Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Leone XIV, gli abusi sessuali e la notizia che non c’era

    Leone XIV, gli abusi sessuali e la notizia che non c’era

    Esistono notizie che non esistono e spesso i giornali si affidano proprio ad esse per veicolare messaggi fuorvianti e ideologici. Un esempio perfetto è la visita di papa Leone XIV in Francia, che a detta di tutti, sostenitori e detrattori del papato, è stata un successo inaspettato.

    Il successo di Leone XIV in Francia

    Alcuni giornali, in patria e all’estero, avrebbero forse preferito assistere a un flop, avrebbero così potuto glissare o stigmatizzare alcune delle dichiarazioni più forti di Leone XIV, come quelle a difesa della dignità della vita, soprattutto quando è infragilita dalla malattia e dalla disabilità, e contro l’eutanasia.

    Non potendo però criticare una visita che ha battuto tutti i record di partecipazione popolare (che spettacolo le decine di migliaia di giovani allo Stade de France), tanto che perfino Emmanuel Macron, per non perdere la faccia, ha dovuto partecipare in extremis a una messa del Pontefice, alcuni giornali hanno deciso di mettere in piedi un’operazione di distrazione di massa.

    Gli abusi sessuali “sistemici” nella Chiesa

    Del terzo giorno di visita a Lourdes gli organi di informazione hanno trattenuto soprattutto una cosa: «A Lourdes papa Leone XIV riconosce il carattere “sistemico” delle violenze sessuali nella Chiesa» (Rfi), «Papa Leone XIV riconosce il carattere “sistemico” delle violenze sessuali nella Chiesa» (France24), «Il Papa ha incontrato le vittime di abusi sessuali, riconoscendo, secondo una di loro, il “carattere sistemico” delle violenze sessuali» (Le Monde), «“Giornata memorabile” per le vittime di violenze sessuali ricevute da Leone XIV, che ha riconosciuto il loro “carattere sistemico” nella Chiesa» (Libération).

    Perché tanta enfasi su questo termine, “sistemico”, utilizzato nel rapporto definitivo della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), un rapporto che come abbiamo già ricordato in passato è pieno di falle metodologiche e di contenuto? Perché se la piaga degli abusi nella Chiesa è “sistemica”, non si tratta soltanto di condannare gli autori delle violenze ma di riformare radicalmente la Chiesa cattolica. E poiché chi fa parte del “sistema” non può cambiarlo, spetta alla società, ai giornali, ai tribunali, alle associazioni delle vittime, all’opinione pubblica cambiare la Chiesa. E renderla più adeguata allo spirito del tempo, come dimostrano le raccomandazioni contenute alla fine del rapporto della Ciase (dal sacerdozio femminile all’abolizione del celibato).

    Il termine mai usato dal Papa

    Se papa Leone XIV riconoscesse che gli abusi sessuali sono “sistemici” sarebbe clamoroso: un papa che propone di smantellare la Chiesa è una notizia storica. Peccato (o per fortuna) che Leone XIV non abbia mai usato quel termine.

    Tutti i giornali hanno ripreso la dichiarazione di una vittima di abusi sessuali, mettendola in bocca al Pontefice, e l’hanno fatta talmente grossa che Leone XIV si è sentito in dovere di rettificare l’errore.

    La rettifica di Leone XIV

    Sul volo di ritorno del Papa verso Roma, un giornalista francese di Famille Chrétienne, Cyriac Zeller, ha domandato a Leone XIV: «Ritiene che gli abusi sessuali nella Chiesa siano “sistemici”?». Il Papa ha risposto:

    «Vorrei innanzitutto precisare che, nell’incontro con quelle sette vittime, avevo chiesto loro di aiutarmi anche a esprimere ad altre vittime la disponibilità – mia e della Chiesa – ad ascoltarle e ad accompagnarle nel loro cammino verso la guarigione, riconoscendo il dolore che è stato causato nelle loro vite a causa di situazioni di abuso. Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente, preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per così dire, come sistema, hanno agito in modo abusivo. Ma credo sia importante fare questa distinzione».

    Riconoscere gli abusi, evitare la gogna

    L’attenzione verso le vittime di abusi sessuali resta, la condanna di coloro che hanno compiuto le violenze resta, la sottolineatura sulla necessità che la Chiesa agisca in tutte le sedi per fermare gli abusi e per cambiare procedure e atteggiamenti che hanno favorito le violenze (come fatto già da Benedetto XVI e papa Francesco) resta.

    Ma le violenze sessuali non sono il prodotto di un «sistema» e non si può generalizzare, anche per non incappare in clamorosi errori e gogne mediatiche (come quelle contro Aupetit e Barbarin in Francia o Pell in Australia). La sottolineatura del Papa è fondamentale e la distinzione non è secondaria.

    Molti giornali hanno riportato la notizia della rettifica senza enfasi, altri si sono invece risentiti: come si permette il Papa di non pensarla come noi? Emblematico l’attacco del pezzo in merito di Libération: «Leone XIV avrebbe potuto evitare». Esistono notizie che non esistono, ma qualcuno non è d’accordo.

