Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

    Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

    Bolivia è stata per decenni la destinazione verso cui venivano inviati sacerdoti gesuiti accusati di abusi sessuali in Catalogna, in quello che le vittime descrivono come un sistema organizzato per nascondere i reati ed evitare l’azione della giustizia. Lo sostiene la Comunidad Boliviana de Sobrevivientes (CBS), che ha reclamato al Parlament de Catalunya e al Síndic de Greuges l’apertura di un’indagine istituzionale.

    Il rapporto, presentato di recente dall’associazione delle vittime, colloca nella Provincia Tarraconense della Compagnia di Gesù l’origine di ciò che considerano il più grande caso di pedofilia in America Latina, con una ventina di aggressori identificati e circa mille vittime in Bolivia.

    Un sistema di trasferimenti per eludere la giustizia

    Secondo quanto ha spiegato il giurista Alejandro Klock, rappresentante delle vittime, in dichiarazioni riportate dall’agenzia EFE, gli abusi “nascono” in Catalogna, che agiva come provincia “madre” della missione boliviana dalla metà del XX secolo.

    Il modello denunciato è reiterato: quando un sacerdote veniva accusato o scoperto ad abusare di minori in scuole catalane, i suoi superiori optavano per trasferirlo in Bolivia invece di denunciarlo.

    Lì, lontano dal focus giudiziario europeo, questi religiosi continuavano la loro attività in ambienti particolarmente vulnerabili. Minori in situazione di disprotezione sono rimasti esposti —secondo le vittime— a nuovi abusi per anni.

    “Il grande danneggiato è la Bolivia; hanno creato un sistema criminale che si è perpetuato per decenni”, ha affermato Klock, in dichiarazioni diffuse da Swissinfo.

    Le vittime hanno sintetizzato questa pratica con un’espressione tanto dura quanto rivelatrice: la Bolivia è stata convertita in una “discarica di pedofili”.

    Il caso ha acquisito dimensione internazionale dopo l’indagine pubblicata da El País nel 2023 sul diario del gesuita Alfonso Pedrajas, in cui confessava abusi contro almeno 85 minori per anni mentre i suoi superiori lo proteggevano.

    Da quel momento, nuove informazioni e documenti interni hanno iniziato a venire alla luce, rivelando che non si trattava di un caso isolato. La Procura boliviana ha allora aperto un’indagine senza precedenti che ha portato al processo di responsabili dell’ordine per occultamento.

    Il rapporto della CBS, elaborato dopo anni di raccolta di prove, include lettere interne, risoluzioni canoniche e documentazione che dimostrerebbe che la Compagnia conosceva gli abusi da decenni e ha ricevuto direttive dalla Spagna e da Roma per gestirli senza ricorrere alla giustizia.

    Nomi, prove e occultamenti prolungati

    Tra i casi documentati figurano sacerdoti trasferiti dalla Catalogna dopo denunce precedenti, come Francesc Peris o Lluís Tó, oltre ad altri coinvolti direttamente in Bolivia.

    Particolarmente grave è il caso di Lucho Roma, che ha abusato di più di 70 bambine indigene tra il 1994 e il 2005. Secondo quanto rivelato dall’indagine di El País, l’ordine ha persino investigato internamente i fatti e sequestrato diari e materiale grafico, ma ha optato per non trasferirli alla giustizia per anni.

    Le vittime denunciano che questi occultamenti non appartengono solo al passato, ma si sono protratti fino a date recenti, senza che i responsabili abbiano risposto penalmente.

    Responsabilità internazionale e pressione istituzionale

    Il rapporto sostiene che la Provincia Tarraconense esercitava un controllo totale —amministrativo, gerarchico e finanziario— sulla missione in Bolivia, il che rafforza la tesi di una responsabilità strutturale nei fatti.

    Inoltre, le vittime denunciano la mancanza di collaborazione delle autorità ecclesiastiche e l’assenza di riparazione effettiva, nonostante il riconoscimento interno di molti dei casi.

    In questo contesto, hanno sollecitato al Parlament de Catalunya la creazione di una commissione d’indagine e al Síndic de Greuges di chiarire come sia stato possibile questo sistema per decenni.

    “La Catalogna deve sapere che ciò che qui si indaga non sono casi isolati, ma l’origine del più grande caso di pedofilia istituzionale in America Latina”, ha affermato Klock, secondo quanto riportato da El País.

    Mentre in Bolivia sono già state emesse condanne per occultamento contro antichi responsabili gesuiti, in Spagna la responsabilità istituzionale rimane, per ora, non depurata.

    https://infovaticana.com/it/2026/03/27/bolivia-discarica-di-pedofili-le-vittime-denunciano-i-gesuiti-catalani-per-aver-trasferito-abusatori-per-decenni/

  • Pedofilia: Francia,ex vescovo condannato a risarcire 160 mila euro

    Pedofilia: Francia,ex vescovo condannato a risarcire 160 mila euro

    (AGI) – Città del Vaticano, 26 mar. – La Corte d’Appello di Parigi ha condannato l’ex vescovo ausiliare della capitale francese, l’84enne Jean-Michel di Falco, al pagamento di oltre 160 mila euro di risarcimento danni a un uomo che lo aveva accusato di stupro e violenza sessuale negli anni ’70, quando era minorenne.

        Gli abusi sessuali contestati a Jean-Michel di Falco sarebbero stati commessi quando l’ex vescovo era sacerdote e preside della scuola Saint-Thomas d’Aquin di Parigi tra il 1972 e il 1975. Reati che erano stati archiviati dalla procura perché i termini di prescrizione erano scaduti, secondo la legge penale. Ma una Corte d’appello di Parigi ha condannato il religioso – che nega ogni addebito – a risarcire la vittima, ora 65enne, al termine di una lunga battaglia legale iniziata con una causa civile intentata nel 2001.

        La Corte ha stabilito che l’azione civile non era soggetta alla stessa prescrizione. “Dalle prove presentate emerge che la condotta illecita di natura sessuale” di di Falco ha causato alla vittima “un danno fisico, per il quale è tenuto a risarcire i danni”, ha affermato la Corte nella sua sentenza, anticipata da Afp. (AGI)

    (AGI) – Città del Vaticano,

    https://www.agi.it/agiprima/pedofilia-franciaex-vescovo-condannato-a-risarcire-mila-agi:sur:36309649/

  • Portogallo, dalla Chiesa cattolica 1,6 milioni di euro alle vittime di abusi sessuali

    Portogallo, dalla Chiesa cattolica 1,6 milioni di euro alle vittime di abusi sessuali

    Era il mese di febbraio del 2023 quando veniva presentata la relazione della Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali su minori. Un documento che stimava in almeno 4.800 persone le vittime all’interno della Chiesa cattolica in Portogallo, dal 1950.

    Questo giovedì, 26 marzo 2026, la Conferenza episcopale portoghese (Cep) e la Conferenza degli istituti religiosi del Portogallo (Cirp) hanno annunciato la conclusione della procedura di risarcimento economico a favore delle persone in questione, con il pagamento di oltre 1,6 milioni di euro a 57 persone, secondo un comunicato diffuso dall’agenzia Ecclesia.

    «Riconosciamo la gravità della sofferenza vissuta, così spesso portata in silenzio per anni. Ringraziamo sinceramente per la testimonianza che ci avete affidato e rinnoviamo la nostra richiesta di perdono per tutto il male causato», affermano i due organismi nella nota congiunta.

    Risarcimenti compresi tra 9 e 45mila euro per ciascuna vittima

    In totale sono state presentate 95 richieste di risarcimento, delle quali 78 sono state giudicate ammissibili. Ad oggi sono state approvate 57 pratiche, per un importo complessivo di 1,6 milioni di euro, con indennizzi individuali compresi tra circa 9 e 45mila euro.

    In una nota, la Cep e la Cirp sottolineano che «l’assegnazione di un risarcimento economico non cancella ciò che è accaduto né elimina le conseguenze degli abusi nella vita di chi li ha subiti». Secondo lo stesso comunicato, nove pratiche sono in attesa della decisione della Santa Sede sull’importo da attribuire, mentre undici richieste sono state respinte.

    L’assegnazione dei risarcimenti si è basata sull’analisi di ogni singolo caso, tenendo conto «dei fatti accertati, della gravità degli abusi, del danno subito e del relativo nesso di causalità tra gli eventi e le conseguenze sulla vita della vittima», in base ai criteri fissati a tale scopo.

    La Chiesa cattolica ha già avviato contatti con tutti i richiedenti le cui pratiche sono state considerate valide. Il comunicato sottolinea inoltre che il pagamento dei risarcimenti non chiude il percorso: «Continueremo a essere disponibili ad accogliere, ascoltare e accompagnare le vittime e riaffermiamo il nostro impegno a promuovere una cultura di responsabilità, cura e prevenzione», si legge ancora.

    Un caso che ha scioccato il Paese e scosso la Chiesa

    Nel 2022 la Conferenza episcopale portoghese ha commissionato uno studio indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa in Portogallo nelle ultime decadi. La commissione ha validato 512 testimonianze di vittime.

    La relazione finale ha indicato, come detto, un numero minimo di 4.800 vittime dal 1950, in un insieme che comprende persone tra i 15 e gli 88 anni. Poiché molti abusi risalgono a diversi decenni fa, la maggior parte dei casi aveva già superato i termini legali per il giudizio al momento della loro divulgazione.

    Nel maggio 2023 la Cep ha creato il Grupo Vita: una struttura incaricata proprio di raccogliere denunce, promuovere la prevenzione e seguire vittime e aggressori. Nello stesso anno il Portogallo ha ospitato a Lisbona la Jornada Mundial da Juventude (Giornata mondiale della gioventù, GMG), alla quale aveva partecipato papa Francesco. Il pontefice non aveva evitato il tema e aveva incontrato, a porte chiuse, alcune delle vittime.

