Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Udienza Rugolo. Il vescovo al sacerdote: “Per te ci sono i presupposti per diventare santo”

    Udienza Rugolo. Il vescovo al sacerdote: “Per te ci sono i presupposti per diventare santo”

    “Caro Giuseppe per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo”. Così il vescovo di Piazza Armerina, Rosario GIsana, registrato all’insaputa, si rivolgeva a Giuseppe Rugolo il sacerdote accusato di violenza sessuale su minori.

    Alcune tranche di quella registrazione, fatta proprio da Rugolo dopo che era stato spostato a Ferrara e allontanato da Enna, sono state ascoltate ieri nell’aula del tribunale dove è in corso il processo.

    Un’udienza anche questa lunghissima, iniziata poco prima di mezzogiorno e conclusasi a notte fonda, intorno alle 23,30 con il controesame del presidente del collegio giudicante, Francesco Pitarresi. Rugolo ha continuato a professarsi innocente e si è difeso dicendo che, le migliaia di frame e fotografie a sfondo sessuale, che ritraggono anche giovanissimi, archiviate nel suo computer, sarebbero state frutto di una sorta di test, a cui autonomamente si sarebbe voluto sottoporre, per provare a capire a se stesso anche se ammette, che alcune erano frutto di una “caduta”.

    “Le pagine si aprivano da sole e anche quando provavo a chiuderle non ci riuscivo”. Prolisso e lunghissimo nelle risposte ha risposto prima alle domande della parte civile, della difesa e al quelle del Pm Stefania Leonte e del presidente Pitarresi nel controesame che più volte, durante l’udienza, ha sottolineato all’imputato che stava eludendo le domande.

    Tra le parti di quella registrazione fatta da Rugolo a Gisana, in aula, è stato fatto ascoltare anche un altro pezzo nel quale il vescovo avrebbe detto a Rugolo che nella diocesi c’era un altro sacerdote “che ha fatto cose molto peggiori delle tue, ma non viene fuori. Nessuno lo denuncia e, certo, non posso farla uscire io. Invece tu, un giovane di 38 anni stai passando tutto questo” .

    Rugolo, nel corso di questa conversazione invita più volte il vescovo a raccontare la sua vicenda personale, facendo intendere che tra le due vicende, quella che stava vivendo Rugolo e quella vissuta da Gisana ci sarebbero molti punti di contatto. L’udienza conferma il linguaggio volgare che Rugolo utilizzava nelle chat con ragazzi, frutto, a suo dire, solo di goliardia.

    Per provare a chiarire come mai Rugolo avesse nel suo computer copia della denuncia ecclesiastica, presentata dalla vittima alla diocesi, il sacerdote ha spiegato di avere ricevuto tutte le carte dalla segretaria di Gisana.

    Che il prete avesse accesso ad informazioni ed atti è confermato dal fatto che, almeno un mese e mezzo prima che la vittima presentasse la denuncia alla Squadra Mobile di Enna, Rugolo aveva già nominato alla Procura di Enna ,un avvocato.

    Pierelisa Rizzo

  • Processo Rugolo; si allungano i tempi. Ieri interrogatorio del sacerdote

    Processo Rugolo; si allungano i tempi. Ieri interrogatorio del sacerdote

    Si allungano i tempi per la definizione della sentenza di primo grado nel processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote alla sbarra per violenza sessuale aggravata a danno di minori. La sentenza prevista per il prossimo 11 luglio, è slittata il 7 novembre con udienze calendarizzate, oltre a quella dell’11 luglio, il 26 settembre e il 17 ottobre.

    Ancora testimoni da ascoltare, quelli della difesa, e solo ieri è iniziato l’interrogatorio del sacerdote che però è durato solo poche ore perchè Rugolo ha dichiarato di dovere rientrare a Ferrara per motivi di salute. L’interrogatorio riprenderà il prossimo 11 luglio.

    Le ultime immagini di una seduta fiume, come tutte le altre, lunga e correlata da tante camere di consiglio, sono state quelle di un video, proiettato in aula, in cui si vede il sacerdote, in atteggiamenti poco consoni ad un uomo di chiesa, con un ragazzino. L’udienza si era aperta con la testimonianza di un uomo che ha raccontato di essere stato oggetto di attenzioni da parte di Giuseppe Rugolo quando era adolescente.

