Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    Interrogazione parlamentare. Atto n. 3-03845 (con carattere d’urgenza)

    Pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849

    BLUNDO , GIARRUSSO , PUGLIA , GIROTTO , ENDRIZZI , BULGARELLI – Al Ministro dell’interno. –

    Premesso che con raccomandazione n. 1412/1999 il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l’impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere, tra l’altro, centri indipendenti nazionali o regionali d’informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime o le famiglie delle vittime di gruppi religiosi esoterici o spirituali. Nell’ottica di garantire una speciale attenzione e forme efficaci di assistenza alle persone più vulnerabili o mentalmente manipolabili da questi gruppi, in modo particolare i minori, lo stesso Parlamento europeo raccomandava al Comitato dei Ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo sui gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale per rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali;

    considerato che:

    risulta agli interroganti che a nessuno dei precetti della raccomandazione sia stata finora data attuazione nel nostro Paese, nonostante siano stati presentati, nella XVII Legislatura e in quelle precedenti, numerosi atti di sindacato ispettivo, ancora senza riscontro, coi quali si sollecitavano le istituzioni italiane ad attivarsi per la loro immediata realizzazione;

    a parere degli interroganti, il silenzio delle istituzioni è ancora più ingiustificato a fronte della proliferazione negli ultimi anni di gruppi religiosi, esoterici, spirituali e pseudo-terapici, anche a causa dell’esponenziale diffusione della rete web e delle nuove tecnologie internet. Molti di questi gruppi utilizzano raffinate tecniche di condizionamento mentale su persone che attraversano una fase particolarmente difficile della propria vita, offrendo loro un percorso di supporto spirituale o psicologico che col tempo si trasforma in un vero e proprio calvario, e diventano in molti casi vittime di abusi emotivi, fisici, economici e sessuali. Tale problematica è stata studiata in Italia già nel 1998 nel noto rapporto della Direzione centrale della polizia di prevenzione, titolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, oltre che nelle ripetute segnalazioni delle relazioni semestrali dei servizi di intelligence nazionali. Gli elementi raccolti hanno portato alla costituzione nel 2006 della squadra anti sette (SAS), specialità della Polizia che tuttavia svolge funzioni meramente repressive;

    attualmente risulterebbe difficile quantificare con esattezza il fenomeno. Già in data 7 gennaio 2015 “l’Espresso” on line accendeva i riflettori su alcune vittime di tali movimenti, mettendo in risalto il trend espansivo del fenomeno, ma anche la disarmante carenza di dati. Nell’articolo si evidenziava, prendendo proprio spunto dal citato rapporto del 1998, la presenza di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, col tempo, risulterebbe cresciuto a dismisura, tenuto inoltre conto che l’indagine si occupò prevalentemente di alcune tipologie di gruppi, costituenti, pertanto, una minima parte di quelli attualmente presenti sul territorio nazionale. Analogo argomento è stato trattato in un dossier pubblicato sul giornale on line “Linkiesta” nel gennaio 2016;

    tra i casi di abusi più eclatanti compaiono, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti, quelli che hanno riguardato l’organizzazione dei testimoni di Geova, dove negli ultimi anni si sarebbero verificati molteplici abusi sessuali su minori, insabbiati e mai denunciati alle procure competenti dalla stessa congregazione. Di tali allarmanti vicende riferivano, tra gli altri, in maniera diffusa il quotidiano on line “Corriere della sera”, in un video-inchiesta del 23 maggio 2016, la trasmissione televisiva “Le Iene” nel marzo 2016, “Il Giornale” il 23 maggio 2016, la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15 febbraio 2017; tali notizie di stampa riportano interviste e testimonianze dirette di vittime che hanno presentato anche alcuni esposti in varie Procure della Repubblica;

    inoltre, commissioni governative indipendenti, quali quella australiana, attivate per far luce sugli abusi sessuali infantili in seno a realtà istituzionali e religiose, rilevavano la gravità e sistematicità di quanto emerso anche dalle citate fonti di stampa italiane. Nel caso dell’organizzazione geovista, nessuno dei 1.060 casi di abusi su minori registrati dalla chiesa dei testimoni di Geova d’Australia è risultato essere stato segnalato alle autorità competenti, gli abusatori sono stati frequentemente coperti o reintegrati nella confessione sulla base del semplice pentimento e le vittime di reato sottoposte, per contro, a processi di vittimizzazione secondaria e ostracizzate dall’organizzazione. Le politiche interne dei testimoni di Geova, analoghe in tutto il mondo, sono inoltre risultate, all’analisi della commissione suddetta, gravemente fallimentari in tema di tutela dei bambini e prevenzione dell’abuso minorile;

    considerato infine che, a parere degli interroganti:

    attualmente è presente un vuoto normativo non trascurabile in merito alle criticità evidenziate. A seguito, infatti, della dichiarazione di incostituzionalità, con sentenza della Consulta n. 96 del 1981, del cosiddetto reato di plagio previsto ex articolo 603 del codice penale, in Italia non è più esistita un’effettiva tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica degli individui. Da allora sedicenti “santoni” e “guru” continuano ad agire indisturbati, mentre numerose proposte e disegni di legge giacciono in attesa di essere esaminate dalle Commissioni e Aule parlamentari;

    complessivamente risulta essere nullo anche l’impegno delle istituzioni nella definizione di politiche sociali e culturali di prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale,

    si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno procedere ad un’analisi complessiva del fenomeno, ai fini di aggiornare il rapporto pubblicato nel 1998 che risulta essere ormai obsoleto, nonché approfondire le motivazioni che sottendono all’attuale scarsissima tutela giuridica dell’abuso sessuale infantile in contesti religiosi;

    se, viste le proposte e i disegni di legge depositati in Parlamento, non ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a garantire un’efficace tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica dei minori e in generale dei soggetti coinvolti, ovvero inseriti in contesti coercitivi;

    quali siano le motivazioni che hanno concretamente impedito allo Stato italiano di recepire gli inviti contenuti nella raccomandazione n. 1412/1999 del Parlamento e del Consiglio europeo;

    se non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale.

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1028693

  • Pedofilia nell’istituto “Cardenal Newman”: l’Irlanda investigherà casi nell’ antico collegio di Macri

    Pedofilia nell’istituto “Cardenal Newman”: l’Irlanda investigherà casi nell’ antico collegio di Macri

    Questa settimana la polizia irlandese ha comunicato con Rufino Varela, un ex alunno del collegio Cardenal Newman appartenente all’ordine religioso Christian Brothers, oriunda di quel paese. Il motivo della comunicazione per posta elettronica, a carico dell’Ufficio dei Servizi di Protezione della Guardia Civica (GNPSB, la sua sigla in inglese), è in relazione all’indagine sugli abusi sessuali accaduti nell’istituzione radicata in Argentina e in altri paesi del mondo.

    Varela è stato il primo a denunciare pubblicamente che negli anni 70 era stato abusato da colui che era il cappellano del prestigioso collegio, padre Finnlugh Mac Conastair, conosciuto come padre Alfredo. Oggi l’uomo di 52 anni e padre di due figli, assicura che ci sono perlomeno altri 22 casi, di ex alunni del collegio che sono stati vittime di abusi in quegli anni.

    La polizia irlandese vuole investigare la responsabilità dell’ordine religioso, tanto negli abusi quanto nella copertura da parte della scuola.

    Confessioni e perdoni

    Il coperchio della pentola è saltato nel dicembre del 2016, quando Rufino Varela si è azzardato a parlare pubblicamente di quanto sofferto nel Newman. Varela fu abusato fin da molto piccolo dal custode della sua casa. José, un muratore che si era guadagnato la fiducia dei suoi genitori e viveva con la famiglia, abusava di lui nei viaggi di pesca e accampamenti. Lo minacciava perché mantenesse il silenzio.