    «Rinnoviamo la nostra gratitudine a tutte le persone che hanno accettato di partecipare a questo processo. La vostra testimonianza rende onore alla verità e richiama la Chiesa alla responsabilità di non distogliere lo sguardo, di non dimenticare e di non arretrare nel dovere di cambiamento», conclude la nota della Cep e della Cirp.

    https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/26/chiesa-cattolica-paga-16-milioni-alle-vittime-il-risarcimento-non-cancella-gli-abusi

  • Vaticano, cala una fitta coltre di silenzio sull’orribile caso Rupnik. Ira delle vittime e del difensore: vogliamo giustizia

    Vaticano, cala una fitta coltre di silenzio sull’orribile caso Rupnik. Ira delle vittime e del difensore: vogliamo giustizia

    In Vaticano è calata una coltre di silenzio sospetto sul processo Rupnik. Eppure non sono passati che pochi mesi da quando – il 7 novembre 2025 – Papa Leone aveva voluto rassicurare personalmente l’opinione pubblica mondiale nonché le vittime dell’ex gesuita che è accusato di avere abusato sessualmente e psicologicamente di una trentina di donne. Il Pontefice era sceso in campo annunciando che il nuovo processo canonico era stato finalmente «avviato e i giudici nominati» e che occorreva avere pazienza. Pochi giorni dopo l’avvocato difensore di cinque delle vittime (quelle che per prime hanno portato a conoscenza il mondo di episodi crudeli e gravissimi), mandava una mail ai vertici del Dicastero della Fede per avere dal cardinale Fernandez e da monsignor Kennedy ragguagli tecnici e procedurali necessari a capire come procedere. «Per avere un minimo di chiarezza sul procedimento, nel rispetto e nell’interesse di tutti».

    La lettera firmata dalla legale Laura Sgrò faceva riferimento alle parole spese agli inizi del 2025 dal cardinale Fernandez, sul fatto che finalmente il Vaticano era riuscito ad individuare i membri del Collegio incaricato a giudicare uno dei casi più scottanti, orrendi e spinosi degli ultimi decenni. Una vicenda che vede sul banco degli imputati un influente e noto artista, padre Rupnik accusato di reiterati abusi. Finora sembra sia sempre riuscito a sfuggire alle maglie della giustizia canonica in virtù delle sue amicizie potenti, dei suoi legami con cardinali di peso e persino con due pontefici, San Giovanni Paolo II e Papa Francesco. Quest’ultimo – che teneva in camera un suo dipinto – si dice che nel 2020 abbia cancellato di persona la scomunica del Dicastero della Fede.

    Vicenda che ha alimentato tanti interrogativi evidenziando scarsa trasparenza.

    Vedendo che il tempo passava senza notizie di sorta, la legale ha cercato reiteratamente di ottenere risposte dal Dicastero vaticano ma sempre senza alcun risultato. «Ho sollecitato più volte il Dicastero della Fede per avere informazioni. Le vittime ignorano totalmente cosa stia accadendo». Ad oggi «non si conosce né il numero, né i nomi di coloro che fanno parte del collegio giudicante». «Nessuno a noi ci ha mai ufficialmente dato notizie di nulla. Le vittime stanno pagando già un prezzo altissimo da molti anni che invece che diminuire continua a crescere. E questo non solo è intollerabile, ma anche contro ogni principio giuridico. Perché è giusto che vi sia un processo equo dove vengano garantiti tutti i diritti, primi fra tutto il principio di innocenza e di difesa di don Marko Rupnik, ma è anche giusto che vi sia un tempo in cui tutto questo debba svolgersi, il tempo del giusto processo e che le vittime possano poi essere restituite all’oblio. Tutto ciò purtroppo, e lo dico con immenso dispiacere».

    Ancora una volta il modus operandi del Vaticano in materia di giustizia pare caratterizzato da scarsa trasparenza, come hanno sempre messo in evidenza in questi anni le associazioni che si battono per la difesa delle vittime di abusi sessuali. Al di là del Tevere parlare del caso Rupnik solleva sempre la stessa reazione: imbarazzo e fastidio. Le poche informazioni sul collegio giudicante le aveva fornite il cardinale Fernandez l’anno scorso sostenendo solo che era composto da donne e chierici ma senza specificare i loro nomi, la rispettiva competenza, il curriculum, la nazionalità. Nel frattempo sul caso è calato il sipario con buona pace delle vittime.

    Intanto in parallelo procede senza sosta il duro braccio di ferro all’interno della Chiesa sul futuro delle opere di Rupnik presenti in santuari, chiese, basiliche. Molti vescovi si chiedono se smantellarle o mantenerle nei luoghi di culto più prestigiosi al mondo. A Lourdes il Vescovo ha già scelto di oscurare i grandi mosaici poiché, ha spiegato, non facevano altro che aggiungere altra angoscia alle vittime di abusi che arrivavano al santuario per trovare pace e riconciliarsi con la Chiesa. A Roma, invece, dove Rupnik ha stranamente continuato a godere di particolare benevolenza, nessuno vuole parlare delle opere. Tanto che al Vicariato nessuno ha mai sollevato il problema della costosissima cappella realizzata ai tempi del cardinale Angelo De Donatis, attuale penitenziere (e grande protettore del presunto abusatore). Papa Leone durante gli esercizi spirituali della curia ha voluto dare un messaggio, evitando di tenere gli esercizi nella cappella del palazzo apostolico contenente i mosaici realizzata ai tempi di Giovanni Paolo II. Al posto di ascoltare le prediche nella Cappella Redemptoris Mater ha scelto la Cappella Paolina. Tuttavia il Vaticano non ha mai voluto spiegare il motivo di questa scelta. L’opacità regna come sempre sovrana.

    L’anno scorso la Compagnia di Gesù, nella persona del Delegato del Generale, padre Johan Verschueren, era stato protagonista di un autentico mea culpa. Egli aveva chiesto perdono alle vittime per avviare insieme a loro un percorso di riparazione, «orientato alla guarigione delle ferite” causate “dall’operato di Marko Rupnik”. I Gesuiti avevano offerto a Marko Rupnik la possibilità di farsi carico pubblicamente delle sue azioni, di pentirsi, di chiedere perdono e di cominciare un percorso di terapia. A seguito del suo pervicace rifiuto a sottomettersi a questa possibilità, il Padre Generale ha preso la decisione di dimetterlo.

    Finora sono una trentina le denunce di suore abusate, in un’arco temporale che parte dagli anni Ottanta. Padre Arturo Sosa, superiore Generale della Compagnia di Gesù aveva informato: «Noi abbiamo chiesto perdono per la nostra cecità. Non abbiamo visto, è vero. Da dove viene questa cecità? Dal non aver messo insieme i segni che c’erano. Tra l’altro in passato non era facile fare una denuncia di questo genere. Ed è mancata da parte nostra la sensibilità per vedere quello che era accaduto».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_leone_rupnik_vittime_suore_violenze-9435528.html

  • L’elefante di cui nessuno parla nel sistema di risarcimento degli abusi in Spagna

    L’elefante di cui nessuno parla nel sistema di risarcimento degli abusi in Spagna

    Nelle ultime settimane, diversi media spagnoli hanno intensificato le critiche alla gestione dei casi di abusi sessuali da parte della Chiesa cattolica, con particolare attenzione alla questione del risarcimento delle vittime. Secondo questa narrazione, l’istituzione ecclesiastica non sta rispondendo adeguatamente alle richieste di risarcimento, il che giustificherebbe l’intervento del governo per garantire una soluzione soddisfacente.

    Tuttavia, questo dibattito pubblico solleva questioni rilevanti in termini di coerenza, memoria e attenzione che meritano un’ulteriore analisi.

    La fonte del problema è nella Chiesa?

    Da un lato, il contrasto storico nel trattamento mediatico di alcuni riferimenti culturali è sorprendente. Negli anni ’70, più di 69 intellettuali francesi firmarono un manifesto che chiedeva la depenalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti e minori. Tra i firmatari c’erano figure influenti come Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Gilles Deleuze, Jean-François Lyotard, Jack Lang – che in seguito divenne ministro della Cultura – o Bernard Kouchner, fondatore di Medici senza frontiere.

    Molti di questi autori sono stati successivamente promossi, celebrati e trasformati in riferimenti dagli stessi media che oggi denunciano con forza gli abusi commessi da una parte del clero. Senza mettere in alcun modo in discussione l’indiscutibile necessità di chiamare la Chiesa a rispondere dei crimini commessi al suo interno, vale la pena sottolineare l’assenza di un esame altrettanto rigoroso di coloro che, all’epoca, difendevano posizioni oggi socialmente e moralmente inaccettabili.

    Inoltre, i media che hanno contribuito a glorificare queste figure raramente hanno fatto autocritica sul proprio ruolo nella legittimazione culturale di certe idee. Il paradosso è difficile da ignorare: coloro che in passato hanno contribuito a normalizzare postulati problematici ora ne condannano con forza le conseguenze senza assumersi alcuna responsabilità e senza fare il minimo “mea culpa”.

    Ciò solleva una questione fondamentale: è opportuno attribuire la responsabilità morale degli abusi quasi esclusivamente a un’unica istituzione come la Chiesa cattolica, che ha sempre rifiutato dottrinalmente tali pratiche, oppure dobbiamo esaminare anche il ruolo di alcuni intellettuali, correnti culturali e diffusori mediatici che, in altri momenti storici, hanno contribuito a erodere certi confini etici?

    Dimenticare la maggioranza delle vittime

    A ciò si aggiunge un altro dato rilevante: secondo la Procura Generale, solo lo 0,45 % degli abusi sui minori avviene attualmente in ambito ecclesiastico. Nonostante ciò, la copertura giornalistica tende a concentrarsi in modo molto significativo su questo settore specifico, generando una percezione pubblica che non sempre corrisponde alla reale distribuzione del problema.

    Parallelamente, alcune proposte politiche hanno sollevato la necessità di affrontare il fenomeno in modo globale, indagando su tutti i contesti in cui si verificano gli abusi – familiari, educativi, sportivi o istituzionali – e istituendo meccanismi di riparazione per le vittime nel loro complesso. Tuttavia, queste iniziative non hanno ricevuto un’attenzione mediatica paragonabile, il che rafforza l’impressione che il dibattito sia parziale.

