Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Caso Gisana, Parasiliti Molica, “la sua è difesa di potere”

    Caso Gisana, Parasiliti Molica, “la sua è difesa di potere”

    E’ scontro tra le difese protagoniste del processo, celebratosi al Tribunale di Enna, sulle violenze sessuali, culminato con la condanna a 4 anni e mezzo nei confronti di don Giuseppe Rugolo. Ieri, il legale della Diocesi di Piazza Armerina, Gabriele Cantaro, in merito alle richieste di dimissioni del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, sollevate dal Comitato “Non accetto prediche da chi copre un abuso” (che chiede le dimissioni del vescovo), ha evidenziato, nella sua articolata replica, che l’alto prelato, sulla vicenda di don Rugolo, non è stato né indagato né è finito sotto processo.

    L’intervento dell’avvocato Parasiliti Molica

    Al professionista, ha risposto l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, difensore di parte civile nel processo su don Rugolo, che è tornata del procedimento giudiziario, rispolverando le motivazioni dei giudici del Tribunale, che, “ricostruiscono compiutamente il quadro di gravi responsabilità ascrivibili al Vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana” dice l’avvocato Parasiliti Molica. Il legale cita alcuni passaggi delle motivazioni.

    Gli stralci delle motivazioni dei giudici

    “Emerge chiaramente che il Vescovo di Piazza Armerina, ben consapevole da molti anni delle – è indicato nelle motivazioni – segnalazioni effettuate inerenti agli abusi patiti dal ragazzo ancora minorenne ad opera di Rugolo, abbia totalmente ignorato questi campanelli di allarme, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina e suoi familiari ma evitando volutamente qualunque forma di controllo o provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo, sulla base della normativa di diritto canonico”.

    Nella stessa motivazione, come evidenzia l’avvocato Parasiliti Molica “la Curia, nella persona del Vescovo, ometteva con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela della sua comunità e dei loro genitori”, inoltre, “dall’istruttoria sono emersi elementi chiari ed univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo Monsignor Rosario Gisana che rendono viepiù legittima la condanna al risarcimento del danno della curia nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo”.

    “Difesa di potere”

    Per il legale di parte civile, “a fronte di tali chiare emergenze ci si sarebbe aspettato una doverosa presa di coscienza da parte del Vescovo che invece preferisce perseverare in una condotta che ha tutte le caratteristiche di una strenua difesa di una posizione di potere”.

    Inoltre, secondo l’avvocato Parasiliti Molica, “la misura è colma, il movimento rappresenta le istanze di una comunità smarrita, addolorata, che si sente tradita e che merita di essere ascoltata e non oggetto di indagini da parte del legale del vescovo” chiosa il legale.

    Caso Gisana, Parasiliti Molica, “la sua è difesa di potere”

  • A Enna contestato il vescovo davanti a una chiesa

    A Enna contestato il vescovo davanti a una chiesa

    Una cinquantina di persone aderenti al gruppo “Io non accetto prediche da chi copre un abuso”, sta protestando con un drappo viola sulla bocca, davanti alla nuova chiesa di Santa Lucia, a Enna, dove all’interno il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana sta facendo la consacrazione.

    La protesta è legata alla vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e mezzo per violenza sessuale aggravata su minori.

    Il gruppo è composto da cattolici praticanti e laici, che chiedono “una chiesa pulita e una decisione del Vaticano circa la posizione di Gisana” che in una intercettazione captata dalla polizia dice al sacerdote, poi condannato, “Ora il problema non è solo tuo.

    Il problema è anche mio, perché io ho insabbiato questa storia”. Oggi per entrare in chiesa e assistere alla funzione è richiesto un pass rilasciato nei giorni scorsi dal parroco.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/10/11/a-enna-contestato-il-vescovo-davanti-a-una-chiesa_2fa51273-6fd3-4a67-87bc-83e6328c3347.html

  • Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Enna – Tiziana Tavella. Avevano un drappo viola a coprire la bocca le persone, una cinquantina in tutto, che tra cattolici praticanti e laici hanno protestato ieri pomeriggio davanti alla nuova chiesa di Santa Lucia, a Enna Bassa, dove all’interno il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, poco dopo avrebbe compiuto il rito di dedicazione della chiesa e dell’altare. In mano, i componenti del gruppo che ha protestato pacificamente, avevano dei cartelloni che riportavano frasi del Vangelo, ma anche con stralci delle intercettazioni catturate durante le indagini che hanno portato il tribunale collegiale di Enna, lo scorso 5 marzo, a pronunciare sentenza di condanna per il sacerdote ennese Giuseppe Rugolo, in primo grado, a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata su minori.

