Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Pedofilia, migliaia di vittime dei preti in Olanda

    Pedofilia, migliaia di vittime dei preti in Olanda

    Sotto accusa la chiesa cattolica

    Lo ha stabilito una commissione d’inchiesta all’Aja Durante l’inchiesta individuati «800 autori di abusi»

    MILANO- «Decine di migliaia» le vittime di abusi sessuali da parte di circa 800 preti tra il 1945 e il 2000 in Olanda. Lo ha stabilito una commissione d’inchiesta istituita all’Aja. Il rapporto chiude l’indagine sulla Chiesa e la pedofilia e punta il dito proprio contro il Vaticano perché, «pur sapendo non hanno aiutato le vittime». «Sulla base di 1.795 segnalazioni, la Commissione è riuscita ad individuare i nomi di 800 autori di abusi», si legge nel rapporto. «Di questi, 105 sono ancora vivi».

    LE INDAGINI- Sotto la spinta dell’opinione pubblica, la Conferenza episcopale olandese aveva deciso nel 2010 di istituire una Commissione d’inchiesta sugli abusi commessi dai preti pedofili. La Commissione era presieduta dall’ex ministro, Wim Deetman, e includeva sei membri, tra cui un ex giudice, uno psicologo e docenti universitari. Secondo la Commissione, «il problema degli abusi sessuali era ben noto agli ordini e nelle diocesi della Chiesa cattolica olandese ma non furono prese le misure appropriate».

    Redazione Online16 dicembre 2011 | 12:08

    http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_16/pedofilia-olanda-vittime_fad557d8-27cc-11e1-a7fa-64ae577a90ab.shtml

  • Siracusa. Vaticano promuove il card. Bernard Law, che protesse i preti pedofili, Rappresenterà la Santa Sede nei festeggiamenti di Santa Lucia

    Siracusa. Vaticano promuove il card. Bernard Law, che protesse i preti pedofili, Rappresenterà la Santa Sede nei festeggiamenti di Santa Lucia

    Copriva i preti pedofili in America, il Vaticano lo promuove e adesso lo invitano a Siracusa

    L’ex arcivescovo di Boston Bernard Francis Law rappresenterà la Santa Sede alla festa di Santa Lucia. Nella sua diocesi finirono sotto inchiesta 89 sacerdoti, che lui difese fino all’ultimo. Trasferito a Roma, ha collezionato incarichi di prestigio all’ombra di San Pietro. Granata (Fli): “Un errore”
    Un appuntamento importante per devoti, cittadini e turisti, un appuntamento che ricorre soltanto una volta ogni anno per celebrare la “vergine e martire” Santa Lucia, simbolo di luce. Dal 13 al 20 dicembre, l’ex arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, rappresenterà il Vaticano a Siracusa, fresco degli ottantanni compiuti lo scorso 4 novembre, pasciuto dalla grande carriera ecclesiale che dopo lo scandalo del 2002 ha accompagnato i suoi giorni con promozioni verticali che farebbero impallidire il megadirettore dei celebri film fantozziani.

    Dopo la condanna a dieci anni di carcere del porporato a stelle e strisce John J. Geoghan, accusato di aver violentato ripetutamente un bimbo di dieci anni, nella sola Boston guidata dall’allora arcivescovo Law, finirono sott’accusa 89 sacerdoti dei quali 55 costretti a lasciare l’incarico. Indifferente alle denunce di numerosi abusi sessuali a danno di minori, l’allora arcivescovo Bernard Francis Law consentiva ai preti sott’inchiesta di proseguire nella loro opera “pastorale”. In un primo momento il Papa Giovanni Paolo II respinse le sue dimissioni, poi le accolse e le diocesi di Portland, Tucson e Spokane dichiararono bancarotta per le numerose richieste di risarcimento danni per abusi sessuali documentati e “coperti” da Law.

    La reazione del Vaticano non si è fatta attendere, dopo le dimissioni dalla reggenza di Boston, il porporato americano è stato importato a Roma in Vaticano. Da quel momento è divenuto membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia, della Congregazione per il Clero, della Congregazione per i Vescovi, della Congregazione per le Chiese Orientali, della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, della Congregazione per l’Educazione Cattolica, della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e, come se non bastasse, Bernard Francis Law è stato eletto arciprete della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore. Con questo curriculum è stato ritenuto l’uomo giusto per concludere l’anno ecclesiale a Siracusa.