    Tutto ciò suggerisce che la conversazione pubblica e politica si sta concentrando troppo strettamente sulla responsabilità di una particolare istituzione, lasciando in secondo piano una riflessione più ampia e complessa su cause, contesti e responsabilità condivise.

    E qui emerge il vero “elefante nella stanza” di questo problema: l’assenza di un approccio veramente universale al riconoscimento e al risarcimento delle vittime. Mentre l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sui casi legati alla Chiesa, la stragrande maggioranza delle vittime di abusi in altri ambiti rimane senza lo stesso livello di visibilità o di proposte di risarcimento.

    In questo senso, la tendenza a stabilire “categorie” di vittime sposta selettivamente l’attenzione su particolari autori di reato, in modo che l’attenzione non sia più veramente rivolta alle vittime e alla loro piena riparazione. Il risultato è un’ulteriore ingiustizia: coloro che hanno subito un danno sono ulteriormente subordinati a una narrazione che dà la priorità a chi puntare il dito piuttosto che a chi riparare.

    L’accordo viene rispettato?

    E, in definitiva, è evidente il disinteresse di gran parte della stampa nei confronti delle vittime di abusi nel loro complesso, che erode gravemente la sua credibilità morale e la sua presunta professionalità. E se non è così, chiediamoci perché nessun mezzo di comunicazione sta spingendo per la realizzazione di uno dei punti che concordato dal governo con la Conferenza episcopale l’8 gennaio:

    “Lo sviluppo di questo meccanismo di riparazione per le vittime di abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica fa parte del quadro del L’impegno del Governo a promuovere la realizzazione degli obiettivi stabiliti dalla Legge organica 8/2021, del 4 giugno, sulla protezione integrale dei bambini e degli adolescenti contro la violenza, al fine di affrontare un risarcimento completo per le vittime di abusi in qualsiasi ambito della vita sociale“.

    I vescovi spagnoli firmeranno un piano di risarcimento senza che il governo abbia mantenuto la parola di risarcire le vittime in altri settori? Non è forse questa una buona occasione per la Chiesa di rafforzare la propria autorità morale chiedendo al governo di indagare su tutte le vittime di abusi?

    L’elefante di cui nessuno parla nel sistema di risarcimento degli abusi in Spagna

  • Nuns vs the Vatican sbarca in Italia

    Nuns vs the Vatican sbarca in Italia

    Dopo il sold out al Ljubljana International Film Festival, il 13 e 15 marzo scorsi, Nuns vs the Vatican, il documentario realizzato da Lorena Luciano e Filippo Piscopo sugli abusi sulle religiose, che racconta in particolare la storia di Gloria Branciani, vittima di Marko Rupnik, sacerdote e artista gesuita, accusato di decine di episodi di abusi sessuali a danno di donne, religiose e laiche, viene ora presentato al Bari International Film and Tv Festival 2026 il prossimo 26 marzo alle 21 al Multicinema Galleria del capoluogo pugliese.

    Una prima italiana molto attesa perché il film, già presentato negli Stati Uniti, in Canada e in Grecia, oltre che in Slovenia, denuncia l’omertà e la sistematica copertura degli abusi sessuali da parte delle istituzioni ecclesiastiche. Un silenzio che arriva fino in Vaticano.

    NUNS vs. THE VATICAN racconta la storia di Gloria, un’ex suora che osa sfidare il Vaticano. Portando alla luce verità che la Chiesa avrebbe voluto seppellire, innesca una battaglia che nessuna suora avrebbe mai dovuto combattere, scuotendo l’istituzione dalle sue fondamenta.

    Dopo 30 anni di silenzio, Gloria, ex suora, denuncia pubblicamente il suo abusatore: Marko Rupnik, sacerdote e artista di fama con stretti legami con il Vaticano. Quando la sua lettera viene ignorata, Gloria si rifiuta di restare in silenzio. Ritrovando la consorella ex suora Mirjam, portano la loro storia alla stampa, rivelando l’incredibile portata degli abusi di Rupnik e il decennale insabbiamento della Chiesa, attirando immediata attenzione internazionale.

    Il coraggio di Gloria innesca un movimento. Quasi trenta ex suore trovano il coraggio di parlare, spingendo Papa Francesco ad abolire la prescrizione e ad aprire un processo ecclesiastico contro Rupnik. La sua battaglia scatena un confronto globale, svelando profonde corruzioni e ispirando donne ovunque a rompere il silenzio.

    Incontriamo nel documentario persone che si battono per chiedere conto alla Chiesa di questa e altre vicende. Tra queste le giornaliste Lucetta Scaraffia e Federica Tourn, conduttrice della trasmissione Rai “Protestantesimo”, impegnata nel documentario a cercare le varie testimonianze sulla vicenda Rupnik; e l’attivista americana Barbara Dorris, che si batte per veder riconosciuta giustizia alle vittime. Con una gerarchia ecclesiastica incentrata sugli uomini, le donne hanno a malapena voce in capitolo nella definizione delle politiche. Dorris lamenta il fatto che la Chiesa abbia costantemente inquadrato gli abusi come una questione omosessuale, al punto da far sparire dalla narrazione le donne vittime. Questo toccante documentario getta una luce intensa su oscuri segreti. 

    Luciano e Filippo Piscopo sono una delle coppie più influenti e riconosciute nel panorama internazionale del documentario contemporaneo. Entrambi italiani e americani, vivono e lavorano tra l’Italia e gli Stati Uniti, dividendosi tra New York e l’Europa. Insieme, Lorena e Filippo hanno realizzato film che non solo affrontano temi di giustizia sociale e diritti umani con una voce unica e potente, ma che hanno anche raggiunto un pubblico globale, ottenendo premi, distribuzione internazionale e ampio apprezzamento da parte della critica. La loro collaborazione creativa unisce visione artistica, rigore etico e impatto cinematografico, consolidandoli come figure di riferimento nel cinema documentario contemporaneo.

    Lorena Luciano, regista e montatrice, ha studiato Giurisprudenza all’Università di Milano prima di trasferirsi negli Stati Uniti per seguire la sua vocazione cinematografica. Il suo stile è caratterizzato da un cinema di verità che fonde osservazione cinematica, interviste in prima persona e materiale d’archivio per raccontare storie umane profonde e urgenti. Il suo lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali di grande rilievo: il documentario su Dario Fo è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia; It Will Be Chaos, prodotto da HBO, le ha valso un Premio Emmy®, il Premio per la Miglior Regia al Taormina International Film Festival e il Premio del Pubblico al Milano Film Festival; Coal Rush ha conquistato il titolo di Miglior Documentario al San Marino Film Festival.

    Luciano è stata inoltre selezionata per prestigiose fellowship e programmi internazionali, tra cui il Sundance Institute, IDFA, la MacArthur Foundation, l’International Documentary Association, lo Sheffield Film Festival, il Gotham/IFP Spotlight on Documentaries e il New York State Council on the Arts, confermando la sua reputazione come una delle voci più autorevoli e influenti del documentario contemporaneo.

    Filippo Piscopo è un filmmaker, produttore e direttore della fotografia di grande rilievo. Anche lui con una formazione giuridica e una profonda passione per le immagini, ha cofondato con Lorena la casa di produzione Film2 Productions. Piscopo porta ai progetti una combinazione rara di sensibilità narrativa e rigore visivo, guadagnandosi riconoscimenti a livello mondiale. Di recente, e stato direttore della fotografia del cortometraggio The ABCs of Book Banning (Paramount+), candidato all’Oscar® 2024, e il suo lavoro è stato presentato in festival come la Mostra del Cinema di Venezia, l’AFI Docs, IDFA Forum, il Gotham/IFP Spotlight on Documentaries e molti altri.

    Titolo originale: NUNS vs. THE VATICAN
    Regia: Lorena Luciano
    Produzione: FILM2 Productions in Association with MIGHTY Entertainment
    Produttrice Esecutiva: Mariska Hargitay
    Produttore / Direttore della fotografia: Filippo Piscopo
    Genere: Documentario
    Anno: 2025
    Durata: 93 minuti
    Lingua: italiano, inglese, sloveno (sottotitoli inglesi disponibili)
    Formato: DCP / digitale
    Paese di produzione: USA / Italia

    Première e riconoscimenti principali:

    • TIFF – Toronto International Film Festival (World premiere, Settembre 2025)
    • NY DOC NYC – Subject Matter Award (US premiere, Novembre 2025)
    • Hamptons Doc Fest – Premio per i Diritti Umani (Dicembre 2025)
    • Thessaloniki Doc Film Festival – (EU Premiere – 8 Marzo 2026)
    • Ljubljana Doc Film Festival – (Competition – 13 marzo 2026)
    • Bari Film Festival – (Prima Italiana – 26 marzo 2026)

    Nuns vs the Vatican sbarca in Italia

  • I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    Quando Monsignor Damiano Marzotto Caotorta legge le prime righe della lettera, resta senza parole. Fino a quel momento aveva parlato, spiegato, riso e raccontato dei tempi passati per quasi un’ora. Ora tace: legge, le dita affusolate poggiate sulle labbra in segno di concentrazione. “È strano”, ammette infine. Cerca di spiegare, ma le frasi restano incompiute; riflette. La sede milanese, o mai ottantenne, ha visto molte lettere simili a questa nel corso della sua carriera in Vaticano, alcune firmate da lui stesso; Questa, invece, porta la firma del suo ex superiore. Eppure qualcosa non torna.

    Il documento fa parte di una serie di vents scambi epistolari raccolti da CORRECTIV nel corso di un’inchiesta internazionale durata da anni. In questa lettera, la provenienza degli Stati Uniti, Italia, Colombia, Portogallo, Australia, Austria e Germania, si rivolgono al Vaticano in seguito a casi di abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti. E la Santa Sede risponde.