    La richiesta portata avanti dai componenti del gruppo chiamato “Io non accetto prediche da chi copre un abuso” è quella di avere “una chiesa pulita e una decisione del Vaticano circa la posizione di Gisana”. Il gruppo prende il nome dallo slogan scritto su uno dei cartelloni esposti durante la prima protesta fatta sul finire di agosto quando si realizzò “lo sciopero della messa”.

    Una protesta silenziosa realizzata in due chiese del capoluogo, San Giuseppe ed il santuario della Madonna di Valverde, che si era svolta abbandonando le funzioni religiose, al comparire sull’altare dei sacerdoti coinvolti secondo gli esiti di indagine nel caso Rugolo. Una volta usciti dalle chiese avevano esposto all’esterno dei cartelloni protestando pacificamente contro i silenzi della Curia sugli abusi sessuali che hanno profondamente toccato la città.

    Analoga protesta nelle stesse giornate venne fatta all’esterno della Curia di Piazza Armerina. Ieri pomeriggio tra i cartelloni esposti durante la protesta, non c’erano soltanto frasi emblematiche del Vangelo e lo slogan identitario del gruppo “ non accetto prediche da chi copre un abuso” ma è stata anche riportata una intercettazione in cui il vescovo Gisana dice al sacerdote Rugolo, «Ora il problema non è solo tuo. Il problema è anche mio, perché io ho insabbiato questa storia».

    A sostenere la protesta del pomeriggio di ieri c’era anche Italy Curch Too coordinamento contro gli abusi nella chiesa cattolica. Diffusi, non solo durante la manifestazione pacifica, ma anche via social al termine del sit in, dei volantini sottoscritti da “ Laboratorio Re-In- Surrezione”, “ Noi siamo chiesa”, “Cammini di Speranza”, “ manifesto 4 ottobre” , “rete l’abuso”, “ali d’aquila persone cristiane Lgbt+”, “cristiani lgbt+ Sicilia”, “progetto Cristian3 lgbt+” con cui si chiedono le dimissioni del Vescovo Gisana includendo anche la possibilità di sottoscrivere in prima persona l’ adesione alla richiesta di dimissioni, inviando una mail ad Italy Church too.

    A far discutere la comunità ennese, animando il dibattito sui social, nei giorni precedenti alla consacrazione della nuova chiesa di Santa Lucia ad Enna Bassa, la necessità del ritiro di un pass per assistere alla funzione rilasciato dal parroco considerato l’alto numero di fedeli che avrebbe partecipato.

    Per favorire la partecipazione la cerimonia di dedicazione della chiesa e dell’altare di Santa Lucia è stata trasmessa anche dalla pagina social della parrocchia. In considerazione del flusso veicolare su Enna Bassa per assistere alla funzione è stata disposta anche una modifica della viabilità.

    LA SICILIA del 12-10.24

  • Enna: salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote Rugolo

    Enna: salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote Rugolo

    Ennesima denuncia di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado dal Tribunale di Enna a 4 anni e mezzo per violenza sessuale aggravata a danno di minori, nei confronti di un’altra giornalista, Marinella Barbagallo della testata online Sant’Anna Today. Barbagallo è stata denunciata per diffamazione e diffusione di atti procedurali in merito a un articolo del 5 aprile 2023. Anche in questo caso la Procura aveva chiesto l’archiviazione ma la difesa di Rugolo si è opposta.

    Oggi l’udienza davanti al Gip Ornella Zelia Futura Maimone. A difendere la giornalista l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica. Per la difesa del sacerdote non era presente in aula nessun legale.

    Con Marinella Barbagallo salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote dopo Federica Tourn, Pierelisa Rizzo, Filippo Occhino e Manuela Acqua, oltre ad Antonio Messina, il giovane che aveva denunciato il sacerdote, e il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. Tutti i giornalisti sono assistiti da Ossigeno per l’Informazione.

    Si attende la decisione del Gip.

    Enna: salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote Rugolo

  • Messina: prete arrestato per abusi sessuali su una donna ospite di una casa accoglienza

    Messina: prete arrestato per abusi sessuali su una donna ospite di una casa accoglienza

    Un sacerdote è stato accusato, e posto agli arresti domiciliari, con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una donna ospite in una casa di accoglienza di Messina.

    Le indagini, delegate alla sezione di polizia giudiziaria della procura di Messina, sono avviate dopo la denuncia presentata dalla vittima su episodi di abuso avvenuti nella struttura.