    Leone XIV, gli abusi sessuali e la notizia che non c’era

  • Abusi, accuse alle diocesi del Massachusetts. I vescovi: «Abbiamo fallito». Ora l’impegno per proteggere i minori

    Abusi, accuse alle diocesi del Massachusetts. I vescovi: «Abbiamo fallito». Ora l’impegno per proteggere i minori

    «Abbiamo fallito nel proteggervi quando eravate più vulnerabili». Le diocesi statunitensi di Fall River, Springfield e Worcester riconoscono le responsabilità del passato, chiedono perdono ai sopravvissuti e assicurano che l’impegno per la sicurezza dei minori resta una priorità. Le reazioni sono arrivate dopo la pubblicazione del rapporto della procura generale del Massachusetts, un documento di oltre duecento pagine che ricostruisce decenni di abusi sessuali e gravi inadempienze nella risposta delle istituzioni ecclesiali. Le tre diocesi non contestano il quadro storico delineato dall’indagine, ammettono gli errori e chiedono perdono per le sofferenze inflitte alle vittima: ammissione che va di pari passo con l’impegno a continuare a migliorare le norme e i provvedimento introdotti dopo il 2002.
    Le parole più nette sono quelle del vescovo di Fall River, Edgar M. da Cunha, che si è detto «pieno di dolore» davanti al resoconto di episodi e prassi espressione di «tragici fallimenti» nella protezione delle persone più vulnerabili. «A tutti i sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, chiedo profondamente scusa. Noi come Chiesa vi abbiamo mancato quando eravate più vulnerabili», afferma il vescovo. La diocesi, aggiunge il presule, intende continuare ad accompagnare le vittime, assumersi le proprie responsabilità e fare quanto possibile perché nessun altro bambino debba subire violenze analoghe. Da Cunha assicura, inoltre, che l’ascolto e il percorso di guarigione dei sopravvissuti, assieme all’applicazione degli standard professionali e delle politiche di prevenzione, rimangono le principali priorità della Chiesa locale. La diocesi di Fall River, tra l’altro, cinque anni fa ha pubblicato un elenco di membri del clero destinatari di accuse ritenute credibili, comprendente casi risalenti a oltre settant’anni fa. Tra le prassi introdotte, nota ancora il presule, c’è quella di segnalare alle autorità civili ogni accusa di abuso su un minore, anche quando la persona che presenta la denuncia è ormai adulta. Ma le misure adottate non si fermano qui: ci sono anche gli accordi con le procure distrettuali per fornire la documentazione necessaria alle indagini anche senza un ordine del giudice, il rafforzamento dei protocolli per la gestione delle segnalazioni e il potenziamento dell’Ufficio per gli ambienti sicuri e l’assistenza alle vittime. Sono inoltre previsti controlli sui precedenti, codici di condotta e programmi di formazione obbligatoria per sacerdoti, dipendenti, ministri e volontari.
    Anche il vescovo di Springfield, William D. Byrne, definisce il documento della procura «un richiamo che induce all’umiltà» e alla necessità di mantenere una vigilanza costante nella gestione di ogni segnalazione. Byrne ringrazia i sopravvissuti che hanno trovato il coraggio di raccontare quanto subito e riconosce nel rapporto un documento storico importante, capace di dare voce alle vittime. La diocesi, assicura ancora il presule, esaminerà le raccomandazioni della procuratrice generale e resterà aperta a ulteriori miglioramenti, anche se già prima della pubblicazione del rapporto nella comunità locale è stato avviato un processo volto a correggere i fallimenti del passato, adottando procedure che tengono conto degli effetti del trauma sulle vittime. La stessa diocesi, poi, ha sottoscritto un protocollo con le tre procure competenti per il Massachusetts occidentale: in base all’accordo, le accuse vengono esaminate anzitutto dalle forze dell’ordine e soltanto in seguito dagli organismi ecclesiali. È stato inoltre ampliato l’elenco pubblico delle persone accusate in modo credibile, includendo sacerdoti già deceduti al momento della denuncia, membri di istituti religiosi, esponenti del clero provenienti da altre diocesi e dipendenti laici. Il vescovo Byrne, quindi, auspicato che le indicazioni formulate dalla procura non rimangano circoscritte alle diocesi cattoliche, ma possano diventare un riferimento anche per scuole, associazioni giovanili e altre organizzazioni impegnate con i minori. Il vescovo ha così richiamato una responsabilità condivisa nella costruzione di efficaci sistemi di prevenzione, ascolto e intervento, senza negare la specificità e la gravità delle responsabilità ecclesiali descritte nell’indagine.
