Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Prevost e soci, i coinvolti negli abusi sessuali non vanno votati

    Prevost e soci, i coinvolti negli abusi sessuali non vanno votati

    Contrariamente a quanto vorrebbe la narrazione ufficiale – volentieri rafforzata dai media laicisti – sotto l’ombra di papa Francesco sono stati coperti diversi scandali, sia sessuali sia economici. E troppi cardinali, legati in un modo o nell’altro a questi scandali, circolano tranquillamente e stanno giocando un ruolo importante nella preparazione del conclave.

    Al punto che diventa di primaria importanza che i cardinali evitino di votare chiunque sia stato coinvolto in questi anni in episodi di corruzione e di abusi sessuali, o su cui gravino pesanti sospetti. Sarebbe disastroso avere un Papa che perpetuasse il sistema di protezioni e complicità che ha caratterizzato questi anni, dal caso del vescovo cileno Barros a quello del vescovo argentino Zanchetta, dallo scandalo del cardinale McCarrick a quello di padre Rupnik. La Chiesa di tutto ha bisogno meno di un Papa che già in partenza risulti ricattabile.

    È per questo che è inquietante vedere in questi giorni tra i nomi dei papabili in ascesa quello del cardinale Robert Francis Prevost, agostiniano americano che è stato vescovo nella piccola diocesi peruviana di Chiclayo (dal 2014) prima di essere chiamato a Roma nel 2023 (anno in cui è diventato cardinale) a capo del Dicastero per i vescovi. Già nel settembre scorso ci siamo occupati del suo caso pubblicando in esclusiva il contenuto della lettera di tre donne che accusano Prevost di avere coperto due preti accusati di pedofilia e di cui sono state vittime quando erano ancora minorenni, tra il 2006 e il 2010.

    Ma ora siamo venuti in possesso di una recente lettera che il presidente dello SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests, la rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti) ha inviato al Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin e ai cardinali Victor Manuel Fernandez (prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede), Angel Fernandez Artime (pro-Prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata) e a suor Simona Brambilla, prefetto dello stesso Dicastero, denunciando Prevost per «azioni e omissioni volte a interferire o ad evitare un’inchiesta civile o canonica, amministrativa o penale, contro certi sacerdoti della diocesi di Chiclayo».

    La lettera, firmata dal presidente Shaun Dougherty, è datata 25 marzo 2025 e contesta la mancata applicazione nei confronti del cardinale Prevost della Lettera apostolica Vos estis lux mundi che detta nuove procedure per gli interventi in fatto di abusi sessuali. Inoltre si accusa il prelato americano di «abuso del potere ecclesiastico, d’ufficio e di funzione che ha ferito persone vulnerabili e creato scandalo».

    La lettera riporta nei dettagli i crimini commessi da tre sacerdoti – James Ray, Eleuterio Vasquez Gonzales e Ricardo Yesquen – e di come il cardinale Prevost abbia ignorato la denuncia delle vittime e abbia anche «depistato» il Dicastero per la Dottrina della Fede impedendo di prendere le corrette decisioni. Peraltro si ricorderà come il successore di Prevost a Chiclayo (scelto da lui stesso) abbia fatto di tutto per coprire a sua volta il cardinale agostiniano anche perseguendo l’avvocato difensore di tre vittime. Da notare che Prevost è stato chiamato a Roma a presiedere il Dicastero dei vescovi dopo che in Perù lo scandalo era già scoppiato e la segnalazione era già arrivata al Dicastero per la Dottrina della Fede.

    Nella lettera del 25 marzo lo SNAP chiede un’inchiesta approfondita sulle responsabilità del cardinale Prevost, ma non solo dai vari Parolin, Fernandez, Artime e Brambilla non è arrivata alcuna risposta; addirittura alla vigilia del conclave troviamo Prevost tra i nomi emergenti in lizza per diventare Papa. È una situazione già scandalosa così, figurarsi se dovesse essere eletto.

    Peraltro a spingere il suo nome è un altro cardinale molto discusso, l’honduregno Oscar Maradiaga, grande elettore di papa Francesco, chiamato nel consiglio ristretto di cardinali che lo ha supportato in questi anni. Maradiaga è stato accusato di gestione allegra dei fondi della diocesi, ma soprattutto di aver coperto gli orribili abusi del suo vescovo ausiliare a Tegucigalpa, Juan José Pineda. Tutto spiegato nel libro pubblicato nel 2019 da Martha Alegria Reichmann, vedova dell’ex ambasciatore dell’Honduras presso la Santa Sede: “Sacri tradimenti” è il titolo del libro, in cui la ex amica di Maradiaga denuncia anche di essere stata frodata dal prelato e di avere così perso tutti i suoi risparmi.

