Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Modica – Anziché chiedere indignati al Vaticano di rimuoverlo, a Enna ci sono sedicenti fedeli che in questi giorni stanno ingaggiando una ‘guerra’ delle petizioni online per difendere il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, il modicano Rosario Gisana, che ha protetto per anni il prete Don Rugolo, accusato di pedofilia, trasferendolo prima al Nord, anziché denunciarlo, e poi facendolo addirittura tornare all’ovile, rimettendolo a stretto e diretto contatto i ragazzini molestati, e offrendo soldi ad almeno una famiglia delle vittime, per tacere e dimenticare. A proposito: complimenti anche alla Caritas, che aveva 25 mila euro pronti in tasca per tali “opere pie”. La petizione social, in realtà, è partita già lo scorso febbraio: le manette per il sacerdote erano infatti da tempo nell’aria. I primi abusi su un 16enne risalgono al 2009 e sarebbero andati avanti fino al 2013. Nell’ordinanza della misura cautelare si legge che il vescovo era a conoscenza di tali violenze ma si è limitato, a fine 2019, a spedire Rugolo per un po’ alla diocesi di Ferrara.

    «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana – scrive il gip – che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara, anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni». Interrogato dal gip, Rugolo – per bocca del suo avvocato – si dice “sereno”. Beato lui. Avvisi di garanzia e custodie cautelari dovrebbero venderli in farmacia come ansiolitici visto che, secondo quanto riferiscono i legali, producono questo effetto rilassante in tutti coloro che ne vengono raggiunti.

    E i due preti del tribunale di Palermo che all’epoca archiviarono tutto per “difetto di competenza” (non perché il fatto non sussisteva), perché Rigoldo allora era ancora seminarista (e con tanto curriculum fu poi ordinato sacerdote), chi sono e che fine hanno fatto? Ad ogni modo, subito dopo l’arresto ha ripreso quota la raccolta-firme dei fedelissimi di Gisana: in un post su change.org in cui abbraccia il Papa (foto) lo difendono oltre ogni ragionevole dubbio dall’accusa di aver insabbiato i reati e dagli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà». Sono arrivati a quasi 1300 firme. Ben lieti di fare parte della categoria di “blogger”, se vuol dire conservare un briciolo di galileiana obiettività.

    Grazie a dio, infatti, gira in Rete anche un’altra petizione, antitetica, che invita Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti. Ma anche a smarcarsi dal turpe brodo in cui si agita Piazza, lui che fatto della condanna della pedofilia negli ambienti ecclesiali una delle colonne del suo mandato. Sta aspettando che le acqua si calmino, per defenestrarlo senza clamori? Proprio ieri ne ha fatto fuori uno: monsignor Gino Reali, 73enne vescovo “emerito” di Porto-Santa Rufina, coinvolto nel noto caso di pedofilia di don Ruggero Conti e prepensionato con due anni d’anticipo con la scusa delle precarie “condizioni di salute”, incompatibili col suo magistero. Non è il caso di iniziare a far sentire “sereno” anche il 62enne Gisana? Per contrastare l’acritica petizione a suo favore gli stessi pm di Enna sono stati costretti a lanciare un appello per incoraggiare altre possibili vittime a non avere timore e a denunciare. “Non è amore”, diciamo alle donne che vengono picchiate, umiliate, stuprate. “Non è Chiesa”, diciamo a chi è vittima di rappresentanti indegni. Rete L’ABUSO

    Il bacio di Giuda

  • Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Contrariamente al trend della Germania o della Francia dove i fedeli si mobilitano indignati per chiedere al Vaticano la rimozione di quei vescovi che hanno trasferito preti pedofili in altre diocesi per proteggerli, in Italia le cose sembrano andare alla rovescia. Lo dimostra il caso clamoroso di Enna. In questi giorni sta facendo scandalo l’incredibile ‘guerra’ delle petizioni scoppiata nella diocesi siciliana dove è appena stato arrestato dalle forze dell’ordine un giovane prete. L’accusa è pesante, avrebbe abusato di un minore che gli era stato affidato «per ragioni di istruzione e di educazione alla religione cattolica», come si legge in un comunicato della Questura di Enna.