    Più articolata, e maggiormente concentrata sui cambiamenti già compiuti, la reazione della diocesi di Worcester: la nota ufficiale riporta le scuse pronunciate dal vescovo Robert J. McManus nel rapporto diocesano del 2022: «Come vostro vescovo, sono profondamente dispiaciuto per gli abusi sui minori commessi da sacerdoti di questa diocesi dalla sua fondazione, nel marzo 1950». La diocesi, inoltre, afferma di accogliere il documento della procura generale, sottolineando la collaborazione assicurata durante l’indagine e ricordando che dal 2002 tutte le nuove segnalazioni sono state trasmesse immediatamente alla procura distrettuale competente. Il comunicato della diocesi, inoltre, sottolinea che la grande maggioranza degli episodi ricostruiti risale a un periodo compreso tra quaranta e sessant’anni fa, richiamando l’attenzione ai cambiamenti introdotti nel frattempo nella selezione dei candidati al sacerdozio, nella formazione sulla sicurezza degli ambienti ecclesiali e nell’esame delle denunce da parte di assistenti sociali e di un organismo consultivo composto in maggioranza da esperti indipendenti. A dimostrare l’efficacia delle misure adottate, sottolinea ancora la diocesi di Worcester, è il fatto di aver superato ogni anno le verifiche esterne previste dalla Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, adottata nel 2002 dall’episcopato statunitense. Ma, continua il comunicato, l’impegno a fare meglio non verrà meno e il rapporto della procura verrà approfondito per individuare altre possibili misure a sostegno delle vittime e per rafforzare ulteriormente la tutela dei minori.
    I dati dell’indagine
    Avviata nel 2019 dall’allora procuratrice generale Maura Healey, oggi governatrice del Massachusetts, l’indagine ha comportato l’esame di oltre 300mila pagine di documenti e più di cento colloqui con sopravvissuti, avvocati, rappresentanti delle associazioni, sacerdoti, dirigenti e dipendenti delle diocesi. Il rapporto censisce complessivamente 275 esponenti del clero accusati e 944 vittime: 92 accusati e 469 persone coinvolte a Fall River, 93 e 259 a Springfield, 90 e 216 a Worcester. Gli investigatori precisano che questi dati, ricavati dagli archivi diocesani e da altre fonti, non sono stati filtrati attraverso una valutazione della credibilità di ogni singola accusa. Non equivalgono quindi a un accertamento giudiziario individuale per ciascuna delle persone menzionate.
    La maggior parte dei fatti risale a prima del 2002, l’anno in cui l’inchiesta del Boston Globe sull’arcidiocesi di Boston portò la questione degli abusi e delle coperture ecclesiali all’attenzione internazionale. Dopo quella cesura, le diocesi del Massachusetts hanno istituito uffici per la protezione dei minori e l’assistenza alle vittime e hanno adottato nuove regole per la segnalazione e la verifica delle accuse. Il rapporto riconosce che sono state realizzate riforme importanti, ma sostiene che le procedure introdotte non siano state sempre applicate in modo uniforme.
    Per il periodo precedente al 2002, la procura descrive una serie di comportamenti che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito agli abusi di proseguire: la mancata risposta a denunce e segnali d’allarme; il trasferimento di sacerdoti accusati o responsabili da una parrocchia all’altra, senza rendere note le ragioni del provvedimento; il ritorno nel ministero dopo periodi di trattamento senza un’adeguata supervisione; l’insufficiente applicazione delle restrizioni imposte; l’occultamento delle ragioni alla base della rimozione di un sacerdote; la mancata segnalazione sistematica alle autorità civili.
    La procuratrice generale Andrea Joy Campbell ha accusato i responsabili delle diocesi di avere troppo spesso protetto la reputazione dell’istituzione anziché i bambini. Ha tuttavia precisato che l’indagine «non aveva lo scopo di demonizzare una fede o una Chiesa», ma di cercare giustizia e accertare le responsabilità. «Dietro ciascuno di quei numeri», ha detto, «c’è un bambino la cui sicurezza è stata violata, una famiglia cambiata per sempre e un sopravvissuto che ha portato il trauma per anni e, in molti casi, per decenni».
    Una contestazione specifica riguarda Worcester, indicata come l’unica diocesi cattolica del Massachusetts a non mantenere sul proprio sito un elenco organico e facilmente accessibile degli esponenti del clero destinatari di accuse giudicate credibili. Pur avendo comunicato nomi alle autorità e pubblicato nel tempo alcune informazioni, secondo la procura la diocesi non dispone ancora di uno strumento pubblico stabile e aggiornato. La procuratrice Campbell ha chiesto che venga predisposto, considerandolo un passaggio necessario sul piano della trasparenza e del riconoscimento dovuto ai sopravvissuti.
    Il rapporto non ha prodotto una nuova serie di incriminazioni, anche perché, secondo la procura, in molti casi i termini di prescrizione sono scaduti, i presunti responsabili sono morti oppure le condotte individuate non erano configurate come reato dalla legislazione in vigore quando furono commesse, mentre le norme successive non possono essere applicate retroattivamente. In tre casi, però, gli atti sono stati comunque trasmessi alle procure distrettuali competenti; uno di quelli inviati nella contea di Worcester ha portato alla formulazione di accuse penali. Accanto alle raccomandazioni indirizzate alle diocesi, la Campbell ha chiesto al Parlamento statale di eliminare i termini di prescrizione per le azioni civili relative agli abusi sessuali subiti durante l’infanzia e di rafforzare gli strumenti a disposizione dei sopravvissuti. Per la procuratrice, infatti, la pubblicazione del rapporto deve rappresentare non la conclusione del percorso, ma un passaggio verso una maggiore responsabilità delle istituzioni, una più ampia trasparenza e un sostegno effettivo a chi continua a portare le conseguenze delle violenze.
    https://www.avvenire.it/chiesa/abusi-accuse-alle-diocesi-del-massachusetts-i-vescovi-abbiamo-fallito-ora-limpegno-per-proteggere-i-minori_113734
  • Sedici anni per certificare gli abusi di un prete argentino. Leone XIV salva l’opera religiosa e cancella il fondatore