    Una cifra, questa della passione per gli adolescenti, confermata anche da un ex allievo del sacerdote che ha ammesso di avere avuto rapporti sessuali con Rugolo quando era suo alunno, seppur , ha detto il ragazzo, quando era già maggiorenne. Il Tribunale ha escluso dalla testimonianza l’avvocato rotale Federico Marti, il legale che avrebbe seguito la trattativa tra la Diocesi di Piazza Armerina e la famiglia della vittima, con l’offerta di 25 mila euro in cambio di una clausola di riservatezza, con la quale la giovane vittima si sarebbe impegnata al silenzio sulla faccenda.

    Marti aveva fatto pervenire al presidente del collegio giudicante, Francesco Pitarresi, una lettera nella quale si diceva che per problemi di salute era impossibilitato ad essere presente in aula, ma che, comunque, si sarebbe avvalso del segreto professionale. Nel corso dell’interrogatorio è emerso che Giuseppe Rugolo mentì a monsignor Pietro Spina, allora parroco della chiesa di San Giovanni, dove si sarebbero consumati alcuni episodi, sui comportamenti a sfondo sessuale tenuti nei confronti dell’allora giovane vittima .
    Pierelisa Rizzo

  • Sacerdote a processo, avrebbe cercato di adescare minore: giovane sarà sentita ancora

    Sacerdote a processo, avrebbe cercato di adescare minore: giovane sarà sentita ancora

    Gela. Sarà nuovamente sentita la giovane che sarebbe finita al centro delle attenzioni di un sacerdote, all’epoca dei fatti vice-parroco in una chiesa cittadina. E’ accusato di aver tentato più volte approcci, anche di tipo sessuale. E’ a processo davanti al giudice Miriam D’Amore.

    La ragazza respinse sempre ogni avances. Era già stata sentita in aula, lo scorso anno. L’esame si tenne a porte chiuse. Poi, un’eccezione difensiva fece ritornare gli atti alla procura. Il tribunale locale è stato individuato come quello competente a decidere.

    Così, si è riproposta la necessità di sentire la ragazza. Lei e la sua famiglia stanno seguendo il procedimento penale, anche attraverso la costituzione di parte civile formalizzata dal legale Dario Romano. L’imputato è assistito dall’avvocato Fabrizio Ferrara. Gli approcci sarebbero avvenuti nonostante la giovane fosse ancora minorenne.

    Dalle indagini sarebbe emerso che il parroco ebbe contatti inizialmente con la famiglia della ragazza, anche per ottenere un supporto nella sua attività. Dopo qualche tempo, le richieste si sarebbero fatte sempre più insistenti, concentrate sulla minore, fino a presunti approcci diretti, sempre respinti. L’attività investigativa si sviluppò anche sulla base del contenuto di diverse intercettazioni telefoniche. L’esame, sempre a porte chiuse, è fissato per fine novembre. iannì vincenzo

    https://www.quotidianodigela.it/sacerdote-a-processo-avrebbe-cercato-di-adescare-minore-giovane-sara-sentita-ancora/

  • Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

    Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

    «Ho visto don Giuseppe Rugolo in atteggiamenti sessuali intimi con un ragazzo giovanissimo, anni fa, mentre eravamo a un campo estivo». Lo ha raccontato un giovane testimoniando nell’aula del tribunale di Enna dove si sta svolgendo il processo con rito abbreviato che vede imputato il prete 40enne per violenza sessuale aggravata a danni di minori. A tirare in ballo il testimone nel corso della scorsa udienza era stato un altro giovane che da lui avrebbe ricevuto questa confidenza. A volerlo in aula sono stati i legali della difesa del sacerdote che, nell’aprile del 2021, è stato arrestato a Ferrara (in Emilia Romagna) a conclusione delle indagini che erano partite dopo la denuncia di un archeologo 28enne che ha denunciato per primo di essere stato vittima di Rugolo quando era ancora minorenne. Nel corso della stessa udienza sono stati ascoltati anche alcuni consulenti della parte civile (l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica per la vittima che ha denunciato gli abusi, Giovanni di Giovanni che assiste la famiglia del giovane all’epoca minorenne, il legale Mario Caligiuri per l’associazione Rete l’abuso e Irina Mendolia per l’associazione Cotulevi).

