Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    ANSA – IL presidente di Rete l’Abuso , Francesco Zanardi è stato denunciato per diffamazione a mezzo stampa da Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale ai danni di minori.

    La notizia nel giorno prima dell’ennesima udienza del processo che si celebra al Tribunale di Enna.

    Domani, infatti, tra i testi anche due monsignori, Pietro Spina e Vincenzo Murgano che saranno chiamati a chiarire il perché, nonostante sapessero delle violenze subite dal giovane che ha denunciato, non abbiano agito di conseguenza e il vicario foraneo Giuseppe Fausciana che, invece, segnalò al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, il caso di violenza.

    “E’ l’ennesimo tentativo di provare ad imbavagliare chi denuncia e racconta cosa sia avvenuto e sta avvenendo ad Enna – dice Zanardi che da anni si batte con la sua associazione per dare giustizia alle tante vittime del clero – Dopo la giornalista Pierelisa Rizzo ora tocca a me.

    Anche in questo caso la procura di Savona, dove ha sede l’associazione, aveva chiesto l’archiviazione per l’infondatezza della notizia di reato, ma i legali di Rugolo hanno fatto opposizione e, dunque, il prossimo 4 ottobre si svolgerà l’udienza”.

  • Sesso in chat con ragazzini, confermati 5 anni a don Vincenzo Esposito

    Sesso in chat con ragazzini, confermati 5 anni a don Vincenzo Esposito

    La terza sezione della Corte di appello ha confermato la precedente sentenza del tribunale di Termini Imerese che aveva inflitto 5 anni al sacerdote Vincenzo Esposito, 64 anni originario di Caltavuturo con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile. La sentenza, come riporta il Giornale di Sicilia, riforma in parte la decisione emessa il 22 giugno 2020 dal tribunale, appellata dall’imputato ma anche dalle parti civili. Il prete dovrà anche risarcire un’altra persona offesa che era stata esclusa nel primo giudizio e dovrà anche pagare le spese processuali.

    Intercettato dai Carabinieri

    Al momento don Esposito domiciliari a Termini Imerese. I legali Giovanni Di Trapani e Renato Vazzana hanno già preannunciato il ricorso alla Corte di Cassazione contro il reato contestato all’assistito. I carabinieri della compagnia di Termini Imerese lo hanno intercettato mentre effettuava delle video chiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni. In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postepay. Sotto inchiesta finì anche la madre di uno dei ragazzini: secondo l’accusa sapeva cosa stava accadendo e avrebbe indotto il figlio a prostituirsi con il sacerdote. I versamenti di denaro, da parte del prete in favore dei giovani erano di piccolo taglio, dieci, venti o trenta euro per vedere in chat immagini a sfondo sessuale.

    L’indagine nata per caso

    Don Vincenzo Esposito era stato arrestato dai carabinieri nel mese di agosto del 2021, insieme alla madre di una delle presunte vittime. Una inchiesta nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate nell’ambito di un’altra indagine. Esposito, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, ma in passato era stato non solo a Termini Imerese, ma anche al Buccheri La Ferla.

    I legali andranno in Cassazione

    Le vittime assistite in primo e secondo grado dagli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Giuseppe Canzone e Caterina Intile, sarebbero state tutte in una condizione di grave disagio economico e avrebbero utilizzato il denaro per spese frivole come tagliarsi i capelli o andare a mangiare una pizza. “Ci sono a nostro avviso – dichiarano gli avvocati difensori Di Trapani e Vazzana – i presupposti per produrre ricorso in Cassazione e ribaltare la sentenza della Corte di appello”.

    Sesso in chat con ragazzini, confermati 5 anni a don Vincenzo Esposito

  • Processo Rugolo: in aula il riscatto delle presunte vittime

    Processo Rugolo: in aula il riscatto delle presunte vittime

    Ansa 17 gen 22 – Enna -Il Tribunale di Enna, nel corso del processo che vede alla sbarra Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato nell’aprile del 2021, con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minori, ha acquisito, su richiesta di Eleanna Parasiliti Molica, difensore della parte civile, le chat a fondo sessuale intercorse tra il sacerdote e due giovani.