    Sedici anni per certificare gli abusi di un prete argentino. Leone XIV salva l’opera religiosa e cancella il fondatore

    Ci sono voluti almeno sedici anni, la morte dell’accusato e ben due processi canonici perché il Vaticano mettesse definitivamente nero su bianco la responsabilità di padre Carlos Miguel Buela, fondatore argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato, una delle realtà religiose più ramificate del cattolicesimo conservatore, oggi presente in decine di Paesi. Ma la storia degli abusi e dei crimini di Buela era nota ai vertici della Chiesa da molto tempo. Già nel 2009 Benedetto XVI era stato informato personalmente delle accuse contro il sacerdote argentino. L’anno successivo, un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata riferiva di denunce ritenute verosimili su «comportamenti moralmente inappropriati» nei confronti di giovani dell’Istituto. L’indagine aveva accertato una pluralità di fatti, la loro gravità era resa ancora più pesante dalla concentrazione di potere nelle mani di questo prete perchè era fondatore, superiore generale e direttore spirituale.

  • I vescovi svizzeri incontrano le associazioni di vittime di abusi sessuali

    I vescovi svizzeri incontrano le associazioni di vittime di abusi sessuali

    Il 21 settembre 2026, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha incontrato rappresentanti delle tre organizzazioni di persone interessate da abusi delle tre regioni linguistiche. La CVS ha deciso un nuovo stanziamento di 300.000 franchi a favore del fondo di indennizzo.

    I vescovi e gli abati territoriali della Svizzera hanno incontrato rappresentanti di IGM!kU, del gruppo SAPEC e di GAVA, in occasione della 353ª Assemblea ordinaria della CVS, presso il monastero di Fischingen, nel Canton Turgovia. Si tratta delle tre organizzazioni di persone interessate da abusi provenienti dalle tre regioni linguistiche.

    I colloqui hanno riguardato le misure attuate dopo la pubblicazione, nel 2023, dello studio pilota dell’Università di Zurigo, riferisce la CVS in un comunicato del 24 settembre. I presenti hanno esaminato le aspettative delle organizzazioni in materia di prevenzione, gestione dei casi e accompagnamento. È stata inoltre auspicata una collaborazione più stretta e duratura tra queste organizzazioni e la Conferenza episcopale.

    Per garantire la liquidità del fondo di indennizzo delle vittime nel 2026, l’istituzione ha deciso di effettuare un undicesimo stanziamento, per un importo di 300.000 franchi.

    Quale valore aggiunto per il Consiglio delle donne?

    Si è inoltre svolto un incontro tra i membri della CVS e quelli del Consiglio delle donne. Il punto di partenza era la domanda guida elaborata dal Consiglio della CVS nell’ambito di un processo sinodale: «Qual è il valore aggiunto del Consiglio delle donne per la CVS?»

    Le partecipanti hanno preso parte a una conversazione nello spirito del percorso sinodale. L’ascolto comune della Parola di Dio, l’ascolto reciproco e il discernimento spirituale condiviso hanno costituito il cuore di questo percorso.

    Gli scambi hanno portato a constatazioni e prese di posizione condivise in sessione plenaria. I presenti hanno sottolineato la volontà comune di approfondire le proprie relazioni, rafforzare la fiducia reciproca e dedicare maggior tempo gli uni agli altri.

    «Lo sguardo autonomo del Consiglio delle donne è stato presentato come un particolare valore aggiunto, nella misura in cui apre nuove prospettive e può contribuire a osare insieme, nello spirito del Vangelo, passi coraggiosi verso il futuro», afferma la CVS.

    L’importanza delle nuove comunità linguistiche

    I membri della CVS hanno inoltre incontrato Isabel Vasquez, direttrice nazionale di migratio, per discutere degli sviluppi attuali e delle sfide future della pastorale migratoria in Svizzera.

    Le discussioni si sono concentrate sull’attuazione del concetto globale «Verso una pastorale interculturale». È stata sottolineata la crescente importanza delle nuove comunità linguistiche e culturali, così come la possibilità di valorizzare maggiormente la diversità della Chiesa come risorsa per il suo sviluppo pastorale e sinodale.

    La discussione ha riguardato la collaborazione tra le diocesi, le missioni linguistiche, le Chiese cattoliche orientali e migratio, nonché le questioni relative alla missio canonica e alla responsabilità pastorale.

    All’ordine del giorno vi erano anche i temi della prevenzione, dello sviluppo della qualità e dell’accompagnamento delle operatrici e degli operatori pastorali. Sono stati inoltre affrontati la sostenibilità e il finanziamento a lungo termine della pastorale migratoria, così come una maggiore visibilità delle tematiche ad essa collegate nella comunicazione ecclesiale.

    La CVS ha ribadito l’importanza di una pastorale migratoria coordinata, capace di riunire persone di lingue, culture e tradizioni diverse attorno a una missione ecclesiale comune.

    È stato sottolineato che la diversità culturale della Chiesa non costituisce soltanto una sfida pastorale, ma rappresenta anche un’opportunità per il futuro della Chiesa in Svizzera.

    Nuovo regolamento per il Centro di pastorale liturgica pastorale romando

    Alla fine del 2026, l’associazione responsabile del Centro romando di pastorale liturgica (CRPL) sarà sciolta. Le sue competenze e attività saranno assunte dal CRPL in quanto servizio della CVS. Il nuovo regolamento definisce il quadro giuridico, le competenze, nonché l’organizzazione e il funzionamento di questo Servizio.

    Con l’integrazione del CRPL nelle strutture della CVS, a partire dal 1° gennaio 2027, l’inquadramento istituzionale del Centro liturgico francofono sarà armonizzato con quello dell’Istituto liturgico della Svizzera tedesca. Quest’ultimo opera già da molti anni come Servizio della CVS, sotto la responsabilità regionale linguistica della Deutschschweizerische Ordinarienkonferenz (DOK).

    Riunire le diversità linguistiche e culturali

    I membri della CVS e della presidenza della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) si sono riuniti con la Commissione per la sinodalità in occasione della terza Giornata della sinodalità.