    Dopo uno psichiatra che ha analizzato i traumi che una violenza può provocare in una vittima, è stata la psicoterapeuta dell’archeologo a rispondere alle domande degli avvocati. Su richiesta dell’avvocato della diocesi di Piazza Armerina (che, insieme alla parrocchia San Giovanni Battista di Enna, è responsabile civile nel processo) il tribunale ha ammesso a testimoniare l’avvocato rotale che ha assistito la vittima nel processo canonico e nella trattativa con l’offerta di 25mila euro da parte della diocesi. Un episodio che è stato denunciato dai genitori della vittima che hanno dichiarato che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Una versione contrapposta a quella del vescovo Rosario Gisana che, invece, sostiene l’esatto contrario: ovvero che proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Sempre nel corso della prossima udienza, già fissata per il 27 giugno, nella lista dei testimoni da sentire c’è anche un uomo che è stato in seminario insieme a don Rugolo e pure altri due giovani – appena maggiorenni – che potrebbero avere scambiato con il sacerdote dei messaggi a sfondo sessuale via chat. Per la prossima udienza è previsto anche l’esame dell’imputato. Non è ancora chiaro, però, se don Giuseppe Rugolo intenderà sottoporsi alle domande del pubblico ministero e degli avvocati delle parti. La sentenza è attesa per martedì 11 luglio. Nel corso del processo sono emersi anche altri casi di violenze su minori da parte di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina. Casi su cui, sebbene molti ne fossero a conoscenza, nessun provvedimento sarebbe mai stato adottato. Tra questi, ci sarebbe anche quello di un catechista di Gela che è emerso di recente nel corso di indagini difensive portate avanti in un altro procedimento da alcuni avvocati delle parti civili.

    Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

  • Udienza fiume ad Enna, in aula i giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo

    Udienza fiume ad Enna, in aula i giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo

    Udienza fiume ieri al processo che si celebra innanzi al Tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote imputato di violenza sessuale aggravata. L’udienza, con ben 21 testimoni da ascoltare, era iniziata introno alle 11,30 del mattino e si è conclusa alle 20,30.

    Ieri è stata la volta dei giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo e dove sarebbero maturate violenze su altri adolescenti. Emergono anche altri episodi di abusi su giovanissimi che si sarebbero consumati nel corso di un ritiro, quando Rugolo era ancora seminarista.

    Momenti di tensione in aula quando l’avvocato di parte civile Eleanna Parasiliti Molica, ha letto una chat intercorsa tra Rugolo e il consigliere comunale del PD Marco Greco, coordinatore del 360, dalla quale si evince che anche padre Petralia, lo storico parroco del Duomo era a conoscenza delle violenze subite da Antonio Messina, il giovane che ha denunciato.

    Tutto questo farcito di scambi, nelle chat, di volgarità e doppi sensi, oltre che di chiari messaggi a sfondo sessuale. Mentre il tribunale ha rinunciato a sentire alcuni testi, seppur convocati, acquisendo gli interrogatori ai quali questi giovani erano stati sottoposti dalla Squadra Mobile di Enna nel corso delle indagini, per altri ha preferito l’esame in aula del teste. L’ultimo a deporre, quando era ormai sera, è stato proprio il giovane consigliere comunale Marco Greco, candidato e sostenuto da Rugolo, al quale avrebbe inviato, mentre questi era a Ferrara, un costante report sull’attività di Messina, anch’egli candidato ma in altra lista, dai facsimili ai post che quest’ultimo pubblicava.

    Greco ha confermato che durante i ritiri Rugolo avrebbe dormito con altri ragazzi, tanto che spesso lo apostrofavano “Rugola”, ed in particolare con uno che risulta tra le parti offese del processo. L’attività di controllo continuo e di isolamento di chi aveva osato denunciare, è confermata anche da altri testi che hanno raccontato come monsignor Spina, parroco di San Giovanni all’epoca dei fatti, avesse provato ad allontanare alcune giovani perché amiche del Messina.

    Stessa operazione di isolamento sarebbe stata messa in campo da Rugolo all’interno del 360. Il sacerdote avrebbe avvicinato alcuni ragazzi dicendo loro di allontanarsi dal Fai perchè c’era proprio Antonio Messina mentre montava l’astio contro la parrocchia Di Sant’Anna, alla cui guida c’era padre Fausciana, reo di avere raccontato al vescovo Gisana le violenze subite dal Messina.

