Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Denuncia gli abusi alla diocesi che trasferisce al nord il prete, la vittima si rivolge alla polizia

    Denuncia gli abusi alla diocesi che trasferisce al nord il prete, la vittima si rivolge alla polizia

    di Franca Giansoldati – Città del Vaticano – Quello che apparentemente sta emergendo ancora una volta è il solito muro di gomma da parte della Chiesa. Da una parte le vittime di presunte violenze sessuali che provano a denunciare al vescovo l’abusatore ma non vedendo risultati concreti alla fine sono costretti a rivolgersi ai carabinieri, attivando (finalmente) il processo penale. Che su queste vicende scabrose non ci sia una collaborazione fattiva tra il vescovo e la giustizia italiana è una vecchia storia.

    A Enna, dove è in corso un procedimento a carico di un sacerdote, è il Procuratore capo, Massimo Palmeri, a commentare: «Non abbiamo ricevuto niente dalla Curia. Siamo venuti a conoscenza del reato solo quando il giovane ha denunciato alla Squadra mobile»  ha detto in merito alla vicenda degli abusi sessuali su ragazzi che frequentavano una parrocchia di Enna, per i quali ora è indagato il parroco.

    I fatti sono avvenuti quando la vittima era un minore di 15 anni. Il ragazzo, alcuni anni fa, aveva denunciato gli abusi alla diocesi di Piazza Armerina che però non avrebbe dato seguito con atti concreti, se non un temporaneo allontanamento del sacerdote da Enna, mandandolo in una parrocchia del nord. Un sistema abbastanza consolidato di togliere il parroco per non creare scandalo nella comunità. Il ragazzo, anni dopo, rivedendolo a Enna dove continuava a svolgere attività con i giovani, ha deciso di prendere carta e scrivere a Papa Franesco.

    In parallelo ha presentato una denuncia alle autorità civili sulla quale la Procura ha aperto un fascicolo.

    Il giovane che ha denunciato non sarebbe la sola vittima delle attenzioni che il sacerdote riservava agli adolescenti maschi che frequentavano la sua parrocchia.

    In merito alla vicenda il Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, con una nota ha precisato che ogni volta che ha avuto notizia «di eventuali delitti ha avviato i procedimenti previsti dalla normativa canonica» esprimendo piena fiducia nella magistratura. don Giuseppe Rugolo

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_chiesa_vaticano_papa_francesco_vescovo_enna_polizia_magistratura-5710862.html

  • Don Giuseppe Rugolo – il “giallo” sulla lettera inviata a Papa Francesco

    Don Giuseppe Rugolo – il “giallo” sulla lettera inviata a Papa Francesco

    Abusi, ora spunta il “giallo” sulla lettera inviata al Papa

    La Procura di Enna indaga su presunti casi di abusi ecclesiastici. “Giallo” sulla lettera che sarebbe stata recapitata al Papa da un adolescente

    di Giuseppe Aloisi – Una lettera che sarebbe arrivata tra le mani di papa Francesco: questo è solo uno degli elementi che stanno emergendo sui presunti abusi che sarebbero avvenuti presso la diocesi di piazza Armerina, in Sicilia.

    Quelli su cui starebbe indagando la Procura di Enna.

    Jorge Mario Bergoglio che, sin dall’inizio del suo pontificato, sta combattendo una battaglia per stroncare gli scandali legati alle violenze sessuali che avvengono nei contesti ecclesiastici ai danni di minori e di adulti vulnerabili, potrebbe aver deciso di appurare in via diretta cosa stesse succedendo presso la realtà diocesana che sarebbe al centro del caso. E il tutto, almeno in termini diocesani, potrebbe aver subito un’accelerata.