    Le polemiche sono appena iniziate. Fabio Granata, vice coordinatore nazionale di Futuro e Libertà, è sul piede di guerra. “La pedofilia e i silenzi di parte della Chiesa sul tema – afferma – hanno indignato l’opinione pubblica mondiale. Per questo, pur nel rispetto delle valutazioni dell’arcivescovo di Siracusa, ritengo un errore l’invito al cardinale Law, per i festeggiamenti della Patrona di Siracusa. Un’ombra nei festeggiamenti di Santa Lucia, simbolo di luce. Sono solidale con quanti, credenti o meno, hanno esternato meraviglia per questa decisione”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12…iracusa/177084/

    Festa di S. Lucia: è polemica sulla presenza del cardinale Law

    13 dicembre 2011 · Fonte: Gazzetta del Sud

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    Siracusa Per alcuni una presenza quanto meno inopportuna, un vero e proprio “errore”, per altri – più drastici – una presenza “ingombrante” che rischia in qualche modo di incidere negativamente anche sulla stessa festa. Sembra paradossale ma proprio nel giorno in cui Siracusa si appresta ad abbracciare la patrona Santa Lucia, la vergine e martire siracusana diventata essa stessa simbolo di luce, sulle celebrazioni si allunga l’ombra della polemica.
    A far scattare la polemica è stata la scelta di affidare cardinale statunitense Bernard Francis Law il compito di svolgere questa mattina in cattedrale nella solenne celebrazione eucaristica il panegirico della Santa. Polemiche roventi nate dal fatto che il cardinale Law, ex arcivescovo di Boston, nel 2002 finì al centro di una caso di risonanza internazionale perchè accusato di aver “coperto” per anni numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti, accusati di pedofilia, della sua diocesi e per questo poi dimessosi. Da lì il suo trasferimento a Roma, deciso dal pontefice del tempo Giovanni Paolo II, dove si trova oggi.
    La scelta del cardinale Law per tenere il panegirico della Patrona ha innescato una dura polemica che la Chiesa siracusana non intende comunque alimentare.
    «Ho avuto modo di conoscere il cardinale Law quando mi sono recato in pellegrinaggio a Roma con un gruppo di fedeli siracusani – ha spiegato l’arcivescovo di Siracusa mons. Salvatore Pappalardo -. Ci ha accolto in maniera fraterna nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove era stato organizzato un momento di preghiera. Avendomi chiesto della mia Chiesa siracusana – ha concluso il Pastore della Chiesa siracusana –, mi è sembrato opportuno ricambiare la sua accoglienza e la sua preghiera in occasione dei festeggiamenti della nostra Patrona Santa Lucia».
    Diversa la valutazione di alcune associazioni, espressioni del variegato mondo della società civile, che hanno scelto di manifestare apertamente il loro dissenso. «Cari concittadini, credenti e non, ritenete che Mons. Pappalardo con questo invito abbia fatto cosa “buona e giusta”? – si legge tra l’altro in un volantino “firmato” da Arci, Arciragazzi, Associazione Libera Discussione, Centro Antiviolenza La nereide, Comitato 100 Donne, Comitato Parchi, Rete Centri Antiviolenza di Siracusa, Rinascita Arcigay Siracusa, Se Non Ora Quando Siracusa, Siracusa Città Aperta, Stonewall – Le associazioni, i gruppi e le aggregazioni spontanee di cittadini siracusani esprimono la loro indignazione per l’assoluta ed evidente inopportunità di tale scelta e ritengono che questa “ingombrante” presenza offenda la sacralità della Santa e delle migliaia di piccole vittime innocenti».
    Perplessità non le ha nascoste nemmeno il deputato nazionale di Futuro e Libertà Fabio Granata. «La pedofilia e i silenzi di parte della Chiesa sul tema hanno indignato l’opinione pubblica mondiale – ha commentato il parlamentare siracusano -. Per questo, pur nel rispetto delle valutazioni dell’Arcivescovo di Siracusa, ritengo un errore l’invito al Cardinale Law, per i festeggiamenti della Patrona di Siracusa. Sono solidale con quanti, credenti o meno, hanno esternato meraviglia per questa decisione»..

    http://www.arcigay.it/rassegna/festa-di-s-…-cardinale-law/

  • Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    di Paolo Tessadri da il Fatto quotidiano

    Il Vaticano ora ammette: ci furono abusi sessuali su molti bambini sordi. A commetterli furono preti pedofili, in un numero ancora imprecisato. Il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa in Italia imbocca la strada della verità. La sentenza di condanna della Santa Sede arriva a tre anni dalla denuncia di 67 ex allievi dell’Istituto religioso Provolo di Verona contro 25 religiosi appartenenti alla Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipende direttamente dalla Santa Sede. Quindici vittime ebbero anche il coraggio di testimoniare gli abusi in video e alcuni li raccontarono senza coprirsi il viso. Rivelazioni sconvolgenti, in cui descrivevano mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, nei luoghi più sacri della fede.

    CON LA LETTERA, inoltrata attraverso la Curia di Verona, e firmata da monsignor Giampietro Mazzoni, vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi, il Vaticano riconosce la verità delle accuse dei sordi e chiede esplicitamente scusa e perdono. E informa dei provvedimenti adottati dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei religiosi. Punizioni, per voce delle vittime sordomute, un po’ troppo blande e contraddittorie. “Il sentimento che prevale di fronte a questa triste vicenda – si legge nella missiva – è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso, che anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono. La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato”.

    SCONFESSA di fatto il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che in un primo momento si era scagliato contro i sordomuti, parlando di menzogne e anche chi aveva retto il suo gioco, vale a dire il giornale dei vescovi, Avvenire, che aveva alimentato ulteriori dubbi sulla vicenda. Zenti aveva parlato di “cattiverie, strumentalizzazioni e ricatto di carattere economico”, costretto poi a fare retromarcia in seguito alla presentazione di una querela da parte dei sordomuti. Ciononostante, “non ha impedito, pur con lentezze forse eccessive, che la Chiesa prendesse in seria considerazione le accuse”, scrive oggi il Vaticano. Implicitamente si fa riferimento a un cambio di rotta di Papa Ratzinger rispetto al suo predecessore sui tempi degli abusi nella Chiesa: “Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa nel fare piena luce su questa vicenda”. Si fa poi riferimento ai provvedimenti della Santa Sede. Si citano i vari religiosi coinvolti e identificati, circa una decina, ad altri non identificati, o deceduti oppure dimessisi nel corso degli anni.

    Per nessun sacerdote in vita è stato previsto la riduzione allo stato laicale. A don E.P., “vista l’età è stato sanzionato dalla Santa Sede con precetto penale che comporta una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte dei responsabili individuati dal vescovo di Verona”. A un altro, quello che davanti alle telecamere aveva sconfessato ogni abuso, “ha formulato una formale ammonizione canonica che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti”. Per il Vaticano pare sia solo una prima tranche d’indagine di una più ampia che riguarda altri ecclesiastici, per i quali la “Santa Sede ha richiesto documentazione, tuttora in esame presso la Congregazione per la dottrina della fede”. Per alcuni, come per L.G., “ricoverato in una casa di riposo. Nessun provvedimento stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”. Riguardo alle accuse di un sordomuto si scrive che sono “affette da incoerenza e contraddizione e non sono attendibili”.

    Poco dopo, però, si legge che “ciò non toglie che lui abbia subito degli abusi”. Perché si mette in dubbio la testimonianza di questo sordomuto, che oggi ha circa 60 anni? Perché ha coinvolto negli abusi l’ex vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, per il quale è in atto la beatificazione. E anche in quel caso il vescovo di Verona si era scagliato duramente contro le vittime: “La beatificazione non sarà bloccata” aveva fatto trapelare da un monsignore della sua diocesi veronese. Tuttavia la Congregazione della fede “aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione” in un primo momento e adesso il via libera.

    MA OLTRE alla prima vittima, ce n’è una seconda che accusa il vescovo Carraro. Un uomo di 62 anni, sordomuto, che ha frequentato l’istituto Provolo di Verona e di Chievo dal 1956 al 1968.

    Ecco la sua testimonianza. “All’età di 15 anni, durante le lezioni, don D.S. mi fece uscire dall’aula e mi accompagnò in infermeria, che si trovava all’ul – timo piano dell’istituto, dicendomi che doveva medicarmi. Mi fece entrare e se ne andò e in infermeria c’era il vescovo Giuseppe Carraro, lo stesso che mi aveva cresimato. Mi offrì delle caramelle e mi accarezzò, poi mi disse di togliermi i pantaloni e le mutande. Mi toccò i genitali e mi masturbò. La stessa cosa si è ripetuta a distanza di qualche mese. In istituto ho avuto rapporti sessuali anche con i miei compagni. Uno di questi, P.D., mi disse che don D.S. lo aveva portato in infermeria dove c’era il vescovo Carraro, che lo aveva sodomizzato. Mi ha detto che gli aveva fatto molto male… P.D. ha avuto due incontri, mi aveva detto, con Carraro. Lui è stato violentato anche da preti del Provolo, prima che se ne andasse nel 1966. Ha avuto molti problemi, era depresso e alcolizzato. È stato trovato impiccato a casa sua nel gennaio del 1991”.

