Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    Un aspirante prete buttato fuori dal seminario, un passato di abusi sessuali vissuti in silenzio e una citazione in sede civile che rischia di aprire uno squarcio, l’ennesimo, su torbidi intrecci vissuti all’ombra delle sagrestie.

    Sono gli ingredienti della storia che approderà il 18 novembre al tribunale di Messina.

    La storia di Davide, nome di fantasia per tutelare la privacy, pronto ad affrontare una lunga e delicata battaglia giudiziaria pur di tornare in seminario e completare il suo percorso.

    Il seminario è un luogo di cui tutti sanno l’esistenza, ma pochi conoscono meccanismi ed atmosfere. Immensi corridoi, stanze semplici dal sapore antico, stipate biblioteche e grandi saloni dove vivono, studiano e riflettono coloro che vogliono diventare preti. E’ in queste stanze, al seminario San Pio X di Giostra, che Davide muove i primi passi nel 2006 con la partecipazione alle settimane vocazionali e formalmente dal 2014, per coronare un sogno che è suo ma anche della sua famiglia. Una famiglia profondamente cattolica, praticanti convinti, che per tutta la sua giovane vita si sono sforzati di spiegargli che della Chiesa ci si può fidare. Anzi, ci si deve fidare. E la Chiesa si deve difendere, anche quando sembra indifendibile.

    Ci ha creduto Davide. Una mosca rara in tempo di crisi delle vocazioni che vede solo 1804 seminaristi in tutta Italia, il 28 per cento in meno nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019. Ci ha creduto fino a quando, in una fredda giornata di dicembre del 2020, non lo hanno mandato via con un decreto di sospensione temporanea nonostante le riconosciute “capacità pastorali” e nessuna problematica o segnalazione che abbia potuto “sminuire il discernimento vocazionale”. Inutile chiedere, invocare, pregare. La strada è segnata. Amen. Una decisione che – si legge nell’atto di citazione – è stata preceduta senza alcun preavviso, appena un mese prima, dalla comunicazione a tutti i seminaristi dell’avvenuta sospensione per “motivi gravi”.

    Le ragioni? Sono destinate a saltare fuori alla prima udienza fissata il 18 novembre davanti al giudice del Tribunale di Messina, dove il giovane ha citato in sede civile la Diocesi con il suo legale rappresentante, l’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla. Davide, rappresentato dall’avvocato Massimo Maiorana, ritiene di essere stato ingiustamente allontanato e di essere vittima due volte. Prima per aver subito abusi in silenzio e poi per aver osato togliersi quel peso confidandolo, inconsapevole di quello che si sarebbe scatenato: “tutto quello che si dice al padre spirituale – è la tesi di Davide –  dal buongiorno alla buonanotte, è come se fosse detto in confessione”.

    Ma così non è andata e quella confidenza ha dovuto ripeterla ancora, portare le prove, e infine rispondere a una domanda che lo ha spiazzato: “Contro questi preti, cosa vuoi usare? Il diritto canonino o il vangelo?”. Davide ha scelto il vangelo, come sempre. Ma quel vangelo non potrà predicarlo da prete perché gli è stato fatto il foglio di via.

    “Un provvedimento – spiega l’avvocato nell’atto di citazione – che ha immediatamente prodotto i suoi malefici effetti poiché la gente del paese lo ha ingiustamente etichettato, marchiato e continuamente diffamato ledendo la buona reputazione ed il nome anche della sua famiglia, causando così un grave danno anche all’attività economica lavorativa della famiglia stessa, si precisa altresì che il padre di Davide ricopriva cariche pubbliche ed ha dovuto rinunciare alla carriera politica”.

    “Sono stato punito e ancora non so perché”, spiega con amarezza a MessinaToday. “Puoi andare dove vuoi, mi è stato detto, in un altro seminario. Ma senza una lettera di presentazione dell’arcivescovo io non posso andare da nessun altra parte. Ho chiesto perché mi hanno fatto questo. Ma l’unica risposta è stata che sono capitato nel periodo sbagliato, perché vent’anni fa la Chiesa era interessata solo a mafia e fatti di mafia, ora è ossessionata solo dalla violenze e dagli abusi sessuali. Quindi si deve difendere in tutti i modi, anche da me che per quello che ho vissuto rappresento un potenziale pericolo. I preti di cui ho riferito però restano al loro posto”.

    Allora perché ostinarsi a tornare in seminario? “Perché so di avere la vocazione e di voler servire il signore, se tutti noi ci tiriamo indietro, lasciamo la chiesa solo nelle mani degli sciacalli”. Ed è con questa convinzione che Davide si è costituito in sede civile.  Nessuna denuncia, anche se ora non si escludono risvolti di carattere penale.

