Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Violenza sessuale: su sacerdote indagato Enna si divide

    Violenza sessuale: su sacerdote indagato Enna si divide

    (ANSA) – PALERMO, 18 FEB – E’ uno scontro che ricorda la trama dell’ultimo film del regista francese Francois Ozon “Grazie a Dio”, quello in corso ad Enna tra “innocentisti” e “colpevolisti” sulla vicenda di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote indagato per violenza sessuale aggravata dalla Procura dopo la denuncia presentata da una presunta vittima che all’epoca dei fatti era minorenne. “Una comunità che rema contro gli stessi appelli di Papa Francesco , che chiede trasparenza, quella che non c’è, a partire dal vescovo di Piazza Armerina, Rosario Giasana che, appena raccolta la denuncia della presunta vittima, non ha sospeso il prete ma lo ha trasferito nel ferrarese, dove continua ad occuparsi di giovani”.

  • Inchiesta/2. A Gela sacerdote sotto processo per abusi sessuali su una ragazzina

    Inchiesta/2. A Gela sacerdote sotto processo per abusi sessuali su una ragazzina

    di Pierelisa Rizzo – Continua il nostro viaggio all’interno della Diocesi di Piazza Armerina. Un viaggio doloroso che sembra, a tratti, confermare quella dichiarazione resa all’Ansa dal Vescovo, Rosario Gisana, che alla domanda di chiarimenti sul sacerdote accusato di avere abusato di un minore ad Enna, negli anni tra il 2008 e il 2013, risponde: “Non ho capito di chi si parli. Abbiamo tanti casi”.

    Il nostro viaggio non è un atto d’accusa, piuttosto una decouverte di casi alcuni dubbi, e altri palesemente conclamati, di prelati che si sarebbero dedicati ad altro mentre facevano o fanno i sacerdoti. Un viaggio che nasce dal caso di Enna e dal coraggio di un giovane uomo che, dopo tanti anni, ha trovato la forza di denunciare. Ecco perché ferisce leggere sui social che la denuncia ennese nascerebbe semplicemente da una “lite tra omosessuali”. Ci fregiamo tanto di simboli, ci ergiamo a moralisti e a salvatori della Patria, vestiamo i panni dei progressisti ma, quando il marcio ci tocca da vicino, siamo abili a derubricare tutto banalizzandolo. Allora riflettiamo prima di scrivere, di giudicare, di sentenziare. E, principalmente abbiamo rispetto delle ferite che hanno, comunque, graffiato irrimediabilmente l’Anima.

    Fa parte sempre della Diocesi di Piazza Armerina il prete, quasi ottantenne, accusato di avere adescato una minore della parrocchia, invitandola più volte in chiesa mentre non c’era nessuno, con la scusa della redenzione. Siamo a Gela, il prete viene nominato dal vescovo Gisana parroco in quel quartiere, tra i più poveri della città, dopo che il precedente vescovo Michele Pennisi lo aveva misteriosamente allontanato per qualche tempo. La vicenda riguarda dunque un parroco avanti nell’età e una ragazzina, di una famiglia disagiata, che gli consegna le sue fragilità, i suoi pensieri, i sogni di una preadolescente. Ed è in quel varco di incertezza, propria dell’età, che si sarebbe insinuato il parroco; il quale avrebbe iniziato a intrattenersi con la ragazzina, a invitarla continuamente in parrocchia quando non c’era nessuno, fino a quando lei non si sarebbe decisa a raccontare e far scattare l’inchiesta.

    Sentita la minore, che ha confermato tutto, ora si attende il processo. E su quel tutto volutamente non ci dilunghiamo in dettagli morbosi, che tanto piacciono ad alcuni lettori ma preferiamo lasciare tutto in un limbo di pudore. Questo caso figura nella relazione della Corte d’Appello di Caltanissetta, depositata dal presidente in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. vincenzo iannì

    Inchiesta/2. A Gela sacerdote sotto processo per abusi sessuali su una ragazzina

  • Abusi su minore, a Enna indagato un sacerdote  Avviso di garanzia dopo l’esposto presentato da presunta vittima

    Abusi su minore, a Enna indagato un sacerdote Avviso di garanzia dopo l’esposto presentato da presunta vittima

    (ANSA) – PALERMO, 10 FEB – Un avviso di garanzia, con l’accusa di violenza sessuale aggravata, ha raggiunto il sacerdote di Enna Giuseppe Rugolo.