    Ma il tema cardine della giornata sono state le centinaia di immagini a sfondo sessuale che circolavano tra le chat, alcune private ma altre afferenti a gruppi del 360, dove erano presenti anche minorenni. Immagini come stickers che non lasciavano spazio alla fantasia.

    In aula era presente anche Giuseppe Rugolo che non si è fatto scrupolo di trascinare in tribunale, seppure come testi, i suoi amati giovani, poco più che adolescenti, vittime del sacerdote quanto gli abusati, facendogli vivere ore di angoscia.

    Prossima udienza il 23 maggio, mentre la sentenza è attesa per il prossimo 11 luglio.

  • Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    A pochi giorni dall’aggiornamento del motu proprio del papa Vox Estis Lux Mundi, una parte della chiesa siciliana il 30 marzo torna a occuparsi di abusi, con un convegno organizzato alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista di Palermo dal titolo “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili: un impegno comune”.

    Una parata di nomi illustri, del calibro dell’arcivescovo della città Corrado Lorefice, a cui è affidata l’introduzione, per proseguire con padre Andrew Small, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, e con l’arcivescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei, che parlerà dell’impegno della chiesa cattolica a partire dal primo report sulle attività di tutela dei minori diffuso lo scorso novembre.

    Un dossier a dir poco parziale e poco rappresentativo della realtà italiana perché, come abbiamo raccontato su Domani il 17 novembre, prende in esame soltanto l’attività dei Servizi diocesani e le segnalazioni arrivate ai centri di ascolto di 158 diocesi su 226 nel biennio 2020-21.

    L’obiettivo del convegno è ambizioso: partire da una riflessione sulla chiesa universale per concentrarsi sulle azioni di quella italiana e infine dare voce alle esperienze locali.

    Un’iniziativa voluta dalle diocesi di Palermo, Monreale, Cefalù, Trapani e Mazara del Vallo con il patrocinio, fra gli altri, del Servizio nazionale per la Tutela dei minori della Cei.

    Peccato che non si sia pensato di coinvolgere altre diocesi dell’isola, come Piazza Armerina, che pure manda i suoi seminaristi a studiare nell’istituto palermitano.

    Proprio la diocesi di Piazza Armerina, in realtà, avrebbe molto da dire sull’abuso clericale, anche se non può certamente vantare una gestione esemplare del problema.

    A Enna, dal 7 ottobre 2021 è infatti in corso il processo a don Giuseppe Rugolo, un sacerdote molto popolare nella città dell’entroterra siciliano, oggi accusato di violenza sessuale su tre minori.

    Una vicenda ricca di colpi di scena che coinvolge diversi personaggi, non ultimo il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, intercettato, prima ammette di aver insabbiato gli abusi di Rugolo e poi cerca di salvare capra e cavoli (sé stesso e la diocesi), con totale indifferenza per le vittime (come riportiamo su Domani del 14 novembre).

    Una storia che svela sempre nuovi capitoli: durante l’ultima udienza del 14 marzo, infatti, si è arricchito l’elenco degli insulti del vicario generale della diocesi Nino Rivoli che, in un’intercettazione riportata in aula, apostrofa con l’epiteto di “bestia” don Giuseppe Fausciana, l’unico sacerdote che a Enna si è fatto portatore della denuncia della vittima di Rugolo, Antonio Messina.

    Don Rivoli, nel suo tormento per la spinosa situazione in cui si è venuto a trovare il vescovo, durante numerose telefonate intercettate dagli inquirenti non aveva risparmiato insulti all’imputato, definito «buttana» e «questa troia», mentre Messina – il ragazzo che ha subito violenza sessuale quando era minorenne – è addirittura un «bastardo».

    QUANTI SONO COINVOLTI?

    La novità più eclatante del processo Rugolo, però, non è certo il turpiloquio del vicario o l’incresciosa gaffe di un altro sacerdote locale, don Pietro Spina, che in aula definisce «affettuosità» ogni atto sessuale che prescinde dalla penetrazione, ma l’inquietante realtà dei pedofili alla corte di monsignor Gisana: sacerdoti e catechisti dai trascorsi non proprio immacolati, il cui numero cresce ad ogni udienza.