    “E’ una vicenda molto delicata – conferma l’avvocato Massimo Maiorana – Dall’evoluzione istruttoria può accadere di tutto. Temo di non poter evitare di procedere anche penalmente”. Anche perchè nell’atto di citazione non si fa segreto di quali siano stati i motivi reali dell’allontanamento, secondo la difesa del seminarista.

    “Occorre affrontare in modo chiaro e privo da qualsiasi pregiudizialità – si legge nell’atto – quali sono stati i veri motivi che hanno portato allontanamento del seminarista il quale, in realtà, si è rifiutato di piegarsi alle pressioni di carattere sessuale di cui è stato oggetto da parte di altri presbiteri appartenenti alla diocesi e, come effettivamente minacciato dagli stessi, è stato punito per avere tentato di denunciare tali abusi agli organi superiori che invece di prendere provvedimenti ai danni degli abusatori hanno eliminato in radice il problema allontanando l’oggetto del contendere, il seminarista”.

    A supporto della tesi, risultano agli atti, messaggi inviati nelle chat telefoniche (“limitandoci per buongusto solo a quelli che si possono mostrare”, scrive il legale), quale prova inconfutabile dell’avvenuto abuso che comunque sarebbe stato riconosciuto anche dai vertici della Diocesi che hanno preso atto di “una ricca documentazione di materiale inquietante riguardante sacerdoti del nostro presbiterio” messa a disposizione “non come materiale di ricatto, bensì di riscatto”.

    Un riscatto che ora Davide vuole portare avanti fino in fondo.

    https://www.messinatoday.it/cronaca/chiesa-abusi-sessuali-citazione-civile-seminario-processo.html

  • Enna, la diocesi e la parrocchia citate in giudizio per la responsabilità civile

    Enna, la diocesi e la parrocchia citate in giudizio per la responsabilità civile

    Il Tribunale di Enna, presieduto da Francesco Pitarresi, ha autorizzato la citazione alla responsabilità civile della Diocesi di Piazza Armerina e della parrocchia di San Giovanni Battista nel processo a don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato lo scorso 27 aprile con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La richiesta era stata avanzata dagli avvocati delle parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima degli abusi, minore all’epoca dei fatti, Giovanni di Giovanni, legale della famiglia del giovane abusato, Mario Caligiuri, per l’Associazione Rete l’Abuso e Irina Mendolia per l’associazione Co.Tu.Le.Vi.

    La prossima udienza il 23 dicembre. – (fonte ANSA)

  • “Un prete ha abusato di me e la Chiesa mi ha abbandonato”

    “Un prete ha abusato di me e la Chiesa mi ha abbandonato”

    Papa Francesco ha appena parlato della “vergogna” per la pedofilia nella Chiesa. Purtroppo vi raccontiamo con Ismaele La Vardera una nuova denuncia di questi casi.

    Antonio a 16 ani vuole entrare in seminario e si interroga anche sulla sua omosessualità. Don Giuseppe Rugolo, allora seminarista della parrocchia a Enna, avrebbe abusato per 4 anni di lui.

    Il ragazzo ne parla con il vescovo che avrebbe insabbiato tutto. Dopo la denuncia di Antonio, Rugolo è stato arrestato.

     

  • Processo a don Rugolo. Questa mattina la prima udienza

    Processo a don Rugolo. Questa mattina la prima udienza

    Si è aperto stamattina il processo a carico di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato lo scorso 27 aprile con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minorenni.

    Il processo si celebra al Tribunale di Enna a porte chiuse. Presidente Francesco Pitarresi e giudici a latere Elisa D’Aveni e Chiara Blandino.

    In aula il sacerdote non c’era. Ha inoltrato un certificato medico chiedendo attraverso i suoi avvocati, Denis Lovison, del Foro di Ferrara e Antonino Lizio del Foro di Catania un rinvio. Il Pm, Stefania Leonte si è opposta e dopo una breve camera di Consiglio il processo è iniziato.

    Rigettate tutte le eccezioni preliminari dei legali di Rugolo mentre sono state ammesse come parte civile, oltre alla vittima difesa dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, i genitori del giovane minorenne all’epoca dei fatti, assistiti dal legale Giovanni Di Giovanni, l’Associazione Co. tu. le. Vi, con l’avvocato Prima Cammarata e la Rete l’Abuso, con l’avvocato Mario Caligiuri.

    “Abbiamo chiesto la citazione come responsabili civili della diocesi di Piazza Armerina e della parrocchia San Giovanni Battista di Enna” dice l’avvocato Parasiliti.