    In aula era presente, oltre all’imputato, il vicario generale della Diocesi di PIazza Armerina, Nino Rivoli , che non è stato interrogato perché tutte le parti hanno acconsentito alla produzione delle dichiarazioni già rese durante le indagini preliminari.

    Accolte tutte le eccezioni formulate dalla difesa della parte civile, mentre è stata rigettata la richiesta dell’imputato di far valere dei verbali di indagine difensiva, cioè una sorta di interrogatorio, effettuato dagli avvocati difensori di Rugolo, con lo scopo di smentire gli inquirenti.

    Le indagini difensive riguardavano proprio quei due ragazzi che avevano intrattenuto, con Rugolo, chat a sfondo sessuale.

    Rigettata anche la richiesta, avanzata dall’avvocato Antonino Lizio e Denis Lovison, difensori di Rugolo, di sentire una giovane dell’associazione 360, fondata da Rugolo, che raccoglieva 200 giovani.

    Presenti in aula, oltre ad Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato il prete, i suoi genitori, assistiti dall’avvocato Giovanni Di Giovanni, e le associazioni Co.Tu.Le.Vi con l’avvocato Irina Mendolia e Rete l’Abuso rappresentata da Giuseppe Messina.

    La prossima udienza è fissata per il prossimo 14 marzo nel corso della quale saranno sentiti altri sacerdoti della Diocesi di PIazza Armerina. yur

  • Prete accusato di violenza sessuale su minore, no all’oscuramento del post di giornalista

    Prete accusato di violenza sessuale su minore, no all’oscuramento del post di giornalista

    La Corte di Cassazione, V sezione Penale, ha accolto il ricorso, avanzato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, nonché i rilievi formulati dagli avvocati della giornalista Pierelisa Rizzo, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, annullando senza rinvio il decreto del Gip del Tribunale di Enna che aveva disposto l’oscuramento del post pubblicato sul profilo Facebook della corrispondente dell’ANSA contenente le chat a sfondo sessuale intercorse fra il sacerdote Giuseppe Rugolo, arrestato ai domiciliari nel 2021 per violenza sessuale a danno di minori, ed altri giovani.

    La querela sporta da Don Rugolo contro la giornalista

    La vicenda traeva origine dalla querela sporta da Don Rugolo, contro la giornalista, che aveva pubblicato alcuni messaggi estrapolati dalle chat whatsapp dell’imputato, dopo le notizie pubblicate da due siti online che avevano escluso la presenza di materiale a sfondo sessuale nei supporti informatici del sacerdote. Le chat, pubblicate sul profilo della giornalista, peraltro già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, testimoniano, inequivocabilmente, il tenore delle conversazioni fra il sacerdote ed i ragazzi.

    Il post con le chat a sfondo sessuale

    Il post, dunque, resterà pubblico e nella disponibilità dei lettori. La Procura della Repubblica di Enna aveva già rigettato la richiesta di sequestro della totalità degli strumenti informatici in uso alla giornalista. “E’ chiaro l’intento di Rugolo e della Diocesi di Piazza Armerina di imbavagliare l’informazione e di colpire coloro che stanno sostenendo e difendendo il giovane che ha denunciato. Sono contenta che sia giunto dalla Cassazione questo segnale a favore dell’informazione libera”, ha commentato la giornalista Pierelisa Rizzo.

    Il sacerdote Giuseppe Rugolo accusato di violenza sessuale

    Giuseppe Rugolo è il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori. L’accusa è sostenuta dal pm Stefania Leone e dal procuratore capo Massimo Palmeri. Nel corso dell’udienza di ottobre, il padre della vittima che ha confermato la versione fornita dal figlio nella scorsa udienza ed un giovane che avrebbe confermato di essersi rivolto a Gisana almeno due volte per raccontare di avere subito attenzioni morbose da parte di Rugolo.

