Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • Cattopedofili: continuano i problemi in USA, (stanno finendo i soldi e le proprietà da vendere)

    Cattopedofili: continuano i problemi in USA, (stanno finendo i soldi e le proprietà da vendere)

    Tempi duri per i preti USA, e non serve a nulla che i pedofili possano contare sul sostegno del papa in persona.

    The Roman Catholic archbishop of Los Angeles has said his archdiocese will sell its main office to raise money to settle lawsuits for sexual abuse.
    Cardinal Roger Mahony also said some 50 other buildings could be sold to settle hundreds of lawsuits brought by people who had been abused by priests.
    In December, the archdiocese – America’s largest – paid some $40m (£20m) to settle 46 cases.
    But it still faces more than 500 claims that have been in litigation for years.
    ‘Quick settlement’
    “Though it has always been the position of the archdiocese that the insurance companies must honour their responsibility to fund a major share of future settlements, the archdiocese must be prepared to fund its share,” Cardinal Mahony said in a statement on Tuesday.
    He said the archdiocese’s main administrative office – a 12-storey building in Los Angeles – would be sold to fund the settlements.
    Cardinal Mahony also said that a working group had already identified some 50 other non-essential church properties for sale.
    “No parishes or parish schools will be closed to fund these settlements, nor will their essential ministries be affected by these sales,” the cardinal said.
    He did not specify any timetable for those settlements, but expressed hopes that the matter would be resolved in “the near future”.
    The archdiocese last year settled 46 civil cases, paying some $40m (£20m) of the total amount of $60m (£30m). The rest was paid by insurers.
    The cases related to two periods when it had limited or no insurance against sexual abuse claims – before the 1950s and after 1987.
    But the archdiocese still faces more than 500 claims, with some experts saying that it could cost the church as much as $1bn (£500m) to settle all of them.
    The archdiocese says it has more than 4.3m Catholics in nearly 300 parishes. The Roman Catholic Church has been rocked by a series of child sex abuse scandals in recent years, particularly in North America and also in Ireland. In the US, a Boston-based scandal in 2002 led to the prosecutions of a number of priests, large payouts to dozens of victims and allegations of a cover-up by senior clergy.

    fonte: http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/6660429.stm

  • Diocesi di S. Diego (USA) vuole fallire per non pagare vittime di preti pedofili

    Diocesi di S. Diego (USA) vuole fallire per non pagare vittime di preti pedofili

    SAN DIEGO, 23feb07 – La diocesi statunitense di San Diego, in California, ha chiesto una protezione giuridica di fronte alla eventualità che venga dichiarata fallita.

    La diocesi, infatti, è coinvolta in 143 cause per abusi su minori da parte di propri sacerdoti. In caso di riconosciuta colpevolezza, la diocesi sarà chiamata a rifondere danni per svariati milioni di dollari, rischiando quindi il fallimento.

    Nella prossima settimana comincia l’esame delle prime cause e, in forza del Codice sui fallimenti (Federal Bankrupcy Code), la diocesi può intraprendere la via delle risoluzioni extragiudiziali delle singole cause.

    Tale via accorcierebbe i tempi per una risoluzione, con conseguenti risparmi sulle spese procedurali. La diocesi di San Diego è la quinta negli Stati Uniti che chiede di avvalersi di questa particolare protezione giuridica.

  • Il Messico interdice i preti pedofili, … Lo Stato supplisce alle complicità della chiesa cattolica

    Il Messico interdice i preti pedofili, … Lo Stato supplisce alle complicità della chiesa cattolica

    Il Senato messicano si attribuisce la facoltà di inabilitare sacerdoti

    Violazione della libertà religiosa

    CITTA’ DEL MESSICO, lunedì, 26 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Attraverso un comunicato stampa, la Conferenza dell’Episcopato Messicano (CEM) ha reso noto questo mercoledì il suo atteggiamento circa i recenti pronunciamenti del Senato messicano sul castigo che si deve infliggere ai sacerdoti che abusano di minori.