    Documento l’esistenza di un sistema criminale organizzato all’interno del sistema interno del Vaticano: l’Almeno e il secolo, e i vertici della Chiesa cattolica sono vicini di Nascondere e le tombe della violenza tra minori, affrontate da tutti gli interni di un complesso sistema burocratico.

    Queste lettere indicano che la funzione del Vaticano è quella di assegnare al caso la norma e il numero del protocollo. Le segnalazioni di reati sessuali commessi da sacerdoti arrivavano da ogni angolo del mondo, venivano archiviate con cura, catalogate… e poi insabbiate. Ciò significa che gli abusi continueranno. A pagare il prezzo sono soprattutto le vittime, le cui vite restano per sempre segnate. Il trauma mina la fiducia negli adulti, interferisce con i rapporti familiari e spesso porta ad una profonda depressione. Con il passare degli anni ci fu un cambiamento nella chiesa e una crescita economica venne dalla sufficienza – o dal debito.

    Per lungo tempo critiche pubbliche e richieste di chiarimenti si sono rivolte soprattutto ai vescovi locali, ma i documenti rivelano che una parte della storia è rimasta in ombra e non è stato dato il giusto peso alla responsabilità della Santa Sede. Il Vaticano non era solo nella conoscenza dei fatti, ma si era agitato con ritardo, arrivando talvolta a revocare sanzioni e mantenendo sempre il massimo riserbo. Nella Chiesa regna a “cultura mortale del Silenzio”, afferma un ecclesiastico di alto rango.

    A letter of provenance from the Germania met in light in modo chiaro come the dibattito pubblico abbia trascurato the responsibility of chi prendeva the decisione: proprio the disposizioni del futuro papa tedesco, Benedetto With this letter, which I have written for years and years and that CORRECTIVE has been published in 2023 , it is a part of the international literature of all other documents, and the originals are probably not archived by the diocese and the Vatican.

    I documenti tracciano un percorso che dall’esterno passa per le diocesi e arriva fino al centro: Roma.

    Capitolo 1

    Cosa succederà il Vaticano

    Le prime grandi rivelazioni risalgono nel 2002 negli Stati Uniti, quando una squadra di giornalisti del Boston Globe mise in luce la reale portata degli abusi commessi dai sacerdoti. Il numero di polmoni di grandi dimensioni in questa zona è isolato: conta circa 200 auto in un’unica sede a Boston. Basandosi su documenti interni, Il team riuscì a dimostrare come la gerarchia ecclesiastica locale trattasse concretamente gli autori degli abusi: i cardinali, seguendo uno schema prestabilito, li mettevano in congedo per malattia o li trasferivano per insabbiare i fatti. “I documenti non mentono”, afferma Walter V. Robinson, capo del team. «Ho pensieri politici, ho anche un cardinale, ho i documenti n.

    Per questo motivo, l’altra persona si dedica al faticoso lavoro di raccogliere milioni di pagine di materiale. Come Terence McKiernan, che si definisce un “archivista della Chiesa” e con la sua organizzazione, Bishop Accountability , che ha creato un vasto database di articoli, documenti e lettere, inclusi anche alla luce del Boston Globe. In questo modo, è possibile ricostruire la vita di un abusatore.

    La ricerca di tracce relative allo scambio epistolare con il Vaticano ha condotto CORRECTIV anche alla sua raccolta: in una lettera del 1981, il vescovo di Oakland, in California, chiede al Vaticano di allontanare dal sacerdozio un autore di abusi sessuali. Il caso nacque a Roma nei suoi primi anni, ma Papa Giovanni Paolo II non prese parte al sacerdote. In questo periodo Joseph Ratzinger era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi responsabile del procedimento. In quest’anno l’autore dell’abuso continua a far crescere i figli.

    CORRECTIVE è stato scoperto in Italia e un altro caso è arrivato in Vaticano. Nel 2003 ha ricevuto da Joseph Ratzinger un premio personale al merito in un caso di abuso. Nel 2010, un collaboratore della Congregazione per la Dottrina della Fede chiede informazioni sullo stato del procedimento, che risale ormai a sette anni prima. In occasione di questi grandi giorni, lo stesso sacerdote aveva presentato la sua richiesta di missioni dallo stato clericale.

    Anche in Colombia c’è una lettera del Vaticano. Nella fattispecie, nel 2010, una funzione dell’organo di controllo con l’ausilio di informazioni su un veicolo su un caso di abuso: si trattava del sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta, al quale CORRECTIV aveva già presentato varie lettere. Il numero di protocollo della missiva risulta che l’autorità era stata informata del caso fin dal 2004, quando Joseph Ratzinger era ancora una volta a capo. L’autore del reato è poi deceduto e non è chiaro come la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia gestito il procedimento prima della sua morte.

    Su queste e altre lettere provenienti da diversi Paesi, di cui CORRECTIV è in possesso, compaiono numeri di protocollo che dimostrano come il Vaticano non solo fosse a conoscenza dei fatti fin dall’inizio, ma abbia anche sistematicamente catalogato i casi di abuso.

    Gli abusi archiviati nella burocrazia vaticana

    L’organo presso cui confluiscono questa lettera è uno dei due antichi e potenti della Curia Romana: il Dicastero per la Dottrina della Fede, già Congregazione per la Dottrina della Fede. L’istituzione incaricata di vigilare sull’ortodossia cattolica e di giudicare le violazioni commesse dai sacerdoti, compresi i casi di abuso. Dal 1982 al 2005 è stato guidato dal cardinale Joseph Ratzinger, suo padre Benedetto XVI. Si consideri una teoria brillante e un’autorità indiscriminata in materia materiale, che hanno plasma da consolidarsi per oltre due decenni. L’azienda confronta le due lettere riservate.

    Documento le informazioni sulle ragioni della correttezza dei diritti dei minori quando discutono della loro responsabilità per l’abuso: non sono una parte verificata dei Rom perché, a loro dire, solo dal 2001 Sarebbe diventato obbligatorio informare il Dicastero sugli autori degli abusi. Norma alla ricerca di Giovanni Paolo II e del cardinale Ratzinger. Tuttavia, l’inchiesta dimostra che numerose lettere già giunte al Vaticano negli anni ’80 e ’90, e una ricerca che fa addirittura riferimento a una segnalazione risalente al 1972.

    L’autorità ha la sua influenza grazie alla riserva direttiva, che stabilizza la responsabilità ecclesiastica delle due parti dal 1922 e 1962 commessi da sacerdoti già da un secolo.

    Per alcuni autori di reati le sanzioni sono state addirittura revocate: CORRECTIV è a conoscenza di due lettere con cui il cardinale Ratzinger aveva riabilitato i responsabilità. La provenienza del caso Portogallo è l’antico procione e in possesso dell’ultimo osservatore correttivo e quotidiano. Un francese francese, che nel 1956 ha un busto di una ragazza, fu segnalato a Roma nel 1972. Sebbene quella lettera sia andata perduta, su una successiva missiva di Ratzinger del 1991 compari a numero il protocollo 174/72. Con questo documento, lontano dal mondo esterno, riflettiamo parzialmente sulla confessione dell’impostore della religione.

    I numeri dei protocolli sono fondamentali anche per l’ordine degli archivi. Nel Dicastero per la Dottrina della Fede sono composti da un numero di pratica e dall’anno: ad esempio, 174/72 significa che la pratica è stateta aperta nel 1972 ed era la 174ª pratica relativa a reati commessi da sacerdoti oa questioni di fede presentate quell’anno. La norma, o documento, anche se non ha avuto successo da anni, è stato contrastato con il numero del protocollo, quindi è archiviato in altre parti del caso. In seguito il sistema è stato ampliato: oltre al numero di pratica e all’anno, ai documenti continuano ad aggiungersi, dopo a trattino, un numero progressivo. Questo codice è unico per ogni documento in entrata o in uscita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ed è assegnato indipendentemente dal singolo caso.

     

    In questo caso Ratzinger influisce anche sulla sanzione: Autori degli abusi furono dimessi dallo stato clericale o allontanati dalla Chiesa. Tuttavia, un sacerdote proveniente dalla Germania, che Ratzinger aveva scomunicato, venne riammesso nella Chiesa dopo circa tre anni. In questo modo, la Chiesa ha una conoscenza degli abusi commessi su minori, ma può riprendere a operare senza restrizioni in una nuova diocesi.

    Dai documenti emerge la vera priorità dei vertici ecclesiastici: tutelare l’establishment e prevenire gli scandali. In due lettere diverse si afferma che la conoscenza di tali fatti potrebbe “scandalizzare la comunità dei fedeli”. Il “bene della
    Chiesa nel suo insieme”, come lo definisce Ratzinger nella sua risposta a Oakland, sembra prevalere su quello dei suoi membri più giovani.

    Il diritto ecclesiastico, o diritto canonico, si fonda principalmente sul Codex Iuris Canonici (Codice di diritto canonico, in breve CIC), e ciò vale anche per i decreti pontifici e altre disposizioni normative. Una differenza nello stato del territorio, nel valore ecclesiastico e nell’orientamento teologico. I pene più gravi sono la scomunica, ossia l’esclusione dalla comunità ecclesiale, eventualmente revocabile, e la dimissione dallo stato clericale, cioè dal sacerdozio, definitiva e irreversibile.

    Il diritto canonico, inoltre, non considera la violenza sessuale sui minori una violazione della loro integrità fisica o della loro salvezza spirituale. Per i sacerdoti, invece, questa costituzione è una trasgressione del sesto comandamento, che recita: “Non commettere adulterio”. Poiché i sacerdoti vivono sotto l’obbligo del celibato – ossia stringono un patto con dio al momento dell’ordinazione con cui assumono l’impegno dell’astinenza sessuale – l’abuso rappresenta una violazione di tale obbligo.

    Capitolo 2

    Gli armadi segreti del Vaticano

    Monsignor Marzotto, potete vedere le lettere, vedere cosa dicono e gli abusi commesi da sacerdoti sono conservati, di norma, in archivi riservati. Ha lavorato come sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il cardinale Ratzinger, e alla domanda su dove siano custoditi, indica uno schedario: «Armadi», risponde.

    La storia della chiesa di Hubert Wolf dell’Università di Münster è spesso utilizzata dagli archivi vaticani. Questa è anche la categoria «Fonti conservate», nella quale è conservata e tutelata. Il Ratzinger raccontò inoltre in un’intervista del 1998 che esisteva una “cassaforte speciale” contenuta i reati dei sacerdoti che “non possono essere resi pubblici”. Sebbene le sezioni storiche degli archivi vaticani si aprano progressivamente a tutti i ricercatori, questi armadi restano con probabilità addirittura chiusi.

    In secondo luogo, varie fonti, alcuni fascicoli sarebbero conservati anche nell’archivio della Segreteria di Stato Vaticana, l’organismo che svolge funzioni sia intern sia diplomatiche.
    Non è possibile stabilizzare la quantità dei documenti in maniera organica e conservare gli archivi vaticani.

    La segretezza ha permesso che gli abusi sui minori continuassero per decenni: prima per mano dei vescovi, che spesso non segnalavano gli autori dei reati a Roma o lo facevano solo dopo anni, talvolta negoziando accordi di silenzio con le vittime; L’opera dell’autorità vaticana è venuta dal cardinale Ratzinger, nato nel 2001 per tutelarsi, ed è stata abolita da Papa Francesco nel 2019. L’anno scorso, dopo il Pontificio Pontefice di Francesco, la Chiesa è stata modificata in parte dalla direzione canonica sotto la pressione dell’opinione pubblica: oggi e vescovi rischiano sanzioni fino alla dimissione dallo stato clericale se non segnalano i casi, e sono stati rafforzati anche gli strumenti di prevenzione. La vita degli abusi, però, resta invisibile agli occhi del canonico, e una revisione trasparente delle responsabilità del Vaticano continua ad essere negativa.

    Secondo Charles Scicluna, ex-stretto collaboratore di Ratzinger e anche segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, tra il 2001 e il 2010 l’authority ha uno stipendio di circa 2.100 contanti. Questa è la risposta alla domanda sulla sofferenza di una o pù persone. Solo in Francia, uno studio del 2023 ha individuato circa 216.000 vittime tra la popolazione che hanno subito abusi da parte di membri del clero; Inclusi anche negli abusi commessi da laici in contesti cattolici, il numero delle vendite ammonta a circa 330.000. Negli Stati Uniti, Terence McKiernan di Bishop Accountability stima circa 250.000 potenziali vittime. A livello globale, il totale potrebbe arrivare a diversi milioni.

    “Bruciare subito tutto il materiale”

    Il Vaticano non solo costituisce un archivio separato contenente contenuti e fascicoli sugli abusi, ma contribuisce anche alla distruzione di documenti sensibili. A dimostrarlo è una direttiva del Vaticano a Vienna nel 1938, poco dopo l’invasione dell’Austria da parte di Hitler: i fascicoli relativi agli abusi sessuali sui minori dovevano essere bruciati, probabilmente per timore che il materiale potesse nelle mani dei nazisti. L’ordine non è scritto a Roma e viene utilizzato soprattutto come messaggio nel portarlo in Austria.
    È significativo che l’ordine non riporti alcun numero di protocollo. Questi documenti sono stati analizzati dallo storico Davide Jabes, su iniziativa dell’inchiesta di CORRECTIV. ( Leggi qui un’analisi esclusiva sulla sua scoperta .)

    La Curia Romana fa parte del mondo antico, l’archivio vaticano può essere considerato anche la “memoria dell’umanità”, conservato dal canonista Thomas Schüller di Münster. Molti sviluppi politici ed ecclesiastici degli ultimi secoli sono noti proprio perché «il Vaticano ha sempre conservato i documenti in modo ottimale, quasi esemplare».

    Ciononostante, questo ricordo si presenta lacune intenzionalmente. Alcuni documenti, infatti, non vengono non archiviati, vengono classificati in modo errato o distrutti a livello locale. I fascicoli furono bruciati in Austria nel 1938, e la diocesi di Devono rispettando termini di conservazione della loro qualità non sono più obbligate a mantenere certi documenti.

    Un altro documento di Joseph Ratzinger non è completo. In un periodo interinale del 2023, Georg Gänswein, l’ex persona privata segregata di Georg Gänswein, ha ricevuto una copia dei documenti da tutti gli Archivi Apostolici Vaticani e dal Direttore della Dottrina della Fede, che ha anche pubblicato la lettera privata. In risposta a numerose richieste di CORRECTIV, Gänswein ha comunicato che non risponderà ad alcuna domanda, in linea di principio.

    Capitolo 3

    La lettera non esiste

    Questa è la lettera per la qualità del messaggio, una lettera che risulta persuasiva, ex sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Marzotto. Sono responsabile della responsabilità degli abusatori dei registri CORRETTIVI di una serie di protocolli che non sono conservati negli archivi del Vaticano. Tutti, tranne l’ordine manoscritto degli anni ’30 di bruciare i fascicoli e una lettera di Joseph Ratzinger riguardante il sacerdote Peter H., proprio un caso che coinvolge l’ex arcidiocesi di Ratzinger.

    Questa è una delle cose più importanti che puoi sentire a voce alta, quindi puoi leggere la stessa storia in questa storia. In questo caso ci sono prove che i documenti sono limitati al livello regionale, ostacolati dal riconoscimento della responsabilità del Vaticano. Il caso ha accompagnato Ratzinger in tutto il ruolo significativo della sua carriera: non è occupato dalla prima volta dall’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga, ma ora tutta la Congregazione per la Dottrina della Fede, e infine la discussione ha a che fare con la responsabilità di un’altra volta da papa e da papa emerito.

    Il caso che perseguita l’ex papà

    Nel 1980, a causa del primo trasferimento di Joseph Ratzinger a Roma, durante un viaggio a Monaco in Baviera, decise di accompagnare Peter H., provato a Essen, che era stato utilizzato anche da minori a Bottrop ed Essen e che poi ricevette cure a Monaco. Il trattamento non è positivo, dal 1986, ma è stato sottoposto a un tribunale con una condanna penale e un gran numero di abusi su minori. Non ho alcuna restrizione sul mio lavoro con bambini e adolescenti, quindi ho una perizia precedentemente diagnosticata la pedofilia. In quest’epoca non all’arcidiocesi, la cui dirigenza decide comunque di reintegrare il sacerdote.

    La psicopatia di H. gli vietava il consumo qualificato di alcol, anche durante la messa, poiché l’uomo era solito bere proprio mentre commetteva gli abusi. L’arcidiocesi invia quindi a Roma una richiesta affinché al sacerdote sia consentito celebrare la messa senza vino. La paternità è concessa dal Vaticano e confermata dal cardinale Ratzinger. La lettera dell’Arcidiocesano fossero menzionate nelle istruzioni del sacerdote e la ricevuta di un certificato con la diagnosi di “pedofilia”, l’autorizzazione dell’autore non è valida senza riferimento agli abusi. A Peter H. ha sempre il diritto di tornare a lavorare con igiovani. Il reinserimento non resta senza conseguenze: anche nella parrocchia successiva Peter H. abuserà di bambini diversi.

    Uno di Loro è Andreas Perr. Tutto ciò che riguarda quest’anno è la storia di H. nel comune di Garching an der Alz, in Alta Baviera. Il trauma alla fonte proteggerà la tua vita per sempre; Se ti prendi cura di te stesso, sarai trattato legalmente. L’aggressore, invece, è libero e non può più ma perseguito penalmente. Perr citare quindi in giudizio l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, nonché Papa Benedetto, nel frattempo deceduto, per ottenere un risarcimento per Danni morali . Nei duemila anni di storia della Chiesa, nessun papa è mai stato portato davanti a un tribunale secolare. La procedura non è conclusiva.

    Quindi Ratzinger non ha un enorme rotolo nel suo caso alla fine della giornata quando suo padre emera. Questa è la prima dimensione del pontificato del nuovo affronto: nel 2010, il caso H. emerse dalla prima tensione a livello internazionale, quando i media interrogarono la testa del padre in relazione a un autore di abusi. La questione verrà rilasciata nel 2022, con la pubblicazione di una perizia sulla gestione dei casi di abusi nell’arcidiocesi. Negli anni successivi alla pubblicazione, è stata concentrata sul Ruolo di Ratzinger che è tornato online, ma la paternità dell’autore non è stata pubblicata in alcun modo.

    La perizia prende in esame il caso Peter H., ma non approfondisce lo scambio epistolare con il Vaticano — ad esempio il fatto che Ratzinger aveva firmato la lettera. Uno degli autori della perizia, Martin Pusch, parla delle parole “limiti della deliberazione sul governo del cardinale Joseph Ratzinger nel suo ruolo nel porticato”. Pusch ritiene tuttavia che “esistano presso la Congregazione per la Dottrina della Fede fascicoli relativi a casi di questo tipo”. An anno dopo, CORRECTIV entra in possesso del documento. Ciò significa che la responsabilità di Ratzinger non grava su tutti i porti di Roma.

    Dopo la pubblicazione della lettera di CORRECTIV , uno dei principali collaboratori di Benedetto XVI definisce il frutto di una procedura di routine in Vaticano. Ratzinger avrebbe spesso firmato lettere senza esaminarne nel dettaglio il contenuto. La stessa lettera, tuttavia, smmentisce questa versione: l’assenza del numero di protocollo dimostra che non si trattava di una procedura ordinaria.

    L’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga hanno comunicato, su richiesta di CORRECTIV, le domande relative alla gestione degli atti da parte del Vaticano – compreso il numero di protocollo – possono trovare solo risposta presso quest’ultimo. Per il vecchio dominio, rimanda alla perizia del 2022. Uno degli ex-segretari privati ​​di Ratzinger, Josef Clemens, non risponde a tutte le domande e fa riferimento al giuramento prestato. Ha lavorato per il cardinale Ratzinger nel periodo in cui è stato scritta la lettera sul succo d’uva.