    Prete accusato di violenza sessuale su minore, no all’oscuramento del post di giornalista

  • Giornalisti: Cassazione, no ad oscuramento post su sacerdote  Conteneva chat a sfondo sessuale religioso arrestato per abusi

    Giornalisti: Cassazione, no ad oscuramento post su sacerdote Conteneva chat a sfondo sessuale religioso arrestato per abusi

    (ANSA) – PALERMO, 12 GEN – La Corte di Cassazione, V sezione Penale, ha accolto il ricorso, avanzato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, nonché i rilievi formulati dagli avvocati della giornalista Pierelisa Rizzo, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, annullando senza rinvio il decreto del Gip del Tribunale di Enna che aveva disposto l’oscuramento del post pubblicato sul profilo facebook della corrispondente dell’ANSA contenente le chat a sfondo sessuale intercorse fra il sacerdote Giuseppe Rugolo, arrestato ai domiciliari nel 2021 per violenza sessuale a danno di minori, ed altri giovani.

    La vicenda traeva origine dalla querela sporta da Don Rugolo, contro la giornalista, che aveva pubblicato alcuni messaggi estrapolati dalle chat whatsapp dell’imputato, dopo le notizie pubblicate da due siti on line che avevano escluso la presenza di materiale a sfondo sessuale nei supporti informatici del sacerdote. Le chat, pubblicate sul profilo della giornalista, peraltro già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, testimoniano, inequivocabilmente, il tenore delle conversazioni fra il sacerdote ed i ragazzi.

    Il post, dunque, resterà pubblico e nella disponibilità dei lettori. La Procura della Repubblica di Enna aveva già rigettato la richiesta avanzata, sempre da Don Rugolo, di sequestro della totalità degli strumenti informatici in uso alla giornalista.

    “E’ chiaro l’intento di Rugolo e della Diocesi di Piazza Armerina di imbavagliare l’informazione e di colpire coloro che stanno sostenendo e difendendo il giovane che ha denunciato. Sono contenta che sia giunto dalla Cassazione questo segnale a favore dell’informazione libera”, ha commentato la giornalista Pierelisa Rizzo. (ANSA).
    NU/ S45 QBKS

  • Il prete e i video hard con i ragazzini: “Ignoranza inevitabile”

    Il prete e i video hard con i ragazzini: “Ignoranza inevitabile”

    PALERMO – Si tratterebbe di un caso di “ignoranza inevitabile”. Secondo la difesa, padre Vincenzo Esposito non sapeva che stava facendo videochiamate hard con dei minorenni.

    “Neppure nel corso del processo è emerso il contrario. Lo ha detto solo un ragazzino, la cui attendibilità è stata picconata visto che non ha detto la verità neppure sul suo nome di battesimo”, hanno detto gli avvocati Giovanni Di Trapani e Renato Vazzana durante l’arringa difensiva.

    Don Vincenzo Esposito è stato condannato in primo grado a cinque anni per prostituzione minorile. Il sacerdote, originario di Caltavuturo, in provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, era finito in carcere.

    I carabinieri della compagnia di Termini Imerese lo hanno intercettato mentre effettuava delle videochiamate con quattro ragazzini di 16 e 17 anni. In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre fra 10 e 30 euro, utilizzate per mangiare la pizza con gli amici o tagliare i capelli dal barbiere.

    “Non li ha mai visto in faccia, non poteva accorgersi che fossero minorenni”, hanno aggiunto i legali.

    I familiari dei ragazzini si sono costituiti parte civile al processo con l’assistenza degli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Giuseppe Canzone e Caterina Intile. A marzo la sentenza della Corte di appello.

    Il prete e i video hard con i ragazzini: “Ignoranza inevitabile”

  • Chiesa e pedofilia, le luci del caso Spotlight puntate sul Vaticano: l’incredibile storia di R. abusato per tutta la vita

    Chiesa e pedofilia, le luci del caso Spotlight puntate sul Vaticano: l’incredibile storia di R. abusato per tutta la vita

    La vicenda parte da Francofonte, in provincia di Siracusa, e esplode in Vaticano dopo l’espulsione di John Abruzzese, canonico della basilica papale di Santa Maria Maggiore, espulso per decisione del sostituto della Segreteria di stato della Santa sede Pena Parra perché il prelato divideva ancora l’alloggio con lui (oggi appena maggiorenne).