    La storia – A seguito di questo arresto la Procura siciliana ha pure lanciato un appello per incoraggiare altre vittime a non avere timore e a denunciare. Ai tempi delle violenze il ragazzino abusato aveva appena 16 anni. L’incubo era iniziato nel 2009 e sarebbe andato avanti fino al 2013. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare al prete si legge chiaramente che di queste violenze ne era a conoscenza il vescovo Rosario Gisana il quale, in barba alla tutela del minore, verso la fine del 2019, avrebbe spedito in una altra diocesi – Ferrara – il presunto pedofilo, il quale non solo ha continuato a rimanere a contatto con altri ragazzi ma in seguito è stato pure ordinato sacerdote dalla Chiesa di Enna.

    L’indagine – Nell’ordinanza si legge: «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni».

    Le petizioni – Dopo l’arresto del prete nella diocesi di Enna sono partite due petizioni antitetiche sul web che rimbalzano da un sito all’altro a caccia di iscrizioni. La prima è di solidarietà al vescovo Gisana per difenderlo dall’accusa di avere insabbiato e trasferito il prete abusatore.

    Sotto una foto in cui si vede Gisana che abbraccia Papa Francesco, si legge che di fronte agli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Enna-Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà».

    La seconda petizione, invece, sempre fatta circolare sui canali web, di segno opposto, invita Papa Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti verso questo vescovo che pur avendo saputo da una delle vittime – nel 2014 – che c’erano violenze di mezzo ha ugualmente trasferito il sacerdote al Nord con la motivazione di sottoporsi a cure. “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” si legge nella petizione.

    La prima denuncia arrivata alla diocesi di Enna diede effettivamente seguito ad una indagine previa da parte degli organi ecclesiastici e fu affidata a due preti del tribunale di Palermo, anche se non produsse alcun esito e finì nel nulla per difetto di competenza. Il prete in questione all’epoca era ancora seminarista.

    Tuttavia nel gennaio di quest’anno alla presunta vittima è stato offerta da parte della diocesi di Enna diretta dal vescovo Gisana, tramite la Caritas, 25 mila euro come possibile risarcimento.

    Papa Francesco – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vescovi_insabbiatori_pedofilia_abusi_enna_vittima_papa_francesco_cei_germania_enna_gisana_cosa_e_successo_5_maggio_2021-5941008.html

  • Prete arrestato: avvocato, ha chiarito fatti al Gip,è sereno

    Prete arrestato: avvocato, ha chiarito fatti al Gip,è sereno

    (ANSA) – ENNA, 03 MAG – E’ durato tre ore, davanti al Gip di Enna, Maria Luisa Bruno, l’interrogatorio di garanzia di Giuseppe Rugolo, il sacerdote agli arresti domiciliari dallo scorso 27 aprile, a Ferrara, per violenza sessuale aggravata. Il prete, che era accompagnato da uno dei suoi due legali, l’avvocato Antonino Lizio, del foro di Catania, ha risposto alle domande del Gip, fornendo la sua versione dei fatti.

    “Ci colpisce questo movimento mediatico che c’è su Rugolo – ha detto l’avvocato Lizio dopo l’interrogatorio – come se a volte i processi fossero fatti sulla base delle notizia sui giornali.

    Con l’avvocato Denis Lovison abbiamo consigliato al nostro assistito di venire a rispondere al gip. Abbiamo chiarito quello che c’era da chiarire e spero che venga tenuto in conto. Il sacerdote ha risposto alle domande ed è stata acclarata la sua posizione. Mi auguro che sia stato compreso quello che doveva essere compreso, poi vedremo lo sviluppo del caso”.

    Il penalista ha sottolineato che “don Rugolo è sereno”. E ha spiegato che non aveva risposto al Pm dopo avere ricevuto l’avviso di garanzia perché non avendo “letto gli atti dell’inchiesta non si poteva parlare perché non si conosce come sono stati rappresentati i fatti”. “Adesso – ha aggiunto l’avvocato Lizio – abbiamo chiarito i fatti e la nostra posizione. E penso che questo sarà preso in considerazione”. Il legale ha confermato di non avere ancora fatto istanza al Tribunale della Libertà per chiedere la scarcerazione di Rugolo: “Sto valutando il da farsi, aspettiamo il verbale e poi qualcosa faremo”, ha annunciato. (ANSA).

  • Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    (ANSA) – ENNA, 03 MAG – “A una giornalista di Enna è stato impedito l’accesso al Palazzo di giustizia per svolgere il suo lavoro, in base a presunta norma anti Covid, nella giornata dell’interrogatorio di garanzia del sacerdote Giuseppe Rugolo, a carico del quale il 27 aprile è stato eseguito un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata su minori”.

    Lo rende noto l’Assostampa provinciale.

    “La collega, alla quale l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, l’Associazione Siciliana della stampa e la segreteria provinciale di Enna del sindacato dei giornalisti esprimono solidarietà – si legge in una nota congiunta – ha fatto presente di essere consapevole di non poter assistere all’interrogatorio, che si tiene a porte chiuse, ma di voler semplicemente attendere l’uscita delle parti. Invece le è stato impedito l’accesso all’atrio del palazzo, in base ad una norma anticovid citata dal presidente del Tribunale Cesare Zucchetto, norma che tuttavia sino a oggi non era mai stata resa esecutiva: i giornalisti sono sempre entrati nei locali del Palazzo di Giustizia di Enna per svolgere il proprio diritto dovere di cronaca, anche durante il periodo di emergenza pandemica.

    Sorprende perciò questa decisione improvvisa anche in considerazione del fatto che la collega era l’unica giornalista presente”.
    “E’ inaccettabile che si tirino in ballo le norme anticovid per vietare l’ingresso a un Palazzo di Giustizia a una professionista sola, con la mascherina, che di certo non avrebbe creato alcun tipo di assembramento – affermano Ordine e Assostampa -.

    Chiediamo al presidente del tribunale di rivedere la sua decisione, consentendo alla collega di essere subito ammessa all’interno del palazzo di giustizia, per esercitare correttamente il proprio lavoro al servizio di una corretta informazione”. (ANSA).

  • Silenzi sugli abusi sessuali di don Rugolo: “Papa Francesco aiutami”

    Silenzi sugli abusi sessuali di don Rugolo: “Papa Francesco aiutami”

    ENNA – I silenzi e le sottovalutazioni di chi sapeva e non è intervenuto oppure lo ha fatto in maniera blanda, tanto che una delle vittime delle violenze sessuali di don Giuseppe Rugolo, come ultimo gesto disperato, ha chiesto aiuto al Papa.

    Ed ancora i soldi offerti alla vittima (per comprarne il silenzio?) e la recente presenza a Piazza Armerina di don Giuseppe Rugolo che avrebbe colto di sorpresa anche il vescovo.

    La prima denuncia nel 2014

    Nel dicembre scorso una delle giovani vittime si è rivolto alla polizia. Ha raccontato che già nel 2014 si era confidato con il padre, il quale voleva denunciare tutto subito. Il figlio per pudore decise di non farlo, ma almeno si sarebbero confidati con un altro sacerdote, monsignor Pietro Spina: “Gli raccontai tutto, ma dopo l’incontro, invece di allontanare Rugolo, decise di incontrarlo da solo. Poi, mi offrì un confronto a tre. Rugolo negò tutto, fu un incontro da toni molto accesi. Visto che continuava a negare gli dissi di giurare davanti a Dio e sul santissimo sacramento, ma lui si rifiutò. Alla fine, monsignor Spina appoggiò Rugolo e io venni visto come un visionario, un pazzo che aveva inventato tutto. Credo che per questo, all’epoca, non venne informato neanche il vescovo Michele Pennisi”.

    A Spina, per dare prova che le sue non erano fantasie, il giovane disse “che sapevo che lui aveva prestato 50.000 a Rugolo, un dettaglio che poteva fargli comprendere che Rugolo ed io eravamo molto in confidenza tanto avermi raccontato cose delicate”.

    Spina avrebbe sminuito la vicenda: “Mi ha detto che visto che entrambi avevamo raggiunto l’eiaculazione per lui non era omosessualità e pertanto non aveva alcuna valenza tanto che potevo anche entrare in seminario”.

    La seconda denuncia il giorno del Venerdì Santo

    Nel successivo mese di aprile 2015, durante la processione del Venerdì Santo, ha aggiunto il giovane agli investigatori della squadra mobile, incontrò “monsignor Murgano e gli ho confidato quanto mi era accaduto perché non riuscivo a tenere quel peso dentro. Avendo raccontato che mio padre voleva denunciare i fatti alla Procura della Repubblica lui mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto al fine di far rimarginare questa ferita e di non informare il nuovo vescovo Rosario Gisana”.

