizia era stato uno dei giovani vittime delle «attenzioni particolari». Circa due anni fa aveva segnalato che un sacerdote della congregazione Don Guanella, che si occupa di bisognosi, orfani, malati, emarginati, era solito allungare le mani e invitare alcuni di loro ad assistere alle sue pulsioni sessuali. In base a quanto raccontato, non si trattava di rapporti sessuali completi ma di toccamenti e palpeggiamenti. Le molestie sarebbero avvenute in momenti in cui il religioso era da solo coi ragazzi per colloqui e altre attività della comunità.

    Sono così partite le indagini e sono stati ascoltati anche altri ospiti della struttura residenziale di via Monte San Gabriele, uno minorenne. Hanno confermato il racconto del compagno e il 28 dicembre 2017 era scattato l’arresto. Nei mesi successivi don Onyema ha manifestato un profondo stato di depressione, tant’è che uno psicologo dell’Asl ha redatto una relazione in cui si sollevava dubbi sulla capacità di intendere e volere e di poter subite un processo. Alla vigilia dell’udienza, però, una perizia disposta dal tribunale lo ha dichiarato capace di comprendere le accuse che gli venivano mosse e quindi di stare in giudizio. Ieri, infine, il processo.

  • Novara, sacerdote agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale

    Novara, sacerdote agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale

    A rivolgersi alla polizia è stato uno dei giovani vittima delle «attenzioni particolari». Circa due anni fa ha segnalato che uno dei sacerdoti della congregazione, che si occupa di bisognosi, orfani, malati, emarginati, era solito allungare le mani e invitare alcuni ragazzi ad assistere alle sue pulsioni sessuali. Sono così partite le indagini e sono stati ascoltati anche altri ospiti della struttura residenziale di via Monte San Gabriele, uno minorenne. Hanno confermato il racconto del compagno.
    A distanza di diversi mesi dall’arresto, su cui gli investigatori hanno sempre mantenuto il più stretto riserbo, si apprende ora che don Benedict Emeka Onyema, 59 anni, di origine nigeriana e vent’anni di sacerdozio alle spalle, già in servizio come collaboratore delle attività alla Comunità Samuel dell’Opera don Guanella a Novara, è ai domiciliari in provincia di Sondrio con le accuse di violenza sessuale aggravata ai danni di tre giovani di religione musulmana. Le indagini della polizia sono partite nel 2017. Nei primi mesi dell’arresto il religioso ha manifestato un profondo stato di depressione tant’è che uno psicologo dell’Asl ha redatto una relazione in cui si sollevano dubbi sulla capacità di intendere e volere e di poter subite un processo. Alla vigilia dell’udienza, però, una perizia disposta dal tribunale di Novara lo ha dichiarato capace di comprendere le accuse che gli vengono mosse e di stare in giudizio.
    Per l’uomo, quindi, si apre la strada del processo, che affronterà molto probabilmente con giudizio abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo in caso di condanna. In base a quanto denunciato dalle tre vittime, non si tratterebbe di rapporti sessuali completi ma di toccamenti e palpeggiamenti. Le attenzioni sessuali sarebbero avvenute in momenti in cui il religioso era da solo coi ragazzi per colloqui e attività della comunità di accoglienza.
  • Faceva spogliare i ragazzini e li fotografava: catechista accusato di violenza su minori

    Faceva spogliare i ragazzini e li fotografava: catechista accusato di violenza su minori

    L’incubo per un sedicenne era iniziato durante un raduno spirituale, organizzato da alcuni suoi familiari in una struttura di Mosso. Il ragazzino, affetto da un disturbo dello sviluppo e da un lieve deficit cognitivo, unico minorenne presente, era infatti stato messo in camera con un catechista cinquantenne della zona, che durante la notte lo aveva convinto a spogliarsi per scattare fotografie molto spinte, inquadrando soprattutto i genitali e indicandogli le pose in cui lo voleva ritrarre. Soltanto qualche giorno dopo, con molto imbarazzo, il giovane aveva rivelato quanto accaduto al nonno. Il pensionato a sua volta ne aveva parlato al parroco, e questo, sapendo come già in precedenza lo stesso catechista, che svolgeva sempre in ambito parrocchiale anche i ruoli di operatore pastorale e di ministro straordinario dell’Eucaristia, fosse stato denunciato qualche mese prima per un episodio molto simile, aveva deciso di chiedere consiglio al vescovo. La risposta era stata netta: bisognava denunciare tutto e subito alle autorità. Soltanto a quel punto l’uomo era stato definitivamente allontanato dall’attività della parrocchia, che, anche per i vari ruoli sostenuti, lo mettevano spesso a contatto con minori.