    Abruzzese, originario di Boston, viene convocato nell’ufficio del Commissario straordinario della basilica, monsignor Rolandas Makrickas. Ad attenderlo trova l’arciprete della basilica, il cardinale Stanistaw Rylko, e il suo vicario, l’arcivescovo Piero Marini, che gli consegnano la lettera. Licenziato su due piedi. Il motivo non viene dichiarato ma – come riporta Domani – dalle parole si lascia intendere che Abruzzese, all’interno della basilica vaticana, divide l’alloggio con un ragazzo appena maggiorenne. Il ragazzo, R., ha alle spalle una terrificante storia di pedofilia che lo ha accompagnato tutta la sua vita ma soltanto da poco si è deciso a denunciare.

    In Vaticano, dove dopo quarant’anni ancora brucia il mistero di Emanuela Orlandi, sembra che queste storie di abusi siano una normale presenza. Il provvedimento nei confronti di Abruzzese è preso seguendo l’articolo 11 dello statuto di Santa Maria Maggiore, che prescrive dopo tre ammonizioni scritte l’allontanamento dalla basilica del canonico “che conduca uno stile di vita che non corrisponde alla dignità e alla disciplina del capitolo”. Dopo i ripetuti e disattesi richiami dell’arciprete della basilica “anche in presenza di testimoni”, si legge nella lettera, il sostituto si vede costretto a destituire Abruzzese e contestualmente gli ricorda che “non potrà più godere del titolo e dei benefici annessi al canonicato”.

    Due settimane dopo la convocazione avvenuta la prima settimana di febbraio 2022, Abruzzese si appella al Papa contro questa decisione, da cui si definisce “gravemente offeso e ingiustamente giudicato e permanentemente penalizzato” contestando il fatto che, nella lettera di monsignor Pena Parra, non viene specificato il motivo della “terribile decisione”. L’unica ammissione “sotto giuramento” è quella di aver ricevuto alcuni mesi prima quando, in presenza dell’arciprete della basilica e dell’arcivescovo Marini, gli è stato chiesto di congedare R., “ma senza ammonimento canonico”. Richiesta che sostiene di aver ottemperato.

    Nel reportage di Domani viene svelata una verità sconcertante: Abruzzese, che oggi ha 74 anni, da bambino è stato chierichetto di ‘Johnny l’Allegro’, come veniva chiamato padre John Gheogan, il prete pedofilo condannato nel 2002 per violenza su minori e ucciso l’anno seguente in carcere. Gheogan, abusatore seriale a cui sono state attribuite 130 vittime in trent’anni di sacerdozio, ha fatto da detonatore al primo grande scandalo sulla pedofilia nella chiesa cattolica, portato all’attenzione internazionale dall’inchiesta del Boston Globe e da cui nel 2016 è stato tratto il film Il caso Spotlight. Il cardinale Bernard Francis Law, all’epoca arcivescovo di Boston, aveva sempre taciuto, limitandosi a spostare di parrocchia in parrocchia lo scomodo padre John e altri preti pedofili. Inoltre lo stesso Law, mai ripudiato dalla Chiesa, nel 2004 è nominato arciprete proprio di Santa Maria Maggiore, stessa basilica dove anni dopo hanno convissuto Abruzzese e R..

    R. ha solo nove anni quando il padre muore e la madre va a lavorare al nord, lasciando lui e suo fratello da soli con la nonna e seguiti dai servizi sociali. Inizia a far il chierichetto e il prete della chiesa di paese adocchia subito il ragazzino vulnerabile, ne conquista presto la fiducia e lo invita a casa sua. Prima lo costringe ad avere un rapporto orale e poi lo congeda con 25 euro. Pochi giorni dopo il prete porta il bambino nella sua casa di campagna, dove ha una grande piscina, e lo stupra perla prima volta. Le violenze vanno avanti per nove anni, fino alla sua maggiore età.