    Finalmente si attiva un parroco

    Nel maggio 2016 finalmente un parroco, don Giuseppe Fausciana, comprese la gravità della vicenda e avvertì il vescovo, il quale fissò un incontro i genitori del giovane. Ne venne fuori un’indagine ecclesiastica chiusa con nulla di fatto. Molti protagonisti, a cominciare dallo stesso Rugolo, non risposero alla convocazione. Doveva essere una indagine severa ed invece si limitarono a inviare gli atti alla Congregazione per la dottrina delle fede, in Vaticano, che non poté far altro che archiviare. Motivazione: i fatti risalivano a un periodo in cui Rugolo non era stato ordinato sacerdote e dunque la Chiesa non aveva competenza.

    L’inchiesta coordinata dal procuratore di Enna Massimo Palmeri al contrario fa emergere storie di abusi sessuali successivi all’avvio del sacerdozio.

    Le parole del vescovo

    Decisero di trasferire Rugolo a Ferrara affinché venisse curato e seguito da psicologi e altri sacerdoti. La sua “malattia”, però, non è stata segnalata all’autorità giudiziaria. Il vescovo Gisana lo scorso gennaio è stato convocato dai pubblici ministeri ennesi: “All’inizio del mese di novembre 2018 ho convocato Rugolo e con severità gli ho contestato i fatti, alla fine dopo pianti e disperazione Rugolo mi ammise che vi era stato un solo episodio di abuso prima della sua ordinazione, mi parlò di una sola masturbazione durante il Grest”.

    Anche il vicario generale Monsignor Antonino Rivoli lo scorso gennaio ha confermato di avere saputo dal vescovo degli abus,i ma “nessuno di noi penso di dover informare l’autorità giudiziaria visto che tali abusi erano stati commessi su minore”.

    L’offerta di denaro e la richiesta di aiuto al papa

    Nell’ottobre i familiari del giovane avrebbero ricevuto un’offerta di 25 mila con una clausola del silenzio. Da chi è partita l’offerta se davvero è stata avanzata? Da ambienti legati alla Chiesa, ma su questo si indaga ancora. Sta di fatto che la famiglia del ragazzo nella speranza di ottenere giustizia, e come gesto disperato, il 29 ottobre 2020 hanno inviato una lettera raccomandata a Papa Francesco.

    Ogni cosa veniva ripercorsa nei dettagli, con nomi e cognomi di chi sapeva ma non era intervenuto. Il giovane ribadiva la sua sofferenza, ma anche il suo sdegno di fronte alle apparizione televisive di don Rugolo che in prossimità della Pasqua, durante il lockdown dell’anno scorso, raccontava la sua esperienza pastorale con i giovani di Enna. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Non si sa cosa sia accaduto a seguito della missiva e se il pontefice l’abbia materialmente letta. Il silenzio hanno convinto il giovane che non gli restava altro da fare che rivolgersi alla polizia.

    Gli episodi recenti

    Di recente, così è emerso dall’analisi del computer del sacerdote, Rugolo, che “è solito navigare in maniera sistematica e maniacale a qualsiasi ora del giorno e della notte su siti pornografici”, ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena diciannovenni.

    Voleva rientrare in Sicilia

    La cura, dunque, a cui è stato sottoposto non sarebbe stata efficace. Rugolo a partire dallo scorso gennaio non vedeva l’ora di tornare in Sicilia. Parlando con Spina, il sacerdote con cui si era confidata per prima la vittima, Rugolo diceva che “a maggio devo rientrare perché se c’è una mezza speranza di fare il Grest… io voglio fare il Grest con i ragazzi”. Quando nello stesso mese venne fuori la notizia dell’inchiesta Rugolo chiamò monsignor Murgano: “… per favore chiama il vescovo vedi sapere se sono io, Enzo ti prego fammi questo favore come un fratello”.

    L’incontro di poco mesi fa e il “vescovo non ne sa niente”

    E poi, sempre a gennaio, c’è una conversazione da cui emergerebbe che, nell’attesa del tanto agognato rientro definitivo, malgrado l’esilio a Ferrara per curarsi, Rugolo è tornato a Enna per partecipare alle attività giovanili della diocesi.

