Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Enna, caso Rugolo, secondo la difesa… «Salutare toccando i genitali è pratica sdoganata» e in aula mostrano una foto di Baudo e Benigni

    Enna, caso Rugolo, secondo la difesa… «Salutare toccando i genitali è pratica sdoganata» e in aula mostrano una foto di Baudo e Benigni

    Udienza dedicata agli avvocati dei responsabili civili e ai legali dell’imputato quella di ieri nel processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La seduta è iniziata poco dopo mezzogiorno e si è conclusa a tarda sera.

    Parla di «processo mediatico» il legale del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, Gabriele Cantaro, mentre per l’avvocato della parrocchia di San Giovanni, Mauro Lombardo la modalità di rapportarsi ai giovani di Rugolo, che per salutare toccava le parti intime, sarebbe ormai stata sdoganata.

    E per dimostrare questo ha mostrato in aula la famosa foto che ritrae Benigni che tocca Pippo Baudo. Un cambiamento dei costumi che viene sottolineato anche da uno dei legali dell’imputato, l’avvocato Antonino Lizio che insieme al collega Dennis Lovison chiedono l’assoluzione di Rugolo perché sarebbe grave rovinare la vita ad un sacerdote per un «non reato».

    In aula è proprio Lovison a svelare che il primo consulente psichiatra di Rugolo sarebbe indagato e gli sarebbe stata sequestrata la cartella clinica. La sentenza è attesa per il prossimo 5 marzo. (ANSA).

    https://www.lasicilia.it/enna/salutare-toccando-i-genitali-e-pratica-sdoganata-e-in-aula-mostrano-una-foto-di-baudo-e-benigni-2041577/

  • Cappellano militare accusato di violenza sessuale su minori, salta l’udienza. Vittima: «La prima volta avevo nove anni»

    Cappellano militare accusato di violenza sessuale su minori, salta l’udienza. Vittima: «La prima volta avevo nove anni»

    Un vizio di notifica è il cavillo che ha fatto rinviare l’udienza preliminare del processo per violenza sessuale su minori in cui è imputato l’ex cappellano militare 67enne Salvatore Cunsolo. Tutto è nato dalla querela di un giovane di Francofonte (nel Siracusano), oggi 23enne, che ha denunciato di avere subito abusi da parte del prete da quando aveva nove anni e fino al compimento della maggiore età, per quasi un decennio. Cresciuto con la nonna anziana e malata – dopo la morte del padre e il trasferimento fuori dall’Isola della madre – il ragazzo, fin dall’infanzia si sarebbe legato alla figura di Cunsolo. Il prete, adesso in pensione, per un periodo avrebbe continuato a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

    Dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Siracusa, l’udienza preliminare era stata fissata per oggi. A rilevare un vizio di notifica al secondo difensore nominato dal cappellano militare (che oggi era presente nell’aula del tribunale aretuseo) è stata l’avvocata che – insieme al collega Giovanni Di Giovanni – assiste la vittima, Eleana Paralisiti Molica. La stessa legale che è al fianco del giovane archeologo che ha denunciato le violenze subite quando era minorenne dal sacerdote Giuseppe Rugolo a Enna. A difendere sia lui che Cunsolo è l’avvocato Antonino Lizio, che con i due preti condivide un lungo passato in abito talare. In seguito al rinvio tecnico, l’udienza preliminare è stata spostata a martedì 30 gennaio. In quella occasione, il giudice per le indagini preliminari Andrea Migneco dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dal pubblico ministero Stefano Priolo di sentire la vittima. Una richiesta a cui non si sono opposti gli avvocati di parte civile.

    Prima di denunciare gli abusi subiti dall’allora parroco della chiesa madre di Francofonte ai poliziotti della squadra mobile di Siracusa, la vittima avrebbe esposto tutto al vescovo della diocesi di Siracusa. Francesco Lomanto aveva avviato il processo canonico (che è ancora in corso), informato il Dicastero della dottrina della fede a Roma e aveva anche personalmente voluto accompagnare il giovane a depositare la denuncia. «La prima volta che don Salvatore Cunsolo ha abusato di me – ha scritto il giovane qualche giorno fa sul suo profilo Facebook – avevo solo nove anni ed è successo a casa sua. Oggi – continua il post social della vittima – ho deciso di metterci la faccia per provare a tenere a bada gli incubi che quest’uomo ha causato al mio equilibrio esistenziale. Comunque vada, io ho il cuore sereno di avere fatto la cosa giusta per proteggere anche i tanti che hanno taciuto e a cui dico di denunciare».

