Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • Usa, identificati otto preti pedofili: tra loro un professore di studi rinascimentali

    Usa, identificati otto preti pedofili: tra loro un professore di studi rinascimentali

    La diocesi di Brooklyn ha identificato otto preti molestatori. Tra questi c’è anche un ex sacerdote, Jaime Lara, che, dopo aver lasciato la tonaca 25 anni fa, si è costruito un’illustre carriera come professore di studi medievali e rinascimentali.

    La diocesi di Brooklyn ha identificato otto preti molestatori. Tra questi c’è anche un ex sacerdote, Jaime Lara, che, dopo aver lasciato la tonaca 25 anni fa, si è costruito un’illustre carriera come professore di studi medievali e rinascimentali.

    Lo ha reso noto oggi la diocesi sul suo sito online. Lara fu ridotto allo stato laicale per molestie sui bambini. La decisione della diocesi di rendere pubblici i nomi risponde alle pressioni degli attivisti per i diritti delle vittime. Lo scandalo della pedofilia del clero americano esplose nel 2002, quando il Boston Globe puntò i riflettori sull’insabbiamento operato dalla diocesi di Boston sotto l’allora arcivescovo, Cardinale Bernard Law, vicenda su cui si basa anche il film “Il caso Spotlight”.

    Gli otto preti identificati sono una piccola frazione del clero di Brooklyn e Queens, implicato in 233 denunce presentate alla speciale commissione diocesana che si occupa dei risarcimenti alle vittime pronte a lasciare cadere ulteriori azioni legali.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/brooklyn_new_york_clero_molestie-3358809.html

  • Usa, stretta sulla pedofilia, un bollino sul passaporto degli “orchi”

    Usa, stretta sulla pedofilia, un bollino sul passaporto degli “orchi”

    D’ora in poi i pedofili americani saranno identificati come tali anche sul passaporto, per rafforzare la lotta contro il turismo sessuale con minori e lo sfruttamento infantile. Lo rende noto il Dipartimento di Stato, che applicherà una sorta di “bollino” sui documenti di chi ha commesso questo tipo di reati. Il retro del passaporto recherà la dicitur “Il proprietario è stato condannato per un reato di tipo sessuale nei confronti di minori ed è schedato secondo la legge americana”.

    La misura è una risposta alla ‘International Megan’s Law’, approvata dall’allora presidente Barack Obama per frenare lo sfruttamento infantile e il turismo sessuale di minori. Megan Kanka era una ragazzina di sette anni quando fu uccisa nel 1994 da un pedofilo condannato. Lo stesso Dipartimento ha precisato che la dicitura non impedirà di viaggiare all’estero e che riguarda solo i pedofili. Tuttavia i critici hanno affermato che i cittadini americani, così come di altri paesi, sono soggetti alle leggi d’ingresso dei Paesi che intendono visitare, molte delle quali hanno restrizioni nei confronti di coloro che hanno commesso crimini.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/usa_pedofilia_bollino_passaporto-3341455.html

  • Pedofilia. Prete offre caramelle ad una bimba di 3 anni e poi si fa toccare il pene: arrestato

    Pedofilia. Prete offre caramelle ad una bimba di 3 anni e poi si fa toccare il pene: arrestato

    Il pastore della Rushville Baptist Temple, nello Stato USA dell’Indiana, è accusato almeno da quattro bambine: in tutte le occasioni, le avrebbe attirato nelle sue stanze in chiesa offrendo loro dei dolciumi, per poi molestarle.

    I funzionari con il dipartimento di polizia di Rushville hanno arrestato un pastore con le accuse di molestie su minore a seguito di un’indagine per aggressione sessuale avvenuta al Rushville Baptist Temple, nello Stato USA dell’Indiana. Garry Evans, 72 anni, deve rispondere di molteplici accuse relative ad un caso di pedofilia. Secondo i documenti del tribunale, “l’inchiesta è iniziata il 4 settembre quando una bambina di tre anni ha divulgato informazioni sensibili a sua madre che a sua volta ha segnalato l’incidente al Dipartimento per i Servizi per i Bambini”. Interrogata dalla polizia, la presunta vittima ha detto che Evans l’avrebbe adescata nel suo ufficio offrendole delle caramelle. Una volta all’interno della stanza, l’uomo di chiesa si sarebbe abbassato i pantaloni e avrebbe costretto la piccolina a toccargli il pene. Poi si sarebbe fatto promettere di non dirlo a nessuno.