    Alla lista dei cardinali improponibili bisogna poi aggiungere tutti quelli legati allo scandalo del cardinale abusatore Theodore McCarrick, e non sono pochi data la ampia rete di connivenze e complicità che ha permesso a McCarrick di continuare per anni i suoi abusi (anche Maradiaga era un suo amico). Bisogna anche dire che nei suoi confronti è stato usato un metodo ormai collaudato nel passato pontificato: a scandalo scoppiato è stato ridotto allo stato laicale senza che si sia celebrato un processo canonico che avrebbe permesso di far emergere tutta la verità (oltre a dare la possibilità al cardinale di difendersi) e anche fare chiarezza su quanti hanno coperto le sue nefandezze. Così McCarrick alla fine è stato condannato ma i suoi complici sono stati liberi di fare carriera. Come ad esempio il cardinale Donald Wuerl, successore di McCarrick a Washington, oggi 85enne e quindi fuori dal conclave. Ma Wuerl fu chiamato a Roma a sostituire il cardinale Raymond L. Burke nella Congregazione per i vescovi per suggerire i nomi per le future porpore. Immediatamente fu elevato al cardinalato Blase Cupich, e poi ancora Joseph W. Tobin e Robert McElroy, promosso recentemente alla guida della diocesi di Washington. Non bisogna poi dimenticare il cardinale Kevin Farrell, attuale camerlengo, chiamato a gestire lo Stato vaticano nel periodo di sede vacante, che ha abitato per sei anni porta a porta con McCarrick senza mai accorgersi di nulla, così come in precedenza da posizioni di responsabilità nei Legionari di Cristo non si era mai accorto della doppia vita del fondatore Marcel Maciel.

    L’elenco potrebbe continuare, ma va citato almeno il grande protettore di padre Marko Rupnik, il cui caso è ancora tutto da risolvere: il cardinale Angelo De Donatis, di cui ci siamo occupati anche recentemente.

    Tutti personaggi non solo da non votare, ma di cui è bene non prendere in considerazione neanche gli eventuali suggerimenti.

    https://lanuovabq.it/it/prevost-e-soci-i-coinvolti-negli-abusi-sessuali-non-vanno-votati

  • I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    La rete italiana di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso, ha dichiarato martedì che in Italia c’è ancora troppa “omertà” nei confronti dei preti predatori e che circa il 3,2% dei chierici sono abusatori.

    Le reti di sopravvissuti in Italia e all’estero hanno affermato che il defunto Papa Francesco ha fatto più dei suoi predecessori per affrontare la crisi degli abusi che ha sconvolto la Chiesa globale, ma ancora troppo poco.

    “Ci sono enormi lacune legislative in Italia, ad esempio non c’è l’obbligo di denuncia, mentre le gerarchie non hanno affatto rispettato gli appelli di Papa Francesco” contro la pedofilia, ha affermato il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, in una conferenza stampa promossa dai familiari delle vittime di preti pedofili alla vigilia del conclave per scegliere il successore di Francesco.

    https://www.ansa.it/english/newswire/english_service/2025/05/06/abuse-survivors-decry-omerta-in-italy-3.2-clerics-abusers-3_86056f39-59ed-4c27-bde4-af59999bbce5.html

  • 3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    La totale omertà dello Stato italiano ha prodotto migliaia di vittime in Italia scaricando le colpe sulla chiesa cattolica e sullo stesso Papa.

    Questo è quanto è emerso ieri presso la Stampa estera, nella conferenza stampa promossa dalla Rete L’ABUSO.

    Le cifre parlano da sé e come rileva anche Federico Tulli, da anni impegnato in questa battaglia di civiltà verso i minori, cifre ben inferiori a un centinaio di preti pedofili che in altri paesi hanno però spinto la politica ad intervenire, mentre l’Italia che attualmente ne conta più di 1000, da decenni ignora il problema di fatto, scaricando tacitamente le colpe sulla chiesa.

    L’avvocato Mario Caligiuri dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, ne descrive le cause direttamente riconducibili allo Stato italiano che in materia ha fatto meno della chiesa.

    Il presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, denuncia che siamo l’unico Stato (l’Italia) che in Europa non solo ha favorito e continua imperterrito, la pedofilia di Stato, che nel drammatico scenario unicamente italiano non tocca soltanto la chiesa, ma tutti i settori, dalle società sportive e associative arriva alla famiglia. Tutto ad unico danno dei più piccini.

    L’Italia fu denunciata dalla Rete L’ABUSO nel 2019 al Comitato ONU per i diritti dell’infanzia dalla Rete L’ABUSO, Comitato che ravvisate le gravi lacune espresse le sue preoccupazioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inevase dalla Repubblica italiana di cui ne fanno ancora oggi le spese bambine e bambini.