    Le discussioni hanno riguardato principalmente le esperienze maturate in materia di sinodalità nelle diocesi. È stato inoltre presentato il progetto nazionale «Cattolico multilingue», che mira a riunire le diversità linguistiche e culturali della Chiesa cattolica in Svizzera come risorsa comune, nonché a sviluppare prospettive concrete per promuovere la comunione, la partecipazione e la missione.

    I partecipanti hanno approvato l’attuazione del progetto, la cui prima fase inizierà nell’ottobre 2026 con scambi sinodali decentrati.

    Un rapporto specifico dedicato alla Giornata della sinodalità sarà pubblicato il 25 settembre 2026.

    (cath.ch/com/rz/traduzione e adattamento redazionecatt)

    Nomine

    I membri della CVS hanno proceduto alle seguenti nomine:

    • Marianne Pohl-Henzen, della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, è stata nominata delegata della CVS nel Consiglio di fondazione di Azione Quaresimale per un secondo mandato, dal 1° marzo 2026 (con effetto retroattivo) al 14 giugno 2030.
    • Patrizia Cattaneo Beretta, della diocesi di Lugano, è stata nominata difensora del vincolo matrimoniale presso il Tribunale ecclesiastico interdiocesano svizzero (ISKG

    https://catt.ch/newsi/i-vescovi-svizzeri-incontrano-le-associazioni-di-vittime-di-abusi-sessuali-2026-09-24

  • Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    A seguito della ripresa del processo Próvolo II presso la Seconda Corte Penale Collegiale, i giudici Gabriel Bragagnolo, Federico Martínez e Juan Manuel Pina hanno condannato suor Kumiko Kosaka a 20 anni di reclusione . Non è stata trattenuta in custodia cautelare in attesa della sentenza definitiva (la difesa presenterà ricorso), ma le è stato vietato di lasciare la provincia e il suo passaporto è stato confiscato. Le è stato inoltre interdetto l’esercizio della professione a contatto con minori per 10 anni.

    Lei è una delle protagoniste degli abusi sessuali subiti da minori non udenti all’interno della struttura situata nel dipartimento di Luján de Cuyo.

    La decisione dei giudici è giunta dopo una pausa successiva all’udienza di mercoledì. Durante tale sessione, la Procura, rappresentata da Alejandro Iturbide , e i querelanti, guidati dagli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour, hanno raggiunto un accordo unanime per richiedere una condanna a 22 anni di reclusione e l’ immediata reclusione della suora giapponese.

    Da parte sua, il team di difesa legale di Kosaka , composto dagli avvocati Carlos Varela Álvarez ed Enoc Ortiz , si era formalmente opposto all’entità della pena richiesta dall’accusa, chiedendo il rigetto della richiesta.

    Tuttavia, dopo aver analizzato le argomentazioni presentate durante l’udienza, svoltasi a porte chiuse poiché riguardava reati contro l’integrità sessuale e un’azione penale privata, il giudice ha infine accolto la richiesta di condanna, ma infliggendo una pena di 20 anni anziché 22.

    Un mese fa, la Corte Suprema di Giustizia di Mendoza aveva condannato Kumiko Kosaka per reati sessuali contro studenti sordi dell’Istituto Próvolo di Luján de Cuyo, in una sentenza che ribaltava l’assoluzione di cui era stata vincitrice nell’ottobre del 2023.

    La suora giapponese è stata condannata come complice in due casi di abusi commessi da padre Horacio Corbacho, condannato nel 2019 a 45 anni di carcere, e come autrice di tre capi d’accusa per abusi sessuali semplici, consistenti in palpeggiamenti inappropriati ai danni di ex studentesse dell’istituto. È stata assolta da un’accusa di abuso sessuale semplice e da un’accusa di intralcio alla giustizia.

    La Corte ha rinviato il caso a un tribunale di primo grado per la determinazione della pena , che è avvenuta durante le udienze tenutesi mercoledì e giovedì di questa settimana.

    Nella sua sentenza di quasi 300 pagine, la Corte ha sostenuto che il tribunale di primo grado che aveva assolto Kosaka nel 2023 aveva valutato le prove in modo frammentario anziché esaustivo, giungendo così a un verdetto inappropriato. Diversi episodi per i quali è stata condannata sono direttamente collegati ad abusi per i quali Corbacho ha ricevuto condanne definitive, confermate sia dal Tribunale provinciale di Mendoza che dalla Corte suprema argentina.

    La stessa sentenza ha confermato l’assoluzione delle altre otto donne processate insieme a Kosaka , tra cui suor Asunción Martínez, l’ex rappresentante legale dell’Istituto Próvolo Graciela Pascual, un’ex direttrice e l’ex cuoca dell’istituto. La Corte ha stabilito che non era stato provato che non avessero denunciato gli episodi.

