Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Prima udienza del processo a padre Andrea Melis

    Prima udienza del processo a padre Andrea Melis

    Si è svolta oggi a Savona la prima udienza del processo a padre Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola elementare Assarotti di Genova, arrestato perché accusato di aver compiuto abusi sessuali su un ex chierichetto e un suo ex alunno.

    Il religioso, difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino, era stato arrestato dai carabinieri di Genova nell’agosto dell’anno scorso.

    Davanti a Giudice Laura De Dominicis e al Pubblico Ministero Elisa Milocco si sono costituite parti civili l’Associazione Rete L’ABUSO, rappresentata dall’avvocato Luca Battaglieri, di cui era presente in aula anche il Presidente Francesco Zanardi, l’Associazione No Child Abuse, rappresentata dall’avvocato Greta Dressino, ed in fine gli Scolopi di Genova dove Melis era docente, rappresentati dall’avvocato Andrea Sciello.

    Il giudice Laura De Dominicis ha predisposto a fronte della richiesta di incapacità avanzata dai legali del Melis, la nomina di un consulente tecnico, il prof. Francesco Mollica che presterà giuramento il prossimo 10 giugno.

    Ha inoltre predisposto una provvisionale di 20.000€ per le due vittime del Melis.

  • Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

    Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

    Cambia parzialmente lo scenario, dentro e fuori il processo, per il sacerdote Claudio Marino, finito agli arresti domiciliari nell’ottobre 2024 per un presunto caso di violenza sessuale nella casa d’accoglienza Cristo Re su una ospite migrante.

    I giudici della seconda sezione penale dopo aver sentito in aula il teste che nella fase delle indagini aveva detto di aver ricevuto le confidenze della donna, hanno rimesso in libertà il prete per affievolimento delle esigenze cautelari.

    Il teste, infatti, in aula ha precisato di avere ricevuto le confidenze solo a distanza di anni dal suo allontanamento da Cristo Re, e su espressa domanda dei difensori del sacerdote, gli avvocati Salvatore Silvestri e Delia Urbani, ha collocato temporalmente la circostanza in epoca analoga alla prima verbalizzazione, quando cioè la vittima era stata sentita, a distanza di due anni dal fatto, dalla Polizia di Catania nel procedimento per l’espulsione.

    Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

  • Nel pc oltre 400 foto e video con abusi sessuali su minori: ancora una condanna per l’ex diacono Frateschi

    Nel pc oltre 400 foto e video con abusi sessuali su minori: ancora una condanna per l’ex diacono Frateschi

    Alessandro Frateschi, l’ex diacono e docente di religione condannato per violenza sessuale su cinque minori, ha ricevuto una pena di un anno e otto mesi di reclusione per detenzione di materiale pedopornografico. L’uomo, che attualmente è detenuto nel carcere di Terracina, ha varie vicende giudiziarie in corso, che non si sono ancora concluse. Tra cui quest’ultima, per la quale i suoi legali Danilo Riccio ed Edoardo Fascione hanno già annunciato che faranno ricorso. “Restiamo in attesa del deposito delle motivazioni, ma possiamo già dichiarare che presenteremo ricorso ritenendo sin d’ora che le fonti di prova presenti nel fascicolo del pubblico ministero non potessero da sole giustificare un provvedimento di condanna così come pronunciato dal gup”, hanno dichiarato.

    Nel computer di Alessandro Frateschi, figura di riferimento nella comunità religiosa di Latina, sono state trovati oltre 400 tra foto, video e fumetti di ragazzi – tutti minorenni – ritratti in atteggiamenti sessuali. Frateschi si è difeso dicendo che il materiale gli è stato inviato in chat da maggiorenni o che, navigando su siti a luci rosse, potrebbe aver cliccato su qualche link con materiale pedopornografico. Ma il giudice non ha ritenuto credibile la sua versione.

    Frateschi è stato già condannato a dodici anni di reclusioneper abusi sessuali su cinque minori. Ragazzi che frequentavano la scuola, la parrocchia, figli di amici di famiglia che si fidavano dell’uomo. Le violenze sarebbero andate avanti per anni, e l’omertà intorno alla vicenda ha fatto sì che il 51enne continuasse ad agire impunito. “Ha manipolato i minori per soddisfare le sue perversioni sessuali, invece di prendersene cura, come avrebbe invece dovuto fare nel rispetto del suo ruolo”, scriveva la giudice del tribunale di Latina Laura Morselli nelle motivazioni della sentenza sulla condanna di Alessandro Frateschi. Almeno quattro persone, tra cui due suore e due psicologici, sarebbero state a conoscenza dei fatti. Nessuno di loro però ha detto mai nulla.

    https://www.fanpage.it/roma/nel-pc-oltre-400-foto-e-video-con-abusi-sessuali-su-minori-ancora-una-condanna-per-lex-diacono-frateschi/

  • Finale Ligure, violenza sessuale su minori in cambio di regali: rito abbreviato per padre Melis

    Finale Ligure, violenza sessuale su minori in cambio di regali: rito abbreviato per padre Melis

    Si terrà giovedì 29 maggio, a Savona l’udienza preliminare in cui padre Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola elementare Assarotti di Genova, arrestato perché accusato di aver compiuto abusi sessuali su un ex chierichetto e un suo ex alunno chiederà il rito abbreviato, ma sull’episodio che vede coinvolto un minore genovese la procura ha chiesto l’archiviazione.