    R. dichiara di aver vissuto sotto il controllo totale di questo prete, in uno stato di soggezione fisica e mentale che lo ha più volte portato in ospedale per crisi di ansia o tentativi di suicidio fino al 22 marzo 2021 quando si rivolge alla giustizia ecclesiastica, e il giorno successivo a quella civile. “Mi copriva di regali e trascorrevo le notti in sua compagnia dormendo nello stesso letto con lui”, scrive nella memoria che consegna al vescovo al momento della denuncia. Nel 2015 fa con il prete “un lungo tour turistico perle coste siciliane, vivendo praticamente con lui giorno e notte”. Il sacerdote gli fa anche scaricare Grindr, una app per incontri gay, e lo usa come esca per contattare altri uomini. R. riesce ad allontanarsi ma viene comunque raggiunto rientrando nell’orbita del prete che da un lato lo umilia dicendogli che è “un incostante cronico, un irrisolto, un inconcludente”, dall’altro gli propone di incontrare un sacerdote di Chieti, suo amico e preside di una scuola privata, che lo potrebbe aiutare a prendere il diploma. Non gratis, ovviamente: “Il prezzo da pagare sarebbe stato la mia disponibilità a ogni prestazione” scrive R..

    Anche quando è a Catania in pieno lockdown il prete torna a farsi vivo e chiedere al ragazzo prestazioni sessuali via cellulare in cambio di denaro. Un tira e molla che si interrompe soltanto quando R. denuncia i nove anni di abuso a marzo 2021 proprio quando, insieme a monsignor Abruzzese, vive nella basilica di Santa Maria Maggiore. Cunzolo Salvatore

    Chiesa e pedofilia, le luci del caso Spotlight puntate sul Vaticano: l’incredibile storia di R. abusato per tutta la vita

  • OdG Sicilia, corso d’aggiornamento sul tema degli abusi sui minori da parte di membri del clero

    OdG Sicilia, corso d’aggiornamento sul tema degli abusi sui minori da parte di membri del clero

    Ci sarà anche il Presidente e Fondatore della “Rete – L’ABUSO”, Francesco Zanardi, tra i relatori del corso di aggiornamento per la stampa organizzato dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia dal titolo “Gli abusi sui minori da parte di membri del clero: storia, fiction e racconto giornalistico”.

    Il corso, riservato agli iscritti, si terrà venerdì 25 novembre, dalle 10 alle 13, presso la sede di Palermo dell’OdG Sicilia. Oltre a Francesco Zanardi, che interverrà attraverso Zoom, ci saranno anche la giornalista dell’Ansa Pierelisa Rizzo che sta seguendo il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote finito a processo perché accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori; Mario Conte, giudice in corte d’Appello di Palermo; e Giovanni Di Marco, giornalista e autore del romanzo edito da Baldini+Castoldi dal titolo “L’avversione di Tonino per i ceci e i polacchi”.

    Lo spunto per il corso è dato proprio dal romanzo di Di Marco, un romanzo di formazione e di denuncia, che affronta la tematica degli abusi su minori da parte di membri del clero. Una storia ambientata in Sicilia, all’inizio degli Anni ’80, il cui protagonista – Tonino, un bambino rimasto orfano di madre – subisce le attenzioni morbose di un prete di provincia.

    Una storia di fantasia, che diventa pretesto per far luce sul dramma, reale, delle vittime di violenza psicologica e sessuale e sull’ostinato, quanto ingiustificabile silenzio della Chiesa, che troppo spesso ha protetto i carnefici abbandonando le vittime al proprio destino.

  • “Io abusato dal 2009 al 2013, vi racconto la mia storia”

    “Io abusato dal 2009 al 2013, vi racconto la mia storia”

    Antonio, vorrei che mi raccontassi la tua vicenda personale…
    “Tutto ha inizio quando ho tra i 14 e i 15 anni. Frequentavo la parrocchia di San Giovanni Battista ad Enna, dove ho preso i sacramenti e mi sono approcciato all’Azione Cattolica. Lì conobbi meglio Don Giuseppe Rugolo (attualmente c’è un processo in corso nella fase di primo grado, nda) che all’epoca era ancora seminarista. Non era un educatore ma coordinava le attività di pastorale giovanile.

