Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    La donna ha confermato tutto in aula. Durante una drammatica testimonianza, interrotta più volte per la tensione, durata oltre cinque ore. Ed effettuata ad un certo punto a porte chiuse per la delicatezza del caso. È stata una lunga udienza quella di ieri davanti al collegio della prima sezione penale presieduto dalla giudice Monica Marino.

    Un processo che vede imputato il 49enne sacerdote rogazionista Claudio Marino, originario di Torino, che per lungo tempo in città ha diretto l’Istituto antoniano “Cristo Re” dei padri rogazionisti. È lì, in una di quelle stanze della struttura d’accoglienza, che secondo quanto ha ricostruito la Procura nell’estate del 2022 avrebbe violentato una migrante tunisina, all’epoca 37enne.

    La donna ieri ha risposto ad una lunga serie di domande che le hanno rivolto la pm Roberta la Speme e gli avvocati, sul fronte della difesa e della parte civile.

    La Procura a suo tempo aveva chiesto l’arresto in carcere per don Marino, lui adesso si trova agli arresti domiciliari a Napoli in un convento di suore, così come ha deciso un paio di mesi addietro la gip Monia De Francesco. In questi ultimi mesi era infatti responsabile di una comunità alloggio per minori e di una casa famiglia a Napoli, dove evidentemente era stato trasferito nei mesi scorsi da Messina.

    Ad assisterlo sono gli avvocati Salvatore Silvestro e la collega romana Delia Urbani. La vittima degli abusi è invece assistita dall’avvocata Maria Grazia Corio di Palmi.

    Si tratta di un’inchiesta gestita dalla pm Stefania La Rosa e dal procuratore aggiunto Marco Colamonici, che ad ottobre scorso sfociò nella richiesta d’arresto del sacerdote.

    Il sacerdote, all’interrogatorio di garanzia, dal canto suo ha sempre totalmente respinto tutte le accuse, affermando chiaramente davanti alla gip De Francesco di non aver mai abusato della donna, come del resto confermarono i suoi legali al termine dell’interrogatorio: «Il nostro assistito non si è sottratto al confronto ed ha risposto a tutte le domande – affermarono -, dichiarandosi completamente innocente rispetto alle accuse che gli vengono contestate».

    https://messina.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2025/03/06/messina-37enne-violentata-da-un-sacerdote-la-donna-conferma-tutte-le-accuse-di-abusi-68d9ba24-041e-4c2c-b583-b0f56da5b43e/

  • Enna, prete condannato per abusi, parla la vittima: “non vogliamo imputati in processione”

    Enna, prete condannato per abusi, parla la vittima: “non vogliamo imputati in processione”

    «Siamo alle porte della Pasqua e a pochi mesi dall’udienza fissata il 26 maggio, che vede imputati il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, ma continuiamo ad assistere ad un protagonismo fuori luogo che preoccupa la comunità cittadina e religiosa di Enna».

    Lo dice Antonio Messina, una delle vittime di Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e mezzo dal tribunale di Enna per violenza sessuale a danno di minori, tra i firmatari della lettera aperta che il comitato spontaneo «non accetto prediche da chi copre un abuso» ha scritto a Vincenzo Murgano, vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre di Enna imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, chiedendo di non partecipare alla processione del Venerdi santo.

    La lettera è stata inviata anche al vescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Radaelli, incaricato da Papa Francesco come visitatore apostolico, e che è stato a gennaio nell’ennese per verificare di persona la vicenda che vede coinvolti molti prelati della diocesi di Piazza Armerina.
    “Questo è un appello a tutela delle nostre tradizioni religiose e ai cittadini affinchè prendano consapevolezza del fatto che non si possono più subire presenze incompatibili con il sentire religioso» conclude Messina.

  • I parenti dei ragazzi  abusati dal clero  fanno rete  “Non lasciateci soli”

    I parenti dei ragazzi abusati dal clero fanno rete “Non lasciateci soli”

    Si sono sentiti soli e traditi. Il pi delle volte derisi e additati come se fossero loro i colpevoli e c’è voluto tantissimo tempo per trovare la forza di combattere e provare a recuperare i brandelli dellinfanzia e delladolescenza dei loro figli, violati da sacerdoti che sedevano alla loro stessa tavola.

    Sono le mamme e i papà di bambini e ragazzi, vittime di abusi sessuali in parrocchia, in seminario, durante le ore di catechismo o dei giochi alloratorio che, adesso, hanno deciso di fare rete.

