Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Diritto di cronaca a tutela della comunità, solidarietà a Pierelisa Rizzo

    Diritto di cronaca a tutela della comunità, solidarietà a Pierelisa Rizzo

    L’Ordine dei giornalisti di Sicilia ed Assostampa Sicilia esprimono solidarietà alla collega ennese Pierelisa Rizzo, cronista dell’Ansa, dopo i riferimenti fatti in aula, nel corso di due udienze di appello,  dalla difesa di Don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale a danno di minori, in merito ad un presunto condizionamento di testimoni e magistrati causato dalle cronache da lei firmate.
    L’Ordine dei giornalisti di Sicilia e il sindacato unitario dei giornalisti siciliani restano accanto alla collega già tre volte querelata dalla difesa del sacerdote e per cui sono state disposte altrettante ordinanze di archiviazione definitiva.
    Nel corso della vicenda sono stati querelati dalla difesa di Rugolo 6 giornalisti e per tutti è stata proposta l’archiviazione dalla Procura: alcune posizioni sono già definitivamente chiuse.
    Per l’Odg Sicilia e per il sindacato «il diritto di cronaca tutela le comunità, dando loro gli strumenti necessari per formare opinione sui fatti, anche quelli più complessi da raccontare e non ordisce congiure a danno di nessuno».
  • Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

    Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

    Cambia parzialmente lo scenario, dentro e fuori il processo, per il sacerdote Claudio Marino, finito agli arresti domiciliari nell’ottobre 2024 per un presunto caso di violenza sessuale nella casa d’accoglienza Cristo Re su una ospite migrante.

    I giudici della seconda sezione penale dopo aver sentito in aula il teste che nella fase delle indagini aveva detto di aver ricevuto le confidenze della donna, hanno rimesso in libertà il prete per affievolimento delle esigenze cautelari.

    Il teste, infatti, in aula ha precisato di avere ricevuto le confidenze solo a distanza di anni dal suo allontanamento da Cristo Re, e su espressa domanda dei difensori del sacerdote, gli avvocati Salvatore Silvestri e Delia Urbani, ha collocato temporalmente la circostanza in epoca analoga alla prima verbalizzazione, quando cioè la vittima era stata sentita, a distanza di due anni dal fatto, dalla Polizia di Catania nel procedimento per l’espulsione.

    Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

  • Abusi su minore, la difesa di Don Rugolo contesta le indagini

    Abusi su minore, la difesa di Don Rugolo contesta le indagini

    Si è tenuta oggi a Caltanissetta la terza udienza del processo d’appello a don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado a 4 anni mezzo, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Intanto è in corso un procedimento ecclesiastico presso il dicastero per la dottrina della Fede nei confronti del religioso; non è ancora chiaro se il sacerdote sia stato interdetto dal celebrare messa in pubblico o si vada verso la sua riduzione allo stato laicale.

    Nel corso delle udienze sono stati sentiti alcuni testimoni e alcune presunte vittime che avrebbero segnalato al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, gli abusi subiti da Antonio Messina, l’archeologo la cui denuncia ha portato alla condanna del sacerdote. Una ricostruzione, quella della squadra mobile di Enna che ha operato su delega della Procura, contestata da Denis Lovison, uno degli avvocati del collegio difensivo.

    In particolare il legale ha tentato di confutare alcune intercettazioni che sarebbero state effettuate mentre l’indagato stava contemporaneamente visionando alcuni siti pornografici.In aula erano presenti l’imputato e le parti civili, i genitori di Messina, e le associazioni Rete l’Abuso e Cotulevii, i legali della Curia di Piazza Armerina, e quelli della parrocchia di San Giovanni, dove si sarebbero consumati alcuni abusi. La sentenza è prevista per il 17 giugno.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-su-minore-la-difesa-di-don-rugolo-contesta-le-indagini-2509902/

  • Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    “Chiedo a Papa Leone XIV di rimuovere il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana ”. Sono le parole di Antonio Messina, l’archeologo ennese dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna su violenza sessuale che ha portato alla condanna in primo grado, a 4 anni e mezzo, di don Giuseppe Rugolo, rilasciate al quotidiano nazionale La Repubblica.