    Le indagini dei magistrati di Enna sono in corso, dunque non è possibile distribuire certezze. Stando a quanto si apprende sull’Agi, un sacerdote sarebbe indagato. La persona che avrebbe deciso d’ inoltrare una missiva direttamente al Santo Padre potrebbe dunque essere una vittima di abusi. Nel corso del 2019, il Vaticano ha ricevuto circa mille segnalazioni relative a possibili abusi. La differenza, in questa vicenda, risiederebbe nel destinatario della lettera: il vescovo di Roma. Niente Congregazione per la Dottrina della Fede o forse, in maniera diversa, la presunta vittima potrebbe aver deciso d’inviare due lettere distinte: una all’ex Sant’Uffizio e una al Papa. Al momento, trattasi di un vero e proprio giallo, che solo il tempo potrà forse risolvere.

    La fonte fornisce anche qualche altra informazione sul presunto abusatore: il sacerdote insegnerebbe Religione, ma sarebbe anche parroco e opererebbe in un contesto associativo. La presunta vittima, invece, sarebbe appena un adolescente. Jorge Mario Bergoglio, che in linea con il suo predecessore è uno sostenitore della cosiddetta linea della “tolleranza zero”, avrebbe quindi domandato spiegazioni alle autorità ecclesiastiche di quella realtà diocesana. E il Papa, che in questi anni ha “spretato” numerosi sacerdoti per via di accuse di abusi, arrivando anche a “scardinalare” in talune circostanze, potrebbe prendere decisioni a breve. Vedremo quali saranno i risultati dell’indagine, che a questo punto potrebbe essere aperta pure in Vaticano.

    Delle accuse dirette al parroco esisterebbero già. Come come esisterebbero alcuni dati: le violenze, anzitutto, non sarebbero state commesse ai danni di una sola persona. Nel frattempo, si è espresso il vescovo della diocesi interessata dal caso: “Con riguardo a casi che sono avvenuti nella mia diocesi – ha dichiarato poco fa monsignor Rosario Gisana, vescovo della diocesi di piazza Armerina – io ho sempre attivato la procedura canonica informando le autorità ecclesiastiche”. Il giallo poi sembrerebbe allargarsi: “Sono offeso con la procura – ha continuato il monsignore – che avrebbe dovuto informarmi. Io allo stato attuale non so niente. In realtà non so di chi stiamo parlando”. Le voci sull’indagine vengono così confermate, ma la diocesi non sembra conoscere troppi dettagli.

    Lo stesso vescovo avrebbe ammesso l’esistenza di contatti in essere con la Santa Sede. Tutto questo accade in contemporanea con il regno di un pontefice che ha abolito il segreto pontificio sui procedimenti ecclesiastici che riguardano casi di abusi sessuali. don Giuseppe Rugolo

    https://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-ora-spunta-giallo-sulla-lettera-inviata-papa-1917421.html

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/01/25/pedofilia-enna-la-diocesi-ci-offri-soldi-per-il-silenzio/

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  • Abusi su minori: Procura Enna, da Curia nessuna notizia

    Abusi su minori: Procura Enna, da Curia nessuna notizia

    (ANSA) – PALERMO, 19 GEN – Il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana non ha fatto alcuna comunicazione alla procura di Enna sull’avvio di un procedimento a carico del prete che avrebbe abusato di un minore.

    Lo conferma il procuratore di Enna, Massimo Palmeri, che dice: “Non abbiamo mai ricevuto niente dalla Curia. Siamo venuti a conoscenza del reato solo quando il giovane ha denunciato alla squadra mobile”.

    Ieri il prelato aveva detto: “Sono offeso con la Procura che avrebbe dovuto informarmi mentre io allo stato attuale non so niente”.

    E in linea generale su presunti abusi da parte di religiosi ha affermato: “Con riguardo a dei casi che sono avvenuti nella mia diocesi io ho sempre attivato la procedura canonica informando le autorità ecclesiastiche”.

    Queste informazioni, secondo gli inquirenti, non sarebbero state date anche a loro. don Giuseppe Rugolo

  • Prete accusato di abusi sui minori, il vescovo di Piazza Armerina: «Non ho insabbiato nulla»

    Prete accusato di abusi sui minori, il vescovo di Piazza Armerina: «Non ho insabbiato nulla»

    ENNA – «Con riguardo a dei casi che sono avvenuti nella mia diocesi io ho sempre attivato la procedura canonica informando le autorità ecclesiastiche». Così il vescovo di Piazza Armerina, Monsignore Rosario Gisana sul caso del prete di una parrocchia della provincia sul quale la Procura di Enna ha aperto un fascicolo per violenza sessuale.

