Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Enna, prete arrestato querela una giornalista: chiesto il sequestro del pc

    Enna, prete arrestato querela una giornalista: chiesto il sequestro del pc

    Il consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia esprime viva preoccupazione per il caso della collega Pierelisa Rizzo di Enna, querelata da don Giuseppe Rugolo, ai domiciliari e sotto processo per violenza sessuale, per avere riportato nel suo profilo Facebook una conversazione agli atti del processo nel quale il sacerdote è accusato di reati sessuali.

    Don Rugolo ha chiesto tramite i suoi legali il sequestro preventivo del profilo Facebook e dei dispositivi informatici della cronista. Secondo il consiglio dell’Ordine, iniziative di questo genere rischiano di intralciare l’attività professionale della giornalista che riferisce atti e fatti di pubblico interesse. Il consiglio esprime anche la propria netta contrarietà rispetto alla richiesta di sequestro di pc, telefoni, tablet e pen drive: strumenti fondamentali per il lavoro giornalistico, che possono peraltro contenere dati sensibili anche in relazione al rapporto tra la cronista e le fonti.

    Intanto sarà la Cassazione a stabilire se il post pubblicato sul profilo social di Rizzo, denunciata da Don Giuseppe Rugolo per diffamazione e pubblicazione di atti procedurali, dovrà essere oscurato. Rugolo aveva chiesto il sequestro dei supporti informatici delle pen drive e dei telefoni della giornalista e la cancellazione del post nel quale vengono mostrate le chat, a sfondo sessuale, intercorse tra il sacerdote ed un giovane della provincia di Ferrara. La Procura di Enna, però, non ha ritenuto di procedere al sequestro, le chat erano già contenute nell’ordinanza di arresto del sacerdote dell’aprile dello scorso anno, e si è appellata alla Cassazione sulla decisione del Gip di procedere all’oscuramento del post.

    ” E’ un chiaro tentativo di intimidazione per evitare che io possa continuare a scrivere su questa terribile vicenda – dice Rizzo – La denuncia sostiene che quelle chat sarebbero state lette, per la prima volta, in aula durante la scorsa udienza del 29 aprile, nel processo che si celebra a porte chiuse. In realtà io ho solo fatto il mio lavoro informando correttamente i lettori a fronte di testate giornalistiche e colleghi che, senza alcun fondamento, si ostinano a scrivere che nel pc di Rugolo non ci sono contenuti a sfondo sessuale. Per questo sto valutando, insieme ai miei avvocati, la possibilità di procedere per vie legali».

    https://enna.gds.it/articoli/cronaca/2022/05/27/enna-prete-arrestato-querela-una-giornalista-chiesto-il-sequestro-del-pc-04992f5b-2e3e-4d24-bc22-7db76d346816/

  • Ammesse la produzione delle registrazioni tra il vescovo Gisana dalle quali emerge chiaramente che Rugolo avesse ammesso i fatti

    Ammesse la produzione delle registrazioni tra il vescovo Gisana dalle quali emerge chiaramente che Rugolo avesse ammesso i fatti

    Ammesse la produzione delle registrazioni tra il vescovo Gisana e i genitori della parte offesa, dalle quali emerge chiaramente che Rugolo avesse ammesso i fatti dallo stesso nell’ambito di un’indagine dallo stesso espletata. È emerso inoltre come due monsignori ennesi a conoscenza della vicenda avessero taciuto su quanto a loro conoscenza sulle segnalazioni già effettuate dalla persona offesa.

    Ansa 29 apr 22 – Enna – Offrire denaro della Caritas, in contanti, in cambio del silenzio della vittima di violenza sessuale di Don Giuseppe Rugolo sarebbe stata una proposta della Diocesi di Piazza Armerina.

    A confermare la circostanza in aula, nel corso del processo che si celebra al Tribunale di Enna, presidente del collegio Francesco Pitarresi, contro il sacerdote, agli arresti domiciliari dall’aprile dello scorso anno, è stato l’allora capo della Squadra Mobile della Questura di Enna, Antonino Ciavola.