    Secondo quanto ha raccontato a La Nacion, un giorno la mamma di Rufino Varela entrò nella sua stanza e lo trovò con una carabina caricata puntata alla testa. In quel momento, nel quale casualmente la madre lo ha salvato, il giovane si è piegato e le ha raccontato degli abusi che soffriva da parte del custode. In quello stesso momento buttarono fuori dalla casa l’uomo e non si parlò più della cosa.

    Tuttavia, sua madre non fu l’unica persona che seppe degli oltraggi che Rufino soffriva sotto il proprio tetto. Una volta, quando era nel settimo grado, decise di raccontarlo al cappellano della sua scuola. Si avvicinò al sacerdote per confessarsi e cercare sollievo. Tuttavia, lontano dall’incontrare ciò che cercava è incappato in un nuovo abuso. Padre Alfredo lo portò nella sua stanza dove confessava gli alunni, gli abbassò i pantaloni, gli coprì la testa con un cuscino, gli diede dieci frustate con qualcosa come una cintura di cuoio e gli toccò i genitali mentre gli domandava dettagli sessuali. Poi, gli offrì caramelle e gli disse che già era in pace con Dio e che quanto successo sarebbe stato il loro segreto. Correva l’anno 1977.

    Anni dopo, quando già frequentava il terzo anno delle medie, Rufino Varela si animò a parlare nuovamente. Questa volta confidò i suoi patimenti ad un altro sacerdote, Desmond Finegan. Questi gli disse che doveva perdonare Mac Conastair perché era vecchio.

    Prestigio

    “La corona dovrebbe essere di spine”, affermò Varela su facebook ad Alberto Olivero, attuale direttore del collegio. Ha comunicato per questo mezzo quando ha saputo che secondo la tradizione, il collegio Cardenal Newman potrebbe coronare il leone del suo scudo a causa del trionfo di Mauricio Macri nelle elezioni presidenziali. Macri, così come Varela, è un ex alunno di una delle poche scuole che continua ad essere esclusivamente per maschi. Di fatto, altri membri del gabinetto del governo degli CEO, sono anch’essi passati dalle aule del Newman.

    Il collegio non ha mai effettuato l’incoronazione, ma la sola possibilità ha generato il primo incontro tra Olivero e Varela intorno alla denuncia per abuso. Secondo questo ultimo, l’istituzione si è mostrata preoccupata e gli ha offerto appoggio psicologico. Tuttavia, inicialmente la scuola si è negata a fare l’unica cosa che il denunciante chiedeva: una richiesta pubblica di scuse. L’acconsentimento a questa esigenza, venne dopo che Varela si decidesse a rendere pubblica la notizia e concedesse un’intervista raccontando tutti i dettagli della sua tragica storia al quotidiano La Nacion.

    Lo scorso 10 di aprile, in una lettera pubblica, il fratello Hugo Cáceres, superiore regionale della congregazione dei Christian Brothers d’America Latina, chiese “scusa apertamente e senza riserve a tutti quegli ex alunni che in quegli anni, hanno potuto essere feriti come risultato del comportamento inadeguato ed ingiustificabile di questo sacerdote, il quale officiava da cappellano del collegio”. La lettera circolò dopo il rapporto pubblicato da La Nacion. L’istituzione dava per scontato che le vittime potessero essere molte di più di Varela.

    Fratellanza nella copertura

    Il padre Alfredo è morto nell’anno 1997 quando aveva 88 anni. È morto impunito perché tutte le aberrazioni che ha commesso sono state coperte. Le autorità irlandesi ora vogliono andare avanti nel chiarire le responsabilità per gli abusi ma anche per la copertura. “Mi hanno contattato per dirmi: ’Noi non possiamo fare niente perché lì hanno la loro Giustizia’, ma dobbiamo informare tutte le associazioni che proteggono i bambini che il fratello John Burke -è stato incaricato del collegio per 18 anni, quando si è coperto tutto- è qui in Irlanda”, ha dettagliato Varela nel colloquio con il giornalista Ernesto Tenembaum, per Radio Con Vos.

    John Burke è un Christian Brother che è stato direttore del collegio nell’epoca nella quale Varela era alunno. Ora ha 74 anni e vive in Irlanda. Secondo Olivero, ha viaggiato per incaricarsi degli scandali di abuso che oggi assediano l’ordine nelle distinte parti del mondo.

    Secondo le autorità del Newman, Burke ha confermato loro che sapeva del caso di Varela. Glielo aveva raccontato Finegan, il sacerdote al quale il giovane aveva raccontato l’abuso del padre Alfredo. Burke sarebbe uno dei principali responsabili della copertura del prete denunciato, che è stato trasferito in quegli anni, al vicariato di San Cayetano, in José León Suárez, provincia di Buenos Aires.

    Varela ha raccontato all’agenzia di notizie Télam, che nel 2016 si è riunito in quattro opportunità con il direttore del Newman e una volta con il sacerdote John Burke. Tutte le volte ha reclamato lo stesso: una pubblica richiesta di perdono.

    Senza frontiere

    Nel 1802 la congregazione dei Christian Brothers ha aperto la sua prima scuola a Dublino. A partire da allora è arrivata ad inaugurare circa 200 collegi in diverse parti del mondo. Così come succede con altri ordini ed istituzioni religiose, la pedofilia ed i maltrattamenti da parte dei preti e suore trascendono le frontiere e si espandono alla pari degli stabilimenti che la chiesa monta da tutte le parti. In Argentina, questa “tradizione” di trasferire preti abusatori da un paese all’altro, evidente dopo le denunce delle vittime di abuso ecclesiastico nell’ istituto Antonio Provolo. In questo caso, gli abusatori andavano e venivano dall’Italia.

    Nel caso della congregazione irlandese, i casi di pedofilia la portarono ad una crisi profonda: almeno 400 sacerdoti in Irlanda ed altri 280 in Australia sono stati condannati per abuso sessuale di minori in due dei maggiori casi conosciuti fino ad ora. Questo ha generato, oltre ad una ampia perdita di prestigio per l’istituzione, un problema finanziario grave per la quantità di indennizzi che i Christian Brothers hanno dovuto pagare.

    In Argentina, il collegio ubicato in san Isidro da anni è a carico di un laico. Tuttavia, la congregazione continua ad utilizzare i principi del collegio. Davanti ai problema finanziari dell’ordine religioso, nel giugno del 2012 il Newman ha realizzato una cena di beneficenza per raccogliere denaro e, tra le altre cose, nell’ottobre dell’anno passato Burke ha assistito alla cena annuale del cameratismo.

    Tradotto per rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Pedofilia-en-el-Cardenal-Newman-Irlanda-investigara-casos-en-el-antiguo-colegio-de-Macri

  • Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Lo scandalo dei preti abusatori nell’istituto Provolo di Mendoza coinvolge ogni volta sempre di più Bergoglio. Quello che sta anticipando La Izquierda Diario da alcuni mesi comincia ad avere un peso specifico nella causa giudiziaria per la quale sono detenuti i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, la suora Kosaka Kumiko e tre impiegati del collegio.

    Nell’ultima settimana il caso è uscito su tutti i mezzi di comunicazione per il fatto che gli avvocati che rappresentano le vittime hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sul caso un documento che dimostra che Joerg Bergoglio non poteva non sapere almeno dal 2014 che Corradi di 82 anni ha un terrificante passato come abusatore sessuale e che era stato inviato in Argentina dove, come direttore delle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza ha continuato ad avere sotto di se centinaia di minori .

    La carta che certifica

    Questo documento è in verità una lettera datata 20 ottobre 2014 che conferma quanto è stato detto dall’Associazione Sordi Provolo che raccoglie gli ex alunni. In molte altre occasioni, ma in questo caso, era stata inviata in particolare alle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal vescovo di Verona, a papa Francesco. Una lettera che Bergoglio ha ricevuto alla quale non ha mai risposto.

    La lettera dice in oltre che Corradi è stato inviato a La Plata insieme ad altri tre preti italiani, citati con nome e cognome e accusati a Verona per reiterati abusi sessuali e violenza su minori. Era logico che la presentazione ufficiale di questa lettera causasse una bufera mediatica. Tuttavia la querela che è stata presentata giovedì in sede giudiziaria era già stata reso pubblico dall’associazione dei sordi di Verona e divulgato dalla Rete L’ABUSO che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte del clero di tutta Italia. Fu poi pubblicata da alcuni giornali impegnati nella causa con le vittime, tra questi Izquierda Diario. Tutte queste informazioni sono disponibili dal 12 di gennaio per esempio in una nota di questo sito intitolata “prove di una santa associazione illegale per difendere i preti pedofili”.

    Quello che è grave dell’assunto è che se Joseph Ratzinger prima e Joerg Bergoglio dopo, con la sua corte di segretari e funzionari avessero consegnato all’autorità giudiziaria in Italia i criminali sessuali quando sono stati denunciati pubblicamente, molto probabilmente decine di bambine e di bambini sordi tra i 4 e i 17 anni di La Plata e Mendoza non avrebbero subito vioenze, torture fisiche e psicologiche e situazioni che li hanno portati vicino alla morte, o almeno, non le avrebbero subite da parte di Nicola Corradi, ora in carcere, di Giovanni Granuzzo che è stato rimpatriato in Italia poco tempo fa, di Giuseppe Spinelli morto a Mendoza sei mesi fa, il cui decesso non è mai stato reso pubblico dalla chiesa e Eliseo primati, attualmente rifugiato nel Provolo di La Plata .

    Tutti sono stati denunciati nel 2009 e i nomi appaiono elencati nella denuncia del 2014. In una nota del quotidiano Clarin dello scorso venerdì, si è cercato di minimizzare la forza della prova depositata nel fascicolo di Mendoza.

    Secondo la cronaca la lettera cerca di dimostrare che papa Francesco sapeva dei preti denunciati. Come cerca di dimostrare? No lo dimostra. Il tentativo di disturbare il meno possibile sua santità rasenta il ridicolo.

    Simón linviato del signore

    In questo contesto, dalla rete L’ABUSO e anche dalle querele depositate si evince che il Vaticano starebbe avanzando nella sua strategia per intervenire passando dalla prima tappa, la raccolta delle informazioni a una seconda più attiva, cercando di mettersi in mezzo alla causa.

    Da questa prospettiva interpretano l’arrivo già da varie settiamane a Mendoza, di una commissione di indagine formata da 2 preti cordobesi inviati da Bergoglio. Si tratta di Dante Simòn e Juan Martínez, il cui arrivo non sta passando per niente inosservato a Mendoza. Simòn, vicario giudiziale del Vaticano, un specie di pubblico ministero interno che la chiesa usa per indagare su se stessa, ha dichiarato ai media mendocini che vuole proteggere le vittime e che prova vergogna per tutto quello che è successo, anche se pero fa tutto il contrario.

    Da un lato la prima cosa che ha fatto quando è arrivato a Mendoza è stata quella di dedicare ore ai suoi colleghi Corradi e Corbacho in incontri segreti nelle quali senza dubbio ha comunicato loro una strategia per tirali fuori dai guai il più possibile. Poi ha chiesto alla procura di Mendoza di poter accedere al fascicolo utilizzando privilegi ecclesiastici degni della santa inquisizione. La richiesta inizialmente negata dal pm alla fine è stata concessa dal Procuratore di Mendoza Alejandro Gullé. Fonti giudiziarie hanno dichiarato a questo quotidiano che l’accesso al fascicolo non sarebbe stato totale ma bensì con riserve, comunque sia il Vaticano ha già messo il naso nella causa e ora ha una carta privilegiata per organizzare pressioni sulle vittime oltre che inquinare le prove.

    Come se non bastasse Simòn cerca anche di inquinare lo scenario, di fronte al fallimento del tentativo di cercare di incontrare di nascosto le vittime, l’inviato di Bergoglio ha ammesso alla stampa che il centro delle loro indagini sono le persone denuncianti e non i sacerdoti denunciati, sollevando anche degli interrogativi sul team di avvocati che difendono le famiglie querelanti. È tanto sicuro del buon esito della sua strategia che Simòn ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei bambini e delle bambine che hanno raccontato le aberrazioni subite da Corradi Corbacho la suora Kumiko e alcuni dei suoi impiegati.

    Sul sito Mendoza Post è arrivato a spiegare in modo temerario che ci sono persone spregiudicate, per esempio, una bambina o un bambino si innamorano di un sacerdote e di fronte al suo rifiuto restano deluse e così decidono di denunciarlo.

    Non mentire, dice il comandamento.

    Non finisce qui, la settimana scorsa la magistratura di Luján de Cuyo, attraverso il pm Flavio D’Amore ha sollecitato esplicitamente a entrambi gli immissari del Vaticano di collaborare con la causa e di consegnare entro la fine della settimana tutta la documentazione che è in possesso della santa sede e riferiscano dei casi di abuso sessuale commessi dai coinvolti nella causa, soprattutto se ci sono stati precedenti a La Plata e in Italia.

    Di fronte alla richiesta del pm Simòn e Martínez prima hanno detto di non potere in quanto erano documenti sottoposti al segreto pontificio, poi dietro agli avvertimenti del funzionario giudiziale sulle conseguenze che può avere una denuncia per falsa testimonianza, hanno risposto dicendo che portare tutta questa documentazione potrebbe essere un processo lento e che potrebbe servire molto tempo. Al momento non hanno rispettato l’ordine del pm di consegnare il materiale entro venerdì e per quanto dicono loro stessi è probabile che non consegneranno niente.

    Paola González, madre di una delle bambine che hanno denunciato Corradi Corbacho Kumiko e i suoi complici chiede pubblicamente che i preti inviati dal Vaticano restituiscano la documentazione perché li ci sono tutti i dati della vittime e hanno già ricevuto chiamate con prefisso di Córdoba e “quando rispondiamo dall’altra parte restano in silenzio. Ci vogliono spaventare ma non staremo zitti, ci hanno toccato ciò che per noi è più sacro”.

    Perché nessuno dei giornalisti amici di Bergoglio o nessuno dei mezzi di comunicazione argentini intervista papa Francesco e gli chiedono, carte alla mano, che dia una spiegazione dell’agire del Vaticano davanti a un fatto così grande che si è già trasformato nel maggior scandalo della storia in materia di crimini sessuali commessi dai preti nella chiesa argentina.

    A volte essere più papisti del papa può trascendere ciò che è meramente simbolico e convertirsi in una aperta complicità.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Ultimas-noticias-del-paraiso-de-los-abusadores-o-del-Vaticano

  • Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Intervista con Sergio Buenanueva, vescovo di San Francisco e presidente della Commissione dei Ministeri della Conferenza episcopale argentina, sulla risposta della Chiesa contro le violenze sessuali su minori

    Vergogna, rimorso e tristezza. Dolore. Sono le parole di monsignor Sergio Buenanueva, responsabile della prevenzione degli abusi sessuali contro i minori nell’episcopato argentino. La Chiesa nel Paese natale del Papa sta attraversando una grave crisi a seguito dello scandalo nell’istituto per bambini sordomuti “Próvolo”, a Mendoza. Di questo e di altro Vatican Insider ne parla con il vescovo  di San Francisco.

    La Conferenza episcopale argentina ha appena approvato una Commissione per affrontare i casi di abusi sessuali su minori, come agirà? 

    «Si tratta per l’esattezza di un “Consiglio pastorale per la protezione di minori e adulti vulnerabili”, la cui funzione è aiutare i vescovi, le diocesi e tutta la Chiesa nella prevenzione degli abusi. Essa preparerà un programma integrale di prevenzione, coinvolgendo il maggior numero di agenti pastorali su questa tematica, a cominciare dai vescovi. La missione della Commissione non è di trattare i casi di abusi né di ricevere le denunce, che rimane responsabilità di ciascuna diocesi o congregazione religiosa. Vogliamo attivarlo al più presto possibile, nel mese di novembre si rinnovano le autorità della Conferenza episcopale e poi si configurerà anche il Consiglio, guidato da un vescovo e composto da laici, chierici e consacrati».

    È l’unica iniziativa che la Chiesa argentina ha posto in atto per affrontare il problema degli abusi? 

    «Stiamo facendo un cammino progressivo, è un tema difficile, delicato e complesso, un dramma umano molto profondo, c’è tanto dolore e tante vite ferite. Per i vescovi è dura, tuttavia c’è una forte volontà di far fronte al problema. Tra il 2011 e il 2015 abbiamo elaborato le “Linee guida” richieste da Benedetto XVI per rispondere con velocità e giustizia alle denunce. Sono state approvate nell’aprile 2013 e sono tuttora in vigore, e hanno colmato un vuoto in questo ambito. Inoltre, i seminari argentini stanno prestando una sempre maggiore attenzione alle sfide della educazione affettivo-sessuale. La “Commissione Ministeri” ha creato anche un gruppo di consulenza per la salute generale dei ministri ordinati e dei candidati agli Ordini Sacri, chiamata “Équipe Geremia” e composta da psichiatri professionisti che aiutano nei seminari».

    Qual è la situazione generale degli abusi sessuali in Argentina?  

    «Come negli altri Paesi si sono verificati casi in gran parte delle diocesi del Paese. Sicuramente non abbiamo una statistica esatta degli abusi né nella Chiesa né nella società. È uno dei compiti che dobbiamo assolvere. È un punto difficile, anche perché il silenzio fa parte della dinamica degli abusi. È molto importante rompere questo silenzio e allarmare i “terzi” coinvolti. Ad esempio l’ultimo caso dell’istituto di sordomuti può produrre un effetto cascata di denunce. Noi dobbiamo essere comunque preparati».

    In questi giorni la stampa nazionale ha pubblicato una lista di nomi di sacerdoti accusati di tali delitti. Che cosa ha significato per la Chiesa?  

    «In generale una inchiesta giornalistica seria e ben fondata di questi casi non solo è legittima, anche se critica, ma necessaria. Nella crisi degli abusi, i media hanno ricoperto un ruolo fondamentale. Tuttavia questa inchiesta presenta alcuni punti deboli: si basa su notizie giornalistiche e su informazioni a volte anche false. Mischia casi di abusi con altre problematiche. Parliamo di una cosa molto grave, non possiamo informare superficialmente, perché procuriamo danno ad alcune persone in base alle segnalazioni del report. Bisogna che i giornalisti verifichino i dati in maniera più accurata».

    Sta dicendo che la lista contiene nomi sbagliati? 

    «Si. Un vescovo ha dovuto chiarire che le accuse ricevute in passato non riguardavano abusi su minori, e che, comunque è stato assolto da tutti i capi d’accusa. Mi è dispiaciuto anche di un sacerdote finito al centro delle indagini e poi dichiarato innocente sia dalla giustizia civile sia da quella ecclesiastica».

    La Chiesa copre i criminali, come a volte la si accusa? 

    «La Chiesa è intransigente su questo punto, considera la pedofilia come uno dei delitti più gravi in assoluto, per cui riserva le sanzioni canoniche più severe. Non c’è posto per gli abusatori nel sacerdozio e nella vita consacrata, disse Giovanni Paolo II. Una linea dura ratificata da Benedetto XVII e da Francesco. La Chiesa è ugualmente severa con i vescovi negligenti nelle risposte alle denunce. Dobbiamo riconoscere, con grande dolore e umiltà, che spesso non si è risposto come si doveva. Abbiamo talvolta perso la lucidità e la sensibilità per capire che il male maggiore non era avere un sacerdote in meno o screditare il buon nome della Chiesa, bensì il danno causato a minori vulnerabili. Questo è un motivo di penitenza per tutta la Chiesa, in primo luogo per i pastori».

    Come si deve comportare un fedele quando viene a conoscenza di casi di abusi? 

    Credere anzitutto al racconto della vittima e cercare di dargli conforto. Quindi comunicare il caso a chi di competenza: alla giustizia civile come a quella ecclesiale. Quindi avere fiducia nei vescovi e nei sacerdoti. Molte vittime e le loro famiglie la perdono a causa della brutta esperienza vissuta. Il nuovo Consiglio dovrà preparare alcuni suggerimenti per i vescovi su queste situazioni».

    Cioè? I vescovi come devono agire per i crimini di pedofilia? 

    «L’abuso non è solo un peccato o una debolezza di un sacerdote, è un delitto che colpisce gravemente l’ordine sociale. Le “Linee Guida” tracciano un cammino da seguire sin dal momento in cui un vescovo riceve una denuncia o la notizia di un possibile abuso. Esse stabiliscono anche l’obbligo di aprire un processo ecclesiastico con il Vaticano e la cooperazione con la giustizia civile, la cui azione è essenziale. Molte volte le famiglie o le vittime non vogliono rivolgersi alla giustizia. In Argentina, tali crimini contro l’integrità sessuale delle persone, specialmente se sono minori, possono essere solo denunciati dalle vittime, dai loro genitori o da legittimi rappresentanti. Normalmente sono invitati a fare questo passo e vengono accompagnati anche ad esporre denuncia. Come detto, è una questione delicata. Lo scopo principale è chiarire la verità e fare giustizia».

    Qual è il messaggio della Chiesa alle vittime e alla società argentina?  

    «Per quello che so, le vittime e le loro famiglie sono molto arrabbiate con noi. E, in un certo senso, è giusto così. È difficile rivolgere loro una parola che non sia vista come una profonda ferita che si riapre. Posso capire anche il sospetto della nostra sincerità. Come vescovo vorrei condividere il dolore, per quanto sia possibile, provo un senso di vergogna, di rimorso e di tristezza… Queste persone non dovrebbero mai aver subito un tale male. Il nostro impegno è quello di lavorare duramente perché nessun altro, in particolare i bambini e gli adulti vulnerabili, debbano attraversare un simile calvario. Alla società vogliamo dare un messaggio chiaro e cioè che la Chiesa in Argentina è determinata a realizzare ogni tipo di iniziativa che esista per prevenire gli abusi. Chiedo a Dio la libertà interiore di non essere distratti dalla perdita di credibilità e di prestigio della Chiesa, ma di rimanere concentrati nella volontà di fare giustizia e proteggere tutte le persone deboli con i quali Cristo si identifica. Anche loro sono vicari di Cristo sulla terra».

    http://www.lastampa.it/2017/05/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/abusi-la-vergogna-e-la-lotta-dei-vescovi-argentini-0xALiEPfW0Y5GQHCNWH9iI/pagina.html

  • Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Un’ex alunna del collegio per sordi della città mendozina di Luján de Cuyo ha aggiunto tre accusati alla lista di preti, suore ed impiegati pedofili. Il “fratello” Giuseppe Spinelli nella mira?

    La settimana scorsa ci sono state novità nella causa giudiziaria per la quale sono già detenute cinque persone accusate di avere commesso abusi sessuali ed altri maltrattamenti su una ventina di bambine e bambini tra i 4 ed i 17 anni nell’Istituto Antonio Provolo di Luján de Cuyo.

    Come abbiamo già informato, giovedì una giovane di 23 anni (che ha studiato lì fino all’anno 2006) ha dato testimonianza davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana ed ha confermato che ha sofferto ripetute violenze da parte di tre uomini nell’Istituto. Secondo quanto emerge dalle sue dichiarazioni, uno di questi uomini potrebbe essere un sacerdote o qualcuno molto relazionato con la gerarchia cattolica, poiché al momento di commettere gli attacchi sessuali vestiva come un prete.

    Questa nuova dichiarazione ha provocato un nuovo giro nella causa, elevando a nove il numero delle persone imputate di avere commesso gli abusi o meglio di essere partecipanti necessari di essi. Questi tre nuovi accusati si aggiungono ai preti  Nicola Corradi ed Horacio Corbacho e gli impiegati del Provolo Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez (tutti detenuti -Corradi agli arresti domiciliari-) e alla suora giapponese Kosaka Kumiko, latitante da varie settimane.

    Los nombres de los tres nuevos acusados no trascendieron públicamente e incluso algunos medios dijeron, basándose en “fuentes judiciales”, que la joven no los recordaría. En lo que sí coinciden las versiones es en que la víctima detalló los rasgos físicos de sus atacantes e incluso aseguró que uno de ellos utilizaba vestimenta religiosa.

    Il pubblico ministero Stroppiana ha detto al quotidiano Clarín, dopo avere ascoltato la testimonianza della giovane di 23 anni, che il suo compito ora è “analizzare questa nuova testimonianza ed ottenere altre prove per procedere ad ulteriori imputazioni”. Per questo nella mattina di venerdì si è diretto alla sede del Provolo (attualmente chiusa), accompagnato da rappresentanti delle parti e da una macchina scavatrice.

    Dopo avere rimosso la terra da un giardino della proprietà (indicato dalla giovane come il luogo dove ha visto seppellire corde, catene e materiale pornografico più di dieci anni fa) il pubblico ministero ha detto che non si sono ottenute prove. Tuttavia la testimonianza della vittima ha apportato molte precisazioni e dati rilevanti. Per caso, ha identificato in un’ispezione oculare una soffitta nella quale era stata condotta per una sessione di tortura sessuale dai tre uomini accusati. Questa soffitta, si precisa, non è la stessa che era già stata identificata come “la casetta di Dio” da altre vittime.

    Chi è e dove sta il “fratello Giuseppe”?

    Il prete italiano Nicola Corradi oggi passa i suoi giorni detenuto in una casa di Mendoza. Ed è molto difficile che possa schivare il processo penale che lo vede protagonista di decine di abusi sessuali e torture fisiche e psicologiche.

    Ma Corradi, oggi di 82 anni, abusava bambine e bambini da almeno 50 anni, quando nella sede madre del Provolo di Verona ha cominciato ad avere sotto la sua tutela decine di bambini sordi. Varie delle sue vittime italiane, già adulte, lo hanno denunciato nel 2009 davanti al Vaticano insieme ad altri preti e “fratelli” (così si denomina uno dei gradini inferiori a quello di sacerdote nella categoria ecclesiastica).

    Tra questi “fratelli” si trovava Giuseppe Spinelli, il quale come Corradi ed altri pedofili dovettero partire verso le sedi del Provolo d’Argentina quando le successive lamentele e rumori per i loro abusi sessuali hanno cominciato a macchiarli dentro le loro congregazione.

    Secondo varie fonti, Spinelli si è trasformato nella mano destra di Corradi nella sede del Provolo di La Plata, dove sono caduti direttamente dall’Italia nel decennio del 70. Anni dopo, verso la fine degli anni 90, entrambi si istallarono nella sede di Luján de Cuyo che cominciava le sue funzioni come istituto per sordi e ipoacustici.

    Negli ultimi anni Spinelli ha acquisito un costante basso profilo nel Provolo di Mendoza, al punto che molte persone vicine all’istituzione assicurano di non conoscerlo né averlo mai visto. E c’è chi assicura che il suo ostracismo sarebbe causato da un debole stato di salute che quasi lo porta alla morte una decina di anni fa.

    Tuttavia, nessuno può affermare con sicurezza se Spinelli è ancora in Mendoza, o se è tornato qualche volta a La Plata o anche se è andato a passare i suoi ultimi anni nella sua Verona natale (anche questa ultima è poco probabile a causa del fatto che le denunce che lo hanno scacciato da lì non si dimenticano). Inoltre, nessuno può assicurare fino ad ora che Spinelli sia ancora vivo.

    Di fronte alle nuove denunce di una giovane ipoacustica di 23 anni sugli abusi sessuali sofferti nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, alcune domande si impongono.

    Visto che la sua permanenza nella sede di Luján de Cuyo coincide temporalmente con la recente denuncia della giovane di 23 anni, è Giuseppe Spinelli (o il “fratello Giuseppe”, come si è fatto sempre chiamare in Argentina) uno dei nuovi accusati?

    Sarà arrestato Spinelli, sia per i suoi crimini sessuali commessi in Italia o per avere coperto e chissà commesso questi stessi crimini in Argentina?

    Se non è tra gli accusati, ha qualcosa da dire su tutto questo Spinelli o pensa di portarsi tutta la sua memoria ed il suo vissuto alla tomba?

    Una cosa è certa. Abbia o no violato bambine e bambini in Argentina e sia o no ancora nel paese, Giuseppe Spinelli è oggi un pezzo importante di questo puzzle di terrore.

    Bisognerà vedere se il Potere Giudiziario (che già accumula 1.500 fogli in un faldone al rosso vivo) è a tempo per trovarlo, domandargli del suo passato ed il suo presente e tirargli fuori anche solo dei ritagli di verità.

    Guarda il documentario Non abuserai (il comandamento negato nella Chiesa di Francesco)

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-nuevas-denuncias-contra-viejos-abusadores

  • Caso Provolo: una vittima ha raccontato di una macabra stanza con catene dove legavano i bambini per violentarli

    Caso Provolo: una vittima ha raccontato di una macabra stanza con catene dove legavano i bambini per violentarli

    Per queste affermazioni hanno fatto un’ispezione oculare nella soffitta dell’Istituto, dove hanno trovato una parete con un buco dove potrebbero essere state attaccate le catene. Hanno trovato altre prove che vanno ad aggravare la condizione dei cinque detenuti.

    Strazianti e macabri dettagli sono stati apportati da una testimone e vittima sui reiterati abusi sessuali i quali, secondo quanto ha denunciato, è stata sottomessa nell’Istituto Provolo di Luján. Grazie a questa testimonianza è stata fatta un’ispezione oculare e sono stati trovati altri elementi per incriminare gli accusati e continuare l’indagine.
    Si tratta di una giovane che è ancora minore di 18 e che ha sofferto reiterati abusi dai 5 anni, quando era alunna internata dell’Istituto Provolo, diretto dal prete Nicola Corradi. Altri testimoni e vittime l’avevano indicata come una delle tante (vittime), ma in quel momento non ha voluto dichiarare. Ora, con l’appoggio psicologico corrispondente, ha accettato di raccontare l’orrore che ha vissuto per anni.
    Ha raccontato come sono stati i primi abusi, la complicità di altre autorità e (altre) religiose che vengono indagate, ma sono ancora in libertà. “Ha raccontato altri eventi come una delle suore che la colpiva, che sapeva ciò che le succedeva, come le suore vedevano quando le veniva mostrata pornografia e dà un dettaglio su una volta quando è stata portata, per abusare di lei, in una stanza dove c’erano catene, le ammanettavano i polsi e che lì si producevano atti di abuso sessuale”, ha raccontato Sergio Salinas, avvocato di Xumex, querelante per le vittime.

    Dietro al racconto della ragazza, hanno chiesto un’ispezione oculare urgente, che ha ricevuto l’opposizione della difesa, ma è stata fatta comunque con il pubblico ministero della causa Gustavo Stroppiana.
    “Questa stanza l’abbiamo trovata dopo cinque scale che non convergono una dietro l’altra, ma che uno deve salire al primo piano, cammina alcuni metri, sale ad un altro piano e così si arriva alla soffitta di tutto l’edificio”, ha specificato Salinas.
    “Lì è stato trovato un pezzo e al momento di aprire la porta, tutto molto tetro ed oscuro come ha detto lei, dove dovevano esserci le catene appese alla parete, c’era un buco nel cemento”, ha raccontato Salinas ed ha continuato: “Uno può dubitare se sono esistite o no le catene, ma ciò che chiama l’attenzione è che sotto a questo c’erano due negativi fotografici, uno che era stato incollato ad altri due negativi ed un terzo con argilla che bisogna fare un lavoro per vedere cosa c’era in questa immagine”.

    Questi negativi sono stati sequestrati dalla Polizia Scientifica per continuare la catena di custodia e per la legalità del processo.
    Nel suo racconto la vittima ha detto che chi l’aveva portata fino alla stanza di questa soffitta era Horacio Corbacho, il prete di 56 anni che oggi si trova detenuto nel padiglione degli abusatori sessuali del carcere penale Boulogne Sur Mer.
    Immediatamente gli investigatori hanno associato questi negativi trovati lì con quanto trovato nella stanza di Corbacho nella prima perquisizione realizzata dall’allora pubblico ministero Fabricio Sidoti. In quel momento sono stati sequestrati elementi di pornografía, immagini e negativi fotografici.
    Sono stati inoltre sequestrati sette computer che stavano in questa soffitta, e centinaia di film in DVD che all’esterno hanno il nome di film per bambini come “Il Re Leone”, ma che devono essere analizzati per controllare se hanno materiale pornografico.

    Dradotto da roberta Pietra

    http://www.diariouno.com.ar/policiales/caso-provolo-una-victima-conto-una-macabra-habitacion-cadenas-donde-esposaban-chicos-violarlos-20170329-n1366424.html

  • MENDOZA: Altri ritrovamenti macabri nell’Istituto Provolo

    MENDOZA: Altri ritrovamenti macabri nell’Istituto Provolo

    Gli investigatori hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto ma la sua chiave non è stata trovata. Inoltre hanno trovato varie bottiglie di bevande alcoliche in un luogo esclusivo dei religiosi.

    Una suggestiva porta chiusa con un lucchetto e nessuno sa cosa c’è dall’altra parte è  una delle cose che si sono trovati di fronte gli investigatori che hanno svolto un’ispezione oculare nell’Istituto Provolo di Luján, dopo la dichiarazione di una vittima, la quale ha denunciato abusi sessuali.

    Il ritrovamento fatto 5º piano della soffitta dell’edificio, dove per  la prima hanno aperto la porta di una stanza nella quale la vittima ha indicato che c’erano catene e lì le vittime venivano ammanettate per abusare di loro. Le catene non c’erano più, ma al loro posto c’era un buco nella parete.

    A pochi metri da lì hanno trovato una porta chiusa con un lucchetto. Hanno provato con quasi 300 chiavi trovate che erano in due grandi insalatiere, ma nessuna lo ha aperto.
    Per questo hanno chiesto l’autorizzazione per una approfondita perquisizione e per far sì che il giudice permettesse di aprire quella porta con la forza in caso fosse necessario, sempre per conservare le prove e che queste non possano essere annullate in un processo legale.

    In questo settore della soffitta hanno sequestrato anche sette computer e centinaia di DVD con copertine di film per bambini, ma tutto sarà esaminato per individuare se c’è materiale pornografico.
    Ma un altro dei ritrovamenti interessanti nell’ispezione oculare avvenuta  martedì pomeriggio  è stata una gran quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, Gancia, birra e vino, che non era lo stesso che si utilizza nelle messe, che stavano in un luogo “esclusivo per la contemplazione religiosa”, secondo quanto ha specificato l’avvocato querelante Sergio Salinas.

    Per questa causa, che è venuta alla luce nel novembre dell’anno passato, il prete che era a carico dello stabilimento,  Nicola Corradi (82) che è agli arresti domiciliari, l’altro religioso che sarebbe stato partecipe, Horacio Corbacho (56), si trova rinchiuso nel padiglione degli abusatori sessuali di Boulogne Sur Mer, insieme ad altri tre civili che lavoravano nell’Istituto: José Luis Ojeda (41), Jorge Bordón (50) che era amministrativo e chirichetto, ed il giardiniere Armando Gómez (46).

    http://www.diariouno.com.ar/policiales/mas-hallazgos-macabros-y-extranos-el-instituto-provolo-20170329-n1366513.html

  • Pedofilia: “Tutti nella Chiesa vogliono la tolleranza zero. Le divergenze sono se dimettere o no dallo stato clericale chi abusa”

    Pedofilia: “Tutti nella Chiesa vogliono la tolleranza zero. Le divergenze sono se dimettere o no dallo stato clericale chi abusa”

    Parla Hans Zollner, gesuita, direttore del Centro per la protezione dell’infanzia attivo già da qualche anno presso l’Università Gregoriana, e membro della Pontificia commissione per la protezione dei minori istituita da papa Francesco

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO. Il clero e la pedofila, un problema ancora non risolto, se è vero che il sette per cento dei preti cattolici d’Australia è accusato di aver commesso abusi su minori dal 1950 in poi. E se continuano, anche in Italia, i casi di preti pedofili spostati di diocesi in diocesi, e a cui di fatto viene permesso di perpetrare i propri crimini senza sosta.

    Ne parliamo con monsignor Hans Zollner, gesuita, preside dell’Istituto di psicologia dell’Università Gregoriana, direttore del Centro per la protezione dell’infanzia attivo già da qualche anno presso lo stesso ateneo, e membro della Pontificia commissione per la protezione dei minori istituita da papa Francesco.

    Cosa pensa delle notizie provenienti dall’Australia?
    Sono stato in Australia nell’estate scorsa e ho parlato con molte persone che lavorano nella Chiesa per la prevenzione di abusi. Erano molto turbati perché già allora si aspettava la pubblicazione di questo rapporto e si prospettavano queste cifre. Sono cifre che stupiscono perché assai superiori a quanto risulta finora per altri Paesi. Se sono confermate, sono orrende.

    In Italia in questi giorni si torna a parlare di diversi casi di pedofilia nel clero. Spesso si viene a conoscenza del fatto che i vescovi locali hanno coperto. Perché questo?
    Non ho studiato in modo approfondito i casi dell’Italia e quindi non posso dare un giudizio su di essi. Tuttavia, in generale, in molti Paesi i Superiori hanno coperto, molto spesso per due ragioni: uno, perché volevano evitare uno scandalo pubblico (senza pensare che comunque prima o poi sarebbe venuto fuori) e, due, perché credevano più nelle dichiarazioni degli abusatori oppure nelle promesse degli abusatori (senza prevedere che avrebbero potuto abusare nuovamente) che nelle accuse delle vittime e non comprendevano la profondità del loro trauma spirituale, fisico e psichico.

    Non ritiene che se la Chiesa nei suoi vertici dicesse una parola chiara sull’obbligo di denuncia (garantendo la privacy) molti abusi non avverrebbero?
    Se si tratta di un abuso attuale è molto chiaro: si deve intervenire il più presto possibile e nel modo meno rischioso per il giovane abusato. Se parliamo di abuso che è stato commesso anni e decenni fa la situazione è più complessa. Il parlamento tedesco qualche anno fa ha respinto la proposta di una legge per introdurre l’obbligo di denuncia per alcuni gruppi professionali – con la motivazione che questo obbligo porterebbe molte vittime di non aprirsi mai per paura di re-traumatizzazione e la difficoltà legale di provare le circostanze in modo contundente di un passato lontano nel tempo, ma molto vicino nell’esperienza delle persone. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha chiarito anni fa che – per quanto riguarda l’ambito dello Stato in cui uno vive – ogni cattolico deve seguire la legge in materia (che varia molto di Stato in Stato, a volte di Regione in Regione) e che – per quanto riguarda l’ambito del diritto canonico – ogni Superiore è tenuto a condurre una investigazione previa per accertare i fatti e, conseguentemente, inviare il materiala alla Congregazione per poter iniziare un processo canonico, che non sostituisce il processo penale e/o civile statale. Qui la citazione della Lettera Circolare della Congregazione del 11 maggio 201:  “Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze.  In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche.” In questo momento mi trovo a Bogotá per incontri con i Vescovi e Superiori Religiosi e per conferenze su questo tema. In Colombia – al contrario con l’Italia e la stragrande maggioranza dei paesi del mondo – dal 2007 tutti i cittadini sono obbligati a denunciare. Eppure nel solo anno 2015 sono state registrate 18.191 denunce, di cui il 91 per cento è un abuso commesso nel contesto familiare – quindi la sola introduzione di una nuova legge purtroppo non cambia gli atteggiamenti e non toglie il male.

    Ritiene che la tolleranza zero di Ratzinger e Francesco abbia degli oppositori?
    Non vedo un’opposizione se si intende per tolleranza zero che un sacerdote abusatore non torna mai più al ministero. Se invece parliamo della dimissione dallo stato clericale, sì, penso che siano opinioni diverse.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/02/15/news/pedofilia_tutti_nella_chiesa_vogliono_la_tolleranza_zero_le_divergenze_sono_se_dimettere_o_no_dallo_stato_clericale_chi_a-158356169/

  • Non è Lussuria

    Non è Lussuria

    Cecilia M. Calamani

    «La pedofilia non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo e come se il bambino prepubere avesse la sessualità. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi» (Federico Tulli, giornalista autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, L’Asino d’oro 2014).

    In effetti la Chiesa cattolica ancora annovera l’abuso di minore tra le violazioni del VI comandamento («Non commettere atti impuri») al pari di qualsiasi atto di piacere sessuale non finalizzato alla procreazione (inclusi masturbazione, prostituzione, rapporti tra adulti consenzienti). Atti ‘lussuriosi’ appunto, non orrendi crimini contro minori da denunciare alle autorità civili. È per questo che il titolo dell’ultimo libro-inchiesta di Emiliano Fittipaldi, “Lussuria” (Feltrinelli, gennaio 2017), lascia sgomenti ancor prima di iniziarne la lettura. La grancassa mediatica che accompagna il giornalista dell’Espresso processato in Vaticano lo scorso anno per “Avarizia”, infatti, ci ha informato ben prima dell’uscita del volume quale fosse, nonostante il titolo, il tema di indagine.

    Ma violentare un bambino, per di più sfruttando l’autorevolezza spirituale che deriva dall’indossare una tonaca, non può essere etichettato, se pur da un titolo che deve dare continuità a una serie, un atto di ‘lussuria’. È come se un libro sulla violenza maschile contro le donne esercitata con finalità distruttive quando non omicide si intitolasse “Passione”, termine barbaramente utilizzato dai media nostrani per descrivere il ‘motivo’ che porta un uomo a uccidere una donna. La passione, come aspetto dell’amore, non può portare ad ammazzare una persona così come la ricerca smodata del piacere dei sensi non può portare all’abuso di un fanciullo. Non si tratta di disattenzioni lessicali: il linguaggio costruisce la realtà stessa che si vuole comunicare e veicola il messaggio finale inserendolo in uno schema culturale diffuso. Finché il paravento del peccato continuerà in qualche modo a salvare nell’immaginario collettivo i predatori di bambini e quel sistema omertoso di protezione che per decenni ne ha impedito la consegna alla giustizia civile, saremo ben lontani dal risolvere un fenomeno sistematico che affonda le sue radici profonde nella stessa cultura cattolica.
    Il sottotitolo di “Lussuria” è in questo senso anche più grave del titolo: “Peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini”. Come a dire, i preti sono uomini, non santi, e quindi possono peccare come tutti. Il che rafforza quel concetto subdolo e inaccettabile, brandito sistematicamente dalle gerarchie cattoliche, secondo cui l’abuso di minore è soprattutto un’offesa a Dio e di conseguenza all’istituzione che lo rappresenta.

    Quanto al contenuto, il volume propone una carrellata di casi e documenti per lo più noti riportati dalla stampa italiana ed estera, dai rari libri-inchiesta finora pubblicati in Italia e anche dai siti delle associazioni dei sopravvissuti (una per tutte Rete l’Abuso). Ha tuttavia il pregio innegabile di fornire al grande pubblico una visione di insieme di un fenomeno che, frammentato dalle cronache, non appare mai nella sua profonda gravità di vero e proprio sistema strutturale. A partire dai violentatori per finire ai vertici ecclesiastici, e senza risparmiare responsabilità all’attuale papa e al suo predecessore, Fittipaldi ricostruisce i fatti inserendoli in quel reticolo gerarchico di omissioni, insabbiamenti e coperture che a tutti i livelli svela una Chiesa più preoccupata di difendere la sua immagine che di tutelare le vittime. Con l’avallo, almeno in Italia, dello Stato, che al contrario di Paesi come l’Australia, l’Irlanda, gli Usa, il Belgio e l’Olanda non ha ancora istituito una commissione governativa per indagare sulla diffusione di un crimine che non può essere gestito nel segreto dei tribunali ecclesiastici – se e quando i casi arrivano a un processo canonico – o con lo spostamento di diocesi in diocesi degli abusatori. Una mancanza, per altro, già denunciata negli ultimi anni dalle associazioni di vittime, dal radicale Maurizio Turco, dal collega Federico Tulli e da poche altre, inascoltate, voci.

    Se da una parte le accuse alla Chiesa del giornalista sono durissime e senza possibilità di replica (basti pensare ai curricula di insabbiatori di abusi dei tre più fidi uomini di Bergoglio, i cardinali Pell, Maradiaga ed Errázuriz, o alle accuse, sempre rivolte a Bergoglio, di tradire nei fatti la tolleranza zero che declama a parole), dall’altra quel filo ambiguo che si evince dal titolo permane in tutto il libro, a suggerire una confusione tra peccato e reato che può trarre in inganno, in alcuni tratti, il lettore meno accorto. Il problema, sembra banale rimarcarlo, non è morale ma penale. Eppure nel testo varie ambiguità inquinano il messaggio e ribaltano la prospettiva criminale nella quale si colloca dando l’idea che la pedofilia sia un problema interno alla Chiesa perché insito nel tradimento dei suoi valori. Torniamo, cioè, all’infrazione del VI comandamento, che pericolosamente accomuna pedofili, omosessuali e preti che nonostante il voto di castità non vogliono rinunciare ai piaceri della carne.
    Passaggi come «condannato a più di quattro anni da un pm italiano che ha individuato più di un centinaio di peccati capitali» o «gli investigatori stanno indagando su una sessantina di possibili atti di lussuria» o ancora definire «preti lussuriosi» pedofili o frequentatori di saune gay o ricattatori a sfondo sessuale, sono licenze che confondono il lettore portandolo a inserire nella stessa categoria etica stupratori di bambini, libertini o comuni delinquenti. Ma soprattutto, rendono labile quel confine, ben netto invece, tra codice penale e regole religiose.

    Questo quadro bivalente in cui la ferrea denuncia si alterna alla confusione tra il piano della moralità e quello del crimine, culmina con il quarto e ultimo capitolo del libro, “La lobby gay”, in cui Fittipaldi riporta le prove di un sistema di potere interno, basato sulla comunanza di gusti sessuali, per il controllo politico ed economico del Vaticano. Sistema la cui esistenza sarebbe stata ammessa persino da Ratzinger e Bergoglio. Cosa ha a che fare con la pedofilia clericale? Ovviamente nulla. Ma parlarne in questa sede suggerisce una pericolosa quanto antiscientifica conclusione, per altro quella che la Chiesa ha sempre insinuato per dare dignità alla sua dottrina omofoba e giustificare al tempo stesso gli abomini commessi dai chierici sui più piccoli: tra omosessualità e pedofilia c’è un legame palese. Tesi che lo stesso autore critica aspramente pur rinunciando, nei fatti, a dipanare ogni dubbio nei suoi lettori.