    Il vescovo ammette che ci sono degli altri casi che sarebbero emersi, ma dice di non conoscere direttamente il parroco coinvolto. «Sono offeso con la Procura che avrebbe dovuto informarmi mentre io allo stato attuale non so niente. In realtà non so di chi stiamo parlando».

    E sui contatti con il Vaticano, che avrebbe ricevuto una lettera accorata da parte di una vittima e avrebbe chiesto conto e ragione al vescovo, Gisana dice che non può negare di avere avuto contatti con la Santa Sede. «I parroci che sono venuti a conoscenza di questo non hanno taciuto e lo hanno comunicato subito. Io non ho insabbiato nulla».

    Una delle vittime avrebbe subito un procedimento canonico e non avendo avuto un riscontro alle sue dichiarazioni avrebbe deciso di rivolgersi al Papa. Su un presunto indennizzo offerto alla vittima il vescovo commenta deciso: «Noi non abbiamo offerto alcun risarcimento». don Giuseppe Rugolo

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  • Enna, parroco sotto inchiesta per presunti abusi sui minori all’oratorio

    Enna, parroco sotto inchiesta per presunti abusi sui minori all’oratorio

    Un fascicolo è stato aperto dalla Procura di Enna, già raccolte diverse testimonianze da parte di adolescenti

    ENNA – Un fascicolo è stato aperto dalla Procura di Enna nei confronti di un parroco, dopo un esposto ed alcune segnalazioni da parte di adolescenti che hanno denunciato presunti abusi sessuali da parte del sacerdote. Sulla vicenda sono in corso indagini da parte degli investigatori della Squadra Mobile che avrebbero già raccolto alcune testimonianze.

    Il parroco, che è anche insegnante di religione, avrebbe abusato dei ragazzi, quasi tutti minorenni, che erano impegnati nelle attività dell’oratorio, dove gli adolescenti si recavano per pregare, giocare, stare insieme con i coetanei e invece pare andassero incontro all’“orco”.

    Altri religiosi sarebbero venuti a conoscenza dei presunti abusi perpetrati dal sacerdote, ma avrebbero taciuto sia con le autorità civili che con quelle ecclesiali.

    Episodi analoghi erano stati segnalati anche alla curia di Piazza Armerina, senza ottenere alcun provvedimento se non l’allontanamento momentaneo del sacerdote dalla parrocchia. don Giuseppe Rugolo

  • Condannato ex direttore Caritas: ma non fu violenza sessuale

    Condannato ex direttore Caritas: ma non fu violenza sessuale

    Era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno

    Ridotta in appello la condanna per don Sergio Librizzi, l’ex direttore della Caritas di Trapani che da membro della Commissione per il riconoscimento dello status di richiedente asilo era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno. La prima sezione, presieduta dal giudice Adriana Piras, lo ha condannato don Sergio Librizzi a 6 anni, due mesi e venti giorni, riqualificando il reato in induzione alla corruzione, come indicato dalla corte di Cassazione che aveva annullato la precedente sentenza di condanna. In primo grado era stato condannato dal gup di Trapani a 9 anni di reclusione per concussione e violenza sessuale, poi confermata anche dalla Corte d’appello di Palermo. La sentenza nel dicembre 2017 venne annullata dalla corte di Cassazione, rispedendo gli atti ai giudici palermitani che oggi hanno ridotto la pena, assolvendo don Librizzi da un lungo elenco di episodi di violenza sessuale.