    I funzionari hanno ottenuto un mandato di perquisizione, poi eseguito il 22 settembre presso la chiesa di Rushville. Secondo i documenti del tribunale, la polizia ha sentito  altre quattro minorenni, tutte sotto i 10 anni, che hanno dichiarato di essere molestate da Evans. “Mi toccava ogni volta che andavo in chiesa” avrebbe detto una di loro agli inquirenti. Un’altra bambina ha spiegato che il prete l’avrebbe toccata regolarmente; una volta gli chiese di smettere, ma vista la sua insistenza sarebbe uscita dalla stanza. In tutte le occasioni, il 72enne avrebbe attirato le giovanissime vittime nelle sue stanza offrendo loro delle caramelle.

    https://www.fanpage.it/pedofilia-prete-offre-caramelle-ad-una-bimba-di-3-anni-e-poi-si-fa-toccare-il-pene-arrestato/

  • ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    In una sentenza inedita la giustizia di Mendoza ha assicurato che i canoni che mantengono il segreto sulle indagini interne alla chiesa sono incostituzionali

    Di Ana Montes de Oca

    In un giudizio inedito nel paese, la giustizia mendocina ha dichiarato incostituzionali due canoni del diritto sul quale si regge la chiesa cattolica  che mantiene il segreto delle indagini di abuso sessuale da parte dei preti.

    Si tratta di una denuncia realizzata da un ragazzo soprannominato Tomàs che ha denunciato di essere stato abusato sessualmente dal sacerdote Raùl del Castillo, che era il direttore della scuola don Bosco de Ciudad, tra il 1998 e 2001.

    Tomàs ha fatto la denuncia sia alla chiesa che alla giustizia civile ma 10 anni dopo quanto ha sofferto i presunti abusi. Siccome la vittima non aveva sufficienti prove e basandosi in perizie realizzate dai periti della chiesa la magistratura ha deciso di archiviare la causa.

    Parallelamente, l’arcivescovado di Mendoza ha cominciato l’indagine interna, ma in nessuna circostanza è stata data a Tomàs possibilità di partecipazione, ne è stato chiamato a dichiarare, ne è stato informato del corso dell’indagine, gli hanno solo trasmesso che la denuncia era stata archiviata.

     “Questo costituisce una violazione alle garanzie del debito processo, al non informare e far parte di nessuna istanza alla vittima, non lascia prove che ci sia stata un’indagine”, ha spiegato Carlos Lombardi, avvocato di Tomàas, il quale ieri ha vinto in giudizio per danni e pregiudizi morali le accuse avanzate contro la comunità Salesiana.

    Il giudizio della sala 2 del tribunale di Gestione Giudiziale Associata, ha considerato che il segreto della chiesa rispetto alla supposta indagine a Del Castillo è incostituzionale ed ha causato danno morale alla vittima.

    Si intende che il processo canonico in se stesso non è incostituzionale nella misura nella quale si possa compatibilizzare con altri diritti fondamentali, cosa che non è accaduta nella seguante causa. Agli atti è rimasto dimostrato che sulla denuncia non ci sono state indagini (vedere fas. 281 e 282) e che non è stata data risposta ne informazione rispetto alla denuncia effettuata, a chi la aveva realizzata. Considero che non si tratti di divulgare un fatto privato in forma pubblica e che il destinatario dell’informazione era lo stesso denunciante e non una terza persona.

    Per queste ragioni il giudice ha ordinato ai Salesiani di pagare un indennizzo a Tomàs

    Segreti cari

    Sebbene nel caso di Tomàs si tratta di un giudizio di prima istanza nel 2015 la Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha determinato che il diritto non è al di sopra dei diritti umani.

    Questo, sommato alla dichiarazione di incostituzionalità dei canoni 1717 e 1719 (il primo cerca di proteggere la fama dei membri del clero nelle indagini di questo tipo, il secondo ordina l’archivio segreto di tutte le azioni fatte dalla chiesa, apre la possibilità che decine di vittime che non hanno mai avuto accesso alle indagini interne delle loro denunce possono chiedere che venga pagato loro un risarcimento economico per aver violato il loro diritto costituzionale ed umano, a ricevere questa informazione.

