Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    Nonostante un avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, emesso dalla Procura di Enna, e notificato al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, per falsa testimonianza,  oltre ad un profilo di scarsa etica che ammanta, ormai chiaramente, la Circoscrizione vescovile di Piazza Armerina, il vescovo ed il suo vicario generale Nino Rivoli, continuano imperterriti ad officiare cerimonie ufficiali come quella della inaugurazione del Giubileo della Speranza, lanciando strali dal pulpito.

    E’ accaduto ieri a Piazza Armerina dove Gisana ha officiato il Giubileo ordinario dell’Anno Santo 2025,  nella Basilica Cattedrale di Piazza Armerina. “Una chiesa gremita” dicono dalla Diocesi, pochi pochissimi fedeli considerato che la Diocesi conta tantissimi comuni, da Enna fino a Gela, in provincia di Caltanissetta  e, dunque, l’affluenza doveva essere oceanica.

    Ed è saltato agli occhi la totale assenza delle istituzioni, eccezion fatta per il sindaco Nino Cammarata, che è andato via quasi subito, e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine. E’ proprio il vicario generale, Rivoli, a pronunciare le parole prese in prestito direttamente da Dio “ Guarda le stelle, e contale se riesci a contarle, rubo la voce a Dio “ dice il prelato in chiesa, lo stesso Dio che il vicario bestemmia, più volte, nel corso delle intercettazioni, finite agli atti del processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo, in primo grado dal Tribunale di Enna per “violenza sessuale a danno di minori”.

    E, così ancora una volta, il Movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso” costituito da cattolici ferventi e non, torna a chiedere di porre fine a queste pagliacciate nella casa di Dio, chiede di potere tornare a pregare nelle chiese in cui officino sacerdoti puliti, che il vescovo, cosi come il vicario giudiziale Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, anche lui colpito dall’avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, facciano un passo indietro e liberino questa Diocesi dalle loro presenze ingombranti. Per il bene della Chiesa e dei tanti fedeli che in quel Dio ancora ci credono .

    Il silenzio assordante che ha contraddistinto tutto il processo a Giuseppe Rugolo, non è più accettabile. La sentenza e le sue motivazioni segnano un momento drammatico che va ben oltre il singolo caso: coinvolge la reputazione e la credibilità di intere istituzioni religiose e civili. Non possiamo più ignorare le implicazioni morali, sociali e civili che tale vicenda ha sollevato.

    Chiediamo, con forza, che il vescovo faccia un passo indietro e riconosca le proprie responsabilità in una vicenda che ha danneggiato la comunità, gettando ombre sulle istituzioni ecclesiastiche . Un vescovo, che alla luce di quanto emerso durante il processo, non ha mai avuto una sola parola di conforto per le vittime di abusi, perpetrati sotto il suo manto e nella sua Diocesi.

    Enna 30 dic 24

    Il movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso”

  • Chiesta la condanna a sei anni per l’ex sacerdote marsalese Vito Caradonna

    Chiesta la condanna a sei anni per l’ex sacerdote marsalese Vito Caradonna

    Sei anni di carcere sono stati invocati dal pm Paolo Bianchi per l’ex prete marsalese Vito Caradonna, 50 anni, processato in abbreviato davanti al gup Matteo Giacalone per concorso in falso in atto pubblico e favoreggiamento dell’illegale permanenza di stranieri sul territorio italiano.

    Caradonna fu ridotto allo stato laicale nel luglio 2017 dopo le condanne subite in due diversi processi per tentata violenza sessuale su un uomo e circonvenzione di incapace. Stavolta, invece, è imputato insieme a cinque stranieri, quattro uomini e una donna: Biron Sarr, di 35 anni, Muhammed Kietà, di 28, entrambi del Gambia, Bou Makadji, di 36, del Mali, Sakander Ali, di 33, del Pakistan, e Zalfata Liza, di 33, delle Isole Comore. Due anni di carcere sono stati invocati per Sakander. Pene più lievi per gli altri.