    In concreto, la CEM ha denunciato che la riforma approvata dai senatori, che permette l’inabilitazione dei sacerdoti pederasti, non solo presenta “errori e lacune” molto gravi, ma entra in conflitto in modo diretto con la Legge delle Associazioni Religiose e del Culto Pubblico che governa le Chiese nel Paese.

    Nella riforma in questione, il Senato della Repubblica ha approvato questioni riferite allo sfruttamento sessuale infantile, riservando alle leggi civili l’inabilitazione dall’esercizio sacerdotale di quanti si presume abbiano abusato di minori.

    Per la CEM, queste disposizioni entrano in contraddizione con la Legge delle Associazioni Religiose e del Culto Pubblico, intervenendo in affari interni delle Chiese attraverso procedure civili.

    La normativa vigente proibisce l’intervento delle autorità in affari interni delle associazioni religiose, come nominare o inabilitare i ministri di culto, avverte il comunicato della CEM.

    “Il loro carattere religioso e l’esercizio del loro ministero è una questione che resta nelle mani dell’istituzione religiosa alla quale appartengono, e spetta a questa istituzione religiosa occuparsi dell’inabilitazione, del ritiro o della fine del ministero che svolgono”, ha segnalato la Conferenza dei Vescovi messicani.

    La CEM ha riferito che secondo le leggi ecclesiastiche, nel caso di responsabilità di un religioso in una condotta delittuosa, concretamente nel caso della pederastia, l’interessato viene sospeso in modo immediato, oltre a subire un processo interno, che si può concludere con la sospensione definitiva dal ministero.

    “E’ molto importante che nelle nostre leggi non ci sia luogo per lacune o errori”, riferisce il testo: spetta solo alla Chiesa, e non a un giudice, come si stabilisce nella riforma legislativa, inabilitare o porre fine al ministero di quei sacerdoti che sono accusati di violenza o abuso di minori, conclude il comunicato della CEM.

    Codice: ZI07022610

    Data pubblicazione: 2007-02-26

  • Card. Dziwisz complice di arcivescovo pedofilo?

    Card. Dziwisz complice di arcivescovo pedofilo?

    Anche l’ex segretario di Wojtyla nel mirino della stampa polacca

    di Roberto Fabbri – sabato 27 gennaio 2007, 07:00
    Dopo monsignor Wielgus, costretto a rinunciare all’arcivescovado di Varsavia in seguito alle rivelazioni sul suo passato di informatore dei servizi segreti comunisti del suo Paese, un’altra figura di primissimo piano della Chiesa polacca finisce nel mirino della stampa con accuse molto pesanti. Questa volta si tratta nientemeno che del cardinale Stanislaw Dziwisz, per quarant’anni segretario personale di Karol Wojtyla (quasi ventisette dei quali in Vaticano) e oggi arcivescovo di Cracovia.

    Un giornale locale della città di Poznàn, il Glos Wielkopolski, sostiene che in passato Dziwisz avrebbe ignorato i segnali che gli giungevano, mentre era segretario del Papa, a proposito di casi di molestie sessuali attribuite all’allora arcivescovo di Poznàn, monsignor Juliusz Paetz, e al sacerdote messicano Marcial Maciel. Dziwisz, secondo il giornale polacco che ha fama di scandalismo, avrebbe cercato con il suo silenzio (l’articolo s’intitola proprio «Il silenzio del cardinale Dziwisz») di «nascondere gli scandali».

    Il quotidiano afferma che nel 2000 il segretario di Giovanni Paolo II non avrebbe informato il Papa della lettera che aveva ricevuto a proposito della condotta di monsignor Paetz, criticato per i suoi rapporti con alcuni chierici del seminario. L’arcivescovo di Poznàn fu comunque allontanato dalla sua carica due anni più tardi, in seguito ad alcuni articoli pubblicati dall’importante quotidiano Reczpospolita. Analogamente, sostiene sempre Glos Wielkopolski, nel 2002 Dziwisz avrebbe «insabbiato» una lettera scrittagli dal sacerdote messicano Antonio Ornelas, membro del locale tribunale ecclesiastico, che denunciava le molestie sessuali sui seminaristi del fondatore dei Legionari di Cristo padre Marcial Maciel: anche costui fu allontanato dal suo posto solo nel 2005, per iniziativa di papa Ratzinger, nel frattempo succeduto a Wojtyla.

