Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Enna, il giovane che ha denunciato gli abusi del prete è stato aggredito dal socio di una confraternita

    Enna, il giovane che ha denunciato gli abusi del prete è stato aggredito dal socio di una confraternita

    Il giovane archeologo che ha denunciato gli abusi subiti da don Giuseppe Rugolo a Enna è stato attaccato e insultato sulla scalinata della chiesa Madre. Ad aggredirlo sarebbe stato un sedicente appartenente alla confraternita della Maria Santissima della visitazione. L’episodio è avvenuto mentre il ragazzo stava rilasciando una intervista davanti a una troupe giornalistica.

    Stando a quanto è stato ricostruito, l’uomo si sarebbe avvicinato al giovane e avrebbe iniziato a inveire contro di lui. A bloccarlo e farlo allontanare sarebbero stati il giornalista Jerry Italia, che stava intervistando l’archeologo, e anche un passante. L’aggressione che è avvenuta all’indomani della notizia della revoca della misura cautelare che impediva a Rugolo – già condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi per violenza sessuale aggravata ai danni di minori – di rientrare ad Enna decisa dal tribunale. Da anni, il sacerdote è stato trasferito a Ferrara (in Emilia-Romagna), dove risiedono i suoi familiari.

    «I nostri timori – dice l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica che assiste la vittima e che si era opposta alla richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dai difensori del prete – erano fondati. Il rientro di Rugolo a Enna sta facendo crescere la tensione. Temiamo per la vittima – aggiunge la legale – ma anche per tutte le persone che si sono occupate di questo caso». Il 30enne, per questo episodio che è stato anche ripreso dalle telecamere, presenterà una segnalazione alla polizia. Il ragazzo era anche stato denunciato per diffamazione dal sacerdote insieme a quattro giornalisti e al presidente di Rete l’Abuso Francesco Zanardi. Tutte le querele sono state ritenute infondate da tutte le procure, ma i legali del sacerdote hanno presentato opposizione. Il 19 e il 21 marzo a comparire davanti al giudice per le indagini preliminari sarà la giornalista Pierelisa Rizzo.

    Enna, il giovane che ha denunciato gli abusi del prete è stato aggredito dal socio di una confraternita

  • Rugolo potrà tornare a Enna, revocato divieto di dimora

    Rugolo potrà tornare a Enna, revocato divieto di dimora

    I giudici del Tribunale di Enna hanno revocato la misura cautelare del divieto di dimora ad Enna nei confronti di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato, al termine dell’udienza del 5 marzo al palazzo di giustizia del capoluogo, a 4 anni e 6 mesi di reclusione per tentata violenza sessuale, violenza sessuale continuata ed atti sessuali ai danni di minori.

    Potrà tornare ad Enna

    La decisione dei giudici, Marika Motta presidente, Elisa D’Aveni e Maria Rosaria Santoni, è stata assunta nelle ore scorse a seguito dell’istanza presentata il 7 marzo scorso dai difensori del sacerdote, gli avvocati Denis Lovison e Antonino Lizio.

    I provvedimenti cautelari

    Questo vuol dire che Giuseppe Rugolo potrà ritornare ad Enna, da cui manca praticamente dal maggio del 2022. Infatti, il 30 maggio di quell’anno gli venne applicato l’obbligo di dimora a Ferrara, disposto dal Tribunale di Enna, poi trasformato il 14 settembre del 2023 in divieto di dimora ad Enna.

    Il no del pm e della difesa di Messina

    Parere negativo alla revoca della misura cautelare è stato espresso sia dal Procuratore, Stefania Leonte, che, nella sua requisitoria aveva sollecitato una pena più pesante per Rugolo pari a 10 anni di reclusione, sia della difesa di Antonio Messina, rappresentata dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica.

    “Venute meno le esigenze cautelari”

    Nell’istanza presentata dalla difesa del sacerdote, e sostanzialmente “sposata” dal Tribunale di Enna, è indicato che sono “venute meno le esigenze cautelari sottese all’applicazione della misura in ragione dell’intervenuta definizione del giudizio di primo grado e della circostanza che l’imputato risulta stabilmente radicato nel contesto ferrarese, ove risiedono anche i suoi più stretti congiunti”.

