Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Priorità assoluta: trasparenza

    Priorità assoluta: trasparenza

    La decisione della dirigenza diocesana di trasferire il sacerdote menzionato nella denuncia di abuso (caso 16) in Alta Pusteria è stata fortemente criticata. Il Forum Cattolico , il Movimento Cattolico Maschile e il Movimento Cattolico Femminile della Diocesi di Bolzano-Bressanone hanno pubblicato dichiarazioni in merito, così come Rete L’abuso .

    Il Movimento Maschile Cattolico sottolinea: “Nonostante tutte le diverse prospettive e valutazioni, il nostro primo pensiero è per le vittime di abusi sessuali. Devono essere considerate per prime quando si valuta come valutare procedure e soluzioni”. Chiarire le questioni di colpevolezza non è il loro compito, ma piuttosto affrontare responsabilmente i sospetti. “La trasparenza è fondamentale in questo contesto. Ciò che è stato fatto o non fatto nel caso di Don Carli dalla pubblicazione della denuncia di abuso fino all’annuncio del cambio di personale è rimasto sconosciuto al pubblico in Alto Adige. Questo non contribuisce a creare fiducia”.

    Secondo la dichiarazione di Hannes Rechenmacher a nome del presidente diocesano Edl Huber e del consiglio diocesano del Movimento Maschile Cattolico, si crea l’impressione che la dirigenza diocesana abbia imparato poco dal costoso rapporto, “poiché le misure probabilmente non sarebbero state sostenute da organismi indipendenti “. Viene criticata anche la mancanza di accettazione a livello locale. “La misericordia è un grande valore che affonda le sue radici in Gesù: dare una nuova possibilità a chi ha fallito può dimostrare la grandezza umana. Questo è, naturalmente, facile se non si è toccati personalmente. Allo stesso tempo, sorge il sospetto che la misericordia non sia del tutto altruistica: agli occhi di alcuni, è ancora più prezioso “avere” un sacerdote sul posto che apprezzare l’impegno dei tanti volontari in tutte le loro forme collaudate e nuove.” Non è chiaro cosa intendesse specificamente il vescovo Ivo Muser con la sua dichiarazione di assunzione di responsabilità: “Coprirebbe personalmente tutti i costi nel peggiore dei casi? Si dimetterebbe da vescovo? O la sua affermazione è meramente retorica, intesa a placare?”

    Alza la voce

    Anche il Movimento Femminile Cattolico si unisce alle critiche. Sottolinea che la prospettiva delle vittime e la trasparenza erano state promesse come priorità assolute. “Le raccomandazioni del rapporto sugli abusi sono state prese in considerazione in questo trasferimento dal decanato di Vipiteno all’unità pastorale dell’Alta Pusteria, quando tali trasferimenti si sono chiaramente rivelati una procedura inappropriata? E: come si può creare un clima di fiducia nelle circostanze date e rendere possibile il lavoro pastorale, anche se quest’ultimo sembra essere garantito dalle misure previste?”. La decisione dà anche l’impressione che la presenza di un sacerdote sia più importante dell’impegno diversificato dei laici. “Non è compito del consiglio diocesano del Movimento Femminile Cattolico accertare la colpevolezza e l’innocenza. Tuttavia, alziamo la voce quando le procedure – come in questo caso – non ci convincono”, scrive la presidente diocesana Irene Vieider .

    Sconcerto e incomprensione

    Anche il consiglio direttivo del Forum Cattolico ha espresso sorpresa per il trasferimento del sacerdote all’unità pastorale dell’Alta Pusteria. “Non spetta a noi commentare personalmente Don Giorgio Carli, né tantomeno esprimere un giudizio. Ciò è stato confermato dal procedimento giudiziario del 2009 e dalla documentazione contenuta nel rapporto indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone”, si legge nella lettera, “ma per noi è incomprensibile che la richiesta di Don Carli di trasferimento in un’altra parrocchia sia stata semplicemente accolta”.  

    Sebbene il vescovo Ivo Muser si sia assunto la responsabilità della decisione di trasferimento e abbia sottolineato le misure di accompagnamento, come il supporto psicologico e il monitoraggio continuo, è comunque incomprensibile il motivo per cui il vescovo non abbia ordinato un trasferimento in un’area “lontana da qualsiasi responsabilità pastorale”.  “Dal punto di vista delle persone colpite, questo sarebbe stato il passo ovvio e logico in seguito alle conclusioni del rapporto sugli abusi. Rimangono sconcerto e incomprensione, e un’occasione persa per dimostrare credibilità nel doloroso processo di cambiamenti urgenti e necessari nel modo in cui la questione degli abusi viene affrontata nella Chiesa cattolica”. 

    Monitoraggio 24 ore su 24

    Anche Francesco Zanardi dell’associazione Rete L’abuso segnala casi simili in Italia: “Misure simili a quelle imposte a Don Carli sono state imposte a Don Samuele Marelli della Diocesi di Milano nell’aprile di quest’anno. Il sacerdote deve lasciare l’Arcidiocesi di Milano per cinque anni. Rischia il divieto di esercitare il ministero sacerdotale per cinque anni, il divieto a vita di avere contatti con minori e persone del comune in cui ha esercitato il ministero sacerdotale e il divieto di confessare e di prestare assistenza pastorale per dieci anni”. Ma anche lui esprime dubbi: “Sarei curioso di sapere in che modo queste misure intendono garantire che gli abusi non si ripetano. Non è che i sacerdoti in questione siano sotto sorveglianza 24 ore su 24”.