    Il prete accusato ancora lavorava con i bambini

    Raùl del Castillo è scomparso da Mendoza dopo la denuncia contro di lui nel 2008. Poi si è saputo che era dentro alla congregazione Salesiana in Paraguay. Li, almeno tra il 2010 e il 2015 lavorò con bambini in situazione di rischio.

    Attualmente è l’incaricato del seminario per la formazione della spiritualità.

  • Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Ana Medina invierà il caso all’Ufficio dei crimini sessuali. Non hanno ancora trovato una connessione con il caso di Mendoza

    La nuova titolare del caso Provolo a La Plata, procuratore Ana Medina , cercherà di identificare le altre vittime che sono state maltrattate o abusate a livello locale nella scuola durante gli anni 1980 e 1990 per cui sono sospettati sacerdoti Horacio Corbacho e Nicola Corradi.

    “Cercheremo di individuare coloro che sono citati nelle altre dichiarazioni”, ha riferito una fonte giudiziaria qualificata a Trama Urbana. La difficoltà nell’inchiesta è che non esiste una lista di internati all’Istituto Próvolo, quindi è difficile individuare gli alunni. Nessuno di questi nomi era citato dall’exfiskal Fernando Cartasegna.

    Ora, Medina ha rinviato il caso al l’ Ufficio di reati sessuali DDI locali, per vedere se gli specialisti del settore riescono a individuare le persone che sono state citate dalle otto vittime che hanno testimoniato finora. Per quanto riguarda il legame tra l’istituzione e la Chiesa cattolica, gli investigatori hanno chiesto all’Arcivescovo Aguer che ha ha spiegato che “l’istituto religioso appartiene alla Società della Congregazione di Maria per l’educazione dei bambini sordi, sotto l’autorità assoluta della Santa Sede” , vale a dire direttamente dal Vaticano, con il quale l’Arcivescovado dell’argento non aveva alcuna interferenza nel Próvolo.

    D’altra parte, le fonti giudiziarie hanno indicato che le testimonianze che esistono nella causa si riferiscono a ripetuti maltrattamenti. Così, due di coloro che hanno dichiarato di essere stati abusati sessualmente da tre fratelli che hanno lavorato nell’istituzione, ma non sono stati sottoposti dei sacerdoti Corbacho e Corradi. Gli investigatori hanno anche spiegato che il caso locale non è correlato alla causa di Mendoza, dove la giustizia ha già accusato sette persone per il presunto abuso sessuale di bambini con problemi di udito dell’Istituto Antonio Próvolo, con altri 16 coinvolti nel caso .

    https://diariohoy.net/trama-urbana/caso-provolo-buscan-identificar-a-mas-victimas-106603

  • Pedofilia, cardinale Pell a giudizio il 5 marzo

    Pedofilia, cardinale Pell a giudizio il 5 marzo

    Il cardinale australiano George Pell dovrà affrontare un’udienza preliminare di quattro settimane con richiesta di rinvio a giudizio il prossimo 5 marzo, per le accuse di reati di pedofilia commessi quando era sacerdote.

    Il porporato, riferisce Radio Vaticana, ha affrontato oggi la seconda udienza preliminare davanti alla Corte di Melbourne, durata venti minuti e dedicata a questioni amministrative. L’esatta natura e i dettagli delle accuse non sono stati resi pubblici, ma il cardinale le respinge “fermamente”.

    La Corte ha udito che è prevista la deposizione di circa 50 testimoni nell’udienza del prossimo marzo, che determinerà se vi siano sufficienti evidenze per sottoporre il cardinale a processo. Al cardinale Pell non era richiesto se dichiararsi colpevole o non colpevole, ma il suo legale Robert Richter aveva detto nell’udienza precedente del 25 luglio che il suo assistito si sarebbe dichiarato non colpevole.