    Il religioso, difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino, era stato arrestato dai carabinieri di Genova nell’agosto dell’anno scorso e subito sospeso dalla Curia. Era finito in carcere, poi a domiciliari. Il fascicolo era transitato per competenza territoriale da Genova a Savona perché proprio nel savonese erano avvenuti i primi e più gravi episodi, vale a dire la relazione sessuale instaurata con un chierichetto che all’inizio dei fatti aveva 12 anni e a cui Melis ha chiesto ripetutamente favori sessuali in cambio di regali, cene, abiti firmati, videogiochi e migliaia di euro di ricariche attraverso una carta prepagata.

    In base ai primi accertamenti dei militari dell’Arma Melis aveva, inoltre, provato a baciare altri due giovanissimi a Genova con la promessa di una sigaretta elettronica in dono, ma all’esito dell’incidente probatorio che si è tenuto nelle scorse settimane a Savona, la pm ha stabilito che nel caso ‘genovese’ non si rileverebbe alcun reato.

    Il sacerdote quindi sarà processato per violenza sessuale di minorenne per la vicenda del giovane chierichetto che si era protratta per diversi anni, visto che il ragazzino ad un certo punto si era trasferito a Genova per studio e i rapporti tra i due si erano intensificati, così come i regali finché i famigliari del ragazzino si erano insospettiti e si erano rivolti ai carabinieri.

    Il 29 maggio gli avvocati di padre Melis chiederanno di poter accedere al rito abbreviato per sperare nello sconto di pena.

    Nel frattempo il religioso sta seguendo cure e corsi specifici per i sex offender in una comunità in Umbria, che opera sotto accreditamento e supervisione della Cei. Oltre al processo penale, il religioso dovrà comparire processato anche dal tribunale ecclesiastico. L’istruttoria in questo caso deve ancora cominciare.

    https://www.ivg.it/2025/05/finale-ligure-violenza-sessuale-su-minori-in-cambio-di-regali-rito-abbreviato-per-padre-melis/

  • Un sacerdote di Chicago accusato di aver molestato dei bambini fa un’affermazione esplosiva contro papa Leone

    Un sacerdote di Chicago accusato di aver molestato dei bambini fa un’affermazione esplosiva contro papa Leone

    Un ex prete accusato di aver abusato sessualmente di almeno 13 bambini ha fatto un’affermazione esplosiva contro il nuovo papa.

    Robert Prevost, nominato nuovo capo del Vaticano all’inizio di questo mese, è stato accusato di aver ignorato lo scandalo degli abusi sessuali commessi dalla Chiesa  a Chicago quando era a capo della provincia del Midwest dell’ordine agostiniano della Chiesa cattolica.

    Ora, anche l’ex sacerdote James M Ray sostiene che Prevost abbia firmato il suo trasferimento in un monastero di Hyde Park , vicino a una scuola elementare cattolica, nonostante Ray fosse già stato accusato di molestie su minori.

    “È stato lui a darmi il permesso di restare lì”,  ha dichiarato recentemente Ray al Chicago Sun-Times .

    Il sacerdote è inserito nell’elenco degli autori di reati sessuali stilato dall’arcidiocesi, in cui si afferma che è stato sottoposto a “ministero limitato con restrizioni” a partire dal 1990, in seguito alle accuse di abusi sessuali.

    Ciononostante, lavorò per tre parrocchie e, nel 2000, l’arcidiocesi di Chicago intervenne per aiutarlo a trovare un posto dove vivere, dove non avrebbe rappresentato una minaccia per la collettività.

    Tuttavia, alla fine permisero a Ray di restare per due anni al convento di St. John Stone, che si trova a meno di un isolato dalla scuola elementare St. Thomas the Apostle e di fronte a un asilo nido.

    La scuola non è mai stata informata del trasferimento di Ray, che non è mai stato condannato per alcun reato e non è iscritto in nessun registro governativo dei condannati per reati sessuali, nella zona; non vi è alcuna indicazione che l’asilo nido sia stato avvisato.

    Invece, come riporta il Sun-Times, i funzionari dell’arcidiocesi hanno erroneamente affermato nei documenti che “non c’era nessuna scuola nelle immediate vicinanze”.

    Parlando del suo trasferimento nella zona, Ray ha detto che aveva bisogno di trovare un posto dove vivere perché la sua precedente residenza “stava per essere demolita”.

    Ha affermato che il vicario per i sacerdoti dell’arcidiocesi, che faceva capo al defunto cardinale Francis George, aveva “sparso la voce” tra le organizzazioni ecclesiastiche per sapere se qualcuna avesse un alloggio disponibile per lui.