    Secondo l’accusa, tra i primi mesi del 2018 e il luglio 2020, in concorso tra loro e con cittadini extracomunitari che hanno poi ottenuto il permesso di soggiorno (per i quali si è proceduto separatamente), dopo aver venduto a questi ultimi, ricevendo da ciascuno una somma variabile da 200 a 350 euro circa, contratti di lavoro o di locazione ideologicamente falsi, determinavano l’induzione in errore dei pubblici ufficiali, che, ricevute le istanze per il rilascio del permesso di soggiorno da parte di numerosi cittadini extracomunitari coinvolti corredate dai contratti di locazione, di lavoro o comunque false denunce di attività lavorative, rilasciavano o rinnovavano oltre sessanta permessi di soggiorno.

    Per gli investigatori, a reperire e redigere la falsa documentazione sarebbe stato l’ex sacerdote che avrebbe anche condotto le trattative con gli extracomunitari “sfruttando – si legge nel capo d’accusa – la loro situazione di necessità”. I cinque stranieri avrebbero procacciato i “clienti”. Con i falsi contratti, naturalmente, sarebbe stata favorita la illegale permanenza degli extracomunitari sul territorio italiano. A difendere Vito Caradonna è l’avvocato Calogera Falco, che ha fatto la sua arringa dopo la requisitoria del pm.

    La prossima udienza è stata fissata per il 3 marzo, quando, dopo eventuali repliche, potrebbe essere emessa la sentenza.

  • Caso Rugolo, le 3 lettere (senza risposta) di Antonio a Papa Francesco: «Dia voce a chi come me ha subìto abusi nella Chiesa»

    Caso Rugolo, le 3 lettere (senza risposta) di Antonio a Papa Francesco: «Dia voce a chi come me ha subìto abusi nella Chiesa»

    a bussato tre volte alla “porta” di Papa Francesco, in tre momenti chiave della sua storia da “sopravvissuto” agli abusi sessuali nella parrocchia che frequentava quando aveva appena 16 anni. Tre lettere diverse, una nel 2020 e due quest’anno per chiedere aiuto, ascolto, conforto, interventi diretti al Papa, denunciando le coperture all’interno della Diocesi di Piazza Armerina. Per Antonio Messina – il giovane ennese che ha denunciato don Giuseppe Rugolo per gli abusi sessuali subiti da quando aveva appena 15 anni, condannato lo scorso 5 marzo dal Tribunale di Enna a quattro anni e sei mesi di reclusione – il tempo dell’evangelico “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” sembra però non compiersi mai. Adesso alla vicenda giudiziaria principale si è aggiunta una nuova inchiesta della procura di Enna, che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per falsa testimonianza al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano. Per l’accusa, avrebbero coperto Rugolo.

    Messina scrive al Papa per la prima volta, nell’ottobre 2020, poco prima di rivolgersi alla Procura. La porta resta chiusa. La speranza riposta era quella di un intervento risolutivo, la richiesta di giustizia passa così alla magistratura ordinaria. Quattro anni dopo, passati 20 giorni dalla pronuncia della sentenza di condanna per Rugolo, è il momento per Antonio di bussare di nuovo alla porta del Pontefice. Batte più forte che può, inviando un esposto indirizzato al Papa e tra i destinatari include il Dicastero per il clero, il Dicastero per i Vescovi e quello per la dottrina della fede. Richiama quella prima lettera senza risposta nella quale affidava al Papa la propria storia chiedendo udienza «per dare voce alle mie sofferenze, a quelle della mia famiglia, a quelle dei giovani che come me vivono una vita stravolta dagli abusi sessuali» e torna sulla «continua ricerca di giustizia in ambito ecclesiale, puntualmente disattesa» sottolineando un sistema di coperture interno alla chiesa.