    Udienza da papa Francesco

    Messina era stato invitato in udienza privata da papa Francesco a cui avrebbe raccontato la sua vicenda poi la morte del Pontefice ha cambiato tutti i programmi, da qui la richiesta a papa Leone XIV nel giorno della prima udienza, al tribunale di Enna, del processo che vede alla sbarra il vescovo, Rosario Gisana, ed il parroco della chiesa Madre, Vincenzo Murgano, imputati per falsa testimonianza in merito alle loro dichiarazioni rilasciate nel procedimento contro Rugolo, per cui è iniziato l’Appello a Caltanissetta.

    Il cambio del giudice

    Il giudice che avrebbe dovuto occuparsi del processo contro i due prelati si è dichiarato incompatibile perché estensore della sentenza di condanna di primo grado di Rugolo: sarà sostituito da Marco Strano e la prossima udienza è stata fissata al 29 di ottobre. Messina, difeso dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile, lo faranno anche i genitori di Antonio Messina e l’associazione “Rete l’Abuso”. 

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

  • Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    l giudice Maria Rosaria Santoni, giudice estensore della sentenza di condanna al sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale a minorenne, si è astenuta nel processo che vede imputati per falsa testimonianza il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, e il suo vicario giudiziale e attuale parroco della Chiesa Madre di Enna Vincenzo Murgano.

    La prossima udienza è fissata per il 29 ottobre. Oggi si è costituito parte civile Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica.

    Il legale del vescovo, l’avvocato Gabriele Cantaro, ha annunciato che sarà affiancato nella difesa da un legale romano, il penalista Pierfrancesco Bruno.

    «La nomina di un avvocato per la Diocesi che viene da Roma dimostra che la difesa ha compreso che questo processo ha uno scenario nazionale», ha commentato Antonio Messina, dalla cui denuncia è stato incardinato il processo a padre Rugolo.

    https://www.lasicilia.it/enna/processo-al-vescovo-rosario-gisana-la-giudice-si-e-astenuta-e-la-diocesi-nomina-un-legale-romano-2508271/

  • I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    ENNA – “Ho accolto l’attenzione riservata a me e al mio caso da parte della commissione Pontificia per la tutela dei minori, ma al momento ritengo giusto mantenere il riserbo sui contenuti dell’incontro. Auspico una risoluzione anche a livello ecclesiastico, che apra la strada alla verità e possa essere da esempio per altre vittime”.

    Così Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato di essere vittima di abusi da parte di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e mezzo di carcere in primo grado, per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    In corso l’appello di Rugolo

    La notizia dell’incontro di Messina, che a Roma è stato accompagnato dal suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, con un rappresentante della commissione pontificia, arriva nel giorno della seconda udienza di appello al sacerdote, che si celebra alla corte d’appello di Caltanissetta.

    Lo ha annunciato in aula il legale di parte civile dei genitori del giovane, Giovanni Di Giovanni. Messina aveva già ricevuto, nei mesi scorsi, un invito ad incontrare Papa Francesco, mai avvenuto a causa della morte del Pontefice.

    Lunedì il processo per falsa testimonianza

    Intanto, lunedì prossimo al tribunale di Enna si terrà la prima udienza del processo che vede imputati, per falsa testimonianza, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano.

    I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote. La prossima udienza d’appello è fissata per il 27 maggio.

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

  • Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Nel processo di appello, che si celebra in corte d’appello, a Caltanissetta, a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori, nella prossima udienza, fissata per il 27 maggio, non ci sarà la sentenza.

    L’ha annunciato, a chiusura della seconda udienza, la presidente nella I sezione penale Roberta Serio nel corso della quale hanno parlato Giovanni Di Giovanni, legale di parte civile della famiglia di Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato Rugolo.

    Per la prima volta, dall’inizio del processo Messina non era in aula e neppure il suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, “perché – ha detto Di Giovanni – convocati dalla Santa Sede , in Vaticano”. Assente anche l’imputato, Giuseppe Rugolo.

    L’avvocato Mauro Lombardo della parrocchia di San Giovanni, dove sarebbero avvenute alcune violenze, ha attaccato la sentenza di I grado che, secondo lui, non avrebbe approfondito alcuni aspetti chiave della vicenda mentre Gabriele Cantaro, legale della curia di Piazza Armerina, ritenuta responsabile civile, ha parlato di attacco mediatico al vescovo Gisana a ha poi incentrato il suo intervento sul fatto che si sarebbe dovuta citare la diocesi piuttosto che la curia, che a suo dire, potrebbe essere considerata come una sorta di segreteria della diocesi.