    F.

  • “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, a un giorno dal conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco, risolleva il problema della gestione, della denuncia e delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto. Un numero sempre impressionante, se si considera spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati.

    Secondo i dati raccolti dall’associazione nel database “Spotlight on Italian Survivors“, attualmente il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori. Questo corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime. Nel solo 2025, sono già stati registrati 10 nuovi casi. Tuttavia, Zanardi sottolinea che questi numeri sono sottostimati, poiché molti abusi non vengono denunciati o sono prescritti. Non si sa se tra questi ci sono il caso don Samuele Marelli, condannato in primo grado dal Tribunale ecclesiastico regionale della Lombardia e indagato dalla procura di Monza, o don Ciro Panigara finito agli arresti domiciliari nel Bresciano.

    Non c’è obbligo di denuncia – Zanardi evidenzia che in Italia manca l’obbligo di denuncia per i cittadini comuni, limitato solo ai pubblici ufficiali. Incredibilmente nessun obbligo di denuncia ricade sugli ecclesiastici perché i sacerdoti o i loro superiori non sono pubblici ufficiali per il diritto penale italiano. Paradossalmente insegnanti, medici, notai e anche segretari comunali, per esempio, che sono a conoscenza di abuso o una violenza, sono obbligati dalla legge a denunciare: un prete, pur officiando cerimonie, non è un pubblico ufficiale, come sancito da una sentenza della Cassazione del 2009.

    Ma le nuove linee guida della Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi (anche lui tra i papabili), vale la pena ricordarlo, al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”. Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico? Viene spiegato al punto 8.2: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne“.

    Il certificato antipedofilia – Inoltre, la legge italiana non prevede un sistema efficace di monitoraggio e prevenzione degli abusi. Il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, non è applicato a tutte le categorie a rischio, come i volontari, lasciando ampi spazi di impunità. L’associazione Rete L’Abuso ha cercato di colmare questa lacuna raccogliendo dati e testimonianze direttamente dalle vittime. Tuttavia, Zanardi denuncia la mancanza di collaborazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche e civili. “In Italia c’è un problema enorme di omertà”, afferma Zanardi, sottolineando che spesso le vittime vengono ignorate o addirittura minacciate quando cercano giustizia.

    Zanardi critica la risposta della Chiesa italiana agli scandali di abusi, accusando i vertici ecclesiastici di non aver rispettato gli appelli di Papa Francesco e di non aver istituito una commissione indipendente di inchiesta. “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede”, afferma Zanardi, “lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. L’associazione Rete L’Abuso ha presentato istanze all’Unione Europea e alle Nazioni Unite per sollecitare un intervento internazionale e costringere l’Italia a adottare leggi più severe e a proteggere meglio le vittime. “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?”, è la domanda posta da Zanardi in un esposto presentato a entrambe le istituzioni sovranazionali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/06/sono-1-031-i-preti-accusati-di-pedofilia-la-denuncia-della-rete-labuso-sugli-incredibili-vuoti-legislativi/7976674/

  • Un cardinale italiano sullo stampo di Francesco è nella rosa dei candidati papali

    Un cardinale italiano sullo stampo di Francesco è nella rosa dei candidati papali

    Elisabetta Povoledo | New York Times – Possibile candidato al papato, il cardinale Matteo Zuppi ha lavorato con i bisognosi e gli emarginati, partecipando anche a colloqui di pace in tutto il mondo.

    Quando l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, è stato creato cardinale il 5 ottobre 2019, la sua giornata si è conclusa con una messa celebrata fuori dalla Basilica di Santa Maria in Trastevere, il quartiere romano in cui aveva trovato la sua strada da adolescente e in seguito era diventato sacerdote.

    «La mia vita, o meglio la vita stessa, è sempre composta da tanti tasselli che ci hanno plasmato e fanno parte di me», ha detto il cardinale Zuppi, ora 69enne, durante l’omelia di quella sera. «Oggi vedo, e credo che la vediamo tutti, la gioia di stare insieme come un pezzo della nostra vita comune, esattamente l’opposto dell’individualismo».

    Molti di coloro che si erano riuniti per augurargli il meglio durante la messa lo conoscevano dai tempi in cui, da adolescente, faceva volontariato presso la Comunità di Sant’Egidio, un’organizzazione benefica cattolica nota per il suo impegno a favore dei poveri, per il dialogo interreligioso e per la mediazione nei conflitti internazionali.

    Dopo essere diventato sacerdote, divenne vicario della basilica e per anni fu guida spirituale della Comunità di Sant’Egidio, che prega a Santa Maria in Trastevere.