    Lo sconforto

    E racconta anche dello sconforto vissuto al diffondersi della notizia delle parole di Papa Francesco a sostegno del vescovo Gisana a Gela nel novembre 2023 dicendo «mi consola solo il pensiero che Lei non abbia avuto contezza dell’ombra nera che avvolge la Diocesi di Piazza Armerina in cui i procedimenti penali a carico di prelati e di soggetti operanti nel contesto ecclesiale, per reati a sfondo sessuale, hanno raggiunto una dimensione allarmante, senza che il vescovo abbia adottato provvedimenti di cautela pur essendo consapevole dei gravi atti commessi ai danni di minori».

    Antonio nel bussare per la seconda volta cerca di dare una risposta al silenzio che lo avvolge da quattro anni, pensando anche all’attesa del Papa della conclusione del primo grado di giudizio, ma passati 20 giorni dalla sentenza, la risposta manca ancora e prova a sollecitarla. La porta resta ancora chiusa nonostante abbia anche allegato atti all’esposto. Antonio non si arrende mentre i mesi scorrono veloci e trova il modo per bussare ancora più da vicino alla porta del Papa, per la terza volta, mentre Papa Francesco è in viaggio verso Bruxelles. La richiesta è quella di essere ascoltato, di vedere accanto alla giustizia ordinaria muoversi quella ecclesiastica, di potere aiutare davvero gli altri “sopravvissuti” agli abusi clericali a non avere paura e a denunciare sapendo di trovare risposte.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/caso-rugolo-le-3-lettere-senza-risposta-di-antonio-a-papa-francesco-dia-voce-a-chi-come-me-ha-subito-abusi-nella-chiesa-2353000

  • Caso Rugolo: il vescovo Gisana indagato per falsa testimonianza

    Caso Rugolo: il vescovo Gisana indagato per falsa testimonianza

    PIAZZA ARMERINA (EN)-ADISTA. È formalmente indagato per falsa testimonianza dalla Procura di Enna mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, assurto agli onori delle cronache nel caso del prete don Giuseppe Rugolo, condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi ex articolo 609 bis e quater del codice penale per tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado (v. Adista Notizie nn. 10/24). A denunciare il prete di Enna alle autorità civili, dopo un tentativo infruttuoso con le autorità della Chiesa, la vittima, Antonio Messina, sedicenne all’epoca degli fatti, avvenuti dal 2009 al 2013. La falsa testimonianza del vescovo, secondo l’accusa (v. La Repubblica Palermo, 13/12) sarebbe stata commessa nel corso dell’inchiesta e anche durante il processo; ugualmente indagato con la medesima contestazione anche il vicario giudiziale della diocesi, mons. Vincenzo Murgano.

    Già nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado – che sanciva anche la responsabilità civile della diocesi, condannandola a pagare un risarcimento alla vittima Messina (v. Adista Notizie n. 29/24) – il vescovo di Piazza Armerina era stato fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo. Il documento citava «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo». Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi». Le motivazioni del Tribunale confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dai giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano».

    Chiusura delle indagini

    Ora, a seguito di un nuovo esposto della parte civile, il procuratore Ennio Petrigni, si legge su Repubblica, intende approfondire la posizione di Gisana e per questo nei giorni scorsi i pubblici ministeri «hanno firmato un provvedimento di chiusura dell’indagine, che è stato notificato dalla squadra mobile». Ora, davanti a questo nuovo passo Gisana – che ha sempre negato di avere insabbiato alcunché e il cui avvocato ha sempre insistito sul fatto che le frasi estratte dalle intercettazioni che lo incolpavano erano «decontestualizzate» – e il vicario Murgano hanno trenta giorni di tempo per depositare una memoria oppure per chiedere di essere interrogati.