    A due mesi dall’esposto di un giovane che ha denunciato al capo della squadra mobile, Nino Ciavola, di avere subito abusi, da minorenne, dal 2008 al 2013, la procura di Enna, con a capo il procuratore Massimo Palmeri, ha formalizzato l’atto di accusa.

    Decine le persone sentite, tra le quali, oltre al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, numerosi sacerdoti di Enna ai quali il giovane, ora maggiorenne aveva chiesto aiuto, raccontando le presunte violenze subite.

    La denuncia alla polizia segue un processo al tribunale ecclesiastico di Palermo. Ma il vescovo – che in un primo momento aveva assicurato alla famiglia l’ammonimento scritto e il trasferimento del parroco che ha gestito un’associazione con centinaia di giovani – aveva poi optato per un trasferimento temporaneo a Ferrara, dove il prete sta frequentando un dottorato di ricerca. (ANSA).
    YUR-TE/ S45 QBKS

  • Prete avrebbe adescato una minore facendo leva sulle “fragilità di casa”

    Prete avrebbe adescato una minore facendo leva sulle “fragilità di casa”

    Prete con il “vizietto” ed ora imputato per adescamento di minori con l’aggravante di averlo compiuto nella qualità di ministro di culto. È successo anche questo nella diocesi di Piazza Armerina, da settimane al centro di uno scandalo su presunti abusi sessuali compiuti da un sacerdote ai danni di un ragazzo.

    Una storia che si sarebbe registrata in città qualche anno addietro tanto da mettere in allarme gli inquirenti per il ruolo che ricopriva il sacerdote, ultrasettantenne, che un anno e mezzo fa è stato allontanato dai luoghi della fede perché già grande. Le voci sul suo allontanamento ruotavano attorno a querelle caratteriali con altri confratelli. Dissapori interni, venne detto, ma che nulla avevano a che fare con la realtà visto che ora emerge lo squallore del pressing da parte dell’anziano sacerdote nei confronti della ragazzina rimasta “vittima” di tanta benevolenza ma che alla base aveva un secondo fine, non certo relativo alla redenzione delle anime.

    Il prete in questione, che aveva ricevuto una sorta di “riabilitazione” vescovile a tornare in città e celebrare messa con i fedeli in preghiera, è “cascato” in uno dei peccati che ad un prete non è concesso fare. In particolare quanto davanti al tuo cospetto c’è una ragazzina che, verosimilmente, chiede aiuto perché vive sulle spalle una situazione familiare pesante per la sua giovanissima età.

    Il prete senza scrupoli sarebbe andato avanti fino a quando la ragazzina ha raccontato di quegli incontri in canonica. Una confidenza iniziale per la ragazzina, un’indagine dopo la presentazione della denuncia che ha aperto un solco nei rapporti “preti – fedeli”. E per confermare un quadro indiziario rilevante la minore ha dovuto ricostruire tutta la vicenda scabrosa alla presenza di un esperto in psicologia infantile.

    Da quella ricostruzione, sotto alcuni aspetti dettagliata, è iniziato il processo per il prete. Secondo gli inquirenti il sacerdote in pensione avrebbe chiesto alla ragazzina di recarsi da sola in canonica e quando non c’era nessuno. Sarebbe stato lui, infatti, a stabilire gli orari in cui la giovane avrebbe dovuto andarlo a trovare.