    Il primo coordinamento nazionale delle “Famiglie dei sopravvissuti”, come si definiscono, costola della rete “Labuso”, raccoglie gi una trentina di genitori in tutta Italia, una decina di voci arrivano dalla Sicilia. Dai dati più recenti emerge che in 15 anni sono state 90 le vitti me di abusi sessuali sullIsola: 27 da parte di sacerdoti e 6 da laici che gravitavano nellambito della chiesa.

    Michele Messina, pap di Antonio che a Enna fra gli animatori del comitato “Non accetto prediche da chi copre un abuso” dopo avere denunciato gli abusi subiti quando era minorenne da don Giuseppe Rugolo, condannato a quattro anni per violenza sessuale aggravata su minori, sa che la sua battaglia andrà avanti fino allultimo dei suoi giorni.

    «Abbiamo perso linfanzia e ladolescenza di nostro figlio persempre — dice Messina — Nessuno dovrebbe mai subire quello che ha dovuto subire lui. Lo appoggerò fino alla fine dei miei giorni. Non è una ferita che si
    può rimarginare. Allinizio ho potuto affidarmi soltanto a me stesso. Mio figlio minorenne non era pronto, si senti
    va in colpa e mi sono sentito tradito da chi, invece, avrebbe dovuto stare al nostro fianco. Quando si decide di denunciare si resta soli e si sta male due volte».

    Per il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, accusato di aver taciuto o negato in aula, sotto giuramento, quanto sapeva sullo scandalo sessuale che ha investito la sua diocesi culminato con la condanna in primo grado Rugolo, il 26 maggio comincerà il processo per falsa testimonianza.

    Una mamma e un pap di Randazzo, nel Catanese, ancora non riescono a perdonarsi il fatto di non avere subito denunciato gli abusi di cui il figlio minorenne stato vittima per colpa di un sacerdote, considerato parte della famiglia. Il ragazzo, a 18 anni, ha deciso di fare da sè .

    «Sedeva alla nostra tavola — raccontano i genitori — Pensavano fosse una persona fragile da accogliere, invece,
    aveva delle mire su nostro figlio.

    Non siamo stati subito pronti a aiutarlo, quando abbiamo cominciato a parlare siamo stati presi in giro: “Forse vostro figlio si innamorato di lui”, diceva qualcuno. Pensavamo di risolvere tutto nellambito della chiesa, ma ci chiudevano le porte in faccia. Quando abbiamo denunciato siamo diventati la pecora nera del paese, ci hanno abbandonato tutti».

    Il neonato coordinamento della rete “Labuso” nasce per rompere il muro di solitudine e abbandonano con sui spesso si scontrano i genitori delle vittime. Basta mandare una mail allindirizzo coordinamento@retelabuso.org per farne parte.

    «A parte rarissime eccezioni, quasi tutti siamo passati da considerare la parrocchia come la seconda casa allessere allontanati come persone sgradite, soprattutto dopo aver denunciato — dice Cristina Balestrini, coordinatrice del gruppo genitori — Qualcuno è stato anche minacciato: vittime due volte quindi. Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati proprio da chi consideravamo una famiglia».

    Il dramma di un abuso sessuale crea una vittima, ma anche tante altre vittime nelle persone che stanno attorno. Il gruppo serve a parlare la stessa lingua, a sostenersi, ma anche del ripetersi delle storie con le stesse tragiche dinamiche. «Il dolore dei familiari incompreso — dice Balestrini — Essere accanto a un familiare che soffre un dolore doppio.

    Anche noi famigliari siamo dei sopravvissuti».

    REPUBBLICA Palermo

  • “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    In Sicilia, negli ultimi 15 anni sono state 90 le vittime di abusi sessuali dal clero riconosciute come tali con sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione.

    Questi casi, ormai chiusi per la giustizia ordinaria, hanno portato sul banco degli imputati 27 sacerdoti e 6 laici attivi in parrocchie siciliane e contesti a queste collegati. Ancora in attesa di completare i tre gradi di giudizio ci sono attualmente circa una decina di casi tra sacerdoti e laici.

    Durante la conferenza stampa di presentazione del coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali, a raccontare la sua storia, chiedendo l’anonimato e lasciando la telecamera spenta c’è un padre siciliano.