    Le richieste di dimissioni

    La notizia dell’indagine su mons. Gisana e mons. Murgano arriva dopo mesi di tensione in diocesi, segnati da iniziative della base cattolica, costituitasi in un comitato di protesta contro la curia diocesana che chiede le dimissioni di Gisana. Dimissioni, si dice, a cui avrebbe dovuto già pensare papa Francesco ma che invece non sono mai arrivate, complice anche il favore di cui Gisana gode presso il papa stesso che, a processo in corso, ebbe a dire che era stato «perseguitato e calunniato», ma che era «un vescovo giusto». Il 22 agosto, in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, al loro ingresso in chiesa, un folto gruppo di fedeli si è alzato ed è uscito, in segno di protesta, riunendosi sul sagrato con cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso». Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale (v. Adista 30/24). Alla fine dello scorso novembre, poi, in occasione della celebrazione a Pietraperzia (Comune nella diocesi di Piazza Armerina) della patrona dell’Arma dei Carabinieri Virgo Fidelis, per la quale la Fanfara dell’Arma del XII Reggimento “Sicilia” di Palermo avrebbe dovuto esibirsi in un concerto seguito da un corteo e dalla celebrazione della Messa presieduta da Gisana. È arrivata al comando generale dell’Arma dei carabinieri una lettera firmata da Antonio Messina; si riteneva «inaudito che l’Arma dei carabinieri richieda, in occasione delle celebrazioni che vedono le forze dell’ordine protagoniste, la presenza del vescovo che, come rassegnato dal tribunale penale di Enna nella sentenza emessa in 5 marzo, all’esito del noto processo a carico del sacerdote Giuseppe Rugolo, “ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri/doveri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione”». «Vi chiedo – era l’appello di Antonio Messina – di valutare l’opportunità della presenza del vescovo Rosario Gisana alle celebrazioni dedicate alla “Virgo Fidelis”, patrona dell’arma dei carabinieri che, come tutte le altre forze di polizia, deve rispondere alla procura della Repubblica e al tribunale, istituzioni che hanno severamente condannato l’operato dell’ordinario diocesano».

    L’appello non era caduto nel vuoto; il Comune di Pietraperzia (che patrocinava l’evento) e l’Arma dei Carabinieri hanno comunicato, a 48 ore dalla celebrazione, «che a causa di problemi organizzativi dell’Arma dei Carabinieri, l’esibizione della Fanfara dei Carabinieri è rinviata a data da destinarsi».

    https://www.adista.it/articolo/73007

  • Indagato vescovo di Piazza Armerina, avrebbe coperto il prete condannato per molestie

    Indagato vescovo di Piazza Armerina, avrebbe coperto il prete condannato per molestie

    Le indagini sarebbero state chiuse e ora Il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il vicario giudiziale della diocesi, monsignor Vincenzo Murgano, hanno 30 giorni per farsi interrogare o presentare memorie difensive.

    Il quotidiano “La Repubblica” riporta che i due sono indagati per falsa testimonianza dalla procura di Enna per le dichiarazioni fatte durante l’inchiesta e poi nel processo a carico del prete Giuseppe Rugolo, poi condannato per tentata violenza sessuale ai danni di un ragazzo minorenne all’epoca dei fatti.

    Il vescovo, negli ultimi mesi, è stato spesso contestato dai fedeli della diocesi di Piazza Armerina, che dopo aver costituito con comitato ne chiedono le dimissioni. I giudici di Enna, che hanno condannato don Rugolo, nella sentenza hanno scritto che il monsignore avrebbe «omesso qualsivoglia iniziativa a tutela dei minori, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione».

    Il tribunale ha anche dichiarato la responsabilità civile della Curia di Piazza Armerina, e quindi anche la Chiesa dovrà pagare il risarcimento nei confronti del giovane molestato, che ha denunciato nel 2020 fatti accaduti 12 anni prima.

    Delle molestie il giovane aveva parlato anche con il vescovo Gisana che aveva avviato una indagine interna approdata in un nulla di fatto.  Agli atti dell’inchiesta – riporta ancora il quotidiano “La Repubblica” – c’è anche un’intercettazione fra don Rugolo e monsignor Gisana in cui il vescovo afferma: «Il problema è anche mio, perché io ho insabbiato questa storia. Pazienza, vedremo come poterne uscire».

    https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2024/12/indagato-vescovo-di-piazza-armerina-avrebbe-coperto-il-prete-condannato-per-molestie-46b932b2-49b8-4e0a-b5b6-c5a5e1fa4eb0.html

  • Prete condannato per violenza sessuale, vescovo indagato

    Prete condannato per violenza sessuale, vescovo indagato

    Il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il suo vicario generale, Vincenzo Murgano, attualmente parroco della chiesa madre del capoluogo, sono indagati dalla procura di Enna per falsa testimonianza.