    Gli Agostiniani, sosteneva Ray, erano “gli unici che rispondevano”.

    Fu Prevosto, oggi Papa Leone XIV, a dargli l’approvazione finale per trasferirsi nel convento, racconta Ray.

    Alla domanda su come lo sapesse, l’ex sacerdote ha risposto: “Questo è ciò che dicono i documenti e credo che lo abbia detto anche Jim”, riferendosi al reverendo James Thompson, un agostiniano ora defunto che viveva nel monastero e che era il supervisore in loco di Ray mentre lui viveva lì.

    Ray avrebbe dovuto essere attentamente monitorato nel convento, motivo per cui Prevost presumibilmente non avrebbe avvisato i dirigenti della scuola cattolica St. Thomas the Apostle, dissero all’epoca i funzionari della chiesa.

    Ma Michael Airdo, avvocato di lunga data degli Agostiniani di Chicago, ora starebbe apparentemente cercando di prendere le distanze dal papa dalla mossa di Ray.

    Lui invece ha attribuito la colpa al defunto cardinale e a Thompson.

    “Il ruolo dell’allora Prevosto provinciale era quello di accettare un ospite della casa alle tariffe di remunerazione indicate”, affermò Airdo, sottolineando che Thompson “aveva il controllo esclusivo sull’accettazione di qualsiasi nuovo residente”.

    Ray rimase poi nel monastero per due anni, finché non fu trasferito in base alle nuove regole approvate dalla Conferenza episcopale statunitense, volte a tenere i sacerdoti accusati di aver abusato di minori lontano dai bambini.

    Nello stesso anno venne rimosso anche dal ministero pubblico, in seguito a una serie di articoli pubblicati dal Boston Globe sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica.

    Dieci anni dopo, nel 2012, Ray venne privato della dignità laicale dalla Chiesa cattolica.

    «Mi sono sentito abbandonato dalla Chiesa, ma non mi sono mai sentito abbandonato da Dio», ha raccontato.

    “La mia fede è ancora forte. Vivo la mia vita ogni giorno al meglio delle mie possibilità”, ha detto Ray, affermando che ogni volta che qualcuno tira fuori le sue accuse di violenza sessuale “provo un dolore al petto”.

    Due anni dopo la rimozione di Ray dallo stato laicale, George rese pubblici i fascicoli interni di numerosi preti accusati nell’area di Chicago.

    Ne è emerso che l’età delle vittime di Ray era compresa tra i 10 e i 18 anni.

    “Inoltre, come indicato di seguito, sembra che Jim Ray abbia masturbato altri tre uomini”, si legge nei documenti.

    “Il tema comune in queste tre accuse formali di abusi sessuali era che Jim Ray aveva stretto amicizia con le loro famiglie… Poi Jim Ray le aveva toccate fisicamente in modo inappropriato, facendole sedere sulle sue ginocchia, il che, col tempo, lo aveva portato a fare loro dei massaggi alla schiena che alla fine erano diventati più bassi.

    “Ciascuna delle vittime ha riferito che, mentre era seduta sulle sue ginocchia o durante i massaggi alla schiena, “sentiva il suo pene (di Jim Ray) eretto”. I massaggi alla schiena diventarono reciproci e portarono anche alla masturbazione reciproca.”

    I registri ecclesiastici ottenuti dal Sun-Times mostrano inoltre che Ray ha confessato ai funzionari della chiesa un altro episodio accaduto durante una visita nel 1993 a Medjugorje, una città nella regione balcanica europea dove si dice sia apparsa la Vergine Maria.

    Mentre si trovavano all’aeroporto, i registri dicono che Ray “incontrò un paraplegico che gli chiese (Jim Ray) di masturbarlo, cosa che lui (Jim Ray) ammise di fare”.

    In totale, secondo il procuratore generale dell’Illinois del 2023, Ray ha molestato almeno 13 bambini.

    Parlando al Sun-Times, Ray ha cercato di minimizzare le accuse, dicendo che stava semplicemente facendo un massaggio alla schiena a un ragazzo.

    Ma quando si è trovato di fronte alla gravità delle accuse a suo carico, ha cambiato idea.

    “Non posso cambiare il passato. Non voglio necessariamente difendermi. Ma su una scala da 1 a 10, mi sbagliavo, ma era un 1 o forse anche mezzo”, ha detto Ray.

    “Non era un bambino. Era un giovane adulto, di oltre vent’anni. Mi sbagliavo, e ho dovuto conviverci.”

    Ma non è la prima volta che Papa Leone XIV viene accusato di aver chiuso un occhio sullo scandalo degli abusi sessuali su minori commessi dalla Chiesa.

    In precedenza era stato criticato per non aver avviato un’indagine formale sui presunti abusi sessuali commessi da due sacerdoti nella diocesi di Chiclayo, in Perù, da lui guidata dal 2014 al 2023.