    Il portavoce del cardinale Dziwisz ha reagito definendo l’articolo di Glos Wielkopolski «una grande bugia». «Non c’è alcuna testimonianza – ha detto padre Robert Necek della Curia arcivescovile di Cracovia -, l’articolo non è fondato, l’accusa è assolutamente ingiusta». Padre Necek afferma che «Giovanni Paolo II sapeva sempre tutto, si è voluto architettare una furba bugia per calunniare e infangare il nome di Dziwisz e la Chiesa polacca». Una bugia cui la Curia non intende abbassarsi a rispondere, augurandosi invece che faccia pubblicità al libro di memorie dell’ex segretario del Papa, che in Polonia sarà presentato oggi.

  • USA. Pedofilia, diocesi verserà 48 mln di $ a vittime

    USA. Pedofilia, diocesi verserà 48 mln di $ a vittime

    Stati Uniti: pedofilia, diocesi pronta a risarcire per 48 mln di dollari
    WASHINGTON – Quasi 50 milioni di dollari, 48 per la precisione, come risarcimento alle vittime di attenzioni sessuali da parte di alcuni sacerdoti pedofili: tanto si e’ detta pronta a versare la diocesi cattolica di Spokane, Washington. Lo ha comunicato un giudice di Reno, Nevada, incaricato di trovare una mediazione fra le parti lese e la diocesi, che altrimenti avrebbe rischiato la bancarotta. Si attende ora il parere del tribunale di Spokane, competente in materia.

    http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews….9D-F1E12B8EFEFC}

  • COLOMBIA: aborto di una bambina vittima di violenza. i vescovi scomunicano tutti, ma non lo stupratore

    COLOMBIA: aborto di una bambina vittima di violenza. i vescovi scomunicano tutti, ma non lo stupratore

    Fate un respiro profondo, leggete e inorridite…

    http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article….id_article=1136

    COLOMBIA: aborto di una bambina vittima di violenza. Il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, card. Alfonso López Trujillo, e i vescovi scomunicano tutti, ma non lo stupratore.

    […] “Da ieri ho un nuovo poster nel cuore: quello del dottor Carlos Lemus”, ha scritto il 31 agosto sul quotidiano La Stampa Massimo Gramellini. “Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha proclamato la scomunica. Del patrigno? No. Dei medici che hanno effettuato l’intervento, nonché dei familiari della piccola che avrebbero ordito ’l’orrendo crimine’. La violenza carnale? No. La decisione di far interrompere la gravidanza meno voluta e cercata del mondo”. “La Chiesa fa bene a fare il suo mestiere”, conclude Gramellini. “Ma forse lo farebbe meglio se i suoi campioni assomigliassero un po’ meno al cardinal Trujillo e un po’ di più al dottor Lemus” […]

    In Colombia abortisce una bambina vittima di violenza Il card. Trujillo e i vescovi scomunicano tutti. Ma non lo stupratore

    di Adista N. 61 – 09 Settembre 2006*

    BOGOTÀ-ADISTA. Scomunica per tutti coloro che il 25 agosto scorso, nell’Ospedale Simon Bolivar di Bogotá, hanno consentito di realizzare il primo aborto legale in Colombia. Per il presidente del Pontificio Consiglio per
    la Famiglia, card. Alfonso López Trujillo, non fa differenza il fatto che, ad abortire, sia stata una ragazzina di undici anni, incinta di otto settimane, vittima di violenze sessuali da parte del patrigno sin dall’età di 7 anni.

    Interpellato il 29 agosto dall’emittente radiofonica colombiana Rcn, Trujillo ha dichiarato che “tutte le persone che hanno partecipato all’intervento medico sono dei malfattori perché hanno stroncato la vita di un innocente prima della nascita”.