    L’ex direttore della Caritas trapanese era stato arrestato nel 2014 dagli agenti del Corpo Forestale, nell’ambito di un’indagine che porto’ alla luce il business dei centri d’accoglienza per migranti. Era finito ai domiciliari, scontati a casa di una zia a Campofelice di Roccella, ma e’ tornato in liberta’ con la sentenza della Cassazione. L’avvocato ha annunciato nuovamente ricorso in Cassazione e in attesa della sentenza definitiva restera’ in liberta’. Secondo le inchieste condotte dalla procura di Trapani, il prete era il controllore occulto della cooperativa Badiagrande, principale ente gestore di centri per migranti nel trapanese, compreso il Cie di contrada Milo, all’interno del quale si svolgevano le riunioni della Commissione di cui era membro don Librizzi. Nella sentenza di primo grado il gup di Trapani aveva riconosciuto il “ruolo dominante nella zona trapanese dell’imputato”. Secondo la Cassazione pero’ “e’ indiscutibile che un accordo puo’ essere raggiunto anche tra soggetti che si trovano in posizioni differenti” e che “cio’ non cambia quando si tratta di un accordo illecito: quel che rileva e’ la sussistenza di un obiettivo comune, che proprio l’accordo incarna”. Nel corso del nuovo processo la Corte, su richiesta dell’avvocato Donatella Buscaino, legate del prete, ha riaperto l’istruttoria dibattimentale, ascoltando dei testimoni in aula e acquisendo i provvedimenti emessi dalla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di richiedente asilo nelle sedute a cui aveva partecipato anche don Librizzi. (AGI)

    https://www.grandangoloagrigento.it/giudiziaria/condannato-ex-direttore-caritas-ma-non-fu-violenza-sessuale
  • Violenza sessuale a un ragazzino, sacerdote finisce in carcere

    Violenza sessuale a un ragazzino, sacerdote finisce in carcere

    La terza sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione nel confronti del sacerdote messinese Giovanni Bonfiglio, 57 anni, che era stato ritenuto responsabile dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Messina di violenza sessuale nei confronti di un giovane che, all’epoca, aveva sedici anni (era il 2014).

    La Cassazione ha accolto la tesi dell’avvocato Giovambattista Freni, difensore del minore (frattanto divenuto maggiorenne) e dei genitori, costituiti parti civili. L’imputato non potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena, quindi rimarrà in carcere.

    Bonfiglio aveva indicato sedici testimoni tra i quali quattro monsignori, due sacerdoti e una suora, che avrebbero dovuto dimostrare la corretta condotta nella sua funzione religiosa e nella sua attività di insegnante.

    I genitori del minore, dopo la denunzia, si erano rivolti al vescovo di Messina Calogero La Piana, per richiedere la rimozione dal sacerdozio del prete, che fu trasferito nella diocesi di Patti per accudire l’anziana genitrice.

  • Non luogo a procedere per padre Giovanni Salonia

    Non luogo a procedere per padre Giovanni Salonia

    La querela presentata cinque anni dopo la fine della terapia di psicanalisi

    Ragusa – Non luogo a procedere per padre Giovanni Salonia, il frate cappuccino ragusano, psicanalista di fama, accusato di violenza sessuale da una suora. Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Roma Daniela Camarico D’Auria.

    Salonia era stato nominato vescovo ausiliare dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Ma, dopo un dossier contro di lui arrivato in Vaticano, il frate ha rinunciato anche se la commissione pontificia che ha valutato le accuse le ha definite come “un emotivo florilegio di pettegolezzi e calunnie”.

    Papa Francesco, il 15 settembre del 2018 lo volle incontrare nella sua visita a Palermo.

    Una suora, che era stata sua paziente nel periodo fra il 2009 e 2013 lo denunciò, sostendo di aver subito abusi sessuali. Ma l’accusa non ha retto. La difesa, sostenuta dagli avvocati Pierpaolo Dell’Anno e Antonio Di Pasquale, ha puntato sulla tardività della querela, presentata nel 2018, ben cinque anni dopo la fine della terapia.

    https://www.ragusanews.com/2020/02/29/giudiziaria/non-luogo-a-procedere-per-padre-giovanni-salonia/106238

  • Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    La notizia è di qualche giorno fa, del 27 gennaio 2020. Le sottolineature sono mie.

    “Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha reso noto che nei prossimi giorni inizierà un corso contro gli abusi sui minorenni e le persone vulnerabili, destinatari della formazione saranno preti ed insegnanti, si tratta del frutto dei tre testi promulgati da Papa Francesco per la tutela di queste persone”.