    Il dirigente sentito in aula, per oltre 4 ore, ha anche testimoniato come dalle carte emerga il diniego netto della vittima ad accettare questa proposta, che proveniva dal vescovo Rosario Gisana. Il giovane che, avrebbe subito violenza dal 2009 al 2013 avrebbe ritenuto questa proposta immorale e illecita.

    Tutte circostanze documentate dai materiali prodotti dalla parte civile che testimonierebbero l’offerta di 25 mila euro in contanti, dunque non tracciabili, da parte del vescovo Gisana al giovane in cambio del silenzio e il rifiuto della vittima ad accettare il denaro. In aula sono state lette anche alcune chat a sfondo sessuale intercorse tra Rugolo e giovani, alcuni anche ex alunni della scuola dove per anni il sacerdote ha insegnato, nonché con giovani residenti nel territorio di Ferrara.

    Rugolo avrebbe frequentato siti pornografici dove era possibile interagire attraverso la telecamera con altre persone. È stato, inoltre, ricostruito il modus operandi del prelato come modalità volta ad agganciare i giovani in condizione di fragilità psicologica, al fine di perseguire i suoi scopi di natura sessuale. Il sacerdote, che era presente in aula, è attualmente ristretto ai domiciliari al seminario di Ferrara.

  • Abusi, choc a Enna, soldi della Caritas per pagare il silenzio di una vittima violentata dal prete pedofilo

    Abusi, choc a Enna, soldi della Caritas per pagare il silenzio di una vittima violentata dal prete pedofilo

    Città del Vaticano – Offrire denaro della Caritas, in contanti, in cambio del silenzio della vittima violentata da don Giuseppe Rugolo: sarebbe stata questa la terrificante proposta della Diocesi di Enna-Piazza Armerina, in Sicilia.

    La circostanza è stata confermata in aula da Antonio Ciavola (allora capo della Squadra mobile di Enna e ora in servizio a Caltanissetta), nel corso del processo presieduto da Francesco Pitarresi che si celebra al tribunale di Enna e vede imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari da un anno.

    La notizia che arriva proprio nel giorno in cui Papa Francesco in Vaticano ha ricevuto la Commissione per la tutela dei minori, raccomandandosi di fare controlli annuali a tappeto per vedere se le conferenze episcopali nazionali stanno facendo progressi nel liberarsi delle mele marce, proteggere le vittime e agire in totale trasparenza.

    Il dirigente della Polizia di Stato, sentito in aula per oltre 4 ore, ha anche spiegato come dalle carte emerga il diniego netto della vittima ad accettare questa proposta che proveniva dal vescovo Rosario Gisana.

    Il giovane, che avrebbe subito violenza dal 2009 al 2013, avrebbe ritenuto questa proposta immorale e illecita. Tutte circostanze documentate dai materiali prodotti dalla parte civile che testimonierebbero l’offerta di 25 mila euro in contanti, dunque non tracciabili, in cambio del silenzio. In aula sono state lette anche alcune chat a sfondo sessuale intercorse tra Rugolo e alcuni anche ex alunni della scuola dove per anni il sacerdote ha insegnato, nonché con giovani residenti nel territorio di Ferrara dove il sacerdote era stato trasferito.

    Rugolo avrebbe frequentato siti pornografici dove era possibile interagire attraverso la telecamera con altre persone. È stato, inoltre, ricostruito il modus operandi del prelato e le modalità volte ad agganciare i giovani in condizione di fragilità psicologica. Il sacerdote, che era presente in aula, è attualmente ristretto ai domiciliari nel seminario di Ferrara.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_enna_prete_pedofilo_vittima_tribunale_papa_francesco_vescovo_gisana_rugolo_caritas-6658864.html

  • Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    (ANSA) – PALERMO, 24 MAR – È tornato in carcere don Sergio Librizzi, per molti anni al vertice della Caritas diocesana di Trapani.

    La Corte di Cassazione ha infatti confermato la sentenza di condanna a sei anni inflitta dalla Corte di Appello.