    Inoltre, “fatta salva la gravità dei fatti contestati, l’esaurimento dell’attività istruttoria abbia fatto venire meno le esigenze cautelari alla base dell’adozione del divieto di dimora nel Comune di Enna e che non si ravvisano, allo stato, ragioni idonee a giustificare il prolungarsi della restrizione della libertà di movimento dell’imputato”.

    Rugolo potrà tornare a Enna, revocato divieto di dimora

  • Denuncia gli abusi del cappellano militare, il giovane racconta: «Stavo male, ma non avevo scelta»

    Denuncia gli abusi del cappellano militare, il giovane racconta: «Stavo male, ma non avevo scelta»

    «Mi ha fatto male dover raccontare la mia vita che non mi piace». Quasi dieci dei suoi 23 anni, il giovane di Francofonte ha dovuto ripercorrerli in un’aula del tribunale di Siracusa anche davanti all’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, il 67enne che ha denunciato per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età. Un incidente probatorio che è durato più di quattro ore e, durante il quale, «non sono mancati momenti molto toccanti», come racconta a MeridioNews l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica che assiste la vittima. La stessa legale che è al fianco anche del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna quando era minorenne da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che è stato condannato la scorsa settimana. Nel 2021, era stato proprio l’emergere di questa storia, per molti tratti simili alla propria, a spingere il giovane a presentare una querela nei confronti di Cunsolo. Il cappellano militare che oggi, per altro, è difeso dallo stesso avvocato di Rugolo, Antonino Lizio, che con i due preti condivide un lungo passato in abito talare.

    Rimasto orfano del padre e con la madre che si era trasferita a vivere fuori dalla Sicilia, dai nove anni in poi, il giovane cresce con la nonna anziana e malata che deve prendersi cura anche di un fratello disabile. Come molti bambini della sua età, comincia a frequentare le attività della parrocchia del paese del Siracusano. Ed è lì che si sarebbe legato alla figura di Cunsolo. Secondo quanto la stessa vittima ha raccontato nel corso dell’incidente probatorio, il prete lo avrebbe avvicinato la prima volta un giorno mentre era di ritorno dal cimitero dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre. «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua». Abusi che poi sarebbero andati avanti per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Non una costrizione nei fatti, ma anche dovuta a circostanze di un contesto familiare complesso che avrebbe portato la vittima, fin da bambino, a trascorrere molto tempo a casa del sacerdote.

    Venuto a conoscenza della vicenda dell’archeologo ennese, il giovane si decide ad andare a raccontare tutto alla squadra mobile. Ad accompagnarlo a presentare la querela è Francesco Lomanto in persona. Il vescovo della diocesi di Siracusa che, contemporaneamente, aveva anche già avviato il processo canonico e informato il Dicastero della dottrina della fede di Roma. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato, comunque, per un periodo, a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

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  • Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Per le motivazioni bisognerà attendere ancora 88 giorni, ma la sentenza con cui don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata su minori fa già discutere. Da una parte c’è l’avvocato difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina (di cui fa parte la parrocchia San Giovanni Battista di Enna dove era in servizio il sacerdote); dall’altra c’è la legale che assiste la prima vittima, un archeologo oggi 30enne ma all’epoca dei fatti minorenne, che ha denunciato.

    Il dispositivo è stato letto nell’aula del tribunale di Enna dal presidente Giuseppe Pitarresi, dopo otto ore di camera di consiglio, nel pomeriggio di martedì 5 marzo. Rugolo è stato condannato per tentata violenza sessuale ai danni dell’archeologo per i fatti accaduti nell’agosto del 2013. Per altre due vittime, invece, la condanna del sacerdote è per violenza sessuale continuata dal 2016 al 2018. Assolto, invece, con la formula «perché il fatto non sussiste» per gli stessi reati contestati ai danni di una vittima tra il 2018 e il 2019. Prescritte, infine, sono le presunte condotte portate avanti dal parroco fino al maggio del 2011. Intanto, Rugolo è stato anche interdetto «in perpetuo» – cioè per sempre – da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minorenni. L’interdizione durerà invece cinque anni per i pubblici uffici. Rugolo, inoltre, è stato condannato anche a risarcire le parti civili.