    A quest’uomo non manca il coraggio di esporsi, lo ha già fatto il giorno che, assieme alla moglie, di sostenere la richiesta di verità del figlio abusato da un sacerdote che però, dopo essere stato condannato in primo grado ed in appello, esce dalla Cassazione con il reato prescritto per soli 9 giorni. Quel sacerdote “era un amico di famiglia, pranzava e cenava a casa nostra”, una fiducia piena che era tale da sostenerlo e proteggerlo quando si mostrava fragile e che mai avrebbero pensato potesse venire meno.

    Di quella confidenza ricevuta dal figlio sugli abusi subiti parla con un amico ex sacerdote e poi con il vescovo, non immaginando che la vita dell’intera famiglia non sarebbe mai più stata la stessa. “ Ho ancora un rimorso. Non siamo stati pronti ad aiutarlo, siamo rimasti in quella chiesa, il vescovo ha minimizzato più che pativamo. Mio figlio una volta maggiorenne ha denunciato e siamo diventati lo zimbello del paese non solo della parrocchia.”

    L’uomo con dolore e rabbia racconta “ hanno fatto una fiaccolata a suo sostegno, immaginate come ci siamo sentiti. Alle udienze venivano con i pullman per sostenerlo e noi siamo rimasti soli ed isolati da tutti. Il ruolo dei vescovi è molto importante, perché avrebbero potuto fermare tutto questo e non soltanto per noi. Le storie sono tutte uguali, fotocopie l’una dell’altra. Che oggi esista e ci sia questo nuovo coordinamento genitori ci da sostegno e speranza perché qualcosa cambi all’interno della chiesa”.

    Questo padre, questa madre, lo scorso ottobre erano ad Enna al fianco di Antonio Messina, a chiedere verità al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina sul caso Rugolo. Tra le famiglie che hanno aderito al comitato delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali c’è anche quella di Antonio ed il padre racconta al nostro quotidiano “ sono una persona che si sforza di vedere il lato positivo anche dove è più difficile o dove sembra che non possa esserci, come in questo caso.

    Anche noi abbiamo vissuto il silenzio delle persone che abbiamo avuto sempre accanto, il loro allontanamento, ma abbiamo visto entrare nella nostra vita alcune persone che spontaneamente hanno scelto di esserci accanto e gliene sono e siamo grati. Non lascerò mai mio figlio da solo e con mia moglie lo sosterremo sempre”. T.T.

  • “Perchè chi denuncia resta solo?” Sos delle vittime di abusi dei preti

    “Perchè chi denuncia resta solo?” Sos delle vittime di abusi dei preti

    Occhi lucidi e sorrisi di speranza, nonostante tutto, ancora possibile. I genitori delle vittime degli abusi clericali si raccontano sgranando un “rosario” ideale fatto di parole, dolore e domande martellanti “perché siamo rimasti soli?” “Dov’è la Chiesa, la giustizia?”.

    Ieri mattina, si sono presentati, durante una conferenza stampa online, per la prima volta in Italia, come coordinamento con il sostegno di “Rete l’abuso” unica associazione che sostiene i sopravvissuti alle violenze clericali. Un fronte comune, quello del coordinamento per le famiglie dei sopravvissuti che conta già una trentina di adesioni, anche dalla Sicilia con alcune delle famiglie presenti alla conferenza stampa, e che lavora, garantendo riservatezza, ascolto e scambio di esperienze, per raccogliere ed accogliere quel dolore vicario di chi ha visto il corso della propria vita uscire dai binari della sicurezza quotidiana dopo avere ascoltato il racconto di quanto patito dal proprio figlio ancora bambino o adolescente.

    Alcuni di loro vivono nel buio senza fine dopo il suicidio del proprio figlio. Grano dopo grano, quel “perché a mio figlio?”, “perché a me?” si leva come una preghiera laica per una Chiesa pulita, che segua e realizzi quella che è la sua essenza chiudendo per sempre a questa parte oscura. Il coordinamento gestito da Cristina Balestrini, affiancata da due collaboratori esterni non è un semplice gruppo di auto aiuto “ Da una parte c’è una chiesa cattolica italiana che non ha agito attivamente per fermare gli abusi, mentre in altre parti del mondo questa richiesta avviene anche scendendo in piazza.

