Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Umbria

  • Ex prete pedofilo condannato, adescava minori con regali e soldi

    Ex prete pedofilo condannato, adescava minori con regali e soldi

    Perugia, 8 marzo 2025 – È stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione l’ex sacerdote, oggi 76enne, accusato di prostituzione minorile e pedopornografia. Nello specifico, è accusato di aver convinto a trascorrere una notte con lui due minorenni in cambio di regali e soldi per prestazioni sessuali. L’ex parroco, già sospeso a divinis e con una precedente condanna per episodi del tutto analoghi a quelli contestati, avrebbe continuato a indossare l’abito religioso e, come segnalato ai carabinieri da alcuni genitori residenti a Ponte San Giovanni, era stato visto passeggiare mano nella mano con i due ragazzi.

    E, sempre secondo le segnalazioni dei genitori, che erano state anche oggetto di un tam tam sulle chat di scuola con tanto di foto diffusa e invito a prestare attenzione, l’uomo in abito religioso era stato visto frequentemente in luoghi frequentati da ragazzini.

    L’allarme si era presto diffuso, non rimanendo, però, solo una preoccupazione delle famiglie, ma diventando una formale comunicazione alle forze dell’ordine. Dalla segnalazione erano state avviate le indagini da parte dei militari dell’Arma, per ricostruire proprio l’episodio legato alla notte trascorsa insieme, nel corso della quale, secondo quanto i due minori hanno raccontato agli inquirenti con l’aiuto di uno psicologo, l’uomo si sarebbe anche spogliato completamente nudo davanti a loro. Nella casa dell’ex parroco, nel corso di una perquisizione, i militari avevano sequestrato computer e telefoni in cui c’erano video con atti sessuali compiuti da minorenni.

    Anche la Curia arcivescovile di Perugia-Città della Pieve si era mossa, spiegando in una nota essere venuta “a conoscenza della condotta di quest’uomo che indossa abiti religiosi” e di aver subito informato “le competenti autorità di pubblica sicurezza“, invitando “sacerdoti e fedeli a segnalare anch’essi alle suddette autorità, oltre che alle autorità religiose, qualsiasi comportamento messo in atto da quest’uomo“. Ieri il processo a carico dell’ex sacerdote, difeso dall’avvocato Luca Gentili, si è concluso con la sua condanna che accoglie la tesi accusatoria, ma ha stabilito una pena inferiore rispetto ai due anni e tre mesi chiesti dalla Procura, avendo riqualificato all’ipotesi di adescamento di minorenni la contestazione rivolta all’imputato in relazione al più piccolo dei due, presunte vittime dell’ex parroco. calcedonio di maggio

    https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/ex-prete-condannato-a74yblla

  • Soldi e regali a due giovani in cambio di sesso: a processo l’ex prete nega tutte le accuse

    Soldi e regali a due giovani in cambio di sesso: a processo l’ex prete nega tutte le accuse

    L’ex prete finito sotto inchiesta con l’accusa di aver offerto soldi e regali in cambio di sesso a due giovani nega tutto. Lo ha fatto questa mattina nel corso del processo in cui è imputato di prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Massimo riserbo sul contenuto delle sue dichiarazioni considerato che l’istruttoria si svolge a porte chiuse davanti al tribunale collegiale di Perugia.

    Nel corso della precedente udienza erano stati sentiti durante un’audizione protetta i due ragazzini minorenni presunte vittime delle attenzioni del 76enne, e i loro genitori. L’uomo era stato segnalato alle forze dell’ordine da alcuni genitori di Ponte San Giovanni, i quali si erano accorti che camminava mano nella mano per il quartiere insieme ai due ragazzi.

    Nonostante l’ex prete avesse lasciato gli abiti talari in seguito a una sospensione a divinis continuava a girare per strada con abbigliamento religioso. Successivamente i due giovani avrebbero raccontato agli investigatori che l’uomo – 71enne all’epoca dei fatti, difeso dall’avvocato Luca Gentili – si era mostrato loro completamente nudo.

    Nella casa, durante la perquisizione, erano anche stati sequestrati computer e telefoni contenenti video «raffiguranti giovanissimi in età adolescenziale intenti a consumare rapporti sessuali». Sentenza a marzo.