  • Australia, da marzo cinquanta testimoni al processo a Pell per abusi

    Australia, da marzo cinquanta testimoni al processo a Pell per abusi

    Le audizioni dureranno una settimana, a quel punto il tribunale di Melbourne deciderà se il porporato deve essere processato

    A partire dal prossimo cinque marzo, e per quattro settimane, una cinquantina di testimoni compariranno in aula a Melbourne per sostanziare l’accusa di abusi sessuali su minori indirizzata al cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia dall’estate scorsa in congedo, per volontà di Papa Francesco, per difendersi in tribunale in Australia . A quel punto la corte di Melbourne deciderà se il porporato dovrà essere giudicato.

    L’ex arcivescovo di Sidney, 76 anni, ha deciso di essere presente alla seconda udienza preliminare che si è svolta oggi (notte in Italia), pur non essendo tenuto a comparire, dopo la prima udienza di luglio scorso. Il porporato, scortato da un cordone di poliziotti, è stato accolto da una consistente folla di contestatori, giornalisti fotografi e cameramen. Presenti anche alcuni sostenitori del cardinale: «Sappiamo che è un uomo integro», ha detto Carmen Zahra, citata dall’agenzia France Presse.

    George Pell contesta ogni accusa e si dichiara innocente. Il tribunale non ha fornito dettagli sui capi di accusa, relativi, comunque, a «delitti di aggressioni sessuali antiche» che sarebbero avvenuti negli anni Settanta nella città di Ballarat, stato australiano di Victoria, quando Pell era semplice sacerdote. Ad accusare il porporato, sin da subito, «numerose persone» hanno depositato denuncia.

    Per ragioni legali i dettagli di questa ultima udienza non possono essere riferiti dalla stampa ma la giudice Blinda Wallington ha annunciato che tutti i testimoni sono stati ammessi tranne cinque, il che significa che una cinquantina di persone possono essere ascoltate, tra i quali adulti che all’epoca dei fatti contestati erano bambini che cantavano nel coro della cattedrale. L’avvocato di Pell, Robert Richter, ha detto che è «impossibile» che la cattedrale di Melbourne possa essere stata teatro di simili reati.

    La vicenda è distinta dall’inchiesta condotta per quattro anni dalla Royal commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, che ha visto Pell comparire in video-collegamento da Roma per rispondere a febbraio del 2016 , questa volta, ad accuse di insabbiamento di abusi compiuti da altri sacerdoti.

    http://www.lastampa.it/2017/10/06/vaticaninsider/ita/news/da-marzo-cinquanta-testimoni-al-processo-a-pell-in-australia-per-abusi-iyEtLSa5NeKfeFhsw5kPGM/pagina.html

  • Pedofilia, udienza preliminare a marzo per il cardinale George Pell

    Pedofilia, udienza preliminare a marzo per il cardinale George Pell

    George Pell, il Cardinale di recente accusato di pedofilia, dovrà apparire a marzo 2018 per l’udienza preliminare. Le violenza sarebbero state commesse decenni fa.

    Marzo sarà un mese importante e decisivo per il Cardinale australiano George Pell(76 anni). Per quel mese è infatti fissata l’udienza preliminare di 4 settimane per i reati di pedofilia attribuiti a lui. C’è anche la richiesta di rinvio a giudizio. Le violenze commesse dal Cardinale George Pell avrebbero avuto luogo diversi anni fa, negli anni settanta, ottanta e fine anni novanta primi anni duemila. Ci saranno ben 50 testimoni per chiarire la situazione. Dal 2014, l’uomo è prefetto della Segreteria per l’economia.

    Cardinale Pell accusato

    George Pell è il più importante esponente della Chiesa processato per pedofilia. L’uomo era stato nominato da papa Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia nel 2014, ma è tornato in Australia per sottoporsi al giudizio delle autorità civili e difendersi da queste accuse di pedofilia. L’accusa è partita a giugno scorso, e ha sconvolto tutti, papa Francesco compreso. Certo, almeno fino alla fine, George Pell è da considerare innocente.

    Ma l’aria che tire non è buona per lui.

    ll 6 ottobre, il cardinale è comparso di fronte al tribunale di Melbourne, in Australia durante una breve udienza per difendersi alle accuse di molestie e stupro su minori quando era sacerdote a Ballarat, tra il 1976 e il 1980, e arcivescovo a Melbourne, ossia tra il 1996 e il 2001. Sono quindi reati ‘storici’, e sono stati commessi su iù vittime. La corte ha stabilito che George Pell dovrà presentarsi il 5 marzo 2018 per un’udienza preliminare dalla durata, almeno di quattro settimane. Cinquanta testimoni sono stati chiamati all’udienza, al fine di stabilire se ci sono prove sufficientemente decisive per portare George Pell sotto processo.

