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  • ARGENTINA: Senza vergogna, Francesco copre i preti abusatori, ma dice “ascoltate le grida di questi bambini”

    ARGENTINA: Senza vergogna, Francesco copre i preti abusatori, ma dice “ascoltate le grida di questi bambini”

    Il Papa ha inviato una lettera a vescovi nel Giorno degli Innocenti, dove propone di combattere la “tentazione” dei suoi clerici con “tolleranza zero”. Dello scandalo del Provolo nel suo paese, neanche una parola.

    Daniel Satur @saturnetroc

    Chissà se in un raptus di ubiquità gli assessori di Jorge Bergoglio hanno obbligato a posticipare la pubblicazione della lettera che il passato 28 di dicembre è stata inviata dal Vaticano agli indirizzi elettronici di migliaia di vescovi in tutto il mondo. È che se fosse stata diffusa lo stesso Giorno dei Santi Innocenti, probabilmente lo scherzo che “che ti basti l’innocenza” si sarebbe infiltrato in più di una abbazia o seminario.

    Ciò che è sicuro è che la lettera firmata da Francesco, “con fraterno affetto”, il 28 di dicembre del 2016 è stata fatta conoscere pubblicamente recentemente, il 2 di gennaio del 2017. Curioso, per una missiva tanto “urgente” come densa in contenuto. Ma, bene, i tempi del cielo non sono gli stessi di quelli della terra.

    Il contenuto della lettera è, fondamentalmente, una denuncia vaticana della situazione che vivono e soffrono milioni di bambine e bambini in tutto il mondo, prodotto dei più diversi metodi di sfruttamento ed oppressione, come la schiavitù lavorativa e sessuale, la tratta, la povertà estrema, la denutrizione e le malattie. Per coloro che conoscono Bergoglio da vari anni, niente che sorprenda poiché questo è stato sempre uno dei fulcri centrali del suo discorso pubblico.

    Ma in questa occasione il Papa ha approfittato per “infilare” nella denuncia un topico che si fa ogni volta meno schivabile e più compromissivo: l’abuso sessuale sistematico commesso da infinità di preti, vescovi e suore su bambine e bambini in tutto il mondo. Con grande diplomazia, il sommo pontefice ha incorporato nella sua scuola un’esortazione pubblica alle differenti gerarchie cattoliche, chiedendo “tolleranza zero” davanti ai casi che escono alla luce in ogni momento.

    Tuttavia il talento papale è rimasto pienamente esposto al momento di spiegare il perché di questi abusi sessuali. In poche linee Francesco ha definito con precisione cosa pensa la Chiesa dei suoi sacerdoti pedofili e come crede che si debbano combattere le loro deviazioni.

    “Come pastori siamo stati chiamati” ad aiutare a far crescere l’ “ allegria in mezzo al nostro popolo”, ricorda ai suoi destintari. Ed aggiunge: “Voglio rinnovare con te l’invito a non lasciarsi rubare questa allegria”. Segue un atto che afferma, facendo una comparazione con il passaggio biblico sull’assassinio massivo di bambini da parte di Erode, che “oggi nei nostri popoli, purtroppo – e lo scrivo con profondo dolore – si continua a sentire il gemito ed il pianto di tante madri, di tante famiglie”.

    Dopo alcuni riferimenti al Natale, Francesco si domanda, retoricamente, se “l’allegria cristiana può realizzarsi ignorando il gemito del fratello, di bambini”, in riferimento a questi abusi e vessazioni che ricevono ogni giorno milioni di infanti in tutto il pianeta.

    Infine, con una giravolta dialettica Bergoglio suggerisce: “Ascoltiamo il pianto ed il gemere di questi bambini: ascolteremo anche il pianto ed il gemito della nostra madre chiesa, che piange non solo di fronte al dolore causato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia ed il dolore dei minori che sono stati abusati sessualmente dai sacerdoti”. Così, senza scali, il Papa trasforma l’istituzione che dirige quasi quasi in una vittima tanto meritevole di compassione e misericordia come queste bambine e questi bambini vessati.

    Questo sì, come è di costume, l’abuso degli infanti è molto meno un delitto grave che “un peccato che ci dà vergogna”. E come se fosse uno appena arrivato all’altare, dice “ci scusiamo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e, allo stesso tempo, piangiamo il peccato. Il peccato per quanto successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di occultare e negare, il peccato dell’abuso di potere. La chiesa piange anche con amarezza questo peccato dei suoi figli e chiede perdono”.

    A questa altezza il cinismo papale non ha limiti. Come ha già dimostrato questo quotidiano, lo stesso Jorge Bergoglio sapeva che nell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo in Argentina si sono rifugiati per molti anni sacerdoti abusatori e non ha mai fatto niente. Nel 2014 varie vittime di abusi accaduti nella sede italiana dell’istituto hanno consegnato un video al Vaticano dove accusavano, tra gli altri preti, Nicola Corradi stesso che oggi è detenuto in Mendoza a seguito della coraggiosa denuncia dei famigliari delle vittime attuali del vecchio clerico italiano.

    Vale ricordare, ancora una volta, che Francesco non ha mai risposto alle richieste e agli inviti delle decine di vittime di Corradi ed altri abusatori per far sì che il Vaticano realmente portasse alla pratica la “tolleranza zero” e ponesse tutte le prove a disposizione della Giustizia.

    Ora Francesco dice ai vescovi che “ricordando il giorno dei Santi Innocenti, rinnoviamo tutto il nostro impegno per far sì che queste atrocità non tornino a succedere tra noi. Prendiamo il coraggio necessario per implementare tutte le misure necessarie e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini, per far sì che tali crimini non si ripetano più”. Evidentemente un doppio discorso clericale.

    Ancora una volta, come lo ha saputo fare nei tempi in cui in Argentina scomparivano uomini e donne dall’azione genocida della dittatura civico – militare, Jorge Bergoglio si veste da santo e, con il suo sorriso bonaccione, cerca di nascondere il suo vero volto. Niente che sorprenda ma, sí, molto che indigni un poco di più.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Sin-verguenza-Francisco-encubre-a-curas-violadores-pero-pide-oir-el-llanto-de-esos-ninos

  • Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Daniel Satur @saturnetroc

    Da quando i preti Nicola Corradi (82 anni) ed Horacio Corbacho (55 anni) sono stati detenuti in Luján de Cuyo accusati di abuso sessuale e corruzioe di minori, ogni giorno escono delle novità. In queste ore si è conosciuta la prima vittima che accusa Corradi di avere commesso questi stessi delitti ma nella sede dell’Istituto Provolo de La Plata. Si tratta di Daniel Sgardelis, di 42 anni, il quale ha studiato nel Provolo platense tra il 1982 ed il 1991. Corradi ha vissuto e “lavorato” lì, secondo varie fonti, tra il 1984 e 1997.