    La scomunica per direttissima di Trujillo ha sollevato un vespaio in Colombia: le sue dichiarazioni hanno dominato le prime pagine dei giornali e hanno provocato la reazione di 21 direttori di ospitali pubblici, che hanno
    espresso la loro solidarietà a Carlos Lemus, che ha autorizzato l’aborto nell’ospedale di cui è responsabile. Per il presidente dell’Ordine dei medici della Colombia Stevenson Marulanda, che pure è contrario all’aborto anche in
    caso di stupro, “l’intervento del cardinaleè esagerato e radicale”: “se mi toccherà disporne per gli altri due motivi [malformazione del feto o pericolo di vita della madre, ndr] mi scomunichino pure, anche se resterò sempre cattolico”.
    “Come fedele, rispetto la posizione del cardinale, anche se non la condivido”, ha ribattuto il dott. Lemus. “Come direttore d’ospedale, mi assumo tutte le responsabilità di quanto è successo: che la scomunica colpisca me e soltanto me, non i medici che lavorano alle mie dipendenze. Come cittadino, ho disposto l’aborto in ossequio a una sentenza della Corte Costituzionale che fa esplicito riferimento ai casi di violenza in questione. Come uomo, infine, ho visto il visino angosciato della bimba quando è arrivata all’ospedale e quello del tutto trasformato quando ne è uscita: è quanto basta alla mia coscienza”. Lemus ha comunque assicurato che, nonostante la scomunica, continuerà ad andare in chiesa: “La mia comunicazione con Dio è sempre stata molto buona e forse con la scomunica magari diventerà più diretta”. Il cardinale, in seguito alle polemiche, si è sentito in dovere di precisare il proprio pensiero: “né il Vaticano, né io stesso”, ha dichiarato alla stampa colombiana, hanno mai scomunicato nessuno. E questo perché la scomunica, per chi concorre “materialmente o moralmente” all’aborto, è da considerarsi automatica (latae sententiae), in base all’articolo 1398 del Codice di diritto canonico, e non viene quindi applicata da nessuna autorità ecclesiastica.

    Tuttavia, il Tribunale ecclesiastico colombiano ha precisato che spetterà al card. Pedro Rubiano Saenz, arcivescovo di Bogotà, disporre su chi cadrà la scomunica, in quanto massimo esponente della Chiesa locale. “I protagonisti del complotto per mettere in atto questo crimine”, aveva dichiarato Trujillo, “sembrano essere i medici, gli infermieri ed i familiari”, in riferimento al fatto che è stata la nonna della bambina a rivolgersi alla clinica. In Colombia l’aborto, tra molte polemiche e con l’opposizione netta della Chiesa, è diventato legale – e solo in alcuni limitati casi – lo scorso maggio: una sentenza delle Corte Costituzionale lo ha infatti depenalizzato solo quando il feto è deforme, la gravidanza è frutto di uno stupro o la vita della madre è in pericolo.

    Il verdetto della Corte veniva a porre fine ad una lunga diatriba legale, rassicurando ai medici che non sarebbero stati perseguiti penalmente se avessero praticato aborti ’terapeutici’ e obbligandoli invece ad applicare la legge nei casi previsti. Già in quel caso – sempre appellandosi al Canone 1398 – la conferenza episcopale colombiana, nella persona del primate card. Pedro Rubiano Saenz, arcivescovo di Bogotà, aveva dichiarato scomunicati i giudici della Corte Costituzionale che avevano votato a favore della depenalizzazione, insieme a tutti coloro che l’avevano promossa. “Da ieri ho un nuovo poster nel cuore: quello del dottor Carlos Lemus”, ha scritto il 31 agosto sul quotidiano La Stampa Massimo Gramellini. “Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha proclamato la scomunica. Del patrigno? No. Dei medici che hanno effettuato l’intervento, nonché dei familiari della piccola che avrebbero ordito ’l’orrendo crimine’. La violenza carnale? No. La decisione di far interrompere la gravidanza meno voluta e cercata del mondo”. “La Chiesa fa bene a fare il suo mestiere”, conclude Gramellini. “Ma forse lo farebbe meglio se i suoi campioni assomigliassero un po’ meno al cardinal Trujillo e un po’ di più al dottor Lemus”.