    Soldi e regali a due giovani in cambio di sesso: a processo l’ex prete nega tutte le accuse

  • Ex prete rischia 7 anni e 8 mesi di carcere

    Ex prete rischia 7 anni e 8 mesi di carcere

    Sette anni e otto mesi di reclusione. È la pena richiesta dall’accusa nei confronti di Luca Galleschi, 61enne ex sacerdote a processo davanti al Tribunale di Terni per i reati di atti sessuali con minori, prostituzione minorile e sostituzione di persona.

    L’imputato, fingendosi prete nonostante fosse stato ridotto allo stato laicale fin dal 2004, avrebbe avuto rapporti intimi con almeno tre migranti extracomunitari, uno dei quali all’epoca diciassettenne, approfittando del ruolo di educatore che svolgeva all’interno di un centro di accoglienza profughi a Orvieto.

    I fatti risalgono agli anni 2016-2018. Il falso sacerdote, che indossava abitualmente il clergyman, cioè la camicia nera con il collarino ecclesiastico di colore bianco, si era fatto assumere ingannando gli stessi responsabili dell’istituto religioso che gestiva la struttura: si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Nicola Pepe, e chiedono un risarcimento economico. Del tutto estranea ai fatti è risultata la Diocesi di Terni-Orvieto. L’imputato, che fin dal primo momento ha sempre negato gli addebiti, si spacciava per prete senza averne più titolo.

    Le presunte parti offese, in aula, hanno ribadito le accuse.  Martedì prossimo 18 giugno la parola passa alla difesa. Dopo l’arringa dell’avvocato Emilia Festa, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per poi emettere la sentenza.

    Il servizio di Andrea Rossini, montaggio di Francesco Battistelli

    https://www.rainews.it/tgr/umbria/video/2024/06/-tgr-umbria-web-rossini—ex-pretemxf-97064e13-32f2-4188-81ef-727862992cb0.html

  • Prete condannato per abusi su una 12enne ritorna nella sua diocesi, la famiglia della vittima: “Enorme ingiustizia”

    Prete condannato per abusi su una 12enne ritorna nella sua diocesi, la famiglia della vittima: “Enorme ingiustizia”

    Don Giacomo Ruggeri era stato arrestato il 12 luglio 2012 dalla polizia mentre molestava una ragazzina di 12 anni su una spiaggia di Torrette di Fano. A denunciare gli abusi un bagnino, la polizia aveva ripreso i suoi comportamenti ed era scattata la misura cautelare. Il sacerdote, già portavoce del precedente vescovo di Fano e direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali, era stato condannato a 2 anni e sei mesi, scontati in appello a un anno, undici mesi e dieci giorni.

    Ora il prete, come racconta il Quotidiano Nazionale, tornerà nella sua diocesi a lavorare. Una scelta incomprensibile per la famiglia della vittima. “È una cosa che ci preoccupa e ci fa soffrire. Per questo, ho deciso di dire pubblicamente che così ci fanno ripiombare nel dramma che da 12 anni a questa parte cerchiamo, con fatica, di allontanare. La trovo una enorme ingiustizia. Con tutte le diocesi che ci sono in Italia è necessario farlo venire nella nostra? Se vuol continuare a fare il sacerdote non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte?”.

    La vittima frequentava con famiglia la sua parrocchia e la incontrava al lido delle Torrette dove gli investigatori avevano piazzato le telecamere che avevano ripreso gli abusi. Dopo essere stato a Perugia e Pordenone è tornata a “casa” dove il vescovo Andrea Andreozzi lo destinerà a un ruolo. Ad informare la famiglia della scelta di reintegrare Don Ruggeri, è stato proprio il prelato, decisione presa in base al principio cristiano del perdono.