    Sgardelis è nato e vive in Tartagal (Salta) ed ha già confermato che viaggerà alla capitale bonaerense (Buenos Aires) per esporre la sua relazione davanti al Pubblico Ministero che si occupa del caso a livello locale. Inoltre di avere sofferto da bambino attacchi diretti da parte di Corradi, l’uomo afferma che in questi anni sono state varie le vittime.

    Nell’indagine giudiziale che si svolge in Mendoza si era già parlato dei due casi avvenuti in La Plata, luogo per il quale Corradi e Corbacho sono passati vari anni prima di radicare nella provincia cuyana. Resta da sapere se Sgardelis è uno di questi due casi oppure sarebbe una terza vittima “platense” che si assommerebbe alle (fino ad ora) 22 vittime mendocine.

    Voti di silenzio

    Per il momento la gerarchia ecclesiastica rimane cauta. Poco e niente hanno detto gli uomini che abitano le alte cime dell’istituzione. Solo poche definizioni del presidente della Conferenza Episcopale Argentina, José María Arancedo, per il quale “la Chiesa non può occultare questi delitti gravi, né chiudere le porte alla Giustizia”. Ed un paio di comunicati dell’arcivescovo di La Plata, Héctor Aguer, elaborati con l’unico obiettivo di togliersi qualunque responsabilità dalla schiena, anche a costo di falsificare atti della realtà. Detto sia a proposito, Aguer prega che se qualcuno vuole denunciare abusi sofferti nel passato da preti, faccia la denuncia davanti al Vicariato della Giustizia del suo Arcivescovato e non prima del Potere Giudiziale. Un amico.

    Secondo Arancedo, “quando si prende una piccola luce gialla, bisogna agire, bisogna prendere carte nell’argomento”. Se non si stesse riferendo alla pedofilia praticata sistematicamente dai clerici e laici che lavorano nelle parrocchie e collegi si potrebbe dire che Arancedo è un audace. Ma nel paese nel quale la Chiesa ha benedetto il genocidio di quattro decadi fa senza avere mai chiesto perdono né avere consegnato i suoi massimi responsabili alla giustizia, né aperto i tenebrosi archivi del Vicariato castrense, le parole di Arancedo offendono.

    Una lunga storia di silenzio sepolcrale spiega, in parte, che oggi la gerarchia cattolica copra, azzittisca e persino muova cielo e terra per far sì che nessuno parli delle aberrazioni commesse dietro le porte dei suoi edifici. Ma è sufficiente che salti un punto di questa completa sutura per far sì che suppuri la marcescenza. E, con essa, appaiano le vittime e gli aguzzini.

    Nicola “l’italiano”

    In nessuna delle biografie di Jorge Bergoglio figura il dato che sia daltonico. Se così fosse, i suoi accoliti potrebbero ben spiegare che il papa non ha avuto l’opportunità di individuare le “luci gialle” delle quali parla Arancedo. Sarebbe uno scherzo di cattivo gusto, chiaro. Ma nemmeno questa scusa può salvare Francesco perché da sette anni (almeno) in Vaticano il nome di Nicola Corradi appare relazionato direttamente con atti di abuso e maltrattamento su bambini e bambine sordomuti. E come si è già stato detto, da 32 anni Corradi vive in Argentina.

    Nicola Corradi in La Plata, tre decadi fa (nella foto insieme a Daniel Sgardelis), ed in Mendoza, pochi giorni fa quando è stato arrestato

    Può non avere saputo l’allora arcivescovo di  Buenos Aires, Jorge Bergoglio, che una commissione d’indagine creata dal Papa Ratzinger aveva certificato nel 2009 che Corradi aveva abusato di bambine e bambini tra il 1955 ed il 1984 nell’Istituto Provolo di Verona? Può non avere saputo il cardinale Bergoglio che questo Corradi era lo stesso che dal 2007 dirigeva la sede di Mendoza di questa istituzione?

    Se entrambe le domande avessero qualche possibilità di ricevere una risposta negativa, ce ne sono altre più complicate. Perché quando Bergoglio era già Francesco, il nome di Corradi è tornato a stare di fronte ai suoi occhi. E già non solo menzionato come abusatore di bambini a Verona ma che addirittura indicava la sua ubicazione attuale: Argentina.

    “E Dio dov’era, Papa Francesco?”

    La filiale italiana della Rete di Sopravviventi all’Abuso Ecclesiatico  (Rete L’ABUSO Onlus) ha prodotto nel maggio del 2014 un video intitolato J’accuse delle vittime italiane.

    Le 17 persone tra i 18 ed i 64 anni chiedono a Bergoglio che faccia qualcosa. Almeno, che risponda alle loro lettere. Sono vittime di violenze ed abusi commessi per decenni da sacerdoti e vescovi in varie città italiane. Otto di queste testimonianze fanno riferimento a fatti accaduti  nella sede dell’Istituto Provolo di Verona.

    Ma questo “pugno” di testimonianze sono solo un “campione”. Secondo le fonti, delle più di 400 persone che hanno trascorso la loro infanzia nel Provolo italiano durante nel tempo soggetto di indagine, già 67 si sono costituiti come denuncianti ed accusano varie decine di religiosi.

    Nel video si assicura che “più della metà” dei preti del Provolo veronese “sono risultati essere pedofili”. E le testimonianze di Giuseppe Consiglio (24 anni), Pierpaolo Zanatta (43), Loretta Ferrari (61), Alda Franchetto (62), Alessandro Vantini (63), Dario Laiti (63), Moreno Corbellari (63) e Gianni Bisoli (64) sono contundenti. Gli otto sono sordi e nel video esprimono con chiarezza quanto hanno sofferto durante il loro passaggio nel Provolo di Verona.

    “Papa Francesco, io sono stata abusata da un prete dell’istituto per sordomuti Provolo di Verona all’età di 12 anni”, dice una. “Ho sofferto abusi sessuali da parte di preti durante le confessioni che succedevano in una stanza chiusa a chiave”, aggiunge un altro. “Dai 6 ai 12 anni sono stato sodomizzato moltissime volte dai preti e fratelli dell’istituto”, ricorda un terzo. “È stato durante la confessione per la preparazione alla prima comunione, da quel momento mi sono rifiutata di frequentare la chiesa”, espone una di loro. “Hanno torturato il mio corpo ed hanno distrutto la mia anima … e Dio dov’era?”, si domanda un altro.

    Il video termina con una lista di sacerdoti e laici veronesi (alcuni deceduti) accusati di ogni tipo di vessazioni. Lì appare Nicola Corradi e si dettaglia che risiede in Argentina. Inoltre si localizzano nel paese di Bergoglio altri accusati, come il sacerdote Giovanni Granuzzo ed un laico il cui cognome è Spinelli.

    Guarda il video… l’articolo continua dopo

    Una copia di questa informazione è stata consegnata dai membri della Rete L’ABUSO a monsignor Angelo Becciu, funzionario della Segretaria di Stato del Vaticano. Per Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’ABUSO in Italia “Bergoglio, almeno dal 2013, sapeva delle denunce contro Corradi poiché il suo nome è nel video che abbiamo consegnato al Vaticano”.