    Il caso Próvolo è venuto alla luce nel novembre 2016 e ha portato a uno dei più gravi casi di abusi sessuali nella storia della Chiesa in Argentina. Nel primo mega-processo , nel 2019, sono stati condannati i sacerdoti Corbacho (45 anni) e Nicola Corradi (42 anni), l’ex giardiniere Armando Gómez (18 anni) e l’ex chierichetto Jorge Bordón (10 anni, nel 2018). Corradi è morto nel 2021.

    https://www.elsol.com.ar/policiales/caso-provolo-ii-20-anos-de-prision-para-la-monja-kumiko-kosaka-que-quedara-libre/

  • «Denunciare gli abusi alla Chiesa non serve a nulla»: le vittime di Rupnik scrivono al papa

    «Denunciare gli abusi alla Chiesa non serve a nulla»: le vittime di Rupnik scrivono al papa

    Papa Leone si prepara a partire per il suo viaggio apostolico in Francia appesantito da un notevole bagaglio di polemiche e un altrettanto importante corredo di aspettative, che rischiano di offuscare del tutto l’evento della sua visita a Parigi. Poco importa se un pontefice sbarca nella Ville Lumière per la prima volta dopo il 2008, quando Ratzinger andò in visita nella capitale francese (mentre Francesco ostentatamente ha sempre evitato di metterci piede, disertando persino la visita a Notre Dame restaurata, nel dicembre 2024), gli sguardi di tutto il mondo saranno puntati su Lourdes, dove il papa arriverà nel pomeriggio di sabato 26 settembre, e in particolare sulla Basilica del Rosario pudicamente coperta come la fanciulla vagheggiata dal ministro Tajani.

    Sotto quei pannelli che oggi rivestono la facciata della Basilica ci sono, come è noto, i famigerati mosaici dell’ex gesuita e artista sloveno don Marko Rupnik, sempre sotto processo per abusi sessuali al Dicastero per la Dottrina della fede.

    A Lourdes delle vittime di Rupnik, però, non si vedrà nemmeno l’ombra. Non sono attese né desiderate ma la loro presenza sarà ugualmente pervasiva nelle 24 ore in cui Prevost si tratterrà al Santuario. Cinque di loro – Gloria Branciani, Mirjam Kovač, suor Samuelle, Vida Bernard e Pia (lo pseudonimo usato per l’intervista che uscì su Domani) hanno scritto una lettera aperta al papa proprio per questa occasione, in cui chiedono, non senza una certa disillusione, di non essere dimenticate:

    Abbiamo deciso di scriverLe in occasione del suo viaggio in Francia e, in particolare, della Sua visita a Lourdes, dove incontrerà vittime di abusi come noi, in un luogo dove non saranno più visibili, sulla facciata della basilica, i mosaici di don Rupnik, a seguito della decisione di Sua Eccellenza Monsignor Jean-Marc Micas, Vescovo di Tarbes e Lourdes, di coprirli definitivamente. Un gesto fortissimo e coraggioso che abbiamo molto apprezzato, anche perché nei nostri confronti non si è mai respirata aria di solidarietà, al contrario, siamo sempre state molto avversate e osteggiate.

    La lettera aperta continua parlando del processo a Rupnik in corso al Dicastero per la dottrina della fede, di cui non si sa nulla:

    Questo rumoroso e prolungato silenzio è vissuto da noi vittime come una ulteriore e continuata violenza, che si aggiunge, con il peso di un macigno, alla violenza che abbiamo già subito. Violenza sessuale fisica psicologica, spirituale, una violenza prolungata nell’anima, cui adesso si aggiunge anche questa nuova e dolorosa violenza del silenzio e dell’abbandono del sistema giudiziario.

    (…) il messaggio delle nostre denunce che è passato è questo: è inutile denunciare un abuso all’autorità ecclesiastica, perché tanto non succede niente, non pagherà nessuno e le vittime non avranno giustizia».

    I mosaici di Rupnik, da quando il vescovo di Tarbes e Lourdes ha deciso di oscurarli e poi di coprirli definitivamente, sono diventati la pietra dello scandalo, ormai riconosciuti urbi et orbi come vergognosi, indecenti e inaccettabili per la serenità delle persone che al Santuario vengono a cercare conforto. Addirittura il settimanale Famiglia Cristiana, in un’intervista al rettore del Santuario Michel Daubanes dal titolo assai significativo «I mosaici di Rupnik a Lourdes: “Per alcune vittime di abusi erano le braccia degli aggressori e per questo li abbiamo coperti”», dà risalto al punto di vista delle vittime oltraggiate dalla visione delle opere di Rupnik. Ecco cosa dice il rettore:

    «Due persone ci hanno offerto una testimonianza molto forte e drammatica. Ci hanno detto che per loro quelle immagini erano diventate qualcosa di insopportabile. I mosaici si trovano sulla facciata, in corrispondenza delle porte d’ingresso. Una delle porte è stata pensata come la “porta della vita” e l’altra come la “porta della luce”. Ma per queste vittime erano diventate piuttosto la porta della morte e la porta delle tenebre. Ci hanno chiesto se potevamo aiutarle ad entrare dalla porta laterale. E sono entrate da lì. Ma non è normale che una persona che viene a Lourdes non possa entrare dalla porta principale».

    Sono arrivate altre segnalazioni?

    «Sì, dopo quelle prime testimonianze sono arrivate molte lettere sullo stesso tema. E abbiamo capito che dovevamo ascoltare. Non siamo noi a dire che quei mosaici rappresentano le braccia degli aggressori: sono le vittime ad averlo detto. Per alcune di loro, anche le grandi arcate della Basilica, che idealmente dovrebbero rappresentare delle braccia accoglienti, evocavano invece le braccia dei loro aggressori e abusatori. È un simbolo, certo, ma per chi ha vissuto un abuso quel simbolo può diventare un’aggressione».