    Per conquistare la fiducia della giovane il sacerdote avrebbe fatto leva “sullo stato di indigenza e sui problemi familiari. Il prete, infatti, avrebbe saputo – forse in forza al suo ruolo sacramentale – tutte le questioni familiari che si vivevano tra le pareti di casa ed il dramma interiore che una adolescente può vivere in un contesto difficile, sia dal punto di vista sociale ma anche economico. Un dramma interiore per la presunta vittima, una escamotage per il prete che, inizialmente, avrebbe conquistato la fiducia di quella giovane che correva felice per le vie del quartiere e poi sarebbe diventata oggetto del desiderio altrui.

    Una storia difficile da raccontare da parte della presunta vittima con una ferita nell’anima che sarà difficile da rimarginare perché quel prete, ritenuto un amico, era lì pronto a tradirla. Alla prima occasione.

    (trascrizione da La Sicilia del 31 gennaio 2021) iannì vincenzo

  • ENNA – “ Con la clausola di riservatezza la vittima di violenza si  impegna a non raccontare nulla delle violenze subite”

    ENNA – “ Con la clausola di riservatezza la vittima di violenza si  impegna a non raccontare nulla delle violenze subite”

    Ansa 25 gen 21 – Enna – “ Con la clausola di riservatezza la vittima di violenza si  impegna a non raccontare nulla delle violenze subite e qualora non dovesse tenere fede all’impegno è costretta a restituire i soldi”- Lo dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso , una ONG con sede a Savona che raccoglie 930  persone vittima di violenza da parte di sacerdoti. La Ong annuncia che si costituirà parte civile in un eventuale processo contro i prete di Enna , accusato di avere violentato un minore.  “La nostra organizzazione ha 10 anni di vita. Io stesso sono stato abusato – racconta-  dall’età di 10 anni e fino ai 14 anni da un sacerdote che ha violentato, nel mio paese di 5000 persone, 40 bambini”. “Per la nostra esperienza molti abusati denunciato dopo tanti anni. Non è facile fare i conti con delle ferite che cambiano la vita per sempre. La prassi è quella di attingere i soldi per pagare le vittime degli abusi dalle associazioni cattoliche della Diocesi”. Il presidente della Rete L’Abuso, lancia un appello al Papa “ Questo papa ha fatto tante cose buone – ci dice al telefono – ma spesso i suoi cardinali hanno disatteso i dettami della Chiesa. Lo invito a far si che le sue indicazioni, proprio sugli abusi compiuti dai sacerdoti, vengano rispettate”.

    Ansa 25 gen 21 – Enna

  • Il caso di don Giuseppe Rugolo; la prova TERRENA dell’inaffidabilità delle politiche di tolleranza zero della chiesa

    Il caso di don Giuseppe Rugolo; la prova TERRENA dell’inaffidabilità delle politiche di tolleranza zero della chiesa

    Un caso davvero triste ed emblematico, soprattutto dopo l’ultimo Motu proprio che, in peggio rispetto a prima, oltre a veder violare in pieno la normativa di papa Francesco, non vede coinvolto solo il presunto pedofilo, ma al suo seguito anche il vescovo. Quest’ultimo, anziché dar seguito alle nuove norme introdotte, dopo la denuncia della presunta vittima ha trasferito il prete nel Ferrarese; non solo, perché qui entra in scena persino la CARITAS, attraverso la quale in questo caso la chiesa avrebbe tentato di comprare il silenzio della presunta vittima offrendo non un risarcimento per il riconosciuto danno subito, ma denaro per chiudergli la bocca, quattro soldi che lo vincolassero al silenzio.

    Tutto ciò, nella storica complicità della chiesa che, solo per evitare lo scandalo e per mantenere il buon nome dell’istituzione, tenendo fuori dai guai don Giuseppe Rugolo, il giovane sacerdote – di fatto trasferito all’istante e non isolato – subito integrato tra i giovani del ferrarese dove aveva già ricreato lì la sua pastorale di giovanile.