    Il sacerdote era stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e corruzione. In qualità di componente della Commissione per il riconoscimento dello status di richiedente asilo era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno. Librizzi era stato arrestato nel giugno del 2014 e in primo grado condannato a nove anni, pena confermata dalla Corte di Appello di Palermo. La Cassazione aveva però annullato la sentenza con rinvio e alla fine del 2020, dopo il secondo processo di appello, era stato condannato a sei anni due mesi e 20 giorni, modificando il reato in induzione alla corruzione. Il prete ha già scontato quattro anni, dovrà scontare il residuo della pena nel carcere di Termini Imerese. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2022/03/24/cassazione-torna-in-carcere-sacerdote-accusato-di-abusi_2cabba69-f0e7-4987-b166-d36263d5d7f8.html

  • Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Il colonnello dei carabinieri, Saverio Lombardi, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità.

    Lombardi, che è stato a capo dei carabinieri di Enna, qualche mese fa è stato trasferito a Lecce come capo ufficio del personale.

    Il rinvio a giudizio, al termine dell’udienza preliminare, presente il procuratore di Enna, Massimo Palmeri, pm Michele Benintende, giudice Michele Martino Ravelli. La vicenda del colonnello Lombardi è emersa nel corso dell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Enna e coordinata dalla Procura ennese, sul sacerdote Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Nel corso di una telefonata, intercettata all’epoca dagli inquirenti, tra il colonnello ed il vicario del vescovo, Nino Rivoli, Lombardi annuncia una sua visita al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana perchè vuole parlare della vicenda Rugolo. La procura decide così di interrogare il vescovo Gisana per comprendere quali siano le ragioni che possano avere portato un ufficiale dei carabinieri a recarsi di sera ed in borghese all’episcopio.

    Ed è proprio il Vescovo a raccontare che Lombardi sarebbe andato a trovarlo per consigliargli di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio della sua benemerenza come Cavaliere del Santo Sepolcro. “Mi disse – dice il vescovo – che sarebbe stato meglio cambiare avvocato perché, quello che avevo scelto, poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia“. Il processo al colonnello Lombardi inizierà al Tribunale di Enna il prossimo 5 luglio.

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

  • Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    La procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità per il colonnello dei carabinieri di Enna, Saverio Lombardi ora trasferito a capo ufficio del personale a Lecce.

    È emerso nel corso dell’udienza del processo, ieri a tarda sera, che si celebra al Tribunale ennese, contro il prete Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Durante l’inchiesta che riguardava le violenze su un minore sono emersi altri due casi. Per la prima volta, dall’inizio del processo, in aula era presente l’imputato.

    Nel corso dell’udienza sono stati sentiti gli ufficiali di pg che hanno confermato che il colonnello Lombardi avrebbe consigliato al Vescovo Rosario Gisana di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio dell’appoggio dell’alto prelato per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

    È il colonnello Lombardi a chiamare il vicario del vescovo, Nino Rivoli, e annunciare una sua visita per la vicenda Rugolo. Lombardi si sarebbe recato di sera ed in borghese all’episcopio. Il fatto non è sfuggito agli inquirenti e la procura ha convocato il vescovo Gisana il quale ha confermato che Lombardi era andato a trovarlo per consigliare di cambiare avvocato. «Mi disse – ha affermato il vescovo- che era meglio che cambiassi avvocato perché quello che avevo scelto poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia».

    Nell’udienza gli investigatori della polizia di Stato che hanno testimoniato hanno raccontato di foto e chat a sfondo sessuale sequestrati nei supporti informatici a don Giuseppe Rugolo. Dalle intercettazioni, sulle quali hanno riferito gli ufficiali di P.G., emerge che tra i prelati della diocesi di Piazza Armerina fosse diffuso il timore che fossero in corso le intercettazioni. L’analisi dei dati informatici confermerebbe che il sacerdote intratteneva rapporti sessuali con giovani, anche dopo il suo trasferimento a Ferrara, nonché con giovani che erano stati suoi alunni in istituti scolastici di Enna.