    Faceva spesso degli incontri con noi, era affabile e ci invitava a confidarci con lui perché ci avrebbe compreso di più rispetto al parroco, molto anziano. Si poneva come un punto di riferimento per conversazioni private. Opportunità che ho colto sia per una mia eventuale scelta vocazionale sia per la mia identità sessuale. Ci furono diversi incontri tra me e lui, fino a quando, all’età di 16 anni (nel 2009), ci fu il primo abuso. Mi sono ritrovato totalmente isolato nella scuola dove facevo il grest, anche se era pomeriggio e c’erano i ragazzi nel cortile. Non ho chiesto aiuto per un senso di vergogna, di pudore. Ho un ricordo nitido: ero pietrificato”.

    E il giorno dopo?
    “Iniziai a prendere le distanze ma volevo evitare di dare nell’occhio con la mia assenza. Frequentai il grest più sporadicamente e lo incontrai altre volte. Lui cominciò ad addolcirmi, anche durante gli abusi successivi. Per me era destabilizzante: mi isolava dagli altri e nel momento in cui mi allontanavo tentava di denigrarmi”.

    In quei giorni sei riuscito a confidarti con qualcuno?
    “In parrocchia mi trovavo isolato perché Rugolo riusciva a creare una rete di collaborazione e fiducia che mi induceva a pensare che se avessi parlato nessuno mi avrebbe creduto. Ricordo una sensazione di paura nei suoi riguardi perché è stato sempre fisicamente più grande rispetto a me, ma anche per il suo modo di riuscire a condizionare gli altri. Ho dovuto elaborare tutto nel tempo e trovare il modo per potermi distaccare”.

    Questi abusi quanto sono durati?
    “Dal 2009 al 2013. Nel frattempo, lui ha ricevuto tutti gli ordini: dal diaconato al presbiterato e diventò sacerdote nell’aprile del 2013”.

    E in quel momento denunci?
    “Nel 2014 denunciai l’accaduto al parroco di San Giovanni Battista perché messo alle strette dai miei genitori, le prime persone con cui mi sono aperto. All’inizio si è dimostrato disponibile ma poi propose un incontro tra me, lui e Rugolo. Incontro organizzato per non farmi sembrare credibile: minimizzò le violenze che avevo subito, entrando nello specifico degli atti sessuali. Secondo lui non c’era stata nessuna violenza. Dopo quest’incontro, nonostante mio padre cercò di convincermi di denunciare all’autorità giudiziaria, io presi del tempo. Cominciai a perdere peso e ho vissuto malissimo”.

    Tale situazione come ha influenzato il tuo rapporto con la Chiesa?
    “In quei momenti avevo chiuso i miei rapporti con la Chiesa, ma ho sempre sentito l’esigenza di recuperare la mia spiritualità. Diedi fiducia al mio attuale parroco, nella Chiesa di Sant’Anna, che mi ha accolto nonostante gli avessi raccontato l’accaduto. Lui prese i contatti con il vescovo per presentargli la denuncia, che ho deposto alla diocesi il 24 dicembre 2018. Cinque anni dopo l’ultima violenza”.

    Non troppo tempo rispetto ad altre storie…
    “Molti condannano questo intervallo di tempo. Purtroppo, il vescovo, che già dal 2016 era a conoscenza del caso, prendeva tempo. Dopo quel primo contatto, fece passare un anno prima di incontrare i miei genitori e un altro anno per sottoporgli una relazione da sottoscrivere. Dopo diverso tempo l’ho incontrato e gli chiesi udienza, ma dice che non aveva capito chi fossi” (ma il vescovo ha respinto ogni accusa su questi punti, nda).