    Le dichiarazioni lo chiariscono: non si tratta di proteggere singoli sacerdoti, ma della credibilità della Chiesa e della protezione delle persone colpite. Trasparenza, coerenza e attuazione delle raccomandazioni del rapporto sono necessarie per riconquistare la fiducia e prevenire ulteriori casi di abuso. 

    https://salto.bz/de/article/05092025/transparenz-als-oberste-prioritaeten

  • Belgio: suore, abusi e contesto

    Belgio: suore, abusi e contesto

    Dal 21 agosto sulla piattaforma belga Proximus Pickx sono apparse in successione quattro puntate che raccontano gli abusi avvenuti nei decenni scorsi all’interno degli istituti religiosi femminili, in particolare nelle Fiandre.

    Attraverso numerose testimonianze delle vittime le puntate hanno affrontato la violenza fisica, gli abusi sessuali, gli abbandoni forzati dei bambini da parte di giovani donne non sposate e gli abusi di potere all’interno delle comunità.

    La serie sarà a disposizione di tutti a partire da fine settembre, compresa la TV fiamminga (VTM).

    Il periodo indagato è fra il 1950 e il 1990, mentre le testimonianze sugli abusi di potere sono più recenti. Le violenze testimoniate negli istituti di rieducazione per bambini abbandonati sono già note per altri casi (Irlanda, Canada, USA) e sempre devastanti: percosse, umiliazioni, privazioni sul cibo e altro, punizioni, lavoro obbligatorio. Un pesante rosario di vessazioni.

    De Nonnen (“le suore”)

    La reazione della presidente dei religiosi/e fiamminghi/e, sr. Mieke Kerckhot, è stata immediata: «Sono senza parole: sconvolta e nella vergogna. I fatti sono orribili e intollerabili». In una reazione ufficiale della conferenza dei religiosi/e si dice: «Chiediamo perdono alle vittime. Le loro storie, spesso taciute per anni, ci toccano profondamente. Facendo sentire la loro voce, portano alla luce gli abusi e, si spera, danno la forza ad altre vittime di fare lo stesso». Si ricorda la scelta della Chiesa belga per la “tolleranza zero”.

    Sulle madri “naturali” e i loro bambini essi difendono anzitutto la loro dignità e offrono le indicazioni a favore del Centro fiammingo per le adozioni a cui hanno affidato da tempo tutti gli archivi a disposizione. Pronti al sostegno quando fosse richiesto.

    Una delle puntate riguarda in particolare l’orfanatrofio Sint-Vincentius di Zelem dove, sulla base di alcune indicazioni, ci sarebbe stato anche un omicidio e alcune sepolture clandestine nel cimitero della città. I religiosi/e chiedono di indagare a fondo sulla questione.

    Quanto agli abusi di potere, sono in funzione da tempo per le suore e le ex suore centri di ascolto dedicati con un possibile riferimento a organismi esterni e indipendenti. «Continuiamo a impegnarci per affrontare il passato con trasparenza e rispetto per rendere giustizia e dare riconoscimento alle vittime. E, soprattutto, per uno spazio sicuro per l’oggi».

    Replica rispettosa del dolore delle vittime

    In un’intervista sr. Mieke Kerckhot arricchisce le informazioni. La responsabile della produzione, Barbara Van Poeck, e il giornalista investigativo, Tom De Smet, l’hanno in qualche maniera coinvolta e questo è stato apprezzato. Assieme a lei hanno rivisto le quattro puntate: «Ho chiesto con una certa forza il diritto di replica nell’ambito della trasmissione. Ci avrebbe dato la possibilità di esprimere in modo personale i nostri sentimenti, le nostre scuse per gli abusi passati. Ci è stato negato. I produttori hanno ritenuto che non fosse adatto al “format”. Ci è stato permesso una videata finale con le nostre risposte scritte […] Ma un cartello da solo dice poco e può risultare freddo».

    Sarebbero state utili alcune parole di spiegazione, ad esempio, rispetto all’accusa di cambiamento di nome quando si entra in noviziato. Pratica di lunga tradizione nella vita religiosa (oggi largamente ignorata), che non vuole essere una censura ma sottolineare la novità e la radicalità della scelta compiuta.

    Inoltre, si sarebbe potuto spiegare che le pratiche e le distorsioni mostrate si riferiscono a decenni passati, non al presente.

    Nel quarto episodio si racconta di abusi in una congregazione femminile già censurata dal dicastero vaticano (non può accettare altre vocazioni per diversi anni) e non più presente nelle Fiandre. Nell’insieme, le denunce riguardano sette famiglie religiose su un totale di 295 presenti sul territorio.

    16 decisioni ecclesiali

    «Restiamo impegnate ad affrontare il passato con trasparenza e rispetto, a rendere giustizia e a riconoscere le vittime di allora e a garantire uno spazio sicuro per tutti oggi. Ripeto sempre: le sorelle consacrate sono persone normali con scelte di vita straordinarie. La maggior parte è sana, ma ce ne sono anche alcune con problemi di salute mentale o persone che potrebbero perdere la testa in determinate circostanze. Ma spero che la cultura del silenzio sia completamente un ricordo del passato. Spero che tutti abbiano il coraggio di superarla. Il documento mediale (De Nonnen, “le suore”) contribuirà a questo».

    È prevedibile che la reazione degli spettatori sarà molto forte. Il tribunale di Limbourg ha già avviato un’inchiesta preliminare. Come è già avvenuto nel 2023 quando una serie televisiva (Godvergeten, “dimenticati da Dio”) suscitò uno sdegno generale spingendo la Camera federale ad avviare una commissione di inchiesta e il parlamento fiammingo a definirne una seconda in proprio (https://www.settimananews.it/chiesa/belgio-abusi-tagliare-fondi-alla-chiesa/).