    Intanto c’è attesa per l’udienza prebattimentale che si celebra al tribunale di Enna il prossimo 26 maggio e che vede imputati per falsa testimonianza proprio il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano. I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote Rugolo

  • Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

    Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

    Il sacerdote, dunque, tornerà in un’aula di giustizia. Il suo legale, l’avvocato Giovanni Di Trapani, ritiene che ci siano nuove prove a favore dell’imputato, mentre alcune del passato non sono state erroneamente perse in considerazione.

    Nei mesi scorsi la Cassazione ha reso definitiva la condanna ed Esposito si trova ai domiciliari dopo essere stato per un periodo in carcere. Originario di Caltavuturo, in provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni.

    In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

    Conosceva l’età delle vittime?

    Il prete sapeva che i ragazzini erano minorenni? Secondo l’accusa, che ha retto nei tre gradi di giudizio, la riposta è sì. Secondo la difesa, no. Esposito sarebbe stato in una condizione di “ignoranza inevitabile”.

    “Alcune testimonianze genuine e spontanee acquisite in dibattimento nel contraddittorio delle parti, che escludevano la responsabilità dell’imputato, ignaro della minore età dei ragazzi – sostiene l’avvocato Di Trapani – sono state inspiegabilmente ed immotivatamente ritenute inattendibili, tanto da dover indurre il Tribunale ad acquisire ed utilizzare ai fini della decisione le sommarie informazioni rese dagli stessi testimoni in fase d’indagine; una delle quali, tra l’altro, favorevole ad Esposito”.

    “Si evinceva chiaramente come lo stesso Esposito fosse stato addirittura indotto in errore da questi ultimi, i quali avevano taciuto lo loro reale età anagrafica spacciandosi per maggiorenni”, aggiunge il legale.

    L’ex sacerdote risiedeva in un’altra regione e “non aveva avuto modo di vederli di presenza se non in una sporadica occasione e per pochi minuti dinanzi ad un ipermercato”. “Lui sapeva che ero maggiorenne perché gliel’ho detto io”, disse una delle vittime. “Non gli ho mai detto di essere minorenne”, ha aggiunto un altro dei ragazzi.

    L’ipotesi corruzione

    Nel corso del processo, si è anche parlato di “un asserito tentativo di corruzione dei giovani testi ad opera del fratello del prelato”. Sul punto Di Trapani è tranciante: “Vi è un’unica annotazione non supportata da alcuna intercettazione agli atti, e peraltro per nulla dimostrativa nel merito, quanto al suo letterale contenuto, dell’ipotizzato pactum sceleris”.

    “D’altro canto, non vi è mai stato, ad oggi, a distanza di anni dal presunto accadimento di corruttela, alcun procedimento penale né a carico del fratello di Esposito – conclude- per il reato ipotizzato di intralcio alla giustizia, né in danno dei giovani che dallo stesso sarebbero stati corrotti per deporre a favore del sacerdote e avrebbero, quindi, commesso il delitto di falsa testimonianza”.

    Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, prete chiede la revisione

  • Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Si è aperto oggi, a Caltanissetta, il processo di appello a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Rugolo era presente in aula quando il sostituto procuratore della Corte d’appello, Antonino Patti, ha parlato di situazioni scabrose ed inaccettabili ricordando come la vittima, che ha denunciato il sacerdote, Antonio Messina, sia stato ritenuto credibile dal tribunale di Enna. «Ritengo che la sentenza sia scrupolosa» ha detto il sostituto procuratore e per questo ha chiesto la conferma della condanna di primo grado.

    A parlare oggi anche l’avvocato della vittima, Eleanna Parasiliti Molica che ha passato a rassegna tutte i motivi d’appello ricordando alla presidente della Corte, Roberta Serio, che la richiesta della difesa del sacerdote, che chiederebbe di ascoltare le altre due vittime tracciate nel processo di primo grado, è irricevibile in quanto sono stati proprio i legali a rinunciarvi.

    Poi è toccato agli altri due rappresentanti delle parti civili, Irina Mendolia e Mario Caligiuri in rappresentanza dell’associazione Contro tutte le violenze e Rete l’abuso, mentre l’avvocato Giovanni Di Giovanni, per i genitori della vittima, Michele Messina e Rita Cappa, assente perché impegnato in altra udienza, potrà discutere alla prossima udienza , fissata per il prossimo 22 maggio, insieme all’avvocato della Curia, Gabriele Cantaro. Il 27 maggio dovrebbe esserci l’ultima udienza con gli avvocati dell’imputato, Dennis Lovison e Antonino Lizio.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-sessuali-su-minori-a-caltanissetta-comincia-il-processo-dappello-a-don-rugolo-2461547/

  • Il processo per violenza sessuale all’istituto “Cristo Re”, in aula i teste della difesa: si indaga sugli spostamenti del prete

    Il processo per violenza sessuale all’istituto “Cristo Re”, in aula i teste della difesa: si indaga sugli spostamenti del prete

    Prosegue in aula il processo che vede coinvolto padre Claudio Marino, ex direttore dell’istituto antoniano “Cristo Re” finito ai domiciliari dopo la denuncia di una donna di origini tunisine che lo ha accusato di aver subito violenza sessuale durante l’estate del 2022.

    Dopo l’udienza in cui ha testimoniato la persona offesa, difesa dall’avvocato Maria Grazia Corio, davanti al collegio della prima sezione penale, confermando le accuse contro il rogazionista, difeso dagli avvocati Salvatore Silvestro e Delia Urbani, oggi si è riunita nuovamente la corte per ascoltare tre testimoni della difesa.

    Si tratta di tre persone vicine a padre Marino per motivi spirituali e di lavoro all’interno dell’istituto, cioè una suora dello “Spirito Santo”, una psicologa del “Cristo Re” e un dipendente che si occupa di smistare e prendere nota su un registro specifico degli ospiti durante l’ingresso, l’uscita e la permanenza in sede. Atteso ma non ancora rintracciato il mediatore culturale che sarebbe stato testimone delle attenzioni del prete nei confronti della donna che ha denunciato.

    Durante il dibattimento si è cercato di ricostruire il periodo di permanenza della donna nel 2022, che sarebbe collocabile fra il 18 maggio e il 15 giugno e fra il 17 giugno e il 24 giugno dello stesso anno, secondo quanto raccontato da uno dei testimoni che ha anche indicato su una piantina in quali stanze la donna ha alloggiato. Gli avvocati hanno voluto anche comprendere quali siano stati gli spostamenti di padre Claudio Marino durante la settimana in cui si sarebbe compiuta la violenza sessuale.

    Si tratterebbe, infatti, del periodo in cui a Messina si svolgono i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio. Una settimana, questa, che avrebbe comportato la presenza meno assidua del prete all’interno dell’istituto per partecipare alle manifestazioni che si sarebbero svolte anche in quell’estate all’Istituto di via Cesare Battisti.

    In aula è stata anche prodotta la documentazione relativa alla collocazione della foresteria per riuscire a collocare con precisione gli spostamenti della presunta vittima. “La tunisina”, come risulta essere stata registrata dalle carte dell’Istituto, “perchè non sapevamo il nome ed era l’unica di quella nazionalità a essere ospitata da noi in quel periodo”, ha detto un teste.

    Ma è stata anche analizzata la possibilità che la donna, urlando durante le violenze, possa essere stata sentita da qualcuno alla luce della vicinanza degli alloggi con gli uffici della direzione. I corridoi in cui erano collocati gli alloggi nel 2022, infatti, sarebbero stati semore molto affollati, hanno ricostruito i testimoni. E ci sarebbe stato anche un impianto di videosorveglianza i cui filmati, però, sarebbero andati perduti perché il sistema entro pochi giorni sovrascrive i files registrati.

    Rigettata dalla corte la richiesta di mettere in gioco un perito traduttore da parte della difesa che potesse nuovamente analizzare la deposizione della donna che, secondo gli avvocati, sarebbero incomplete ma che sono state già analizzate dai periti della procura.

    L’udienza è stata aggiornata al 14 maggio alle 13.30 in aula C per ascoltare altri testimoni. Successivamente ancora, invece, si procederà con l’ascolto dell’indagato.