    Santa copertura mediatica

    Non è una novità che le corporazioni giornalistiche argentine hanno un’adorazione per Francesco. E nell’ossequiosità arriva al punto di cercare di ripulire da ogni responsabilità il Sommo Pontefice in questo scandalo. Ma questa vocazione di servizio può cadere nel ridicolo.

    Dieci anni fa il quotidiano Clarín ha pubblicato un’intervista a Gianni Bisoli, uno dei sopravvissuti del Provolo di Verona che appaiono nel video pubblicato due anni e mezzo fa dalla Rete L’ABUSO. Lì l’uomo (oggi di 68 anni) conferma la sua denuncia e inoltre specifica quale ruolo ricopriva Corradi nella sede italiana dell’istituto durante quegli anni.

    “Io ero arrivato all’istituto a 9 anni appena compiuti. Tre mesi dopo sono cominciati gli abusi (…) il bagno della scuola era alla fine di un corridoio. Quando Nicola ci vedeva andare in bagno, ci veniva a cercare. Ci masturbava e ci obbligava a farlo a lui. Io mi paralizzavo e arrossivo”, racconta Bisoli al Clarín. “A volte ci svegliavano di notte. Ci venivano a cercare nel dormitorio e ci portavano all’ultimo piano dell’istituto. Ricordo Corradi nell’oscurità, la notte nella quale lui e gli altri clerici giovani ci hanno fatto appoggiare le mani in alto contro una parete, con le gambe aperte e ci hanno abbassato i pantaloni del pigiama. Ci facevano di tutto”, aggiunge.

    La giornalista del Clarín ha chiesto a Bisoli cosa direbbe a Corradi se lo avesse davanti ai suoi occhi. “Porco. Se potessi gli darei un pugno ma la legge non me lo permette. Allora sì lo insulterei. Gli direi porco, maiale, vigliacco”, risponde l’uomo.

    Chissà se la giornalista ha anche chiesto a Bisoli cosa direbbe a Jorge Bergoglio, il Papa Francesco, se lo avesse davanti ai suoi occhi. E chissà se l’uomo ha risposto altrettanto, aggiungendo chissà qualificativi come insabbiatore, falso, bugiardo o ipocrita. Chissà. Se è stato così, allora la forbice degli editori del Clarín ha fatto il suo (lavoro), poiché nell’articolo non esiste nessuna menzione al Santo Padre.

    Ma anche se intende tappare il sole con le mani, è innegabile che Bergoglio sappia da anni che in tutte le sedi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo si rifugiano abusatori. E non ha mai fatto niente.

    Liberandosi dal male

    Quando Julieta Añazco, riferimento della Rete delle Vittime dell’Abuso Ecclesiastico in Argentina, ha preso contatto alcuni anni fa con i membri italiani della Rete L’ABUSO, l’hanno informata che, in seguito alla successione delle denunce, vari preti pedofili di Verona erano stati trasferiti in Argentina.

    Nell’ultimo fine settimana, uno degli avvocati della filiale italiana, ha confermato ad Añazco che, oltre a Corradi, Granuzzo e Spinelli (menzionati nel video del 2014) ci sarebbero altri tre “rifugiati” di questo paese in Argentina, tra loro una suora.

    A questo livello non ci sono dubbi che La Plata e Mendoza erano città elette specificatamente dalla gerarchia cattolica per “custodire” i pedofili fatti uscire dall’Italia. Se le massime autorità di questa istituzione oggi negano di avere saputo questo fino a due settimane fa, stanno mentendo.

    È tempo che la Rete di Sopravviventi aveva già localizzato il vecchio abusatore Corradi in Mendoza. Julieta Añazco e l’avvocato dell’organizzazione, Carlos Lombardi, lo tenevano nella mira. Mancava solo una cosa fondamentale: che qualche vittima si animasse a denunciarlo.

    Da due settimane le vittime non smettono di apparire. Ed alcuni tentano di far credere alla società che Bergoglio non ne è al corrente.

    Traduzione Roberta Pietra per Rete L’ABUSO Onlus

    http://www.laizquierdadiario.com/Francisco-sabia-que-en-el-Provolo-se-refugian-violadores-y-nunca-hizo-nada

  • Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Lo scandalo degli abusi sui bambini sordi ha già fatto il viaggio da Mendoza a La Plata. L’Arcivescovo fa le prove di un alibi, riprodotta senza critiche dal quotidiano El Día (Il Giorno) ma smentita dalle vittime sopravvissute.

    Foto Ivanamaiarota/Facebook Cattedrale La Plata

    Da appena dieci anni i massimi esponenti della Chiesa Cattolica si sentono osservati da vicino. È che la pentola scoperchiata nell’Istituto Provolo di Mendoza, sugli appunti degli abusi sessuali a bambini sordi ed audiolesi che gravano sui preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, schizza la sua marcescenza in varie direzioni.

    I fatti sono tanto aberranti che il caso tende a superare quello che ha visto come protagonista il padre Giulio Cesare Grassi. E non solo per gli abusi propriamente detti ma per il livello di complicità e copertura istituzionali della gerarchia ecclesiastica. Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, il Papa Francesco.

    Dalle Ande al Río de La Plata (Fiume di La Plata)

    Fino al momento sono 22 le vittime scoperte negli appunti di Corradi e Corbacho. Ma in ogni nuova dichiarazione testimoniale esce un nuovo caso o l’indizio di molti altri da scoprire. E chi testimonia sono le vittime, cioè che hanno il (triste) privilegio di contare su tutta la credibilità possibile. In queste ore sono appena venuti alla luce quelli che sembrano essere i primi di una lunga lista di casi, con questi preti e con questo istituto come protagonisti, ma nella succursale platense del Provolo.

    Così ha confermato il titolare della Magistratura numero 4 di Delitti connessi con la Tratta delle Persone e Pedofilia della capitale della provincia di Buenos Aires, Fernando Cartasegna. Il funzionario ha confermato al quotidiano El Día che, prodotto dell’indagine che si sta portando avanti in Mendoza, entrambi i sacerdoti sono sospettati di avere commesso lo stesso delitto su almeno due persone, quando vivevano e “lavoravano” in La Plata.

    Cartasegna ha inviato entrambi i casi all’Arcivescovato platense per chiedere informazioni su entrambi i sacerdoti, ed anche all’Istituto Antonio Provolo locale, dove Corradi e Corbacho hanno avuto incarichi anni fa. E come misura più urgente sta “facendo un appello per far sì che le persone che sono state vittime si avvicinino a dare la loro testimonianza, garantendo loro il sostegno e l’appoggio necessari attraverso le nostre squadre specializzate”.