    Ora è tra i cardinali spesso citati dagli osservatori vaticani come candidati alla carica di papa. Come sacerdote e vescovo, ha abbracciato una visione pastorale del ministero simile a quella di Francesco, e ci si aspetterebbe che mantenga questo approccio se eletto.

    Per molti romani, il cardinale Zuppi è conosciuto come “Don Matteo”, il nome di un prete investigatore della TV italiana.

    Quando Francesco lo scelse per diventare cardinale nel 2019, sembrò la persona perfetta per un pontefice che stava cercando di riaccogliere tra i fedeli cattolici che si sentivano alienati geograficamente, pastoralmente e ideologicamente.

    Il cardinale Zuppi ha accolto con favore la comunità LGBTQ+ cattolica romana e ha scritto l’introduzione per l’edizione italiana di un libro del 2017, scritto dal reverendo James Martin, sacerdote e scrittore gesuita, su come avvicinarsi ai cattolici gay.

    Condividendo l’avversione di Francesco per le apparenze del suo incarico, il cardinale Zuppi girava in bicicletta per Bologna dopo essere diventato arcivescovo della città italiana nel 2015, proprio come Francesco prendeva l’autobus pubblico quando era arcivescovo di Buenos Aires. E come Francesco, che scelse di vivere in una modesta foresteria del Vaticano invece che nell’opulento Palazzo Apostolico, il cardinale Zuppi si trasferì in una casa di riposo per sacerdoti a Bologna.

    Anche il Cardinale Zuppi si è guadagnato una reputazione internazionale, intervenendo in alcuni dei conflitti più sanguinosi del mondo. Con Sant’Egidio, è stato uno dei principali negoziatori nei colloqui che hanno portato all’accordo di pace del 1992, che ha posto fine alla guerra civile in Mozambico. Ha partecipato a molti altri colloqui di pace, non tutti con esito positivo.

    Nel 2023, Papa Francesco ha scelto il Cardinale Zuppi come inviato di pace tra Ucraina e Russia . Sebbene non sia riuscito a raggiungere la pace, molti ucraini hanno considerato la missione un successo. L’hanno vista come “una delle massime espressioni di sostegno all’Ucraina da parte della Santa Sede”, ha affermato Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso il Vaticano. Ha incoraggiato altri Paesi a sostenere il dialogo e ha contribuito a facilitare lo scambio di prigionieri e bambini, ha aggiunto Yurash.

    Il giorno del funerale di Francesco, il cardinale Zuppi ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che “ha espresso il nostro apprezzamento, la nostra gratitudine” per quanto fatto dal Vaticano, ha aggiunto il signor Yurash.

    Ma l’appartenenza del cardinale Zuppi alla Comunità di Sant’Egidio potrebbe giocare a suo sfavore nelle elezioni del prossimo papa, secondo Sandro Magister , esperto di diritto vaticano. “Un numero sempre maggiore di cardinali elettori diffida di un pontificato che correrebbe il serio rischio di essere governato da un’oligarchia esterna”, ha detto Magister, riferendosi al gruppo, definendolo una ” macchina formidabile ” che sotto Francesco ha raggiunto un potere smisurato all’interno del Vaticano.

    Altri critici hanno sottolineato che le conoscenze del cardinale Zuppi hanno contribuito ad accelerare l’inizio della sua carriera: suo padre lavorava in Vaticano e, tramite sua madre, il cardinale Zuppi è pronipote di un un tempo potente cardinale italiano.

    Francesco lo ha nominato presidente della Conferenza Episcopale Italiana nel 2022, scegliendolo tra una rosa di tre candidati votati dai vescovi. Uno dei suoi primi atti è stato l’apertura di un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in Italia.

    Il primo rapporto dell’inchiesta è stato deludente perché mancava di ampiezza e indipendenza, ha affermato Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete l’Abuso , un’organizzazione italiana per i diritti delle vittime. Zanardi ha in parte attribuito la colpa alla legge italiana, che non obbliga la Chiesa a denunciare i reati di abuso alle autorità civili, quindi il Cardinale Zuppi stava “seguendo alla lettera la legge”, ha affermato.

    Eppure, persino i critici del cardinale hanno affermato che l’inchiesta ha superato di gran lunga quella condotta dai suoi predecessori in un Paese in cui gli abusi sessuali da parte del clero non hanno ancora avuto una resa dei conti pubblica . Zanardi ha affermato che il cardinale Zuppi lo aveva incontrato numerose volte e non si era tirato indietro di fronte al confronto.

    Ciò non sorprende chi lo conosce. Mario Marazziti, di Sant’Egidio, ha affermato che nel corso degli anni il cardinale Zuppi ha “sviluppato un’esperienza di dialogo tra coloro che lottano tra mondi opposti” e, con ciò, una capacità di riconciliazione.