    Potrebbe sembrare interessante: “La Diocesi ha messo a disposizione degli strumenti a favore dei presbiteri e degli operatori che hanno contatti con i più piccoli e le eventuali vittime, così da offrire loro più informazione per prevenire ed ascoltare i casi di trasgressione”.

    Così si legge nell’articolo: “ “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili – dice Francesco – e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Obiettivo è quello di “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione”.”

    Ad una prima lettura, senza approfondire nulla, sembrerebbe una iniziativa davvero ottima. Finalmente la Chiesa fa qualcosa di concreto per contrastare la pedofilia clericale. Ma di cosa si sta parlando?

    Si parla di “ascoltare i casi di trasgressione”. Trasgressione?! Non viene ricordato nell’articolo che, per la Chiesa, una violenza sessuale è considerata un attacco al Sesto Comandamento (“Non commettere atti impuri”) e non espressamente un crimine, un reato. Ecco perché si parla di “trasgressione” e non di un atto di violenza compiuto da un adulto nei confronti di un bambino. La prospettiva è decisamente diversa.

    Si parla di creare un “ambiente sicuro”. E per chi è stato già abusato? Per le vittime che già ci sono? Cosa sta facendo la Chiesa per loro?

    La “credibilità dell’annuncio evangelico” è decisamente minata per ogni vittima, e nulla si sta facendo per ricostruirla. Quale attenzione ha la Chiesa per quell’esercito di bambini (e anche ormai giovani o adulti) che sono già vittime dei preti pedofili?

    Il Vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, lo stesso che ha annunciato il Corso contro la pedofilia, evidentemente sa cosa fare: a settembre 2019 ha mandato uno scritto alla vittima di un prete pedofilo della sua zona, informandolo della sentenza del processo canonico per il prete. Ma faccio una premessa: il sacerdote in questione è stato condannato in Primo Grado di giudizio (dal Tribunale Civile) a quattro anni, è stata confermata la sentenza di colpevolezza in Appello con la pena ridotta a tre anni, mentre in Cassazione il prete è stato assolto per DECORRENZA DEI TERMINI DI PRESCRIZIONE…. Dunque una assoluzione non “per non aver commesso il fatto” ma per un cavillo “legale”: prescritto per 9 giorni!

    Ecco: cosa ha fatto la Chiesa per “contrastare gli abusi”? Prontamente il Vescovo ha firmato la sentenza del processo canonico… “Dichiaro non colpevole il Rev.do Sac. XXXXXX in ordine alla commissione dei delitti di cui al can. 1395, §2 C.D.C. e art. 6 §1, 1° Norme gravioribus delictis, oggetto di imputazione e, per l’effetto, lo assolvo da ogni accusa”.

    Con questa azione è sicuramente stato raggiunto uno degli obiettivi del futuro Corso: “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori”, davvero una grande attenzione alla vittima, complimenti! Non sarebbe stato più serio riconoscere, moralmente, che il prete non è stato assolto dalla giustizia civile perché è stato accertato che non ha commesso il fatto, ma solo per PRESCRIZIONE DEI TERMINI???

    Con quella sentenza la Chiesa ha dichiarato che la vittima, un minore all’epoca, può “arrangiarsi”: è più importante salvare la faccia del prete e della chiesa!

    Perché il Vescovo non ha suggerito al sacerdote di rinunciare alla prescrizione e di chiarire fino in fondo la sua posizione? Non sarebbe stata una vera ricerca della Verità? Non è la Verità ciò che dovrebbe contraddistinguere i cristiani?

    Le premesse affinché questo Corso possa essere utile quali sarebbero? Interessante parlare di prevenzione, ma se non si affronta seriamente ciò che è già avvenuto “in casa propria” (nella propria Diocesi), come si può pensare di saper cosa fare per ciò che non è ancora avvenuto?

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO è seriamente preoccupato nel constatare, ogni giorno, che si susseguono in tutta Italia proclami e iniziative per far credere che la Chiesa stia facendo qualcosa, ma poi, nel concreto, le vittime sono lasciate sole e, la Chiesa, non si pone al loro fianco ma contro di loro.

    E la stampa? Difficile trovare articoli che approfondiscano davvero le notizie e facciano collegamenti. Ogni domanda di questo scritto è uno spunto di riflessione, affinché si possa dar voce a chi non ha voce, ai piccoli.

    Per il Comitato Vittime & Famiglie, Cristina

  • Violenza sessuale su minore. Ecco perchè è stato condannato padre Genna a Marsala

    Violenza sessuale su minore. Ecco perchè è stato condannato padre Genna a Marsala

    Era appena uscito da un supermercato, quando un’auto si è avvicinata. L’uomo all’interno, un prete, gli offre un passaggio. Poi, fatta poca strada, il prete comincia a palpeggiarlo, a toccarlo, e gli propone di fare del sesso.

    Passa da lì un’auto dei Carabinieri, il ragazzo, un gambiano minorenne, attira la loro attenzione e racconta tutto. Il ragazzo, che chiameremo con un nome di fantasia Asad, è la vittima della violenza sessuale da parte di padre Nicolò Genna, ex parroco della chiesa di contrada Addolorata a Marsala.

    Padre Genna, 76 anni, è stato condannato dal Tribunale di Marsala ad un anno e 10 mesi, al pagamento di un risarcimento, ad una serie interdizioni. Una vicenda che ha scioccato la comunità della contrada, e di Marsala, per quello che è emerso. Un episodio che ha scioccato prima di tutto la vittima, Asad, ragazzo del Gambia, che dopo tante peripezie è arrivato in Italia, che gode dello status di rifugiato, e proprio qui, dove si sentiva al sicuro, ha subito – come è emerso nel processo – uno dei più gravi shock.

    Il suo racconto è stato confermato nella fase delle indagini e poi in aula, durante il processo. Un racconto ritenuto credibile e fonte di prova dal giudice.
    Le motivazioni della sentenza di condanna del prete di Marsala riassumono cosa è accaduto quella mattina del 14 agosto 2017.

    Asad all’epoca era ancora minorenne, aveva 17 anni. Si trovava ospita nella comunità Trilly, in contrada Bosco. Quella mattina Asad era andato al supermercato – non molto lontano dalla comunità in cui alloggiava – quando all’uscita è stato fermato da un uomo in abito talare nero con collarino bianco, che a bordo di un’auto gli aveva detto di avvicinarsi. L’uomo era padre Genna, che in quel momento gli aveva offerto, in maniera generica, un lavoro invitandolo a salire sulla propria auto per portarlo a visitare il luogo di lavoro “non molto lontano da lì”.

    Asad è incuriosito, sale in auto: “Mi sono fidato perchè mi era sembrato un uomo di religione”. Il ragazzo sale, dice al prete di fermarsi un attimo alla comunità per posare le buste della spesa e poi andare. Ripartiti, padre Genna e Asad, fanno poca strada. Il prete – è il racconto della vittima confermato dal giudice di primo grado – dopo aver accostato l’auto a margine della carreggiata, rivolta in direzione Trapani, aveva iniziato a toccargli la gamba per poi passare a toccargli la “parte intima”, sia pure al di fuori dei pantaloni e solo per brevi istanti. Asad reagisce, lo ferma subito infastidito. A tale reazione – sempre secondo il racconto del giovane – il prete gli offre dei soldi per avere un rapporto sessuale con lui.

    E’ imbarazzato il ragazzo, e si scusa per le parole che è costretto ad usare, in udienza, quando racconta questi attimi: “l’uomo mi ha invitato a scopare, nel senso che lui voleva essere scopato da me”. Secondo il racconto del ragazzo, confermato durante il processo, padre Genna gli avrebbe richiesto “una prestazione sessuale e nello specifico la volontà di essere sodomizzato”. Asad si è opposto a questa richiesta: “io sono musulmano e noi non facciamo queste cose”.

