Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La Coalizione contro i privilegi ecclesiastici e l’Associazione degli atei di Slovenia sono convinte che in Slovenia non ci sia ancora stato un impegno sistematico, da parte delle autorità e delle istituzioni competenti, sugli abusi sessuali commessi da appartenenti al clero, per questo chiedono ai legislatori di intervenire.

    Secondo i promotori dell’iniziativa, la Chiesa cattolica occupa un posto speciale nella società slovena, e questo rappresenta una sorta di garanzia implicita di intoccabilità per molti ecclesiastici.

    La convinzione, inoltre, è che gli organi di lavoro interni non possano essere obiettivi, per questo chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, dotata di ampi poteri e in grado di indagare sulla questione in modo approfondito, anche per verificare l’eventuale coinvolgimento di funzionari pubblici nell’occultamento di casi di abuso.

    Il tema è molto delicato e divisivo, e anche la Curia romana ha riconosciuto, circoscrivendo il contorno della questione a un 2-3% di ecclesiastici colpevoli di abusi contro i minori.

    Valutazioni indipendenti parlano di numeri tre o quattro volte superiori, una stima che quindi in Slovenia si aggira intorno a un centinaio di chierici potenzialmente colpevoli.

    I firmatari dell’iniziativa si aspettano ora un atteggiamento collaborativo dalla Chiesa cattolica, perché – hanno detto – l’impegno non è contro l’istituzione, ma a favore e tutela delle vittime di abusi sessuali.

    Valerio Fabbri

    https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/slovenia/la-societa-civile-contro-gli-abusi-sessuali-nella-chiesa-slovena/763313

  • Altre trenta persone hanno denunciato presunti abusi sessuali commessi da sacerdoti in Alto Adige

    Altre trenta persone hanno denunciato presunti abusi sessuali commessi da sacerdoti in Alto Adige

    Negli ultimi mesi la diocesi di Bolzano-Bressanone ha ricevuto trenta nuove segnalazioni di presunti abusi sessuali su minori e persone vulnerabili che sarebbero stati commessi da sacerdoti soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. Le persone che hanno denunciato si sono fatte avanti dallo scorso gennaio, dopo la pubblicazione dei risultati della prima indagine fatta dalla diocesi, la prima così approfondita promossa finora dalla Chiesa cattolica italiana.

    La notizia delle nuove segnalazioni è stata data da don Gottfried Ugolini, responsabile del Servizio per la tutela dei minori della diocesi, durante un convegno intitolato non a caso «Il coraggio di agire».

    Ugolini ha detto che almeno due sacerdoti accusati dalle nuove segnalazioni sono ancora vivi, ma non più in servizio. «Un cambio radicale è stato avviato: si è compreso che ci sono strutture, mentalità e tradizioni che non prendono ancora sufficientemente a cuore questa piaga», ha detto Ugolini. «Serve un cambiamento culturale strutturale basato sulla responsabilità personale per una comunità ecclesiale e sociale più umana, più cristiana, più socialmente giusta e solidale».

    Il rapporto pubblicato a gennaio è il risultato di un lungo lavoro di uno studio legale tedesco incaricato di indagare dalla stessa diocesi di Bolzano-Bressanone. Gli avvocati hanno esaminato un periodo di tempo molto ampio – 60 anni – trattando il problema degli abusi sessuali in modo dettagliato, parlando tra le altre cose della sistematicità delle violenze.

    Erano state rilevate in totale 67 presunte situazioni di abuso, a cui ora sono state aggiunte le trenta emerse negli ultimi mesi: in totale sono circa un centinaio di casi. Le presunte vittime segnalate nel primo rapporto erano 75, di cui 51 femmine, 18 maschi e 6 di cui non si conosce il sesso. Quasi tutti erano minorenni: il 51 per cento delle femmine aveva tra gli 8 e i 14 anni, mentre la metà dei maschi aveva meno di 18 anni. Secondo quanto ricostruito nel rapporto, tre uomini si sono suicidati decenni dopo aver subìto violenza.

    Nel 2010 la stessa diocesi era stata la prima ad aprire un centro di ascolto per gestire le segnalazioni di abusi sessuali commessi da chierici. Nel podcast del Post «La bomba», i vaticanisti Iacopo Scaramuzzi e Alvise Armellini hanno spiegato che l’atteggiamento più autocritico della diocesi di Bolzano va attribuito soprattutto alla vicinanza culturale con la Germania, dove già quindici anni fa si iniziò a pubblicare in maniera piuttosto sistematica i primi rapporti sugli abusi all’interno della Chiesa.

    Come ha scritto il Corriere dell’Alto Adige, il vescovo Ivo Muser ha ammesso gli errori commessi dalla Chiesa. Muser ha detto inoltre che le vittime degli abusi saranno coinvolte nei processi decisionali della diocesi e ha annunciato un’estesa riorganizzazione della prevenzione per garantire una documentazione trasparente di tutte le decisioni prese e delle responsabilità. «Non possiamo cambiare il passato, ma per il futuro serve professionalità e ascolto vero», ha detto il vescovo. «La piaga dell’abuso è presente all’interno della Chiesa, delle famiglie, in tutti gli ambiti della società. Dobbiamo collaborare, guardare in faccia quello che accade e andare avanti insieme».