    Infatti, ogni volta che Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di parte civile, incalza i testimoni sui casi di abuso, in tribunale cala il gelo.

    Il 10 ottobre era già emerso il nome di un altro prete che aveva abusato di un minorenne: entrambi, l’abusatore e la sua vittima, sono oggi parroci della diocesi.

    Il vescovo Gisana sapeva tutto, come si evince dalle intercettazioni, cosi come sapeva di un sacerdote di Gela, don Vincenzo Iannì, rinviato a giudizio nel 2019 per violenza su una ragazzina.

    Nell’ultima udienza del 14 marzo Gela si conferma una piazza “calda”: non solo annovera un catechista arrestato per violenza sessuale aggravata, al momento sotto processo, ma anche un educatore di 32 anni, che avrebbe abusato per anni di un ragazzino, oggi ventiduenne.

    Come emerge dalle indagini difensive svolte anche dall’avvocata Parasiliti Molica, la vittima aveva denunciato più volte gli abusi al vescovo ma Gisana non è mai intervenuto.

    In aula, è sempre l’avvocata di Messina a chiedere conto di questo educatore a un reticente don Vincenzo Murgano: il prete, vicario giudiziale della diocesi e (cosa ancora più grave), responsabile del Servizio di tutela dei minori fino al dicembre 2022, riconosce alla fine di non aver mai preso provvedimenti per i casi di abuso di cui era a conoscenza.

    «Ha detto candidamente che sapeva da tempo di don Iannì, ben prima che fosse processato – riporta Antonio Messina – e per quanto riguarda gli altri nomi fatti in aula ha sostenuto invece di non essere mai stato informato dal vescovo, pur essendo il responsabile incaricato per la tutela dei minori».

    Monsignor Gisana, quindi, sa dei preti pedofili di casa propria ma non parla nemmeno con la persona deputata ad occuparsene.

    Se don Murgano tace sui pedofili della diocesi, in compenso parla, e molto, con Rugolo.

    In udienza emerge infatti che Murgano era il consigliere personale del giovane prete, quando già questo era sottoposto all’indagine ecclesiastica (poi conclusa con un “non luogo a procedere” perché i fatti si sarebbero svolti quando era ancora seminarista e dunque non ritenuti di pertinenza della Congregazione per la dottrina della fede).

    Fra messaggi e telefonate, i due si sentono ogni giorno e don Murgano incita Rugolo a controllare Antonio Messina sui social, oltre a sobillarlo contro don Fausciana, la “bestia”, colpevole di sostenere la vittima e coinvolgerla nelle attività pastorali.

    La prossima udienza in calendario il 4 aprile, con 21 nuovi testimoni chiamati a deporre, promette di scaldare ulteriormente gli animi.

    Intanto si avvicina la Pasqua e la processione del venerdì santo, particolarmente sentita in città, vedrà in testa don Murgano, in quanto parroco della Chiesa madre e assistente spirituale di ben quattro confraternite cittadine, quasi a rassicurare i fedeli che nulla è cambiato.

    L’imbarazzante quadro della curia che emerge dal processo a don Rugolo, gli opposti schieramenti pro e contro don Fausciana e soprattutto le complicità della gerarchia, monsignor Gisana in primis, cominciano però a pesare non poco sul contesto cittadino.

    Intanto a Palermo va in scena lo spettacolo delle buone intenzioni della Chiesa contro gli abusi, con il provvidenziale supporto della nuova versione di Vox Estis Lux Mundi.

    «Il timore – commenta Marida Nicolaci del coordinamento Italy Church Too e docente della stessa Facoltà che ospita il convegno – è che si punti sulla prevenzione futura lasciandosi alle spalle il passato, senza farsi carico delle esigenze di una giustizia autenticamente riparativa, che implica il riconoscimento delle cause sistemiche del danno e il risarcimento delle vittime».

    Se il convegno palermitano appare come un’operazione politica per ripulire l’immagine della chiesa siciliana e smarcarsi dai guai della diocesi di Piazza Armerina, non si può dimenticare che lo stesso don Murgano, che sta facendo clamore a Enna più per le sue reticenze che per le sue rivelazioni, è anche lui un docente della facoltà teologica.