    Monsignor Rivoli, vicario del vescovo, si rammaricava del fatto che Rugolo “non ha saputo essere fedele al mandato… lui era lì ma ha continuato ad essere qui e il danno è stato proprio questo”. Non solo, “nella sua stupidità ha coinvolto anche il vescovo senza che il vescovo ne fosse al corrente”. Gisana aveva organizzato una catechesi a un gruppo di giovani e “durante il gruppo di giovani spunta lui”.

    https://livesicilia.it/2021/04/30/silenzi-sugli-abusi-sessuali-di-don-rugolo-papa-francesco-aiutami/?fbclid=IwAR2drCp8KQlg5702a6lgzIqSqBcl2R24Yu07us5UhRRbObjMcA8JuBCFkWM

  • Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Se papa Francesco vuole dimostrare che il Motu proprio Vos estis lux mundi è una cosa davvero seria, lo applichi alle omissioni del vescovo di Piazza Armerina. Questa è l’occasione buona per dimostrare serietà, diversamente si tiri dignitosamente indietro e  lasci gestire gli abusi sessuali sui minori a chi è capace. È inconcepibile e inaccettabile che si continui da più di 20 anni a giocare così con la vita umana, soprattutto quella dei più piccoli.

    La Rete L’ABUSO ha lanciato una raccolta firme in sostegno delle vittime di Enna, indirizzata a papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella quale, sulla base del Motu proprio da lui stesso emanato, in vigore dal 1 giugno 2019, rimuova immediatamente monsignor Gisana e tutti coloro che hanno contribuito all’insabbiamento del caso di don Giuseppe Rugolo.

    Di seguito il testo della petizione e i rispettivi articoli di legge vaticana ai quali riferiamo la contestazione.

    Firma la petizione e aiutaci a condividerla con i tuoi amici

    Il 1 giugno 2019 il Motu proprio di Papa Francesco VOS ESTIS LUX MUNDI diventa legge.

    Un testo che introduce precise procedure interne alle quali i Vescovi devono attenersi rigidamente nel caso di una denuncia, anche anonima, che riguardi episodi di molestie sessuali da parte di un sacerdote.

    Un testo che per funzionare, deve anche essere applicato, diversamente diventa di totale inutilità.

    Già nel 2014, una delle tre presunte vittime di don Giuseppe Rugolo, segnalò gli abusi alla chiesa di Enna, che però non intervenne e lo invito a desistere anche alla sola denuncia ecclesiastica, che se fatta forse non avrebbe prodotto due ulteriori vittime.

    Ma veniamo al Motu proprio di Papa Francesco che entra in vigore proprio nel giugno 2019, come tutte le leggi non retroattivo, ma da rispettare da quel momento in poi, ed è questo l’arco temporale che prenderemo in esame.

    All’ Art. 1 del Motu proprio – Ambito di applicazione – punto. “ b) condotte poste in essere dai soggetti di cui all’articolo 6, consistenti in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti di cui alla lettera a) del presente paragrafo.”

    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie, all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”

    Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti.

    Fino al gennaio 2021 la presunta vittima verrà ignorata totalmente da mons. Gisana (che nel frattempo cercò di comprare il suo silenzio offrendo 25.000€), dopo aver scritto alla fine del 2020 a Papa Francesco denunciando non solo i fatti, ma anche le omissioni del vescovo, compresa la sua prima ed inascoltata denuncia alla chiesa di Enna. La prima denuncia del giovane, infatti risale al 2014, finita nel nulla per difetto di competenza: don Giuseppe Rugolo era seminarista al tempo delle violenze. Che se pur accertate, non gli hanno impedito di diventare prete.

    Per questo chiediamo che monsignor Rosario Gisana venga immediatamente sospeso dal servizio, che vengano avviati nei suoi confronti come prevede il Motu proprio, tutti gli accertamenti del caso e perseguiti tutti coloro che verranno ritenuti responsabili.

    È impensabile che la collettività possa ancora affidare dei minori in un simile contesto di pericolosità alle cure del clero, dove al di la delle leggi, del Papa e di tutta la sua buona volontà, poi si trovino vescovi senza scrupoli ne coscienza, che malgrado le denunce, nel 2021 continuino ad ignorare chi ha il coraggio di denunciare, mettendo così a rischio altri potenziali minori.