    Ora si pone la domanda davvero cruciale sulla già ridotta fiducia dell’opinione pubblica nella chiesa in merito alla gestione della questione pedofilia. Una chiesa oramai collezionista di soli fallimenti in materia, ben tre papi, e venti anni dopo, altre centinaia di vittime non più solo dei preti pedofili ma per le politiche della chiesa e dallo Stato italiano, che non vede, non sente e oramai non legge nemmeno più i giornali dove anche li è oramai palese che in Italia ci sia un problema. Di fatto siamo ancora a questo livello dove continuiamo ad assistere a questo fallimento tra le storiche coperture sistematicamente impunite, in primis dal Vaticano, come quelle di Delpini a Milano, poi nominato vescovo dallo stesso Bergoglio, malgrado lo stesso avesse ammesso precedentemente ai magistrati – se pur giustificandosi asserendo “un errore di valutazione” – i ben due trasferimenti di don Mauro Galli, condannato poi dalla giustizia civile a sei anni e quattro mesi, ma assolto dal tribunale del chiesa.

    O il reo confesso Felix Cini, poi reintegrato come è stato per Paolo Turturro, di nuovo in parrocchia appena uscito dal carcere. Ma come per la vicenda di don Silverio Mura, analoga a quella di Enna perchè nascosto dopo la denuncia  alla diocesi addirittura sotto falso nome, trasferito dal sud, al nord, una triste e lunga lista che fa davvero poco onore al grido della tolleranza zero.

    Ora però ci si chiede davvero a che gioco gioca la chiesa.

    Se papa Francesco vuole un minimo di credibilità, a questo punto deve intervenire concretamente e non con le storiche chiacchere nei confronti non solo ovviamente del prete, ma anche delle gerarchie della chiesa. In questo caso, già solo da quanto riporta la cronaca, hanno palesemente violato le leggi attuali della chiesa, oltre a quelle dello Stato.

    E si, perchè qualora risultasse che dopo la denuncia alla diocesi da parte della presunta vittima, il sacerdote avesse commesso anche solo un altro abuso, vedrebbe penalmente indagato anche il vescovo di Enna che, sulla base del secondo comma dell’articolo 40 del codice penale (che recita “Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”) sarebbe attivamente responsabile del reato c. d. omissivo, in quanto anche se pur vero che in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, non possono tuttavia sottrarsi a questo principio giuridico.

    Francesco Zanardi

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  • Pedofilia, Enna, “La Diocesi ci offrì soldi per il silenzio”

    Pedofilia, Enna, “La Diocesi ci offrì soldi per il silenzio”

    La rivelazione è di quelle destinate a sollevare un autentico vespaio: “La Diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una ‘clausola di riservatezza’ e del silenzio di nostro figlio”.

    Lo sostengono i genitori del giovane che ha denunciato alla locale Procura della Repubblica di aver subito abusi da un prete a Enna quando aveva quindici anni.

    “L’unico nostro interesse – hanno detto i genitori – era quello di avere giustizia con l’allontanamento definitivo del sacerdote da Enna e l’ammonizione scritta da parte del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana”.

    Dopo l’esposto del giovane era stata aperta un’inchiesta per violenza sessuale nei confronti del sacerdote, e la Procura aveva delegato le indagini alla Squadra mobile della Questura ennese.

    Secondo la ricostruzione dei genitori, assistiti dall’avvocato Eleanna Mollica Parasiliti, l’accordo, “mediato da un avvocato rotale del Nord Italia, prevedeva anche una ‘clausola di riservatezza’”.

    La Procura di Enna continua a lavorare in silenzio, ma dagli accertamenti sarebbe emerso che la Chiesa ennese avrebbe archiviato l’indagine nei confronti del presunto autore degli abusi sul minorenne per un difetto di competenza tecnico-giuridica: all’epoca dei fatti il prete era ancora seminarista.

    La Curia di Piazza Armerina lo avrebbe quindi invitato a trasferirsi in una regione del Nord Italia, dove sta frequentando un dottorato di ricerca.