    «Prendiamo atto della decisione del tribunale di Enna, aspettando di leggere le motivazioni». Inizia così un comunicato inviato dall’avvocato Gabriele Cantaro, il difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina che è stata condannata come responsabile civile nel processo. Nell’attesa, però, il legale qualche puntino sulle i prova a metterlo. Innanzitutto sottolineando che il reato, almeno nei confronti della prima vittima, è stato «riqualificato in termini di tentativo» per i fatti accaduti nel 2013. «Il reato risulta solo tentato – risponde l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica che assiste il giovane – solo grazie al fatto che la vittima è riuscita a sottrarsi all’aggressione sessuale». Stando a quanto si legge nel dispositivo della sentenza, i fatti avvenuti dal 2009 al 2012 sarebbero avvenuti ma, a causa del tempo trascorso, i reati sono ormai prescritti. «Se il tribunale avesse ritenuto che non fossero accaduti – puntualizza – avrebbe prosciolto l’imputato nel merito». Per le altre due vittime, Rugolo è stato condannato per violenza sessuale aggravata a danno di minori e per atti sessuali con minori. «La reale pericolosità delle condotte del sacerdote – aggiunge Parasiliti Molica – si evince dalla decisione di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole o in strutture frequentate da minori».

    E qualche precisazione, dal legale della curia viene fatta proprio in merito alla responsabilità civile dell’organismo ecclesiastico. «La condanna in solido della curia vescovile di Piazza Armerina non riguarda la condotta attribuita al vescovo (né a quello attuale, Rosario Gisana; né a quello in carica all’epoca del fatti, Michele Pennisi, ndr) ma una responsabilità di tipo oggettivo per l’operato dei chierici». Ultima questione di cui discutere, ma questa sì dopo avere letto le motivazioni della sentenza sarà la «presunta offerta di denaro per insabbiare la vicenda». I genitori della vittima hanno sempre denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di soldi della Caritas in cambio del silenzio sulla vicenda; il vescovo Gisana, invece, ha sostenuto che proprio da loro sarebbe arrivata una richiesta economica.

  • Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

    Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

    Si pubblica di seguito dichiarazione dell’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, difensore della parte civile Antonio Messina, in replica alle dichiarazioni del legale della Diocesi di Piazza Armerina in merito alla sentenza del Processo Rugolo.

    In merito alle esternazioni formulate dal legale della Diocesi di Piazza Armerina, quale difensore della parte civile, Antonio Messina, mi trovo mio malgrado a replicare al fine di fare chiarezza sul contenuto del dispositivo di sentenza emessa dal Tribunale di Enna sulla vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo.

    Contrariamente a quanto affermato dalla Diocesi, il Tribunale di Enna, con riferimento alla posizione di Antonio Messina, ha condannato Rugolo per tentata violenza sessuale in ordine ai fatti accaduti nel 2013, dichiarando la prescrizione per i fatti accaduti in precedenza. Il tentativo di minimizzare i fatti, non coglie nel segno, perché si omette di raccontare che, con riferimento ai fatti del 2013, il reato risulta tentato solo grazie al fatto che Antonio Messina è riuscito a sottrarsi all’aggressione sessuale. Ciò significa che a dire del Tribunale, i fatti che vanno dal 2009 al 2012 sarebbero avvenuti ma si sarebbero estinti per prescrizione a causa del decorso del tempo. Se il Tribunale avesse ritenuto che i fatti non fossero accaduti, avrebbe prosciolto l’imputato nel merito.

    Nella nota contestata si omette di dire che, comunque, Rugolo è stato condannato per “violenza sessuale aggravata a danno di minori” e “per atti sessuali con minori” relativamente alle altre due vittime. E la reale pericolosità delle condotte ascritte al sacerdote, riconosciuta dalla sentenza, si evince dalla decisione del Tribunale di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonchè da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Proprio questa statuizione evidenzia l’importanza di questa pronuncia che ha condannato il metodo abusante utilizzato da Rugolo nei confronti dei minori, a cui sono stati affidati i giovani di questa città. In tal senso è significativa la condanna della Diocesi nella qualità di responsabile civile.