    * www.ildialogo.org, Martedì, 05 settembre 2006

  • Il papa in Brasile. I diari dei preti pedofili brasiliani, …secondo voi parlerà del 10% di preti brasiliani pedofili?…

    Il papa in Brasile. I diari dei preti pedofili brasiliani, …secondo voi parlerà del 10% di preti brasiliani pedofili?…

    Chiesa e pedofilia: il nuovo caso Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili Denunce, arresti, 1.700 sacerdoti responsabili di cattiva condotta sessuale. Intervento deciso del Vaticano

    La copertina del settimanale brasiliano Istoè, della settimana scorsa , in cui era pubblicata l’inchiesta sui casi di pedofilia tra i preti brasiliani

    ROMA – «Il prete fa con me come un uomo fa con una donna. Mi toglie i vestiti, alza la tonaca, mi prende sulle sue ginocchia, mi dice di stare tranquillo…».

    È un bambino di dieci anni che parla. E rivela alla nonna quello che non aveva avuto il coraggio di dire alla madre per paura di «prendere schiaffi». O di «essere arrestato», come padre Edson Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni, gli aveva detto, dopo averlo violentato, che sarebbe accaduto se non avesse mantenuto il segreto. È solo una delle agghiaccianti denunce di atti di pedofilia compiuti da sacerdoti in Brasile e giunte drammaticamente all’attenzione del Vaticano.

    A una settimana dal caso clamoroso dell’arresto di padre Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ieri ha rivelato che il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi a testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono gli stessi violentatori che hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino compilato le dieci regole per restare impuniti.

    L’INCHIESTA – L’azione determinata di Benedetto XVI, prima di diventare pontefice a capo della congregazione per la dottrina delle fede e quindi responsabile delle indagini sui casi di abusi sessuali nella Chiesa, ha già portato alcuni risultati. Il periodico anticipa la relazione che gli inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante. E descrive scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Croazia e l’Irlanda. Un fenomeno che il Vaticano tenta di prevenire. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai seminari. Tra le indiscrezioni, l’esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia le complicità di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad abusare di altri piccoli prima di essere arrestati. In Brasile oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti.

    I NUMERI – Secondo Istoè, nell’inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10 per cento del totale, coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale: incluse le violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei preti non mantiene il voto di castità. E che negli ultimi tre anni sono stati più di 200 i preti mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati. 

    IL DIARIO – Agli atti del processo contro padre Tarcisio c’è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». «Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia… saremo felici per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai». A consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per errore. Trasferito dopo la prima denuncia, il sacerdote ha violentato altri due bambini prima di essere catturato.

    IL VIDEO – Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, nella casa della campagna di San Paulo dove portava i bambini di strada, raccolti con la scusa di liberarli dalle droghe, registrava in un video le violenze praticate su vittime tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha trovato anche appunti per racconti erotici che il prete stava scrivendo riportando esperienze personali. E un diario: il quinto, secondo la nota in copertina. «Da due giorni non mi faccio nessuno…, ieri mi sono masturbato due volte, una di queste con V (6 anni)». Il racconto del prete va avanti con espressioni di cruda violenza che non riteniamo di dover riportare.

    IL VERBALE – Nelle carte della polizia di San Paulo c’è la storia di V.R.D, la vittima di Padre Edson Alves. Il giorno di Pasqua dell’anno scorso il bambino è stato ammesso a fare il chierichetto. Stavano per iniziare cinque mesi di violenze. «Circa tre settimane dopo che lui (il bambino ndr ) aveva dormito lì, il denunciato (il prete ndr ) lo ha baciato in bocca.. e gli ha detto che un ragazzino di Santa Caterina glielo dava e lui regalava al bambino tutto quello che voleva». Virginia Piccolillo
    21 novembre 2005

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/21/preti.shtml

  • Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili

    Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili

    ROMA – «Il prete fa con me come un uomo fa con una donna. Mi toglie i vestiti, alza la tonaca, mi prende sulle sue ginocchia, mi dice di stare tranquillo…».