    Le presunte vittime hanno affermato che, sotto la supervisione di Prevost, nel 2022 la diocesi ha minimizzato i dettagli e la documentazione delle accuse inviate al Vaticano, impedendo intenzionalmente alla Chiesa di prendere provvedimenti contro i sacerdoti accusati.

    The Pillar, un’agenzia di stampa cattolica che indaga sulla chiesa, ha riferito che Prevost ha incontrato gli accusatori nell’aprile 2022 e li ha incoraggiati a portare il loro caso alle autorità civili mentre la chiesa indagava.

    Secondo quanto riferito, l’indagine è stata “archiviata per mancanza di prove e perché i termini di prescrizione erano scaduti”.

    Considerando tutto ciò, la Survivors Network of those Abused by Priests ha dichiarato di aver collaborato con altre organizzazioni per far sì che i 135 cardinali eleggibili che hanno scelto Prevost fossero ben consapevoli della sua presunta inazione.

    “Questa persona sarà esaminata da sinistra a destra”, ha affermato Lopez de Casas, vicepresidente nazionale del gruppo, che spera che l’elezione di Prevost possa far luce sugli abusi all’interno della Chiesa.

    “Ciò è utile per le vittime ovunque, perché abbiamo questo papa che sarà sotto gli occhi dell’opinione pubblica per quanto riguarda le vicende in cui è stato coinvolto in passato”, ha affermato.

    Da parte sua, Prevost ha affermato in un’intervista del 2023 rilasciata a Vatican Media che “il silenzio non è la soluzione” quando si tratta dello scandalo degli abusi sessuali.

    «Dobbiamo essere trasparenti e onesti, perché altrimenti le loro ferite non guariranno mai», disse allora il futuro papa. «C’è una grande responsabilità in questo, per tutti noi».

    Ora, Ray afferma che l’ordinazione di Prevost porta con sé “vibrazioni molto positive” nel complesso.

    https://www.dailymail.co.uk/news/article-14733525/Chicago-priest-sexual-abuse-James-Ray-pope-Leo.html

  • Il festival cinematografico presenterà in anteprima un documentario sugli abusi sessuali del clero, in parte basato su un reportage del Guardian

    Il festival cinematografico presenterà in anteprima un documentario sugli abusi sessuali del clero, in parte basato su un reportage del Guardian

    Un nuovo documentario che esamina lo scandalo delle molestie sessuali ai danni del clero cattolico a New Orleans , basato in parte sul giornalismo del Guardian e del suo partner locale WWL Louisiana, verrà presentato in anteprima mondiale al Raindance Film Festival di Londra a giugno.

    Secondo il regista del film, Lindsay Quinn Pitre, God As My Witness è stato candidato anche come miglior lungometraggio documentario alla 33a edizione del grande festival cinematografico.

    Il produttore del film di 82 minuti è Michael Brandner Sr., che nel 2018 ha scoperto una pila di quelle che erano essenzialmente lettere d’amore indirizzate al fratello minore, Scot, da un prete cattolico di nome Brian Highfill. Scot – che era adolescente quando ricevette le lettere – non ne parlò mai a nessuno e morì suicida a 29 anni all’inizio degli anni ’90.

    Michael presentò le lettere all’arcivescovo cattolico di New Orleans, Gregory Aymond. In una telefonata registrata tra i due uomini, Aymond disse a Brandner che le lettere contenevano probabilmente materiale di adescamento, ma “non erano abbastanza esplicite” da giustificare l’inclusione di Highfill in una lista pubblicata dall’arcidiocesi che identificava i chierici accusati di gravi molestie su minori.

  • Ombre sul Vaticano: l’accusa (mai provata) di aver insabbiato abusi che pesa sul nuovo pontificato di Leone XIV

    Ombre sul Vaticano: l’accusa (mai provata) di aver insabbiato abusi che pesa sul nuovo pontificato di Leone XIV

    Per alcuni è solo una campagna mediatica orchestrata da settori ultraconservatori, altri invece ricordano perché finora non c’era mai stato un Papa statunitense. Subito dopo la sua elezione al soglio di Pietro contro Robert Francis Prevost sono state rilanciate una serie di accuse che lo vedrebbero coinvolto in due casi di presunto insabbiamento di abusi sessuali commessi dal clero. Entrambi sono stati riportati dal portale ultra-conservatore “The College of Cardinals Report”, basato – come mostrato anche da Report – sul “Red Hat Report”, un maxi-dossieraggio sui cardinali papabili entrati in Conclave preparato da anni contro Bergoglio e i suoi sostenitori.

    Il primo caso risale al 2000 quando Prevost era responsabile della provincia agostiniana a Chicago. Allora, per ordine dell’arcidiocesi guidata dal cardinale Francis George, il sacerdote Jim Ray, condannato per abusi su minori, fu trasferito in un priorato agostiniano vicino a una scuola elementare, continuando a celebrare matrimoni e battesimi fino alla sua rimozione e riduzione allo stato laicale nel 2012. L’attuale papa però non autorizzò né ebbe parte nel trasferimento del prete, che non apparteneva al suo ordine.