    Ci auguriamo l’imminente ed esemplare intervento della Santa Sede, anche in virtù della stessa sua credibilità, con questo caso, davvero ridotta all’osso.

    Se sei d’accordo con noi firma e diffondi questa petizione.

  • Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Grosso guaio a Piazza Armerina dopo l’ordinanza che ha costretto don Giuseppe Rugolo agli arresti domiciliari e che di certo ha chiarito le idee a chi aveva ancora dei dubbi sulle accusa partite da una presunta vittima, che con la sua determinazione ha dato il coraggio ad altri di farsi avanti.

    I primi a dissociarsi sono i ragazzi del Progetto 360°, fondato proprio da don Rugolo e che questa mattina, in una nota stampa fanno pesanti accuse alla chiesa ennese.

    Si legge “La nostra associazione è stata tenuta all’oscuro di tutto e solo dalla stampa abbiamo appreso delle indagini e del contesto accusatorio. 

    Ribadiamo la nostra massima e piena fiducia nella Magistratura e negli inquirenti, affinché venga fatta luce su una vicenda che ci addolora fortemente e facciamo nostri i loro appelli.”

    Proseguono poi dichiarando  “Chiediamo alla città ed alla comunità vicinanza e comprensione: il nostro dolore non è neanche lontanamente paragonabile a quello delle parti in causa ma anche noi, inconsapevolmente, indirettamente e nostro malgrado, siamo vittime di questa triste vicenda.”

    Ma i ragazzi di Progetto 360° non sono gli unici a prendere una forte posizione.

    Da questa mattina ci sono pervenute diverse segnalazioni, il cui contenuto nella sostanza è lo stesso e in tutte si lamenta l’inerzia del Ministero dell’Istruzione e dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia, al quale sollecitano anche attraverso la Rete L’ABUSO, l’avvio di una ispezione nelle scuole statali in cui ha operato come insegnante di religione nonché, di intraprendere i provvedimenti disciplinari di rito a tutela degli stessi studenti.

    Nelle missive a noi inviate ricordano che “Solo due anni fa  la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, fu illegittimamente sospesa dal servizio di insegnamento per una presentazione in PowerPoint realizzata autonomamente dagli studenti, nell’ambito della quale confrontavano alcuni elementi delle leggi sulla sicurezza l’immigrazione con alcune leggi razziste del fascismo. Mi senta assurdo che in questo caso non siano già intervenuti o solerti  ispettori dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia.”

    Segnalazioni di cui la Rete L’ABUSO si farà carico, ma dato il tempo trascorso, oggi riteniamo sia importante formalizzare all’Autorità Giudiziaria, che ha tutti gli strumenti per indagare ed evitare possibili inquinamenti.

    Francesco Zanardi

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  • “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    È fissato per lunedì a Enna l’interrogatorio di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote siciliano quarantenne arrestato l’altro ieri per di violenza sessuale e atti sessuali su minori. Il religioso, ora ai domiciliari al seminario di via Fabbri, è accusato di aver abusato di tre minorenni mentre ricopriva il ruolo di collaboratore canonico ed educatore dell’Azione Cattolica in provincia di Enna. I fatti si sarebbero verificati sia quando era ancora seminarista che dopo essere stato ordinato sacerdote. A giorni, quindi, don Giuseppe potrà fornire al giudice la propria versione dei fatti.

    “Spiegheremo la nostra posizione – è il commento dell’avvocato Denis Lovison, difensore del prete insieme al collega catanese Antonio Lizio – e poi faremo il Riesame verso la misura cautelare. Rimaniamo infatti convinti che non sussistano le esigenze cautelari”. In attesa dei prossimi passaggi giudiziari, trapelano altri dettagli sul percorso che ha portato all’arresto del sacerdote siciliano, partito dalla denuncia di un giovane che, dieci anni prima, avrebbe subito violenza da Rugolo.