    Da lì il ragazzo ha chiesto al prete di riaccompagnarlo in comunità, perché aveva intenzione di denunciare l’accaduto e fare in modo che altri non avessero a che fare con lui. Ne era nata un’accesa discussione durante la quale ad un certo punto passa una pattuglia dei Carabinieri. Vedendo la pattuglia il ragazzo aveva cercato di attirare la loro attenzione. I militari dell’arma si sono fermati e hanno raccolto la testimonianza di quanto accaduto.
    Lì sono cominciati i guai per padre Genna. Perché come è stato confermato in fase processuale la sua versione dei fatti non è stata riscontrata ed è apparsa al giudice poco credibile.
    Il giudice scrive infatti che il giovane ha “riferito con estrema chiarezza i momenti in cui si è articolata la condotta oggetto dell’odierna contestazione, reiterando in termini sempre perfettamente corrispondenti il proprio racconto”. Un racconto, quello reso in tribunale, conforme a quanto dichiarato da Asad ai Carabinieri.

    Tra l’altro, scrive il giudice nelle motivazioni della sentenza, “ben lungi dal mostrare di voler aggravare la posizione processuale dell’odierno imputato, la persona offesa ha circoscritto in maniera netta e precisa le proprie accuse, in particolare limitandole ad un fugace toccamento della gamba e delle parti intime, al di fuori dei pantaloni, non riferendo di alcun altro atto sessuale compiuto successivamente al suo rifiuto, ma solo della ricevuta proposta sessuale”. Insomma per il giudice il racconto di Asad è credibile perchè avrebbe potuto ingigantire la sua versione dei fatti, visto che era la sua parola contro quella del prete, e non l’ha fatto. Il racconto di quella mattinata è stato confermato anche dalla assistente sociale coordinatrice della comunità Trilly, in cui alloggiava il giovane gambiano, Tiziana Morana. L’assistente sociale che seguiva i minori stranieri nel percorso di integrazione ha confermato in fase di indagine che il giovane aveva riferito, a lei e agli altri operatori della comunità, quello che era accaduto. La donna ha aggiunto che il racconto del ragazzo era apparso credibile, visto che il giovane non aveva mai dato problemi in comunità nei nove mesi che aveva trascorso lì. Un racconto che è apparso corrispondente a quello reso ai Carabinieri e in tribunale. Morana ha anche detto che per tutto il periodo di permanenza, circa un anno e mezzo, all’interno della comunità il giovane si era mostrato sempre rispettoso del piano educativo, nonché “collaborante e osservante delle regole comportamentali”.

    Diversa invece la versione di padre Genna. Il sacerdote in pensione ha raccontato, invece, di esser stato avvicinato da un ragazzo “alto e giovane, mai avrei immaginato essere minorenne, mi ha chiesto un passaggio”. “Il ragazzo è salito e ha inserito la sicura. Tale gesto mi ha immediatamente messo in allarme ma non ho avuto neppure la possibilità di chiedere spiegazioni che il ragazzo mi ha chiesto dei soldi. Al mio rifiuto ha cominciato a minacciarmi dicendo che se non gli avessi dato i soldi mi avrebbe denunciato e dichiarato falsamente di essere stato aggredito e abusato dal sottoscritto. Non ho mai sfiorato il ragazzo”.

    La versione dell’ex parroco per il giudice però è inverosimile, generica, manca di dettagli rilevanti, come l’importo che il giovane gli avrebbe chiesto. E viene smentita da alcune considerazioni. Come, tra tutte, il grosso rischio corso dal giovane extracomunitario nel non essere creduto denunciando una persona, come un parroco, che gode certamente di una certa considerazione sociale.
    Un racconto del parroco smentito nel corso di un processo su una storia che ha scioccato la comunità cristiana di Marsala. Una vicenda che ha segnato soprattutto la vita del giovane Asad, scappato da fame e miseria, arrivato in Italia, a Marsala, per la libertà. Trattato come ultimo, come carne, e non uomo, da chi gli uomini li dovrebbe “salvare”.

    https://www.tp24.it/2019/12/07/cronaca/violenza-sessuale-minore-ecco-perche-stato-condannato-padre-genna-marsala/142669