    A Enna il prete, che gestisce un’associazione con centinaia di giovani, è tornato in estate e ha celebrato messa. don Giuseppe Rugolo

  • L’inchiesta sul prete accusato di abusi su minori, il vescovo di Piazza Armerina sentito come testimone

    L’inchiesta sul prete accusato di abusi su minori, il vescovo di Piazza Armerina sentito come testimone

    Il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, è stato sentito in Procura a Enna come persona informata sui fatti, nell’ambito dell’inchiesta aperta dopo la denuncia di un giovane sugli abusi subiti da un prete.
    L’audizione, condotta dal procuratore Massimo Palmeri, è durata circa tre ore.

    Tra i temi affrontati ci sarebbero i risultati dell’indagine del tribunale ecclesiastico di Palermo a carico del sacerdote accusato, indagine sollecitata da Gisana. I risultati di quell’inchiesta furono poi mandati alla congregazione per la Dottrina della fede, in Vaticano.

    Nell’ottobre 2019, il sacerdote chiamato in causa si è allontanato da Enna, oggi vive al Nord Italia, ma non risulta che siano stati adottati provvedimenti nei suoi confronti da parte dell’autorità ecclesiale. don Giuseppe Rugolo

    https://palermo.repubblica.it/cronaca/2021/01/21/news/l_inchiesta_sul_prete_accusato_di_abusi_su_minori_il_vescovo_di_piazza_armerina_sentito_come_testimone-283632403/

  • Pedofilia Enna, tutte le denunce della presunta vittima

    Pedofilia Enna, tutte le denunce della presunta vittima

    “Hanno provato a comprare il mio silenzio, ma dopo un lungo travaglio interiore, ho trovato il coraggio di denunciare: ciò che ho subito, non deve subirlo più nessuno”.

    Adesso è un adulto, ha ventisei anni, ma ne aveva quindici anni quando, ha raccontato, cominciò a subire abusi sessuali da parte di un prete di una parrocchia di Enna.

    “Esprimo piena fiducia nella magistratura e offro collaborazione per l’accertamento della verità dei fatti”, ha detto il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana (nella foto), spiegando di “aver attivato la procedura canonica informando le autorità ecclesiastiche” quando ha ricevuto segnalazioni.

    Ma ha anche sottolineato di “non avere ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’Autorità giudiziaria in cui si informa di eventuali procedimenti penali a carico di chierici della diocesi”.

    Intanto il parroco accusato, che nel frattempo ha fondato un’associazione che riunisce duecento giovani, sarebbe stato spostato in una regione del nord Italia, ufficialmente per gravi motivi di salute.

    “Sono stato a lungo combattuto – ha sottolineato la presunta vittima – tra la voglia di non tradire la Chiesa, a cui sono devoto, e la necessità di giustizia”, che lo ha poi spinto a presentare una denuncia alla Procura della Repubblica di Enna, che ha iscritto il sacerdote nel registro degli indagati e affidato indagini alla squadra mobile della Questura.

    Nel 2014, aveva raccontato al parroco ennese degli abusi, che, secondo la sua ricostruzione, erano cominciati quando il sacerdote era ancora in seminario e si erano protratti dal 2008 al 2013, consumati anche nella canonica della chiesa.

    Nel 2018, dopo un percorso avviato con uno psicoterapeuta, il giovane ha formalizzato una denuncia alla diocesi di Piazza Armerina. E’ stato sentito dal Tribunale ecclesiastico di Palermo ma, nonostante avesse nominato un avvocato rotale – cioè abilitato a rappresentarlo di fronte alla Sacra Rota – non è riuscito a ottenere un processo. Per questo, racconta, “ho scritto al Papa, chiedendo il suo aiuto”.

    E, secondo quanto si è appreso, dal Vaticano hanno chiamato in Diocesi chiedendo immediati chiarimenti sulla vicenda.

    Denaro per non parlare

    Come detto, la presunta vittima sostiene poi di avere ricevuto un’offerta di denaro in cambio del suo silenzio “ma non avrei mai potuto accettare perché non voglio che altri subiscano il mio calvario”, ha detto.