    Inizialmente, prima di rivolgersi alla polizia, il giovane racconta ad altri sacerdoti quello che stava accadendo. Grazie all’intermediazione di un parroco, prima i genitori e poi la stessa presunta vittima riescono a parlare con il vescovo di Piazza Armerina (diocesi di riferimento di don Giuseppe), Rosario Gisana. Il monsignore avvia così un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. L’istruttoria, però, come scrive il gip nell’ordinanza, “non avrebbe dato alcun esito”, anche a causa del fatto che alcuni testimoni non hanno risposto alla convocazione. Il passaggio successivo è l’allontanamento di Rugolo. Il sacerdote viene infatti trasferito a Ferrara, ufficialmente per ragioni di studio ma in realtà per sottoporsi a cure e a un percorso psicoterapeutico.

    Ma non è tutto. Del caso, a suo tempo, viene informata anche la Santa Sede. A rivelarlo è lo stesso vescovo Gisana, in una telefonata del gennaio 2021 intercettata dagli inquirenti. La chiacchierata arriva all’indomani di una richiesta di informazioni sull’argomento arrivata dalla Congregazione del Clero.

    Il monsignore parla con un altro prelato illustrando le iniziative adottate nei confronti di don Giuseppe e chiedendo consigli. Spiega di avere informato “la Congregazione della Fede” la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Insomma, la questione non sarebbe di competenza della Congregazione.

    Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”. E ancora: “Io l’ho tolto dalla parrocchia, l’ho mandato in un’altra diocesi dove l’ho sottoposto a un percorso psicologico. Ora come mi devo comportare?”. Intanto il caso è approdato anche su ‘Chi l’ha visto’. Ieri sera, durante la trasmissione di Rai3, il capo della Squadra Mobile di Enna, Antonino Ciavola ha rivolto un appello ad eventuali altre vittime.

  • Arrestato prete pedofilo

    Arrestato prete pedofilo

    di Pierelisa Rizzo e Mimmo Trovato

    ENNA. Violenza sessuale e abusi sessuali con minorenni, aggravati dall’aver approfittato delle presunte vittime a lui affidate per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica. È l’accusa mossa dalla Procura di Enna a don Giuseppe Rugolo, ex parroco della città siciliana, arrestato dalla squadra mobile e posto ai domiciliari nel seminario di Ferrara. Nei suoi confronti il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare che è stata eseguita nella citta Estense, dove il sacerdote era stato trasferito.

    Il primo caso era emerso dopo la denuncia, nel dicembre scorso, della vittima alla squadra mobile di Enna, gli altri due, per atti sessuali, durante le indagini. Per questo il procuratore Massimo Palmeri ha lanciato un appello “invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare” visto che diversi “elementi ci inducono a ritenere probabile che ci siano altre vittime delle attenzioni sessuali del sacerdote: li invitiamo a farsi avanti”. Nella denuncia alla polizia il giovane ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino a 20 anni. Aveva segnalato la vicenda anche alla diocesi di Piazza Armerina, ma, hanno sostenuto i suoi legali, la risposta nel 2019 sarebbe stato un indennizzo da 25mila euro attraverso la Caritas in cambio di una clausola sul silenzio.

    È emerso, infatti che il Tribunale ecclesiastico aveva aperto un procedimento canoni- co, nel corso del quale il sacerdote non è stato sentito con la sola acquisizione di una sua dichiarazio- ne resa al vescovo di Piaz- zaArmerina don Gisana, ma il procedimento si sarebbe concluso per difetto di competenza, perché i fatti, secondo la sentenza della Chiesa, sarebbero avvenuti quando era seminarista. La vittima aveva anche scritto al Papa, cercando giustizia e per impedire che altri giovani potessero subire le stesse violenze.

    La svolta arriva con le indagini della squadra mobile di Enna che, con la collaborazione della polizia postale, riescono ad accedere a chat e scambi di messaggi sul cellulare del sacerdote che, scrive la Procura di Enna, sono stati “un riscontro dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati” dalla vittima. Non solo. La polizia ha scoperto anche altri abusi: atti sessuali con minorenni quando don Rugolo era già stato ordinato sacerdote. Reati che la Procura gli ha contestato dopo avere anche sentito le due nuove vittime. “La mia dolorosa storia – ha commentato il giovane che ha denunciato – sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare.