    Difesa e accusa

    Il Cardinale George Pell ha sempre negato le accuse e proclamato la propria assoluta innocenza. Il suo legale, l’avvocato Robert Richter, ha dichiarato alla corte come fosse “impossibile” che sul soglio di San Patrizio, quello dell’arcivescovo di Melbourne, potesse sedere qualcuno che avesse commesso questi gravissimi crimini.

    Ma secondo l’accusa, Pell avrebbe omesso di collaborare con le forze dell’ordine, insabbiando i casi di violenze sessuali perpetrati nei confronti dei minori da parte di religiosi cattolici della sua diocesi. Inoltre, il Cardinale avrebbe messo in atto il cosiddetto “Melbourne Response”, uno schema di risarcimenti piuttosto bassi per le vittime volto a disincentivare onerose cause giudiziarie contro la diocesi.

    Pedofilia e Chiesa

    Questa è un’altra storia che ci scandalizza, anche se a volte il binomio clero-pedofilia è diventato un po’ un cliché. Non tutti i preti sono pedofili, e nemmeno tutti i pedofili sono preti. Tuttavia papa Francesco ha ammesso le carenze della Chiesa in quest’ambito, dicendo di negare la grazia, il perdono, agli uomini del clero che si macchiano di questo grave reato. Anche la Cei di recente ha deciso di avere un ruolo attivo nella repressione degli abusi sessuali commessi dal clero.

    http://www.notizie.it/udienza-preliminare-george-pell/

  • Canada, mandato d’arresto per il diplomatico vaticano indagato per pedofilia

    Canada, mandato d’arresto per il diplomatico vaticano indagato per pedofilia

    La polizia di Windsor accusa monsignor Carlo Alberto Capella di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, scaricato durante un soggiorno nel paese tra il 24 e il 27 dicembre 2016

    «Possesso e distribuzione di materiale pedopornografico». Con queste accuse la polizia del Canada ha emesso un mandato di arresto per il diplomatico della Santa Sede, monsignor Carlo Alberto Capella, richiamato da Washington – della cui nunziatura era un «senior member» (membro di alto livello) – all’inizio di settembre, attualmente in Vaticano dove è indagato per pedopornografia.

    Un comunicato della polizia di Windsor informa che l’inchiesta a cui fa riferimento il mandato d’arresto è stata condotta sul web e sui siti internet coinvolti, dopo una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini. Dall’indagine è emerso che il «sospetto» avesse scaricato e poi diffuso materiale di natura pedopornografica «mentre visitava un luogo di culto a Windsor, in Ontario» nel periodo tra il 24  il 27 dicembre 2016. La diocesi di London, sempre in Ontario, ha confermato tramite il suo portavoce di aver ricevuto una richiesta di aiuto per l’indagine e che l’assistenza è stata fornita in relazione alle possibili violazioni della legge sulla pornografia infantile fatte da monsignor Capella, il quale avrebbe utilizzato «un computer in una Chiesa locale».

    Dal Vaticano informano che tra le mura leonine si è a conoscenza del mandato ma al momento non risulta pervenuta alcuna richiesta di arresto. Attualmente monsignor Capella risiede nel Collegio dei Penitenzieri, lo stesso appartamento a pochi passi dalla Casa Santa Marta occupato due anni fa dal polacco monsignor Jozef Wesolowski, nunzio nella Repubblica domenicana, morto per problemi cardiaci prima che iniziasse il suo processo per pedofilia.

    La vicenda di Carlo Alberto Capella, 50 anni, ordinato sacerdote nel ’93 nell’arcidiocesi di Milano, in servizio presso la sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato prima di divenire il numero tre nella nunziatura Usa, era stata resa nota da un comunicato della Sala Stampa vaticana dello scorso 15 settembre in cui si informava che il Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano, Giampiero Milano, aveva deciso di aprire un fascicolo dopo che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America aveva notificato, per via diplomatica, «la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche da parte di un membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington».