    Il dossier pubblicato a gennaio insisteva in modo particolare sulla mancanza di una «cultura dell’errore» all’interno della diocesi: stava a indicare il prolungato rifiuto di molti responsabili ecclesiastici di affrontare in modo adeguato i sacerdoti accusati di avere commesso abusi, per non dover ammettere di aver sbagliato a gestire casi simili in passato e per evitare di dover correggere le decisioni dei propri predecessori.

    https://www.ilpost.it/2025/11/08/nuovi-abusi-sacerdoti-diocesi-alto-adige/

  • Il vescovo Muser: “Confessiamo la nostra colpa”

    Il vescovo Muser: “Confessiamo la nostra colpa”

    Bolzano/Bressanone – Due mesi dopo la vicenda di Don Giorgio Carli, la diocesi di Bolzano-Bressanone è immersa in una profonda crisi di fiducia. Il vescovo Ivo Muser ha ora risposto alle dure critiche dell’avvocato di Monaco Ulrich Wastl e ha ammesso gravi errori. “Riconosciamo la nostra colpa al plurale. Non c’era alcun intento doloso, ma è stato un fallimento”, ha dichiarato Muser nel suo discorso conclusivo al convegno di venerdì.

    Wastl aveva accusato la diocesi di un “fallimento sistemico” e sottolineato che solo una chiara ammissione di colpa avrebbe potuto restituire la credibilità perduta. “Questa è l’ultima possibilità”, aveva avvertito l’avvocato, che aveva già presentato la denuncia di abuso a gennaio.

    Particolarmente sconcertante: prima della decisione di trasferire Don Carli da Vipiteno a San Candido, non è stata consultata nessuna vittima. Il sacerdote era stato precedentemente accusato di abusi sessuali su minore. Il trasferimento ha dovuto essere annullato dopo massicce proteste, ma il danno era ormai fatto.

    Conseguenze della “diffusione della responsabilità”

    Muser ha riconosciuto una “diffusione di responsabilità” e ha annunciato tre conseguenze concrete: il coinvolgimento permanente delle persone interessate nei processi decisionali, una riorganizzazione organizzativa dell’area di indagine e prevenzione con responsabilità chiaramente definite e la documentazione completa di tutte le decisioni rilevanti. Inoltre, verrà istituito un organismo di intervento indipendente con funzioni di controllo e di rafforzamento della fiducia.

    “Dobbiamo ascoltare, porre domande e valutare le nostre decisioni in base a come incidono sulle persone che hanno sofferto molto”, ha sottolineato il vescovo. Ha respinto fermamente qualsiasi sospetto di insabbiamento: “Non si tratta assolutamente di sopprimere o nascondere nulla”.

    Wastl chiede ora un’indagine trasparente e mirata per ripristinare almeno un po’ di credibilità. Muser ha promesso: “Vogliamo rendere giustizia alle persone colpite e fare tutto il possibile per proteggere le vittime future”. Ha aggiunto di non poter promettere un’azione impeccabile, “ma sono convinto di questo progetto. Voglio assolutamente che continui”, ha concluso il vescovo.

    https://www.suedtirolnews.it/unterhaltung/kultur/bischof-muser-wir-bekennen-unsere-schuld

  • Prete dei migranti accusato di abusi sessuali: il missionario dei poveri che avrebbe violentato chi cercava salvezza

    Prete dei migranti accusato di abusi sessuali: il missionario dei poveri che avrebbe violentato chi cercava salvezza

    La sera del 30 ottobre, in una strada secondaria di Casablanca, un ragazzo guineano di diciassette anni — cappuccio tirato su, sguardo basso — si rifiuta di parlare. È il più giovane tra i sei migranti che, secondo un’inchiesta giornalistica locale, sarebbero stati vittime di abusi sessuali mentre cercavano rifugio in un servizio ecclesiale della città. Al centro delle accuse non c’è un uomo qualunque, ma Padre Antoine Exelmans, sacerdote francese noto per l’impegno a favore di migranti e richiedenti asilo, premiato nel 2020 per il suo lavoro umanitario. Oggi, quel nome è legato a un presunto “sistema di sfruttamento sessuale” durato “almeno quattro anni”. Il contrasto è feroce e costringe a guardare in faccia il dolore, le falle dei meccanismi di tutela e il linguaggio con cui la Chiesa racconta — o attenua — ciò che accade ai più vulnerabili.

    Secondo quanto ricostruito da Le Monde, Exelmans, che tra il 2021 e il 2024 ha diretto il servizio di accoglienza per migranti presso la parrocchia di Notre-Dame-de-Lourdes a Casablanca, è oggi sospettato di “violenze sessuali” su giovani esuli. L’aspetto più delicato è che, secondo il diocèse de Rennes, di cui dipende, il sacerdote avrebbe “riconosciuto abusi sessuali” durante un’indagine canonica avviata dall’arcidiocesi di Rabat, le cui conclusioni sono già state inviate a Roma. Nel frattempo, le autorità marocchine hanno raccolto elementi dell’inchiesta giornalistica e ascoltato alcune delle presunte vittime.