    La cosa incredibile è che ormai la discussione sembra essersi spostata dalle responsabilità penali di Rupnik a cosa fare della patata bollente delle sue opere. Si tolgono, si tengono? Certo, il dilemma è complicato dalla posizione a dir poco ambigua del papa, che a Lourdes approva Micas e la sua linea abolizionista, e ad Aparecida lascia benedire gli stessi mosaici al vescovo Mário Antônio da Silva. Non sappia la mano destra quel che fa la sinistra: il precetto evangelico con i mosaici di Rupnik ha trovato un’inedita applicazione.

    https://federicatourn.substack.com/p/denunciare-gli-abusi-alla-chiesa

  • Stuprata a nove anni: le testimonianze delle vittime che chiedono al Papa di cambiare la Chiesa

    Stuprata a nove anni: le testimonianze delle vittime che chiedono al Papa di cambiare la Chiesa

    Ghislaine Magoarou, Raymonde Vilar-Daoulas, Marie-Pierre Vigouroux e Michèle Le Reun-Gaigne tornano nella scuola cattolica di Loctudy, in Bretagna, dove da bambine subirono abusi sessuali da frère Gabriel Girard.

    Il religioso convocava le alunne una alla volta e ordinava (altro…)

  • Panama, 37 denunce di abusi sessuali contro il clero dal 2001 al 2025

    Panama, 37 denunce di abusi sessuali contro il clero dal 2001 al 2025

    Sono 37 le denunce per abusi sessuali contro minori e persone vulnerabili presentate contro membri del clero cattolico a Panama tra il 2001 e il 2025.

    È quanto emerge da un rapporto realizzato da due università cattoliche su richiesta della Chiesa e presentato oggi.

    L’arcivescovo di Panama, José Domingo Ulloa, ha rinnovato le scuse alle vittime, già espresse nel 2023, precisando che cinque sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale dopo essere stati condannati per abusi sessuali.

    Lo studio, condotto dalla spagnola Villanueva University e dall’americana University of Notre Dame, non ha trovato prove di una politica deliberata della Chiesa per occultare gli abusi nel Paese, ma ha evidenziato problemi nella gestione delle denunce.

    Maria José Valero, una delle autrici, ha sottolineato che il numero dei casi segnalati non riflette necessariamente l’entità reale degli abusi, poiché molte vittime esitano a denunciare.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2026/09/23/panama-37-denunce-di-abusi-sessuali-contro-il-clero-dal-2001-al-2025_725f611f-c5d3-4898-85c8-d09d9333e31e.html

  • POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

    POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

    Un tribunale polacco ha ordinato alla diocesi cattolica di Kielce di versare 550.000 zloty (circa 128.250 euro) a una donna che da bambina aveva subito abusi sessuali da parte di un sacerdote. Il tribunale ha inoltre stabilito che il sacerdote dovrà riconoscere pubblicamente la propria responsabilità e chiedere scusa alla vittima. Si tratta di una decisione destinata a lasciare un segno, mentre emergono sempre più accuse di abusi sessuali e pedofilia da parte del clero cattolico.

    Il caso

    Iwona Dudzik-Osińska ha reso pubblico il proprio nome e la propria storia, affrontando la secolare omertà che circonda la Chiesa cattolica polacca, istituzione che gode ancora di enorme prestigio e rispetto nel Paese, ma sui cui crimini ci sono sempre meno tolleranza e reticenza. Secondo quanto raccontato, il primo abuso subito dalla donna avvenne nel 1981, quando aveva 12 anni, a Kielce. Il sacerdote, oggi settantaseienne, ha continuato ad abusare di lei per tre anni. Nel 2007 la donna denunciò i fatti alla procura, ma le venne comunicato che i reati erano ormai prescritti. Nel 2019, dopo la diffusione di un importante documentario sugli abusi nella Chiesa cattolica polacca, raccontò quanto accaduto anche al vescovo di Kielce, Jan Piotrowski. Il vescovo, secondo la donna, si mostrò comprensivo ma disse di non poter utilizzare fondi della diocesi per finanziare la terapia psicologica a cui si sottoponeva a causa del trauma subito. Nel frattempo il sacerdote in questione, noto semplicemente come padre Jan, era stato sospeso dalla diocesi di Sosnowiec, dove lavorava dagli anni Novanta, vietandogli qualsiasi contatto con minori. Nel 2023 il tribunale ecclesiastico lo ha infine rimosso dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale. Non è stato però dimesso dallo stato clericale: rimane quindi sacerdote.

    Una giustizia a metà, quella del tribunale ecclesiastico, che ha spinto la donna ad avviare una causa civile contro la Chiesa cattolica polacca. Nel luglio 2026 il tribunale distrettuale di Kielce le ha dato ragione, condannando la Chiesa a un risarcimento di 550mila zloty, ordinando al sacerdote di riconoscere pubblicamente a mezzo stampa, presso un quotidiano locale, la propria responsabilità negli abusi.

    Rossa d’amore per Dio

    Sosnowiec è una citta di provincia situata nella Slesia, sorta attorno alle attività minerarie, storicamente connotata da una forte comunità ebraica e cresciuta attorno alle acciaierie e agli impianti metallurgici, conta oggi poco più di 180mila abitanti. Si tratta di un’area a forte spopolamento, con saldo migratorio negativo, gelosa della propria identità: “rossa d’amore per Dio e per la patria”, come ebbe a dire il vescovo della città, Adam Śmigielski, il 14 giugno 1999, accogliendo papa Giovanni Paolo II a Sosnowiec. Un monumento a Karol Wojtila campeggia in piazza Gwiezdna ricordando che qui la Chiesa cattolica polacca ha uno dei suoi capisaldi. 