    Il canonista Schüller sottolinea che Ratzinger era «un prefetto molto meticoloso e preciso, lo annotava con grande attenzione a questi casi, soprattutto quando provenivano dall’area di lingua tedesca. Non si limitava a firmare alla cieca». Anche l’ex segretario privato del cardinale, Bruno Fink, conferma: “Ratzinger legge sempre tutto, ne sono certo”.

    Proprio su questa lettera, però, manca il numero del protocollo e la necessità che gli esperti riesca a spiegarsi il più possibile. In teoria, una lettera inviata dal numero non esiste. “Uno dei seguenti, non riesco a spiegarmi come ciò possa accadere in una lettera del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede indirizzata a un cardinale”, afferma lo storico Wolf. L’ex sacerdote ed esperto di diritto canonico Patrick Wall osserva: «La mancanza del numero può avere diverse cause. Se si guarda un panorama, Ratzinger non è il tipo da commetterne”. Ne è convinto: «Nel caso di Peter H., l’assenza del numero non è un errore».

    Senza numero, secondo il canonista Schüller si pone una domanda fondamentale riguardo al documento: “È stato effettivamente archiviato?” Su richiesta di CORRECTIV, un contatto in Vaticano verifica la documentazione disponibile sul caso e trovare documenti a partire dal 2010. In quell’anno, quando il caso diventa di dominio pubblico, Peter H. viene segnalato anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede per abusi – e non solo per i problemi di alcolismo. L’autorità ha un numero: 163/2010. La norma si basa sul numero precedente, non è il caso di un’indicazione forte del 1986 ma crea effettivamente un dossier, conferisce Schüller. Non deve necessariamente trovarsi in uno dei bracci di sicurezza, altrimenti non arriverà finché non sarà distrutto. Nonostante tutte le nuove informazioni, la lettera sul soccorso d’uva rimane un mistero, un’ulteriore lacuna nella memoria vaticana.

     

    L’entità dell’era dei fenomen nota

    Il cardinale di Ratzinger cominciò a confrontarsi con gli autori degli abusi, e i suoi sostenitori si trovarono di fronte a un episodio emblematico: nell’era del capo della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma, il suo scritto arrivò nel caso di Marcial Maciel Degollado. Il fondatore dei “Legionari di Christo” ha un portato a tutta la Chiesa cattolica, allo stesso tempo alla sua organizzazione, ai numeri dei santi e all’ingegno del denaro. Membri di alto rango della Curia beneficiarono de la sua rete e lui godeva della personale simpatia di Giovanni Paolo II. Alcuni di loro si rivolsero alla Santa Sede a partire dal 1997. Il cardinale Ratzinger fece archiviare nuovamente le indagini contro Maciel a causa della sua influenza. Poco dopo la sua elezione a papa, incaricò la Congregazione di punire finalmente Maciel: all’ottantacinquenne fu ordinato di trascorrere la vecchiaia in «penitenza e preghiera». Secondo la leggenda, Ratzinger non ha il potere di agitare l’era Giovanni Paolo II in vita, egli interviene senza appena il suo protettore non poté più difenderlo.

    Una volta che Maciel era una figura di dubbia influenza, il cardinale Ratzinger poté intervenire in un altro scontro con gli altri autori di abusi, ignorando il futuro della comunità Loro: a Oakland, a Portogallo, nel caso di Peter H. e nei vecchi tempi.

    I risultati di questa indagine mostrano sono le giustificazioni abitualmente addotte della gerarchia ecclesiastica non reggono. La portata del fenomeno doveva essere nota fin dall’inizio: gli archivi sono pieni di materiale e le decisioni sulle responsabilità furono prese con piena cognizione di causa.

    No, se c’è un problema che limita il livello della regione, le autorità e le funzioni del Vaticano hanno tutti i dettagli dello scandalo. “Perché dovrei indossare le scarpe degli Americani, se non mi stanno bene?”, aveva tuonato l’ex vescovo di Magonza Karl Lehmann. La scarpa calzi lo dimostra i documenti tedeschi degli anni ’30 – e tutti i vecchi fascicoli che rivelano colpevoli provenienti da tutto il mondo. L’improbabilità di ciò è un caso isolato: Già nel 1922 è un’autorità competente, venne alla conferenza nel 2001.

    Charles Scicluna, segretario aggiunto di tale autorità, ha dichiarato in un’intervista che tra il 1975 e il 1985 non era stateta inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede “nemmeno una segnalazione di casi di pedofilia nel clero”. Tuttavia, proprio in quel periodo — nel 1981 — giunse all’autorità la richiesta del vescovo di Oakland di dimettere dallo stateto clericale un sacerdote a causa dei suoi “rapporti discutibili con bambini piccoli”.

    Solo il Vaticano possiede i dati quantitativi relativi al protocollo in base al suo status.

    Capitolo 4

    La chiave per fare luce sui fatti

    Diversi esperti ricevuti che le questioni trattate nella Congregazione per la Dottrina della Fede erano note anche a papà: ogni settimana il prefetto e il pontefice si incontravano, ed era quest’ultimo a prendere la decisione finale in merito alle dimissioni dallo stato clericale.

    Il nuovo papa, Leone In un primo momento incarica la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, a tutti loro è stato assegnato un numero di protocollo: 404/2025. La commissione non è basata sui gradi di merito. Le altre due lettere indicano il padre e vari contatti tentativi nella sua attuale residenza a Castel Gandolfo: non è possibile. Anche la Congregazione per la Dottrina della Fede rimane in silenzio, notostante 20 richieste.

    Questa tensione è il tema di tutta la Ribalta, cardinali e padri sono coinvolti in un’espressione il proprio rammarico per le sofferenze inflitte a tutte le vittime. Dalle lettere emerge però con chiarezza che l’obiettivo è sempre stato quello di salvaguardare la reputazione dell’istituzione.

    Thomas Doyle, esperto di diritto canonico ed ex-collaboratore della rappresentanza diplomatica della Santa Sede negli Stati Uniti, ricorda che, durante il servizio prestato negli anni ’70 e ’80, molti funzionari di alto rango erano a conoscenza degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e ne discutevano un’altra con membrana della Curia. Ciò significa che emerge l’esistenza di una sorta di «cerchia ristretta».

    È proprio il segregation aggiunto della Congregazione, Charles Scicluna, a dichiarare nel 2012 che nella Chiesa regnava una “cultura mortale del silenzio o “omertà”, intrinseca falsa e ingusta”. Con «omertà», data che richiama il codice di silenzio della mafia, Scicluna riconosce che per i vertici ecclesiastici la buona reputazione dell’istituzione valesse più che fare i conti conti crimini commessi. Inoltre, non devi preoccuparti di tutti i chiarimenti più ricchi.

    La lettera porta tutta la luce della ricerca dal mondo esterno con uno sguardo protettivo sul buco della serratura degli archivi segreti del Vaticano, lasciando intuire quali informazioni potrebbero emergere dall’esame di intero archivio: «Poiché la Chiesa Cattolica è così metodologia e ben organizzata, piccoli campioni ci concordano di ricostruire il quadro completo», dice Terence McKiernan di Bishop Accountability . È quasi come se il vicino mangiasse prefetti e vescovi.

    La storia della Chiesa cattolica è stata pubblicata da Wolf nella Chiesa cattolica e pubblicata in un documento in termini relativi: «Precedentemente possiamo consultare i caratteri romani dal 1900 al 2025, conservati nella Segreteria di Stato e, in particolare, nella Congregazione per la Dottrina della Fede». Dovreste avere una conoscenza dei fatti, lo stesso collaboratore fino al papa, e come siano state prese le decisioni. Anche l’autore Martin Pusch, autore della perizia sull’arcidiocesi, dovrebbe essere l’istituzione di una commissione internazionale e interdisciplinare incaricata di studio l’intero materiale.

    Walter Robinson del Boston Globe afferma che «il problema principale della Chiesa rimane la mancanza di trasparenza; “Non coinvolgere l’importanza di un approfondito saggio di coscienza per riconquistare la fiducia delle persone”. Dubita che la Chiesa acconsentirebbe a rendere pubblici i propri documenti – “e non so se sopravviverebbe a una cosa del genere”.

    La giornalista italiana Federica Tourn, che da anni indaga sui casi di abuso, ha detto: “Se la Chiesa dimostrasse davvero trasparenza sulla questione degli abusi sessuali, tutto crollerebbe”. In secondo luogo, «la struttura della Chiesa è sempre proprio su questo silenzio».

    Terence McKiernan, collezionista di documenti senza unità di stato, viene intervistato sulla direzione della proprietà dei fascicoli: «A chi appartengono questi documenti? Ai responsabili che non solo hanno tollerato gli abusi, ma in alcuni casi li hanno persino orchestrati?
    Oppure tutte le persone che da bambini hanno subito quegli abusi?”

    Un’altra Jennifer Stein, che è stata rappresentante di varie persone a Oakland, ha avuto accesso a un gran numero di persone dalla persona, che alla fine riceve le sue credenziali. «La Chiesa cattolica potrebbe passare le parole ai fatti, se lo volesse; “Potrebbe smettere di nascondere i propri segreti e rendere accessibili tutte le informazioni”.

    Nel 2002 il Boston Globe venne presentato con tutta la luce da abusi negli Stati Uniti, collaboratore del cardinale di Boston questa volta al Giornalista Walter Robinson: «Tu ti occupa della questione da un anno, ma la Chiesa lo fa da secoli. “E crede di poter superare questa tempesta”. Oggi Robinson ha commentato: “Penso che lo credano ancora”.

    La lettura del canonico Patrick Wall dice: “Ho commesso un abuso sessuale su minori e il sistema Loro fanno insabbiamento parte del DNA della Chiesa Cattolica”. Poiché di fatto la Chiesa è organizzata come una monarchia, Wall è convinto: «Il compito del papa è mantenere l’unità. Per questo motivo, nulla cambierà”.

    I rapporti non sono “armadie”, gli archivi del Vaticano.