    “Lì per lì siamo rimasti allibiti, poi gli abbiamo detto cosa provavamo e che non potevamo accettarlo – ha raccontato il padre della vittima – .Ma abbiamo capito che difficilmente cambieranno idea. Così ho preso la decisione di dire a tutti che questa cosa per noi è devastante e spero di cuore che la gente comprenda il nostro stato d’animo e condivida ciò che pensiamo. Vivere con l’ansia perenne di poterlo incontrare o che, peggio ancora, possa incontrarlo mia figlia, equivale a una condanna, che certo non meritiamo”. La giovane vittima ora è una donna che ha apparentemente superato, dopo un lungo percorso anche con gli psicoterapeuti, il trauma e ha una vita piena d’amore. “Con la gioia della maternità e l’amore della sua famiglia sembra aver riacquistato fiducia e una certa serenità e io non posso accettare che la nuova situazione che si sta prospettando rischi di mandare tutto in frantumi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/06/06/prete-condannato-per-abusi-su-una-12enne-ritorna-nella-sua-diocesi-la-famiglia-della-vittima-enorme-ingiustizia/7577497/

  • Ex sacerdote rinviato a giudizio per pedofilia

    Ex sacerdote rinviato a giudizio per pedofilia

    Sarà processato con l’accusa di prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico l’ex prete, oggi settantaquattrenne, che era stato denunciato tre anni fa dopo aver trascorso una notte in casa con due minorenni di origini romene, di diciassette e tredici anni, ai quali aveva offerto soldi e regali in cambio di prestazioni sessuali.

    A segnalare l’ex parroco ai carabinieri erano stati alcuni genitori residenti a Ponte San Giovanni, che avevano notato l’uomo, in passato già condannato per reati simili compiuti in Sicilia, camminare mano nella mano per strada con i due ragazzi.

    Ai militari l’ex parroco aveva spiegato che i ragazzi avevano trascorso la notte in casa sua per aiutarlo nei movimenti in casa in assenza del suo badante, ma sentiti con l’aiuto di uno psicologo i ragazzini avevano raccontato quanto avvenuto nella casa dell’uomo, dove l’allora settantunenne si era anche spogliato mostrandosi nudo.

    Nella casa dell’ex parroco, nel corso di una perquisizione, i militari avevano sequestrato computer e telefoni in cu erano stati video con atti sessuali compiuti da minorenni. La presenza dell’ex-parroco a Perugia e a Ponte San Giovanni, che nonostante avesse lasciato gli abiti talari dopo una sospensione a divinis continuava a girare per strada con abbigliamento religioso, aveva destato preoccupazione fra i genitori che avevano persino fatto circolare sue foto nelle chat scolastiche e in quelle del catechismo.

    Al punto che la Curia arcivescovile di Perugia-Città della Pieve aveva diramato una nota ufficiale spiegando di essere venuta “a conoscenza della condotta di quest’uomo che indossa abiti religiosi” e di aver subito informato “le competenti autorità di pubblica sicurezza”, invitando “sacerdoti e fedeli a segnalare anch’essi alle suddette autorità, oltre che alle autorità religiose, qualsiasi comportamento messo in atto da quest’uomo”.

    Il processo a carico del settantaquattrenne si aprirà il prossimo 17 novembre. Calcedonio Di Maggio

    https://www.rainews.it/tgr/umbria/articoli/2023/06/ex-sacerdote-rinviato-a-giudizio-per-reati-sessuali-a1c65eb1-b8a9-4d7d-93e8-878155b5c899.html

  • Ex prete accusato di abusi, via al processo

    Ex prete accusato di abusi, via al processo

    Ha preso il via ieri di fronte al tribunale di Terni il processo all’ex sacerdote accusato di violenza sessuale per aver avuto rapporti intimi con alcuni ragazzi minorenni, ospiti nel centro di accoglienza religiosa di Canonica “Don Bosco“, gestito dall’associazione Opera Santa Maria della Luce.

    Il procedimento penale si è aperto con l’ammissione delle prove ed è stato subito rinviato al 28 febbraio del prossimo anno. Nel corso dell’udienza preliminare si era costituito parte civile il centro di accoglienza, rappresentato dall’avvocato Nicola Pepe. Il contesto in cui si sarebbero svolti i fatti era stato ricostruito, non senza fatica, da una delicata indagine svolta dagli agenti del commissariato di polizia di Orvieto.