    Da una registrazione fatta dallo stesso imputato, nel corso di un incontro con il vescovo Gisana, viene fuori come quest’ultimo fosse disponibile ad elargire somme di denaro per soddisfare tutte le esigenze di natura economica dell’imputato che veniva anche informato delle iniziative legali della vittima da parte della Diocesi. A conferma di questo, tra i file rinvenuti all’interno dei supporti informatici sequestrati, è stata trovata la denuncia consegnata dalla vittima nelle mani del Vescovo, che doveva avere natura strettamente riservata. Nel corso dell’udienza è emerso che il vescovo Gisana era già stato informato prima della denuncia della parte offesa, delle presunte violenze sessuali di Rugolo a danno di altri giovani.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/news/gli-abusi-sessuali-di-don-rugolo-a-enna-l-inchesta-si-allarga-chiesto-il-processo-per-il-colonnello-dei-cc-saverio-lombardi-1513442/

  • Caso Rugolo: Chiesto il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi

    Caso Rugolo: Chiesto il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi

    La procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità per il colonnello dei carabinieri di Enna, Saverio Lombardi ora trasferito a capo ufficio del personale a Lecce.

    È quanto emerge nel corso della V udienza del processo, che sì celebra al Tribunale ennese, contro Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile deIlo scorso anno, per violenza sessuale ai danni di minori.

    Per la prima volta dall’inizio del processo, in aula era presente Rugolo. Nel corso dell’udienza sono stati sentiti gli ufficiali di PG che hanno confermato l’intervento del colonnello Lombardi il quale consigliò al Vescovo Rosario Gisana di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio della sua insignitura a Cavaliere del Santo Sepolcro.

    È il colonnello Lombardi a chiamare iI vicario del vescovo, Nino Rivoli e annunciare una sua visita aI vescovo per la vicenda Rugolo. Lombardi si sarebbe recato di sera ed in borghese all’episcopio.

    Il fatto non è sfuggito agli inquirenti e la procura ha convocato il vescovo Gisana il quale, candidamente, ha confermato che Lombardi era andato per consigliargli di cambiare avvocato. “Mi disse – dice il vescovo – che era meglio che cambiassi avvocato perché quello che avevo scelto poteva essere finito centro un inchiesta per mafia”.

    Caso Rugolo: richiesto rinvio a giudizio per il Colonnello dei Carabinieri Saverio Lombardi

  • Prete accusato di pedofilia, via alla trascrizione delle intercettazioni

    Prete accusato di pedofilia, via alla trascrizione delle intercettazioni

    Sessanta giorni. È il tempo che i due periti nominati dal tribunale di Enna avranno a disposizione per analizzare e trascrivere le intercettazioni a carico di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato a Ferrara il 27 aprile dello scorso anno con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minori.

    Ieri, nel corso di un’udienza tenuta in via telematica, alla quale ha partecipato anche l’avvocato ferrarese Denis Lovison, che insieme al collega Antonino Lizio costituisce il collegio difensivo del prete, sono stati consegnati ai periti, Melania Irene e Tiziana Vita, i materiali sui cui lavorare, ovvero i cd contenenti le intercettazioni.

    La parte civile – il giovane che all’epoca dei fatti era minorenne e che ha fatto partire tutto con la sua denuncia, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica – ha nominato un proprio consulente (Antonio Olivieri).

    Da quanto emerso finora, nelle intercettazioni sono chiamati in causa anche esponenti del clero locale, tra cui il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, che si dimostra a conoscenza della vicenda prima ancora che scoppiasse il caso.

    La prossima udienza è fissata al 10 marzo, quando verranno sentiti i primi testimoni.

    Prete accusato di pedofilia, via alla trascrizione delle intercettazioni

  • “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    Si è aperto il processo a carico di padre Vincenzo Esposito, il sacerdote di 64 anni, originario di Caltavuturo ma assegnato alla parrocchia di San Feliciano Magione (Perugia), accusato di prostituzione minorile perché avrebbe preteso da quattro sedicenni prestazioni sessuali a pagamento attraverso delle videochiamate. Dieci, venti, trenta euro al massimo, questo avrebbe versato il prete per vedere ragazzini mastrubarsi e godere tramite chat Whatsapp e Messenger. Per l’imputato la Procura aveva chiesto ed ottenuto il giudizio immediato e adesso è in corso il dibattimento davanti al tribunale di Termini Imerese.