    NY Times

  • I sopravvissuti agli abusi chiedono al prossimo papa di attuare una politica di tolleranza zero e di identificare i cardinali con precedenti penali scadenti

    I sopravvissuti agli abusi chiedono al prossimo papa di attuare una politica di tolleranza zero e di identificare i cardinali con precedenti penali scadenti

    CITTÀ DEL VATICANO (AP) — Una coalizione di sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero ha chiesto mercoledì che i cardinali che entrano in conclave per eleggere il successore di Papa Francesco scelgano un papa che adotti una politica universale di tolleranza zero per gli abusi e che abbia una fedina penale pulita nella gestione dei casi.

    Il gruppo End Clergy Abuse ha pubblicato una lettera aperta ai cardinali che si riuniranno informalmente questa settimana prima dell’inizio del conclave del 7 maggio. Anche SNAP, il principale gruppo di sopravvissuti con sede negli Stati Uniti, ha identificato in un nuovo database i cardinali che hanno a loro volta precedenti problematici , evidenziando un nuovo livello di controllo su tutti i possibili candidati al papato.

    Gli sviluppi giungono in un momento in cui sorgono dubbi concreti su quanto lo scandalo degli abusi stia assumendo un ruolo importante nelle discussioni sulla scelta del nuovo papa. Dopo due decenni di incessanti rivelazioni su abusi e insabbiamenti che hanno screditato la gerarchia cattolica, molti leader ecclesiastici vorrebbero pensare che la questione sia ormai un ricordo del passato, hanno affermato le vittime.

    “La crisi degli abusi sessuali non è una questione del passato. È presente. E in nessun luogo la sua devastazione è più visibile che nel Sud del mondo”, hanno affermato le sopravvissute nella lettera aperta.

    ECA e SNAP hanno chiesto alla Chiesa cattolica di adottare una politica di tolleranza zero , che preveda la rimozione permanente di un sacerdote dal ministero ecclesiastico anche per un singolo abuso sessuale ammesso o accertato secondo le leggi ecclesiastiche. Questa è la politica adottata nella Chiesa statunitense al culmine dello scandalo statunitense del 2002, ma non è affatto adottata altrove.

    La questione si sta svolgendo in tempo reale a Roma, mentre i cardinali si riuniscono: il cardinale peruviano Juan Luis Cipriani Thorne, 81 anni, è stato visto in alta uniforme cardinalizia entrare e uscire dalla Città del Vaticano, nonostante sia stato sanzionato dal Vaticano per presunti abusi su minore. Cipriani non è ammesso al conclave perché ha più di 80 anni, ma ha partecipato alle riunioni pre-conclave questa settimana.

    A gennaio, il Vaticano ha confermato l’esistenza di sanzioni disciplinari nei confronti di Cipriani, il primo cardinale dell’Opus Dei, a seguito di accuse di abusi sessuali . Le sanzioni includevano l’obbligo di lasciare il Perù e restrizioni alla sua attività pubblica e all’uso delle insegne. Il Vaticano ha affermato che in alcune occasioni gli era consentito derogare a tali sanzioni.

    Alla domanda sul perché Cipriani si presentasse come cardinale e partecipasse, il portavoce vaticano Matteo Bruni ha affermato che le norme vaticane relative alle riunioni pre-conclave sono chiare. Le regole, ha detto, prevedono che tutti i cardinali debbano partecipare a meno che non abbiano “legittimi impedimenti”, che includono “questioni personali o fisiche”.

    Cipriani, che vive a Madrid e Roma, ha definito le accuse “completamente false”.

    Bruni ha affermato che la questione degli abusi è stata discussa questa settimana dai cardinali durante le discussioni pre-conclave, tra le altre sfide che la Chiesa si trova ad affrontare.

    All’inizio di quest’anno, SNAP ha lanciato un’iniziativa online, Conclave Watch, per fornire informazioni sui singoli cardinali e sui loro precedenti. Il gruppo afferma che, dal lancio, sopravvissuti provenienti da Figi, Tonga, Belgio, Francia, Sudafrica, Malawi, Italia, Canada e Stati Uniti si sono messi in contatto per ottenere ulteriori informazioni.

    L’iniziativa esamina i cardinali considerati candidati al papato in base ai loro precedenti nella gestione di casi di abusi sessuali, incluso se siano stati coinvolti nell’insabbiamento dei casi, nonché la loro accettazione della legge di tolleranza zero proposta da SNAP ed ECA.