    La Squadra Mobile di Enna e in particolare il suo dirigente, Nino Ciavola, hanno fatto un lavoro eccezionale riscontrando, insieme alla Procura, tutte le cose che io avevo raccontato. Invito chi ha subito abusi a denunciare, un atto che impone coraggio, ma che ti rimette in pace con te stesso”. Il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, parla di “accuse, se accertate, gravi, sia sotto l’aspetto penale che morale” ed ha “espresso vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna”. “Fin da subito – afferma – ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti e ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti”.

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  • Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

    Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

    Fu con il padre che F. (nome di fantasia per indicare il giovane oggi 27enne che ha denunciato don Giuseppe Rugolo) si confidò per la prima volta.

    Ma i passi per far emergere gli abusi all’interno del clero furono molto accidentati.

    Nel settembre 2014 il padre lo “mette alle strette”, come spiega F. agli inquirenti. “Mi vedeva strano in quanto avevo un atteggiamento non consono alla mia età”. Il genitore gli chiede in modo esplicito cosa fosse successo con don Rugolo, “visto che io non andavo più in parrocchia”.

    Appreso quanto successo lo spinge a denunciare o almeno a parlarne con altri prelati. Il ragazzo – “per pudore e per il timore di rivivere il trauma subito”, scrive il gip nell’ordinanza – segue questa seconda ipotesi e parla con un parroco e, successivamente con un secondo sacerdote.

    Il primo gli propone un confronto a tre con il presunto prete pedofilo, che avviene nel novembre 2014. Rugolo negò tutto, l’altro prete lo appoggiò “ed io venni visto come un visionario o un pazzo che aveva inventato tutto”.

    Nell’aprile del 2015 F. si confida con un secondo sacerdote. Questi gli consigliò di terminare gli studi in un’altra città. E quando disse che il padre aveva intenzione di denunciare i fatti alla procura, “mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto al fine di far rimarginare questa ferita e di non informare il vescovo”.

    Solo nel 2017 i genitori riescono a incontrare il vescovo diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana, che li invita a presentare una formale denuncia agli organi ecclesiastici.

    Lui stesso avviò un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. Tuttavia l’istruttoria non diede alcun esito. Alla fine il prete venne allontanato da Enna e trasferito a Ferrara anche al fine di avviarlo verso un percorso psicoterapeutico.

    Ma la scorsa estate il prete è tornato a Enna e ha anche officiato riti religiosi e avrebbe anche preso parte ad attività con adolescenti. Fatto questo che avrebbe indotto F. a denunciare quanto avvenuto in passato.

    Alla fine, nella speranza di ottenere giustizia, il ragazzo il 29 ottobre 2020 aveva scritto anche al Papa. Qui termina la ricostruzione di F. e inizia quella che gli inquirenti basano su dichiarazioni e intercettazioni.

    Il 18 gennaio 2021 c’è la registrazione di una telefonata tra il vescovo Giasana e un prelato. Il vescovo spiega la situazione e fa presente di essersi mosso già due anni prima attraverso una indagine interna alla Chiesa.

    “Ho informato la Congregazione della Fede, la quale alla fine ha rilasciato tutto dicendoci; «guarda, questa cosa non interessa noi perché il giovane (don Rugolo, ndr) era seminarista quando ha avuto questo abuso su minore, ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era già maggiorenne il minore»”. Insomma, un difetto di competenza dal momento che all’epoca dei fatti, il prete era ancora seminarista.

    La pilatesca risposta non convince del tutto l’alto prelato: “io poi per scrupolo ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno più o meno risposto con la stessa dicitura, per cui pensavo che la cosa fosse finita”.

    Nel prosieguo della conversazione il vescovo si lamenta che il giovane abusato “addirittura dice che ha scritto al Papa” e “due giorni fa mi è arrivata una lettera da parte della Congregazione del Clero, che voleva avere notizie in più sull’argomento. Io in realtà l’ho tolto dalla parrocchia il giovane prete, l’ho mandato due anni in un’altra diocesi… Io l’ho fatta l’indagine previa, effettivamente lui l’ammette… ma… ripeto su un ragazzo, ma lui era seminarista”.

    Appreso degli arresti domiciliari, monsignor Giasana affida all’agenzia Agensir le sue dichiarazioni: “le accuse contestate a don Rugolo, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale”.

    Il vescovo esprime la sua “vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti”. “Per questa ragione – annuncia mons. Gisana – fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile”.

    Alle “presunte vittime” il vescovo assicura “la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti”.

    Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla