Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Il sacerdote Paolo Contini racconta la storia degli abusi sessuali subiti a 14 anni | IMAGEN TV

    Il sacerdote Paolo Contini racconta la storia degli abusi sessuali subiti a 14 anni | IMAGEN TV

    Padre Paolo Contini aveva 14 anni quando un sacerdote abusò sessualmente di lui durante il suo seminario minore.

    Nel 2021, raccolse le prove per denunciare il suo aggressore.

    Papa Francesco lo incoraggiò a proseguire la denuncia; oggi chiede giustizia a Leone XIV.

    Intervista esclusiva di Marinellys Tremamunno per IMAGEN NOTICIAS Valerio Manca

  • Il documentario sugli abusi nelle chiese di New Orleans basato su un reportage del Guardian vince il premio più importante

    Il documentario sugli abusi nelle chiese di New Orleans basato su un reportage del Guardian vince il premio più importante

    Un film che esamina la crisi delle molestie sessuali ai danni del clero cattolico a New Orleans ha recentemente vinto il premio come miglior documentario al Winter Park Film Festival del Colorado ed è stato scelto per essere proiettato nella città in cui è scoppiato lo scandalo.

    “Dio come mio testimone ” chiarisce “che coloro che commettono queste atrocità non possono nascondersi” e, al contempo, dà “voce ai sopravvissuti, giustizia agli abusati e una piattaforma per essere ascoltati”, ha affermato in una nota il direttore del festival cinematografico di Winter Park, Connor Nelson.

    Nelson ha dichiarato che entrambe le proiezioni del film al suo festival di inizio settembre – in parte basate su reportage del Guardian e del suo media partner di New Orleans WWL Louisiana – hanno registrato il tutto esaurito, lasciando alcuni spettatori in lacrime. Ha anche osservato che le sessioni di domande e risposte con i registi, il cast e la troupe del documentario “sono andate ben oltre qualsiasi esperienza avessimo mai vissuto al festival… dimostrando… che queste conversazioni sono necessarie”.

    Il documentario di 82 minuti è stato diretto da Lindsay Quinn Pitre, originaria di New Orleans, e prodotto da Michael Brandner Sr, che nel 2018 ha scoperto una pila di quelle che erano essenzialmente lettere d’amore indirizzate al fratello minore da parte di un prete cattolico romano, ora riconosciuto dalla chiesa di New Orleans come un molestatore di minori accusato in modo credibile.

    Il fratello di Brandner, Scot, che era adolescente quando ricevette le lettere in questione da Brian Highfill, non ne parlò mai a nessuno e morì suicida all’età di 29 anni all’inizio degli anni ’90.

    Michael presentò le lettere all’arcivescovo cattolico di New Orleans, Gregory Aymond. In una telefonata registrata tra i due, Aymond disse a Brandner che le lettere erano preoccupanti, ma non “abbastanza esplicite” da giustificare l’inclusione di Highfill in un elenco diffuso dall’arcidiocesi che identificava i sacerdoti accusati di gravi molestie su minori.

    Aymond ha infine aggiunto Highfill a tale elenco nell’ottobre 2020, dopo che WWL e un giornalista ora al Guardian hanno interrogato l’arcidiocesi su almeno altre tre persone che avevano denunciato le proprie accuse di abusi sessuali da parte del sacerdote negli ultimi 18 anni.

    “Dio come mio testimone” racconta l’esperienza della famiglia Brandner con Highfill, morto nel 2018, nonché le storie di diverse persone che hanno subito abusi sessuali da bambini da parte di ecclesiastici mentre crescevano nella fede cattolica a New Orleans, basandosi in parte su reportage pubblicati dal Guardian insieme a WWL. Racconta anche le storie di alcuni avvocati che hanno rappresentato vittime di abusi da parte del clero contro l’arcidiocesi di New Orleans dopo che la chiesa ha dovuto affrontare così tante denunce di molestie da parte del clero da dover presentare istanza di fallimento federale nel maggio 2020.

    La bancarotta è rimasta irrisolta fino a mercoledì, anche se più di 600 ricorrenti per abusi del clero coinvolti nel caso hanno iniziato a votare se accettare o meno un’offerta di risarcimento che garantisca 230 milioni di dollari, in un processo che durerà fino al 29 ottobre.

    Pitre, Brandner, il loro team e alcuni dei protagonisti di “Dio come mio testimone” hanno ritirato il premio per il miglior documentario del Winter Park Film Festival il 7 settembre. Brandner ha affermato che è stato particolarmente emozionante vedere alcuni dei sopravvissuti ritratti nel film ritirare il premio.

    “Si sono trasformati da vittime a sopravvissuti a eroi”, ha detto Brandner. “È stato davvero meraviglioso e mi ha fatto venire le lacrime agli occhi”.

    God As My Witness aveva già ricevuto una nomination come miglior documentario al Raindance Film Festival di giugno a Londra, dove è stato presentato in anteprima mondiale.

    È stato proiettato anche al festival cinematografico portoghese Cinema em Locais Inusitado e Temporarios, dove il vescovo cattolico della diocesi di Setúbal, il cardinale Américo Aguiar, ne ha autorizzato la proiezione nella sua cappella privata. Tra il pubblico era presente anche il Grupo Vita, un gruppo nazionale portoghese di sostegno per le vittime di abusi da parte del clero cattolico.

    In una dichiarazione, il direttore del festival portoghese, Luìs Teixeira, ha affermato che “l’approccio locale di Dio come mio testimone a un tema globale riesce a renderlo universale”.

    Tra le altre proiezioni nel circuito dei festival, Pitre ha affermato che “God As My Witness” era provvisoriamente programmato per essere proiettato al New Orleans Film Festival del 2025 , che si terrà dal 23 al 27 ottobre. Ha affermato di aver capito che i biglietti per quel festival avrebbero dovuto essere messi in vendita intorno alla seconda settimana di ottobre.

    https://www.theguardian.com/world/2025/sep/17/new-orleans-clergy-abuse-documentary-god-as-my-witness

  • Abusi nel clero, il Papa dimette dallo stato clericale un diacono permanente della Diocesi di Latina

    Abusi nel clero, il Papa dimette dallo stato clericale un diacono permanente della Diocesi di Latina

    Questa mattina, presso il carcere di Latina, è stato notificato al diacono permanente Alessandro Frateschi il decreto di dimissione dallo stato clericale per decisione diretta di Papa Leone XIV. Questo decreto di condanna non è appellabile. Lo comunica la Diocesi di Latina. Il chierico era accusato di aver commesso abusi sessuali a danno di cinque minori, in un periodo compreso tra il 2018 e gennaio 2023. Nel caso specifico, il Dicastero per la Dottrina della Fede, competente in materia, “vista la gravità e il manifesto compimento dei delitti da lui commessi, ha deciso di deferire la decisione direttamente al Sommo Pontefice”.

    La prima decisione in materia presa da Papa Leone, ieri le scuse a nome della Chiesa

    Questa è la prima decisione presa da Papa Leone in materia di abusi, o comunque la prima che sia stata ufficialmente resa nota. Oltretutto, proprio ieri il Pontefice, in occasione del Giubileo della Consolazione, aveva avuto forti parole di condanna nei confronti di quanti, all’interno del clero, si fossero macchiati del delitto di abusi sessuali ai danni di minori: “La Chiesa si inginocchia”, aveva scandito il Santo Padre.

    Tra i minori abusati, il figlio di un amico di famiglia e uno ricevuto in affidamento

    Il chierico era accusato di aver commesso abusi sessuali a danno di cinque minori, in particolare, tre giovani erano suoi alunni presso un istituto superiore di Latina, dove Frateschi aveva un incarico annuale come insegnante di religione cattolica; un minore gli era stato dato in affidamento mentre il quinto ragazzo è il figlio di amici di famiglia.

    Il procedimento canonico è stato istruito e curato dalla Sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, cui compete il giudizio circa i reati annoverati tra i cosiddetti Delicta graviora, come quelli “contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni”.

    Non potrà più insegnare religione cattolica e parlare a nome della Chiesa

    Nel corso della notifica, è stato spiegato all’ex diacono che tra l’altro non potrà più parlare in nome della Chiesa, non potrà tenere omelie, non potrà più assumere incarichi di alcun genere nei seminari o nelle parrocchie, non potrà più insegnare materie teologiche nelle istituzioni scolastiche e accademiche dipendenti dall’autorità ecclesiastica, non potrà più insegnare materie teologiche o la religione cattolica nelle scuole non dipendenti dall’autorità ecclesiastica.

    L’iter della vicenda, dalla denuncia del caso alla decisione presa oggi dal Papa

    Come previsto dalle attuali norme canoniche, il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, monsignor Mariano Crociata, aveva rimesso la posizione di Frateschi al competente Dicastero, subito dopo che gli era stato segnalato il caso. Nello specifico, il 30 gennaio 2023, il vescovo veniva informato dall’Ufficio Scuola della Curia diocesana circa la richiesta di assegnazione di un nuovo insegnante di religione cattolica, al posto di Frateschi, presentata da una scuola del capoluogo, e dei motivi addotti per tale richiesta. Nelle stesse ore il Vescovo incontrava il docente per ascoltare la sua versione dei fatti.

    Al termine del colloquio, dopo aver ricevuto dallo stesso Frateschi le dimissioni dall’incarico, monsignor Crociata gli comunicava la revoca dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica, oltre a imporgli l’allontanamento cautelare dall’esercizio del ministero diaconale. Sempre lo stesso giorno, il vescovo Crociata firmava il decreto per l’apertura dell’indagine previa canonica, per acquisire tutti gli elementi possibili sul caso, poi trasferiti al Dicastero per la Dottrina della Fede.