    Oakland, USA

    469/81s. | Oakland, California/USA

    •  1981: Il vescovo di Oakland riceve la ricchesta di dispensa dallo stateto clericale
    • 1985: Dopo ripetute meinecitazioni, il cardinale Ratzinger risponde: noostante ci siano valide ragioni per dimettere l’uomo, il Dicastero ha bisogno dello stesso tempo per decidere. Il tenere è secondo il giovane e il sacerdote: dimetterlo ora potrebbe nuocere al bene della Chiesa nel suo insieme.
    • 1987: Il primo giorno della sua cerimonia di laurea in quarantena, la sua morte fu oscurata dallo stato del clero.
    •  In secondo luogo, gli spiriti, prassi all-epoca non congedare sacerdoti sotto i 40 anni. La chiesa era agli albori e la gerarchia ecclesiastica sotto Giovanni Paolo II sperava che problemi come il desiderio di sposarsi o le trasgressioni sessuali si sarebbero attenuati con la maturità.

    Wisconsin, Stati Uniti

    11/96-06996 | Wisconsin, Milwaukee/Stati Uniti

    • Luglio 1996: Il vescovo Rembert G. Weakland segnala al Dicastero per la Dottrina della Fede due to sacerdoti autori di abusi.
    • Una delle insegnanti ha riunito circa 200 bambini in una scuola non accademica.
    • Marzo 1997: Il vescovo scrive alla Segnatura Apostolica (Corte suprema vaticana) a causa della mancata risposta.
    • Marzo-aprile 1997: Le risposte del Dicastero (segretario Tarcisio Bertone) e della Segnatura Apostolica si sovrappongono. Il Dicastero è competente; Il vescovo ebbe il suo consenso alla seconda procedura nel decreto del 1962. Fu concessa una procedura penale con l’obbligo di espellere il sacerdote dello stato clericale.
    • Gennaio 1998: Il sacerdote cerca di impugnare il procedimento presso il Dicastero.
    • Aprile 1998: Il Dicastero ha partecipato al procedimento, invitandolo a partecipare anche ad altri procedimenti legali.
    • Maggio 1998: Dopo uncontro, i vescovi decidono di avviare il procedimento penale in corso e di avviarne uno di tipo amministrativo.
    • 21 agosto 1998: Morte del sacerdote.

    Portogallo

    174/72 | Lisbona, Portogallo

    • 1956: Abuso su una bambina.
    • 1972: Segnalazione al Dicastero per la Dottrina della Fede, seguita dall’imposizione del divieto di confessare.
    • 1991: Il cardinale Ratzinger revoca parte della divisione confessionale.

    Springfield, USA

    70/89s. | 1989 Springfield, Illinois/USA

    • 1985: Un regalo proveniente da Springfield è stato trattenuto per 14 anni in un comportamento sedentario; l’avviso viene pubblicato sui media.
    • Febbraio 1989: Il vescovo di Springfield si rivolge al Dicastero; Il sacerdote rifiuta di presentare personalmente richiesta di missioni dallo stato clericale.
    • Luglio 1989: Risposta del Dicastero a cura del cardinale Ratzinger: finché il sacerdote non ne fa richiesta, il Dicastero non può intervenire; riferimento tutte le norme penali del Code di Diritto Canonico.

    Italia

    • 2003: Il vescovo segnala a sacerdote di Savona al Dicastero per la Dottrina della Fede.
    • Aprile 2006: Incontro del vescovo con Scicluna a Roma.
    • Aprile 2006: Il Dicastero afferma che il sacerdote deve presentare richiesta di missioni dallo stato clericale; In questo caso la diocesi dovrebbe essere seguita da un procedimento penale.
    • Nel 2009: La parte del lettore, Francesco Zanardi, proveniente da tutta la diocesi, presentò una denuncia contro il sacerdote.
    • Marzo 2010: Il segretario del Dicastero, Ladaria, chiede aggiornamenti.
    • Due giorni prima: Il sacerdote presenta la richiesta di missione, permanente su sócitazione del nuovo vescovo.

    Colombia

    578/2004-32056 | Pereira, Colombia

    •  2002: Accusa principale contro un sacerdote.
    • 2004: Il Vescovo di Pereira regala alla Dottrina della Fede la vittoria del Dicastero.
    • 2006: Il Dicastero pianifica un procedimento amministrativo.
    • 2010: La Procura avvia un procedimento a seguito di nuove accuse.
    • 2010: Il sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta chiede aggiornamenti sul caso.
    • Il vescovo risponde inizialmente che il caso è stato chiarito, ma successivamente ammette che il sacerdote è stato condannato a pena detentiva.
    • 2014: Morte del sacerdote.

    Crediti

  • 1. IL VATICANO, NEL 1938 PRIMA DELL’ARRIVO DEI NAZISTI: BRUCIA TUTTO

    1. IL VATICANO, NEL 1938 PRIMA DELL’ARRIVO DEI NAZISTI: BRUCIA TUTTO

    I documenti più antichi trovati in questa ricerca fanno riferimento a un momento cruciale della Chiesa cattolica tedesca, l’ascesa del regime nazista, con Pio XI. Essi si trovano negli archivi del Santo Ufficio e della Segreteria di Stato, nella parte aperta ai ricercatori, e sono stati contributi dallo storico Davide F. Jabes. Sono molto significativi perché rivelano che anche allora c’era una comunicazione fluida tra il Vaticano e i vescovi riguardo ai casi di pedofilia, e che per la Chiesa erano informazioni pericolose da nascondere. Il Santo Ufficio ha sempre ordinato questi processi fin dal XVI secolo e Roma ha centralizzato tutti i casi, anche se le diocesi potevano nasconderli a loro. In tempi moderni iniziò a essere regolamentata dall’istruzione del 1922, aggiornata nel 1962, Crimen Sollicitationis, per abusi sessuali nel campo della confessione, e che nel suo capitolo 5 (Crimen pessimum) menzionava espressamente la pederastia. Secondo gli storici, questa regola fu stabilita in parte perché molti casi si verificarono in un paese europeo all’inizio del ventesimo secolo, con “frequenza impressionante”, secondo il Santo Ufficio: avvenne in Spagna. In Germania negli anni ’30, queste informazioni erano molto pericolose se cadevano nelle mani dei nazisti. Il regime di Hitler molestò la Chiesa con campagne diffamatorie e gli abusi sui minori furono una delle accuse più (altro…)

  • Javier e il trionfo della verità nel caso Ramos Gordón: Ho portato avanti la denuncia di abusi sessuali nel Seminario fino in fondo.

    Javier e il trionfo della verità nel caso Ramos Gordón: Ho portato avanti la denuncia di abusi sessuali nel Seminario fino in fondo.

    “Ho detto che se avessi iniziato questa battaglia, l’avrei portata a termine, e così ho fatto.” Javier non ha mai cercato denaro; voleva risposte, giustizia e un risarcimento per il male che lui e il suo fratello gemello avevano subito da bambini nel Seminario Minore di La Bañeza . Dieci anni di instancabile lotta sono culminati in un accordo storico per il pieno risarcimento delle vittime. L’ombra del suo aguzzino, un sacerdote ordinario, gentile e persino stimato, parroco di Tábara , il suo ultimo incarico prima che tutto precipitasse, ha perseguitato Javier fino al punto di causargli dolore.

    Per anni si è rifugiato nel silenzio, prima con la complicità del fratello, poi da solo. Il suo fratello gemello morì in un incidente d’auto a 36 anni, e improvvisamente l’ex seminarista dovette affrontare l’incubo senza alcun sostegno, l’ insopportabile ricordo di quell’anno scolastico 1988-89 al Seminario Minore di La Bañeza, quando erano in terza media e il prete abusatore, José Manuel Ramos Gordón , si abbandonava ai suoi desideri sessuali con i due ragazzi che vivevano lì. “Passarono mesi senza che nessuno fermasse gli abusi; le notti erano diventate piene di paura”, raccontò Javier nella sua prima lettera al Papa.

    Sono trascorsi dieci lunghi e intensi anni nella ricerca della giustizia. Da quando Javier inviò una lettera scritta a mano a Papa Francesco nel novembre 2014, raccontando gli abusi subiti dal sacerdote, fino all’8 gennaio 2026, giorno in cui la Chiesa ha riconosciuto per iscritto, in un accordo firmato con il Governo in piena trasparenza, il pieno risarcimento alle vittime di abusi sessuali all’interno della Chiesa.

    “Ho un senso di soddisfazione, di qualcosa che culmina e che segna l’inizio della fine”, ha dichiarato Javier a La Opinión-El Correo de Zamora, il quotidiano che ha rivelato questo primo caso di pedofilia in Castiglia e León, condannato dalla Santa Sede ma mai risolto. Fino ad ora.

    Dieci anni in cui Javier non si è fermato. “La verità vi renderà liberi…” E quella verità sugli eventi accaduti quasi quarant’anni fa, riconosciuta dallo stesso aggressore e dalla Chiesa, ha dato forza all’ex seminarista per tutto questo tempo.

    Fu proprio quella verità a permettere al caso di Javier di abbattere barriere apparentemente insormontabili. Portò la diocesi di Astorga ad avviare nel 2015 un procedimento penale amministrativo senza precedenti, che culminò con la confessione dei fatti da parte del sacerdote abusante. Portò alla rimozione di Ramos Gordón dal suo incarico di parroco per un periodo “non inferiore a un anno” e all’allora vescovo (ora defunto), Juan Antonio Menéndez, che si scusò “umilmente” con la vittima, offrendo la sua “assistenza a te e alla tua famiglia in qualsiasi modo ne abbiate bisogno”.

    Tuttavia, la condanna “ridicola” di atti così gravi commessi dal “tormentatore della mia infanzia”, ​​senza conseguenze per coloro che li hanno insabbiati – sacerdoti che non hanno fatto nulla pur sapendo cosa stava succedendo – “ci ​​hanno rubato l’infanzia”, ​​ha ripetuto Javier fino alla nausea – ha incoraggiato Javier a continuare la sua instancabile battaglia per la verità, la riparazione e la giustizia. “All’inizio del processo, pensavo che le cose stessero andando per il verso giusto, poi è diventata una farsa completa”, ha dichiarato a questo giornale all’epoca.