    “I sopravvissuti agli abusi non vogliono vedere un altro conclave che elegge un papa che ha protetto e coperto i colpevoli del clero”, ha affermato Sarah Pearson, portavoce di SNAP.

    https://apnews.com/article/vatican-conclave-abuse-pope-b882375878b2f33c5a53c1dc9e345356

  • Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

    Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

    Garlasco (PV) – Trovando una chiavetta del PC di Chiara Poggi gli investigatori sono incappati in una serie di file tremendi intitolati: Pedofilia, Anoressia, Abusati, Cocaina Cattiva e Ragazze Sconnesse. Tutta sta roba è stata sfrugugliata nell’attuale inchiesta ed è riferita al periodo che va dal giugno del 2007, al 13 agosto 2007, il giorno dell’omicidio.

    Chiara aveva iniziato ad effettuare una serie di ricerche sul Web . Ricerche particolari, roba strana che Chiara stava cercando di capire. Il fatto che Chiara non abbia salvato i file sul Pc ma su una chiavetta Usb fa pensare. Sarà perché la giovane aveva capito che stava maneggiando della nitroglicerina e doveva fare in modo che queste ricerche non venissero a galla. Ma dopo quasi vent’anni a galla sono venute.

    Dalle indiscrezioni in nostro possesso non siamo in grado di stabilire dov’è stata trovata la chiavetta, ma è certo che esiste, e contiene quei file. Pare che Chiara facesse queste ricerche di sera, a volte la mattina presto di venerdì e in pausa pranzo. La prima ricerca risale alla sera di venerdì 8 giugno 2007: Chiara scarica un’inchiesta sulla pedofilia che salva in tre file diversi.

    Il 12 giugno 2007, Chiara s’è alzata presto per compiere un’ulteriore ricerca e, alle 6:34 salvava una serie di articoli e di approfondimenti in un file che tratta di minorenni abusati in contesti ecclesiastici negli Usa. Otto minuti dopo registrava articoli sulla cocaina e su come possa cambiare il comportamento delle persone. Non è finita: domenica 1° luglio 2007 un’altra ricerca, questa volta il file salvato si chiama Ragazze Sconnesse con articoli su adolescenti con problemi.

    Chiara ha scoperto qualcosa, forse a Garlasco o nella zona, poi s’è messa a fare approfondimenti, alla fine era pronta per denunciare tutto e il delitto sarebbe arrivato proprio per evitarlo. Per il legale di Andrea Sempio, avvocato Massimo Lovati, Chiara sarebbe stata uccisa da un sicario perché aveva scoperto un segreto relativo a una torbida vicenda di chiesa, che sarebbe pienamente venuta a galla solo alcuni anni dopo il suo assassino, relativa a uno scandalo sessuale al santuario della Bozzola, vicino a Garlasco.

    In sintesi, nel 2012 il Santuario della Bozzola fu travolto da uno scandalo che travolse don Guglielmo Giovanelli, all’epoca rettore del santuario, ricattato da persone che avevano scoperto che commetteva molestie e abusi sessuali su minori, sfruttando la sua posizione e la fiducia delle vittime e delle loro famiglie. I Carabinieri che si infiltrarono anche con travestimenti nel santuario, scoprirono che al religioso erano stati estorti ben 250.000 euro e alla fine arrestarono tutti quanti, prete compreso.

    Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

  • Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Milano, 27 aprile 2025 – Si è concluso, lo scorso 24 aprile, il primo grado di giudizio del processo canonico, nel quale don Samuele Marelli era imputato perché accusato di abusi sessuali sui ragazzini in oratorio. Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi e all’epoca dei fatti vicario della congregazione Giovanni Paolo II di Seregno (Monza) e coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie.

    Il Tribunale ecclesiastico incaricato ha comunicato all’Arcivescovo di aver riconosciuto la colpevolezza del sacerdote, in riferimento a due fattispecie delittuose per l’ordinamento canonico: atti contro il sesto comandamento del decalogo con minore da parte di un chierico (can. 1398 § 1, 1°) e atti contro il sesto comandamento del decalogo da parte di un chierico con persona maggiorenne, compiuti tramite abuso di autorità (can. 1395 § 3).