    Il caso, risalente all’estate del 2016, era quindi finito nelle mani esperte dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, con il luogotenente Tindaro Gullo che, con tutte le cautele del caso, aveva iniziato a cercare i primi riscontri. Sempre Gullo si era infatti occupato un anno prima dell’episodio riguardante lo stesso uomo, accusato di aver portato un altro ragazzo alla Brughiera di Trivero, riuscendo a convincerlo a fare da modello per consentirgli di scattare ancora una volta delle fotografie molto spinte. In pochi giorni, come prevede il protocollo a tutela delle vittime, che richiede indagini rapide e precise, erano stati sentiti i testimoni presenti al raduno spirituale, oltre al parroco, davanti a cui il catechista aveva ammesso l’accaduto, chiedendo di essere aiutato perché gli episodi non si ripetessero, cosa che poi si era invece rifiutato di fare in presenza degli investigatori, che dal canto loro avevano però già raccolto tutte le prove necessarie per concludere le indagini. Il passaggio più delicato aveva riguardato l’incidente probatorio, in cui era stata sentita la vittima. Il ragazzo, in presenza di uno psicologo, aveva rievocato davanti ai carabinieri della Procura, abili nel trovare risposte senza causare ulteriori traumi, terribili ricordi di quella notte da incubo.

    Il meglio delle opinioni e dei commenti, ogni mattina nella tua casella di posta Ieri il catechista, accusato di violenza sessuale, difeso dall’avvocato Domenico Duso, è stato rinviato a giudizio dal gip Paola Rava. Il processo comincerà a inizio giugno ed è possibile che venga riunito con quello relativo all’episodio precedente, dato che si tratta di reati piuttosto simili.
  • Abusi su due ragazzi al seminario dei Legionari di Cristo: 7 anni all’ex rettore

    Abusi su due ragazzi al seminario dei Legionari di Cristo: 7 anni all’ex rettore

    Vladimir Resendiz Gutierrez, 42 anni, ridotto allo stato laicale, è tornato in Messico. La Procura generale di Torino dice no all’archiviazione del fascicolo su altri 5 vertici della Congregazione: una lettera per «coprire» la vicenda

    Sette anni di carcere in rito abbreviato all’ex responsabile del seminario novarese a Gozzano della congregazione di diritto pontificio «Legionari di Cristo» sono già una pena non comune per atti sessuali compiuti da un religioso su due minorenni: ma la sentenza, inflitta ieri in primo grado dal gup Andrea Guerrerio al 42enne ex sacerdote Vladimir Resendiz Gutierrez (ridotto allo stato laicale nell’aprile 2013 dal processo canonico e oggi in Messico), più 160.000 euro di danni ai due 12enni vittime degli abusi sessuali, e 1.000 alla parte civile associazione «Rete l’Abuso», non esaurisce il saldo di questo caso, rimasto sinora sotto traccia benché risalente al 2006-2008 e trasferito al Tribunale di Novara dopo una travagliata indagine a Milano dei pm Bianca Maria Eugenia Baj Macario e Lucia Minutella all’epoca del procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Anzi, ora il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo e il sostituto pg Andrea Bascheri avocano (cioè tolgono ai pm di Novara) lo stralcio sul ruolo di 5 figure di vertice dei «Legionari di Cristo» sulla bozza sottoposta nel 2013 (insieme a 15.000 euro di «ristoro e solidarietà») ai genitori di uno degli abusati: avocazione con cui il pg torinese evidenzia la non condivisione (additata già dall’avvocato Daniela Cultrera parte civile per i genitori del ragazzo) dell’archiviazione del rettore dell’Università Europea di Roma, padre Luca Gallizia, del legale rappresentante della congregazione Manuel Cordero Arjona, del direttore territoriale del Nord-Italia Oscar Nader, dell’economo Victor De Luna, e dell’avvocato Corrado D’Agostino.