    La Chiesa ha già sollecitato la messa in opera delle indicazioni prodotte. In un documento episcopale del 2024 (Cosa ha fatto la Chiesa per le vittime di abusi sessuali fra il 1997 e il 2024?) si enumerano sedici passaggi compiuti o condivisi:

    •  creazione di due punti di contatto per francofoni e fiamminghi (1997);
    •  avvio della commissione Halsberghe per il trattamento delle denunce (2000);
    •  la commissione Adriaenssens (2009);
    •  creazione di una commissione parlamentare speciale (2010);
    •  centro di arbitraggio (2012-2017);
    • creazione di dieci punti di contatto per le vittime (2012-2021);
    • commissione interdiocesana per la protezione dei minori (2012);
    •  sussidio “La sofferenza nascosta” (2012);
    •  documento “Dal tabù alla prevenzione” (2014);
    •  nascita del consiglio di supervisione (2016);
    •  giornata nazionale di riconoscimento e di memoria (2017);
    •  rapporto sugli abusi ai minori nella relazione pastorale (2019);
    •  codice di condotta per i collaboratori ecclesiali (2019);
    • punti di contatto unico (francofono e fiammingo) nel 2021;
    •  dopo la serie televisiva Godvergeten (2023).

    L’ultimo evento ricordato è l’incontro delle vittime con papa Francesco nel 2024 (cf. qui). E si prevede che anche dopo l’attuale serie televisiva possa esserci un incontro con papa Leone.

    https://www.settimananews.it/vita-consacrata/belgio-suore-abusi-contesto/

  • Prete condannato per abusi (poi prosciolto per prescrizione) torna a fare attività con bambini e ragazzi. La Diocesi: «Non starà da solo con i piccoli»

    Prete condannato per abusi (poi prosciolto per prescrizione) torna a fare attività con bambini e ragazzi. La Diocesi: «Non starà da solo con i piccoli»

    BOLZANO – Un sacerdote condannato in secondo grado per abusi sessuali, poi prosciolto per prescrizione in Cassazione, è stato nominato collaboratore pastorale in Alta Pusteria, e tornerà quindi a fare attività tra bambini e ragazzi. Dal canto suo, la Diocesi di Bolzano e Bressanone ha precisato che l’attività pastorale con i minori si svolgerà in presenza di altri adulti.

    L’iter giudiziario

    Don Giorgio Carli nel 2009 fu prosciolto per prescrizione in Cassazione, dopo una pesante condanna in secondo grado.

    Nel 2013 però il Tribunale civile condannò, in solido fra loro, la diocesi di Bolzano e Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di complessivi 700mila euro, oltre agli interessi legali.

    La Diocesi: «Predisposte misure ad hoc»

    «Nel quadro degli avvicendamenti annuali del personale, il sacerdote Giorgio Carli è stato nominato collaboratore pastorale in Alta Pusteria a decorrere dal primo settembre 2025», comunica la diocesi di Bolzano Bressanone riferendo che «dopo la pubblicazione della perizia indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone, un gruppo di esperti ha esaminato anche il suo caso e raccomandato alcune misure, che sono state confermate dai vertici diocesani. I responsabili in loco sono stati informati personalmente». Le misure in particolare prevedono un accompagnamento psicologico, attività pastorale con bambini e adolescenti solo in presenza di altri adulti e monitoraggio costante da parte di referenti designati.

    Le parole del vescovo Ivo Muser

    Il vescovo, Ivo Muser, riferisce ancora la nota, sottolinea di «assumersi consapevolmente la responsabilità per l’impiego di don Giorgio Carli, sulla base delle raccomandazioni del gruppo di esperti e delle circostanze esistenti». Monsignor Muser ritiene «essenziale ricercare soluzioni responsabili anche nei casi difficili, sempre nell’osservanza di regole chiare e precise, all’interno di condizioni quadro controllate e nella consapevolezza che la sicurezza e la tutela dei minori nella nostra diocesi hanno la massima priorità».

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/bolzano/don_giulio_carli_condannato_abusi_sessuali_bambini_nomina_val_pusteria-9044638.html

  • “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    Ovviamente e per fortuna Giada Vitale è viva e vegeta e prende sul ridere quanto accaduto in quello che difficilmente si riesce ad interpretare come uno “scherzo” di pessimo gusto anzi, forse suona più come una minaccia.

    Una violenza gratuita in quanto chi ha architettato questa fake news descrive la vicenda di Giada e degli abusi sessuali che ha subito in infanzia da don Marino Genova. Particolari che vengono usati in questa macabra fake news addirittura per accreditare la notizia del suo suicidio.

    Suicidio che tristemente tutte le vittime di questi crimini tentano ameno una volta nella vita e, qualche volta ci riescono. Cosa che rende ancora più atroce l’accaduto.

    La presunta “salma” che abbiamo personalmente sentito al telefono conferma di stare bene e commenta quanto accaduto;

    “ANNUNTIO VOBIS

    che la sig.ra Giada Vitale di anni 30 è viva, e per sua fortuna gode di ottima salute ed è sempre pronta a combattere per il riconoscimento dei suoi diritti. Ella intende smentire categoricamente la sua prematura scomparsa sollevando dal sommo dispiacere chiunque ne fosse stato colpito. Aggiunge, inoltre, per coloro che si sono così tanto prodigati alla diffusione di questo video contenente queste assurdità, di cercare di dare un senso alla propria vita.

    Amen”.

    L’Associazione, noi tutti ci stringiamo intorno a Giada.

  • Nell’ambito del piano di uscita dalla bancarotta della diocesi di Syracuse, ai sopravvissuti agli abusi sono stati assegnati 176 milioni di dollari

    Nell’ambito del piano di uscita dalla bancarotta della diocesi di Syracuse, ai sopravvissuti agli abusi sono stati assegnati 176 milioni di dollari

    Il reverendissimo Douglas J. Lucia, vescovo di Syracuse, ha annunciato in una lettera del 27 agosto pubblicata sul sito web della diocesi che il giudice fallimentare capo degli Stati Uniti per il distretto settentrionale di New York, Wendy Kinsella, accetterà il piano della diocesi di ritirarsi da una petizione per la riorganizzazione ai sensi del Capitolo 11.

    “Come ho affermato nel corso di cinque anni e ripeto ancora oggi, non posso scusarmi abbastanza per gli abusi commessi o per qualsiasi negligenza nell’affrontarli”, ha affermato Lucia.

    La diocesi ha presentato istanza di fallimento nel giugno 2020, mentre nei tribunali si accumulavano oltre 100 cause legali ai sensi del Child Victims Act dello Stato di New York per abusi sessuali commessi in passato da sacerdoti e membri del clero. La diocesi comprende sette contee, tra cui Broome, Chenango, Cortland e Oneida.

    Le cause legali hanno citato più persone, tra cui un ex prete della contea di Broome e un dipendente di una scuola cattolica, in casi di abusi risalenti alla fine degli anni ’70.

    Nel luglio 2023, la diocesi ha raggiunto un accordo transattivo con il Comitato ufficiale dei creditori non garantiti, garantendo milioni di dollari per le oltre 400 vittime di abusi sessuali all’interno della chiesa.

    In base al nuovo accordo, il Fondo Fiduciario per le Vittime della diocesi includerà oltre 100 milioni di dollari per il risarcimento dei sinistri. Di questi, 50 milioni di dollari proverranno dalla diocesi, 45 milioni dalle sue parrocchie e 5 milioni da “altre entità cattoliche associate alla diocesi di Syracuse”, ha affermato Lucia.

    Le compagnie assicurative associate alla diocesi contribuiranno al fondo con 76 milioni di dollari.

    Il piano include anche elementi non monetari volti a creare “protocolli ambientali sicuri per garantire ulteriormente che il passato non si ripeta e a prendere ulteriori provvedimenti per assistere i sopravvissuti nel loro percorso verso la guarigione”, ha affermato Lucia.

    https://eu.pressconnects.com/story/news/public-safety/2025/08/28/syracuse-diocese-bankruptcy-exit-plan-details/85865921007/

  • In caso di tentato abuso, l’assenza di vittime implica l’assenza di punizione?

    In caso di tentato abuso, l’assenza di vittime implica l’assenza di punizione?

    La polizia di Clintonville, nel Wisconsin, ha arrestato domenica un sacerdote della diocesi di Madison con l’accusa di tentato abuso sessuale su minore.

    Secondo una dichiarazione della polizia, padre Andrew Showers, 37 anni, è stato arrestato la sera del 24 agosto dopo che gli agenti hanno “ricevuto informazioni” secondo cui il sacerdote aveva “preso accordi per recarsi nella città di Clintonville e incontrare una ragazza di 14 anni per avere rapporti sessuali”.

    Padre Showers è stato arrestato con l’accusa di adescamento di minori, utilizzo di un computer per facilitare un reato sessuale su minori e tentata violenza sessuale di secondo grado su minore.

    Secondo una dichiarazione della diocesi, dopo essere stata informata dell’arresto di Showers lunedì, egli è stato sospeso da ogni ministero mentre prosegue l’indagine penale, con la quale la diocesi ha affermato di collaborare pienamente.

    Non sono stati confermati dettagli su come il sacerdote sia arrivato a prendere i presunti “accordi” o su come le forze dell’ordine ne siano venute a conoscenza.

    Se tali dettagli dovessero emergere nel corso dell’azione penale, è probabile che lascerebbero la diocesi di Madison con una situazione complicata da risolvere, poiché perseguire un tentato reato di abuso sessuale su minori è molto complicato nel diritto canonico.

    Mentre la maggior parte dei cattolici potrebbe aspettarsi che un sacerdote trovato ad aver tentato di avere rapporti sessuali con una minorenne venga ridotto allo stato laicale di routine (e come parte necessaria di qualsiasi politica credibile di “tolleranza zero”), la legge della Chiesa sulla questione non è affatto così semplice.

    In effetti, a seconda delle circostanze, anche se fosse dimostrato che Showers si è recato a Clintonville con l’intento espresso e specifico di abusare sessualmente di un minore, potrebbe non essere canonicamente possibile per la diocesi imporre la sua riduzione allo stato laicale.

    Per il momento, la sospensione di Showers dal ministero pubblico per tutta la durata del procedimento legale è una certezza.

    È quasi altrettanto certo che un processo canonico verrà avviato rapidamente e poi sospeso finché le accuse penali civili non saranno concluse o ritirate prima del processo.

    Qualsiasi indagine canonica sui dettagli di un presunto delitto contro un minore genererebbe atti potenzialmente controversi dal punto di vista legale. I casi clericali di abusi sessuali su minori sono, secondo le norme della Sacramentorum sanctitatis tutela , riservati alla giurisdizione esclusiva del Dicastero per la Dottrina della Fede.

    Dal punto di vista canonico, il vescovo che viene a conoscenza di un potenziale reato di abuso su minore deve immediatamente informare il DDF, che si assume la piena responsabilità del caso, anche se in pratica l’autorità di condurre un’indagine e un processo completi (un processo canonico completo o un processo extragiudiziale accelerato) è spesso delegata alla diocesi locale.

    Tuttavia, la prassi è quella di sospendere i procedimenti canonici fino alla conclusione dei processi penali locali, evitando così la questione.

    Un motivo importante è che le forze dell’ordine e i procuratori locali hanno spesso accesso a prove importanti (e alle risorse coercitive per raccoglierle), non disponibili alle autorità ecclesiastiche, ma essenziali per garantire il miglior esito possibile per tutte le parti in causa.

    Nel caso Showers, i dettagli delle accuse potrebbero rivelarsi cruciali per l’eventuale determinazione da parte della DDF se sia stato commesso o possa essere perseguito uno specifico reato canonico di abuso, dal momento che il sacerdote non è stato accusato di aver effettivamente avuto contatti sessuali con un minore.

    Le norme della Sacramentorum sanctitatis tutela consentono di perseguire penalmente alcune azioni “tentate”, che sono di fatto crimini di tentativo dell’impossibile, sia contro la fede che contro il diritto canonico in materia di sacramenti.

    Ad esempio, mentre i crimini canonici dell’ordinazione di una donna, o l’assoluzione da parte di un sacerdote di un complice in un peccato sessuale sono crimini canonici, di fatto nessuno di questi è possibile da commettere. L’ordinazione di una donna al sacerdozio è, secondo la definizione della Chiesa della materia essenziale del sacramento, impossibile, e l’assoluzione di un complice sessuale non può essere validamente conferita al di fuori del pericolo di morte.

    Tuttavia, la SST non riconosce, all’interno delle sue norme, il reato di tentato abuso sessuale su minore, ma solo la commissione effettiva del reato. Il Codice di Diritto Canonico, inoltre, non consente di punire un reato tentato come se fosse il reato stesso:

    “Chiunque, in concorso con un reato, ha fatto qualcosa o ha omesso di fare qualcosa ma poi, involontariamente, non ha portato a termine il reato, non è vincolato dalla pena prescritta per il reato portato a termine, a meno che la legge o un precetto non dispongano diversamente”, spiega il Codice.

    Poiché la legge specifica in questione, la SST, non prevede diversamente, difficilmente la diocesi di Madison potrebbe fare pressione sul DDF affinché autorizzi a perseguire Showers per il reato di abuso su minore, anche se fosse condannato civilmente per le accuse per cui è stato arrestato.

    Sebbene il Codice di Diritto Canonico consenta di imporre “una penitenza o un rimedio penale” a qualcuno per aver tentato di commettere un crimine, anche se il tentativo provoca uno scandalo o un danno pubblico, qualsiasi pena imposta deve comunque essere “di genere minore di quella determinata per il crimine consumato”.

    La legge non prevede alcuna pena specifica nei casi di abuso sessuale clericale su un minore, e tutti i casi devono essere puniti “secondo la gravità del reato, senza escludere la dimissione [dallo stato clericale]”.

    Tuttavia, mentre il DDF impone di routine la pena della laicizzazione nei casi di abuso sessuale clericale su un minore, la laicizzazione è considerata la pena massima prevista dalla legge; in quanto tale, le disposizioni del Codice di diritto canonico sulla punizione dei reati tentati sembrerebbero escludere tale esito per un reato tentato.

    A seconda delle circostanze delle presunte azioni di padre Showers, come potrebbero emergere in tribunale, potrebbe essere esclusa anche l’opzione di processarlo per tentato abuso sessuale su minore.

    Nella dichiarazione della polizia si afferma che l’arresto è stato effettuato dopo aver “ricevuto informazioni” secondo cui il sacerdote aveva “preso accordi per recarsi nella città di Clintonville e incontrare una ragazza di 14 anni per avere rapporti sessuali”.

    Gli osservatori hanno già notato che questo resoconto degli eventi è sufficientemente ampio da comprendere diversi possibili scenari.

    È possibile che Showers (presumibilmente) abbia contattato una ragazza di 14 anni, presumibilmente online, poiché è stato accusato di aver utilizzato un computer a fini di abuso sessuale su minori, e abbia avuto una qualche forma di comunicazione che ha portato a un accordo per incontrarsi.

    In questo caso, il contenuto esatto delle comunicazioni del sacerdote con il minore sarà di fondamentale importanza. La DDF ha la prassi di rifiutare di accettare casi, anche palesi, di cosiddetto adescamento, e insiste sul fatto che l’effettiva commissione di un reato di abuso sessuale online rientri nelle norme della SST, anche se l’intenzione di procedere in tal senso appare evidente.

    Pertanto, affinché Showers possa rispondere delle accuse canoniche di tentato abuso sessuale su minore, l’intenzione di incontrarsi per scopi sessuali dovrebbe essere esplicita, così come la conoscenza da parte di Showers dell’età del bambino.

    È anche possibile, tuttavia, che Showers sia stato arrestato dopo essere stato colto in flagrante in un’operazione online, dalle forze dell’ordine o da altri attori, che si erano spacciati online per un quattordicenne allo scopo di identificare gli aggressori sessuali.

    Se così fosse, il DDF potrebbe concludere che anche il “tentato” abuso sessuale su un minore non è perseguibile, poiché, di fatto, non c’era nessun minore da abusare.

    D’altro canto, il DDF ha consentito il perseguimento e la condanna di alcuni ecclesiastici in alcuni casi per il reato di possesso di materiale pedopornografico, anche quando parte del materiale penalmente osceno è animato o generato da un’intelligenza artificiale. Si può sostenere che, nel caso in cui si scopra che un ecclesiastico ha esplicitamente pianificato di incontrare un minore a scopo sessuale, l’imputabilità e l’intenzione di commettere il reato siano dimostrate, anche se non è stato coinvolto alcun minore.

    Tuttavia, anche se tale argomentazione venisse avanzata e accettata dal DDF, il caso non si tradurrebbe quasi certamente in una condanna alla laicizzazione poiché, ancora una volta, un reato tentato non può essere punito con la stessa severità di un reato commesso.