    Le versioni divergono sul numero dei ragazzi coinvolti. Il quotidiano marocchino Enass parla di sei giovani — cinque guineani e un camerunese — tutti minorenni all’epoca dei fatti. Il diocèse de Rennes, invece, ne riconosce uno solo, più quattro adulti che si sarebbero rivolti all’arcidiocesi di Rabat. Due narrazioni ancora lontane, che impongono prudenza ma non attenuano la gravità del quadro.

    L’inchiesta di Enass, pubblicata il 3 novembre 2025, è un documento dettagliato, costruito su testimonianze dirette e ricostruzioni ambientali. Parla di un “sistema” che avrebbe preso di mira minori fragili, isolati, spesso ospitati nel presbiterio per un “accompagnamento personalizzato” poi degenerato in coercizioni e abusi. Secondo la testata, almeno tre di loro sarebbero già stati ascoltati dalla Brigata nazionale della polizia giudiziaria su delega della procura di Casablanca, e sono stati disposti accertamenti medici.

    Un capitolo oscuro riguarda i presunti “trattamenti psichiatrici” imposti o suggeriti dal sacerdote. Enass riferisce che Exelmans avrebbe richiesto sistematicamente prescrizioni di psicofarmaci, prima in ospedale, poi da una psichiatra del terzo settore. Se confermato, questo aspetto aprirebbe interrogativi inquietanti: fino a che punto la farmacologia può essere stata usata per indebolire la volontà o la lucidità delle vittime? Domande da tribunale, che richiederanno perizie e contraddittorio, ma che bastano a mettere a nudo la questione centrale: la protezione dei minori in contesti dove il potere spirituale e materiale è concentrato nelle mani di un solo uomo.

    In un comunicato, l’arcidiocesi di Rabat ha dichiarato di aver “collaborato pienamente con le autorità civili” non appena ricevute le prime segnalazioni, e di aver trasmesso a Roma i risultati dell’indagine interna. Il documento elenca anche misure cautelari: divieto per il sacerdote di avere contatti con minori se non in presenza di un altro adulto e obbligo di accompagnamento psicologico. L’arcivescovo Cristóbal López Romero ha aggiunto che “la sola vittima minorenne conosciuta” dalla diocesi è oggi seguita dalla Chiesa.

    Dalla Francia, la diocesi di Rennes conferma che Exelmans avrebbe ammesso “abusi sessuali” in sede canonica, e invita eventuali testimoni a farsi avanti. La cronologia è chiara: segnalazioni in Marocco, rientro in Francia nel giugno 2024, avvio dell’inchiesta canonica, trasmissione degli atti a Roma. Ovunque, la parola d’ordine è “cooperazione”, ma resta il dubbio su quanto sia stata tempestiva.

    Chi è, in fondo, Padre Antoine Exelmans? Sacerdote del diocèse de Rennes, in missione in Marocco come Fidei donum dal 2016, ex vicario generale a Rabat, punto di riferimento per le organizzazioni umanitarie e i migranti del Maghreb. Nel 2020 riceve il Prix d’Aix-la-Chapelle pour la paix, destinato a chi combatte “le ingiustizie” nel mondo. È lo stesso periodo in cui promuove una riorganizzazione dei servizi ecclesiali per migranti, smantellando strutture professionali e privilegiando la gestione “volontaria” e “spirituale” dell’accoglienza. Una riforma che oggi si interroga: la semplificazione amministrativa ha eliminato anche le garanzie di controllo?

    Se le accuse fossero confermate, questo caso mostrerebbe come un rapporto asimmetrico — adulto contro minore, europeo contro migrante, pastore contro gregge — possa trasformarsi in abuso. I racconti parlano di isolamento, di sostegno psicologico trasformato in dipendenza, di spazi ecclesiali privi di supervisione. È proprio in questi vuoti che dovrebbero esistere regole chiare: niente incontri prolungati in solitudine con minori, monitoraggio esterno, protocolli sull’uso di psicofarmaci, formazione obbligatoria per sacerdoti e volontari. Non sono burocrazie, ma barriere che salvano vite.

    I comunicati ufficiali hanno scelto formule come “abusi su persone fragili”, un eufemismo che offusca la realtà. La cautela è legittima, la presunzione d’innocenza sacrosanta. Ma quando emergono minori, le parole contano. Dire “abusi” non basta: serve trasparenza, tempi certi, decisioni pubbliche. L’ammissione di colpe in sede canonica, confermata da Rennes, impone un dovere: chiarire dove si trovi oggi Exelmans, quali restrizioni subisca, chi vigili sulla loro applicazione.

    Le indagini corrono su due binari: quella canonica, avviata a Rabat e trasmessa a Roma, e quella giudiziaria marocchina, con accertamenti clinici e audizioni. In parallelo, le autorità francesi hanno ascoltato il sacerdote. Un’inchiesta transnazionale che dovrà coordinare prove, referti, registri parrocchiali, scambi di email e chat. Senza un raccordo forte, la tutela dei minori rischia di perdersi nei confini.