    È un bambino di dieci anni che parla. E rivela alla nonna quello che non aveva avuto il coraggio di dire alla madre per paura di «prendere schiaffi». O di «essere arrestato», come padre Edson Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni, gli aveva detto, dopo averlo violentato, che sarebbe accaduto se non avesse mantenuto il segreto. È solo una delle agghiaccianti denunce di atti di pedofilia compiuti da sacerdoti in Brasile e giunte drammaticamente all’attenzione del Vaticano.
    A una settimana dal caso clamoroso dell’arresto di padre Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ieri ha rivelato che il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi a testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono gli stessi violentatori che hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino compilato le dieci regole per restare impuniti.
    L’INCHIESTA – L’azione determinata di Benedetto XVI, prima di diventare pontefice a capo della congregazione per la dottrina delle fede e quindi responsabile delle indagini sui casi di abusi sessuali nella Chiesa, ha già portato alcuni risultati. Il periodico anticipa la relazione che gli inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante.
    E descrive scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Croazia e l’Irlanda. Un fenomeno che il Vaticano tenta di prevenire. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai seminari. Tra le indiscrezioni, l’esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia le complicità di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad abusare di altri piccoli prima di essere arrestati. In Brasile oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti.
    I NUMERI – Secondo Istoè, nell’inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10 per cento del totale, coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale: incluse le violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei preti non mantiene il voto di castità. E che negli ultimi tre anni sono stati più di 200 i preti mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati.
    IL DIARIO – Agli atti del processo contro padre Tarcisio c’è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». «Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia… saremo felici per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai». A consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per errore. Trasferito dopo la prima denuncia, il sacerdote ha violentato altri due bambini prima di essere catturato.
    IL VIDEO – Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, nella casa della campagna di San Paulo dove portava i bambini di strada, raccolti con la scusa di liberarli dalle droghe, registrava in un video le violenze praticate su vittime tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha trovato anche appunti per racconti erotici che il prete stava scrivendo riportando esperienze personali. E un diario: il quinto, secondo la nota in copertina. «Da due giorni non mi faccio nessuno…, ieri mi sono masturbato due volte, una di queste con V (6 anni)». Il racconto del prete va avanti con espressioni di cruda violenza che non riteniamo di dover riportare.
    IL VERBALE – Nelle carte della polizia di San Paulo c’è la storia di V.R.D, la vittima di Padre Edson Alves. Il giorno di Pasqua dell’anno scorso il bambino è stato ammesso a fare il chierichetto. Stavano per iniziare cinque mesi di violenze. «Circa tre settimane dopo che lui (il bambino ndr ) aveva dormito lì, il denunciato (il prete ndr )lo ha baciato in bocca.. e gli ha detto che un ragazzino di Santa Caterina glielo dava e lui regalava al bambino tutto quello che voleva».
    Virginia Piccolillo
    21 novembre 2005
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/21/preti.shtml
  • Sei mesi per don Casiraghi

    Sei mesi per don Casiraghi

    Corriere del Ticino, 27 ottobre 2005

    È stato giudicato colpevole di atti sessuali con fanciulli ripetuti, consumati e tentati don Italo Casiraghi, l’ex- parroco di Gordola condannato ieri dalle assise correzionali di Locarno, presiedute dalla giudice Giovanna Roggero- Will, a 6 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per 2 anni ( pena dimezzata rispetto alla richiesta del pp Nicola Respini).

    Sono invece venute a cadere le accuse di molestie sessuali, mancando gli elementi costitutivi del reato. Il sacerdote dovrà inoltre versare 3 mila franchi per torto morale alla 14. enne oggetto delle sue attenzioni, nonché 20 mila franchi di spese legali. Pronunciando la sentenza la Corte non ha mancato di esprimere severe critiche agli inquirenti per i metodi usati nell’inchiesta che ha coinvolto la minorenne, che, comunque, nel codice penale occupa un ben preciso posto.