    Nell’ottobre 2024 la diocesi locale è stata investita dagli scandali: nello stesso mese, due sacerdoti sono stati accusati di reati sessuali ai danni di minori. L’anno precedente, il vescovo di Sosnowiec, Grzegorz Kaszak, si era dimesso in seguito allo scandalo riguardante una festa a sfondo sessuale, durante la quale erano state assunte droghe, organizzata da un sacerdote del posto con due uomini nel suo appartamento all’interno di una struttura della Chiesa. Le autorità ecclesiastiche hanno così deciso di istituire una commissione per “individuare le cause, l’analisi delle ragioni, della portata e delle conseguenze degli scandali verificatisi nella diocesi di Sosnowiec”.

    Dopo due anni di lavoro, nel febbraio 2026 la commissione ha presentato i risultati della sua indagine. Il presidente della commissione, Tomasz Krzyżak, ha dichiarato che sono state identificate 29 persone (di cui 23 sono membri del clero mentre gli altri sono un catechista, un seminarista, un organista e un responsabile della comunità giovanile) accusate o sospettate di abusi sessuali su minori. Tra le cinquanta vittime identificate, circa due terzi erano ragazze e il 96% aveva meno di 15 anni. La commissione ha anche sottolineato come i vescovi, succedutisi alla guida della diocesi dal 1992 ad oggi, fossero al corrente degli abusi. Ma non abbiano fatto niente.

    Aumentano le denunce

    Negli ultimi anni sono aumentate le denunce contro sacerdoti. Il Vaticano ha preso provvedimenti nei confronti di diversi vescovi polacchi: nel 2024, per esempio, ha annunciato le dimissioni del vescovo di Łowicz, Andrzej Dziuba, citando la sua negligenza nella gestione di casi di abuso di minori. Nel 2018 un tribunale di Poznań aveva ordinato a una congregazione cattolica di pagare 1 milione di zloty più un assegno mensile a vita a una donna abusata da bambina; nel 2022 la diocesi di Toruń era stata condannata a pagare 600.000 zloty a un uomo abusato quando era chierichetto; nel 2025 la diocesi di Bielsko-Żywiec era stata condannata a pagare 400.000 zloty a un’altra vittima.

    Cala la fiducia nella Chiesa

    La fiducia dei polacchi nella Chiesa è calata dal 47% al 35% nell’ultimo anno proprio a causa della perdita di moralità, dell’opacità e delle omertà relative ai casi di pedofilia, e delle visioni politiche reazionarie che ne hanno caratterizzato l’operato negli ultimi anni. La Chiesa cattolica, accusata di aver tradito la democrazia polacca, si trova ad affrontare una profonda crisi, soprattutto nel rapporto con i più giovani: il rifiuto di frequentare l’ora di religione a scuola è in aumento, come anche le apostasie, segno di un dissenso profondo e generalizzato da parte delle generazioni più giovani che trova, a Sosnowiec, una delle sue ragion d’essere.

    POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

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  • Papa Leone XIV in Francia, Parigi si prepara all’arrivo del pontefice ma gli occhi son puntati su Lourdes

    Papa Leone XIV in Francia, Parigi si prepara all’arrivo del pontefice ma gli occhi son puntati su Lourdes

    Nella capitale francese la febbre sale. Secondo la prefettura di polizia, lungo il percorso del passaggio di Leone XIV per le vie di Parigi sono attese fino a 250 mila persone: in 80 mila hanno già acquistato il biglietto per assistere alla messa dei giovani celebrata allo Stade de France, a Saint-Denis.

    Va ricordato che la capitale non vede un papa dal 2008, quando arrivò Benedetto XVI.

    “Papa Francesco è venuto a Strasburgo, a Marsiglia, in Corsica, che sono periferie della Francia,” ricorda Charles Mercier, direttore degli studi di storia e sociologia del cattolicesimo all’École pratique des hautes études (EPHE) di Parigi.

    _”_Ma venire nella capitale è un evento, perché non accade da molto tempo. Questo alimenta il desiderio, e credo che sia una delle ragioni del successo di questa visita.”

    Un’altra ragione di tanto entusiasmo è la popolarità del pontefice, che conquista ben oltre i soli cattolici francesi. Eletto al soglio pontificio nel maggio 2025, Leone XIV si presenta come un papa connesso e attento all’ascolto di tutti.

    Qual è l’agenda del papa in Francia

    Leone XIV sarà a Parigi e in Île-de-France per due giorni, senza trovare il tempo per ricevere dalle mani di Emmanuel Macron i piani di restauro di Notre-Dame all’interno della cattedrale, secondo le informazioni di La Croix.

    Eppure il presidente francese ne aveva fatto richiesta. Dovrà accontentarsi di un colloquio con il pontefice al suo passaggio all’Eliseo, venerdì mattina. Leone XIV vi incontrerà “le autorità, la società civile e il corpo diplomatico” prima di recarsi all’Unesco.

    Il programma del papa è infatti fitto. Domenica è atteso a Lourdes, dove incontrerà a porte chiuse sette vittime di violenze sessuali nella Chiesa.

    Tra loro, un ex alunno dell’istituto, situato a poca distanza, di Notre-Dame de Bétharram.

    Nel 2024 più di 230 vittime hanno sporto denuncia per punizioni corporali e abusi sessuali in questa istituzione cattolica del Sud-Ovest della Francia.

    https://it.euronews.com/2026/09/22/papa-leone-xiv-in-francia-parigi-si-prepara-allarrivo-del-pontefice-ma-gli-occhi-son-punta