    Il secondo caso invece risale all’aprile 2022, quando Prevost era vescovo di Chiclayo, in Perù, e riguarda i due sacerdoti Eleuterio Vásquez Gonzáles e Ricardo Yesquen, accusati di aver molestato tre sorelle minorenni nel 2007. All’accusa di non aver indagato a fondo, l’allora vescovo rispose di aver personalmente ricevuto le vittime, aprendo un’inchiesta canonica, i cui risultati furono inviati al dicastero per la Dottrina della Fede, incoraggiandole anche a denunciare il fatto alle autorità civili.

    https://www.tpi.it/esteri/ombre-vaticano-accuse-insabbiato-abusi-papa-leone-xiv-202505161181914/

  • Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    La sera dell’elezione di Leone XIV, al centro di Piazza San Pietro, il volto chiuso di Francesco Zanardi contrasta con le espressioni gioiose. “L’elezione di un nuovo papa non mi procura particolare gioia. C’è un po’ di speranza, ma soprattutto molti dubbi”, afferma il fondatore della Rete L’Abuso, la principale associazione italiana per le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’uomo spera ancora che il Papa “faccia propri gli impegni presi da Francesco per combattere questo fenomeno e, soprattutto, li renda realtà”. E per avvertire: «Continueremo a fare pressione.»

    Pochi giorni prima dell’apertura del conclave, la Rete aveva invitato la stampa a precisare che nella penisola risiedono più di mille sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, ovvero poco più del 3% di tutti i preti transalpini.

    Si dice che il numero delle vittime abbia superato le 4.200. “Chiunque verrà eletto, spetterà a lui intervenire chiedendo agli Stati che hanno lacune legislative, come l’Italia, di colmarle, per non rendere vani gli sforzi che la Chiesa cerca di fare”, è stato spiegato.

    Le rivelazioni continuano. La Conferenza episcopale italiana, presieduta dal cardinale Zuppi, ha pubblicato il primo rapporto di inchiesta sull’argomento. Ma le sue conclusioni mancano di “portata e indipendenza”, secondo la Rete. «In Italia c’è ancora un grosso problema di omertà», afferma con impazienza Francesco Zanardi.

    Da parte loro, la Spagna, diversi paesi latinoamericani e l’intero continente africano continuano a rifiutare la terapia d’urto per questi casi. La Chiesa francese è stata in prima linea, commissionando un rapporto all’alto funzionario Jean-Marc Sauvé, che ha rivelato decine di migliaia di casi di abusi sui minori.

    Denunciando, su Le Point, un governo della Chiesa a lungo “in negazione e dissimulazione”, Jean-Marc Sauvé è stato attaccato dai conservatori e non è stato nemmeno ricevuto da Papa Francesco.

    Il pontefice argentino ha usato parole forti, ma è stato meno attivo di Benedetto XVI, che aveva decretato “tolleranza zero”. E mentre Francesco ha condannato alcuni prelati, ha mostrato colpevole indulgenza nei confronti dell’artista gesuita Marko Rupnik, accusato di molteplici aggressioni sessuali.

    Oggi, mentre continuano le sordide rivelazioni, le vittime – anche in Francia – lamentano una subdola omertà. In alcuni casi, il riflesso difensivo dell’istituzione sembra ancora prevalere sulla sorte di quest’ultima.

    “Un pericoloso pedofilo” Di fronte a questa crisi sistemica, la pressione sulle spalle di Leone XIV è forte.

    Soprattutto perché il 25 marzo l’associazione americana Snap, che aiuta le vittime di aggressioni da parte di personalità religiose, ha presentato una denuncia in Vaticano contro sei membri del Collegio cardinalizio, tra cui Robert Prevost, accusati di aver “insabbiato abusi sessuali”.

    Nei primi anni 2000, nell’Illinois, il prelato americano avrebbe autorizzato padre James Ray, accusato di diverse aggressioni sessuali su minori e sospeso, a risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    A metà degli anni ’90, un prete, preside di una scuola superiore di New Lenox, sospettato di aver violentato una giovane studentessa, venne mantenuto al suo posto nonostante, secondo gli avvocati della vittima, i dirigenti della scuola “sapessero o avrebbero dovuto ragionevolmente sapere che il padre era un pericoloso pedofilo”.

    A Chiclayo, in Perù, tre donne denunciano gli attacchi da parte di personalità religiose, insabbiati dalle istituzioni. Fatti smentiti dal cardinale Prevost, che, secondo quanto riferito dalla diocesi di Chiclayo, avrebbe incontrato le tre donne, incoraggiandole a sporgere denuncia alle autorità civili.

    A conoscenza delle voci, il Dicastero per la Dottrina della Fede avrebbe condotto una propria indagine, riporta El País, concludendo che “la condotta del neoeletto Papa è stata irreprensibile”.