    Dovette sopportare come, inspiegabilmente, dopo essere stato condannato dalla Chiesa e mentre già scontava la sua pena lontano dalla parrocchia di Tábara e dai paesi circostanti, il Vescovado di Astorga permise a Ramos Gordón di ricevere un tributo dai parrocchiani di Zamora i quali, ignari di tutto ciò che era accaduto, ritennero che Don José meritasse un addio con un’Eucaristia presieduta dallo stesso carnefice.

    Era come mettere il sale sulla ferita. Javier si è assunto il rischio di sollevare il velo sulla Chiesa per svelare pratiche criminali note, accettate e insabbiate per secoli. Solo dieci anni fa, l’uomo di León decise di mettersi a nudo in una lettera dettagliata e sincera indirizzata a Papa Francesco. Quando rivelare gli abusi sessuali commessi dal clero all’interno della Chiesa era un tabù, un atto audace che comportava il rischio di distruggere l’onore di una persona e della sua famiglia.

    “Non l’ho denunciato per soldi.”
    Javier lo sapeva, ma si fece forza, convinto che sarebbe arrivato fino in fondo alla questione con la verità, e nient’altro che la verità. Ed è così che questo fragile essere umano, che così spesso si sentiva impotente, che così spesso crollava al ricordo dell’orrore, ha agito con incrollabile determinazione per salvare il suo onore e la dignità sua e di suo fratello. “Non l’ho denunciato per soldi, cercavo solo la verità e volevo riabilitare il nostro onore”, ha dichiarato a questo giornale in una lunga e sincera intervista.

    Il quotidiano La Opinión-El Correo de Zamora ha raccontato a puntate la terribile esperienza vissuta dai gemelli grazie alla storia di Javier , all’epoca noto con le iniziali FL. Egli rivelò di essersi sentito “ingannato” dallo svolgimento del processo canonico e lo espresse nuovamente in una lettera a Papa Francesco, “con il cuore in gola e spezzato dal dolore”, dopo le “false promesse” di risarcimento per l’accaduto.

    «Che prezzo darebbe alla sua infanzia?» gli chiese il giudice canonico durante il processo. «Vedendo che non sapevo cosa rispondere, il reverendo Giulio disse: “Se le offrissimo cinquantamila euro, potrebbe offendersi”. Sentendo ciò, chiesi se si riferissero a un risarcimento in denaro. La risposta di entrambi i presenti fu: “Certamente”. Non sapevo cosa dire, né quale somma proporre. Allora il reverendo Giulio aggiunse: “Si fidi di questi due sacerdoti e faccia come si fa in altre parti del mondo”. Così feci». Erano tutte bugie. «Santità, come crede che mi senta?» chiese a Francesco I in quel momento.

    La reazione tiepida e incostante della Chiesa si è scontrata con l’inaspettata e problematica battuta d’arresto della pubblicazione del caso su questo giornale, e in seguito con il sostegno degli ex compagni di classe dei gemelli che hanno corroborato la versione dei fatti di Javier. Ben 25 ex seminaristi di La Bañeza e Astorga hanno appoggiato l’accusa contro Ramos Gordón e, cosa per cui Javier si era tanto battuto, hanno chiesto che coloro che avevano insabbiato la vicenda rispondessero delle loro azioni. Si trattava di tutor e professori dei seminari, uomini identificati per nome, “che, pur sapendo cosa stava succedendo e avendo il dovere di impedirlo, non lo hanno fatto”. Non si sono mai assunti la responsabilità, né alcuno gliel’ha mai chiesta.

    “Un’immensa gratitudine”
    Quegli stessi colleghi del denunciante hanno organizzato una manifestazione insolita per le vie di Astorga, guidati da uno striscione con la scritta: “Lo abbiamo subito tutti, e loro l’hanno insabbiato. Siamo tutti vittime”. Mai prima d’ora si era verificato un evento simile presso la diocesi. “Provo un’enorme gratitudine verso quegli ex colleghi che erano al mio fianco quando ho iniziato questa battaglia; li ho sempre tenuti a mente e il sostegno che mi hanno dato è stato molto importante per me”, ha detto Javier con gratitudine.

    La sua denuncia ha incoraggiato altri ex seminaristi a seguire la stessa strada. Come Emiliano Fernández di León, che non ha esitato a scendere in piazza ad Astorga con il suo immancabile striscione per chiedere giustizia. “Siamo stati distrutti. Fermare gli abusi sessuali è un’impresa monumentale. Giustizia!” gridava al passaggio dei cortei . Emiliano è scomparso, ma avrebbe sicuramente accompagnato Javier fino alla fine nella lotta per la giustizia e avrebbe accolto con favore l’accordo tra il Governo e la Chiesa cattolica per un risarcimento completo alle vittime di abusi sessuali.

    Il percorso di Javier è stato costellato di disillusioni e delusioni, di promesse non mantenute. Ha incontrato gli ultimi tre presidenti della Conferenza Episcopale: Ricardo Blázquez, Juan José Omella e l’attuale, Luis Arguello . Ha ricevuto “conforto e parole gentili”, sebbene con Arguello abbia ammesso: “qualcosa è cambiato”.

    Spinto dalla promessa di una probabile vittoria e di un accordo potenzialmente redditizio, Javier fu avvicinato da avvocati opportunisti, alcuni dei quali sedicenti esperti di diritto canonico, convinti di aver fatto centro. E la vittima, desiderosa di giustizia e risarcimento, si lasciò convincere. Affidò il suo caso a presunti professionisti che gli assicurarono un indennizzo per i danni subiti. Tutto si rivelò inutile.

    Allo stesso modo, nel contesto del “caso Ramos Gordón” e di altri casi che hanno fatto notizia, è nata l’Associazione Nazionale per l’Infanzia Rubata, con Javier tra i fondatori e presieduta da Juan Cuatrecasas, padre di uno studente della scuola Gaztelueta, che ha ottenuto la condanna di un insegnante dell’Opus Dei che aveva abusato di suo figlio. La creazione dell’Associazione per l’Infanzia Rubata è stata un passo decisivo in quanto ha unito le vittime nella lotta per la giustizia, fornendo una piattaforma a coloro che fino ad allora avevano agito da soli nelle loro denunce.

    Grazie al suo intervento, Javier e altre vittime sono arrivati ​​a Roma, alla Conferenza Episcopale e al Consiglio d’Europa , che hanno approvato il riconoscimento e il risarcimento per le vittime europee di abusi sessuali e maltrattamenti fisici e psicologici. Si sono inoltre rivolti al Congresso dei Deputati, al Difensore civico e al Governo spagnolo.

    È il massimo organo esecutivo che ha avviato il negoziato con la Conferenza Episcopale, la quale, non senza superare ostacoli e con la spinta decisiva del Vaticano, ha forgiato uno storico accordo per la riparazione integrale delle vittime di abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa.

    “Non sarebbe mai dovuto succedere”
    L’accordo è stato firmato l’8 gennaio 2026 dal Ministro della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con le Cortes, Félix Bolaños; dal Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, Luis Argüello; e dal Presidente della Conferenza Spagnola dei Religiosi, Jesús Díaz Sariego . “Dopo decenni di silenzio e insabbiamenti, dopo aver incontrato un muro, oggi possiamo affermare che la democrazia spagnola sta adempiendo ai suoi obblighi nei confronti delle vittime di abusi”, ha sottolineato il Ministro della Presidenza Javier Bolaños.

    Il giorno seguente, un gruppo di vittime, tra cui Javier, fu ricevuto dal Primo Ministro Pedro Sánchez al Palazzo della Moncloa.

    https://www.laopiniondezamora.es/comarcas/2026/01/11/javier-triunfo-caso-ramos-gordon-125558347.html

  • I vescovi polacchi creano una commissione indipendente per indagare sugli abusi nella Chiesa

    I vescovi polacchi creano una commissione indipendente per indagare sugli abusi nella Chiesa

    La Conferenza Episcopale Polacca ha approvato la creazione di una Commissione di Esperti Indipendenti per indagare sul fenomeno degli abusi sessuali su minori nella Chiesa in Polonia.

    Secondo un comunicato del portavoce dell’episcopato polacco, il gesuita Leszek Gęsiak, la decisione è stata adottata l’11 marzo durante la 404ª Assemblea Plenaria dei vescovi, nel corso della quale sono state approvate anche le norme di funzionamento e lo statuto del nuovo organismo.

    Una commissione con personalità giuridica pubblica

    Dopo aver approvato i documenti che ne regolano il funzionamento, i vescovi hanno deciso di costituire formalmente la Commissione di Esperti Indipendenti per l’indagine sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa in Polonia, conferendole inoltre personalità giuridica pubblica.

    La conferenza episcopale ha spiegato che lo statuto della commissione è stato approvato dopo aver consultato la Conferenza dei Superiori Maggiori degli Ordini Religiosi Maschili in Polonia e la Conferenza dei Superiori Maggiori delle Congregazioni Religiose Femminili.

    Inoltre, i vescovi hanno approvato anche l’accordo che permetterà la creazione formale dell’organismo, che sarà firmato dalla Conferenza Episcopale Polacca insieme alle organizzazioni che rappresentano le congregazioni religiose maschili e femminili del paese.

    Presentazione pubblica dei documenti

    La Conferenza Episcopale Polacca ha annunciato che i testi dei documenti approvati saranno pubblicati e spiegati in una conferenza stampa al termine dell’assemblea plenaria.

    L’intervento è previsto per il 12 marzo alle 15:00, momento in cui saranno forniti ulteriori dettagli sul funzionamento e sugli obiettivi della nuova commissione.

    Con questa decisione, l’episcopato polacco istituisce un nuovo organismo destinato a indagare sul fenomeno degli abusi sessuali contro minori nell’ambito della Chiesa in Polonia.

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    https://infovaticana.com/it/2026/03/12/i-vescovi-polacchi-creano-una-commissione-indipendente-per-indagare-sugli-abusi-nella-chiesa/