    La prossima udienza del processo,che si celebra con rito ordinario, si terra il prossimo 21 ottobre. L’indagine, della Squadra Mobile, dopo la denuncia di un giovane, minore all’epoca dei fatti.

    Nel corso dell’inchiesta della Procura di Enna, sono emersi almeno altri due casi di abusi a danni di minorenni.

  • Enna, al via processo al prete per violenza sessuale su minori. Rugolo assente in aula, vittima e genitori saranno parti civili

    Enna, al via processo al prete per violenza sessuale su minori. Rugolo assente in aula, vittima e genitori saranno parti civili

    Una lunga udienza quella che ha aperto il processo con il rito abbreviato a carico di Giuseppe Rugolo, il sacerdote di Enna arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Gli avvocati che lo difendono – Denis Lovison e Antonino Lizio – hanno presentato un lungo elenco di eccezioni che, però, sono state tutte rigettate.

    Il prete non era presente oggi nell’aula del tribunale di Enna dove il
    processo si è svolto a porte chiuse.

    Le indagini della squadra mobile ennese sono partite dopo la denuncia di un ragazzo, oggi 28enne ma che all’epoca dei fatti aveva 16 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista.

    Erano stati i genitori della vittima a denunciare inoltre che “la diocesi ci offrì dei  soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio».

    La vittima e suoi genitori oggi erano presenti in aula e sono stati accolti come parti civili nel processo. Insieme a loro anche Rete l’abuso – un’associazione nazionale che si occupa di vittime degli abusi sessuali del clero – e l’associazione Cotulevi, un’organizzazione di volontariato contro tutte le violenze.

    «Abbiamo chiesto – dichiara a MeridioNews l’avvocata Eleanna Mollica Parasiliti che assiste la vittima – la citazione come responsabili civili della parrocchia ennese e della diocesi di Piazza Armerina».

    Su questa richiesta si concentrerà la prossima udienza che è già stata fissata per il 21 ottobre.

    Il vescovo Rosario Gisana era già stato sentito in procura come persona informata sui fatti.

    Alle accuse rivolte dai familiari del ragazzo ha risposto sostenendo che, invece, proprio da loro sarebbe arrivata una richiesta di denaro. Intanto, l’inchiesta della procura di Enna ha portato alla luce presunte violenze su altri due giovani, anche loro minorenni, abusati dallo stesso parroco che guidava un’associazione giovanile.

    https://meridionews.it/articolo/96379/enna-al-via-processo-al-prete-per-violenza-sessuale-su-minori-rugolo-assente-in-aula-vittima-e-genitori-saranno-parti-civili/

  • Si apre il processo a padre Rugolo E accusato di violenza sessuale nei confronti di tre minorenni

    Si apre il processo a padre Rugolo E accusato di violenza sessuale nei confronti di tre minorenni

    ENNA. È fissata giovedì ai tribu­nale di Enna l’apertura del proces­so a carico dì Giuseppe. Rugolo, il sacerdote ennese arrestato lo scorso 27 aprile a Ferrara e posto ai domiciliari con l’accusa di violen­za sessuale aggravata.

    L’indagine, condotta dalla squa­dra mobile· di Enna, si ricorda, era stata avviata dopo la denuncia di un ventottenne che avrebbe subi­to abusi quando era ancora mino­renne dal 2009 al 2013. Dall’mchie­sta coordinata dalla Procura di En­na sono emerse anche presunte violenze su altri due giovani, an­che loro minorenni al momento dei fatti.

    I difensori del sacerdote, dopo la disposizione del rito im­mediato da parte del Gip, del Tri­bunale di Enna, Maria Luisa Bru­no, in accoglimento della richiesta di rito immediato avanzata, dai so­stituti procuratori Stefania Leonte e Orazio Longo, hanno scelto di non chiedere rito alternativo e il processo si celebrerà quindi con rito ordinario.

    Contestati al religioso i reati di “violenza sessuale aggravata dal­l’aver approfittato delle condizio­ni d’inferiorità psichica della persona offesa sottoposta al momen­to, del fatto a lìmitazionl della li­bertà personale”, nonché “per aver provocato alle giovani vittime un grave pregiudizio”, nonché. “per a­ver commesso atti sessuali con mi­nori a. lui affidati per ragioni di istruzione alla relìgione cattoli­ca”.

    l difensori di Rugolo, gli avvoca­ti Denìs Lovison e Antonino Lìzìo, avevano, presentato ricorso per chiedere la revoca della misura dell’ordinanza di custodia cautela­re al tribunale del Riesame nisse­no che lo ha dichiarato inammissi­bile e precedentemente anche il Gip del tribunale di Enna, Maria Luisa Bruno, che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari accogliendo la ri­chiesta della procura della misura cautelare dei domiciliari, aveva ri­gettato la richiesta di revoca per il religioso.