    Il caso Exelmans non nasce dal nulla. È figlio di un sistema che, nonostante le riforme post–Commissione Sauvé, continua a produrre zone d’ombra. E il contesto marocchino — fatto di migranti senza documenti, minori soli, vulnerabilità estrema — amplifica ogni rischio. Quando l’aiuto diventa dipendenza, quando la fiducia diventa arma, l’abuso è dietro l’angolo. Da qui le richieste, rilanciate da media e associazioni, di un audit indipendente sui servizi ecclesiali per migranti in Marocco.

    La credibilità di un’istituzione non si misura dai comunicati, ma dalle scelte. E qui la domanda è semplice: quei sei ragazzi sono stati protetti o abbandonati? La giustizia farà il suo corso, ma la prevenzione non può attendere i verdetti. Va costruita ora, con regole verificabili, pubbliche, condivise. Solo così Notre-Dame-de-Lourdes potrà tornare a essere un rifugio, e non un simbolo di promessa tradita.

    Resta un’immagine che non si dimentica: un ragazzo di diciassette anni che rifiuta l’aiuto psicologico perché “blasé”, come se la speranza si fosse consumata prima di nascere. È da lì che tutto dovrebbe ripartire: dalla fiducia che nessun minore debba mai più scegliere tra il silenzio e la sopravvivenza.

    Cronologia essenziale dei fatti (nota di servizio al lettore)

    • Maggio 2024: viene riferito il deposito di una prima denuncia presso la procura della Corte d’appello di Casablanca.
    • Giugno 2024: il sacerdote lascia il Marocco e rientra in Francia. La narrativa ecclesiale parla di “esaurimento/burn-out”; attivisti e fonti associative parlano invece di “fuga/exfiltration”. Due letture contrapposte, da verificare.
    • 5 luglio 2024: comunicazione ufficiale dell’arcidiocesi di Rabat sui “segnali” riguardanti Exelmans e sull’apertura di un’indagine canonica.
    • 3 novembre 2025: l’inchiesta di Enass con nomi di paese, profili delle presunte vittime e dettagli sul “sistema” ipotizzato.
    • 4-5 novembre 2025: testate marocchine e internazionali rilanciano; l’arcidiocesi di Rabat dichiara la piena cooperazione e ribadisce misure restrittive nei confronti del sacerdote.
    • 5 novembre 2025: Le Monde riferisce le ammissioni rese in sede canonica e la divergenza sui numeri delle vittime.

    https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/646245/prete-dei-migranti-accusato-di-abusi-sessuali-il-missionario-dei-poveri-che-avrebbe-violentato-chi-cercava-salvezza.html

  • La copertura degli abusi sessuali: il Vaticano e la Chiesa italiana

    La copertura degli abusi sessuali: il Vaticano e la Chiesa italiana

    Una terra di silenzio: Francesco Zanardi è stato abusato da un prete da bambino e oggi lotta per far fronte agli abusi sessuali nella Chiesa italiana.

    Mentre altri Paesi hanno da tempo reso pubblici i loro scandali, l’Italia rimane reticente.

    Autore: Tilmann Kleinjung

    https://www.ardmediathek.de/video/europamagazin/das-vertuschen-sexuellen-missbrauchs-der-vatikan-und-die-italienische-kirche/das-erste/Y3JpZDovL2Rhc2Vyc3RlLmRlL2V1cm9wYW1hZ2F6aW4vZmU4Y2I2MTAtZmQwNS00N2FkLThlNWItNzk5YmE0Mjk2MDEx

  • I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    Dieci vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi di Baltimora hanno testimoniato mercoledì in tribunale federale e molte hanno espresso frustrazione per gli sforzi della Chiesa cattolica per accertare le responsabilità nello scandalo. 

    L’udienza emozionante faceva parte della procedura fallimentare dell’arcidiocesi e la questione fondamentale su quanto la chiesa pagherà alle vittime resta senza risposta nella lunga e dolorosa battaglia legale. 

    Vite distrutte 

    La prima sopravvissuta a testimoniare dettagliatamente gli abusi sessuali subiti dall’arcivescovo Curley. 

    “Proteggere un uomo che ha molestato dei bambini è il più grande insulto alla nostra fede e ai sopravvissuti”, ha detto al giudice. 

    Ha affermato di aver lasciato la scuola cattolica “perso, confuso e distrutto”.

    Lesse una lettera inviata anni dopo dal prete che aveva abusato di lui, in cui descriveva il suo tentativo di suicidio. 

    “Mentre giacevo sanguinante sul pavimento della mia camera da letto, ho pensato a te”, ha detto. “Mi sono sentito male, non ho mai avuto la possibilità di dirti quanto ti amavo. Eri la persona per cui avrei lasciato tutto.” 

    La vittima ha affermato che ciò dimostra “l’impatto duraturo di abusi e manipolazioni”.

    Il secondo sopravvissuto ha raccontato di essere stato violentato da un prete quando aveva 10 anni. 

    “Ho urlato e lui mi ha minacciato per il mio silenzio”, ha detto. “Non sono stato abbastanza forte per reagire.”