    La vicenda è una coda del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo, che si è concluso lo scorso 5 marzo con una condanna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale a danno di minori.

    Dopo la conclusione del processo la parte civile, Antonio Messina, ha presentato un esposto in procura e ora i pm vogliono approfondire la vicenda.

    “A fronte delle tante bugie emerse nel corso delle indagini e anche nelle deposizioni in aula, mi sarei aspettato che il tribunale trasmettesse autonomamente gli atti in procura. Così non è stato. Oggi apprendo che comunque la procura sta andando avanti” dice Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato il sacerdote e al quale Gisana aveva offerto 25 mila euro in contanti in cambio del silenzio.

    I giudici, nelle motivazioni della sentenza di condanna a Rugolo, stigmatizzano il comportamento del vescovo Gisana come atto “a facilitare l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione” . Nel corso di una intercettazione, agli atti del processo, tra il vescovo e Rugolo, Gisana ammette di avere insabbiato i fatti.

    Ora l’inchiesta della Procura dove da qualche settimana si è insediato il nuovo procuratore, Ennio Petrigni

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/12/13/prete-condannato-per-violenza-sessuale-vescovo-indagato_bcbdb8e3-2c47-42fa-9985-ceaeafeef53e.html

  • LA FANFARA DEI CARABINIERI DI PALERMO HA RINUNCIATO ALLA FESTA RELIGIOSA DELLA “VIRGO FIDELIS” PRESIEDUTA DAL VESCOVO ROSARIO GISANA

    LA FANFARA DEI CARABINIERI DI PALERMO HA RINUNCIATO ALLA FESTA RELIGIOSA DELLA “VIRGO FIDELIS” PRESIEDUTA DAL VESCOVO ROSARIO GISANA

    La locandina dell’evento, patrocinato dal Comune, è stata diffusa su vari profili Facebook, compreso quello del parroco Osvaldo William Brugnone della chiesa madre di Pietraperzia, in provincia di Enna, ma all’improvviso tutto è stato rimandato a data da destinarsi, ufficialmente “per ragioni organizzative”.

    A quarantotto ore dalla festa della “Virgo Fidelis”, patrona dell’arma dei carabinieri, con l’esibizione della fanfara del XII reggimento Palermo e la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, prevista per domenica mattina nella chiesa madre di Pietraperzia, è arrivata al comando generale dell’Arma dei carabinieri una lettera di “indignazione”.

    A firmarla, Antonio Messina, fra gli animatori del comitato “Non accetto prediche da chi copre un abuso”, che ha denunciato gli abusi di don Giuseppe Rugolo, subiti quando aveva 16 anni. Rugolo è stato condannato lo scorso marzo a quattro anni e mezzo per violenza sessuale aggravata su minori.

    Nella lettera Messina trova “inaudito che l’Arma dei carabinieri richieda, in occasione delle celebrazioni che vedono le forze dell’ordine protagoniste, la presenza del vescovo che, come rassegnato dal tribunale penale di Enna nella sentenza emessa in 5 marzo, all’esito del noto processo a carico del sacerdote Giuseppe Rugolo ‘ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri/doveri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione’”.

    […] Infine un appello: “Vi chiedo di valutare l’opportunità della presenza del vescovo Rosario Gisana alle celebrazioni dedicate alla “Virgo Fidelis”, patrona dell’arma dei carabinieri che, come tutte le altre forze di polizia, deve rispondere alla procura della Repubblica e al tribunale, istituzioni che hanno severamente condannato l’operato dell’ordinario diocesano”.