    Della vicenda si occuperà anche il programma “Le lene” con un servizio che a breve andrà in in onda. Sarà ripercorso l’intero caso partendo dalle denunce inizial­mente sottaciute, fino alla ribalta mediatica nazionale che ha avuto l’inchiesta a carico del sacerdote ennese che venne poi allontanato dalla comunità locale e trasferito in una struttura religiosa del nord Italia.

    T. T.

  • Le videochiamate del prete e le proposte ai ragazzini: “Facciamolo in tre, vi mando 20 euro”

    Le videochiamate del prete e le proposte ai ragazzini: “Facciamolo in tre, vi mando 20 euro”

    I retroscena dell’arresto di padre Vincenzo Esposito per un presunto giro di prostituzione minorile. Avrebbe sfruttato lo stato di bisogno di 4 sedicenni per costringerli a toccarsi in chat: “Deve essere speciale, non mi deludete”. Da identificare almeno altre 3 vittime. I ragazzi avrebbero usato i soldi per comprare sigarette o tagliarsi i capelli

    Dieci, 20, 30 euro al massimo. Tanto avrebbe pagato Vincenzo Esposito, il parroco di 63 anni, originario di Caltavuturo ma che esercitava a San Feliciano Magione, in provincia di Perugia, per vedere ragazzini masturbarsi e godere. Piccole somme che i giovani, tutti originari del Palermitano, avrebbero utilizzato per comprare le sigarette, per tagliarsi i capelli o per andare a mangiare una pizza con la fidanzata. E per il prete – come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare – ogni momento sarebbe stato buono per guardarli, anche contemporaneamente, prima di una messa e subito dopo aver celebrato un funerale.

    Esposito, su disposizione del gip Fabio Pilato, è finito in carcere, mentre la madre di una delle presunte vittime si trova ai domiciliari: non solo sarebbe stata perfettamente consapevole del rapporto tra il figlio e il sacerdote, ma avrebbe anche preteso un “dazio” (di 5 o 10 euro) sui compensi incassati dal ragazzino per le prestazioni a distanza. Il denaro, perlatro, sarebbe stato versato direttamente sulla Postepay della donna.

    Amore, bisogno, squallore e sfruttamento sessuale

    E’ un contesto di squallore e bisogno, quello che emerge dall’inchiesta della Procura di Palermo. Nelle intercettazioni si parla persino d’amore (“sei la mia vita, don Vincè” o “ti voglio bene” o ancora “sono innamorato pazzamente”), ma ci sono anche passaggi molto espliciti e volgari, in cui i ragazzini e l’indagato immaginano rapporti sessuali completi da consumare in presenza. Ma si parla soprattutto di soldi: le presunte vittime, in condizioni di disagio economico, sarebbero state sempre pronte a fare una videochiamata per farsi pagare, avrebbero sollecitato continuamente il prete perché si sbrigasse a fare i versamenti promessi, senza esitare a definirlo “cornuto” o “testa di minchia” proprio perché provvedeva con ritardo. Ed è proprio la leva dello stato di necessità di questi giovani che, per l’accusa, Esposito avrebbe sfruttato per appagare le sue fantasie sessuali.

    L’origine dell’inchiesta, almeno altre 3 vittime da individuare

    I carabinieri hanno scoperto il presunto giro di prostituzione minorile mentre stavano compiendo delle intercettazioni nell’ambito di un’altra indagine. Hanno monitorato le conversazioni del prete dallo scorso aprile fino a luglio, quando Esposito sarebbe addirittura venuto a Termini Imerese, registrando tanti contatti con i giovani, tutti sedicenni. Quattro le presunte vittime identificate, ma ce ne sono almeno altre tre, che avrebbero avuto rapporti a pagamento tramite chat Whatsapp o Messenger con il sacerdote, che gli inquirenti non hanno ancora compiutamente individuato.

    “Tre sono cari, non posso spendere 100 euro al giorno”

    Il 24 aprile, dopo una videochiamata – organizzata peraltro dal fratello di una delle presunte vittime – con tre ragazzini, Esposito discuteva di pagamenti: “Stamattina ti ho messo 30 euro, va bene? Ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo”, diceva all’adulto. E aggiungeva: “C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque… Meno di 20 euro glielo fai, no? Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno, giusto caro?”.