    Les victimes d’abus sexuels maintiennent la pression sur le nouveau pape

  • Il nuovo Papa dovrà occuparsi anche degli abusi sessuali nella Chiesa, e potrebbe essere un problema

    Il nuovo Papa dovrà occuparsi anche degli abusi sessuali nella Chiesa, e potrebbe essere un problema

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Con queste parole Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lo scorso 7 maggio, giorno di inizio del conclave che ha eletto Papa Leone XIV come successore di Papa Francesco, ha riportato all’attenzione il problema della gestione, della denuncia e dell’adeguatezza delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto.

    Un tema che è sembrato più attuale che mai fin da poche ore dopo la nomina di Robert Francis Prevost come 267º papa della Chiesa cattolica e primo papa statunitense della storia, lo scorso 8 maggio.

    Papa Leone XIV è stato criticato proprio per la gestione di due casi di abusi sessuali: il primo, più recente, riguarda accuse mosse nel 2024 da tre sorelle per episodi avvenuti nella diocesi di Chiclayo in Perù, dove Prevost fu vescovo dal 2015 al 2023. Il secondo caso risale invece a oltre 25 anni fa, quando Prevost, allora priore provinciale a Chicago, autorizzò la residenza di un sacerdote accusato di abusi sessuali vicino a una scuola elementare.
    Seppure il Vaticano abbia negato ogni responsabilità di Prevost, è vero che il suo nome è stato oggetto di inchiesta e questo oggi sembra essere un campanello d’allarme su un tema così rilevante.

    Ma qual è l’entità del problema?

    Il numero è impressionante, se si considera che spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati. Ci fu, per esempio, un’inchiesta della televisione polacca TVN24, trasmessa lunedì 6 marzo 2023, che sostenne che quando Karol Wojtyla era vescovo e cardinale di Cracovia, e dunque prima di essere eletto papa, fosse a conoscenza dei casi di pedofilia nella Chiesa polacca. Ai sacerdoti accusati di aver commesso abusi sui minori avrebbe dato copertura spostandoli in altre parrocchie lontane da Cracovia. L’autore del reportage è il giornalista investigativo Marcin Gutowski. Gutowski dice che Wojtyla, già dagli anni Sessanta, non solo era a conoscenza degli abusi commessi dai sacerdoti nella sua diocesi, ma che intervenne direttamente spostando alcuni dei preti accusati da una parrocchia all’altra: una pratica assai comune all’interno della Chiesa.

    Sempre nel 2023 la Chiesa portoghese aveva presentato risultati di un’inchiesta sugli abusi subiti da minori e compiuti da rappresentanti del clero in Portogallo. L’inchiesta, condotta da una commissione indipendente, aveva individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori fra il 1950 e il 2022: è una cifra ottenuta da 512 testimonianze raccolte in un anno, a cui si aggiungono casi denunciati da persone diverse dalle vittime. Il capo della commissione, il neuropsichiatra infantile Pedro Strecht, ha detto che con ogni probabilità è una stima per difetto e che i casi registrati sono solo una parte di quelli realmente avvenuti.

    L’impegno di Papa Francesco e le riforme incompiute

    L’inchiesta, che seguiva quelle già concluse in Australia, Francia, Germania, Irlanda e Paesi Bassi, era partita nel novembre del 2021 su richiesta del Vaticano e di Papa Francesco. In materia di lotta alla pedofilia, infatti, Bergoglio nel corso del suo pontificato ha fatto alcune cose, anche se non abbastanza. Il pontefice nel 2019 aveva varato un motu proprio, cioè una legge della Chiesa cattolica, che impone a tutte le religiose e ai religiosi di qualsiasi ordine, di denunciare gli abusi segnalandoli alle autorità ecclesiastiche, che dovranno dotarsi di adeguati sportelli. La legge arrivava dopo un’importante riforma in tema pedofilia. Il 29 marzo 2019 Bergoglio aveva infatti promulgato un altro testo col quale introduceva l’obbligo di denuncia penale per tutti i pubblici ufficiali, l’obbligo di portare avanti l’azione penale indipendentemente dalla volontà della vittima, il decadimento della prescrizione sui reati di questo tipo e il licenziamento di chi risulterà colpevole.

    Bergoglio, inoltre, aveva privato della berretta rossa il cardinale scozzese Keith Michael Patrick O’Brien, che era già stato escluso al conclave del 2013 – quello che lo aveva eletto Papa – proprio perché aveva ammesso le sue molestie sessuali su quattro sacerdoti. Nessun pontefice negli ultimi decenni aveva applicato un provvedimento così duro.

    Quando Francesco convocò i vescovi di tutto il mondo in Vaticano nel 2019 per un incontro senza precedenti che mirava a rendere la protezione dei minori una priorità globale, fu un segnale che il Vaticano stava finalmente trattando gli abusi sessuali del clero come una crisi globale piuttosto che come il fallimento di un particolare Paese o cultura. Incontrò anche personalmente le vittime in molti dei suoi viaggi internazionali, per dimostrare che la Chiesa era consapevole del loro dolore.