    Leggi anche Istituto Provolo: “Chiediamo allo Stato che vengano ritirati i privilegi alla Chiesa”

    Istituto Provolo di La Plata ubicato tra le strade 47 e 25 (foto Los Andes)

    Quante vittime saranno? Decine? Vale la pena ricordare che Corradi ha girato nelle aule dell’istituto quasi tutta la decade del 90, avendo di fronte centinaia di bambini. E Corbacho ha fatto le sue cose tra il 2007 ed il 2015, secondo quanto riconosce proprio lo stesso Arcivescovo di La Plata Héctor Aguer.

    Non starà mentendo?

    Precisamente Aguer ha appena fatto dichiarazioni sull’argomento. Una cosa che non ci si aspettava tanto presto da parte di una delle massime autorità ecclesiastiche dell’Argentina, abituata a passare decenni mantenendo un silenzio oscenamente complice con il potere genocida. E lo ha fatto sulle stesse pagine de El Día, il quotidiano del mattino platense tanto appassionato nell’ingraziarsi (per quanto possibile) la curia.

    Insieme alla nota sui due casi scoperti in La Plata, El Día da un prezioso spazio al monsignor Aguer per fargli lanciare una serie di autogiustificazioni di bassa lega ed alcune menzogne. Almeno, così lo certificano dalla Rete di Sopravvissuti all’Abuso Ecclesiastico. Julieta Añazco, vittima del prete Héctor Ricardo Giménez negli anni 80, e Liliana Rodríguez, assistente psicologica della Rete, sono d’accordo nello smentire con fondamenti solidi il conservatore, misogino e fascistoide arcivescovo (che, vale la pena di ricordare, è il colonnista stabile di El Día già da vari anni).

    Per andare per parti, prima bisogna vedere cos’ha detto Aguer. Il quotidiano El Día ha presentato questo giovedì (giorno della Madonna, a proposito) una nota che non è altra cosa che la riproduzione completa di un testo dell’arcivescovo stesso, con solo una premessa che invita a leggerlo. Il testo originale è stato diffuso dalla curia in forma di comunicato, sul quale è pertinente sottolineare che la sua riproduzione  completa e senza critica da parte del quotidiano del mattino non avrebbe altro obiettivo che propagandare al massimo la versione ufficiale della Chiesa.

    Tra le altre definizioni sugli abusi sessuali, Aguer dice che “questo delitto abominevole manifesta la violazione dei giuramenti pronunciati dai clericali  all’eleggere liberamente la castità perpetua per il Regno dei Cieli e per il servizio degli uomini, ma oltretutto costituisce una gravissima ingiustizia contro coloro che dovrebbero proteggere ed educare; contro i bambini che sono stati vittime della loro perversione, contro le loro famiglie, contro la Chiesa e contro la comunità civile”.

    A sua volta Aguer espone che lui non può fare a meno di “deplorare, con vergogna e suppliche di perdono, il male che è stato inferto a minori innocenti”.

    Aguer si dedica anche, nel testo, a screditare tutto quanto detto in una nota pubblicata dallo stesso quotidiano quattro giorni prima, nella quale si metteva a nudo la storia perversa dei preti Corbacho e Corradi. Se si tiene in conto che quasi la totalità della nota è basata sulla solida testimonianza di Julieta Añazco, si potrà comprendere meglio l’intenzione delle parole di Aguer.

    Sul caso del prete Giménez, l’aguzzino della Añazco, Aguer si è dedicato ad imbastire una storia fasulla nella quale, ovviamente e prima di tutto, lo stesso resta escluso da ogni responsabilità. Dice che  il prete è stato seguito con una causa inquadrata come una grave mancanza nel Diritto Canonico ed è stato sanzionato in maniera contundente. Ma contraddice inoltre la Añazco anche nei dati che la donna ha più che certificati. Nel caso dell’Istituto Provolo, l’arcivescovo direttamente considera sufficiente dire che “non ci sono mai state denunce” contro Corradi e Corbacho durante il loro passaggio da La Plata, così che nessuno abbia da dire.

    Monsignor Héctor Aguer (foto Caja de Abogados bonaerense)

    Dietro ad ogni prete abusatore c’è un vescovo che lo copre

    Consultata da questo quotidiano, Julieta Añazco ha espresso che “monsignor Aguer sta mentendo e si suppone che mentire si a peccato”. La donna, riferimento argentino della Rete mondiale di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico, assicura che sul caso del quale lei è vittima, Aguer dice cose che non sono (vere). “Da più di quattro generazioni Giménez sta abusando di bambini, è logico che qualcuno lo sta coprendo”, sentenzia la Añazco.

    Ed assicura che è impossibile che la curia non conosca il suo caso (come ha lasciato intendere Aguer su El Día) perché la prima denuncia è stata fatta nel 1986 ed alcuni anni fa Giménez è stato anche denunciato mediante una lettera inviata al Vaticano. Lei ha detto la stessa cosa, in un teso incontro, al presidente del Tribunale Ecclesiastico di La Plata, Javier Fronza, il quale, su richiesta di Aguer, proponeva di prendere l’argomento con “serenità e riflessione” allo stesso tempo che le ripeteva di non sapere della denuncia del 1986 .

    Añazco smentisce anche la massima autorità dell’Arcivescovato platense in ciò che si riferisce alla traiettoria del prete Giménez. “Aguer si dimentica di raccontare che  Giménez ha dato messa per un mucchio di anni nella cappella dell’Ospedale Italiano di La Plata, dopo essere stato cacciato da Magdalena”, da dove se n’è andato con una denuncia ed è stato persino in carcere per un tempo. “Recentemente, dopo il fatto di Magdalena, è stato mandato all’ospedale (pubblico) San Juan de Dios, dove ha celebrato messa almeno fino a tre anni fa. Ora sì che sta vivendo recluso, probabilmente nella casa per anziani Marín, ma da non più di un anno”.

    Secondo la Añazco, Aguer vuole dare ad intendere che Giménez ha purgato le sue colpe grazie alle azioni decise dalla curia e da vari anni è una povera anima in pena a pezzi in un asilo di anziani. “Questa è una menzogna” si esaspera Julieta, perché “un anno fa Giménez stava cercando di ottenere la sua patente di guida e viveva nella sua casa di Los Hornos”.

    Tuttavia non sono le menzogne ciò che più causa dolore in Añazco. “Ma che le parole di Aguer a me fanno molto male i bimbi del Provolo che sono stati e vengono abusati” rifletti. Ed in questo senso consiglia coloro che accompagnano i bambini in Chiesa o che mandano i loro figli in collegi religiosi  “che siano più curiosi, che chiedano ai loro bambini di che cosa parlano, che succede al momento della  confessione, cosa fanno i sacerdoti con loro”.

    Da quando si è unita alla Rete dei Sopravviventi lei ha ascoltato infinità di storie come la sua. “Un sacerdote non ha ragioni di sedere un bimbo sulle sue gambe per far sì che gli racconti i suoi peccati. E questo, sappiamo che fino a non molto tempo fa nel collegio San Pio de La Plata un sacerdote lo faceva continuamente. Incluso ci sono racconti che fino a pochi anni fa in San Vicente de Paul un sacerdote domandava domandava alle bambine se si toccavano, quante volte, come lo facevano, pensando cosa; e se loro gli dicevano che non lo facevano allora lui spiegava loro come farlo. Sarebbe bene che gli ex alunni di questi collegi parlassero un giorno, alcuni già sono intorno ai 30 anni”.