    Ha descritto l’emorragia per settimane e ha detto che i suoi genitori l’hanno scoperta e lo hanno mandato a fare una colonscopia. Ha detto di non essere più andato da un medico fino ai 50 anni e di non aver rivelato pubblicamente l’abuso fino ai 56 anni.

    “Non pregate per me. Lo considero un tentativo di abuso, perché il mio aggressore pregava con me dopo ogni seduta”, ha detto in tribunale. 

    Ora, professore universitario, ha detto al giudice di sentirsi “inutile”. 

    “Non ho anima”, disse. 

    Soffre di terrori notturni e a causa del dolore è costretto a bere eccessivamente.

    Il terzo sopravvissuto ha detto al giudice: “Per decenni ho aspettato questo giorno per essere ascoltato”. 

    Ha affermato che una suora l’ha aggredita sessualmente a Villa Maria. 

    “Mi sentivo umiliata, sola, impotente”, ha raccontato la vittima all’aula gremita. “Non mi è mai stato mostrato alcun amore”.

    La vittima ha dichiarato al giudice: “Istituzioni come questa devono imparare che la vita dei bambini non è sacrificabile. Queste erano le persone di cui avrei dovuto fidarmi. Mi hanno violata e mi hanno privato della dignità”.

    Il quarto sopravvissuto ha più di 70 anni e ha dichiarato che nessuno ha creduto a ciò che gli è successo. 

    “Non mi fido della gente”, ha detto. 

    Ha raccontato alla corte di essere stato aggredito sessualmente da un prete di East Baltimore, che ha iniziato offrendogli cene e regali. “Mi stava adescando”.

    “Mi vergogno di quello che ha fatto. Mi vergogno”, ha detto l’uomo tra le lacrime.

    Ha raccontato che il prete lo ha portato in una stanza, ha chiuso la porta a chiave, si è ubriacato e poi lo ha maltrattato, costringendolo poi a fare una doccia. 

    “È così triste che non puoi dirlo a nessuno. Ti marchieranno”, ha detto l’uomo. 

    L’arcivescovo William Lori sedeva al tavolo principale con i rappresentanti della chiesa mentre Erin Maze descriveva “il dolore e la sofferenza inimmaginabili” per gli abusi sessuali subiti e si rivolgeva direttamente all’arcivescovo Lori: “Non si tratta di te!” 

    Lesse le dichiarazioni rilasciate dall’arcivescovo e gli disse: “Non stai cercando di risarcirci equamente”. 

    Fuori dal tribunale, Maze ha dichiarato all’investigatore della WJZ Mike Hellgren: “Per me era importante perché devo chiarire che l’ipocrisia che si sta diffondendo all’interno della Chiesa cattolica continua”.

    Maze ha affermato: “Continuano a fingere che gliene importi qualcosa di noi, ma non è così”.

    Un ex conduttore televisivo ha descritto il dolore per gli abusi subiti come “camminare con una macchia nell’anima”. 

    Ha detto della chiesa: “Ti dispiace di essere stato scoperto. Non ti dispiace di quello che è successo.”

    Il giornalista ha affermato che far testimoniare le vittime è un “circo” e ha chiesto all’arcivescovo Lori: “Per cosa? Solo per ottenere una scappatoia assicurativa? Lasciatemi stare!” 

    “La mia condanna è l’ergastolo”, ha detto il sopravvissuto. “Non finisce mai.”

    Caso di fallimento 

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta pochi giorni prima dell’entrata in vigore del Child Victims Act del Maryland. La legge ha eliminato la prescrizione nei casi di abusi sessuali e ha avviato una valanga di cause legali, con oltre 900 richieste di risarcimento contro la chiesa. 

    I sopravvissuti hanno cercato di respingere la richiesta di fallimento e stanno contestando la richiesta di immunità caritatevole avanzata dall’arcidiocesi, secondo cui le donazioni a un ente di beneficenza non dovrebbero essere utilizzate per pagare le richieste civili . 

    L’arcidiocesi di Baltimora aveva precedentemente dichiarato a WJZ: “Presentando il Capitolo 11, l’arcidiocesi cerca di fornire il processo più ordinato in cui le vittime sopravvissute possano essere risarcite, anche tramite le sue polizze assicurative, mantenendo al contempo la missione e il ministero della chiesa”.

    Dopo l’udienza di mercoledì, l’arcivescovo Lori ha definito “straziante ascoltare le loro storie. Le cose che sono accadute loro e gli effetti duraturi sulle loro vite sono qualcosa che tocca profondamente tutti noi”.

    “Mi sono scusata molte volte, ma mi rendo conto che nessuna scusa potrà mai coprire ciò che è successo a queste persone”, ha detto Lori a WJZ. 

    Secondo i documenti depositati in tribunale, la chiesa ha un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari e ha proposto un fondo di 33 milioni di dollari per risarcire le vittime. Un’offerta di risarcimento di circa 35.000 dollari per ciascuna vittima è stata respinta e Lori ha dichiarato a WJZ che le trattative stanno continuando.

    “Sono molto ansioso e spero che si giunga a un accordo nel prossimo futuro”, ha affermato. 