    «Il giudice per le indagini preliminari – dice la procura messinese – ritenendo sussistente una piattaforma indiziaria grave (costituita da testimonianze, acquisizioni documentali e sopralluoghi) di colpevolezza e un concreto rischio di reiterazione del reato, ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari.

    In base alle prime informazioni – continuano dalla procura – il sacerdote nell’estate del 2022, approfittando della debolezza della vittima, avrebbe costretto la giovane donna, cittadina extracomunitaria da poco arrivata in Italia, a subire atti sessuali».

    Messina: prete arrestato per abusi sessuali su una donna ospite di una casa accoglienza

  • Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

    Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

    Udienza ieri per i giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, e il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi, quest’ultimo non presente ma rappresentato dall’avvocato Mario Caligiuri, querelati dal sacerdote Giuseppe Rugolo. I tre erano stati denunciati per diffamazione e divulgazione di atti procedurali in seguito alla pubblicazione di un articolo firmato da Pierelisa Rizzo sulla testata online Enna Live e sul sito di Rete L’Abuso il 28 giugno 2023. La Procura di Enna aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote si sono opposti e quindi ieri si è svolta l’udienza.

    Nell’udienza di ieri il pm Domenico Cattano ha insistito nella richiesta di archiviazione. L’avvocato dei due giornalisti, Eleanna Parasiliti Molica, si è associata alla richiesta di archiviazione del pm, sottolineando, tra l’altro, come l’articolo rispetti i canoni dell’informazione, la continenza del linguaggio e l’interesse pubblico.

    “La cosa grave – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – è che il tentativo del sequestro dei supporti informatici nei confronti della giornalista Rizzo sottende il tentativo di trascinare dentro questa vicenda i legali, sospettati di avere diffuso informazioni”.

    Poi è stata la volta dell’avvocato di Francesco Zanardi, Mario Caligiuri del Foro di Roma, che, associandosi alla richiesta di archiviazione, si è soffermato sul tema della libertà di espressione.

    La difesa di Rugolo era rappresentata da Salvuccio Aleo, in sostituzione di Denis Lovison, che ha ribadito l’opposizione all’archiviazione.

    Tra la documentazione prodotta dai legali dei giornalisti e di Zanardi c’è l’ordinanza emessa recentemente dal Gip del Tribunale di Savona per una querela analoga fatta sempre da Rugolo nei confronti di Zanardi, nella quale è stata disposta l’archiviazione.

    Si attende adesso la decisione del Gip del Tribunale di Enna Giuseppe Noto.

    Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

  • “Abusi sessuali durante le preghiere”, condanna annullata per il prete

    “Abusi sessuali durante le preghiere”, condanna annullata per il prete

    PALERMO – La sentenza di condanna è stata annullata dalla Cassazione. Dovrà essere celebrato un nuovo processo di appello nei confronti del frate cappuccino Salvatore Anello a cui erano stati inflitti, sia in primo che in secondo grado, sei anni e 10 mesi di carcere per violenza sessuale.

    Secondo l’accusa, avrebbe abusato di sei donne, di cui due minorenni durante le preghiere di liberazione dal maligno. Padre Anello, ospite del convento dei Cappuccini, nel 2016 fu arrestato.

    “Facile suggestionabilità”

    I supremi giudici hanno accolto il ricorso dell’avvocato Fausto Amato. Non si conoscono ancora le motivazione. ll legale ha puntato, tra le altre cose, sulla mancata valutazione dell’attendibilità delle presunte vittime.

    Soggetti “fragili, con intensa propensione a vivere intensamente le esperienze spirituali, che considerano come reale il mondo magico-superstizioso”. Donne “convinte di essere disturbate da entità negative, demoniache”, che vivrebbero un “modello culturale caratterizzato da facile suggestionabilità, da dipendenza ed influenzabilità dagli altri”.

    Le donne descrissero di avere subito ripetuti palpeggiamenti nelle parti intime. Il prete avrebbe usato delle pratiche che nulla c’entravano con la preghiera. La difesa sollevò il sospetto che si fossero messe d’accordo per accusare padre Anello.

    Il frate cappuccino era stato arrestato assieme colonnello dell’esercito Salvatore Muratore, animatore della comunità “Rinnovamento dello spirito santo”. A fare scattare le indagini era stata la denuncia di una donna e delle sue figlie. Poi arrivarono le altre denunce, ritenute credibili e genuine dai giudici del Tribunale e della Corte di appello.