    Su tutto, ciò che espone la Añazco, ovviamente Aguer non lo ha scritto né lo scriverà nelle sue abituali colonne domenicali di El Día.

    Leggi anche Carlos Lombardi: “Il finanziamiento statale per la Chiesa è  anacronistico e dovrebbe essere abrogato”

    Né malati né sbandati

    Liliana Rodríguez ha parlato anche con La Izquierda Diario (Quotidiano La Sinistra) ed è stata d’accordo con la Añazco nel condannare le parole di Aguer. La psicologa e terapeuta della Rete di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico ha deciso di rispondere al monsignore, soprattutto rispetto alle sue definizioni generali, che marcano la “linea” ufficiale della curia sul tema.

    “Sono d’accordo con Aguer su che tutta la società si è commossa con questi fatti. Ma l’unico che sembra “rendersi conto” solo ora di questi aberranti delitti è lui”, rilancia serena ma contundente. E si dirige ad Aguer dicendondogli che “non è con vergogna e suppliche di perdono che si ripara il gravissimo danno commesso. È assumendosi tutta la responsabilità che compete all’istituzione Chiesa e la sua propria per la complicità, nel trasferire i preti abusatori perché continuino ad abusare sistematicamente come è successo nei trasferimenti da La Plata a Mendoza”.

    La professionista specializzata, dedicata ad accompagnare le vittime nella loro ricerca ricostruttiva, ricorda ad Aguer che “i preti abusatori non sono in nessuna maniera degli sbandati. Sono delinquenti. Sono delinquenti di lesa umanità. Per questo non è attraverso la conversione dei preti, come lei espone, che si darà una soluzione al problema. Il cammino deve essere la giustizia ordinaria e magari sia il carcere che si meritano”.

    Come abbiamo già sviluppato in un’intervista precedente con questo quotidiano, Rodríguez ha sottolineato che “questi delitti continuano ad essere vigenti per l’assoluta responsabilità dell’istituzione Chiesa. Perché è attraverso l’impunità che offrono a questi preti che questi continuano a perpetrare (questi delitti)”. Ed avvalora moltissimo (il fatto) che le denunce vengano alla luce per combattere questa impunità.  “Sembra che ora il tappeto con il quale la Chiesa Cattolica ha coperto i preti abusatori stia diventando molto piccolo ed allora si cominciano a moltiplicare le persone che, con enorme coraggio, denunciano. Per questo non dobbiamo confonderci: noi rispettiamo assolutamente tutte e ciascuna delle persone con i loro credo religiosi. Il punto in questione qui è l’istituzione Chiesa e le sue metodologie di fronte a questo delitto, con il suo Diritto Canonico creato solo per proteggere i preti. Per questo davanti a questo delitto di abuso ci sono solo due posizioni: o si difendono e proteggono le vittime per dare fiducia sociale a quelle persone che non hanno ancora in animo di parlarne, o si difendono e si pretende di continuare a difendere i preti abusatori”, dice la terapeuta.

    Infine, lei non crede neanche un pò ad Aguer sulla possibilità che l’arcivescovo abbia avuto conoscenza solo recentemente dei casi di Corradi e Corbacho. “Nello stesso modo che è molto difficile pensare che Bergoglio non sia a conoscenza di ciò che succede in Argentina da molto prima che lui diventasse papa. Il prete Grassi è stato condannato prima che diventasse papa e conosciamo le complicità che lui ha svolto, dei libri che ha fatto scrivere in difesa di Grassi. I rappresentanti dell’istituzione non possono non sapere questo”.

    Infine, Rodríguez chiarisce a Aguer che “i preti abusatori non sono malati. Hanno piena coscienza dei loro atti perché li pianificano e mettono in essere delle strategie per generare barriere che impediscano che si sappia ciò che commettono. In nessuna maniera sono malati”.
    Aguer insieme ai chierichetti (foto sito web dell’ Arcivescovato platense)

    “Vi chiedo di parlare per far sì che esca tutta la verità”

    Prima del finale, Julieta sottolinea la sua consegna principale, che dà un senso e un orientamento alla sua lotta: che le vittime o i suoi famigliari parlino. Sul suo caso personale, chiede “a tutte le famiglie di bambini e bambine che sono state abusate dal sacerdote Giménez, tanto in Magdalena come in City Bell, in Gonnet, nell’Ospedale Italiano; ed anche le stesse vittime, se possono. Credo che queste persone potrebbero apportare molta informazione come per dimostrare loro che non stiamo mentendo. Le famiglie della città di La Plata che hanno sofferto questi abusi, devono sapere che la loro testimonianza (anche senza fare la denuncia penale) staranno contribuendo a far sì che esca tutta la verità”.

    Mentire è un peccato, dice la Añazco qui sopra. E se per la Chiesa un peccato è equiparabile ad un delitto che deve essere castigato, applicando l’aberrazione peccaminosa sugli atti concreti e non spirituali, la menzogna è, obiettivamente, la copertura dei colpevoli.

    Non deve essere per niente gradevole per il monsignor Aguer che, in queste ore, alcune persone siano decise a fargli pagare tanti anni di orrore “sotto la sottana” per colpa di alcuni “sbandati”. No, soprattutto perché da anni molte vittime hanno smesso di essere pecore di un gregge manipolabile ed ora, armate di coraggio e giurisprudenza, sono disposte a far pagare ai maledetti clericali gli inferni lanciati su degli innocenti.

    Guarda tutta la copertura (mediatica) di La Izquierda Diario sul caso degli abusi nell’Istituto Antonio Provolo

    La nota del monsignor Héctor Aguer alla quale fa riferimento questa cronaca può essere letta completa qui

    http://www.laizquierdadiario.com/Los-horrores-de-Provolo-y-el-mentiroso-monsenor-Aguer

    Traduzione Roberta Pietra

  • Vescovo Argentino Confessa che Papa Francesco protegge degli Abusatori di Minori in Vaticano

    Vescovo Argentino Confessa che Papa Francesco protegge degli Abusatori di Minori in Vaticano

    Secondo le autorità religiose, le prime accuse provate sono state “la manipolazione della coscienza psicologica, disonestà economiche e abuso sessuale”.

    A seguito dell’arresto dei due sacerdoti e tre impiegati per “abuso sessuale e corruzione di minori” in un istituto per bambini sordi in Mendoza, tornano a galla denunce per abusi nella congregazione religiosa del Verbo Encarnado (Il Verbo Incarnato – ndt), in San Rafael, dove il suo fondatore ed accusato Carlos Miguel Buela ha dovuto rinunciare all’incarico di Superiore Generale ed è stato recluso in Italia, dopo una lunga indagine realizzata dal Vaticano.

    Un sacerdote, che ha ora 31 anni, ha denuciato alla stampa mendocina (di Mendoza – ndt), in forma anonima, che quando ne aveva 12 ed era interno in una delle case dell’Istituto del Verbo Encarnado in San Rafael, a sud di Mendoza, è stato abusato sessualmente da un prete.

    “È successo a me, ma so che è successo ad altri bambini”, ha indicato il denunciante, il quale si è presentato come “vittima di abuso dell’Istituto Minore nel Verbo Encarnado”.

    Dal Vescovato del sud mendocino hanno ammesso a Télam che “questa denuncia è esistita e si è fatta l’indagine con molta profondità esaminando caso per caso fino a che alla fine, e con l’intervento del Papa Francesco, è stato deciso recludere in Italia il fondatore e superiore generale del IVE, Carlos Buela, il quale non può comunicare con l’Istituto e tutti i suoi membri e non può accedere al ministero sacerdotale”.

    Secondo quanto hanno confermato le autorità religiose, le prime accuse provate contro Buela sono state “la manipolazione di coscienza psicologica, disonestà economiche e, a misura di che si è approfondita l’indagine ed i seminaristi si sono animati a parlare, ha cominciato ad apparire l’abuso sessuale, delitti nei quali la giustizia ordinaria non è mai intervenuta perché lì non è mai stata fatta denuncia”.

    Sul caso dei bambini dell’Istituto per sordi l’Arcivescovato di Mendoza dovrà dare spiegazioni alla Legislatura locale per i casi di abuso sessuale.

    Dal Vescovato di San Rafael hanno chiarito il caso dell’IVE “non è simile a quello dell’Istituto per bambini sordi dove ci sono persone specifiche che hanno commesso crimini efferati contro minori, dato che in San Rafael il tema specifico è stato contro il suo fondatore”.

    Il denunciante, che nelle ultime ore è passato sui media in forma anonima, ha detto che gli abusi sono cominciati quando aveva dodici anni “e non l’ho raccontato a nessuno per timore di chi mi ha aggredito”.

    “Nel 1997 mi sono accaduti quattro abusi sessuali in poco tempo, in uno stesso mese, nel 2005 l’ho raccontato ad un superiore e l’anno passato, mi sono reso conto di che non era stato fatto niente ed ho ripetuto la denuncia con il vescovo di San Rafael, Eduardo Taussig, il quale ha preso la denuncia, ma il sacerdote non è mai stato condannato ma solo escluso e trasferito in un altro luogo”.

    Traduzione a cura di Roberta Pietra

  • Abusatori di una setta religiosa vengono aggrediti in carcere.

    Abusatori di una setta religiosa vengono aggrediti in carcere.

    Il ‘Maestro’ della setta ha abusato vari bambini.

    Il capo della setta religiosa ‘Verità Celestiale’, accusato di abusi sessuali su nove bambini, è già stato aggredito varie volte nel carcere di Setúbal. La rivelazione al CM è stata fatta da un parente stretto, che aggiunge che Rui Pedro ha dovuto anche essere assistito nell’infermeria de carcere. Lui  ed un altro degli imputati che si trova nello stesso carcere. Martedì, a Setubal, era in programma la prima sessione del processo, ma uno degli avvocati si è dimesso ed un imputato era assente. È stata rinviata al 10 di gennaio. (Gli appartenenti al) la setta sono stati catturati nel giugno dello scorso anno e Rui Pedro era considerato il ‘maestro’ della setta. Ha abusato vari bambini ed ha filmato gli atti sessuali.

    http://www.cmjornal.pt/portugal/detalhe/violadores-de-seita-religiosa-agredidos-dentro-da-cadeia

  • Preti pedofili, spunta la lettera che incriminerebbe l’arcivescovo Pell: Saunders profetico

    Preti pedofili, spunta la lettera che incriminerebbe l’arcivescovo Pell: Saunders profetico

    I preti pedofili sono senz’altro una delle piaghe maggiori che affliggono il Vaticano e la Chiesa, sia a livello di immagine pubblica, sia per le atroci  brutalità comportate dalla loro esistenza. Delle quali a farne le spese sono peraltro le vittime più indifese e sensibili: i bambini. Peter Saunders, ex membro della commissione vaticana contro i preti pedofili, parlò all’emittente britannica BBC del suo lavoro pochi giorni dopo la sua sospensione.

    “Durante il papato di Francesco, la Chiesa non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero“. L’accusa diSaunders fu lapidaria e non ammise repliche, ed a fare ancora più rumore fu proprio il fatto che l’attivista inglese contro la pedofilia venne scelto proprio dallo stesso Papa Francesco per entrare a far parte della Commissione della Santa Sede contro gli abusi sui bambini due anni fa.

    Saunders però venne messo “in aspettativa” il 6 febbraio 2016, dopo che ebbecriticato il cardinale George Pell (anch’egli un “protetto” di Papa Francesco) poiché quest’ultimo, indagato dalla Commissione governativa australiana per aver taciuto abusi su minori nella diocesi di Melbourne durante il suo arcivescovato, rifiutò ogni interrogatorio portando dei certificati medici per non dover tornare in Australia, evitando così di venire interrogato.

    “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso ma, soprattutto, di tutte le vittime e dei sopravvissuti” dichiarò lo stesso Saunders in relazione al caso, parole che gli costarono il suo incarico all’interno della Commissione. “Sono sempre stato una spina nel fianco del Vaticano fin dal primo momento del mio ingresso nella Commissione“.

    “Pensai che il nostro lavoro sarebbe stato quello di prendere delle decisioni contro i singoli sacerdoti abusatori e invece l’obiettivo è creare politiche e linee guida per stabilire quali sono le migliori pratiche per evitare gli abusi“, senza però intervenire attivamente su chi li compie e chi li protegge.

    In questi giorni però, a mesi di distanza da quelle dichiarazioni, è giunta nuova linfa a corroborare le accuse dell’ex membro della task force vaticana contro i preti pedofili: alla Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori è stata fatta pervenire una lettera il cui contenuto dimostrerebbe che George Pell fosse a conoscenza degli abusi sui minori che avvenivano nella sua diocesi, e non abbia fatto nulla per porvi fine.