    Esposito era stato arrestato dai carabinieri ad agosto dell’anno scorso, insieme alla madre di una delle presunte vittime che, secondo l’accusa, avrebbe lucrato sulle prestazioni del figlio, pretendo una tangente di 5 o 10 euro sulle somme che il ragazzo avrebbe ricevuto dal prete. Per lei le indagini sono ancora in corso. Entrambi, difesi rispettivamente dagli avvocati Renato Vazzana e Giuseppe Minà, hanno sempre respinto le accuse.

    L’inchiesta era nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate, tra aprile e luglio dell’anno scorso, nell’ambito di un’altra indagine. Esposito, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, ma in passato era stato non solo a Termini Imerese (tre delle presunte vittime vivono proprio lì), ma anche al Buccheri La Ferla.

    I ragazzini sarebbero stati tutti in una condizione di disagio economico ed avrebbero utilizzato il denaro ricevuto in cambio delle chat a sfondo sessuale per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o banalmente andare a mangiare una pizza con la fidanzata. Come emergeva dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, per il prete ogni momento sarebbe stato buono per guardare – anche contemporaneamente – gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di una messa, ma anche subito dopo aver celebrato un funerale.

    “Sei la mia vita, don Vincè”, “ti voglio bene” e “sono innamorato pazzamente”, così avrebbero detto le presunte vittime al sacerdote, e sarebbero state sempre pronte per una videochiamata proprio perché – sostiene la Procura – avrebbero avuto bisogno di soldi. E non avrebbero esitato ad insultare l’imputato, chiamandolo “cornuto” o “testa di minchia”, quando avrebbe ritardato i pagamenti.

    “Stamattina ti ho messo 30 euro, ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo… C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque”, affermava l’imputato il 24 aprile dell’anno scorso, e aggiungeva: “Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme, non l’ho mai fatto in tre”, diceva Esposito in una conversazione dell’11 maggio. E uno dei ragazzini gli rispondeva: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Il sacerdote replicava: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’imputato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    In un’altra circostanza il sacerdote diceva: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”. Ma sono state registrate anche le conversazioni tra i ragazzi: “Chiama a quello – diceva uno di loro – perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/prete-sesso-chat-prostituzione-minori-processo.html

  • Avrebbe tentato di adescare una minore, giovane sentita: accuse ad un sacerdote

    Avrebbe tentato di adescare una minore, giovane sentita: accuse ad un sacerdote

    Gela. L’accusa è pesante, avrebbe infatti tentato di adescare una minorenne, che frequentava, insieme alla sua famiglia, una parrocchia della città. Ci sono anche intercettazioni telefoniche, analizzate e trascritte da un perito, nominato dal giudice Miriam D’Amore. A processo, c’è un sacerdote, che fino a pochi anni fa ha svolto il suo servizio, proprio in una chiesa cittadina. Fu la ragazza, ancora oggi minorenne, a denunciare i fatti. E’ stata sentita, questa mattina, a porte chiuse. Dalle indagini, sarebbe emerso che il parroco ebbe contatti inizialmente con la famiglia della ragazza, anche per ottenere un supporto nella sua attività parrocchiale. Dopo qualche tempo, però, le richieste si sarebbero fatte sempre più insistenti, concentrate sulla giovane, fino a presunti approcci diretti, sempre respinti.

    Durante l’udienza odierna, dai banchi della difesa è stata sollevata un’eccezione, relativa al decreto che ha disposto il giudizio. E’ stata accertata una causa di nullità, che in sostanza fa ritornare gli atti ai pm, che quindi dovranno nuovamente procedere.

    https://www.quotidianodigela.it/avrebbe-tentato-di-scare-una-minore-giovane-sentita-accuse-ad-un-sacerdote/