    La denuncia l’hai presentata in contemporanea sia alla diocesi che alla polizia?
    “Nel 2018 presento la denuncia al vescovo e nel 2019 inizia la investigatio previa. Fui convocato al tribunale ecclesiastico di Palermo, dove fui sentito solo io, un’altra persona e il parroco di San Giovanni Battista. Don Giuseppe Rugolo non si presentò perché a livello ecclesiastico hanno la possibilità di farlo. Non ho mai avuto accesso alle carte dell’indagine anche quando il vescovo mi disse che si era conclusa. Compresi che dietro c’era ben altro. Anziché di ottenere giustizia tutto si è risolto a parlare di denaro”.

    Quest’offerta come ti è arrivata?
    “Dal mio avvocato canonista appresi che la vicenda poteva concludersi chiedendo il provvedimento nei riguardi di Rugolo con la disponibilità da parte della diocesi di pagare un indennizzo. Non si parlava più di un provvedimento ecclesiastico ma di un accordo extragiudiziale che doveva concludersi con un pagamento in cui dovevo impegnarmi al silenzio (ma anche su questo punto la Diocesi ha smentito, nda). Nel frattempo Rugolo era frequentemente ad Enna. Io ero totalmente destabilizzato: vedevo la sofferenza che c’era in casa, in periodo di lockdown. Scrissi anche una lettera al Papa. Confidavo in una risposta e in una risoluzione dalla Santa Sede, cosa mai accaduta. Così denunciai alla Polizia nel dicembre 2020. Sono iniziate le indagini e ci fu l’arresto del sacerdote ad aprile 2021. Poi iniziò il processo”.

    Cosa fai oggi?
    “Oggi sono archeologo e sto finendo il post-laurea. Gli studi, insieme allo sport, sono le cose che mi hanno permesso di non perdermi totalmente. Mi occupo anche di attività culturali e cerco di inserirmi nel mondo del lavoro dando un contributo alla mia comunità attraverso la politica e la cultura. Non è semplice. Nella mia città c’è stata la caccia alla vittima finché non decisi di raccontare la mia storia. In quel momento ho visto una parte dei miei concittadini vicini, anche per la stanchezza per come la Chiesa gestisce questi casi. Nello stesso tempo, le difficoltà le riscontri: ti stai mettendo contro un sistema molto radicato nel nostro territorio. Il Comune non si è nemmeno costituito parte civile al processo. Quest’anno mi sono candidato alle regionali e ho sentito il giudizio delle persone: vorrei solo dare un contributo per migliorare il mio territorio, senza sfruttare le mie situazioni”.

    Vuoi fare un appello a chi in questo momento non trova il coraggio di andare a denunciare gli abusi che ha subito?
    “Comprendo quanto sia difficile e che ognuno deve avere il suo tempo, ma farlo è l’unico modo per affrontare la nostra storia. La Chiesa non è pronta a fare giustizia attraverso i provvedimenti ecclesiastici; invece, quando denunci all’autorità giudiziaria sai che trovi persone pronte ad aiutare la parte offesa. Rivolgetevi anche a realtà come La Rete l’Abuso che non lasciano da sole le vittime”.

    DIRITTO DI REPLICA

    Abbiamo chiesto una replica all’avvocato di Don Giuseppe Rugolo, ma non ci è stata ancora fornita. Restiamo in attesa della stessa per pubblicarla prontamente

    https://qds.it/io-abusato-dal-2009-al-2013-vi-racconto-la-mia-storia/

  • Siracusa, 21enne denuncia prete per violenza sessuale: indagini

    Siracusa, 21enne denuncia prete per violenza sessuale: indagini

    Un 21enne ha presentato denuncia per violenza sessuale alla squadra mobile di Siracusa, nei confronti di un prete di Francofonte (nel Siracusano) che avrebbe abusato di lui.

    Il ragazzo ha raccontato al dirigente della mobile, Gabriele Presti, di essere stato violentato dall’età di 9 anni fino ai 18 anni.

    Nonostante abbia presentato anche una denuncia al vescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, che ha avviato una praevia investigatio e informato il Dicastero della Dottrina della Fede, il sacerdote continua a dire messa. Cunzolo Salvatore

    https://tg24.sky.it/palermo/2022/11/16/denuncia-prete-violenza-sessuale-indagini-siracusa