    Nell’attesa che venga finalmente messa la parola “fine” a questo scandalo, la notizia potrebbe forse far affiorare un tiepido sorriso sulle labbra di Peter Saunders, cacciato dalla commissione proprio perché “troppo zelante” nel dare la caccia ai pedofili tra le fila del clero; ma anche così fosse, sarebbe indubbiamente un sorriso dal gusto terribilmente amaro.

    http://news.fidelityhouse.eu/cronaca/preti-pedofili-spunta-la-lettera-che-incriminerebbe-larcivescovo-pell-saunders-profetico-233437.html

  • Nessuna alternativa: stato laicale per i preti abusatori

    Nessuna alternativa: stato laicale per i preti abusatori

    I preti pedofili “sono un pericolo sociale, dunque la Chiesa non può esimersi dal compiere i passi necessari”. Lo afferma padre Giuseppe Crea, missionario comboniano e psicoterapeuta, in un’intervista al Servizio Informazione Religiosa della Cei. Anche se le nuove norme impongono la riduzione allo stato laicale, ci sono sacerdoti condannati per abusi dai tribunali civili, che chiedono di poter restare preti, come se tale condizione fosse necessaria alla loro salvezza, mentre è vero esattamente il contrario. “Il vescovo – spiega padre Crea – continua a essere capace di discernere quale sia la volonta’ di Dio. Non e’ soltanto questione di mannaia, ma di intravedere il progetto di salvezza per un individuo profondamente malato. Molte volte queste persone si sono rifugiate nella Chiesa. Capire che se ne devono andare, significa rispondere al progetto di Dio”.

    Secondo padre Crea, “la Chiesa continua a essere madre, anche quando decide che non c’è più posto per loro”.

    Autore di numerose pubblicazioni, padre Crea ha recentemente dato alle stampe il volume “Tonache ferite” per le Edizioni Dehoniane: “La Chiesa ha le strutture per garantire la prevenzione e l’accompagnamento delle persone in difficoltà. Le comunità sono luogo eletto di formazione. Non bisogna dimenticarlo, soprattutto quando i confratelli stanno male”.

    Alla domanda del Sir “Quanti sono i consacrati in difficoltà? Qual è l’incidenza rispetto alla popolazione?”, padre Crea ha risposto: “Le percentuali sono minime, la stragrande maggioranza di sacerdoti e religiosi non rientra in queste dinamiche disfunzionali”. Alcune forme di disagio, però, sono caratteristiche della vita religiosa: “Soprattutto quelle a livello relazionale. Gli affetti sbilanciati portano a essere troppo centrati su se stessi o sugli altri. I religiosi possono faticare a riconoscere la propria identità. La capacità di una sana dedizione agli altri – precisa padre Crea -,permette invece di ricaricarsi ed essere equilibrati nella comunità”. D’altra parte, le cattive modalità relazionali verso l’esterno si ripercuotono anche all’interno della comunità: “Talvolta si può cadere in una dipendenza dagli altri membri o in manifestazioni di grande aggressività. Quel che non si trova dentro, lo si va a cercare fuori. E viceversa”.  Questo vale anche per i sacerdoti diocesani, che se sperimentano difficoltà nel presbiterio possono isolarsi e soffrire la vita pastorale.

    Selezione dei seminaristi e direzione spirituale. “Occhi aperti sulle ammissioni nei seminari”, come ha chiesto Papa Francesco denunciando il rischio che la carenza di vocazioni porti ad abbassare il livello di guardia. “Più che di un rischio – sottolinea padre Crea – parlerei di un dato di realtà. La mancanza di persone con cui discernere, alimenta l’incertezza. Se i candidati sono pochi prima di dire no a una persona ci si pensa centinaia di volte”. Talvolta, poi, la cura del malessere psicologico non è affidata a un esperto del settore ma demandata al direttore spirituale: “Quante volte ho sentito dire: ‘Speriamo che Dio intervenga, speriamo che possa stringere i denti e andare avanti…’. Così si rimanda soltanto l’escalation. Le categorie spiritualizzanti fanno parte della malattia e sono talmente insidiose che possono apparire una risorsa salvifica, nascondendo il malessere che invece provocano nell’individuo e nell’istituzione”. Ma per padre Crea, “spiritualizzare il problema significa dilazionarlo nel tempo. Nelle nostre comunità siamo pieni di queste situazioni. La direzione spirituale è fondamentale ma dobbiamo essere vigili perché non diventi l’espediente per spostare l’attenzione altrove”.

  • Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Mons. Little e testimonianze davanti a commissione a Roma

    Roma, 2 mar. (askanews) – Il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. Nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, l’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. La commissione ha esaminato alcuni casi di preti pedofili a Ballarat e Melbourne, nello Stato australiano di Victoria, relativi agli anni Settanta e Ottanta. Quanto al fratello Edward (Ted) Dawlan, insegnante al St Patrick’s College di Ballarat, il porporato, che all’epoca era vicario episcopale per l’educaizone, ha ammesso che vi erano “voci” circa le sue “attività con i giovani”, precisando però che erano “non specifiche” sugli abusi sessuali e concludendo: “Mi rammarico di non aver fatto di più in quel momento”. La commissaria Gail Furness ha poi passato in rassegna il caso del sacerdote Peter Searson, parroco nella diocesi di Melbourne, poi condannato nel 1997 per abusi sessuali su minore e morto nel 2009. Il sacerdote, oggetto di “una litania di accuse”, minacciava i bambini con armi e uccidendo davanti a loro animali, e lo stesso Pell lo ha definito come “un uomo sconcertante, nei suoi momenti peggiori poteva essere descritto come uno dei preti più sgradevoli che io abbia conosciuto”, ma “non avevamo sufficienti evidenze per rimuoverlo”. L’allora arcivescovo della diocesi, mons. Frank Little, ora defunto, “sembrava – secondo Pell – incapace di affrontare padre Searson, o anche di fornire informazioni adeguate sulla situazione” e ha reagito in modo “assolutamente insoddisfacente” alle preoccupazioni che circolavano sul sacerdote, prese “decisioni sbagliate” e, sebbene si dimise in anticipo sull’età della pensione formalmente per motivi di salute, “non mi sorprenderebbe” se tra le reali cause delle dimissioni ci fosse una richiesta del nunzio dell’epoca in Australia, mons. Franco Brambilla, dovuta alla sua inadeguatezza sui casi di pedofilia. “Ero fortemente critico di come l’arcivescovo Little gestiva i casi contro i preti”, ha detto Pell. Il porporato ha detto peraltro di essere stato ingannato dal Catholic Education Office che non gli ha fornito adeguate informazioni sul caso di questo sacerdote. La commissaria, citando questo fatto, le critiche all’arcivescovo Little, e analoghe accuse rivolte da Pell ieri in merito al vescovo Mulkearrns di Ballarat, ha commentato: “E’ una posizione straordinaria, cardinale”. “Quello – ha ribattuto il porporato – era uno straordinario mondo di crimini e coperture e le persone non volevano che lo status quo venisse disturbato”. Ska Ska MAZ

    http://www.askanews.it/top-10/pell-accusa-predecessore-a-melbourne-crimini-e-insabbiamento_711749385.htm

  • Pedofilia, le vittime chiedono udienza al Papa: “Pell ci offende”

    Pedofilia, le vittime chiedono udienza al Papa: “Pell ci offende”

    Le 15 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti giunte in Italia dall’Australia per seguire da vicino la deposizione del cardinale George Pell, attuale super-ministro delle finanze vaticano, hanno espresso il desiderio di essere ricevute da Papa Francesco prima di lasciare Roma. La notizia e’ trapelata dall’Hotel Quirinale, dove nella Sala Verdi l’audizione del porporato si svolge in teleconferenza a causa del certificato medico, attestante una condizione fisica che non permetterebbe un viaggio Oltreoceano, presentato da Pell alla Commissione Reale di indagine sugli abusi che gli chiede conto della gestione dei casi nell’aricdiocesi di Melbourne, della quale e’ stato arcivescovo dal 1996 al 2001 dopo esserne stato ausiliare e prima ancora vicario episcopale. La terza seduta, iniziata alle 22 ora italiana in un clima piu’ sereno di quello delle precedenti, si e’ infiammata a causa di alcune frasi di Pell che le vittime hanno ritenuto offensive. A suscitare sdegno e’ stata in particolare l’affermazione: “A volte i genitori delle vittime non vogliono che il loro caso passi nelle mani della polizia o delle autorita’ ecclesiastiche”.