    Al centro della vicenda c’è un 54enne dal passato burrascoso, originario di Cascina in provincia di Pisa, che già da una decina di anni fa si era reso protagonista di vicende scabrose, tanto da essere ridotto allo stato laicale per decisione della Congregazione per la dottrina della fede nel 2004.

    Ciononostate, aveva continuato a spacciarsi da sacerdote e, in tale veste, aveva convinto i gestori del “Don Bosco“ ad affidargli un incarico professionale nella struttura vicino Sugano in cui erano accolti anche stranieri minorenni. Qui aveva lavorato a partire dal 2016. La polizia lo aveva denunciato per violenza sessuale con l’accusa di aver costretto dei ragazzi nord africani ad avere rapporti intimi con lui. Le parti offese che sono state individuate nel procedimento penale appena avviato sono tre.

    A far scattare la denuncia era stata la testimonianza di un ragazzo nei cui confronti l’ex sacerdote che nel passato era stato anche cappellano militare, avrebbe messo in atto ripetute pressioni, dicendogli che se si fosse opposto alle sua avance, lo avrebbe fatto cacciare dal centro di accoglienza. “Se non fai il gay con me è un problema” gli aveva detto. Tra gli episodi che dovranno essere riscontrati nel dibattimento c’è anche la minaccia che avrebbe subìto un ragazzo nel cuore della notte: l’ex prete avrebbe brandito un’arma contro di lui per costringerlo a un rapporto sessuale.

    Numerosi i precedenti che il toscano ha alla spalle. Nel 2015 era stato indagato per prostituzione minorile a causa di un episodio avvenuto alla stazione Termini, l’anno successivo era stato colpito dal divieto di far ritorno nel Comune di Roma dopo essere stato accusato di atti sessuali con minori e aveva patteggiato a Venezia un anno e 6 mesi e una multa per circonvenzione di incapace. Placido Greco Luca Galleschi

    Cla.Lat.

  • Perugia, soldi ai minori in cambio di sesso: chiuse le indagini per l’ex prete pedofilo

    Perugia, soldi ai minori in cambio di sesso: chiuse le indagini per l’ex prete pedofilo

    Due anni fa la sua foto aveva fatto il giro delle chat di classe delle scuole di Perugia. Le mamme e i papà erano fortemente allarmati dalla presenza a Ponte San Giovanni di quell’ex religioso, allontanato dalla Chiesa dopo una condanna per abuso su minori, che vestiva ancora l’abito talare e avvicinava i ragazzini fuori dalle scuole. E proprio quando una donna lo vide passeggiare con due ragazzi tenuti per mano scattò l’inchiesta della Procura di Perugia che adesso fa registrare l’avviso di conclusione delle indagini. Per l’ex religioso, accusato di prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico, il pm, Massimo Casucci, titolare del fascicolo d’inchiesta procederà alla richiesta di rinvio a giudizio.

    Quel giorno di febbraio 2020, furono i carabinieri di Ponte San Giovanni a intervenire portando in caserma sia i minorenni che il sedicente religioso. “L’ho visto che per strada camminava per mano con due ragazzini – aveva spiegato la donna che aveva chiamato i carabinieri-. Noi mamme siamo in apprensione per la sua presenza già da giorni. Sappiamo chi è e cosa ha fatto in passato. Per questo ho deciso di fermarmi e chiamare i carabinieri. Lui mi ha quasi aggredito quando gli ho detto cosa faceva in giro con quei ragazzini. Mi ha detto che erano i figli del suo badante e che, mentre lui era andato a fare spesa, lui badava ai suoi figli”. Anche la Curia poi era intervenuta con una nota ufficiale in cui spiegava che “avevano segnalato alle forze dell’ordine la presenza di un ex religioso, che ancora veste l’abito talare”, e che “cerca di avvicinare soprattutto ragazzi con la scusa di esercitare il suo ministero sacerdotale”. “Si tratta – aveva spiegato la Curia – di un ex religioso, che a seguito di gravi vicende giudiziarie è stato raggiunto, già nel 2006, da un procedimento di sospensione cautelativa da ogni pubblica attività e funzione sacerdotale”. Il 70enne, assistito dall’avvocato Luca Gentili, aveva lasciato Perugia a ridosso di quei fatti.