    Notificazione, questa, avvenuta il 21 agosto scorso ma resa pubblica dopo circa un mese. La Santa Sede aveva quindi richiamato il sacerdote la cui identità è stata presto rivelata dai media statunitensi. Inizialmente l’agenzia Associated Press spiegava che il prelato era sospettato di possedere, ma non di produrre o diffondere, pornografia infantile, comprese immagini di bambini nell’età precedente la pubertà. Ma nel rapporto della polizia del Canada adesso è incluso anche il reato di «distribuzione». Reato che, secondo la Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, dell’11 luglio 2013, recante “Norme complementari in materia penale”, è punita con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a euro 50mila. Ancora l’AP riferiva che il Dipartimento di Stato americano, il 21 agosto, aveva chiesto al Vaticano di rimuovere l’immunità diplomatica del funzionario affermando, però, in seguito che la richiesta era stata respinta tre giorni dopo.

    La Sala Stampa vaticana – chiedendo di mantenere il «massimo riserbo» sull’intera faccenda – sottolineava invece che, una volta ricevute le informazioni dal governo statunitense, la Segreteria di Stato non ha esitato a trasmetterle al Promotore di Giustizia il quale ha aperto un’indagine in merito, avviando anche una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi relativi a questo caso che torna a scuotere i più alti piani della diplomazia pontificia.

    http://www.lastampa.it/2017/09/29/vaticaninsider/ita/vaticano/il-canada-emette-un-mandato-darresto-per-il-diplomatico-vaticano-indagato-per-pedofilia-Iok2A9sFTa5EK4dR3BgCSJ/pagina.html

  • L’arcivescovo di Lione sarà processato per omessa denuncia sui casi di pedofilia di Padre Preynat

    L’arcivescovo di Lione sarà processato per omessa denuncia sui casi di pedofilia di Padre Preynat

    In estate l’archiviazione, poi le vittime hanno fatto ricorso. Philippe Barbarin è accusato di non essere intervenuto nonostante sapesse

    Si riapre il caso dei preti pedofili in Francia. Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, sarà a processo dal 4 al 6 aprile prossimo per il caso della mancata denuncia di aggressioni sessuali su minori commesse da un prete della sua diocesi oltre 25 anni fa. È quanto riferisce la giustizia francese citata da BFM-TV. Il cardinale deve comparire insieme ad altre sei persone.

    Dopo l’archiviazione della scorsa estate, la vicenda sembrava definitivamente chiusa. Ma dieci vittime di Padre Preynat – indagato lo scorso anno per abusi sessuali perpetrati fino al 1991 su un gruppo di scout della regione di Lione – hanno presentato un altro ricorso. Da parte sua, la diocesi di Lione ha subito denunciato un “accanimento”.

    Barbarin, 66 anni, viene accusato di non aver denunciato le azioni di padre Preynat, nonostante sapesse, e di averlo mantenuto al suo posto al fianco dei bambini fino al 2015. La legale delle vittime, Nadia Debbache, sottolinea tuttavia che il caso “non riguarda una persona sola: ognuno al suo livello vi ha partecipato, incluso in Vaticano”.

    Oltre a Barbarin – scrive HuffPost France – sono chiamati a comparire in tribunale l’arcivescovo di Auch, Maurice Gardès, e il vescovo di Nevers, Thierry Brac de la Perrière, ex membri della diocesi di Lione, come anche Luis Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la dottrina della Fede in Vaticano. Citati anche l’ex capo di gabinetto del cardinale, Pierre Durieux, oggi a Nantes, Régine Maire, incaricata della cellula di ascolto delle vittime, e il vicario Xavier Grillon, all’epoca superiore gerarchico diretto di padre Preynat.

    Ladaria Ferrer è chiamato a comparire in quanto venne consultato sul caso dai prelati francesi. Secondo una lettera sequestrata durante le perquisizioni, assicurò all’arcivescovo di Lione di aver preso “tutte le misure disciplinari adeguate evitando lo scandalo pubblico”. Il che, secondo un altro legale delle vittime Jean Boudot, significava “non rivolgersi alla giustizia”.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/09/19/larcivescovo-di-lione-sara-processato-per-omessa-denuncia-sui-casi-di-pedofilia-di-padre-preynat_a_23215036/