    Per la difesa nulla di tutto ciò è accaduto. Nel ricorso l’avvocato Amato ha ripercorso la vita religiosa del sacerdote che negli ultimi anni ha sostenuto con la preghiera fino a 70 persone a settimana eppure “a dolersi dei toccamenti impropri sarebbero state soltanto quattro donne e due minori segno – per non essere fraintesi – che quelle benedizioni non erano mai state travisate da nesssun altro”.

    Le donne che avrebbero percepito “i toccamenti impropri non erano mai da sole ma in compagnia del marito, del fidanzato, dei genitori o di amici, ed il sacerdote ha sempre agito in loro presenza, senza nessuna obiezione da parte di queste persone circa quanto stava accadendo”.

    Come raccontato da alcuni testimoni, “durante la preghiera di sovente i fedeli urlavano, si dimenava in modo incontrollato, vomitavano, sputavano, si buttavano a terra e in taluni casi reagivano in modo anche violento verso il prete. Nei casi più gravi di possessione demoniaca, acclarato da padre Anello nel corso delle preghiere, i fedeli venivano invitati dallo a rivolgersi anche a preti specializzati in esorcismi”.

    “Abusi sessuali durante le preghiere”, condanna annullata per il prete

  • Caso Rugolo, nuova protesta contro i silenzi della Chiesa sugli abusi

    Caso Rugolo, nuova protesta contro i silenzi della Chiesa sugli abusi

    Nuova manifestazione ad Enna per denunciare il silenzio della Chiesa attorno alla vicenda di don Rugolo, il sacerdote di Enna, condannato in primo grado a 4 anni e mezzo per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La protesta davanti alla chiesa di San Marco

    Un gruppo nutrito di persone, composto da fedeli e laici, alcuni dei quali provenienti da altri Comuni della provincia, si è presentato nella giornata di ieri davanti alla chiesa di San Marco. Nelle settimane scorse una manifestazione analoga era stata organizzata in due chiese, ad Enna, e poi a Piazza Armerina.

    I cartelli contenenti una frase del vescovo

    Sono stati esibiti cartelli, tra cui “Non accetto prediche da chi copre un abuso” , in un altro è stata riportata una frase del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, intercettata dagli inquirenti e finita nell’inchiesta su don Rugolo. Il vescovo non è tra gli imputati ma nelle motivazioni della sentenza dei giudici del Tribunale di Enna vi sono diversi passaggi che lo riguardano.

    Le motivazioni dei giudici

    Secondo gli stessi giudici, Gisana sarebbe stato “ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti gli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina ed i suoi familiari, ma evitando di attuare qualsiasi forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo gli imponeva”.

    Caso Rugolo, nuova protesta contro i silenzi della Chiesa sugli abusi

  • Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    41954 ENNA-ADISTA. La scena ha un valore simbolico molto forte: all’ingresso dei sacerdoti in chiesa, un folto gruppo di fedeli si alza ed esce, in segno di protesta. È accaduto il 22 agosto scorso in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il prete denunciato alle autorità civili da Antonio Messina, che subì i suoi abusi sessuali, e condannato nel marzo scorso dalla giustizia civile a 4 anni e sei mesi di reclusione ex articolo 609 bis e quater del Codice penale (tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni), con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.

    All’esterno, i fedeli hanno esposto dei cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso».

    La scena, che è stata filmata, è diventata virale sui social media. Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale. Nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado (v. Adista Notizie n. 29/24), il vescovo di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, pur non essendo indagato, è fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo.

    Il documento cita «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo».

    Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi».

    Le motivazioni della sentenza da parte del Tribunale dunque confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dei giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa (v. Adista Notizie n. 11/24). Il documento ha fornito nuovo materiale per una puntata extra del Podcast, pubblicata il primo agosto scorso, e ha provocato anche una reazione di mons. Gisana, che ha cercato di difendersi in un’intervista rilasciata a La Stampa (26/7).

    A Enna anche la seconda “panchina viola” contro gli abusi clericali

    Il gesto di protesta dei fedeli ha efficacemente concretizzato e condensato quella presa di coscienza della realtà dei fatti già espressa la scorsa primavera con l’enorme affluenza della popolazione alla presentazione del podcast a Enna, che aveva visto la partecipazione di più di 150 persone, incredule e indignate.