    Naturalmente, questo non significa che, anche respingendo un potenziale caso che coinvolga padre Showers – che si tratti di un tentativo di incontrare un minore, reale o presunto, per scopi sessuali – il DDF ordinerebbe il suo ritorno al ministero.

    Al contrario, i casi rinviati dal DDF perché non conformi ai criteri specifici e rigorosi per un crimine secondo la legge SST sono solitamente accompagnati da un parere canonico consultivo del dicastero che chiarisce che una conclusione di “nessun crimine” secondo la sua legge non significa che un chierico debba essere reintegrato nel ministero.

    Al contrario, i vescovi diocesani di solito incoraggiano vivamente il chierico a chiedere volontariamente la riduzione allo stato laicale. Il più delle volte, viene loro esplicitamente chiarito che il vescovo lo ritiene permanentemente inadatto al ministero e, in caso di rifiuto, è probabile che si verifichi una situazione di stallo a tempo indeterminato.

    Anche se il vescovo potrebbe tentare di perseguire il sacerdote per un reato diverso previsto dal diritto penale della Chiesa, non riservato alla DDF, non ci sono delitti evidenti codificati nella legge che sembrino suscettibili di comportare una punizione di laicizzazione.

    Sebbene il Codice di diritto canonico criminalizzi una serie di altri potenziali atti sessuali da parte di chierici, tali leggi presumono che il chierico stia cercando una relazione sessuale stabile e/o pubblica con un altro adulto, tentando il matrimonio con una donna o vivendo una relazione sessuale aperta con qualcuno anche dopo essere stato avvertito di desistere.

    Sebbene la legge preveda la possibilità di ridurre allo stato laicale “un chierico che ha offeso in altri modi il sesto comandamento del Decalogo”, senza definire un tipo specifico di reato, tale disposizione è qualificata dalla condizione che “il reato è stato commesso in pubblico” – con la presunzione che il chierico stia tentando di vivere in qualche modo una relazione sessuale pubblica e continuativa – non il tentativo, anche volontario, di incontrare di nascosto un minore per un incontro illegale.

    La legge della Chiesa include una sorta di disposizione generale che consente di punire qualsiasi comportamento non specificamente delineato come crimine nel codice penale universale o altrove, se vi è una “violazione esterna del diritto divino o canonico”, ma “solo quando la speciale gravità della violazione lo richiede e la necessità esige che gli scandali siano prevenuti o riparati”.

    Nel tipo di caso che Showers potrebbe affrontare, la sua diocesi potrebbe trovarsi di fronte a un difficile ostacolo canonico da superare per ottenere potenzialmente la sua riduzione allo stato laicale.

    La pubblicità che circonda il suo arresto e qualsiasi successivo processo e condanna genererebbe certamente la necessità di riparare lo scandalo e, ancora una volta, se si scoprisse che ha esplicitamente cercato rapporti sessuali con una minore, pochi contesterebbero la “particolare gravità” dei crimini di cui è stato accusato civilmente.

    Ma il canone onnicomprensivo limita i procedimenti penali alle “violazioni esterne” del diritto divino o canonico, non ai tentativi di violazione, per quanto sincera e comprovata possa essere l’intenzione di commettere il crimine.

    Sebbene possa sembrare probabile che qualsiasi ecclesiastico che cerchi di avere rapporti sessuali con un minore possa essere ridotto allo stato laicale di routine (e nessuno dubiterebbe della grave peccaminosità del suo tentativo), la realtà è che dopo decenni di riforme canoniche, alcuni casi sembrano ancora esulare dalle situazioni previste dalla legge.

    E anche se sembra improbabile che Showers si dedichi di nuovo al ministero sacerdotale, a meno che non venga scagionato in modo drammatico, se il caso contro di lui andrà avanti, resta da vedere se potrà essere effettivamente punito canonicamente per un tentato crimine.

    https://www.pillarcatholic.com/p/on-attempted-abuse-does-no-victim

  • Decenni di inquietanti abusi da parte del clero in una prestigiosa scuola cattolica del New Jersey saranno presto svelati e il suo ex leader potrebbe diventare il prossimo cardinale dello Stato

    Decenni di inquietanti abusi da parte del clero in una prestigiosa scuola cattolica del New Jersey saranno presto svelati e il suo ex leader potrebbe diventare il prossimo cardinale dello Stato

    Dettagli inquietanti sugli abusi commessi dal clero nella prestigiosa scuola Delbarton nel New Jersey potrebbero essere resi pubblici grazie a una recente sentenza del tribunale, che ha puntato i riflettori su un ex importante leader della Chiesa che potrebbe diventare il prossimo cardinale dello Stato, ha appreso il Post.

    Il vescovo ausiliare Elias R. Lorenzo, potenziale successore del cardinale di Newark Joseph Tobin, che raggiungerà l’età pensionabile obbligatoria nel maggio 2027, ha prestato servizio per tre decenni come insegnante e leader del clero presso la scuola cattolica maschile di Morristown.

    Durante il suo mandato, almeno 30 studenti si sono fatti avanti con accuse di abusi sessuali contro il clero di Delbarton, ha affermato la Survivors Network of those Abused By Priests, alcuni dei quali con dichiarazioni raccapriccianti di essere stati brutalmente abusati centinaia di volte dai monaci benedettini.

    A giugno, la corte suprema dello Stato ha stabilito che una nuova indagine della giuria popolare sugli abusi commessi dal clero in tutto lo Stato può procedere. Secondo fonti interne, tale indagine includerà l’esame delle accuse di insabbiamento presso l’esclusiva scuola.

    Secondo NorthJersey.com , la diocesi di Camden ha lottato per sette anni per bloccare le indagini in tribunale, ma a maggio ha annunciato che avrebbe abbandonato la battaglia.

    “Da quello che so, avrebbe senso per loro includere Delbarton nell’indagine”, ha detto al Post il senatore dello Stato del New Jersey Joe Vitale in merito all’indagine della giuria popolare.

    “Certamente, vorreste sapere in che modo la dirigenza ha giocato un ruolo in tutto questo”, ha detto Vitale. “E tutti coloro che hanno avuto un ruolo in Delbarton al momento in cui si presume che si siano verificati gli abusi dovrebbero essere coinvolti nella discussione”.

    Un’indagine simile condotta da una giuria popolare in Pennsylvania nel 2018 ha rivelato che oltre 1.000 bambini erano stati vittime di abusi da parte del clero , ha riportato l’Associated Press. All’epoca, si trattava dell’indagine più approfondita sugli abusi da parte del clero cattolico in uno Stato.

    Delbarton, una scuola media e superiore cattolica benedettina nella lussuosa Morristown dove le tasse universitarie ammontano a 48.725 dollari all’anno, vanta una lunga lista di ex studenti famosi, tra cui la star di “Game of Thrones” Peter Dinklage, lo shortstop titolare degli Yankees Anthony Volpe e i figli dell’ex governatore del New Jersey Chris Christie.

    Ma negli ultimi quindici anni la scuola è stata al centro dell’attenzione a causa delle accuse di abusi sessuali nei confronti di diversi membri del clero, tra cui un ex preside .

    Più di recente, una causa intentata nel 2021 da un ex studente sostiene che egli sia stato violentato e abusato più di 150 volte da un trio di monaci quando frequentava la settima elementare a Delbarton negli anni ’70.

    Lorenzo è stato priore presso l’abbazia di St. Mary, il secondo in comando dell’ordine benedettino che sovrintende alla scuola, dal 1995 al 2002 e in seguito è stato rettore della chiesa dell’abbazia e membro di una commissione di revisione degli abusi fino al 2008. In questo periodo ha anche insegnato presso la scuola.

    Un portavoce di Delbarton ha affermato che Lorenzo non ha mai preso parte al processo decisionale del comitato di revisione, ma non ha risposto ad altre domande poste dal Post.

    Nel 2018 Delbarton pubblicò una lettera pubblica in cui riconosceva che 30 vittime avevano dichiarato di aver subito abusi da parte di 13 membri del clero della scuola.

    Ma secondo NJ.com,  i sopravvissuti accusano da tempo la scuola di aver condotto una campagna per metterli a tacere.

    La vittima Tom Crane, la cui causa è stata risolta nel 2018, ha dichiarato al Daily Record di aver vissuto un “incubo di intimidazioni” dopo aver intentato la causa, sostenendo che lui e suo fratello erano stati abusati sessualmente da due monaci di Delbarton negli anni ’70.

    Il suo avvocato Gregory Gianforcaro, che attualmente rappresenta 31 querelanti contro Delbarton e quasi 50 vittime in totale, ha affermato che i pubblici ministeri includeranno sicuramente la scuola nella nuova indagine della giuria popolare.

    “Sono fiducioso che una volta resi pubblici i risultati di questa indagine, emergeranno molte informazioni sui sopravvissuti”, ha detto Gianforcaro al Post.

    L’ufficio del procuratore generale del New Jersey ha dichiarato al Post di non poter confermare o smentire alcun dettaglio sull’indagine, mentre l’arcidiocesi di Newark ha affermato che l’ufficio del procuratore generale non li ha contattati.

    Nel 2020, il defunto Papa Francesco ha nominato Lorenzo, insieme ad altri due, vescovi ausiliari di Newark. 

    Quando l’attuale cardinale Tobin raggiungerà l’età pensionabile obbligatoria nel 2027, secondo fonti attendibili, Lorenzo sarà tra i quattro vescovi che potrebbero essere in lizza per il prestigioso ruolo. 

    L’ufficio dell’arcidiocesi ha affermato che l’ufficio del procuratore generale non li ha contattati in merito a Lorenzo e che il processo di nomina di un cardinale è “complesso, riservato e lungo”.

    Un’organizzazione, la Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), chiede che Lorenzo venga completamente rimosso dalla lista, sostenendo in una dichiarazione della scorsa settimana che era “complice dell’insabbiamento a Delbarton”.

    “L’ascesa del vescovo Lorenzo non può cancellare il dolore provato dai sopravvissuti di Delbarton”, ha affermato Mark Crawford, coordinatore di SNAP per il New Jersey. “È inaccettabile che qualcuno che ha detenuto autorità per decenni, quando così tanti studenti venivano sfruttati, debba ora essere preso in considerazione per un’ulteriore promozione. 

    “I nostri membri chiedono trasparenza e responsabilità”, ha aggiunto Crawford. “Sotto la guida di Lorenzo, i bambini venivano abusati da lupi travestiti da pecore”.

    https://nypost.com/2025/08/15/us-news/nj-probe-could-uncover-details-of-clergy-abuse-at-delbarton-school/

  • Sentenza Don Leo, Dadò: “Pena ridicola!”

    Sentenza Don Leo, Dadò: “Pena ridicola!”

    di Fiorenzo Dadò* – La notizia della minuscola ridicola pena inflitta a Don Rolando Leo è una rivelazione triste, inaccettabile! Quando si tratta di radar e di un bicchiere di troppo le pene sono ben altre.

    Nella difficile lotta alla pedofilia e agli abusi sessuali si fanno due passi in avanti e poi cinque indietro, soprattutto ogni volta che vengono emesse sentenze di questo genere.