    Riguardo al risarcimento, Lori ha affermato: “Si tratta della Chiesa che cerca, al meglio delle sue capacità, di offrire un risarcimento giusto, equo e giusto e, allo stesso tempo, di continuare la nostra missione, le nostre parrocchie, le nostre scuole e le nostre organizzazioni benefiche”.

    Sostenitori in tribunale 

    I sopravvissuti speravano di lasciare un segno indelebile nel giudice, dimostrando di meritare un giusto risarcimento per il trauma che li tormenta da decenni. 

    Questa è la terza volta che si rivolgono al giudice. 

    Frank Schindler, un sopravvissuto che non ha voluto condividere la sua storia durante l’udienza, è venuto a sostenere le altre vittime. 

    “Le persone possono avere diverse definizioni di carità. Per me, violentare una bambina non è un atto caritatevole”, ha detto Schindler a WJZ. 

    Teresa Lancaster, un’avvocatessa che ha subito abusi da parte del defunto padre Joseph Maskell, ha affermato che la chiesa era a conoscenza da tempo del suo caso e di altri. In precedenza aveva testimoniato sugli abusi subiti e aveva ascoltato molte altre persone raccontare le loro storie.

    “È stato devastante. Una volta che lo senti, e senti come queste vite sono state cambiate, ti lascia senza parole. Davvero”, ha detto Lancaster.

    Ha incoraggiato il pubblico a leggere il rapporto storico del procuratore generale del Maryland, che descrive nei dettagli decenni di abusi sessuali . 

    “È importante sapere che ogni volta che I Survivor racconta la sua storia, la rivive. Ti riporta nella stanza, di nuovo con i tuoi aguzzini, quindi non è un compito facile”, ha detto Lancaster. “Ma ho una domanda per la chiesa e per Lori. ‘Riuscite a vederci ora? Riuscite a sentirci ora? E potete fermare la difesa dell’immunità caritatevole’”.

    https://www.cbsnews.com/baltimore/news/survivors-stories-abuse-archdiocese-baltimore-bankruptcy-case/

  • Delitto di Garlasco, per Savu c’è un collegamento tra la morte di Chiara Poggi e il Santuario della Bozzola

    Delitto di Garlasco, per Savu c’è un collegamento tra la morte di Chiara Poggi e il Santuario della Bozzola

    Flavius Savu rilancia la tesi del collegamento tra il Santuario della Bozzola e l’omicidio di Chiara Poggi. Il cittadino romeno, rientrato recentemente in Italia dopo l’arresto con mandato internazionale per estorsione aggravata ai danni dell’ex rettore don Gregorio Vitali, è tornato a parlare del presunto legame tra il delitto di Garlasco e le vicende di abusi sessuali e pedofilia nella chiesa della cittadina pavese.

    Il presunto legame tra il Santuario della Bozzola e Chiara Poggi

    Nel carcere di Pavia dal 16 ottobre, Savu si è detto disposto a collaborare con i magistrati fornendo elementi sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo l’ex latitante, la giovane potrebbe essere stata uccisa perché a conoscenza di informazioni su un presunto giro di prostituzione e violenze sessuali, anche su minori, all’interno del Santuario della Madonna della Bozzola.

    Il 41enne è stato condannato a 5 anni di carcere per aver estorto decine di migliaia di euro all’ex rettore del santuario di Garlasco, don Vitali. Insieme al connazionale Florin Tanasie, lo aveva ricattato con presunti video di incontri sessuali che si sarebbero consumati nei locali della chiesa.

    La tesi di Flavius Savu

    Al possibile coinvolgimento della “massoneria bianca” nella morte di Chiara Poggi aveva già fatto riferimento l’avvocato Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio. Gli inquirenti, tuttavia, non hanno mai trovato riscontri concreti a questa pista.

    Le parole del legale

    Il legale è tornato a riferire le parole di Savu nel corso della trasmissione di La7, Ignoto X.

    “Ha ribadito a più riprese e anche recentemente, non una frase ma un concetto che mi ha sempre espresso – ha detto Grittini – che vi fosse un collegamento tra la morte di Chiara Poggi e quanto lei avrebbe saputo di ciò che accadeva all’interno e nel contesto del Santuario della Bozzola”

    Al conduttore Pino Rinaldi, il legale ha spiegato che secondo Savu, Alberto Stasi sarebbe estraneo all’omicidio di Chiara Poggi.

    https://www.virgilio.it/notizie/delitto-di-garlasco-per-savu-c-e-un-collegamento-tra-la-morte-di-chiara-poggi-e-il-santuario-della-bozzola-1712828

  • Chiesa evangelica riformata: al via studio su abusi al suo interno

    Chiesa evangelica riformata: al via studio su abusi al suo interno

    (Keystone-ATS) Per portarlo a termine è stato approvato un credito massimo di 250’000 franchi, ha reso noto il portavoce della EKS, Stephan Jütte, a margine del sinodo d’autunno. I risultati della ricerca indipendente, il cui bando di gara sarà elaborato da un gruppo di lavoro interdisciplinare, dovrebbero essere disponibili alla fine del 2027.