    Cappellano militare accusato di violenza sessuale su minori, salta l’udienza. Vittima: «La prima volta avevo nove anni»

  • Don Rugolo il PM chiede dieci anni di reclusione più le pene accessorie

    Don Rugolo il PM chiede dieci anni di reclusione più le pene accessorie

    Ansa 10 gen 23 – Enna – Dieci anni di reclusione più le pene accessorie.

    È questa la richiesta del pm Stefania Leonte nel processo che si celebra al tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danni di minori .

    La richiesta è giunta dopo una requisitoria durata quasi sei ore nel corso della quale il pm Leonte ha ricostruito passo passo tutti le fasi processuali e le fonti di prova.

    In aula ora le parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima dalla quale denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna, l’avvocato Mario Caligiuri per Rete l’ Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti alle violenze clericali, Irina Mendola per l’associazione Co.Tu.Le.Vi, Contro tutte le violenze e Giovanni Di Giovanni per i genitori della vittima.

    Prossima udienza il 13 febbraio con gli avvocati dei responsabili civili e dell’imputato. La sentenza è prevista il 5 marzo. Yur

  • Tentò contatti fisici con ragazzina, sacerdote sotto accusa

    Tentò contatti fisici con ragazzina, sacerdote sotto accusa

    Gela – L’accusa è di avere tentato “contatti” fisici con una ragazzina. Questi i sospetti che pendono su un sacerdote di Gela. Fatti che risalirebbero a un po’ di tempo addietro.

    È approfittando di contatti con la famiglia della ragazzina, per questioni parrocchiali, che avrebbe tentato di avvicinarla. Questo è lo scenario generale in cui la vicenda sarebbe maturata.

    Ma la ragazzina avrebbe sempre respinto quei presunti tentativi di cui il sacerdote si sarebbe reso autore. Almeno secondo i contenuti dell’accusa.

    E successivamente, durante la fase investigativa, la minorenne avrebbe confermato questa versione dei fatti fino a fare aprire un procedimento a carico dello stesso religioso.

    La ragazza e i suoi genitori si sono costituiti parte civile nell’istruttoria dibattimentale che ne è derivata.

    https://www.castelloincantato.it/tento-contatti-fisici-con-ragazzina-sacerdote-sotto-accusa/

  • Videochiamate hard con ragazzini: sacerdote condannato e arrestato

    Videochiamate hard con ragazzini: sacerdote condannato e arrestato

    PALERMO – La sentenza è diventata definitiva. Don Vincenzo Esposito è stato condannato a cinque anni per induzione alla prostituzione minorile. Lo hanno condotto in carcere (si trovava ai domiciliari) dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I legali stanno valutando se rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché al sacerdote non sarebbe stato garantito un equo processo.

    Originario di Caltavuturo, in provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni. In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

    Esposito, il cui fine pena è previsto nel 2026, dovrà risarcire i familiari dei ragazzini, parte civile con l’assistenza degli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Giuseppe Canzone e Caterina Intile.

    Una parentesi nel contesto di “una stimata missione pastorale” che non configurava il reato di prostituzione minorile. Così si era difeso il sacerdote sostenendo di non avere chiesto ai minorenni di effettuare le videochiamate. Sarebbe stata una iniziativa dei ragazzini. Esposito si limitava a guardare gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di servire messa o celebrare un funerale.

    Videochiamate hard con ragazzini: sacerdote condannato e arrestato

  • «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    Nessuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione. Gli screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo, sono stati analizzati da un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. Si tratta di una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne (e che, a sua volta, è stato querelato dal sacerdote per diffamazione) e una sua amica. Un dialogo – uno dei tanti finiti all’interno di questo processo – che proverebbe le confidenza sulle violenze alla vittima.

    Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza – di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza» – è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza – giustificata per malattia – del giudice titolare del collegio, ovvero la persona che poi dovrebbe essere incaricata proprio a scrivere la sentenza del processo. Insomma, una mancanza non da poco per cui si è ritenuto di posticipare la requisitoria alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. La stessa occasione in cui la parola andrà anche agli avvocati delle parti civili per le conclusioni. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili (la diocesi di Piazza Armerina e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna) e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche, è prevista per martedì 5 marzo.

    Una vicenda che è iniziata con la denuncia della giovane vittima, minorenne all’epoca dei fatti e oggi 28enne. I suoi genitori avevano poi denunciato di avere ricevuto dalla diocesi di Piazza Armerina un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio. Il vescovo Rosario Gisana ha sempre sostenuto, invece, sarebbero stati proprio i genitori ad avanzare una richiesta di denaro. Lo stesso vescovo che nel corso di una conversazione, che non sapeva essere intercettata, avrebbe detto al sacerdote imputato: «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». E lo stesso vescovo che, di recente, è stato perfino elogiato da Papa Francesco. Intanto, nell’ultimo periodo sono emerse diverse denunce presentate da don Rugolo nei confronti, non solo della vittima che lo ha denunciato, ma anche dei giornalisti che si sono occupati della vicenda e di Francesco Zanardi, il presidente di Rete l’Abuso. L’unica associazione italiana di vittime di abusi da parte di esponenti della chiesa. Al momento, tutte le querele sono state ritenute prive di fondamento.

    «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

  • Terza denuncia per la giornalista Pierelisa Rizzo sempre ad opera di Giuseppe Rugolo

    Terza denuncia per la giornalista Pierelisa Rizzo sempre ad opera di Giuseppe Rugolo

    Ansa 5 dic 23 – Terza denuncia per la giornalista Pierelisa Rizzo sempre ad opera di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minori.

    Assieme alla giornalista è stato denunciato un altro giornalista, il quarto dopo Federica Tourn, giornalista freelance di Torino e Manuela Acqua giornalista di Enna, Filippo Occhino direttore della testata on line Ennalive.

    Anche in questo caso la Procura di Enna ha ritenuto infondata la denuncia ed ha chiesto l’archiviazione ma i legali di Rugolo hanno proposto l’opposizione. La Rizzo e Occhino compariranno davanti al Gup il 9 luglio del 2024.

    Salgono, dunque a 6 i denunciati dal sacerdote. Rugolo ha denunciato, negli scorsi mesi anche la vittima, dal quale è partita l’inchiesta, Antonio Messina e Francesco Zanardi. presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali.

    Tutti sono stati denunciati per diffamazione e diffusione di atti processuali. Tutte le procure, da Enna a Savona, hanno ritenuto infondate le querele “L’accanimento nei mie confronti è ormai palese – dice Pierelisa Rizzo che segue fin dall’inizio l’inchiesta prima e il processo poi – A fronte delle richieste di archiviazione mi chiedo perché provare ancora a zittirmi o ad intimorirmi con querele, chiaramente, temerarie.

    Io ho fatto solo il mio lavoro nell’interesse pubblico e lo continuerò a fare fino alla fine del processo”. Il prossimo 13 dicembre è prevista la requisitoria del pm Stefania Leonte .

  • Lettera anonima – Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie

    Lettera anonima – Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie

    Una lettera anonima contenente gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie sarebbe stata recapitata all’associazione Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali, e poi tramessa dal presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, alla Procura di Enna.

    Nella lettera, scritta al computer, si accuserebbe la moglie del carabiniere, vicina ad una associazione cattolica di Gela e sorella di una donna che ricoprirebbe un incarico delicato all’interno della Diocesi piazzese, di schierarsi apertamente a favore del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, coinvolto nella vicenda di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Secondo l’anonimo, il carabiniere invece di indagare, si sarebbe posto a fianco della moglie in questa battaglia a difesa di Gisana, non perdendo occasione di schierarsi sul social o nelle parrocchie che frequenta, mentre andrebbe segnalato e trasferito in altra città.