    Adesso si trova in una comunità e per lui si aprirà l’ennesimo processo in cui è accusato di prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. In particolare, è accusato di aver offerto soldi e regali ai ragazzini in cambio di rapporti “mostrandosi anche completamente nudo nella propria abitazione in cui aveva fatto dormire i due minori con la scusa di aiutarlo per l’assistenza nei movimenti durante la notte”. Mentre per l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, per la Procura, aveva video “raffiguranti giovanissimi intenti a consumare rapporti sessuali, verosimilmente reperiti tramite il suo account Facebook (ancora attivo, ndr) con cui partecipava a chat di gruppo preordinate alla diffusione dei contenuti pedopornografici”. Calcedonio Di Maggio

  • A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

    A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

    Inizierà il prossimo 20 settembre di fronte al tribunale di Terni in composizione collegiale, il processo a carico di un ex prete 59enne di Pisa – L.G. le sue iniziali – accusato di violenza sessuale, prostituzione minorile e sostituzione di persona in relazione ai fatti avvenuti presso il centro accoglienza profughi di Villanova di Orvieto (Terni) fra il 2016 e il 2020. L’uomo è stato rinviato a giudizio dal gip di Perugia su richiesta del pubblico ministero Mara Pucci, titolare del fascicolo. L’indagine era stata condotta dagli agenti della polizia di Stato del commissariato di Orvieto.

    Le accuse ‘sessuali’

    All’ex prete – non più tale dal 2004 – viene addebitato di aver imposto la sua ‘legge’ all’interno della struttura di accoglienza, anche con metodi intimidatori e facendo capire senza mezzi termini che l’obbedienza dei giovani ospiti di nazionalità straniera, sarebbe stata ripagata con agevolazioni come documenti, sussidi economici ed altri vantaggi. Per ‘obbedienza’, però, l’ex presule intendeva anche prestazioni sessuali – talvolta remunerate con 50 euro – da parte dei ragazzi, anche minorenni all’epoca dei fatti. In un caso il 59enne pisano avrebbe anche millantato contatti con il mondo della moda, per convincere uno dei giovani profughi a sfilare nudo nel suo appartamento e facendogli credere, a suon di complimenti, che avrebbe potuto guadagnare fino a 2 mila euro a sfilata.

    Finto prete

    Ma non è tutto. L’ex prete era solito indossare l’abito talare e celebrare messa, nonostante non fosse più sacerdote della chiesa cattolica dal 2004. Fatto, questo, che avrebbe tratto in inganno più persone fra addetti della struttura orvietana, ospiti, forze dell’ordine, agli occhi dei quali l’uomo avrebbe acquistato una certa credibilità proprio in ragione del suo ruolo di religioso. Da qui l’ulteriore contestazione di cui dovrà rispondere di fronte al tribunale di Terni, dove a difenderlo ci sarà l’avvocato Emilio Festa. Una delle parti civili costituite è invece assistita dall’avvocato Nicola Pepe.

    A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

  • Don Vincenzo ai domiciliari nella casa di recupero per preti

    Don Vincenzo ai domiciliari nella casa di recupero per preti

    di P.C. – Don Vincenzo Esposito, l’ex parroco di San Feliciano, sul Trasimeno, accusato di prostituzione minorile aggravata per aver scambiato messaggi erotici con ragazzini, lascerà il carcere di Spoleto. Attenderà il processo in una comunità di recupero per sacerdoti, dove seguirà un protocollo terapeutico ad hoc.

    Braccialetto elettronico

    Lunedì mattina i giudici hanno disposto per lui la sostituzione dell’attuale misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari presso la casa sacerdotale ‘Villa S. Cuore’ Bisacchi, Città di Castello (PG), subordinando l’esecuzione di tale provvedimento alla condizione che sia disponibile ed attivabile il braccialetto elettronico e che l’imputato presti il consenso alla sua installazione.