    Nel settembre 2023 uno studio dell’Università di Zurigo ha provocato un terremoto evidenziando che dal 1950 nella Chiesa cattolica svizzera si sono verificati oltre mille casi di abusi sessuali.

    Un’inchiesta condotta dalla Chiesa riformata tedesca ha poi rivelato che anche al suo interno sono stati commessi abusi. La presidente della EKS, Rita Famos, ha da parte sua affermato di aver sentito parlare di molti casi verificatisi anche nella Chiesa riformata svizzera. Lo studio tedesco ha aperto gli occhi all’EKS, ha affermato Famos nell’aprile del 2024. Inizialmente il suo parlamento ecclesiastico ha però deciso di non commissionare alcuno studio, preferendo che in primo luogo un gruppo di lavoro ne valutasse l’opportunità.

    Quest’ultimo l’ha per finire raccomandato, precisando che la ricerca dovrà essere aperta dal punto di vista metodologico e interdisciplinare e affiancata da un gruppo di accompagnamento, con organizzazioni di persone interessate, rappresentanti delle Chiese che fanno parte dell’EKS ed esperti.

    Il Consiglio ecclesiastico dell’EKS, in qualità di organo esecutivo, si occuperà del coordinamento del progetto. L’anno scorso il costo dello studio era stato stimato in 1,6 milioni di franchi. Quello ora commissionato dovrebbe costare molto meno.

    L’EKS parte dal presupposto che il suo studio costituirà un complemento ai lavori commissionati dal Consiglio federale a livello nazionale. Nella sessione autunnale, le Camere federali hanno trasmesso al governo sei mozioni identiche con il mandato di elaborare concetti di protezione per la prevenzione degli abusi nelle organizzazioni che lavorano con bambini e adolescenti.

    https://www.swissinfo.ch/ita/chiesa-evangelica-riformata%3A-al-via-studio-su-abusi-al-suo-interno/90271834

  • La Chiesa riformata svizzera indaga sugli abusi

    La Chiesa riformata svizzera indaga sugli abusi

    La Chiesa riformata svizzera vuole vederci chiaro sui casi di abusi sessuali al suo interno. Per fare questo è stato commissionato uno studio scientifico i cui risultati sono attesi per la fine del 2027. Lo studio è stato approvato dal sinodo lunedì, il suo organo più alto, riunito proprio lunedì e martedì a Berna allo scopo di far luce sul fenomeno al suo interno, con uno studio di tipo qualitativo.

    “Qualitativo, ha riferito Rita Famos – presidente della Chiesa evangelica riformata Svizzera-vuol dire che analizzeremo da vicino i singoli casi segnalati per capire cosa sia successo esattamente. Non si tratta di uno studio ampio in cui esamineremo tutti gli atti e i documenti cercando di portare a galla i casi sommersi”.

    Nel 2024, sull’onda dei casi di abuso rilevati nella Chiesa cattolica, anche quella riformata si è decisa a vederci più chiaro al proprio interno. Soprattutto dopo che una ricerca tedesca aveva messo in evidenza la presenza preoccupante del fenomeno nelle chiese protestanti della Germania. Ora lo studio che sta per partire in Svizzera viene accolto positivamente dalle associazioni delle vittime.

    “Non sono i numeri ad essere importanti, precisa Hannah Götte dell’Associazione vittime abusi nelle chiese, poiché non si riesce comunque a portarli tutti alla luce. Spero invece che questo studio possa evidenziare il modo di agire degli autori degli abusi, come lo diventano. Se ci si riesce si potrà intervenire meglio all’interno della chiesa con misure di prevenzione.” Lo scopo della ricerca è infatti anche quello di agire meglio, prima che si arrivi agli abusi.

    Rita Famos ha concluso dicendo che già vi sono misure di protezione che lo studio permetterà di migliorare. “Stiamo raccogliendo le cifre relative agli abusi, chiarisce, e ora vogliamo introdurre – in collaborazione con gli enti di aiuto alle vittime – un unico ente nazionale al quale le persone possono rivolgersi”.

    https://www.rsi.ch/info/mondo/La-Chiesa-riformata-svizzera-indaga-sugli-abusi–3251414.html

  • Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Negli ultimi 25 anni i casi di abusi sessuali per mano del clero in Liguria sono stati 69, di questi 24 nella provincia di Imperia; 20 in quella di Savona; 15 nell’area metropolitana di Genova; 10 in quella di La Spezia. E’ questo il risultato dell’analisi effettuata dall’Osservatorio permanente della Rete “L’Abuso” da inizio secolo.

    I numeri in Liguria

    Nel report si legge che in Liguria “le vittime sopravvissute, prevalentemente minorenni, sono un totale di 209 di cui 25 donne e 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili e 200 sono minorenni”. L’analisi approfondisce anche chi sono gli autori di abusi: in 59 casi si è trattato di sacerdoti, in otto casi di laici e in due di scout.

    L’analisi portata avanti dall’associazione fa emergere che su 69 casi rilevati, 50 sono sirsultati sommersi alla giustizia, in tre casi invece ci sono delle denunce ancora in corso, sono due inve e le persone indagate al momento dall’autorità giudiziaria italiana; si registra poi una condanna in primo grado mentre sono cinque, tra sacerdoti e laici, condannati in via definitiva. Il repor riporta anche tre casi di sopravvenuta prescrizione e una condannato in sede civile. Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano: in sei casi risultano avviati, in cinque invece non è stato preso alcun provvedimento mentre per i restanti 58 casi non si hanno dati spiega la Rete “L’Abuso”.