    Così come ci sarà anche don Fortunato di Noto che, oltre ad essere il presidente dell’associazione Meter contro la pedofilia, è anche il direttore del Centro di ascolto del Servizio regionale della tutela dei minori della Cei.

    Don Di Noto non manca mai quando si tratta di far vedere il volto della chiesa che lotta contro gli abusi, ma è anche presente nelle intercettazioni agli atti del processo a Rugolo, mentre parla accorato con Gisana: «Ti voglio un bene dell’anima», dice al vescovo, e gli consiglia «vigilanza».

    «Se ci riesci, traccia almeno i colloqui», aggiunge, riferendosi agli incontri con i Messina, «perché questi qua (la vittima e la sua famiglia, ndr), come stanno montando la cosa, capisci…».

    Palermo, in fin dei conti, non è poi così lontana da Enna.

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/pedofilia-le-buone-lezioni-e-i-cattivi-esempi-della-chiesa-nella-sicilia-degli-scandali-j9ensgwh

  • Enna, rischia di allargarsi a macchia d’olio lo scandalo dei preti pedofili

    Enna, rischia di allargarsi a macchia d’olio lo scandalo dei preti pedofili

    Don Giuseppe Rugolo è stato arrestato il 27 aprile 2021 e il processo a suo carico si è aperto a Enna il 7 ottobre dello stesso anno a porte chiuse. È accusato di violenza sessuale su tre minori, secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale. Una storia mai chiusa del tutto e che oggi promette di svelare altri inquietanti retroscena. Ci potrebbero essere stati infatti altri casi di abusi da parte di sacerdoti nella diocesi di Enna, ipotesi che rischia di allargare a macchia d’olio lo scandalo su un episodio di violenza sessuale.

    Sentenza attesa a luglio

    Si attende entro il prossimo mese di luglio la sentenza nel processo per violenza sessuale al sacerdote Giuseppe Rugolo . Il prete è a processo davanti al tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori. La decima udienza, presieduta dal giudice Francesco Pitarresi, è stata dedicata all’audizione dei monsignori Pietro Spina e Vincenzo Murgano. Con loro anche il vicario foraneo di Enna, don Giuseppe Fausciana. Pitarresi, nonostante abbia lasciato Enna per assumere il ruolo di presidente del tribunale di Ragusa, concluderà il processo.

    Probabile coinvolgimento di altri sacerdoti

    Nel corso dell’udienza sul processo alla presunta violenza sessuale è emersa una fitta rete di messaggi e telefonate tra don Giuseppe Rugolo e monsignor Murgano. Oltre ad una attività di controllo giornaliera sul social della vittima da parte di Murgano e Rugolo. Murgano, è stato detto ieri in aula, sarebbe stato inoltre a conoscenza di altri presunti casi di abusi su minori a opera di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina. L’alto prelato all’epoca era responsabile del servizio per la tutela dei minori. Questo sino a dicembre del 2022. E in tal senso non avrebbe mai adottato alcun provvedimento.

    La protezione

    Per altri casi di violenze sessuali, il vescovo Gisana pur avendone contezza, lo avrebbe tenuto all’oscuro. Come nel caso di un catechista di Gela. Giuseppe Rugolo godeva del sostegno anche di padre Spina, convinto della prescrizione del reato e minimizzando sugli episodi di abusi derubricati ad ammiccamenti o affettuosità.

    https://qds.it/enna-preti-pedofili/

  • Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

    Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

    Seicento pagine di chat stampate e portate nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il il processo con rito abbreviato per Giuseppe Rugolo, il prete 40enne di Enna che è stato arrestato nell’aprile del 2021 a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Messaggi quotidiani e frequenti telefonate tra Rugolo e Vincenzo Murgano, uno dei testimoni sentiti ieri che era diventato il consigliere personale del sacerdote nella vicenda che lo vede imputato dopo che il giovane archeologo. Murgano, che oltre a essere il parroco della chiesta madre di Enna è anche un canonista giudice del tribunale ecclesiastico, avrebbe discusso giornalmente con Rugolo della questione. E, nel suo ruolo di consigliere, avrebbe anche suggerito di «archiviare» i post pubblicati sui social dalla vittima. Contenuti su cui l’imputato avrebbe esercitato un «controllo quotidiano»: da quelli sulle prescrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 a quelli sulla diretta streaming della messa. Nel corso della lunga udienza di ieri, è emerso che Murgano sarebbe stato a conoscenza anche di altri casi di violenze su minori da parte di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina, dove fino al dicembre del 2022 era responsabile del Servizio per la tutela dei minori. Casi su cui nessun provvedimento sarebbe mai stato adottato. Tra questi, ci sarebbe anche quello di un catechista di Gela che è emerso di recente nel corso di indagini difensive portate avanti in un altro procedimento da alcuni avvocati delle parti civili.