    Il caso italiano e il rapporto CEI

    Eppure il rapporto “Proteggere, prevenire, formare” della Conferenza Episcopale Italiana, un documento annunciato a maggio 2022 dal presidente della CEI (e attualmente tra i papabili favoriti a diventare il nuovo pontefice) Matteo Zuppi che avrebbe dovuto essere, o almeno così si era capito allora, la prima parte di una indagine indipendente commissionata dalla Chiesa italiana sugli abusi sessuali e la pedofilia commessi al proprio interno, finora mai realizzata, fu deludente.

    In realtà il rapporto considerava solo alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa avvenuti fra 2020 e 2021, e perciò offriva un quadro assai limitato e parziale. Nella Chiesa italiana ci sono sempre state enormi resistenze nei confronti di questa inchiesta. La prima parte del rapporto era pertanto molto attesa anche perché, negli ultimi anni, diverse Chiese nel mondo hanno realizzato queste indagini in modo approfondito e dettagliato: che avevano portato tra l’altro, come ad esempio in Francia, al riconoscimento ufficiale della responsabilità istituzionale della Chiesa per le violenze sessuali e gli abusi subiti da migliaia di persone negli anni, e al riconoscimento, anche, della «dimensione sistemica» di quelle stesse violenze. L’indagine italiana, tuttavia, è stata deludente. La questione degli abusi o dei fatti segnalati a questi servizi interni alla Chiesa, che avrebbe dovuto essere centrale, è affrontata solo in un breve passaggio: in modo comunque molto parziale e solo in relazione agli anni 2020 e 2021. Zuppi aveva annunciato che il rapporto doveva riguardare i casi avvenuti negli ultimi vent’anni, dal 2000 al 2021: non ci sono state spiegazioni sul perché la prima parte contenga i dati di due anni su venti.

    Una ferita aperta

    Dalla morte di Francesco, insieme a cardinali, ecclesiastici e fedeli di tutto il mondo, sono arrivati ​​a Roma anche sopravvissuti agli abusi sessuali e quanti monitorano la gestione dei casi di abuso da parte della Chiesa cattolica romana. Sono lì nella speranza di convincere i cardinali a dare priorità alla questione quando dovranno decidere chi sarà il prossimo Papa. “Penso che sia molto importante ricordare loro che non ce ne andremo”, ha affermato Matthias Katsch, membro del consiglio direttivo di Ending Clergy Abuse, un gruppo di sostegno con sede a Berlino che rappresenta i sopravvissuti di 20 paesi. Matteo Bruni, portavoce del Vaticano, ha affermato venerdì che durante gli incontri pre-conclave i cardinali avevano discusso degli abusi sessuali nella Chiesa e lo avevano considerato una “ferita da tenere aperta” affinché la consapevolezza del problema rimanesse viva e si potessero individuare percorsi concreti di guarigione.

    Che sia una ferita aperta, ci sono pochi dubbi, dato che continuano ad emergere resoconti di abusi e insabbiamenti da parte del clero: da casi singoli a centinaia elencati nei rapporti commissionati dalle conferenze episcopali nazionali. Gli attivisti affermano che i principali ostacoli allo sradicamento del flagello si trovano all’interno della Chiesa stessa, sia a livello locale che all’interno della gerarchia vaticana. “In molti Paesi del mondo non occidentale, gli abusi sono ancora considerati un problema occidentale”, ha affermato Marie Collins, ex membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, istituita da Francesco nel 2013 per consigliarlo sulla questione degli abusi sessuali da parte del clero. All’epoca, la creazione di un gruppo di questo tipo fu vista come un segnale forte della consapevolezza di Francesco dell’impatto della crisi degli abusi sui fedeli.

    Ma Collins, vittima di abusi irlandese, ha ricordato come la commissione abbia incontrato importanti ostacoli. Era sottofinanziata e carente di personale, ha detto, e i funzionari vaticani erano riluttanti a interagire con i membri della commissione. Per questo i gruppi di attivisti affermano che negli incontri pre-conclave i cardinali dovrebbero essere schietti e pretendere una risposta sì o no alla domanda “Promulgherete una vera legge universale di tolleranza zero?”

    Il gruppo “Survivors Network of those Abused by Priests” (SNAP) afferma che i cardinali dovrebbero anche essere consapevoli di come ciascun candidato papale abbia gestito i casi di abuso sessuale avvenuti dentro la Chiesa cattolica. Su questo punto, il mese scorso l’organizzazione ha lanciato Conclave Watch, un progetto che esamina il comportamento e le dichiarazioni dei cardinali sul tema delle violenze. L’organizzazione ha raccolto dossier che chiedono al Vaticano di indagare sui precedenti di 20 cardinali, inclusi alcuni candidati papali spesso citati. Qualsiasi cardinale che “abbia gestito male o insabbiato crimini sessuali, non dovrebbe diventare Papa”, ha dichiarato mercoledì Peter Isely, leader di SNAP di Milwaukee, in una conferenza stampa a Roma. “Questo sembra un criterio ragionevole e pertinente che dovrebbe essere la priorità”, ha affermato. Nessuno dei cardinali pubblicamente accusati di aver gestito male i casi ha parlato con i rappresentanti dei gruppi dei sopravvissuti per affrontare le accuse.