    Tutto questo indica che forse il sistema di omertà e di coperture degli abusi comincia a creparsi e che la base cattolica sta attraversando una fase di profondo cambiamento, “non ci sta più” e non è più disposta a stare dalla parte del clero. Un segno che forse qualcosa sta cambiando – e che Enna può diventare la capofila di una più massiccia consapevolezza sul tema degli abusi – è anche l’inaugurazione, al Belvedere Marconi, nella città siciliana, seconda in Italia dopo Savona, della panchina viola contro gli abusi sessuali perpetrati da uomini del clero, autorizzata dal Comune su richiesta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete l’Abuso”, e sponsorizzata anche da ECA – Ending Clergy Abuse e dal coordinamento #ItalyChurchToo (di cui fa parte anche Adista), sollecitata anche dal quotidiano La Sicilia. «Questa installazione rappresenta un’importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – ha detto il sindaco Maurizio Dipietro (Ansa, 28/8) – e uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli». Anche qui sembra registrarsi uno scatto di consapevolezza: solo qualche mese fa, il podcast “La Confessione” aveva rilevato come l’amministrazione comunale non si fosse costituita parte civile nel processo contro don Rugolo. L’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, esprime ora soddisfazione: «Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità». Non si tratta solo «di un semplice arredo urbano», ha aggiunto: «È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli. La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori», e intende essere espressione dell’«impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura».

    Anche per Francesco Zanardi, creatore della campagna, la panchina viola a Enna rappresenta il segno di un cambiamento: «Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque». La campagna, intitolata “Ondaviola”, può essere portata in tutti i Comuni italiani. Si può aiutare a diffonderla nel proprio luogo di residenza, contattando Rete L’Abuso attraverso l’apposito form, su ondaviola.retelabuso.it.

    https://www.adista.it/articolo/72433

  • “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Adesso il papa chieda scusa ai sopravvissuti di Enna”. La provocazione di Francesco Zanardi presidente di Rete l’Abuso, unica associazione che accoglie le vittime di pedofilia clericale, arriva mentre è ancora forte l’impatto delle parole severe, determinate e piene di umanità di Papa Francesco per i migranti e mentre “l’onda viola” si muove da Enna tra lo “sciopero della Messa”, per protestare pacificamente contro i silenzi della Curia, la coda social ed un altro tassello importante per la sensibilizzazione sul tema: una panchina viola appena installata su richiesta dello stesso Zanardi all’amministrazione comunale Dipietro al Belvedere.

    Nelle parole del Papa sui migranti c’è piena coerenza con il Vangelo, cosa creerebbe lo stesso effetto sugli abusi sessuali clericali?

    “Se si vuole essere credibili – dice Zanardi- si deve applicare il Motu proprio vos estis lux mundi voluto da questo Papa in nome della tolleranza zero, sopratutto nella parte in cui parla dei vescovi insabbiatori”. Cosa manca per metterlo in atto? “ ho avuto modo di confrontarmi direttamente su questo tema in più occasioni anche con i vertici della CEI.

    Potrebbe mancare la denuncia diciamo interna, nonostante sia certo e noto che all’indomani del deposito delle motivazioni alla condanna di Don Rugolo, sia stato inviato tutto alla Cdf ed alla Nunziatura Aspostolica“.

    Zanardi ancora dice “ Ricordiamo certamente tutti le parole di elogio e sostegno di Papa Francesco nei confronti di Monsignor Gisana, nonostante il giudizio già in stato avanzato al tribunale di Enna. Ecco, io mi auguro che sia stata un’incredibile gaffe come accadde in Cile.

    Sottolineo però che in Cile preso atto sei fatti accaduti non solo si scusò ma procedette alla rimozione di diversi Vescovi. Per questo precedente ma ancora di più, in virtù del motu proprio che lui stesso ha voluto, auspico questa volta le scuse, assieme ai fatti, arrivino ai sopravvissuti di Enna, che attendono ancora risposta alla loro lettera”.

    Zanardi ha fatto della sua storia di sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote subiti negli anni ‘80 quando aveva appena 11 anni, la battaglia della vita “dal 2010 mi batto perché non accada ad altri” ed è fondatore e presidente dell’unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra e tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in 4 continenti.

    Al suo lavoro incessante si deve l’unica mappatura online facilmente fruibile da tutti, dal sito dell’associazione, con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione. “In Sicilia attualmente sono 87, ma sono purtroppo molti di più. Noi riportiamo quelli già indagati e condannati e lavoriamo al continuo aggiornamento per aiutare la consapevolezza tra la gente.” Cosa segna il senso morale all’interno della società?

    “Lo dico sempre perché ci credo profondamente la prova di moralità di una società risiede in quello che essa fa per i suoi bambini. E’ un principio mutuato dal Vangelo. Ad Enna credo ci sia un vero risveglio in questo senso, una presa di coscienza rara che vorrei fosse premiata ottenendo una Chiesa realmente rinnovata.”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA