Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Il caso – Abusi, sulle tracce dell’ex docente: «Se ho ferito qualcuno, mi dispiace»

    Il caso – Abusi, sulle tracce dell’ex docente: «Se ho ferito qualcuno, mi dispiace»

    Suona la campanella, gli allievi si riversano in cortile. Il docente fa strada verso l’aula insegnanti: sembra tranquillo. Ha pochi minuti prima che inizi la prossima lezione, ma è disponibile per qualche domanda.

    «Se posso rendermi utile – dice -. È passato tanto tempo».

    Ventiquattro anni per la precisione, da quando ha chiuso i battenti il collegio salesiano di Maroggia. Oggi il docente è vicino alla pensione. Insegna in un istituto salesiano in Italia, nonostante sia stato oggetto di una segnalazione per presunte violenze e abusi durante la sua docenza in Ticino, e di un’inchiesta della Commissione di esperti della Diocesi di Lugano di cui, afferma, non è mai stato a conoscenza.

    «Cado letteralmente dalle nuvole. Se ho fatto degli errori mi dispiace, sono disponibile a un confronto».

    Negli ultimi mesi l’ex collegio Don Bosco di Maroggia è stato al centro di alcune rivelazioni da parte di ex allievi, che hanno raccontato di presunti abusi sessuali e violenze fisiche consumate tra le mura dell’internato nell’arco di circa quarant’anni. A occuparsene, oltre ai media e alla Commissione diocesana, sono anche i ricercatori dell’Università di Zurigo che su mandato della Conferenza dei vescovi svizzeri si sono concentrati negli ultimi mesi, tra le altre cose, proprio sugli abusi commessi nei collegi con internato.

    Il passato che non passa

    Quello di Maroggia ha chiuso nel 2002. Nel frattempo è stato convertito in un complesso residenziale: nelle ex aule sono stati ricavati appartamenti, vista sul lago e sul parco ancora dominato da un busto di Don Giovanni Bosco.

    Sirio, 38 anni, risale le scale dell’internato per la prima volta dopo tanto tempo. Si guarda intorno, riconosce i dettagli – «qui c’erano i bagni delle ragazze, qui il telefono comune» – e si irrigidisce davanti a quella che oggi è la porta di un’abitazione.

    «È lì – dice – che è successo il fatto».

    Le prime testimonianze emerse sull’ex collegio si riferiscono agli anni Settanta e a due docenti-sacerdoti, nel frattempo deceduti. La storia di Sirio invece è diversa: racconta di violenze e maltrattamenti avvenuti soltanto vent’anni fa. In base alle sue dichiarazioni – ritenute credibili dalla Commissione d’inchiesta stabilita dalla Diocesi di Lugano – le violenze fisiche e psicologiche all’interno dell’istituto si sarebbero protratte oltre la soglia del Duemila, praticamente fino alla chiusura dell’istituto.

    Questo fa sì che sia gli autori che le vittime siano ancora vivi, la memoria ancora fresca e particolarmente dolorosa. Non solo. Nel caso più grave, un docente accusato dalla testimonianza di Sirio di abusi di vario tipo nei confronti degli allievi dell’istituto, è ancora attivo nell’insegnamento.

    La testimonianza

    «Ero tornato in classe a prendere una felpa che avevo dimenticato. Ho visto una mia compagna chinata sulla cattedra, il professore piegato su di lei in un atto sessuale».

    Anche Sirio (il nome è di fantasia) ha una vita apparentemente normale: il suo percorso formativo ha risentito del trauma – «dovetti cambiare scuola, la mia famiglia ci ha messo un po’ a capire» – ma è rimasto nel Mendrisiotto, ha un lavoro, pochi sanno quello che ha passato.

    «Sono cresciuto in un ambiente in cui era impensabile attribuire certe colpe ai sacerdoti o a persone comunque connesse all’ambito religioso».

    Negli anni successivi l’ex allievo si è allontanato totalmente dalla Chiesa. Dopo essersi confrontato con le resistenze dei suoi stessi familiari, a cui aveva raccontato fin da subito le violenze viste e subite al Don Bosco – «tornavo a casa con i segni delle botte, alcuni li porto addosso ancora adesso: mi picchiavano i compagni e lo stesso docente, per ritorsione» –, ha elaborato il trauma da solo: ci è voluto del tempo perché maturassero le condizioni per un confronto, dentro di lui e intorno a lui.

    Al vaglio della Commissione

    Nel 2009 – pochi anni dopo la chiusura del collegio, dunque – la Curia di Lugano ha istituito la prima Commissione di esperti per gli abusi in ambito ecclesiastico. Nel 2016 l’organo è stato potenziato e rivisto (per impulso del vescovo Valerio Lazzeri) ma è stato solo a partire dal 2023, con la pubblicazione della prima ricerca dell’Università di Zurigo che il dibattito si è animato anche a sud delle Alpi. «Spesso questi casi arrivano a noi quando le persone coinvolte sono già decedute o comunque non più perseguibili, essendo intervenuta la prescrizione» spiega il Magistrato dei minorenni Fabiola Gnesa, che presiede la commissione e ha esaminato anche la testimonianza di Sirio.

    La pratica, dopo essere stata valutata credibile, è stata girata alla commissione federale assieme ad altre (una decina) raccolte negli ultimi due anni. La responsabilità dei presunti autori è un capitolo, da questo punto di vista, particolarmente delicato.  La Commissione si occupa per competenza della segnalazione di fatti avvenuti nella Diocesi di Lugano» precisa Gnesa. «Alcuni casi possono essere più complessi e coinvolgere la competenza di più autorità».

    Chi ricorda, e chi no

    Rintracciare il docente in questione non è particolarmente difficile. Il fatto che continui a insegnare in Italia – già trapelato sui media ticinesi – è confermato dal sito di una scuola gestita anch’essa dalla congregazione salesiana, su cui compare il suo nome.

    «Quello che posso dire è che non ricordo, è passato molto tempo, ma se il mio comportamento ha urtato qualcuno mi dispiace e sono pronto a scusarmi».

    L’insegnante, confrontato con le dichiarazioni depositate sul suo conto – di cui ribadisce di non sapere «assolutamente niente» – è sulle prime molto turbato. Nega di essere stato coinvolto in atti sessuali – «senza ombra di dubbio» – mentre sulle violenze fisiche ammette «qualche ceffone, sì» ma non ricorda nemmeno i nomi degli alunni.

    Nell’aula insegnanti arrivano le voci degli allievi di oggi, che giocano nel cortile della scuola. Quelle del passato sono state prese sul serio dagli organi competenti? «Mi rincresce di non essere stato avvisato né coinvolto in alcun modo» dice il docente. L’espressione si fa amareggiata. «In generale penso che quello degli abusi e dei maltrattamenti sia un tema importante, da non sottovalutare ma neanche da ingigantire». La campanella suona e si congeda: è ora di rientrare in classe.

    La lettera dei Salesiani

    Il motivo per cui le segnalazioni non sono sfociate in verifiche – e il docente può tornare alla sua lezione: di fatto, è impossibile accertarne la veridicità – è riassunto in una lettera inviata l’estate scorsa dall’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana (competente anche per il Ticino) all’ex allievo denunciante.

    Il caso, scrive il segretario ispettorale don Enrico Castoldi, è stato trattato dalla Diocesi di Lugano (servizio di tutela dei minori) e da questa girato alla congregazione italiana (commissione ispettorale tutela minori e persone vulnerabili) la quale «ha potuto constatare il decesso» di alcuni ex docenti accusati, mentre per quelli ancora vivi «si precisa che la legge canonica applicabile all’epoca dei fatti non consente e non consentiva di avviare un’indagine previa nei loro confronti» anche prima dell’intervenuta prescrizione.

    «La nostra ispettoria riconosce ogni vittima come persona ferita – conclude la missiva – e quindi, nel rispetto della sua volontà, potremo fornirle ascolto, accoglienza e accompagnamento».

    Sirio rimette in tasca la lettera. Nel corridoio dell’ex internato di Maroggia compare un inquilino di mezza età, che scende le scale verso l’uscita. Ricalca più o meno i passi che l’alunno percorse allora: un 12.enne in fuga a perdifiato da una scena che – sostiene – lo perseguita ancora oggi.

    «Spero che parlare di queste cose serva a qualcosa. Se non è possibile fare giustizia, almeno è giusto che la gente sappia».

    L’inquilino è rimasto interdetto sul pianerottolo. Aveva sentito delle voci sul passato dell’istituto, ma non ci aveva mai creduto. Vedere un testimone tornare sul posto e rivivere il trauma è un’esperienza forte, per entrambi. La verità poi, per chi ci crede, è nelle mani di Dio.

    https://www.cdt.ch/prodotti/cdt-weekend/abusi-sulle-tracce-dellex-docente-se-ho-ferito-qualcuno-mi-dispiace-424591

  • Si nascondeva a Montù Beccaria sotto falso nome: prete dovrà risarcire una vittima di abusi

    Si nascondeva a Montù Beccaria sotto falso nome: prete dovrà risarcire una vittima di abusi

    Montù Beccaria. Il sacerdote don Silverio Mura è stato condannato a risarcire, insieme al ministero dell’Istruzione, 324mila euro a un suo ex alunno campano, vittima di abusi sessuali da parte del prete, che negli anni Ottanta era il suo insegnante di religione.

    La vicenda di don Mura aveva tenuto banco anche in Oltrepo Pavese, quando nel 2018 alcuni residenti di Montù Beccaria, guardando una puntata de “Le Iene” sugli abusi sessuali, avevano riconosciuto in uno dei preti accusati quello che era ospitato nel paese oltrepadano, con il falso nome di don Saverio Aversano.

    Immediatamente era scattata una mobilitazione della comunità, visto che don Mura insegnava anche catechismo ai bambini delle elementari. Dopo un mese dalla scoperta, però, il sacerdote aveva lasciato Montù facendo perdere le sue tracce.

    Il processo

    Il sacerdote era stato assolto in primo grado, poi il reato penale contestato è caduto in prescrizione. Sul fronte civile, invece, visto che la prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui la vittima assume la consapevolezza di essere stata abusata, il procedimento è potuto terminare in tempo utile. Così, la Corte d’appello di Napoli, confermando la sentenza di primo grado, ha condannato il sacerdote e il ministero dell’Istruzione al maxi risarcimento nei confronti della vittima, ottenuto a distanza di oltre trent’anni da quando la vittima ha capito di aver subito violenza. «Una sentenza importante per tutti i sopravvissuti perché apre una nuova strada verso la giustizia e il ristoro dei danni», commenta l’avvocato Carlo Grezio, legale della vittima.

    https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2026/04/06/news/si_nascondeva_a_montu_beccaria_sotto_falso_nome_prete_dovra_risarcire_una_vittima_di_abusi-15573453/#google_vignette

  • Il Parlamento catalano indagherà sul caso di insabbiamento e trasferimento di gesuiti pedofili in Bolivia

    Il Parlamento catalano indagherà sul caso di insabbiamento e trasferimento di gesuiti pedofili in Bolivia

    Lo scandalo degli abusi sessuali in Bolivia legato a gesuiti catalani ha fatto un passo ulteriore nel campo istituzionale. Il Parlamento della Catalogna ha ammesso alla trattazione la richiesta presentata dalla Comunità Boliviana dei Sopravvissuti per indagare sul trasferimento di sacerdoti accusati di pedofilia tra Spagna e il paese ispanico-americano.

    La petizione, secondo quanto riportato da Urgente.bo, prevede la creazione di una commissione d’inchiesta che analizzi la responsabilità della Provincia Tarraconense della Compagnia di Gesù, i suoi rapporti con autorità ecclesiastiche e civili, nonché le possibili misure di riparazione per le vittime.

    Una “politica organizzata” sotto indagine

    In questo contesto, il rapporto presentato dai sopravvissuti sostiene che non si tratta di fatti isolati, ma di una “politica organizzata” di insabbiamento mediante il trasferimento di religiosi segnalati dalla Catalogna verso la Bolivia, dove continuavano a esercitare il loro ministero.

    Di fatto, la richiesta include la possibilità di indagare su questi fatti come crimini contro l’umanità, data la magnitudine, la durata e il carattere sistematico degli abusi denunciati. Il fascicolo sarà ora esaminato dalla Commissione Petizioni del Parlamento catalano, che dovrà decidere se promuovere formalmente la creazione di una commissione specifica.

    Trasferimenti e recidiva: i casi documentati

    A partire da questa base, le denunce si appoggiano su casi concreti che rafforzano l’esistenza di questo schema. Sacerdoti accusati in centri educativi della Catalogna furono inviati in Bolivia, dove in alcuni casi continuarono a commettere abusi.

    Tra questi spicca il caso di Francesc Peris, denunciato per anni a Barcellona e trasferito successivamente a Cochabamba, dove tornò a commettere abusi contro minori. Situazioni simili sono documentate in altri religiosi che, dopo condanne o accuse in Spagna, furono destinati a comunità vulnerabili in Bolivia.

    Inoltre, la documentazione include corrispondenza interna che indicherebbe che questi trasferimenti furono effettuati con conoscenza all’interno dell’ordine, anche quando esistevano indizi di condotte abusive.

    Dalla denuncia all’indagine politica

    Così, ciò che fino ad ora era rimasto nel campo della denuncia pubblica e mediatica inizia a trasferirsi nel terreno istituzionale. Il passo compiuto dal Parlamento catalano rappresenta, per la prima volta, l’ingresso formale del caso nell’agenda politica in Catalogna.

    L’obiettivo dell’indagine non si limita a chiarire fatti concreti, ma anche a determinare possibili responsabilità nella gestione dei casi, sia all’interno della Compagnia di Gesù che nei suoi rapporti con le autorità.

    L’ammissione alla trattazione della petizione segna, quindi, un punto di svolta nel percorso del caso, aprendo la possibilità di un’indagine istituzionale che determini se sia esistito, come sostengono i denuncianti, un meccanismo sostenuto di trasferimenti e insabbiamento.

    https://infovaticana.com/it/2026/04/06/gesuiti-catalani-in-bolivia-il-parlamento-catalano-ammette-alla-trattazione-il-caso-della-discarica-di-pederasti/

  • Napoli, fu vittima di abusi sessuali dal suo insegnante di religione: confermato il risarcimento dopo più di 35 anni

    Napoli, fu vittima di abusi sessuali dal suo insegnante di religione: confermato il risarcimento dopo più di 35 anni

    Confermando la sentenza emessa in primo grado, la corte di Appello di Napoli ha condannato il sacerdote don Silverio Mura e il ministero dell’Istruzione a risarcire, con 324mila euro, il suo ex alunno Arturo Borrelli, vittima di abusi sessuali da parte del prete che all’epoca dei fatti (la fine degli anni ’80) era il suo insegnante di religione. Il prete venne assolto al termine del processo penale di primo grado e, successivamente, il reato contestato dagli inquirenti cadde in prescrizione.

    Per quanto riguarda invece il procedimento civile, secondo le norme vigenti, la prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui la vittima assume la consapevolezza di essere stata abusata, circostanza che ha consentito alla causa di giungere a conclusione in tempo utile. Secondo gli atti, Borrelli solo dopo molti anni maturò la consapevolezza di essere stato abusato dal suo insegnante, nel quartiere Ponticelli di Napoli.

    «Oggi non è solo il giorno di una vittoria in tribunale – ha dichiarato Borrelli – è il giorno in cui la verità ha trovato voce, dopo tanto dolore e silenzio.

    Ho combattuto contro qualcosa di ingiusto, di devastante e finalmente giustizia è stata fatta».  «È una giornata memorabile, finalmente una vittima di pedofilia ha ottenuto giustizia», ha aggiunto l’avvocato napoletano Carlo Grezio, legale di Arturo Borrelli.https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_vittima_abusi_sessuali_insegnante_religione_confermato_risarcimento_dopo_piu_di_35_anni-9452294.html

  • VITTIMA DI PEDOFILIA, CONDANNATO PRETE CHE NE ABUSÒ E MIM: «GIUSTIZIA È FATTA»

    VITTIMA DI PEDOFILIA, CONDANNATO PRETE CHE NE ABUSÒ E MIM: «GIUSTIZIA È FATTA»

    «Oggi è una giornata memorabile. Finalmente una vittima di pedofilia ha ottenuto giustizia». Carlo Grezio, legale di Arturo Borrelli, vittima di abusi sessuali da parte del suo insegnante di religione all’istituto Bordiga di Ponticelli a Napoli, quando era solo un ragazzino, commenta con queste parole la sentenza di primo grado confermata dalla Corte di Appello di Napoli. «Questa è la vittoria di Arturo – dice il suo avvocato – difatti oggi comunico con immensa soddisfazione che il mio assistito ha vinto anche in Appello.

    Il sacerdote Don Silverio Mura ed il MIUR, oggi MIM, sono stati condannati a risarcire Arturo per le violenze sessuali e i traumi subiti. Una sentenza importante per tutti i sopravvissuti, perché apre una nuova strada verso la giustizia e il ristoro dei danni». La vittima sarà risarcita in solido dal sacerdote e dal ministero con la somma di 324mila euro, «che serviranno ad Arturo come sostegno necessario per curarsi e per poter vivere senza essere di peso alla famiglia», sottolinea Grezio.

    A piangere lacrime di gioia è lo stesso Borrelli, che solo dopo tanti anni – da adulto – maturò la consapevolezza di essere stato abusato dal suo insegnante, che lo aveva tratto in inganno facendogli lezioni private in casa sua ogni pomeriggio a Ponticelli, dove abitava e dove avvenivano gli abusi: «Oggi non è solo il giorno di una vittoria in tribunale – dichiara – è il giorno in cui la verità ha trovato voce, dopo tanto dolore e silenzio.

    Ho combattuto contro qualcosa di ingiusto, di devastante – aggiunge – e finalmente giustizia è stata fatta». «Ma questa vittoria non è solo mia – ribadisce la vittima, rivolgendosi poi al figlio Luigi scomparso in un incidente d’auto pochi anni fa – È per te, figlio mio. Per il tuo sorriso, per la tua innocenza, per tutto ciò che ti è stato tolto. Sei diventato un angelo troppo presto, ma la tua forza mi ha guidato ogni giorno in questa battaglia. Questa vittoria porta il tuo nome. È un segno che la verità può emergere, che il coraggio può vincere e che nessuno deve più restare in silenzio. Continuerò a lottare anche per te. Sempre», ha concluso Borrelli.

  • Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    La Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha firmato questo 30 marzo, insieme al Ministero della Presidenza e al Difensore del Popolo, il protocollo che sviluppa l’accordo raggiunto a gennaio per articolare un sistema di riconoscimento e riparazione delle vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa. Il meccanismo, che entrerà in vigore il prossimo 15 aprile, è diretto a quei casi che non hanno potuto essere giudicati per prescrizione del reato o decesso dell’aggressore.

    Un sistema misto con intervento statale

    Il protocollo —disponibile nel link della CEE— stabilisce un sistema misto che integra il piano proprio della Chiesa —il Piano di Riparazione Integrale alle Vittime di Abusi (PRIVA), approvato nel 2024— con la partecipazione di istituzioni pubbliche. In questo nuovo schema, il Difensore del Popolo assume un ruolo centrale incaricandosi della valutazione dei casi attraverso un’unità indipendente di esperti.

    Le richieste saranno ricevute da un’unità dipendente dal Ministero della Presidenza, dopo di che il Difensore elaborerà una proposta di riconoscimento e riparazione. Questa sarà rivista dalla commissione consultiva del PRIVA e, in caso di disaccordo, sarà elevata a una commissione mista con presenza di rappresentanti dello Stato, della Chiesa e delle vittime. Se non si raggiunge un consenso, la decisione finale spetterà al Difensore del Popolo.

    Riparazioni senza parametri e con carattere volontario

    Il sistema contempla misure di riparazione simbolica, accompagnamento alle vittime e compensazioni economiche per il danno subito. Tuttavia, il protocollo non stabilisce parametri né importi fissi, poiché le indennizzazioni saranno determinate in modo individualizzato in funzione di ciascun caso.

    Il documento firmato stesso sottolinea che questo meccanismo non ha carattere giuridico vincolante: le decisioni adottate non costituiscono atti amministrativi né possono essere impugnate, e il sistema si fonda sull’accordo volontario tra le parti. Allo stesso modo, lo Stato non assume la responsabilità diretta delle riparazioni, che spetteranno alle entità ecclesiali.

    Un sistema temporaneo e limitato a casi prescritti

    La nuova via di riparazione avrà una durata iniziale di un anno, prorogabile per un altro, e si applicherà esclusivamente a vittime i cui casi non possano essere portati alla via penale. Inoltre, il protocollo stabilisce che questa via è incompatibile con il PRIVA, per cui le vittime dovranno optare per uno o l’altro procedimento.

    Argüello difende il carattere complementare dell’accordo

    Durante la firma del protocollo, il presidente della CEE, Luis Argüello, ha inquadrato questo passo all’interno del processo avviato dalla Chiesa negli ultimi anni e ha insistito sul fatto che il nuovo sistema non sostituisce il PRIVA, ma lo complementa. In questo senso, ha segnalato che l’accordo risponde anche alla mancanza di fiducia di alcune vittime nei canali ecclesiali: “Questo passo è stato necessario perché alcune delle vittime di abusi non hanno confidato nelle diocesi o congregazioni religiose”.

    Argüello ha sottolineato che l’obiettivo non è fissare quantità economiche, ma avanzare verso una riparazione integrale di ciascun caso: “Non si tratta di stabilire né quantità, né fasce, ma una proposta di riparazione integrale”. Allo stesso modo, ha difeso l’importanza dell’accompagnamento e dell’attenzione personalizzata, evidenziando che il danno causato in questi casi non può ridursi unicamente a una compensazione economica.

    https://infovaticana.com/it/2026/03/30/firma-dellaccordo-la-chiesa-in-spagna-accetta-il-sistema-di-risarcimento-supervisionato-dallo-stato-per-le-vittime-di-abusi/

  • Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    In una mossa descritta come un «impegno morale storico», la Chiesa spagnola, il Governo e l’Ombudsman hanno sigillato, la mattina del 30 marzo 2026, il protocollo definitivo per il risarcimento completo delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Questo accordo si basa sul patto raggiunto lo scorso 8 gennaio e mette in atto un meccanismo istituzionale senza precedenti che consente allo Stato di monitorare l’adeguatezza delle richieste di risarcimento gestite dal programma PRIVA (il programma di riparazione della Chiesa). Inoltre, consentirà alle vittime di rivolgersi direttamente alla nuova piattaforma creata dal governo per elaborare le loro richieste di risarcimento contro la Chiesa.

    La posizione del governo

    Il nuovo accordo non sviluppa il primo punto dell’accordo firmato lo scorso gennaio, in cui si assicurava che il governo avrebbe affrontato «una riparazione completa per le vittime di abusi in qualsiasi ambito della vita sociale”. Questa esclusione dalla base dell’accordo originario significa, in pratica, rinunciare a una risposta globale e trasversale che avrebbe dato a questo passo un carattere pienamente storico per tutte le vittime.

    Durante la conferenza stampa successiva alla firma, alla domanda sull’estensione di queste misure a tutte le persone colpite, il Ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha affermato che il documento firmato oggi aderisce rigorosamente alla tabella di marcia stabilita l“8 gennaio. Tuttavia, questa dichiarazione elude il primo punto di quell’impegno originario, in cui il governo si obbligava espressamente ad affrontare la riparazione completa delle vittime di abusi in ”qualsiasi ambito della vita sociale”.

    Dimenticare le raccomandazioni del Mediatore

    Dopo la firma dell’accordo, Bolaños ha sottolineato che il nuovo protocollo è conforme alla raccomandazione centrale del rapporto del Mediatore del 2023, che esortava le autorità pubbliche a stabilire un piano di riparazione sotto una tutela istituzionale indipendente dalla Chiesa. Il ministro ha accolto con favore il fatto che, attraverso questo sistema, è lo Stato a garantire una valutazione obiettiva e professionale del danno subito dalle vittime.

    Tuttavia, l’esecutivo ha evitato di commentare un’altra delle raccomandazioni chiave dell’inchiesta: la necessità che le misure di riparazione e prevenzione non siano limitate esclusivamente alla sfera ecclesiastica.

    Da parte sua, Ángel Gabilondo ha ribadito l’auspicio che in futuro vengano affrontati studi e percorsi di riparazione in altri contesti sociali, così come è stato avviato oggi con la Chiesa. Tuttavia, il Mediatore non ha specificato scadenze o tempi per l’attuazione di questa risposta universale, che il suo stesso rapporto ha descritto come un obbligo di riparazione dello Stato.

    Cosa c’è di nuovo rispetto alla situazione precedente?

    Fino a oggi, la Chiesa ha operato principalmente attraverso il PRIVA (Plan de Reparación Integral a Víctimas de Abusos), un sistema interno che ha gestito 131 domande dal febbraio 2025.

    La grande novità di questo protocollo è che le vittime che lo desiderano potranno gestire le loro richieste direttamente attraverso lo Stato e, inoltre, lo Stato supervisionerà le risoluzioni del piano PRIVA. Non è più solo la Chiesa a valutare e proporre la riparazione; ora entra in gioco un team di esperti indipendenti sotto l’ombrello dell’Ombudsman, che avrà l’ultima parola in caso di discrepanze.

    Un’altra importante novità è che il governo ha schermato il risarcimento, in modo che il denaro ricevuto dalle vittime non venga tassato nell’IRPF, assicurando che il risarcimento raggiunga interamente coloro che hanno subito il danno.

    Nuovo protocollo

    1. Viene creato un unico sportello statale, in modo che la vittima non debba rivolgersi alla struttura ecclesiastica se non lo desidera. Da un lato, il Ministero della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con i Tribunali creerà una «Unità di elaborazione» che riceverà le domande, offrirà indicazioni su come presentarle e sarà responsabile della comunicazione con le parti, della notifica delle proposte e della raccolta delle relazioni necessarie. Il termine per la presentazione delle domande scade tra due settimane, il 15 aprile.
    2. D’altra parte, il Mediatore istituirà l«»Unità vittime”, che avrà il compito di effettuare – con un team di esperti professionali indipendenti – la valutazione individuale delle domande.
    3. Per la prima volta, in caso di disaccordo tra la Chiesa e i valutatori su un caso, la Conferenza episcopale e la Confederazione dei religiosi saranno responsabili, attraverso la commissione consultiva PRIVA, della stesura di un rapporto su ciascuna delle valutazioni dello status di vittima e della riparazione effettuate dall’Unità per le vittime del Mediatore.
    4. In caso di discrepanza, una commissione mista studierà il caso, che sarà infine stabilito dal Mediatore dopo aver sentito il presidente della CEE o della CONFER, a seconda dei casi. Come ha sottolineato il Ministro Bolaños nella citata conferenza stampa, “l’ultima parola sui risarcimenti sarà lasciata allo Stato”.

    Tipi di riparazione

    Il documento firmato questa mattina offre tre dimensioni per una guarigione completa. Da un lato, la riparazione simbolica, incentrata su atti di riconoscimento pubblico e istituzionale che convalidano la testimonianza delle vittime e ne rendono dignitosa la memoria. Offrirà anche un accompagnamento umano e spirituale, comprese le richieste formali di perdono e l’accesso a cure specializzate per affrontare le conseguenze fisiche e psicologiche dell’abuso.

    Infine, stabilisce anche un risarcimento economico, che sarà determinato su base individuale, prendendo come criterio la gravità dei fatti e l’impatto del danno causato sulla vita del sopravvissuto.

    Questo meccanismo sarà in vigore per un periodo iniziale di un anno, con possibilità di proroga per un periodo identico.

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

  • Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    E’stato firmato oggi in Spagna l’accordo tra governo, Conferenza episcopale spagnola (Cee) e Difensore del Popolo per il protocollo del nuovo sistema di riconoscimento e risarcimento delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Il protocollo, operativo dal 15 aprile, introduce un modello misto in cui lo Stato avrà l’ultima parola sugli indennizzi – di cui non sono stati fissati parametri o tetto massimo – mentre sarà la Chiesa a sostenere i costi.

    “Oggi è un giorno di giustizia per le vittime, possono sentire che lo Stato è al loro fianco”, ha assicurato il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, in una conferenza stampa a Madrid, definendo il protocollo – che sviluppa l’accordo chiuso l’8 gennaio – “un modello pioneristico nel mondo”.

        Bolanos ha inoltre riconosciuto che l’intervento del Vaticano è stato vitale per la firma.
    “E’ un’opportunità di collaborazione, rispettando l’ambito di ognuno, perché le proposte di riparazione integrale siano il più efficaci possibile”, ha spiegato da parte sua il presidente della Cee, monsignor Luis Arguello, mettendo in risalto il Priva (il Piano di riparazione integrale per le vittime di abusi) varato dalla Cee dal 2025, che “ha finora permesso di assistere oltre un centinaio di vittime”.

        Dal 15 aprile, la vittima di abusi, anche prescritti, portà iniziare il processo davanti a un’Unità per l’ammissione all’iter del ministero di Giustizia, che trasferirà il caso all’Unità di vittime del Difensore del Popolo.

    Quest’ultima istituzione formulerà una proposta di risoluzione e, nel caso, di risarcimento (simbolico, morale, psicologico e/o economico) accogliendo la richiesta della vittima.

        La proposta sarà trasmessa alla Commissione ecclesiastica prevista dal Priva, perché la valuti, prima di ritornare al Difensore, cui spetta la decisione finale entro un massimo di tre mesi. In caso di conformità, sarà esecutiva e a carico della Commissione del Priva. In caso di difformità, si convocherà una Commissione mista, in cui saranno rappresentate le tre istituzioni e le associazioni delle vittime, per raggiungere un accordo di consenso nel tempo massimo di un mese. In caso contrario, sarà la valutazione del Difensore del Popolo a imporsi.

        “La Chiesa vuole riconoscere le proprie responsabilità anche nei casi prescritti”, ha spiegato il presidente della Cee Arguello, che ha parlato di “un passo per alleviare la sofferenza delle vittime”. Ad oggi la Chiesa spagnola ha riconosciuto circa duemila casi di abusi in ambito ecclesiastico.

    https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2026/03/30/spagna-abusi-sessuali-nella-chiesa-difensore-popolo-determinera-i-risarcimenti_236e7e2a-5806-4f33-87fe-6009fc47cd27.html

  • Nessuna giustizia nella Chiesa. Prima italiana per il documentario sulle vittime di Rupnik

    Nessuna giustizia nella Chiesa. Prima italiana per il documentario sulle vittime di Rupnik

    BARI-ADISTA. La storia di una devastante manipolazione mentale sfociata in abusi sessuali, le cui cicatrici trovano la forza di diventare parola liberata, trasformativa, che cerca la giustizia anche per le tante, troppe religiose vittime di violenza clericale. La triste constatazione della totale indifferenza della gerarchia per trent’anni, della protezione dell’istituzione da parte delle figure ecclesiastiche in posizione di responsabilità, di copertura dei crimini perpetrati da un religioso che la Chiesa si ostina a considerare, nella migliore delle ipotesi, peccati. L’aura di intoccabilità e la totale costante impunità di un abusatore che ha potuto contare sulla sua fama, sull’adorazione dei più alti gradi delle istanze vaticane e sul molto denaro derivante dai proventi della sua attività artistica. Un’arte che, nelle sue immagini umane e divine inquietanti, frutto delle immagini e delle circostanze degli abusi sessuali, rappresenta quella mistificazione teologica utilizzata come strumento di controllo e manipolazione. Tutto questo e molto altro è presente nel film documentario “Nuns vs. the Vatican” (Religiose contro il Vaticano), frutto della collaborazione tra la regista Lorena Luciano e il produttore e direttore della fotografia Filippo Piscopo, proiettato per la prima volta in Italia, durante il Bifest-Bari International Film&Tv Festival, il 26 marzo.

    Il documentario racconta la storia degli abusi sessuali compiuti dall’ex gesuita (ma tuttora prete) Marko Rupnik, osannato teologo e mosaicista sloveno le cui opere luccicano in centinaia di chiese e basiliche del mondo, e lo fa dando la parola alle protagoniste della vicenda, Gloria Branciani e Mirjam Kovac, vittima la prima, per lunghi anni, testimone degli abusi la seconda. Presentato in prima mondiale in Canada, al Toronto International Film Festival (settembre 2025), poi a New York al NY DOC NYC e all’Hamptons Doc Fest dove ha ricevuto il Premio per i Diritti Umani (Dicembre 2025), è approdato in Europa a marzo al Thessaloniki Doc Film Festival) e ha ricevuto una standing ovation al Ljubljana Doc Film Festival (13 marzo 2026) in Slovenia, ottenendo premi, distribuzione internazionale e ampio apprezzamento da parte della critica.

    I due realizzatori del film non sono nuovi alle tematiche sociali e hanno cofondato la casa di produzione Film2 Productions. Lorena Luciano, regista e montatrice, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Milano, un’idea di cinema che cerca verità fondendo osservazione cinematica, interviste in prima persona e materiale d’archivio. Filippo Piscopo, analoga formazione giuridica, è filmmaker, produttore e direttore della fotografia: immagini con sensibilità narrativa e rigore visivo.

    Il loro lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali di grande rilievo: tra gli altri, un documentario su Dario Fo e Franca Rame è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1998; “It Will Be Chaos”, prodotto da HBO, documentario sul percorso dei migranti sulla rotta balcanica, le è valso un Premio Emmy, il Premio per la Miglior Regia al Taormina International Film Festival e il Premio del Pubblico al Milano Film Festival; “Coal Rush”, sulla battaglia di una comunità del West Virginia contro l’inquinamento minerario e l’espansione aggressiva dell’estrazione e uso del carbone, ha conquistato il titolo di Miglior Documentario al San Marino Film Festival.

    I “personaggi” del film

    “Nuns vs. the Vatican” ripercorre la storia di Gloria Branciani, ricostruendo l’intera vicenda portata all’attenzione del pubblico dalla giornalista d’inchiesta Federica Tourn. Come accade sempre in questi casi, è la stampa a dare voce alle vittime di abusi, consentendo ad altre vittime di uscire allo scoperto e spingendo l’istituzione a uscire dall’inerzia e a reagire. Tante le voci presenti: da quella delle protagoniste e dell’avvocata che le rappresenta nel processo ecclesiastico contro Rupnik presuntamente in corso in Vaticano, Laura Sgrò (da quando papa Francesco nell’autunno 2023 tolse la prescrizione dei loro abusi, nulla è stato fatto sapere alle parti interessate) a giornalisti come Nicole Winfield dell’Associated Presse e John Allen di Crux, recentemente scomparso; da Ann Barrett-Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org, organizzazione indipendente che si occupa di ricerca sugli abusi sui minori commessi da sacerdoti e religiosi e sulla loro gestione da parte di vescovi, ordini religiosi e Santa Sede, a suor Mary Lembo, religiosa del Togo, psicologa, pioniera nella sensibilizzazione sul tema delle religiose abusate, p. Hans Zollner, preside dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana, dei maggiori esperti mondiali nel campo della salvaguardia e della prevenzione degli abusi sessuali. Tutte voci che restituiscono la portata globale di un fenomeno da sempre sommerso e sottovalutato nelle sue dimensioni: come ha dichiarato nel film lo psicologo John Chibnall, autore della (finora) unica grande indagine nazionale sul trauma sessuale tra le suore cattoliche (1998), una religiosa su tre è vittima di abusi. Ma il dato è con ogni probabilità sottostimato.

    Gloria Branciani racconta la sua storia con rigore e sobrietà, aprendo squarci della sua vita e illuminando le parti più oscure della personalità di Rupnik, senza tuttavia indulgere nell’emotività: tutto il film è condotto con grande asciuttezza stilistica e di contenuto e con una fotografia estremamente espressiva. Le conclusioni a cui si giunge sono amare: nonostante i numerosi proclami di tolleranza zero e la pretesa attenzione dell’istituzione verso le vittime, il Vaticano continua a ignorare le persone sopravvissute che cercano giustizia e agisce con una totale mancanza di trasparenza, senza nemmeno rispondere alle missive e alle richieste dell’avvocata Sgrò. E spesso consente ai predatori di continuare ad agire indisturbati, con la politica dei trasferimenti o con una “presunzione d’innocenza” che spesso è copertura degli abusi, a tutela massima del clero.

    Sgrò, in un momento di dibattito dopo la proiezione del film, ha rinnovato il suo appello alle donne vittime di abusi: «Rivolgetevi pure ai superiori ecclesiastici, ma un minuto dopo andate a denunciare l’abuso alla giustizia dello Stato, ai carabinieri, alla polizia, ai magistrati: sono gli unici che possono tutelarvi».

    Sul silenzio calato sul processo Rupnik – il quale, lo ricordiamo, è stato espulso dai gesuiti per disobbedienza ma è tuttora prete, e la cui scomunica, comminatagli nel 2020 per aver assolto una sua vittima in confessione, è stata poco dopo revocata, quasi sicuramente da papa Francesco – scrive il 24 marzo il Messaggero (24/3). «Ho sollecitato più volte il Dicastero della Fede per avere informazioni. Le vittime ignorano totalmente cosa stia accadendo», afferma l’avvocata Sgrò, sentita dal quotidiano romano. A oggi «non si conosce né il numero, né i nomi di coloro che fanno parte del collegio giudicante»; «Nessuno a noi ha mai ufficialmente dato notizie di nulla».

    Nel frattempo, lo smantellamento dei mosaici di Rupnik è oggetto di dibattito; se a Lourdes il vescovo mons. Jean-Marc Micas ha deciso di coprire una parte di quelli che ornano le facciate della basilica, a Roma, si legge sul Messaggero, il solo parlare di questi temi appare impossibile. Nella capitale Rupnik ha sempre goduto di favore, «tanto che al Vicariato nessuno ha mai sollevato il problema della costosissima cappella realizzata ai tempi del card. Angelo De Donatis, attuale penitenziere (e grande protettore del presunto abusatore)».