    Allo stesso sacerdote è stata pertanto inflitta la seguente pena: la proibizione, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano; la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne; la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari, attraverso qualunque mezzo, con persone che erano canonicamente domiciliate a Seregno nel periodo in cui don Samuele ha svolto ivi il ministero sacerdotale.
    Ogni pena canonica è sempre finalizzata ad ottenere il ristabilimento della giustizia, il pentimento del reo e la riparazione dello scandalo (cfr. cann. 1311 § 2 e 1341) ed è pertanto uno strumento che la Chiesa fa suo per custodire il bene di tutti fedeli.
    Trattandosi di una sentenza in primo grado di giudizio, è soggetta a possibile appello e non è dunque da considerarsi come definitiva. Nel mentre, rimangono in essere le misure cautelari imposte al sacerdote, al quale continua pertanto ad essere proibito l’esercizio pubblico del ministero al di fuori del luogo della sua attuale dimora, nonché il contatto volontario con i fedeli della comunità di Seregno.
    La decisione della pena, inflitta in primo grado, è stata letta questa mattina da mons. Michele Elli, Vicario episcopale della Zona V (Monza), al termine della Messa celebrata nella parrocchia di San Giuseppe a Seregno.  Elli ha anche espresso “nuovamente la vicinanza a tutte le persone coinvolte e che hanno sofferto per questa vicenda, nonché a tutta la comunità cristiana che vive un momento di turbamento e di ferita. I fatti accaduti ci spronano a ricercare una sempre migliore formazione di tutti coloro che svolgono un servizio educativo nelle comunità cristiane, una prevenzione più efficace e una condivisione delle scelte e degli stili educativi”. Infine, un ringraziamento a “coloro che in questa difficile situazione hanno sostenuto e incoraggiato il cammino di tante persone e dell’oratorio”.
    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/don-samuele-marelli-tbodqwuu
  • Preti pedofili, le associazioni delle vittime contro Papa Francesco

    Preti pedofili, le associazioni delle vittime contro Papa Francesco

    L’accusa di alcune associazioni: “Contro gli abusi da Papa Francesco solo belle parole”

    Gli occhi del mondo sono puntati sulla città leonina. Domani mattina la salma di Papa Francesco verrà traslata a San Pietro, dove i fedeli potranno renderle omaggio fino a venerdì. Sabato, invece, il funerale del pontefice argentino. Numerosi leader mondiali hanno già annunciato la propria presenza e non si contano gli attestati di affetto. Intanto fremono in curia i preparativi per il conclave che designerà il nuovo successore di Pietro.

    C’è però chi di Papa Francesco tratteggia un ritratto meno lusinghiero. È il caso di alcune associazioni che rappresentano le vittime dei preti pedofili. A cominciare dalla Rete L’abuso – Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che ha pubblicato ieri un comunicato redatto da Cristina Balestrini.

    “Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco – si legge nella nota – Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per ‘gestire’ gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque. Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite ‘parole o scritti’ non è stata colta da nessuno. Le voci ‘fuori dal coro’ sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE”.

    “Chiesa allo sbando attende un pastore che sappia davvero purificarla”

    Dopo quest’attacco, sono seguiti i “ringraziamenti”, ovviamente caustici.

    “GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia – dicono gli estensori – senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla. GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle ‘scomode’ che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito. GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime. GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli. GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili”.

    “GRAZIE – prosegue la denuncia dell’associazione – per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina ‘alla vittima e ai suoi familiari’ nel momento in cui un ‘caso’ usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà. GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!). GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante”.

    “GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima – conclude il comunicato – GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più. GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che ‘un pedofilo non guarisce’. Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno. E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla”.

    Dalla Nuova Zelanda: “Papato di Francesco è stato una tragedia”

    Gli attacchi a Papa Francesco, ovviamente, non provengono solo dalla penisola. Particolarmente attiva in tal senso è la neozelandese Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti (Survivors Network of those Abused by Priests – SNAP).

    In un articolo dall’eloquente sottotitolo, I sopravvissuti piangono la tragedia del papato di Francesco, SNAP punta i riflettori sia sull’imminente conclave che sul passato di Papa Francesco.

    “Il prossimo papa – si legge – deve istituire una legge di tolleranza zero per gli abusi sessuali che escluda immediatamente dal ministero il clero e i leader che hanno occultato gli abusi e imponga una supervisione indipendente sui vescovi. Deve usare la sua autorità per attuare cambiamenti istituzionali fondamentali che pongano fine alla pratica sistematica degli abusi sessuali e al loro occultamento”.

    Secondo SNAP, è fondamentale che il prossimo pontefice non abbia “precedenti di insabbiamento di abusi sessuali”. Per l’associazione neozelandese Papa Francesco non era esente da tale colpa. “A causa della sua storia di occultamento di abusi in Argentina, Francesco non ha mai avuto la credibilità necessaria per rivedere la gestione dei casi di abusi sessuali da parte del Vaticano”.

    Una pratica, quella di occultare e insabbiare i casi di abusi, che Bergoglio avrebbe continuato, sempre secondo SNAP, nel corso del suo pontificato. L’elenco di episodi denunciati è in effetti inquietante, seppur limitato a quelli più eclatanti.