    “Padre, niente mi manda? Sono senza una lira…”

    In un’altra conversazione, Esposito si lamentava con uno degli adolescenti di non essersi fatto più sentire e lui non esitava a chiedere soldi: “Padre Vincenzo niente mi manda a me che sono senza una lira? Dieci euro che mi compro le sigarette…. A me mi devi dire una parola, sì o no” e l’indagato: “No perché non ho niente, ho solo pochi soldi ormai… Stasera parliamo, poi vediamo… Ti mando 10 euro, va bene?”.

    La madre di una delle vittime: “Dieci euro li devi dare a me”

    Il 10 maggio Esposito chiamava uno dei sedicenni per organizzare una videochiamata. La presunta vittima diceva: “Ieri sono andato a mare… mi sono bruciato tutto” e il prete replicava: “Ti vuoi far vedere?”. Il giovane acconsentiva: “E faccia una videochiamata padre Vincenzo, andiamo…”. Il ragazzo, che è il figlio della donna che è stata arrestata, le riferiva poi: “Dopo mi mandano i soldi a me… 20 euro” e lei rispondeva secca: “Dieci euro me li devi dare a me, non mi interessa niente!”.

    Le pressioni per i pagamenti

    Gli adolescenti sarebbero stati molto pressanti per ottenere i compensi dopo le prestazioni in chat: “Padre Vincenzo, glieli mandi 10 euro a mio fratello?” e poi uno dei ragazzi sollecitava: “Com’è finita, padre Vincenzo?” e poco dopo: “Padre Vincenzo, che fine ha fatto? Già l’ha fatta (la ricarica, ndr)?”. A quel punto il sacerdote confermava il pagamento e diceva: “Sto mangiando un gelato”. Il giovane chiedeva malizioso: “Ti mangi un bel cono? Faccia finta che è quello mio”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme…”

    L’11 maggio l’indagato e uno dei giovani avevano difficoltà a sentirsi e Esposito ricordava: “Eh che vuoi, io faccio il prete pure, capisci? Mi arrivano tanti tipi di telefonate, gioia…”. E il giovane: “Io sono geloso, padre Vincè”. Il prete, quasi lusingato, chiedeva se il ragazzo fosse geloso anche di altri adolescenti con cui aveva contatti e la presunta vittima rispondeva di sì: “Ma come – diceva allora Esposito – anche di lui? A me piacerebbe fare l’amore con te e con lui insieme… Non l’ho fatto mai in tre…”. Il sedicenne assicurava: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Esposito: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’indagato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    “Non faccio sesso con nessuno…”

    In un’altra conversazione, Esposito ipotizza che il ragazzino possa raggiungerlo a Perugia e i due immaginano in maniera molto esplicita cosa avrebbero potuto fare insieme: “Lo dobbiamo vedere quello che saprai fare…”, diceva il prete. Il ragazzo raccoglieva la sfida: “E poi vedrai padre! U scasso porca buttana! Ci piace?” e il sacerdote: “Non l’ho provato molto sai, io non sono molto abituato, non ti pensare… Non faccio sesso con nessuno”, il ragazzo rispondeva: “E poi ci provi con me, ci provi con me…”.

    “U Signuri ti aiuta, padre Vincè, sei la mia vita!”

    Esposito, in un’altra circostanza, proponeva una videochiamata a tre: “Lo sai che ti voglio bene, ma tu lo faresti con lui insieme? Tutti e due? Lui che dice? Ci sarebbero problemi?” e il giovane replicava: “Non ci sono problemi, ma quando mai!”, ma poi arrivava subito al discorso dei soldi: “Padre Vincè, io lo sto chiedendo per favore, me lo fa (la ricarica sulla Postepay, ndr) allora? U Siguri ti aiuta, padre Vincè… Ti voglio bene, la vita mia sei”.

    “L’amore è una cosa seria, sei innamorato di me?”

    I giovani contavano sul denaro del prete e quando arrivava in ritardo era un problema. Due delle presunte vittime discutevano proprio di questo e una di loro non esitava a dire: “Ma questo ancora soldi non ne ha mandati, vedi che cornuto!”. Poi uno dei due chiamava Esposito: “Ma quanto stai mandando là per me, padre Vincè?” e l’indagato: “Te ne mando 50”. Subito il ragazzino ringraziava: “Ti amo, non che ti voglio bene” e il sacerdote gli ricordava: “Mi dovresti vero amare, mi piacerebbe molto… Gioia mia, l’amore è una cosa seria e se fosse vero io sarei contento davvero… Mi sono fatto una domanda, se tu sei innamorato di me?” e il giovane: “Minchia, mi sono innamorato pazzamente!”.

    “Deve essere speciale, non mi deludete…”

    E’ stata registrata anche un’altra richiesta del prete: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”.