    Tra i dimenticati in Italia ci sono anche le famiglie delle vittime”. Il coordinamento è dedicato alla famiglia di Chiara Giacoletto abusata da bambina e che da adulta si toglierà la vita, seguita due anni dopo dai genitori che non hanno mai superato la sua scomparsa. Balestrini aggiunge “essere genitori non e facile ed esserlo di vittima di abusi lo è ancora meno. Senti un dolore che non puoi spiegare e che non è facile da spiegare agli altri, che non trova dove essere depositato”.

    I componenti del coordinamento si dicono “cattolici delusi dalla Chiesa”, molti di loro sono passati dall’aver “vissuto la parrocchia come una seconda casa” all’ essere “sgraditi ed allontanati per avere denunciato”. Si descrivono “delusi e feriti due volte”, davanti al “copione delle denunce ecclesiastiche che si ripete uguale nel suo chiudersi con il silenzio”.

    Con loro c’è Francesco Zanardi, presidente e fondatore di “rete l’Abuso”che durante la presentazione del coordinamento chiede senza mezzi termini “ come è possibile che tra comunità, Stato, Vaticano nessuno abbia un senso di vergogna per quello che accade ?”

    Mentre le famiglie si raccontano, con loro ci sono anche Dante Ghezzi, psicologo psicoterapeuta, Anna, sopravvissuta agli abusi del clero e Daniele, cittadino con un vissuto assimilabile che ha deciso di mettersi a loro disposizione. Un contenitore per il dolore è nato per farsi culla di speranza.

  • Sospensione a divinis per padre Adamo. Rimozione da parroco già a ottobre

    Sospensione a divinis per padre Adamo. Rimozione da parroco già a ottobre

    La rimozione da parroco c’era già stata e risale al primo ottobre scorso quando la guida della chiesa di San Giuseppe, ad Alcamo, venne affidata ad interim a don Franco Finazzo, vicario zonale e anche parroco del Gesù Cristo Redentore.

    Il provvedimento disciplinare canonico emesso adesso dal vescovo di Trapani nei confronti del sacerdote Sebastiano Adamo, 45enne calatafimese, non riguarda quindi la rimozione da parroco come erroneamente riportato anche da importanti testate nazionali ma la suspicio a divinis, provvedimento previsto dall’articolo 1333 del codice di diritto canonico.

    La sanzione quindi per padre Adamo vieta lo svolgimento delle funzioni ministeriali sacre (preghiere, celebrazione della messa, confessioni, distribuzione dell’eucarestia e altri sacramenti). Un provvedimento comminato dal vescovo di Trapani, Petro Maria Fragnelli, a causa di gravi violazioni commesse dal sacerdote e che, a suo tempo, vennero segnalate da alcuni fedeli della parrocchia alcamese.

    Adesso la sospensione dovrà essere discussa ed eventualmente approvata dal dipartimento del Vaticano. E proprio la nota della diocesi di Trapani ha causato un tam tam mediatico contenente anche errori nell’informazione.

    L’obiettivo del vescovo di Trapani era invece stato proprio il contrario: divulgare il provvedimento, in attesa dell’approvazione dal Vaticano, per garantire la serenità di tutte le parti coinvolte e la ricerca della verità dei fatti per il maggior bene di tutti. Il risultato, forse, non è andato proprio in quel senso.

    Fra l’altro padre Sebastiano Adamo, allora giovane parroco 30enne, fu al centro di alcune polemiche quando improvvisamente venne sospeso dalla guida della parrocchia del Santissimo Salvatore di Trapani.

    Sospensione a divinis per padre Adamo. Rimozione da parroco già a ottobre

  • Alcamo e il segreto di Pulcinella, tutti sapevano chi era il prete sospeso

    Alcamo e il segreto di Pulcinella, tutti sapevano chi era il prete sospeso

    Era il segreto di Pulcinella. Tutti, soprattutto ad Alcamo, infatti, sapevano che il prete, prima rimosso e poi oggetto di un provvedimento disciplinare canonico, era don Sebastiano Adamo, 45 anni, originario di Calatafimi – Segesta, in servizio prima a Trapani e successivamente nella parrocchia di San Giuseppe di Alcamo.

    Ieri la nota evasiva della Diocesi di Trapani. Un comunicato di poche righe in cui è stato reso ufficiale il provvedimento a firma del vescovo, adottato nei confronti del sacerdote, senza che, però, venisse indicato il nome dall’interessato e tanto meno il motivo della misura adottata nei confronti del prete.