    I condannati in via definitiva

    Sono cinque i condannati in via definitiva per abusi. Si tratta del laico Domenico Soldano di Genova condannato a un anno e nove mesi. Soldano aveva convinta la sua vittima offrendole delle caramelle, la vittima si era poi confidata con i genitori. La vicenda è sempre rimasta segreta e il religioso era finito ai domiciliari. Da tempo Soldano ha lasciato Genova.

    Altro condannato in via definitiva è Giorgio Barbacini, sacerdote della diocesi di Savona-Noli condannato a 3 anni e 5 mezzi per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. Latitante fino al 2015. Poi è stato arrestato. La diocesi lo ha spretato.

    A Pietra Ligure il sacerdote Italo Casiraghi è stato condannato in via definitiva. Arrestato a Gondola, nel Canton Ticino in flagranza di reato, con l’accusa di atti sessuali e molestie sui fanciulli, in particolare su una ragazzina di 14 anni.Condannato a 6 mesi con sospensione condizionale della pena.Segnalato in attività sacerdotale in provincia di Varese, a Sesto Calende dopo la condanna. Casirachi è stato spostato dalla diocesi di Albenga-Imperia.

    E’ stato condannato in via definitiva anche il sacerrdote di Albenga Luciano Massaferro. Per lui 7 anni e 8 mesi di carcere per abusi su una bimba. La diocesi di Albenga-Imperia non ha adottato misure nei suoi confronti.

    L’ultimo dei condannati in via definitiva in questi ultimi 25 anni in Liguria è il sacerdote Riccardo Seppia della diocesi di Genova. E’ stato condannato a 4 anni, dieci mesi e venti giorni per tentativo di violenza sessuale su bambini di sesso maschile, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina di modica quantità.

    Ecco chi ha patteggiato

    Poi ci sono anche i casi di chi ha patteggiato. Si tratta del sacerdote di Sanremo Alessandro Ghersi della diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Don Ghersi “veniva condannato in tribunale per aver inviato e-mail a luci rosse a una ragazzina di diciott’anni”.

    Il sacerdote Nello Giraudo ha patteggiato per abusi sessuali su numerosi bambini di sesso maschile al di sotto dei 14 anni. Ha ammesso la colpa e patteggiato una condanna pari a un e sei mesi di carcere. La diocesi di Savona-Noli lo ha spretato.

    La situazione a livello nazionale

    Sono 1.250 i casi complessivi di violenze sessuali nella Chiesa italiana, di cui 1.106 compiuti da sacerdoti. Sono i dati che emergono dal nuovo Rapporto nazionale 2025 di Rete L’Abuso – associazione promossa dai sopravvissuti ad abusi -, che segnala 4.625 vittime note, 4.395 delle quali abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. L’associazione evidenzia che 2.414 vittime sono seguite direttamente, mentre 2.211 risultano irreperibili. L’incidenza dei preti coinvolti, pari al 3,57 per cento dei 31.000 sacerdoti italiani, viene definita “molto alta” in relazione alla natura non ufficiale del censimento.

    Sui circa 31 mila preti, 1.106 sarebbero quelli segnalati, un numero in linea con quanto denunciato da fonti cattoliche che nello stesso periodo di tempo hanno riconosciuto 1.049 casi. La Rete L’Abuso rileva una grave carenza di strumenti di prevenzione e di tutela dei minori nel Paese ed evidenzia che la Chiesa Cattolica è da tempo al corrente del problema, “endemico e noto al Vaticano almeno dal 1962”, quando fu regolamentato segretamente con la direttiva ‘Crimen sollicitationis’. In ogni caso, prosegue l’associazione, “ciò non toglie nulla alla gravità della situazione”, e mostra quanto sia urgente “un intervento deciso del Garante nazionale e dei Garanti regionali” per coinvolgere cittadini e politica in un’azione di responsabilità collettiva.

    Sempre secondo il Rapporto, è la Lombardia la regione con il maggior numero di casi censiti dalla Rete L’Abuso: 174 sacerdoti e laici coinvolti e 562 vittime, in gran parte minori. Seguono Veneto (88 casi e 572 vittime), Toscana (81 e 292) e Sicilia (103 e 270). Il Molise e la Valle d’Aosta risultano invece le regioni meno colpite, rispettivamente con 16 e quattro casi.

    Più del 75 per cento dei sacerdoti coinvolti in abusi sessuali non è mai stato denunciato alla magistratura italiana. Secondo la Rete L’Abuso, il “sommerso” ammonta a 839 casi su 1.106 sacerdoti segnalati. Molti episodi, si legge nel rapporto non sono mai arrivati in tribunale a causa della prescrizione o perché affidati a procedimenti interni della Chiesa.

    https://www.primocanale.it/cronaca/59532-abusi-sessuali-clero-minori-liguria-2025-report.html