    Il papa: «Misericordia ai predatori»

    E molta incredulità, delusione, persino indignazione ha suscitato tra i cattolici il messaggio di papa Leone ai vescovi francesi riuniti in assemblea (24-27 marzo), trasmesso attraverso il Segretario di Stato card. Pietro Parolin. Dopo aver fatto gli auguri all’episcopato d’Oltralpe «per il buon e fruttuoso svolgimento della vostra Assemblea Plenaria», il papa affronta uno dei temi cardine all’ordine del giorno dell’incontro di primavera, quello degli abusi. «Un punto della vostra riflessione – afferma il papa – riguarderà la prosecuzione della lotta contro gli abusi sui minori e il processo di riparazione, che avete intrapreso con determinazione. È infatti necessario perseverare a lungo termine negli sforzi di prevenzione già in atto e continuare a dimostrare la sollecitudine della Chiesa per le vittime e la misericordia di Dio verso tutti». «È positivo – sottolinea – che i sacerdoti colpevoli di abusi non siano esclusi da questa misericordia e siano oggetto delle vostre riflessioni pastorali. Inoltre, dopo diversi anni di dolorose crisi, è giunto il momento di guardare risolutamente al futuro e di offrire un messaggio di incoraggiamento e fiducia ai sacerdoti di Francia, che hanno sofferto molto».

    Un discorso nel quale la centralità delle vittime è totalmente fuori dal radar, a tutto vantaggio dell’attenzione, quasi esclusiva, per la misericordia verso gli abusatori e, addirittura, per la sofferenza dei preti del Paese che tanto «hanno sofferto» per l’emersione di numerosi casi di abusi, anche successivamente all’inchiesta portata avanti dalla Commissione indipendente d’inchiesta (CIASE) e al rapporto che ne è derivato.

    Le parole del papa hanno suscitato un’ondata di di indignazione, ben percepibile sui social, dove in molti rilevano che il pontefice non fa alcun riferimento alla giustizia, che la misericordia non può e non deve sostituire; che le vittime sono citate solo en passant e che un’attenzione ben maggiore viene riservata, nel messaggio, al clero, abusatore e non.

    https://www.adista.it/articolo/75517

  • Lettera aperta delle madri e dei padri delle vittime del clero a Papa Leone

    Lettera aperta delle madri e dei padri delle vittime del clero a Papa Leone

    Caro Papa misericordioso
    Siamo le mamme delle vittime di suor Mariangela Farè, don Francesco Caramia, don Giuseppe Rugolo, don Carlo Botero, don Luigi Gabbriellini, don Vincenzo Calà, don Livio Graziano, don Nello Giraudo, don Luciano Massaferro e di tanti altri. Con noi c’è anche Erik, figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi e alcune ex suore stuprate dai Suoi preti.

    Lei parla di misericordia per i preti pedofili e stupratori e ci perdoni la domanda; perché già che c’è non aggiungere ai Suoi pedofili anche i pedofili di Epstein. D’altra parte escono anche nel suo caso i tanti contatti che aveva con la Sua Città, il Vaticano.

    Ci spieghi però; perché noi dovremmo avere misericordia per coloro che hanno ucciso l’anima e l’innocenza dei nostri figli?

    Lei anche se è Papa non si rende conto delle Sue parole. Noi come madri e padri ci sentiamo offesi da Lei e da tempo anche dalla Sua chiesa che dopo la denuncia ci ha abbandonati.

    Lei sa bene che i Suoi misericordiosi pedofili hanno distrutto la vita di tante bambine e bambini tanti dei quali hanno trovato come unica via d’uscita la morte. I più fortunati invece hanno trovato Il dolore, la sofferenza, la paura, la disperazione alla quale sopravvivono … ma non vivono più.

    Noi genitori siamo morti insieme a loro, perché i Suoi misericordiosi preti pedofili per soddisfare la loro sporca devianza sessuale, come Lei stesso sa bene, non distruggono solo la vittima, no caro Papa distruggono insieme ai nostri figli le loro famiglie.

    Perché caro Papa non spende una sola parola concretizzando aiuti veri per le vittime di abusi sessuali da parte del clero, perché?

    Lo sa che per colpa dei Suoi misericordiosi pedofili si distrugge anche il credo e la fede delle famiglie?
    Si, siamo cresciuti con la fede, l’abbiamo trasmessa ai nostri figli, subendo in cambio un dolore atroce, un tradimento da coloro in cui avevamo riposto la nostra fede smisurata.

    Secondo lei DIO approverebbe tutto ciò?

    Una domanda io fossi al Suo posto me la farei.

    Nel vangelo di Matteo 18:6 Dio dice che “chi scandalizza anche un solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”.
    Questo è il valore che Gesù dava ai bambini, il valore del Regno dei Cieli che chiede rispetto e una protezione assoluta per loro.

    I Suoi misericordiosi preti pedofili, hanno rispettato la parola di Gesù?
    E Lei? Rispetta la giustizia che Gesù avrebbe reso a questi bambini?
    NO NO e poi NO!

    Quindi come può Lei caro Papa chiedere misericordia per i soli preti pedofili? La deve chiedere anche per Lei stesso e per chi l’ha preceduta.

    Pensi a seguire le parole di nostro Signore e protegga le vittime. Solo allora noi, semplici mamme e papà riavremo fiducia nella chiesa e non ci sentiremo più discriminati e abbandonati come ci sentiamo ora.
    I nostri saluti.

    Le mamme e i papà del Coordinamento famiglie