    La casa di recupero per preti ‘smarriti’

     

    Villa Sacro Cuore è una struttura gestita dalla diocesi di Città di Castello dove, in accordo con le Conferenza episcopale italiana, vengono ‘riabilitati’ i preti che – per usare un linguaggio clericale – «si sono smarriti nel loro cammino pastorale». Si trova appena fuori il centro cittadino, è dotata di 56 posti letto. Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011 quando, nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare dei luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti. La villa, immersa nelle campagne umbre e protetta da una recinzione, ha accolto numerosi sacerdoti, umbri e non solo, i cui nomi sono comparsi nelle pagine della cronaca dei quotidiani.

    «Carcerazione era extrema ratio»

    La decisione è stata presa dall’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo. Nel provvedimento si legge come «la custodia cautelare in carcere sia solo l’extrema ratio e può essere mantenuta soltanto nei casi in cui ogni diversa misura si presentasse inidonea o inefficace per il soddisfacimento delle esigenze cautelari». Invece – scrive il giudice – la misura dei «domiciliari con braccialetto elettronico in una struttura di recupero di sacerdoti con problemi psicologici sembra poter garantire, salvo prova contraria, quelle esigenze di controllo e sorveglianza dell’indagato, che verrebbe sottoposto alle regola di disciplina vigenti presso la comunità religiosa». Fra le regole imposte: il divieto di utilizzo di qualsiasi apparecchio telefonico o strumentazione telematica che gli permetta di comunicare verso l’esterno.

    Un camion ha portato via le sue cose a San Feliciano

    Del resto, era inimmaginabile per Don Vincenzo tornare nell’abitazione di San Feliciano, come inizialmente chiesto dal suo legale, l’avvocato Renato Vazzana: in quella abitazione ora vive il nuovo parroco di San Feliciano, nonché amministratore parrocchiale. A lui il compito di far riavvicinare i fedeli e di amministrare le finanze della chiesa lacustre, su cui c’erano molti dubbi da parte dei parrocchiani, al momento non suffragati da prove: l’analisi condotta dalla Curia non ha rilevato anomalie nella gestione dei conti, fra l’altro tenuti dal diacono. Nei giorni scorsi, avvistato un camion di una ditta di traslochi che ha portato via tutto. Non si sa se verso la Sicilia o proprio verso Città di Castello.

    Il furto, la mancata perquisizione e altri misteri

    «La speranza è che non si sia portato via pure qualche prova», commenta uno dei fedeli che ha assistito al trasloco, ricordando che già c’erano stati dei tentativi di inquinamento delle prove e che al momento non sono emersi elementi su una perquisizione all’interno della canonica nelle ore immediatamente successive all’arresto, come del resto ha confermato a umbriaon.it lo stesso avvocato Vazzana: «Nessun verbale di perquisizione ci è stato consegnato, né a me né al mio cliente; intanto però segnaliamo che nei giorni successivi all’arresto c’è stato un furto in quella casa». Magari era una bravata, magari un atto di vandalismo. E se invece fosse stato un modo per occultare prove? Ulteriori elementi sulla vicenda saranno forniti dallo stesso Don Vincenzo, che la prossima settimana incontrerà il suo avvocato nella casa di accoglienza tifernate.

    Don Vincenzo ai domiciliari nella casa di recupero per preti

  • Sesso in chat con minorenne, respinta la richiesta di scarcerazione per il parroco di San Feliciano

    Sesso in chat con minorenne, respinta la richiesta di scarcerazione per il parroco di San Feliciano

    Don Vincenzo Esposito rimane in carcere. E’ stata infatti respinta l’istanza di scarcerazione presentata la scorsa settimana dall’avvocato del parroco di San Feliciano, Renato Vazzana. Don Esposito si trova nel carcere di Spoleto dal 3 agosto scorso dopo un’indagine condotta dai carabinieri di Termini Imerese. Il prete è accusato di prostituzione minorile e di detenzione di materiale pedopornografico.

    L’istanza, stando a quanto riportato dalla difesa, è stata respinta in quanto è andata in mano al gip feriale e non al titolare. Il legale di don Esposito, nelle prossime settimane, si presenterà nel carcere di Spoleto, dove farà interrogare il suo assistito per poi ripresentare una nuova istanza di scarcerazione.