    I pm novaresi, ricevuti gli atti dai colleghi milanesi nell’agosto 2017, avevano lamentato che il lungo lasso di tempo avesse fatto prescrivere già al momento della trasmissione un altro (pur confessato) episodio di abusi su un terzo ragazzo; poi, a proposito della scrittura privata del 2013 nella quale «le parti si impegnano a mantenere assoluta riservatezza, fatta eccezione per eventuali audizioni dell’autorità giudiziaria, obbligandosi a riferire le stesse dichiarazioni rese nella presente scrittura», la pm Silvia Baglivo vi aveva letto non una estorsione della congregazione ai genitori, ma «una mera proposta transattiva» priva di «alcuna condotta minacciosa». Al contrario, la Procura generale torinese ora vi ravvisa «un tentativo di eludere eventuali investigazioni dell’autorità giudiziaria» (favoreggiamento personale), e «una minaccia al fine di determinare le parti offese a rendere false dichiarazioni» (violenza privata).

    https://milano.corriere.it/19_marzo_27/07-interni-luigicorriere-web-milano-d4be7d9e-50c9-11e9-bc24-e0a60cf19132.shtml

  • Molestie nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano: l’ex rettore condannato a 7 anni

    Molestie nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano: l’ex rettore condannato a 7 anni

    Il giudice Andrea Guerrerio, accogliendo le richieste del pm Silvia Baglivo, lo ha condannato a 7 anni di reclusione, con rito abbreviato, per le molestie adi danni di due ex allievi del seminario minorile dei Legionari di Cristo a Gozzano, istituto chiuso tre anni fa. Vladimir Resendiz Gutierrez, 31 anni, l’ex responsabile del seminario ridotto allo stato laicale da papa Francesco, oggi non era nell’aula del tribunale di Novara alla lettura della sentenza, ma in Messico, dove vive.

    LA STORIA – Molestie nel seminario dei “Legionari di Cristo”, chiesto rinvio a giudizio dell’ex rettore

    Il reato è stato riqualificato da violenza sessuale ad atti sessuali con minorenne, una questione tecnica che sposta poco la sentenza, che conferma come i due ragazzi fossero stati vittime delle attenzioni sessuali del religioso. Per un terzo giovane, anche lui destinatario di violenze, i fatti si sono prescritti ancora prima dell’udienza preliminare. Gli eventi risalgono a quando i giovani seminaristi dell’istituto novarese avevano 12 e 14 anni: oggi sono ventenni.

    L’ALTRA INCHIESTA – Presunte violenze nel seminario di Gozzano: “I Legionari ci offrirono soldi per tacere”

    Il tribunale ha stabilito anche una provvisionale di risarcimento danni per i due ex allievi (uno italiano, uno austriaco) di 80 mila euro ciascuno, e di 10 mila euro per i genitori, rappresentati dall’avvocato Daniela Cultrera. E mille euro sono stati decisi per l’associazione «Rete l’Abuso», che assiste le vittime dei religiosi pedofili, ammessa come parte civile con l’avvocato Alessandro Maneffa.

  • NOVARA: 7 anni di reclusione per l’ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Cristo. Ma è fuggito in Messico

    NOVARA: 7 anni di reclusione per l’ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Cristo. Ma è fuggito in Messico

    La procura rappresentata dalla dott.ssa Silvia Baglivo aveva chiesto 11 anni, ridotti poi a 7 nel rito abbreviato.

    Questo è quanto stabilito questa mattina dal Giudice Andrea Guerrerio, del Tribunale di Novara, nei confronti di padre Vladimir Resendiz Gutierrez, ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Cristo di Novara.

    Una causa complessa, partita da Milano, con un’ulteriore accusa, quella di estorsione, poi separate le due accuse, la seconda (pedofilia) è stata trasferita per competenza presso la Procura di Novara.

    Per le tre vittime, difese dall’avvocato Daniela Cultrera, il giudice ha stabilito una provvisionale di 80.000€, oltre ad essere stata accolta la costituzione di parte civile dell’Associazione Rete L’ABUSO, rappresentata invece dall’avvocato Alessandro Maneffa.

    Tra 90 giorni, le motivazioni della sentenza.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2018/03/09/novara-abusi-nel-seminario-dei-legionari-di-cristo-udienza-preliminare-il-15-marzo-ma-il-prete-e-fuggito-in-messico/