    L’investimento del Cantone in questo settore è assolutamente insufficiente, anzi, in questi anni, durante i quali sono aumentati di oltre 200 gli agenti ( soprattutto in corpi speciali, capi e scrivanie) si sono per contro diminuiti gli agenti che si occupano dei reati sessuali. Infatti il settore è nettamente sotto dotato e quei pochi eroi devono fare il boia e l’impiccato.

    Finché non ci si crede, non si investe e non si cambiano le leggi a Berna inasprendole, questi e tanti altri casi di questo genere continueranno a essere la norma.

    *presidente Centro

    https://www.ticinolibero.ch/tribuna-libera/1860394/sentenza-don-leo-dado-pena-ridicola

  • Abusi sessuali su ragazzi: Don Rolando Leo esce dal carcere

    Abusi sessuali su ragazzi: Don Rolando Leo esce dal carcere

    LUGANO – «Ha agito spinto dalle sue pulsioni più basse. Ma chi frequenta quest’aula sa che abbiamo visto fatti esponenzialmente più gravi». È quanto ha detto stasera alle Assise criminali di Lugano il giudice Amos Pagnamenta, annunciando la condanna del prete ticinese Don Rolando Leo.

    Scarcerato – L’uomo, accusato di abusi sessuali su nove ragazzi, è stato condannato a un anno e mezzo di carcere, di cui sei mesi sospesi con la condizionale per un periodo di prova di due anni. Avendo già scontato un anno di detenzione, verrà quindi immediatamente scarcerato.
    Alla pena si aggiunge un trattamento terapeutico ambulatoriale e il divieto a vita di svolgere attività professionali ed extraprofessionali a contatto con minori.

    Fragilità nell’atto d’accusa – «Tre dei giovani sentiti hanno dichiarato di non aver mai subito i suddetti abusi, per cui non si comprende come mai siano stati inseriti nell’atto d’accusa», ha spiegato Pagnamenta, che ha prosciolto il parroco da molteplici ipotesi di reato. «Certo, potrebbe esserci della vergogna nell’ammettere i fatti, ma può anche essere che davvero nulla sia accaduto. Don Leo sembra poi aver compreso di aver sbagliato, vi è quindi l’attenuante specifica del sincero pentimento».

    «Richiesta di pena fuori scala» – Per la Corte la richiesta della pubblica accusa (cinque anni e mezzo di carcere) «è quindi da considerarsi fuori scala e alimenta in modo ingiustificato le speranze delle vittime». Per quanto concerne i massaggi, «si è trattato di toccamenti rapidi, frugali e furtivi sui genitali, ma sopra i vestiti. Più gravi i reati commessi nei confronti della vittima principale, visto che è stato toccato sui genitali mentre dormiva».

    «Atti non penalmente rilevanti» – Nell’atto d’accusa «vengono poi menzionati atti che non hanno alcuna rilevanza penale», ha continuato Pagnamenta. «Al contrario di quanto indicato dalla procuratrice pubblica, il toccamento del petto di un uomo, diversamente da quello di una donna, non è ritenuto un atto sessuale. Solo i massaggi in cui vi è stato un contatto con i genitali sono quindi stati ritenuti».

    Per quanto riguarda infine la vittima principale, la Corte ha giudicato il suo rapporto con il prete come «stretto, ma non manipolatorio», per cui la coazione sessuale, in molti casi, non è stata ritenuta realizzata.

    «Non ha minimizzato, ha ammesso praticamente tutto» – Il comportamento processuale del sacerdote, da ultimo, è stato reputato come positivo. «Durante il procedimento Don Rolando Leo non è sembrato manipolatorio e non è apparso minimizzare i suoi atti», ha sottolineato il giudice. «Al contrario, oggi in aula ha in pratica ammesso tutti i reati costitutivi, cosa che si vede raramente per questo genere di reati».

    Il 56enne, in definitiva, è stato condannato per quattro episodi di atti sessuali con fanciulli, tre episodi di coazione sessuale e un episodio di atti sessuali con persone incapace di discernimento o inette a resistere.

    La pubblica accusa, lo ricordiamo, aveva chiesto cinque anni e mezzo di carcere, mentre la difesa aveva spinto per una pena massima di tre anni, in gran parte da sospendere con la condizionale, e per la scarcerazione immediata.

    https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1860308/abusi-sessuali-su-ragazzi-don-rolando-leo-esce-dal-carcere

  • Si apre in Ticino il processo a un sacerdote accusato di abusi sessuali

    Si apre in Ticino il processo a un sacerdote accusato di abusi sessuali

    È iniziato giovedì il processo contro un sacerdote 56enne, ex cappellano del collegio Papio di Ascona, arrestato un anno fa con l’accusa di abusi sessuali su minori. L’uomo, già in carcere e in fase di espiazione della pena, è noto nell’ambito ecclesiastico ticinese per aver ricoperto ruoli educativi e spirituali, tra cui quello di assistente della Pastorale giovanile diocesana e docente liceale.

    In aula dovrà rispondere di una ventina di episodi avvenuti tra il 2015 e il 2023, principalmente in contesti legati alla Chiesa. Le vittime sono nove, di cui quattro minorenni. I presunti abusi sarebbero avvenuti durante massaggi definiti “rilassanti”, in alcuni casi con atti più gravi. L’uomo avrebbe ammesso parte dei fatti.

    L’inchiesta è partita da una segnalazione raccolta dall’amministratore apostolico Alain de Raemy e trasmessa alla Commissione per gli abusi sessuali. Non è ancora chiaro se il precedente vescovo Valerio Lazzeri fosse già stato informato. La Curia di Lugano non sarà presente in aula e si esprimerà solo dopo la sentenza, attesa già in giornata. ROLANDO LEO

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/si-apre-in-ticino-il-processo-a-un-sacerdote-accusato-di-abusi-sessuali/89833892