    Momenti di tensione si sono verificati nella Sala Verdi anche quando il cardinale Pell ha definito “inadeguata” la rete di informazioni che arrivarono al suo ufficio di arcivescovo di Melbourne. Ed ha detto, di fatto addossando ogni responsabilita’ ad altri e sgravando se stesso: “non credo che avrei potuto fare qualcosa di piu’ di quanto ho fatto”. Secondo i membri della Commissione Reale, invece, l’attuale ministro delle finanze di Papa Francesco avrebbe potuto impedire allora il perpetuarsi di questi crimini semplicemente non voltando la testa da un’altra parte. E questo ritengono amche le vittime, tanto che nella Sala Verdi una signora ha imprecato contro Pell a voce alta. In sostanza, il cardinale australiano sostiene di essere stato ingannato dal “sistema dell’epoca” perche’ era risaputo che lui non avrebbe accettato lo stato delle cose e avrebbe proceduto adottando “azioni decisive”. “Sapevano che avrei fatto domande scomode se fossi stato meglio informato”, ha detto. Un ragionamento che contrasta con la realta’ e anche con altre dichiarazioni fatte poco prima dallo stesso Pell, che, ad esempio, si e’ dilungato a descrivere quello che ritiene essere un suo capolavoro (e che per altri e’ invece una ulteriore percossa assestata a persone ferite gravemente dai preti abusatori): il cosidetto “Melbourne Response” da lui creato quando era vescovo ausiliare e che poi ha utilizzato da arcivescovo, uno schema di risarcimenti per le vittime volto a disincentivare le onerose cause giudiziarie contro la diocesi. Lo schema pero’ e’ stato ampiamente criticato dalle vittime e dalle loro famiglie durante tutto il corso dell’indagine condotta dalla Commissione d’inchiesta australiana sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori. Nel corso di una pausa dell’audizione di questa notte i giornalisti hanno chiesto dei commenti alle vittime presenti nella Sala Verdi e una di loro ha detto che “Pell avrebbe potuto essere l’eroe dell’Australia se solo fosse stato chiaro sin dall’inizio”.

  • Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Genova, 2 mar. (askanews) – “Anche in Italia sono tanti i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati. Noi abbiamo realizzato una mappa con i casi di abusi sessuali su minori o adolescenti da parte del clero registrati negli ultimi 10 anni e sono quasi 200, di cui circa 120 con condanne ormai definitive”. Lo ha denunciato ad askanews Francesco Zanardi, fondatore e portavoce della “Rete L’Abuso”, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili, commentando la vittoria agli Oscar 2016 come miglior film della pellicola “Il caso Spotlight”, che racconta l’indagine che nel 2001 il Boston Globe fece sull’insabbiamento sistematico delle accuse ai preti pedofili nella diocesi statunitense allora guidata dal cardinale Bernard Law. “Che questo film abbia vinto l’Oscar – ha sottolineato Zanardi – indubbiamente ci ha fatto piacere e ci ha anche un po’ riscattati perché in alcuni passaggi della pellicola si parla di ‘Snap’, un’associazione statunitense analoga alla nostra che veniva un po’ additata come associazione anticlericale ed è la stessa cosa che succede qui in Italia”.

    “Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – ha affermato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto”.

    Per evitare insabbiamenti, secondo l’associazione italiana che riunisce la vittime dei preti pedofili, i vescovi dovrebbero essere costretti a denunciare alla giustizia ordinaria i casi di abusi sessuali da parte di religiosi. “La nostra associazione e le altre associazioni simili – ha spiegato Zanardi – sono contrarie alle varie commissioni d’inchiesta istituite da Bergoglio. Noi pensiamo che davanti a questo problema ci sia solo una soluzione: obbligare i vescovi a denunciare i casi di pedofilia presso l’autorità giudiziaria dello Stato in cui sono stati commessi questi reati”.

    “Malgrado le linee guida di Papa Francesco – ha denunciato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- purtroppo questi casi continuano ad essere sommersi. Inoltre molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Come esempio Zanardi ha citato un prete condannato a 4 anni per abusi su minore: “La condanna – ha ricordato – è scaduta nel settembre del 2015 ed è stato subito reintegrato a Civitavecchia”.

    “Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano – ha sottolineato il fondatore dell’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili – è che il Vaticano sta facendo dichiarazioni per il futuro senza però assumersi le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime. Questo – ha concluso – sarebbe un gesto concreto che potrebbe dargli più credibilità”.

    Della rete “L’Abuso”, che da anni si batte per difendere i diritti delle vittime, fa parte anche Mirko Gabossi, che ha raccontato la sua storia ad Askanews. “Sono venuto in contatto con il prete che ha abusato di me – ha spiegato Gabossi – più o meno all’età di 12 anni, partecipando alle attività che si facevano in parrocchia con i ragazzi. Rispetto ad altri però io ho avuto la sfortuna di entrarci in contatto di più”. “Da quando è avvenuto l’abuso – ha ricordato – per oltre 10 anni non ho più pensato a quello che era accaduto. Poi quando ho scoperto che Francesco aveva messo in piedi l’associazione ‘Rete L’Abuso’ questo ricordo è venuto a galla e ho deciso di entrare a far parte anch’io dell’associazione.

    Ora insieme a lui – ha affermato Gabossi – sto contribuendo a fare in modo che le vittime escano allo scoperto con le loro testimonianze”. “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime – ha sottolineato – attraverso assistenza legale e di fornire loro l’aiuto necessario. Stiamo inoltre muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni”. “Nel mio caso come in quello di Francesco e di altri – ha precisato Gabossi – sono tutti reati andati in prescrizione ma non per questo sono meno importanti o meno validi di altri. I vescovi -ha concluso- dovrebbero occuparsi di quello che accade nelle strutture di cui sono messi a capo e quindi salta subito agli occhi il fatto che non sia né etico né naturale coprire un abuso sessuale da parte di un loro sottoposto”.

    Intanto, nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. L’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. Fos/Int9

    http://www.askanews.it/top-10/vittime-dei-preti-pedofili-ad-askanews-in-italia-200-casi-dal-2006_711749646.htm