    Una « leggerezza » che è andata avanti per più settimane in un pericoloso crescendo, in seguito anche alla decisione degli inquirenti di assecondare l’operato illecito del parroco. In pratica, è stata decisa un’inchiesta mascherata in cui l’infiltrato di turno altri non era che una ragazzina.

    Una decisione che all’interno della polizia cantonale stessa non ha trovato tutti d’accordo. Anzi, al proposito, qualcuno ha sostenuto che « non si sarebbe dovuto dare da bere a chi aveva già bevuto » . L’indagine, comunque, è partita ed il « gioco » è andato avanti sino a quando il parroco si è trovato in una camera da letto con la 14. enne. Qui è scattata la trappola. Gli inquirenti hanno deciso ( previo assenso dei genitori e della ragazza) il via all’inchiesta mascherata perché pensavano di trovarsi di fronte a episodi ( diversi) più gravi. Ma il risultato dell’operazione rischiosa li ha portati soltanto ai piedi della scala davanti a cui si erano trovati quando era iniziata la vicenda. I primi elementi raccolti ( messaggini sms compresi) sarebbero bastati per neutralizzare e sanzionare il comportamento scorretto del sacerdote. Nel corso dell’indagine sotto copertura, poi, non tutto ha funzionato a dovere. Polizia e magistratura hanno sostenuto che non vi fu mai provocazione. Per la difesa e la Corte sì.

    Da anni non si sentiva parlare nel nostro Cantone di inchieste mascherate. Le ultime svolte ( nel settore droga) non registrarono grandi successi, anzi. Crearono problemi all’interno del Corpo di polizia e durante i processi svoltisi in Ticino. Vi furono indagini « sotto copertura » nel corso delle quali ai presunti trafficanti furono inviati dal Ticino i biglietti aerei per arrivare a Lugano. Si trattava, in qualche caso, di sudamericani disperati: incalzati dagli infiltrati ( poliziotti) che si spacciavano per grossi trafficanti, dopo aver fatto migliaia di telefonate da Lugano oltre oceano, riuscirono a malapena a far arrivare in Svizzera un paio di chili di cocaina. Notevole, in aula, l’imbarazzo della Corte giudicante davanti a vicende di questo tipo. E le pene, in seguito alla provocazione, si abbassavano. Come per don Casiraghi. Ogni caso ha la sua storia e chi lavora per la giustizia cerca di ottenere sempre il miglior risultato. In buona fede. Ma non si deve mai perdere di vista il criterio di proporzionalità. In pratica: il gioco vale davvero la candela, codice alla mano? Si giustificava un’inchiesta mascherata iniziata il 13 dicembre 2003 e conclusasi il 17 gennaio successivo? Quanto tempo sarà necessario alla ragazzina per dimenticare di aver vissuto per oltre un mese una parte che non era la sua e che solitamente viene interpretata da poliziotti scafati ed opportunamente istruiti?

    Emanuele Gagliardi

  • Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria

    Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria

    di Paolo Valentino

    Inchiesta su 40 mila foto e filmati trovati nella biblioteca della più conservatrice scuola cattolica per sacerdoti

    In apparenza è un seminario. Anzi, il più tradizionalista e ultraconservatore dei seminari cattolici in Austria, luogo di religiosa purezza, preghiera e pio magistero alla cura delle anime, dove volentieri l’anziano arcivescovo Kurt Krenn predicava, bollando con parole di fuoco i rei contro natura.

    In realtà, quello della diocesi di Sankt Pölten, ottanta chilometri a Ovest di Vienna, è stato in questi anni un antro di orchi pedofili, teatro di perversioni peccaminose, una Sodoma asburgica dove preposti e seminaristi indulgevano spesso e volentieri in orge omosessuali, giochi erotici e notti scandite da alcol e sesso, al posto delle orazioni. Qualcuno parla anche di parodie naziste e cerimonie ufficialmente esecrate dal Vaticano, come la celebrazione di un finto matrimonio gay, fra due aspiranti preti, officiato dal direttore, inutile precisare tutti in costume adamitico.