    Al fianco di Giuseppe Rugolo – che ha anche denunciato per diffamazione il presidente della Rete L’abuso Francesco Zanardi – ci sarebbe stato pure don Pietro Spina. Anche lui sentito ieri a processo nelle vesti di testimone, sarebbe stato convinto della prescrizione del reato e avrebbe minimizzato sugli episodi di abusi derubricando ad «ammiccamenti o affettuosità». In direzione contraria sono state, invece, le dichiarazioni rese dal vicario foraneo di Enna Giuseppe Fausciana. Il sacerdote che ha sostenuto la vittima dopo avere raccolto la denuncia anche della famiglia. È stato lui a raccontare la vicenda al vescovo Rosario Gisana e ad attivare tutte le procedure previste per il caso. Motivo per cui avrebbe attirato su di sé sentimenti di rancore da parte di altri membri del clero locale. In un conversazione intercettata, che ieri è stata letta in aula, a definirlo «una bestia» sarebbe stato il vicario generale della diocesi Antonino Rivoli. Dai racconti di quest’ultimo, fatti nella fase delle indagini preliminari, è emersa la vicenda che ha portato a indagare il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi che avrebbe suggerito al vescovo di cambiare avvocato perché il suo sarebbe stato coinvolto in indagini per mafia. In cambio, il militare avrebbe chiesto un appoggio di Gisana – che ha confermato la dinamica – per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

    Nel corso dell’udienza c’è stato spazio anche per le dichiarazioni di due giovani che hanno riferito di «comportamenti inadeguati» da parte di Rugolo in contesti giovanili dove lui era piuttosto attivo. È stata poi la consulente psicologa Anna Maria Fazio a spiegare le dinamiche di soggetti abusanti che rivestono un ruolo percepito come un’autorità o che sono un punto di riferimento per i minori. La prossima udienza è già stata fissata per il 4 aprile, giorno in cui verranno sentiti i testimoni del pubblico ministero. Per la sentenza, invece, bisogna attendere il mese di luglio. Tutto è partito da un giovane archeologo (oggi 28enne) che ha denunciato di avere subito abusi da Rugolo quando aveva 15 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista. I genitori della vittima hanno dichiarato che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Una versione contrapposta a quella del vescovo che invece sostiene proprio dai genitori sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

  • Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza fiume del processo Rugolo, al Tribunale di Enna dedicata all’audizione dei monsignori Pietro Spina e Vincenzo Murgano e del Vicario Foraneo di Enna, don Giuseppe Fausciana.

    A seguito delle contestazioni dell’avvocato di Antonio Messina, persona offesa, emerge una fitta rete di messaggi e telefonate tra l’imputato, don Giuseppe Rugolo, e monsignor Murgano, che aveva assunto un ruolo di consigliere personale del reverendo, nella gestione della vicenda che vedeva Rugolo accusato di violenza sessuale ai danni di un minore in sede ecclesiastica.

    Padre Murgano, con cadenza quotidiana, forniva indicazioni e consigli strategici, avallando anche l’attività di controllo attraverso i social attivata da Rugolo ai danni del giovane Antonio Messina, colpevole, a dire dei due, di collaborare il parroco di Sant’Anna nelle attività pastorali, don Fausciana, nonchè di svolgere attività professionali nel contesto della città di Enna. “Chiama incazzato il vescovo e fai una foto della schermata e gliela mandi, ma proprio incazzato” ribadisce Murgano a Rugolo.

    Il monsignore, a fronte delle contestazioni del difensore di parte civile, Eleanna Parasiliti, si contraddice arrivando a negare circostanze documentate, tanto da essere ammonito a dire la verità.