    “Ma tu vuoi soldi ogni giorno?”

    Il 14 maggio due dei minorenni discutevano della situazione: “Chiama a quello perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/arresto-prete-sesso-chat-prostituzione-minori-intercettazioni.html?fbclid=IwAR232J7Y2NSq5RBF98bqVei7XSD1LoGAOUdrvQHzN2XmUdXhSl0NFp4FYUI

  • “Mandami un video mentre godi”: arrestato il prete pedofilo

    “Mandami un video mentre godi”: arrestato il prete pedofilo

    Un prete è stato arrestato dai carabinieri di Termini Imerese, comune in provincia di Palermo, per prostituzione minorile aggravata. Secondo quanto affermato dal gip del Tribunale di Palermo Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato dietro le sbarre il parroco 63enne, originario di Caltavuturo, che esercita il suo ministero a San Feliciano Magione, un piccolo borgo in provincia di Perugia, il sacerdote attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Ai domiciliari anche la madre del ragazzino 17enne.

    Il prete al minorenne: “Mandami il video”

    Come riportato dall’AdnKronos, il gip avrebbe in particolare citato una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo minorenne, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. Il sacerdote avrebbe infatti detto al giovane: “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”. Il minorenne avrebbe quindi a quel punto avanzato una richiesta di danaro e il sacerdote gli avrebbe risposto “rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.

    Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E l’uomo di chiesa: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, chiede il minorenne. Il prete risponde: “Eh ma quante volte ti devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”. Il religioso avrebbe quindi insistito ancora una volta: “Mandami questo video come ti ho detto io…”.“Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora. Il prete avrebbe anche espresso il desiderio di fare l’amore in tre perché non lo aveva mai fatto.

    Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip ha anche scritto che il parroco era “aduso a pratiche sessuali illecite” che ne rivelano “anche le sistematiche modalità di consumazione, la pervicacia e l’insistenza nell’avanzare le richieste, sempre dietro la prospettazione di una ricompensa economica conseguita al soddisfacimento degli istinti perversi”. Il sacerdote umbro, rinchiuso nel carcere di Spoleto, è accusato di avere fatto sesso, a distanza via chat, con un minore in cambio di un compenso in soldi, con la complicità della madre 51enne del ragazzo, finita appunto ai domiciliari. Il gip Pilato ha parlato di “rapporti intrattenuti dal parroco con i soggetti minori coinvolti nelle sue trame”, e di “paradigma della sequenza criminale, costituita dalle richieste di prestazioni sessuali -essenzialmente incentrate su filmati e videochat -, in cambio della dazione di danaro”.

    Usava le offerte dei fedeli

    Il sacerdote, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese, avrebbe anche saputo impostare un gioco psicologico di dipendenza, oltre che di affetto, inducendo in tentazione le sue giovani vittime attraverso ricompense economiche, approfittando anche dei bisogni economici dei minorenni e delle loro origini umili. Il prete e la donna sono ora indagati per prostituzione minorile aggravata. Sempre in cambio di piccole somme di denaro, il sacerdote avrebbe ottenuto dalla madre il permesso di compiere atti sessuali a distanza con il figlio e avrebbe anche scambiato materiale pornografico tramite i social. Il religioso avrebbe pagato utilizzando anche i soldi delle offerte dei fedeli. Durante la telefonata finita agli atti avrebbe infatti spiegato la sua impossibilità al pagamento, a meno che non fosse arrivato qualcosa al di fuori del suo stipendio ordinario. Probabilmente le offerte dei suoi parrocchiani.

    Il gip: “Alcun freno inibitore”

    Come scritto dal gip nell’ordinanza, il 63enne “ha dimostrato di non saper anteporre alcun freno inibitore ai desideri compulsivi nutriti”. E cita alcune conversazioni intercettate “in cui, pur dinanzi al malessere del minorenne che prospettava l’esigenza di prendere dei farmaci” il prete “non ha esitato a richiedere ugualmente l’esibizione sessuale tramite videochiamata”. Inoltre, anche davanti al rischio di venire denunciato se non avesse pagato, l’indagato non avrebbe disdegnato la possibilità di ricevere un video dal ragazzo che lo minacciava, continuando il gioco perverso iniziato con la sua giovane vittima.