    Nel mirino, oltre ai singoli casi, anche la strategia adottata complessivamente. Nonostante i proclami e le promesse di una svolta, spiega l’associazione neozelandese, “Nessuna delle riforme o iniziative di Francesco ha prodotto una vera e propria ‘tolleranza zero” verso gli abusi, né ha posto fine alla cultura di estrema segretezza e controllo che li rende possibili’.

    https://www.italiareportusa.com/ultimissime/preti-pedofili-le-associazioni-delle-vittime-contro-papa-francesco/

  • Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Bergoglio è stato un personaggio significativo sulla scena mondiale. Tuttavia, purtroppo la sua gestione dei casi di abusi sessuali, sebbene considerevolmente migliore rispetto ai suoi predecessori, non è stata impressionante secondo laRete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) ad Aotearoa in Nuova Zelanda.

    SNAP Aotearoa riferisce:

    • Secondo le vittime argentine, Papa Francesco, quando era arcivescovo metropolita di Buenos Aires dal 1998 al 2013, ha taciuto sugli abusi sessuali su minori da parte del clero in Argentina. Non ha mai offerto scuse o risarcimenti alle vittime.

    Nel 2010, Bergoglio ha commissionato un rapporto per scagionare Julio Grassi, un importante sacerdote argentino condannato per abusi sessuali su minori. Sotto Bergoglio, la Chiesa cattolica argentina ha tentato direttamente di influenzare le opinioni della magistratura in vista dell’udienza di appello di Grassi.

    Nel 2013, papa Francesco si è rifiutato di rispondere alle accuse di aver riabilitato l’ex cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni imposte dal suo predecessore Joseph Ratzinger.

    Nel 2015, Francesco ha attirato critiche significative per aver sostenuto il vescovo cileno Juan Barros accusato di aver coperto casi di abusi sessuali della Chiesa cattolica in Cile, compresi i crimini contro minori. prima di rispondere in modo più appropriato.

    Nel 2019, nonostante le promesse di “tolleranza zero”, Papa Francesco ha mantenuto il vescovo cattolico neozelandese Charles Drennan in disgrazia negli status clericali ed episcopali dopo che Drennan si è dimesso dalla diocesi di Palmerston North per cattiva condotta sessuale. Ancora oggi Drennan rimane vescovo. Gli appelli a papa Francesco per la laicizzazione di Dennan sono stati ignorati.

    Sempre nel 2019, mentre Papa Francesco è stato applaudito per aver revocato la legge sulla riservatezza del Vaticano (Segreto Pontificio) sui casi di abusi sessuali del clero, non ha mai chiesto conto ai suoi vescovi neozelandesi per l’uso di clausole di riservatezza nel loro processo di denuncia nazionale Te Houhanga Rongo/A Path To Healing, ora screditato.

    • Nel novembre 2022, Papa Francesco non è riuscito a privare il cardinale francese Jean-Pierre Ricard del suo status e dei suoi privilegi cardinalizi dopo che Ricard ha ammesso di aver abusato sessualmente di una ragazza di 14 anni negli anni ’80.
    • Nel 2022 e nel 2023, Francesco non ha mai risposto alle grida delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi nella sua chiesa in Nuova Zelanda, che lo hanno contattato direttamente più volte implorandolo di intervenire per fermare gli abusi secondari inflitti loro dai vescovi cattolici e dai leader delle congregazioni della Nuova Zelanda. Tuttavia, le lettere dei sopravvissuti non sono state prese in considerazione e le loro sofferenze sono state ignorate.
    • Nel 2023, le promesse di responsabilità di Papa Francesco sono state nuovamente minate dopo che il sacerdote sloveno Marko Rupnik è stato accusato di molteplici casi di abusi sessuali.
    • Nel 2024, dopo che la Royal Commission of Inquisight della Nuova Zelanda ha raccomandato ai leader religiosi delle istituzioni in cui si sono verificati gli abusi di ammettere l’illecito e di scusarsi, Papa Francesco non ha ammesso alcun illecito o scusa.

    Nel complesso, le azioni di Papa Francesco nell’affrontare gli abusi clericali e religiosi nella sua Chiesa sono in conflitto con le sue parole. Su altre questioni, è stato generalmente una forza per il bene nel mondo. “Tuttavia, non viviamo più in tempi in cui possiamo giustificare importanti leader mondiali che hanno fallito la società su una questione così importante come la giustizia per i bambini vittime di violenza sessuale”, ha detto il portavoce di SNAP Aotearoa, il dottor Christopher Longhurst.SNAP Aotearoa spera che il prossimo papa affronti la questione degli abusi nella Chiesa cattolica in modo più onesto, dando priorità ai bisogni delle vittime e dei sopravvissuti e ritenendo responsabili i vescovi cattolici neozelandesi e i leader delle congregazioni.