    http://www.infonodo.org/node/35175

  • Ex arcivescovo di Dublino, morto nel 1973, accusato di pedofilia

    Ex arcivescovo di Dublino, morto nel 1973, accusato di pedofilia

    Preti pedofili: accusato di abusi ex arcivescovo in Irlanda

    LONDRA, 8 DIC – L’ex arcivescovo di Dublino John Charles McQuaid, e stato accusato di abusi sessuali su bambini, riporta oggi il quotidiano Irish Times. McQuaid e’ considerato il prelato cattolico pu’ importante nella recente storia irlandese.

    Due accuse specifiche e una piu’ generica ”preoccupazione” sono state riferite alla Murphy Commission, un’inchiesta sponsorizzata dal governo irlandese sui casi di pedofilia da parte del clero in Irlanda.

    L’arcivescovo e’ morto nel 1973. La commissione ha fatto rapporto nel 2009, ed e’ stata molto critica dell’arcivescovo affermando che ”non aveva alcuna preoccupazione per il bene dei bambini”, ma le ultime accuse, a causa di un ”errore umano”, sono emerse solo ora. Le accuse non nominano l’alto prelato ma l’Irish Times e’ ”sicuro” che si tratti di lui.

    McQuaid non divenne mai cardinale ma il suo potere era immenso dalla consacrazione nel 1940 come arcivescovo di Dublino al ritiro un anno prima di morire.

    8 dicembre 2011 | 22:42

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/preti-pedofili-accusato-di-abusi-ex-arcivescovo-in-irlanda-1046820/

  • FONDATORE E LEADERS DELLA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI VIOLENTAVANO BIMBI, SUORE E RAGAZZE MINORENNI, BEATI VIOLENTATORI. IL VATICANO INTERVIENE, CON 30 ANNI DI RITARDO

    FONDATORE E LEADERS DELLA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI VIOLENTAVANO BIMBI, SUORE E RAGAZZE MINORENNI, BEATI VIOLENTATORI. IL VATICANO INTERVIENE, CON 30 ANNI DI RITARDO

    Il fondatore accusato di abusi sessuali. L’intervento del Vaticano

    Giacomo Galeazzi

    Il fondatore e altri leader della «Comunità delle Beatitudini» (attiva in una sessantina di diocesi nel mondo) hanno commesso abusi sessuali. Ad ammettere le responsabilità dei propri vertici è lo stesso movimento cattolico che ha base in Francia e che è stato ispezionato un anno fa dalla Santa Sede. Il fondatore, l’ex pastore protestante Gerard Croissant, divenuto cattolico e ordinato diacono permanente nel 1978, ha «commesso crimini contro la legge morale della Chiesa». Tra le vittime ci sono religiose della comunità: «Molte sorelle hanno lasciato a causa degli abusi». Una delle ragazze abusate era minorenne all’epoca dei fatti. Una replica, insomma, dello scandalo che ha scosso i Legionari di Cristo in seguito alle violenze sessuali commesse dal loro fondatore padre Marcial Maciel.

    La Comunità delle Beatitudini, guidata da un Moderatore generale eletto e coadiuvato da un Consiglio, è costituita da case raggruppate in province. Alla Comunità si può aderire come consacrati, uomini e donne che «vivono i consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità e, liberi dalle preoccupazioni del mondo, si dedicano con zelo alla preghiera, alle letture spirituali e al servizio del prossimo»; come familiari, persone che vivono stabilmente in una casa della Comunità, ne condividono la vita e fanno parte integrante della “famiglia”, pur senza assumerne tutta la vocazione comunitaria; come amici dell’Agnello, fedeli di tutte le condizioni «desiderosi di condividere la spiritualità della Comunità che, inseriti pienamente nel mondo, pongono al centro della propria esistenza la fedeltà al Vangelo, la preghiera, il servizio, facendo riferimento a una casa della Comunità, con la quale stabiliscono legami di comunione spirituale e di aiuto fraterno». Oppure «come membri delle Beatitudini della Santa Famiglia, famiglie o persone non sposate che vivono in prossimità di una casa della Comunità con la quale hanno stretti legami e, desiderose di vivere un impegno nello spirito della Comunità delle Beatitudini, collaborano alle sue attività apostoliche».