    E’ questa l’ennesima esasperazione di una vicenda che intreccia Enna con Gela e che ha come fil rouge proprio il vescovo Gisana.

    Alla stazione dei carabinieri di Piazza Armerina è stato, infatti, trasferito da qualche mese un militare di Gela accusato di violenza sessuale ai danni del figlio minore, visto e fotografato in più occasioni proprio accanto a Gisana.

    Ed oggi , a Gela, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di qualche settimana fa, si terrà l’udienza preliminare nei confronti di un formatore-catechista , per anni impegnato in attività alla chiesa Madre gelese.

    A denunciare il catechista sarebbe stato un giovane, allora minorenne, che ha raccontato alla Squadra Mobile di Caltanissetta come si sarebbero consumati gli atti sessuali, alcuni avvenuti anche nei locali di una chiesa.

    Sarà dunque il gup a valutare gli elementi acquisiti dalla polizia, tra i quali finti profili social e conversazioni che comproverebbero le violenze.

  • Il processo al sacerdote Rugolo prosegue a porte chiuse

    Il processo al sacerdote Rugolo prosegue a porte chiuse

    Il processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato il 21 aprile del 2021 con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minori, proseguirà a porte chiuse.

    Così ha deciso oggi il Tribunale di Enna, ritenendo ancora sussistenti le esigenze di riservatezza. Nel corso dell’udienza è stato conferito l’incarico al perito che procederà alla verifica dell’autenticità della chat, intercorsa tra la vittima ed un’amica, acquisita su richiesta della parte civile, che comproverebbe gli abusi subiti dal giovane all’epoca dei fatti.

    Il Tribunale di Enna ha rigettato, invece, la richiesta avanzata dalla difesa dell’imputato, di acquisire i supporti informatici della persona offesa.

    L’avvocato della vittima, Eleanna Parasiliti Molica, infatti, ha segnalato che questo costituisce l’ennesimo tentativo della difesa di Giuseppe Rugolo, di mettere le mani su telefoni e computer.

    In tutte le denunce ai tre giornalisti, presentate dal sacerdote, e la denuncia, da ultimo, alla vittima, per diffamazione e diffusione di atti procedurali, c’è la richiesta di sequestro dei supporti informatici.

    In aula il legale di Rugolo ha manifestato preoccupazione per l’incolumità di Rugolo dopo che sarebbe apparsa una scritta in città contro il sacerdote.

    Situazione immediatamente smentita dal legale della vittima che ha raccontato come, lei stessa, in compagnia del figlio minore, sia stata controllata mentre partecipava ad una messa al Duomo di Enna e abbia dovuto giustificare la sua presenza in chiesa e di altri episodi che fanno trasparire l’avversione, da parte di una frangia ben identificata, nei confronti di chi si sta occupando del caso. La prossima udienza è prevista per il 13 dicembre con audizione del perito informatico e la requisitoria del pm Stefania Leonte.

  • Enna – Slitta la requisitoria del pm e le conclusioni degli avvocati delle parti civili

    Enna – Slitta la requisitoria del pm e le conclusioni degli avvocati delle parti civili

    Ansa 7 nov 23 – Enna – Slitta la requisitoria del pm Stefania Leonte, e le conclusioni degli avvocati delle parti civili, previste per oggi, nel processo che vede alla sbarra Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale su minori.

    Dopo una lunga camera di consiglio, il tribunale presieduto da Francesco Pitarresi, ha ammesso la produzione di una chat che comproverebbero le confidenze tra la vittima ed una amica sugli abusi subiti nell’immediatezza dei fatti.

    Il prossimo 21 novembre, dunque, si terrà un’udienza interlocutoria per nominare un consulente che dovrà estrapolare dall’account della vittima la chat completa.

    Restano confermate le altre due date di udienza, il 13 dicembre e il 10 gennaio, giorno della sentenza che però, a questo punto, sembra improbabile sia emessa proprio in quella data. yur