    La madre del minorenne “ha dimostrato di essere consapevole della natura dei rapporti fra il figlio ed il parroco e di trattenere una parte delle somme che questi invia come corrispettivo per il perverso scambio di prestazioni”. Ci sarebbe infatti una conversazione risalente al 28 maggio 2021 che svelerebbe la consapevolezza dell’indagata. Nella conversazione la donna inviterebbe il figlio a “mandare un video a padre Vincenzo per avere in cambio dei soldi, suggerendogli al contempo di prospettare al sacerdote uno stato di necessità”. Vincenzo Esposito

    https://www.ilgiornale.it/news/cronache/mandami-video-mentre-godi-arrestato-prete-pedofilo-1966780.html

  • Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Pedofilia: prete arrestato, ordinanza ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’

    Arrestato con l’accusa di prostituzione minorile il sacerdote di San Feliciano. Si tratta di Don Vincenzo Esposito, 63 anni, originario di Caltavuturo, nel Palermitano, titolare della parrocchia di San Feliciano a Magione. Agli arresti domiciliari è finita, invece, una donna di 50 anni, la madre della vittima che di anni ne ha 17: è con questo ragazzo che il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali. Secondo le indagini dei militari la donna avrebbe acconsentito, ricevendo denaro, che il figlio in chat avesse rapporti virtuali con il sacerdote.

    Il sacerdote arrestato dai Carabinieri di Termini Imerese (Palermo) per prostituzione minorile aggravata attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Sono le dure parole usate dal gip Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere a Spoleto il parroco, e ai domiciliari la madre del minore. In particolare il gip, come apprende l’Adnkronos, cita una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo di 17 anni, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”, dice il prete al giovane. “Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo” il prete “risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.

    Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E il prete: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, replica il ragazzino. “Eh ma quante volte di devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”, risponde il religioso.

    “Mandami questo video come ti ho detto io…”, insiste il prete. “No no no…[incomprensibile poiché le voci sono sovrapposte]…”. “Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora.

    Sebbene allo stato della discovery delle indagini, non sia affiorata la prova certa di incontri diretti o rapporti sessuali avvenuti di presenza fra il parroco ed i minori, si delinea ugualmente una condotta di estrema gravità penalmente rilevante, potendo affermarsi che, con cadenza quasi giornaliera” il sacerdote arrestato “è solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età, li induca a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi”. E’ quanto scrive, come apprende l’Adnkronos, il gip di Palermo Fabio Pilato nella ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il prete umbro per prostituzione minorile aggravata.

    L’intervento del Cardinale Gualtiero Bassetti – L’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve prende atto con stupore e dolore della notizia circa l’arresto del Sac. Vincenzo Esposito, Parroco di San Feliciano (Pg), e assicura la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per il raggiungimento della verità dei fatti.

    Secondo le prime informazioni raccolte dall’Archidiocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria – don Vincenzo Esposito è accusato di prostituzione minorile.

    Al riguardo l’Archidiocesi ritiene di dover precisare che mai alcuna segnalazione è giunta all’Autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine. Rimane comunque prioritario l’impegno ad approfondire con diligenza i fatti, applicando le indicazioni dettate dalla normativa canonica e seguire le eventuali indicazioni offerte dalla Santa Sede.
    L’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Sua Eminenza Card. Gualtiero Bassetti, profondamente rattristato, esprime la propria vicinanza, umana e spirituale, alla comunità parrocchiale di San Feliciano e in particolare a tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda.

    “Il linguaggio esplicito e monotematico utilizzato dimostra come le relazioni intrattenute dal parroco con i suoi giovani interlocutori non trovino fondamento nel ministero del sacerdozio o in ragioni di assistenza sociale, ed obbediscano esclusivamente alle irrefrenabili esigenze di soddisfacimento di insani impulsi sessuali – dice – Non sussiste infatti nessuna conversazione che lasci solo ipotizzare che le dazioni di danaro fossero ispirate a ragioni di solidarietà, di aiuto o di beneficenza da parte del prete nei confronti di soggetti poco abbienti”.

    • privo di poteri di autocontrollo

    Ecco alcuni stralci di intercettazioni: “”Cosa fareste tu e D. insieme a me?”, chiede il parroco a un ragazzino. E lui: “Tu lo sai cosa faremmo”. “Dimmelo”. E ancora: “Tu da che parte vuoi stare?”. Seguono altre frasi piene di volgarità. “Potreste fare cambio”. “Una volta l’uno!”, dice il ragazzino. “Va bene” risponde il prete.

    “Padre, niente mi manda a me che sono senza una lira?…”. “No, perché non ho niente ho solo pochi soldi ormai li ho promesso a F. ed anche ad A. tu…questa sera parliamo, va bene?”. “Dieci euro che mi compro le sigarette, padre”. E’ la conversazione tra uno dei ragazzi minorenni che si prostituivano con il parroco di Perugia arrestato dai carabinieri di Termini Imerese (Palermo). Sesso virtuale in cambio di soldi. Come si evince dall’ordinanza visionata dall’Adnkronos. “Ora vediamo, poi parliamo…ok”, dice il parroco al ragazzino che chiede soldi. “Padre a me mi deve dire una parola si o no …”. “Te l’ho detto ora vediamo eh…”. “Caso mai ti mando dieci euro con A., va bene?”. E il minore risponde: “Va bene…”. Il tutto in cambio di sesso via chat e video.