    Ad Alcamo però già da tempo le voci tra i fedeli si rincorrevano. Del prete, infatti, già da qualche mese, non c’era più nemmeno l’ombra: scomparso misteriosamente. Qualcuno diceva per malattia, qualcuno per motivi familiari. Ma soltanto due giorni fa, a quanto pare, il vescovo avrebbe informato la comunità di San Giuseppe sulla sua decisione di sospendere don Sebastiano. I motivi però sono ancora oscuri.

    Nella nota, la Diocesi limita a dire che la decisione «si è resa necessaria per garantire la serenità di tutte le parti coinvolte e la ricerca della verità dei fatti per il maggior bene di tutti, soprattutto delle persone fragili».

    Don Sebastiano, dopo una breve esperienza a Santissimo Salvatore a Trapani, era subentrato allo storico parroco di San Giuseppe ad Alcamo, don Francesco Mistretta.

    Pochi mesi fa, poi, era stato rimosso dal suo incarico dopo una segnalazione e sostituito, pro – tempore, da don Franco Finazzo, attualmente parroco della chiesa alcamese. La disposizione restrittiva nei confronti di Adamo è stata presa a seguito di un’indagine canonica avviata dal vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli, attraverso un suo delegato esterno alla Diocesi.

    Adesso la parola passa al Vaticano che valuterà, nelle prossime settimane, cosa ne sarà del prete rimosso. Qualcuno, però, ad Alcamo si definisce liberato e contento che la notizia, adesso, sia pubblica.

  • Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    All’indomani della notizia del rinvio a giudizio del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attualmente parroco della chiesa Madre di Enna, per falsa testimonianza, il Vaticano ha inviato un visitatore apostolico per un’indagine sul comportamento che il vescovo, e gli altri prelati coinvolti, avrebbero tenuto nella vicenda relativa al processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale su minori dal tribunale di Enna, lo scorso 5 marzo.

    Il visitatore, vescovo di una città del nord Italia, è stato nell’ennese dal 15 al 18 gennaio ed ha incontrato alcuni prelati coinvolti nella vicenda.

    A lui toccherà relazionare direttamente a Papa Francesco sullo stato della diocesi piazzese, travolta dalla scandalo dopo che, le intercettazioni degli inquirenti, che hanno fatto parte del processo al sacerdote condannato, hanno catturato la voce del vescovo Gisana che dice, al telefono, all’imputato “Giuseppe, non hai capito che ora il problema è anche mio, perché io ho insabbiato tutto.

  • Don Giuseppe Rugolo – L’appello fissato per l’8 aprile

    Don Giuseppe Rugolo – L’appello fissato per l’8 aprile

    La corte d’appello di Caltanissetta ha fissato per il prossimo 8 aprile l’udienza del processo d’appello contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 3 marzo, dal tribunale di Enna, a 4 anni e mezzo per violenza sessuale a danno di minori.

    L’appello era stato proposto, avverso la sentenza di primo grado, da Rugolo e dalla curia vescovile di Piazza Armerina, condannata, in solido, alla responsabilità civile.

    Nell’appello gli avvocati del prete, Antonino Lizio e Dennis Lovison, hanno contestato tutto l’impianto accusatorio, chiedendo sia la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato sia di ascoltare altre due giovani.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia di Piazza Armerina, ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo, ha presentato appello alla sentenza.

    Gabriele Cantaro, il legale del vescovo Rosario Gisana, sostiene che la Curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente.

  • Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    l pm della procura a Enna, Stefania Leonte, ritenendo sussistenti tutti gli elementi probatori, ha disposto il rinvio a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza per il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e per il vicario giudiziale , Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna.

    I due prelati avevano ricevuto l’avviso di conclusioni indagini lo scorso dicembre dopo la denuncia di Antonio Messina, l’archeologo che ha dato la stura al processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo, a 4 anni e mezzo di carcere, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Il vescovo Gisana e monsignor Murgano sono accusati di avere mentito in aula durante il processo a Rugolo.

    Il vescovo non avrebbe detto il vero anche sull’offerta di denaro, 25 mila euro in contanti, che avrebbe proposto, secondo i magistrati, a Messina in cambio del silenzio. Gisana e Murgano dovranno comparire davanti al tribunale di Enna, giudice Maria Rosaria Santoni, il prossimo 26 maggio.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2025/01/20/falsa-testimonianza-a-giudizio-vescovo-e-parroco-nellennese_b5e0b0d3-0e4b-46b1-b87a-05cc3c6936d2.html