    D’altronde lo dicono anche le nuove linee guide della Cei, guidata dal cardinale Zuppi, che al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”.

    Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico?

    Al punto 8.2 dicono: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne”.

    https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a64697045/papa-leone-xiv-prevost-casi-abusi-sessuali/

  • Papa Leone XIV, l’accusa di SNAP: “Ha coperto casi di abusi su minori in Perù e a Chicago”

    Papa Leone XIV, l’accusa di SNAP: “Ha coperto casi di abusi su minori in Perù e a Chicago”

    Cronaca (Roma). “Abbiamo scritto una lettera al cardinale Parolin a marzo al fine di prevenire le aggressioni sessuali infantili nella Chiesa cattolica. Abbiamo redatto dei rapporti Vos estis (sui casi di pedofilia ndr) in conformità con le linee guida di Papa Francesco, il sistema da lui istituito per indagare sui predatori sessuali e su coloro che li hanno coperti. Crediamo che ci siano sufficienti informazioni in circolazione per far sì che il cardinale Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, debba essere indagato per aver insabbiato abusi sessuali su minori. Ci sono casi in Perù e a Chicago”.

    A lanciare questa pesante accusa è Shaun Dougherty, presidente di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti, intervistato in esclusiva da Alanews a pochi giorni dall’elezione del nuovo pontefice.

    In merito al presunto coinvolgimento di Prevost, Dougherty fa riferimento al caso di padre James Ray a Chicago e a quello dei preti Eleuterio Vásquez Gonzáles e Ricardo Yesquen nella comunità di Chiclayo in Perù.

    “Padre Ray era noto per essere un abusatore sessuale di minori – racconta Dougherty – La diocesi dell’Illinois ne era a conoscenza. I cardinali ne erano a conoscenza e invece di allontanarlo, si sono presi cura di lui, lo hanno protetto, lo hanno ospitato, lo hanno nutrito. E lo hanno fatto molto vicino a una scuola, senza informare che c’era un predatore sessuale di minori molto vicino ai bambini che loro erano lì per istruire e proteggere”. La vicenda è avvenuta tra il 2000 e il 2002, quando Prevost era Priore provinciale della provincia agostiniana “Madre del buon consiglio” a Chicago. Secondo SNAP, Prevost avrebbe permesso a Ray di risiedere in un convento agostiniano della città, nonostante fosse stato accusato di aver abusato di 13 minori.

    Il caso del Perù riguarda invece 3 bambine che hanno denunciato nel 2022 le violenze subite da parte di due preti. Le tre donne, minori all’epoca dei fatti, si sono rivolte a Prevost, allora vescovo di Chiclayo, per fornire delle informazioni sugli stupri.
    “Prevost era il capo del dicastero – sottolinea Dougherty – era il responsabile delle indagini. Prevost sa dove si trovano tutti i rapporti e le informazioni su tutti i preti e le suore abusatori in Perù. È l’unica persona nella gerarchia ecclesiastica che può aprire i registri e mostrare i risultati delle sue indagini. Ha davvero indagato come sostiene? Dovrebbe essere disposto ad aprire i suoi archivi e a mostrarli. Fino ad ora non ho visto un solo rapporto proveniente dalla Chiesa sul Perù. Quando ho visto che era diventato Papa ero nauseato”.

    “La nostra organizzazione supporta i sopravvissuti agli abusi sessuali infantili e collabora con i governi per emanare leggi migliori per proteggere i bambini – spiega Dougherty – Siamo a Roma per sollecitare la Chiesa cattolica e il nuovo Papa a promuovere una legge tolleranza zero contro i pedofili. La Chiesa è molto brava a nascondere le violenze sessuali, hanno leggi contro il furto ma non ne hanno una contro chi abusa dei bambini. Da quando è stato eletto Papa, Prevost ha parlato spesso di giustizia sociale, ma come puoi proclamare di essere a favore della giustizia sociale mentre dai rifugio ai pedofili? Questi sono atti criminali. Dare rifugio a un prete noto per aver aggredito sessualmente un minore è un crimine contro l’umanità. Le parole non proteggono i bambini dallo stupro, le leggi con pene severe invece lo fanno. Questa è giustizia sociale. Il capo della Chiesa cattolica ha in suo possesso tutte le segnalazioni di tutti i preti abusatori in tutto il mondo e ha la responsabilità esclusiva nei confronti di 1,4 miliardi di cattolici di denunciare ciò che hanno fatto. Non stiamo chiedendo molto, chiediamo che i bambini siano protetti”. (Fabrizio Rostelli/alanews)

    https://www.alanews.it/cronaca/papa-leone-xiv-laccusa-di-snap-ha-coperto-casi-di-abusi-su-minori-in-peru-e-a-chicago/