    Non ha freni inibitori a desideri compulsivi nutriti
    Caccia ai precedenti

    Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.

    Ordinanza ‘prestazioni sessuali in cambio carte prepagate o telefoniche’ (Ter/Adnkronos)

    “Dalle risultanze delle conversazioni captate a seguito delle autorizzate intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che” il sacerdote di Perugia arrestato per prostituzione minorile aggravata “con cadenza e frequenza giornaliera”, fosse “solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori”. E’ quanto scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Fabio Pilato. “La condotta – il più delle volte – consiste in un iniziale accordo telefonico cui segue la videochiamata e il pagamento”.

    “In alternativa, da quanto emerso nel corso delle attività di captazione, sempre utilizzando le stesse applicazioni”, il prete si faceva “inviare dei video nei quali gli interlocutori compiono atti di autoerotismo o si mostrano senza vestiti”.

    “A seguito delle videochiamate intercorse con i minori” il sacerdote “è solito effettuare ricariche telefoniche ai minori autori delle prestazioni sessuali o pagamenti su carte prepagate poste pay nella disponibilità dei minori”. “La prova del fatto che le prestazioni sessuali venivano fatte dietro corresponsione ai minori di una somma di denaro o di altre utilità emerge sia dal contenuto esplicito, chiaro e non criptico delle conversazioni captate con le vittime, sia dagli accertamenti bancari – in parte ancora in corso – che hanno consentito di verificare, per taluni episodi la corrispondenza tra la data della videochiamata durante la quale avveniva la prestazione sessuale dei minori e il versamento delle somme da parte” del prete arrestato.

    «Sono innocente». E’ quanto ha detto don Vincenzo Esposito al proprio avvocato Renato Vazzana del foro di Termini Imerese (Palermo). “Conosco bene la persona, ovviamente sono meravigliato di tutto”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Renato Vazzana, il legale del prete di Perugia, ma originario di Caltavuturo (Palermo) arrestato oggi per prostituzione minorile aggravata. Il religioso è stato arrestato vicino Perugia e orsa è detenuto a Spoleto. “Ho parlato con lui durante l’arresto – dice il legale – e l’ho trovato molto sereno seppure amareggiato. E’ molto agguerrito. Domani nell’interrogatorio andrà a contestare tutte le accuse”.

    Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

  • Prostituzione minorile, parroco arrestato in Umbria: «Pagava la mamma della vittima»

    Prostituzione minorile, parroco arrestato in Umbria: «Pagava la mamma della vittima»

    di Riccardo Lo Verso – Il sacerdote, 63 anni originario di Palermo, è in carcere a Spoleto: secondo l’accusa avrebbe compiuto atti sessuali a distanza sfruttando le chat dei social network. Ai domiciliari la madre del minore, che era complice. Il gip: «Spregio di ogni religiosità»

    L’accusa è pesantissima: prostituzione minorile. In carcere è finito il parroco di una chiesa in provincia di Perugia. Gli arresti domiciliari, invece, sono stati concessi alla madre del ragazzo (un 17enne), una donna di 50 anni, con cui il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali a distanza, sfruttando le chat dei social network. L’ordinanza di custodia cautelare è firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo. Che parla di «perverso modus operandi in spregio a principi religiosità».
    Da Palermo

    Il prete è originario di Caltavuturo, nel Palermitano, ha 63 anni ed è parroco nel piccolo borgo di San Feliciano, una frazione del comune di Magione, in provincia di Perugia. Ora si trova in carcere a Spoleto. È una storia di profondo degrado quella ricostruita dalla Procura di Palermo e dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese.

    L’ordinanza

    Secondo l’agenzia AdnKronos, il Gip nell’ordinanza cita una telefonata in cui il prete «pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto» dal ragazzo di 17 anni, «ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo». «Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..», dice il prete al giovane. «Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo» il prete «risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi». Segue poi una serie di altre conversazioni di contenuto molto esplicito.

    Caccia ai precedenti

    Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.

    https://www.corriere.it/cronache/21_agosto_03/prostituzione-minorile-parroco-arrestato-umbria-pagava-mamma-piccola-vittima-40270528-f461-11eb-9680-9b12a81aa8eb.shtml