    “Noi non abbiamo mai offerto denaro ad alcuno”, ha replicato al telefono monsignor Gisana.

    Gli abusi, secondo il contenuto della denuncia, sarebbero cominciati nel 2008, quando il presunto violentatore era ancora un educatore dell’Azione cattolica. Una serie di approcci fino alle violenze, che sarebbero iniziate nel 2009.

    Tra, ha accusato ancora il giovane, piccoli ricatti e minacce per garantirsi il silenzio.

    E poi, ha aggiunto, il “dolore nel sentirsi tradito dalla Chiesa, dai tanti preti, con i quali mi ero confidato”.

    La solidarietà di un solo prete

    “Soltanto un sacerdote a Enna – ha ricordato – mi ha sostenuto mentre molti hanno cominciato ad avere atteggiamenti se non ostili, comunque di sospetto”.

    “Questa esperienza mi ha rovinato la vita – ha concluso la presunta vittima, che un tempo avrebbe voluto entrare in seminario – ma io, con l’aiuto dei miei genitori, ce l’ho fatta. Oggi sono ancora impaurito, ma posso guardarmi allo specchio. Spero che gli altri, che hanno subito lo stesso mio trattamento, decidano di denunciare”. don Giuseppe Rugolo

    https://qds.it/pedofilia-enna-tutte-le-denunce-della-presunta-vittima/

  • Sicilia, la procura indaga su un prete pedofilo

    Sicilia, la procura indaga su un prete pedofilo

    In Sicilia, la Procura di Enna ha aperto un fascicolo nei confronti di un parroco accusato da un giovane di abusi sessuali. “Mi hanno umiliato, hanno provato a isolarmi e a comprarmi, ma ora ho trovato il coraggio di denunciare”, ha detto il ragazzo che ha denunciato i presunti abusi subiti da quando aveva 15 anni.

    «Questa esperienza mi ha rovinato la vita – sostiene dicendo che sarebbe voluto entrare in seminario – le violenze sono arrivate quando io ero appena quindicenne. Ci sono stati dei primi approcci fino alla vera e propria violenza». E poi, aggiunge c’è il «dolore nel sentirsi tradito dalla Chiesa, dai tanti preti, con i quali mi ero confidato».

    «Soltanto un prete ad Enna – osserva – mi ha sostenuto mentre, molti hanno cominciato ad avere atteggiamenti se non ostili, comunque, di sospetto».

    Negli anni l’uomo ha cominciato a soffrire di disturbi dell’alimentazione. «Non volevo più uscire da casa – ricostruisce – ma lui mi chiamava continuamente e mi inviava continui messaggi. E se mi vedeva con qualcuno, cominciavano le scenate. Provava a denigrami davanti a tutti. Ero nelle sue mani. Poi ho cominciato a non mangiare, ho rasentato l’anoressia. Devo ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre sostenuto, rispettando anche i miei tempi».

    Infine, ha presentato una denuncia alla Squadra Mobile della Questura di Enna, dopo avere scritto una lettera al Papa, dove raccontava la sua drammatica storia.

    “Il vescovo non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria”, replica la Diocesi di Enna. Il religioso da qualche tempo sarebbe stato spostato al Nord”.

    Il parroco, che è anche insegnante di religione, avrebbe abusato dei ragazzi, quasi tutti minorenni, che erano impegnati nelle attività dell’oratorio, dove gli adolescenti si recavano per pregare, giocare, stare insieme con i coetanei e invece pare andassero incontro all’“orco”.

    Altri religiosi sarebbero venuti a conoscenza dei presunti abusi perpetrati dal sacerdote, ma avrebbero taciuto sia con le autorità civili che con quelle ecclesiali. don Giuseppe Rugolo

    https://www.tp24.it/2021/01/19/cronaca/sicilia-la-procura-indaga-su-un-prete-pedofilo-nbsp/159195