    L’appello non deve essere caduto nel vuoto, se quasi alla vigilia di una festa religiosa così importante tutto è stato rinviato “a data destinarsi”, come fa sapere lo stesso comando provinciale dei carabinieri di Enna. […]

    https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/musica-finita-vescovo-ndash-fanfara-carabinieri-415828.htm

  • Enna, querele Rugolo: archiviazione per Messina, Acqua, Rizzo e Occhino

    Enna, querele Rugolo: archiviazione per Messina, Acqua, Rizzo e Occhino

    Arriva l’archiviazione per i giornalisti Manuela Acqua, Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, querelati da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado lo scorso 5 marzo a 4 anni mezzo per violenza sessuale a danno di minori. I tre erano accusati di diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    La Procura aveva già chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote si erano opposti. Archiviazione anche per Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato il sacerdote. Tutti i giornalisti erano assistiti dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica e la Rizzo anche dall’avvocato Giovanni Di Giovanni del foro di Caltanissetta, con il sostegno di Ossigeno per l’Informazione.

    Le ordinanze, si trattava di due distinti fascicoli, sono state firmate dal Gip Ornella Zelia Futura Maimone che, in linea con quanto già statuito dalla Procura, ha ritenuto non solo infondate le querele, ma gli articoli di stampa in linea con il diritto di libertà di manifestazione del pensiero garantito dalla carta costituzionale.

    Circa un mese fa era stata archiviata un’altra querela del sacerdote nei confronti dei giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino e del presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. Rimane ancora pendente una terza querela contro la giornalista Pierelisa Rizzo, sempre per diffamazione, che sarà decisa il prossimo 25 febbraio.

    Enna, querele Rugolo: archiviazione per Messina, Acqua, Rizzo e Occhino

  • ENNA – Archiviazione per i giornalisti accusati di diffamazione da don Rugolo

    ENNA – Archiviazione per i giornalisti accusati di diffamazione da don Rugolo

    Il Gip del Tribunale di Enna, Giuseppe Noto, dopo l’udienza che si è tenuta lo scorso 1 ottobre scorso, ha definitivamente archiviato il procedimento penale a carico dei giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, direttore della testata on line Ennalive, nonché del presidente dell’Associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi denunciati da Giuseppe Rugolo, per diffamazione e per divulgazione di atti processuali per un articolo pubblicato il 28 giugno 2023.

    Il sacerdote, già condannato da Tribunale di Enna per violenza sessuale ai danni di minori, aveva ritenuto diffamatoria la frase dell’articolo di stampa che aveva definito poco consoni gli atteggiamenti del prete, ripresi in un video riprodotto in aula, mentre fa la doccia con un minore.

    Il GIP del Tribunale di Enna, accogliendo la richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica di Enna e le argomentazioni difensive dei difensori degli indagati, ha pronunciato ordinanza di archiviazione affermando che gli articoli non hanno alcun carattere diffamatorio in quanto Pierelisa Rizzo non ha fatto che riportare in termini veridici quanto avvenuto nel corso dell’udienza dl 27 giugno 2023.

    Archiviata anche l’ipotesi di reato di divulgazione di atti processuali dal momento che non sussisteva alcun divieto di pubblicazione.

  • ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    I legali di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per” violenza sessuale aggravata a danno di minori”, hanno presentato appello contro la sentenza emessa dal tribunale di Enna lo scorso 5 marzo che ha condannato il prete in primo grado.

    Di fatto i legali, Antonino Lizio e Dennis Lovison contestano tutto l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna del sacerdote e chiedono la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato e ascoltare le altre due giovani vittime.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia , ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo ha presentato appello alla sentenza. Il legale del vescovo, Gabriele Cantaro, sostiene che la curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente “Le uniche persone giuridiche legalmente riconosciute , nell’ambito territoriale della Diocesi di Piazza Armerina – si legge nell’appello – sono la diocesi ed il seminario vescovile, ma certamente non la curia”.