    Cecilia M. Calamani

  • Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    L’avvocato Thomas Doyle ha affermato che nel 1985 Wojtyla inviò un vescovo negli Stati Uniti con l’obiettivo di coprire vari sacerdoti abusatori di minori. Ratzinger e Bergoglio hanno seguito i suoi passi.

    Daniel Satur @saturnetroc

    Secondo alcune agenzie internazionali come EFE o Deutsche Welle nelle ultime ore è stata prodotta in Australia una “notizia”. L’avvocato statunitense Thomas Doyle, specializzato in diritto canonico, ha confermato che il papa “Giovanni Paolo II conosceva la copertura di abusi sessuali” e che, lontano dall’agire per combatterlo, lo ha convalidato.

    L’affermazione di Doyle si è prodotta nella cornice delle udienze che sta portando avanti una commissione che ha avuto impulso dal governo australiano che investiga sui casi di abusi sessuali contro minori commessi nelle istituzioni pubbliche, sportive e religiose di questo paese.

    Tuttavia, a questa livello della partita, affermare che il Vaticano ha coperto e copre, sistematicamente, tutti i membri (con o senza sottana) della chiesa cattolica che violentano bambine e bambini non è per niente una novità. In ogni caso, ciò che è interessante dell’affermazione di Doyle è che lui parla della sua propria esperienza personale con Karol Wojtyla, il papa che ha governato l’istituzione tra il 1978 ed il 2005.

    Il problema e la “soluzione”

    Nel contesto delle udienze in Australia, Doyle ha ricordato che nel 1985 il Vaticano ha ricevuto varie informazioni sugli abusi sessuali commessi dai preti su minori d’età in, almeno, quattro diocesi degli Stati Uniti. E che una di queste informative è stata elaborata da lui stesso, in qualità di avvocato specializzato in diritto canonico (la legge interna per la quale si regge la chiesa cattolica).

    Il letterato statunitense disse che in quel momento chiese al Vaticano di inviare un vescovo in Luisiana per far sì che potessero abbordare i casi di pedofilia denunciati. Tanto l’informativa come la richiesta furono inviati da lui al cardinale di Filadelfia John Krol, il quale lo ha portato personalmente a Roma e lo ha consegnato al papa.

    Giovanni Paolo II ha designato allora il vescovo AJ Quinn come responsabile di intervenire nell’argomento. Ma secondo Doyle, Quinn “è risultato essere parte del problema, non della soluzione, perché si è dedicato a cercare la maniera nella quale potessero continuare con la copertura”.

    Come si è detto, a questo livello non è per nulla una novità che il Vaticano e le gerarchie ecclesiastiche di tutto il pianeta si sono specializzate per secoli nell’orchestrare ogni tipo di manovre per tacitare quante violenze a minori sono state prodotte tra le mura di conventi, parrocchie e collegi, con la conseguenze copertura ed impunità degli aguzzini.

    In ogni caso la cataratta di notizie che durante gli ultimi anni si succedono senza fermarsi non portano alla luce niente di nuovo rispetto alle condotte ecclesiastiche se non che parlano del coraggio di migliaia e migliaia di vittime che si sono animate a rompere i patti di segretezza ed hanno denunciato con nomi e cognomi coloro che hanno oltraggiato le loro infanzie. Vittime che, nella loro gran maggioranza, hanno potuto parlare essendo già adulti e non senza attraversare lunghi processi di autoriconoscimento come tali.

    Ciò che è inevitabile, è chiaro, è che con ogni nuova testimonianza sorgevano nuovi dati che permettono comporre il puzzle di metodologie, discorsi e trame simboliche, che si mettono in pratica per consumare cotanta impunità e permettere che gli abusi e violenze si continuino a riprodurre per i secoli dei secoli.

    La scuola di Francesco

    Scandali come quelle delle sedi argentine dell’Istituto Provolo, messo in luce alla fine dell’anno scorso, con i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho alla testa di decine di abusi sessuali a bambine e bambini sordi, lontani da “sorprendere” e “fare notizia”, servono per affondare un poco di più nel fango dell’ipocrisia, la pateticità e l’ignominia coloro che si riempiono la bocca (e i portafogli) parlando di morale e amore al prossimo.

    In questo sito si è già specificato il ruolo di Francesco nelle trame di copertura ai preti pedofili del Provolo. Anche del suo amico, l’arcivescovo di La Plata Héctor Aguer, il quale ha avuto nella sua orbita vari dei denunciati della sede che l’istituto ha nella capitale bonaerense.

    Le recenti dichiarazioni dell’avvocato Thomas Doyle in Australia non fanno altro che confermare che Bergoglio, al di là delle sue diatribe e rapporti aggiornati, è un degno discepolo dei suoi predecessori Wojtyla e Ratzinger.

    In un articolo intitolato “I papi e la pedofilia”, pubblicato tre anni fa nel sito La Excepción, è stato detto con precisione che “il papa Giovanni Paolo II ed il suo  cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi papa, Joseph Ratzinger ‘imposero l’obbligo tassativo a tutti i vescovi, sacerdoti, personale ausiliario, eccetera, per far sì che non arrivasse alle autorità civili niente di ciò che aveva a che vedere con casi di pedofilia ecclesiastica’.

    Li si menziona anche un  motu proprio (documento papale) dello stesso Wojtyla, secondo il quale si ordina ai membri della chiesa di avvisare, prima che altri,  la Congregazione per la Dottrina della Fede se vengono a conoscenza “con una certa verosomiglianza, di un delitto riservato, dopo avere realizzato un’indagine preliminare”.

    L’articolo de La Excepción cita a sua volta un lavoro pubblicato dal filosofo Paolo Flores d’Arcais nel quotidiano El País in aprile del 2010, intitolato “Il Vaticano e la pedofilia”. Lì l’autore spiega che, con queste precise direttive, “papa e prefetto informati di tutto (di più, essendo gli unici a sapere tutto) sono, esclusivamente, chi ha la prima e l’ultima parola a proposito dei procedimenti che si devono seguire. La “pena” massima (quasi mai inflitta) non va mai al di là della riduzione in stato laico del sacerdote. In generale, il castigo si limita a trasferire il sacerdote da una parrocchia ad un’altra. Dove, ovviamente, reitererà il suo delitto. “Pena” esclusivamente canonica, in ogni caso. Non si deve effettuare alcuna denuncia davanti alle autorità civili”.

    In questa maniera, conclude Flores d’Arcais, Giovanni Paolo II y Benedetto XVI “hanno preteso ed imposto che i crimini di pedofilia fossero trattati esclusivamente come peccati, invece che come delitti, o al massimo come “delitti di Diritto Canonico”.

    Senza penitenza

    La testimonianza dell’avvocato Thomas Doyle apporta dati che servono per comprendere cosa fa o cosa non fa la gerarchia cattolica negli assunti di abusi sessuali ecclesiastici contro minori d’età. Lo fa anche la commissione che oggi sta indagando sul tema in Australia. Per esempio, si sa già che tra il 1980 ed il 2015 circa 4.500 persone, come minimo, hanno denunciato in questo paese casi di abusi sessuali a minori da parte di quasi duemila preti, laici o monache.

    Ma mentre migliaia e migliaia di vittime continuano a parlare, denunciando e rompendo il silenzio, la chiesa di Bergoglio continua con la sua sostenuta morale senza nemmeno prendere le misure minime per far sì che la pedofilia ecclesiastica smetta di riprodursi.

    Per caso, nessun gerarca cattolico denuncia davanti alla giustizia civile le sue  “pecore smarrite”.

    E molto meno si aprono i fetidi archivi dei tribunali canonici, custoditi a sette mandate, che getterebbero un’importante luce su infinità di casi che le sottane con potere pretendono condannare al silenzio e alla dimenticanza.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Juan-Pablo-II-otro-papa-que-banco-a-muerte-a-los-curas-pedofilos