    C’è ancora del marcio nella Chiesa austriaca. A sei anni dallo scandalo del cardinale Hans Hermann Groer, l’ex primate, morto nel 2003, che era stato riconosciuto colpevole di aver sessualmente abusato di giovani religiosi, una nuova, devastante scoperta scuote le fondamenta del cattolicesimo viennese.

    Non più sospetti o bugie di “querulanti ubriachi”, come aveva fin qui sostenuto monsignor Krenn, capo della diocesi incriminata, quando il tema era più volte venuto a galla in passato. Ma un’incredibile documentazione fotografica, scoperta un anno fa nei computer della biblioteca del seminario e ora al vaglio delle autorità di polizia, in attesa della formale apertura di un’inchiesta criminale da parte della magistratura. Almeno 40 mila istantanee e una quantità imprecisata di filmati pornografici, che illustrano con precisione e ricchezza di dettagli gli esercizi, non esattamente spirituali, di Sankt Pölten. Alcune di queste ! comprend erebbero atti sessuali dei preposti con minorenni.

    A svelare lo scandalo, il settimanale Profil , che nell’edizione in edicola ieri ha pubblicato alcune delle foto, dove i religiosi e i loro allievi vengono immortalati mentre si baciano appassionatamente sulla bocca. Secondo il periodico, l’inchiesta è partita, dopo che diverse immagini e film girati a Sankt Pölten erano apparsi su un sito a luci rosse polacco.

    Il direttore del seminario, Ulrich Küchl e il suo vice, Wolfgang Rothe, si sono dimessi, pur protestando la loro innocenza. Su di loro pende l’accusa di pedofilia. La diocesi si è schierata a quadrato in loro difesa. Monsignor Krenn, soprattutto, ha definito gli addebiti infondati, liquidando addirittura le foto, che ha ammesso di aver visto, come “ragazzate”.

    Fortunatamente, i vertici della Chiesa viennese sono di ben altro parere. “Tutto ciò che ha a che fare con la pratica dell’omosessualità, non può trovare spazio in un seminario per preti”, recita un comunicato della Conferenza episcopale austriaca, che ha anche annunciato l’avvio di una indagine interna, al termine della quale non è difficile prevedere le dimissioni di Krenn, 68 anni, da vescovo di Sankt Pölten.

    E in questo senso si sono già levate diverse voci dall’interno del mondo cattolico: “Krenn è il vero responsabile e deve rispondere di tutto questo davanti alla Chiesa e a Dio”. ha detto Martin Walchhofer, il prelato che supervisiona tutti i seminari austriaci. Anche la politica è intervenuta. “Collezionare materiale pornografico, che coinvolge bambini, non può essere liquidato come una ragazzata”, ha dichiarato Thomas Huber, leader dei Verdi. Un portavoce dell’opposizione socialdemocratica, Hannes Jarolim, ha chiesto al ministero dell’Interno di indagare per favoreggiamento nei confronti dello stesso arcivescovo e aprire una procedura formale.

    Secondo Profil , una foto documenterebbe la celebrazione del matrimonio gay da parte del reverendo K Cchl. Il resto del materiale, con le parole del procuratore Walter Nemec, “mostra i seminaristi in situazione perverse con i loro superiori”.

    Un seminarista di Sankt Pölten, citato dal settimanale, afferma che “tutti sapevano cosa succedesse da noi, non era possibile ignorarlo, ma nella Chiesa domina un silenzio di piombo, quando si tratta di temi tabù, semplicemente non sappiamo in che modo affrontare correttamente il problema”. Quelli che avevano provato a parlarne direttamente con i due superiori o con Krenn, sono stati subito identificati da loro come nemici e isolati.

    Anche la polizia, afferma Profil , avrebbe trovato all’inizio grosse difficoltà a rompere il muro dell’omertà di Sankt Pölten, dopo la scoperta del materiale e le prime denunce inviate via email da alcuni seminaristi.

    Paolo Valentino


    www.ildialogo.org/Ratzinger/chocinaustria14072004.htm