    “Seppur conclusa la parte canonica, l’intero caso segna una ferita per l’intera comunità diocesana. In particolare, per le giovani vittime e le loro famiglie cui viene rinnovata la solidarietà e la massima vicinanza” sottolinea la Diocesi di Latina che “conferma il suo impegno per la protezione dei giovani”. Tutto questo – chiarisce la diocesi – “non si sovrappone o si sostituisce in alcun modo al ricorso all’Autorità giudiziaria dello Stato, che anzi è incoraggiato fortemente”.

    https://www.rainews.it/articoli/2025/09/abusi-nel-clero-il-papa-dimette-dallo-stato-clericale-un-diacono-permanente-della-diocesi-di-latina-f8900f9a-9c73-4e02-9ad7-e4e0159bb8a4.html

  • Pedofilia nel clero da “crimine abominevole” a “comportamento inappropriato”: così cambiano le parole (e la percezione) tra Francesco e Leone

    Pedofilia nel clero da “crimine abominevole” a “comportamento inappropriato”: così cambiano le parole (e la percezione) tra Francesco e Leone

    “Il Papa ha esortato tutti ad affrontare con prontezza le questioni che riguardano comportamenti inappropriati da parte del clero: ‘Non possono essere messi in un cassetto, vanno affrontati, con senso di misericordia e vera giustizia, verso le vittime e verso gli accusati’”. Così si legge in un passaggio della ricostruzione, decisamente molto sintetica, dell’udienza che Leone XIV ha avuto con i vescovi ordinati nell’ultimo anno, fornita, ventiquattrore dopo l’evento, ai giornalisti accreditati dalla Sala Stampa della Santa Sede. Derubricare, per usare un eufemismo, come “comportamenti inappropriati da parte del clero” dei veri e propri reati, penali e canonici, come gli abusi sessuali dei sacerdoti sui minori, è assolutamente grave. Inoltre, è da chiarire se la paternità di questa affermazione sia da attribuire alla Segreteria di Stato. Un passaggio, tra l’altro, inserito nella sintesi dell’udienza papale in modo del tutto marginale, quando la questione della pedofilia del clero è ovviamente centrale nel governo della Chiesa cattolica e adesso tutti gli osservatori si domandano come sarà contrastata da Leone XIV.

    Una piaga antica, ma purtroppo affrontata in modo davvero serio molto tardivamente dal Vaticano. Fu Benedetto XVI il primo Papa a scoperchiare il decennale velo di omertà che in passato aveva sempre coperto sia i carnefici che i loro insabbiatori. Ratzinger, che già da cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede si era reso conto che il Vaticano doveva urgentemente affrontare questa gravissima questione, ebbe il coraggio di intraprendere una strada non facile e molto impopolare tra le gerarchie ecclesiastiche, incontrando anche alcune vittime di pedofilia del clero durante i suoi viaggi apostolici. Una lotta nel segno della “tolleranza zero” che il suo successore sul soglio di Pietro, Francesco, ha intensificato con gesti, riforme e leggi canoniche durissime che hanno segnato un vero e proprio punto di non ritorno in materia.

    Mai nessun Papa aveva organizzato in Vaticano un summit mondiale sulla pedofilia del clero con tutti i presidenti delle conferenze episcopali nazionali. Quello che, per volontà di Bergoglio, si svolse nel febbraio 2019, fu davvero un evento storico, anticipato, come chiese il Pontefice argentino, dall’ascolto delle vittime. Un summit da cui scaturì rapidamente una legislazione durissima e inappellabile per contrastare gli abusi, punire i preti colpevoli, ma anche i vescovi che li avevano insabbiati per decenni. Una pietra miliare nella legislazione canonica in questo senso è rappresentata dal motu proprio di Francesco intitolato Vos estis lux mundi del 2019. Una politica, quella della “tolleranza zero”, espressione usata sempre da Bergoglio in materia di lotta alla pedofilia del clero, che ha spesso fatto storcere il naso negli ambienti ecclesiali, perfino in Segreteria di Stato. Nei sacri palazzi, infatti, essa è stata più volte bollata come tipica del giustizialismo americano e, quindi, non idonea alla Chiesa cattolica fondata sulla misericordia divina. Francesco, ben conoscendo queste dure critiche interne, è sempre andato serenamente dritto per la sua strada, consapevole che sulla lotta alla pedofilia del clero l’istituzione ecclesiale si gioca la credibilità.

    A ilfattoquotidiano.it, nel 2023, Bergoglio ribadì con forza: “Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, tale caso sarà affrontato sempre con la massima serietà”. E aggiunse: “Nella Chiesa non c’è posto per chi si macchia di questo abominevole peccato contro Dio e contro l’uomo. Ma la pedofilia è anche un reato che la giustizia deve punire. Coprire gli abusi è una pratica abituale. Pensa che il 40 per cento dei casi di abuso avviene nelle famiglie e nel quartiere e tutto questo viene coperto. Un’abitudine che la Chiesa ha avuto fino allo scandalo di Boston nel 2002. In quel momento, la Chiesa si è accorta che non poteva più coprire la pedofilia dei suoi preti, ma nelle famiglie e nel mondo dello sport c’è ancora questa abitudine”.

    Nelle parole, nei gesti e soprattutto nelle riforme di Francesco è sempre stato molto evidente che le vittime e i carnefici non possono essere messi sullo stesso piano e, soprattutto, non possono essere trattati ugualmente “con senso di misericordia e vera giustizia”. Eloquenti furono le parole con cui Bergoglio concluse il summit mondiale sulla pedofilia del clero: “Faccio un sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri campi, da parte di tutte le autorità e delle singole persone, perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra: questo lo chiedono le tante vittime nascoste nelle famiglie e in diversi ambiti delle nostre società”. E aggiunse: “Il santo timore di Dio ci porta ad accusare noi stessi – come persone e come istituzione – e a riparare le nostre mancanze. Accusare sé stessi: è un inizio sapienziale, legato al santo timore di Dio. Imparare ad accusare sé stessi, come persone, come istituzioni, come società. In realtà, non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà”. Un magistero ereditato ora da Leone XIV.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/13/pedofilia-clero-papa-leone-francesco-notizie/8124785/

  • L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    Mentre il Tribunale ecclesiastico regionale sardo si presta a giudicare un sacerdote sessantenne per abusi su minore commessi alla fine degli anni ’80 a danno di un seminarista, “l’imputato” viene trasferito in Trentino – ospitato per un soggiorno per “motivi di salute”. Parliamo di crimini prescritti, non più punibili dalla magistratura penale italiana.

    Il sacerdote era stato interdetto dal celebrare la messa in pubblico ed amministrare sacramenti ma, nonostante il divieto, ha esercitato regolarmente il proprio ministero, anche a contatto con minori. Di tutto questo diocesi sarda è consapevole ma nessuno ha avvertito i fedeli dei crimini per cui è a giudizio.

    Don Paolo Contini ha vissuto l’orrore degli abusi sessuali in gioventù, per questo motivo che sente il dovere di dar voce a ciò che sta accadendo.

    Siamo al fianco di don Contini per la verità, per la giustizia e per la prevenzione concreta, non mediatica. Valerio Manca

  • L’arcidiocesi di New Orleans aumenta l’offerta di risarcimento per abusi sessuali a 230 milioni di dollari garantiti

    L’arcidiocesi di New Orleans aumenta l’offerta di risarcimento per abusi sessuali a 230 milioni di dollari garantiti

    Proprio mentre l’arcidiocesi cattolica romana di New Orleans stava iniziando a chiedere alle vittime di abusi sessuali da parte del clero di approvare un piano di risarcimento che garantiva loro 180 milioni di dollari, la chiesa ha ora garantito 230 milioni di dollari, sufficienti a convincere alcuni avvocati che erano contrari a raggiungere un accordo a favore di un accordo.

    La più grande compagnia assicurativa della chiesa, Travelers, per ora si è evidentemente rifiutata di raggiungere un accordo. Tuttavia, il Guardian e il partner di informazione locale WWL Louisiana hanno appreso che la compagnia assicurativa è in trattative attive per contribuire con una somma di denaro che potrebbe aumentare sostanzialmente il valore dell’accordo proposto.

    In ogni caso, l’offerta più alta di lunedì è stata una mossa attesa da tempo dall’arcidiocesi per placare un numero considerevole di vittime di abusi sessuali, a cui i loro avvocati avevano consigliato di rifiutare l’offerta più bassa in una votazione che si svolgerà fino al 29 ottobre.

    Alcuni di questi avvocati hanno rilasciato una dichiarazione lunedì affermando che i loro “tenaci sforzi” avevano prodotto un “accordo superiore… per risolvere finalmente questa bancarotta”, e che avrebbero incoraggiato tutti i loro clienti “a votare a favore di questo piano modificato” grazie ai “finanziamenti attuali e certi ora disponibili” per esso.

    “Sapevamo di poter fare di meglio e lo abbiamo fatto”, si legge nella dichiarazione degli avvocati Richard Trahant, Soren Gisleson, John Denenea e di altri sette avvocati che si sono schierati con loro.

    L’accordo di lunedì è stato annunciato per la prima volta dall’avvocato dei querelanti Jeff Anderson, che non fa parte del gruppo che ha rilasciato tale dichiarazione.

    L’accordo ora sul tavolo sostituisce una precedente proposta che prevedeva che 660 ricorrenti per abusi del clero coinvolti nella procedura fallimentare ricevessero almeno 180 milioni di dollari dalla seconda arcidiocesi cattolica più antica degli Stati Uniti, dalle sue affiliate e dalle sue compagnie assicurative più piccole. La precedente proposta prevedeva anche circa altri 50 milioni di dollari dall’eventuale vendita di Christopher Homes, un gruppo di residenze assistite arcidiocesane.

    L’accordo di lunedì è stato concluso dopo che la chiesa ha individuato un acquirente per Christopher Homes, secondo i documenti giudiziari correlati. Tali documenti mostrano che l’acquirente – la cui identità non è stata immediatamente rivelata – si è impegnato a presentare una lettera di credito di 50 milioni di dollari, che potrà essere utilizzata il 31 marzo 2026 se la vendita di Christopher Homes non si sarà conclusa entro tale data, con conseguente aumento della garanzia di 230 milioni di dollari.

    Trahant, Gisleson, Denenea e altri avvocati che rappresentano circa 200 vittime di abusi hanno dichiarato di aver consigliato ai loro clienti di rifiutare l’accordo precedente, ritenendolo inadeguato, ritenendo di meritare un risarcimento di circa 300 milioni di dollari.

    Gisleson ha successivamente dichiarato in tribunale che la proposta iniziale di accordo era “morta sul nascere”. Nel frattempo, uno dei clienti del suo gruppo, James Adams, aveva liquidato la proposta in dichiarazioni ai media definendola “un piano morto e sepolto”.

    Entro lunedì, al loro gruppo è stata presentata una proposta che garantiva 50 milioni di dollari in fondi arcidiocesani, mai a disposizione in precedenza.

    “Sapevamo che questa [proposta precedente] era un pessimo affare”, hanno detto gli avvocati di Adams. “Il potere del ‘no’ ha costretto l’arcidiocesi a stanziare molti più fondi”.

    L’accordo precedente era stato annunciato a fine maggio dall’arcidiocesi e dagli avvocati di un comitato di vittime di abusi che rappresentavano i ricorrenti per molestie sessuali da parte del clero nel fallimento. La dichiarazione di lunedì di Trahant e del suo co-avvocato ha sottolineato che la nuova proposta di accordo è stata raggiunta “separatamente e separatamente” da quel comitato.

    Affinché qualsiasi proposta di accordo venga approvata, è necessario che i due terzi dei richiedenti aventi diritto di voto la approvino. La proposta di accordo rivista mira a erogare i pagamenti entro il 31 marzo 2026, secondo la dichiarazione di lunedì di Trahant e del suo co-avvocato.

    Presentando istanza di fallimento ai sensi del Capitolo 11 il 1° maggio 2020, l’arcidiocesi è stata in grado di gestire contemporaneamente le centinaia di richieste di risarcimento per abusi del clero, anziché singolarmente. Pagare le richieste una alla volta sarebbe probabilmente impossibile dal punto di vista finanziario.

    Il caso è stato decisamente aspro. Ad esempio, pochi giorni prima della nuova proposta di accordo che garantiva 230 milioni di dollari, una causa chiedeva al giudice che presiedeva la procedura fallimentare – Meredith Grabill – di respingere una garanzia sui futuri benefici pensionistici dell’arcivescovo di New Orleans Gregory Aymond, accusandolo, insieme a un suo collaboratore di alto rango, di aver personalmente insabbiato abusi sessuali su minori da parte di preti e diaconi.

    L’arcidiocesi ha risposto affermando che le accuse mosse dagli avvocati del querelante – Argent Institutional Trust Co, un fiduciario per gli investitori che hanno acquistato 41 milioni di dollari in obbligazioni della chiesa nel 2017 – erano infondate.

    Nel 2022, su sollecitazione dell’arcidiocesi, Grabill multò Trahant di 400.000 dollari ed espulse quattro dei suoi clienti dal comitato dei sopravvissuti agli abusi fallimentari – tra cui Adams, allora presidente – proprio mentre il comitato stava per iniziare a negoziare un accordo. Il motivo del loro licenziamento: Trahant aveva adottato misure che avevano portato una scuola superiore a scoprire che il suo cappellano era un confesso molestatore di minori, portando all’espulsione del sacerdote dal campus. Grabill stabilì che le azioni di Trahant violavano le norme di segretezza che regolavano il fallimento.

    Lunedì era in sospeso l’esito del ricorso presentato da Trahant contro l’imposta.

    Gli avvocati della chiesa e dei sopravvissuti hanno riconosciuto che le loro trattative per l’accordo sono state guidate, in parte, da un accordo fallimentare simile approvato nel gennaio 2024 per un’arcidiocesi cattolica di Long Island, New York.

    In quell’accordo, l’arcidiocesi di Rockville Centre ha pagato circa 323 milioni di dollari a circa 600 sopravvissuti agli abusi.

    Il valore dei singoli risarcimenti a New Orleans varierà a seconda della valutazione condotta da un amministratore indipendente dei sinistri e da un fiduciario.

    Inizialmente, Aymond disse ai suoi superiori presso la sede centrale della Chiesa cattolica in Vaticano che la sua arcidiocesi avrebbe potuto risolvere la questione del fallimento con una cifra minima di 7 milioni di dollari. Questa convinzione apparentemente derivava dal fatto che la legge dello Stato della Louisiana, in vigore all’epoca, proibiva alle vittime di abusi sessuali subiti molto tempo prima di presentare ricorso per risarcimento danni in tribunale.

    Ma nel 2021 la legislatura statale della Louisiana ha rimosso tale divieto e ha aperto la strada alle vittime di molestie per ottenere un risarcimento danni, indipendentemente da quanti anni prima si fossero verificati gli abusi. La Corte Suprema dello Stato ha confermato la legge come costituzionale nel giugno 2024, nonostante le argomentazioni contrarie della diocesi cattolica romana di Lafayette, Louisiana, circa tre ore a ovest di New Orleans.

    In una dichiarazione rilasciata lunedì, Aymond ha affermato che l’arcivescovo “si impegna a portare questa bancarotta a una conclusione che vada a beneficio delle vittime di abusi”.

    “So che c’è ancora molto lavoro da fare e continuo a pregare per questo”, ha aggiunto in parte Aymond nella sua dichiarazione.

    Separatamente, una dichiarazione di Anderson, residente in Minnesota e rappresentante di alcuni dei ricorrenti per abusi del clero, affermava: “Riconosciamo il coraggio dei sopravvissuti che si sono opposti alle forze dell’oscurità. Questo è un sollievo, ma è ben lontano dal soddisfare pienamente gli obblighi dell’arcidiocesi.

    “Questa è un’opportunità per i sopravvissuti di trovare un po’ di conforto mentre continuano a presentare richieste di risarcimento alla Travelers Insurance.”

    https://www.theguardian.com/us-news/2025/sep/08/new-orleans-archdiocese-sex-abuse-settlement-bankruptcy

  • Nuns vs the Vatican – Suore contro il Vaticano: un documentario denuncia abusi sessuali e cattiva condotta nella Chiesa cattolica

    Nuns vs the Vatican – Suore contro il Vaticano: un documentario denuncia abusi sessuali e cattiva condotta nella Chiesa cattolica

    La complessa macchia sull’eredità di Papa Francesco viene ulteriormente esplorata in Nuns vs the Vatican, un documentario delicato e inquietante che segue le donne le cui accuse di abusi sessuali sono state a lungo ignorate dalla Chiesa cattolica e dal sistema più ampio che protegge e favorisce i predatori al suo interno.

    Nuns, diretto dalla vincitrice dell’Emmy Lorena Luciano e prodotto esecutivamente dalla star di Law & Order: Special Victims Unit Mariska Hargitay , e presentato in anteprima al festival cinematografico di Toronto sabato, è incentrato principalmente su Gloria Branciani e Mirjam Kovac, tra le decine di presunte vittime di Marko Rupnik, un ex sacerdote gesuita attualmente in attesa di processo canonico per abusi sessuali, spirituali e fisici.

    Rupnik è stato scomunicato nel 2020 per aver assolto i peccati di una novizia con cui aveva avuto rapporti sessuali. Ma la scomunica è stata revocata entro lo stesso mese, dopo il pentimento di Rupnik. Un esperto nel documentario sottolinea che la scomunica avrebbe potuto essere revocata solo con l’autorizzazione di Papa Francesco .

    Rupnik era anche un rinomato artista, autore di mosaici che sarebbero stati esposti in Vaticano . Nel documentario viene definito il Michelangelo del papato di Giovanni Paolo II, avendo esercitato gran parte di quell’influenza per commettere i suoi presunti crimini.

    In Nuns, Branciani, che insieme a Kovac faceva parte della comunità di Ignazio di Loyola co-fondata da Rupnik in Slovenia, racconta come il sacerdote gesuita l’avrebbe adescata e poi abusata sessualmente e psicologicamente in modi sempre più aggressivi e violenti nei primi anni ’90.

    La convinse a unirsi a Loyola per non perdere il suo legame con Cristo. Parlava di arte e iconografia religiosa in modo suggestivo, descrivendo ad esempio i dipinti della Vergine Madre che mostra sensualmente la gamba del bambino Gesù. Affermava che entrare in contatto con il cattolicesimo coinvolge sia lo spirito che il corpo, suggerendo che fare sesso con lui fosse come toccare il divino. Infine, citò la Santissima Trinità in vista di un’orgia con Branciani e un’altra suora.

    Secondo Branciani, quando denunciò gli abusi, fu punita dalla madre superiora di Loyola, suor Ivanka Hosta, e costretta ad abbandonare la vita religiosa da padre Tomáš Špidlík a Roma, che avrebbe persino scritto la lettera di dimissioni per suo conto. Queste azioni la lasciarono ostracizzata dalla comunità che considerava la sua famiglia e costretta a convivere con pensieri suicidi, racconta Branciani.

    Branciani si unisce a molte altre suore che hanno subito abusi simili nella Chiesa cattolica, tra cui Barbara Dorris, direttrice di Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), che racconta di essere stata abusata sessualmente, messa incinta e costretta a subire un aborto potenzialmente letale con candeggina da un medico che l’ha umiliata brutalmente.

    È tra le voci che nel documentario dipingono un quadro di quanto possano essere diffusi questi crimini – uno studio del 1994-95, che ha raccolto risposte anonime, ha riferito che una suora su tre subisce abusi sessuali da parte di un prete – e di come il sistema garantisca il silenzio delle vittime. Le suore, dopotutto, fanno voto di povertà, castità e silenzio, un sistema che le isola e le rende facili prede, soprattutto per gli stessi preti a cui si confessano, detenendo un potere non solo su di loro, ma anche sulle loro famiglie e comunità. Si dice che lo stesso Rupnik abbia rafforzato questa dinamica di potere paragonando il rapporto di Dio con l’uomo al rapporto dell’uomo con la donna.

    A complicare ulteriormente il problema, sottolinea Dorris, c’è il fatto che i sacerdoti attribuirebbero gli abusi all’omosessualità, stigmatizzando l’orientamento sessuale e cancellando così la vittimizzazione delle donne.

    Il patriarcato nella Chiesa è in piena vista nel documentario quando i manifestanti si avvicinano a un sacerdote per chiedere l’inaugurazione di altre opere d’arte di Rupnik, nonostante le accuse contro di lui: le sue opere, davanti alle quali i cattolici si inginocchiano e pregano, sono state create mentre era presumibilmente impegnato in abusi. Un sacerdote risponde semplicemente davanti alla telecamera che dietro tali accuse c’è malizia.

    Da allora il Vaticano ha ordinato la rimozione di tutte le opere di Rupnik dai suoi siti web, come parte della sua lenta risposta alle accuse da quando Papa Francesco ha ammesso pubblicamente per la prima volta gli abusi sulle suore in una conferenza stampa del 2019 tenuta sul suo aereo prima di un vertice sulla questione in Vaticano.

    Nel 2021, Papa Francesco ha modificato il Codice di Diritto Canonico del Vaticano per consentire il perseguimento dei sacerdoti accusati di abusi su adulti. Nel 2023, in risposta alle proteste dell’opinione pubblica, ha annullato la prescrizione nel caso Rupnik, consentendo la presentazione delle denunce di Branciani e Kovac.

    Tuttavia, il caso di Rupnik, dopo anni di spostamenti del sacerdote tra le diocesi, sarà comunque processato secondo il diritto canonico vaticano, che da sempre opera per proteggere la Chiesa, anziché secondo un tribunale penale. La differenza, come sottolinea un esperto nel documentario, è che i suoi abusi non saranno trattati come un crimine, ma come un peccato. Marko Ivan Rupnik

    https://www.theguardian.com/film/2025/sep/09/nuns-vs-the-vatican-documentary-review-tiff

  • Il giudice approva l’accordo tra la diocesi cattolica di Rochester e le vittime di abusi sessuali

    Il giudice approva l’accordo tra la diocesi cattolica di Rochester e le vittime di abusi sessuali

    ROCHESTER, NY — Venerdì si è svolto presso un tribunale federale di Rochester uno degli accordi più consistenti ai sensi del Child Victims Act.

    Quasi 500 sopravvissuti agli abusi sessuali su minori se ne sono andati dicendo di sentirsi sollevati e pronti ad andare avanti.

    “La guarigione può iniziare ora, il che è più importante dei soldi”, ha detto Gregory Stanley. “Sono solo contento che sia finita”.

    “Sollievo”, disse Merle Sweet. “Finalmente è tutto finito.” 

    “Per la prima volta sono davvero emozionato per il futuro”, ha affermato John McHugh.

    Dopo anni di attesa, l’accordo tra le vittime di abusi sessuali su minori e la diocesi cattolica di Rochester è stato raggiunto. Il trasferimento è avvenuto all’interno di un tribunale fallimentare federale.

    “Questo è un giorno importante per i sopravvissuti nell’area di Rochester, essendo il primo caso di fallimento a New York dopo l’approvazione del CVA”, ha affermato l’avvocato fallimentare Ilan Scharf. “Abbiamo dovuto combattere molte battaglie in tribunale e in mediazione per ottenere questo livello di risarcimento per le persone”.

    L’avvocato Mitchell Garabedian, che rappresenta 97 vittime, ha affermato che un giudice ha approvato l’accordo da 246 milioni di dollari. 

    “Per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, è stato un estenuante processo durato sei anni per ottenere la convalida e dire no all’immoralità”, ha affermato Garabedian in una dichiarazione. “Facendosi avanti, i sopravvissuti hanno aiutato se stessi a cercare di guarire, hanno aiutato altri sopravvissuti a cercare di guarire e hanno reso il mondo un posto più sicuro per i bambini. I sopravvissuti coinvolti nella causa fallimentare della diocesi di Rochester hanno dato un esempio di determinazione da cui tutti i sopravvissuti in tutto il mondo possono trarre ispirazione”.

    Ciò si traduce in una media di circa mezzo milione di dollari per ogni sopravvissuto.

    “Ho incontrato persone molto coraggiose e molto, molto commosse. È stata una vera ferita per molte persone e per le loro famiglie. Ci sono letteralmente migliaia e migliaia di persone che sono state colpite negativamente da quello che ci è successo”, ha detto la sopravvissuta Carol Dupre.

    Dopo aver indossato il nero per anni, venerdì Dupre si è vestito di bianco, uscendo dall’oscurità.

    “Voglio riportare un po’ di colore nella mia vita”, ha detto. 

    All’interno dell’aula, il vescovo della diocesi cattolica romana di Rochester, Salvatore Matano, si è rivolto ai media.

    “Prego che questo sia certamente un passo avanti verso la loro guarigione”, ha detto. “Mi scuso con loro. Sono profondamente dispiaciuto per quello che è successo nelle loro vite, che, come ha detto il giudice, non sarebbe mai dovuto accadere”.

    Il vescovo ha poi aggiunto che pregherà sempre per i sopravvissuti.

    “Sebbene questo processo si concluda legalmente oggi, li porto nel mio cuore ogni giorno della mia vita e ogni volta che mi avvicinerò all’altare, saranno nella mia memoria, chiedendo al buon Dio di dare loro la forza e il coraggio di andare avanti e che siano benedetti negli anni a venire”, ha detto Matano. 

    https://spectrumlocalnews.com/nys/rochester/community/2025/09/05/judge-approves-settlement-between-catholic-diocese-of-rochester-and-sex-abuse-survivors

  • Ex prete cattolico condannato, denunciato dall’inchiesta Spotlight, muore a 87 anni

    Ex prete cattolico condannato, denunciato dall’inchiesta Spotlight, muore a 87 anni

    PORTLAND, Maine (AP) — È morto James Talbot, ex prete cattolico condannato per aggressione sessuale nei confronti di ragazzi nel Maine e nel Massachusetts, dopo essere stato smascherato dalle indagini del film “Il caso Spotlight”. Aveva 87 anni.

    Talbot, ex gesuita, figurava in una lista fornita dall’ordine religioso dei gesuiti del nord-est, accusato di accuse credibili di abusi sessuali su minore. Talbot è morto il 28 febbraio in un hospice di St. Louis, ha dichiarato Mike Gabriele, portavoce dei Gesuiti USA Est.

    Talbot è stato uno dei soggetti dell’inchiesta del Boston Globe sugli abusi sessuali commessi dai preti, vincitrice del Premio Pulitzer nel 2003 e trasposta nel film “Il caso Spotlight” del 2015. L’inchiesta ha rivelato abusi sessuali diffusi e la loro insabbiatura all’interno della Chiesa cattolica. Jesuits USA East non ha rilasciato dichiarazioni sulla morte di Talbot.

    Nel 2018 si è dichiarato colpevole di violenza sessuale grave e violenza sessuale illecita per aver abusato sessualmente di un bambino di 9 anni in una chiesa del Maine negli anni ’90. È stato condannato a tre anni di carcere.

    Prima della condanna nel Maine, Talbot ha trascorso sei anni in prigione dopo essersi dichiarato colpevole di stupro e aggressione sessuale su due studentesse a Boston. Oltre alle condanne, ha patteggiato con più di una dozzina di vittime.

    https://apnews.com/article/priest-abuse-jesuit-obituary-james-talbot-spotlight-d11d6ba9fca10769f2e3a54c3bb439fc

  • Revocata la nuova nomina di Don Carli

    Revocata la nuova nomina di Don Carli

    Il vescovo di Bolzano e Bressanone Ivo Muser ha revocato la nomina di don Giorgio Carli a collaboratore pastorale in Alta Pusteria.

    “Negli ultimi giorni – informa la Diocesi – sono pervenuti alla diocesi di Bolzano-Bressanone diversi riscontri in merito al trasferimento di don Giorgio Carli. Molte persone hanno reagito in modo critico alla decisione, vista in contraddizione con il processo di elaborazione degli abusi. Il vescovo Ivo Muser ha deciso di revocare l’incarico di don Carli per il servizio pastorale in Alta val Pusteria”. Don Giorgio Carli non svolgerà quindi, il servizio pastorale in Alta val Pusteria. Il vescovo Ivo Muser ha parlato con il sacerdote e ha revocato la nomina. “Il passo è motivato dalla valutazione che – nelle circostanze date – vengono a mancare le condizioni per assumere questo compito con responsabilità verso le persone colpite e l’ambito pastorale. Allo stesso tempo, la diocesi vuole doverosamente confrontarsi in modo realistico con la situazione creatasi, anche nei confronti del sacerdote. Don Carli si prende un periodo sabbatico fino a nuovo avviso“.

    Il prete – il cui caso è riportato nel report sugli abusi pubblicato all’inizio dell’anno – una ventina di anni fa fu al centro di un lungo iter giudiziario per l’accusa di abusi. Nel 2009 fu prosciolto per prescrizione in Cassazione (dopo una pesante condanna in secondo grado), ma nel 2013 il Tribunale civile condannò, in solido fra loro, la diocesi di Bolzano e Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento con una somma a sei cifre della parte lesa.

    La Diocesi sottolinea, infine, che “nell’elaborazione degli abusi sessuali vuole fare tesoro delle esperienze fatte e proseguire sulla strada intrapresa: sul piano giuridico, pastorale e strutturale e in dialogo la società. Le misure saranno valutate, il dialogo con le persone colpite e gli organismi diocesani proseguirà”.

    https://salto.bz/it/article/05092025/revocata-la-nuova-nomina-di-don-carli