    A fronte di queste considerazione, è intenzione di questa difesa portare a conoscenza alla autorità giudiziarie competente il contenuto dell’hard disk, elaborato dalla Polizia Giudiziaria dopo il sequestro dei supporti informatici di Rugolo, perchè venga accertata la presenza di immagini pedopornografiche, alcune delle quali già prodotte in aula. Tutto ciò per maggiori approfondimenti circa contenuti che, prima face, potrebbero appartenere alla categoria del materiale pedopornografico.

    In attesa della lettura delle motivazioni auspico un contegno rispettoso nei confronti di quelli che sono stati e rimangono vittime e che si prenda atto di una sentenza di condanna.

    Ora la Chiesa faccia la sua parte.

    Comunicato di replica alla Diocesi.pdf

    Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

  • Enna: Sentenza Rugolo, dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile

    Enna: Sentenza Rugolo, dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile

    Si pubblicano di seguito dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile di Piazza Armerina Gabriele Cantaro sulla sentenza del Processo Rugolo inviate alla redazione dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Piazza Armerina.

    Prendiamo atto della decisione emessa del Tribunale di Enna, aspettando di leggere le motivazioni, astenendoci da ogni commento al riguardo.

    Non si può fare a meno, tuttavia, di rilevare come una corretta lettura del dispositivo di sentenza mal si concili con i termini in cui – ancora una volta – la notizia è stata diffusa da alcuni cronisti, in maniera difforme dal suo contenuto, nei termini appresso specificati:

    – il Tribunale di Enna ha dichiarato RUGOLO Giuseppe responsabile del reato di TENTATA violenza sessuale ex art. 609 bis c.p. RIQUALIFICANDO il reato ascrittogli al capo 1), LIMITATAMENTE alla condotta perpetrata nell’agosto del 2013 cosa che evidenzia come il Tribunale abbia valutato le dichiarazioni di MESSINA Antonio in termini diversi rispetto alla contestazione di reato;

    la qualificazione dei fatti in termini di TENTATIVO non è certo aderente a quanto dichiarato dallo stesso RUGOLO nel corso della propria deposizione che non a quanto dichiarato dal MESSINA Antonio, di tale evidente constatazione ognuno potrà trarre le considerazioni che riterrà più opportune, in attesa del deposito di una motivazione che, certamente, darà ampia giustificazione di quanto il dispositivo sintetizza.

    – i fatti ritenuti più gravi sono quelli che riguardano gli altri due giovani e, in relazione a tali vicende si annota l’applicazione della speciale attenuante di cui all’ultimo comma dell’art. 609 bis c.p. (“Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi”)

    a Giuseppe RUGOLO sono state concesse le attenuanti generiche, verosimilmente per una condotta processuale comunque ritenuta lineare;

    – la richiesta di riconoscimento della responsabilità civile nei confronti della parrocchia di San Giovanni NON È STATA AMMESSA, diversamente da quanto riportato dai predetti cronisti con tali evidenti difformità;

    – la condanna in solido della CURIA VESCOVILE di Piazza Armerina non riguarda certo la condotta attribuita al Vescovo (tanto a Mons. GISANA quale Vescovo attualmente in carica, quanto al suo predecessore in carica all’epoca dei fatti) quanto una responsabilità di tipo “oggettivo” ex art. 2049 cod. civ. della Curia per l’operato dei chierici.

    Su tale aspetto è stata sollevata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva della Curia in quanto semplice “organo” della Diocesi, eccezione che diventerà motivo di impugnazione della sentenza.

    Anche sulla tesi della presunta “offerta di denaro per insabbiare la vicenda” ancora una volta riproposta in barba a quanto emerso in dibattimento, riteniamo che la motivazione della sentenza farà definitivamente chiarezza.

    Enna: Sentenza Rugolo, dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile

  • Violenza sui minori, condannato don Rugolo: il caso fu insabbiato dal vescovo

    Violenza sui minori, condannato don Rugolo: il caso fu insabbiato dal vescovo

    Don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi per violenza sessuale ex articolo 609 bis e quater del codice penale (quindi su minori di 16 anni) e tentata violenza sessuale, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.  La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina è stata riconosciuta responsabile civile e dovrà rispondere in solido con il sacerdote del risarcimento delle parti civili. Prescritti invece i fatti avvenuti prima del maggio 2011. Si è concluso così il 5 marzo il processo di primo grado al sacerdote di Enna, 42 anni, chiamato a rispondere di violenza aggravata su minori secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale.