    Emerge ancora come Murgano fosse a conoscenza di alcuni casi di abuso su minori a opera di altri sacerdoti della Diocesi di Piazza Armerina, per la quale era responsabile del Servizio per la Tutela dei Minori sino a dicembre del 2022, senza aver mai adottato alcun provvedimento.

    Per altri casi di abuso sessuale, il Vescovo Rosario Gisana, pur avendone contezza, lo avrebbe tenuto all’oscuro, come nel caso di un catechista di Gela. Giuseppe Rugolo godeva del sostegno anche di padre Spina, disposto a dargli fiducia anche qualora fosse risultato colpevole, convinto della prescrizione del reato e minimizzando sugli episodi di abuso, definendoli ammiccamenti o affettuosità. Sentito in aula anche don Giuseppe Fausciana, il sacerdote che ha sostenuto il giovane, vittima degli abusi, consegnando al Vescovo Gisana la dolorosa storia. Tale modo di procedere, rispettoso dei protocolli vigenti nella chiesa, avrebbe procurato il rancore da parte di altri sacerdoti, ed in particolare del vicario generale della diocesi, monsignor Nino Rivoli, che nelle intercettazioni lette in aula lo definisce “bestia”.

    È emerso anche che il Vescovo Gisana, malgrado fosse a conoscenza della vicenda, non chiese mai a don Fausciana di metterlo in contatto con la famiglia e con la vittima. Secondo alcuni prelati, infatti, don Fausciana avrebbe dovuto lavarsi le mani della vicenda.

    Sentiti anche due giovani che hanno riferito i comportamenti inadeguati di Rugolo nei contesti giovanili, e la consulente psicologa Anna Maria Fazio, la quale ha spiegato le tipiche dinamiche dei soggetti abusanti, che rivestono ruoli di autorità o che costituiscono punti di riferimento per i minori. Il processo dovrebbe concludersi nel mese di luglio.

  • Enna, prete a processo per violenza sessuale su minori denuncia l’associazione delle vittime: «Solo intimidazioni»

    Enna, prete a processo per violenza sessuale su minori denuncia l’associazione delle vittime: «Solo intimidazioni»

    «Queste sono vere e proprie intimidazioni». È così che Francesco Zanardi, il presidente di Rete l’Abuso, ha commentato a MeridioNews la notizia di essere stato denunciato da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che è a processo al tribunale di Enna con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Il prete ha denunciato il fondatore e presidente della Rete l’abuso per diffamazione a mezzo stampa. «Sono stato denunciato due anni fa – racconta Zanardi al nostro giornale – ma ne sono venuto a conoscenza soltanto adesso che la procura di Savona (la cittadina in Liguria dove ha sede l’associazione attiva da tredici anni, ndr) ha chiesto l’archiviazione per l’infondatezza della querela, ma i legali difensori di Rugolo hanno presentato ricorso».

    La denuncia di Rugolo sarebbe per gli articoli di giornale che Zanardi ha pubblicato sul sito dell’associazione. Un’opposizione all’archiviazione di cui si discuterà nell’udienza che è stata fissata per il 4 ottobre del 2023. «Mi sono già organizzato con i miei legali – dichiara Zanardi che con l’associazione è parte civile nel processo a Rugolo – Tornando indietro, comunque, rifarei tutto quello che ho fatto e per cui, in questi tredici anni di attività, ho già avuto più di settanta querele. Del resto – aggiunge l’uomo che all’età di undici anni è stato lui stesso vittima degli abusi di un sacerdote è per questo che è nata Rete l’Abuso».

    Intano, domani si svolgerà un’altra udienza del processo a Rugolo. Tra i testi previsti ci sono anche due monsignori, Pietro Spina e Vincenzo Murgano che saranno chiamati a chiarire il motivo per cui, nonostante sapessero delle violenze subite dal giovane archeologo quando aveva 15 anni e dalle cui denunce sono partite le indagini, non abbiano agito di conseguenza. A testimoniare sarà poi anche il vicario foraneo Giuseppe Fausciana che segnalò al vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, il caso di violenza. Sin da subito, i genitori della vittima hanno denunciato che: «La diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Accuse a cui il vescovo ha risposto sostenendo che, invece, proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Enna, prete a processo per violenza sessuale su minori denuncia l’associazione delle vittime: «Solo intimidazioni»