    Il prete di Enna era stato arrestato il 27 aprile 2021 dopo la denuncia di Antonio Messina, sedicenne all’epoca degli fatti; nel corso delle indagini erano poi emerse anche altre due vittime minorenni. Il tribunale, composto dal presidente Francesco Pitarresi e dai giudici a latere Elisa D’Aveni e Maria Rosaria Santoni ha emesso il verdetto dopo otto ore di camera di consiglio. Una sentenza che arriva dopo 22 udienze a porte chiuse e 53 testimoni sentiti. Il procedimento si era aperto il 7 ottobre 2021 davanti al tribunale di Enna ( come abbiamo raccontato qui); Messina, oggi trentenne, aveva raccontato agli inquirenti di essere stato abusato da Rugolo per quattro anni, dal 2009 al 2013.

    «Questa è una sentenza importante perché non solo è stata riconosciuta la responsabilità penale del sacerdote, ma è stato anche messo in luce un metodo abusante sostenuto dall’ambiente ecclesiastico locale», ha dichiarato Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di Antonio Messina. «Sono soddisfatto per il risultato – ha commentato Messina – la condanna è un passo importate perché riconosce la presenza di abusi, anche se è chiaro che per me non ci sono stati tentativi di condizionamento nel corso del processo». Gli avvocati di Giuseppe Rugolo,  Antonino Lizio e Dennis Lovison, non hanno rilasciato commenti.

    Il 24 dicembre 2018 Antonio Messina aveva denunciato i fatti anche al vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, all’inizio del 2019, aveva disposto l’investigatio previa sul sacerdote. L’indagine ecclesiastica si era però conclusa in un niente di fatto, perché l’allora Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero preposto a decidere dei casi di abuso sessuale su minori, aveva stabilito di non essere competente perché Rugolo era ancora un seminarista all’epoca dei primi approcci con il ragazzo. Gli altri abusi, secondo quanto sostenuto dai giudici ecclesiastici, risalivano a quando Antonio era ormai maggiorenne e Rugolo non ancora sacerdote, e quindi non rientravano nei casi di competenza del diritto canonico.

    Certo è che, secondo le intercettazioni agli atti, il vescovo Gisana era al corrente delle violenze subite da Messina sin dall’agosto 2016, quando don Giuseppe Fausciana, parroco della chiesa di Sant’Anna a Enna, gli aveva riferito le confidenze ricevute dal ragazzo. A giugno 2017 sono i genitori di Antonio Messina ad andare per la prima volta dal vescovo a raccontare gli abusi subiti dal figlio, ma monsignor Gisana prende tempo, dicendo che si occuperà lui della faccenda. Passa ancora più di un anno prima che il vescovo incontri Antonio Messina, a ottobre 2018; don Rugolo, nel frattempo, viene nominato parroco della chiesa di San Cataldo. Il vescovo, dopo aver parlato con Antonio, da un lato avvia l’indagine ecclesiastica, dall’altro offre alla famiglia del ragazzo 25 mila euro (che avrebbe preso dai fondi della Caritas) da giustificare con una generica causale di «borsa di studio». Un risarcimento con il vincolo del silenzio che Antonio Messina rifiuta. Intanto il sacerdote viene mandato nella diocesi di Ferrara per un periodo di studio e riflessione – periodo in cui Rugolo continua a essere in contatto con i ragazzini della parrocchia. Quando scatta la denuncia penale, anche Gisana risulta coinvolto: «Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!», si sente in un’intercettazione. Proprio il comportamento di copertura del vescovo è stato stigmatizzato duramente durante la requisitoria del pubblico ministero Stefania Leonte.

    Nel processo si erano costituiti parte civile, oltre alla vittima, assistita da Eleanna Parasiliti Molica, i genitori di Antonio Messina con l’avvocato Giovanni Di Giovanni, La Rete l’Abuso, assistita da Mario Caligiuri, e l’associazione Contro Tutte le Violenze con Irina Mendolia mentre responsabili civili erano la diocesi di Piazza Armerina, assistita dall’avvocato Gabriele Cantaro e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna, con Mauro Lombardo.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/abusi-chiesa-condanna-giuseppe-rugolo-pedofilia-su9zg8qp

  • Violenze sessuali su minori, don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi a Enna

    Violenze sessuali su minori, don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi a Enna

    Quattro anni e sei mesi di reclusione. È questa la condanna che il tribunale di Enna ha emesso oggi nei confronti di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La sentenza è stata emessa dopo 8 ore di camera di consiglio. Il dispositivo è stato letto dal presidente del tribunale Francesco Pitarresi nel corso di una udienza a porte aperte dopo che tutto il processo era stato celebrato a porte chiuse.

    L’inchiesta era scattata dopo la denuncia di A. M., un giovane oggi trentenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Enna le violenze subite dal 2009 al 2013 e che è stato denunciato a sua volta per diffamazione dall’imputato insieme a quattro giornalisti e al presidente di Rete l’Abuso, Francesco Zanardi.

    Le violenze, secondo quanto raccontato dal ragazzo, che avrebbe confidato a don Rugolo la volontà di entrare in seminario, si sarebbero consumate nella sagrestia della Chiesa di San Giovanni Battista a Enna.

    Dopo la denuncia del giovane, nel corso delle indagini, sono emersi altri presunti abusi a danno di altri giovani. Il Pm Stefania Leonte aveva chiesto la condanna a dieci anni dell’imputato. “Comunque vada – aveva detto il Pm nel corso della sua requisitoria – il ragazzo oggi ha vinto, ha vinto il coraggio di questo ragazzo di affrontare l’incubo della sua adolescenza, perché non si è fermato davanti al timore di non essere creduto e al pregiudizio della gente, perché ha presentato la denuncia per un senso di dovere nei confronti di se stesso e dei suoi coetanei, che avevano subito i suoi stessi abusi e dei tantissimi adolescenti che frequentavano il gruppo sotto l’egida di Rugolo”.

    https://www.fanpage.it/attualita/violenze-sessuali-su-minori-don-giuseppe-rugolo-condannato-a-4-anni-e-6-mesi-a-enna/

  • Enna – Processo Rugolo: 4 anni e 6 mesi per abusi e violenza sessuale

    Enna – Processo Rugolo: 4 anni e 6 mesi per abusi e violenza sessuale

    Dopo ore di camera di consiglio Giuseppe Rugolo è stato condannato  a 4 anni  6 mesi di carcere per i reati contestati di abusi e violenza sessuale, nei confront del giovane Antonio Messina all’epoca dei fatti minorenne.

  • Processo abusi prete Enna, oggi è il giorno della sentenza: «Ha già vinto il coraggio della vittima che ha denunciato»

    Processo abusi prete Enna, oggi è il giorno della sentenza: «Ha già vinto il coraggio della vittima che ha denunciato»

    «Comunque vada – ha detto la pubblico ministero Stefania Leonte che aveva già chiesto la condanna a dieci anni per il prete – la giovane vittima oggi ha vinto. Ha vinto il coraggio di questo ragazzo di affrontare l’incubo della sua adolescenza, perché non si è fermato davanti al timore di non essere creduto e al pregiudizio della gente. Perché – ha aggiunto la pm – ha presentato la denuncia per un senso di dovere nei confronti di se stesso e dei suoi coetanei che avevano subito gli stessi abusi e dei tantissimi adolescenti che frequentavano il gruppo sotto l’egida di Rugolo». Dopo la denuncia, nel corso delle indagini, sono emersi presunti abusi a danno di altri giovani.

    Il ragazzo è stato denunciato per diffamazione dall’imputato insieme a quattro giornalisti e al presidente di Rete l’Abuso Francesco Zanardi. Nel processo, oltre alla vittima, si sono costituiti parti civili anche i suoi genitori, la Rete l’Abuso e l’associazione Contro Tutte le Violenze. La diocesi di Piazza Armerina e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna sono invece responsabili civili nel processo. «La diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio», avevano denunciato i genitori della vittima. Il vescovo Rosario Gisana, quando è stato sentito in procura come persona informata sui fatti, ha sostenuto invece che sarebbero stati i genitori ad avanzare una richiesta economica.

    Processo abusi prete Enna, oggi è il giorno della sentenza: «Ha già vinto il coraggio della vittima che ha denunciato»