    La Comunità delle Beatitudini conta circa 1.500 membri ed è presente in 29 Paesi così distribuiti: Africa (6), Asia (4), Europa (11), Medio Oriente (2), Nordamerica (3), Sudamerica (1), Oceania (2). Dall’iniziativa della Comunità delle Beatitudini sono nati Alliance de la Charité, organizzazione non governativa di aiuto alle Chiese dei Paesi in via di sviluppo e alle missioni; un ospedale a Kabinda, in Congo; orfanotrofi in Congo e Gabon; Mère de Miséricorde, opera per la difesa della vita; le Fraternités Saint Camille, centri diocesani di accoglienza e di ascolto; una casa editrice e una emittente radio; l’Oeuvre Saint Bernard, per lo sviluppo dell’arte sacra e delle opere artistiche d’ispirazione cristiana; seminari interdiocesani in Costa d’Avorio e Congo; centri di formazione rurale e strutture di recupero per bambini di strada nella Repubblica Centrafricana; l’associazione Soleil de Justice, che raggruppa uomini politici cristiani africani.

    La Comunità delle Beatitudini nasce a Montpellier, in Francia, con il nome di «Léon de Juda et Agneau Immolé», per iniziativa dei coniugi Gérard (Ephraïm) e Josette Croissant che, con una coppia di amici, si sentono chiamati a una vita comunitaria di preghiera e di condivisione. Il nome di «Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immolato» si riferisce al passaggio dell’Apocalisse che riflette i due volti di Gesù: Leone e Agnello, Forza e debolezza, onnipotente e bambino, vita abbondante e annientamento, morte che vince la morte per aprire le porte della vita eterna. Nel 1975 la Comunità si trasferisce a Cordes. Riconosciuta come Pia Unione nel 1979, diviene associazione di fedeli di diritto diocesano nel 1985, con l’approvazione ad experimentum degli statuti da parte dell’Arcivescovo di Albi. Nel 1991 i responsabili, anche per rendere più esplicita l’apertura della Comunità ai poveri, decidono di adottare la denominazione attuale, più semplice da portare nelle culture dei diversi Paesi del mondo dove essa è ormai presente.

    L’associazione è membro della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowships. L’8 dicembre 2002 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Communauté des Béatitudes come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. Infatti la Comunità custodisce il suo nome originale come un «nome nascosto» esprimendone degli aspetti essenziali ed invariabili della sua vocazione e un mistero al quale essa vuole restare fedele nella sua preghiera e nella sua adorazione. Fa parte delle «nuove Comunità» nate nel mondo cattolico dopo il Concilio Vaticano II.

    La vocazione della Comunità è «una chiamata ad essere vero popolo di Dio che aspira alla vita Trinitaria, e come Teresa del Bambin Gesù che scelse tutto, si situa nel cuore della Chiesa per essere l’amore». Raggruppa fedeli di tutte le condizioni (laici sposati e non, seminaristi, sacerdoti, diaconi permanenti, uomini e donne consacrati nel celibato), «desiderosi di conformarsi il più fedelmente possibile al modello della comunità cristiana primitiva attraverso la vita comune, la condivisione dei beni, la povertà volontaria e una intensa vita sacramentale e liturgica». I membri della Comunità, che ha una vocazione contemplativa d’ispirazione carmelitana, sono attivamente impegnati nel servizio ai poveri e nell’annuncio del Vangelo.

    L’itinerario formativo, che inizia con una introduzione alla vita comunitaria, allo spirito e alla regola della Comunità, comprende una formazione comune nell’ambito dottrinale, spirituale, umano e professionale, nel periodo del postulato e dell’impegno temporaneo che è momento di discernimento della propria vocazione e di rafforzamento dell’unità comunitaria; una formazione specifica per ogni stato di vita, che precede le grandi tappe che segnano l’impegno in seno alla Comunità e punta ad aiutare i membri a vivere in pienezza e nel tempo la propria vocazione. Infine, «una formazione permanente per tutti che abbraccia tra l’altro lo studio della liturgia, della iconografia, della Sacra Scrittura, dell’ebraico e delle radici ebraiche del cristianesimo, delle lingue moderne, delle metodologie di evangelizzazione».

    FONTE: http://vaticaninsider.lastampa.it/

    SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    Da ADISTA NOTIZIE N. 89 del 03 Dicembre 2011

    36418. PARIGI-ADISTA. Travolta in Francia dalle accuse di pedofilia – con un processo che si apre il 30 novembre, con il libro di una “fuoriuscita” pubblicato in questi giorni e con 2 trasmissioni televisive seguitissime (v. Adista n. 82/11) – la Comunità delle Béatitudes fa pubblica ammenda, o quasi. In un lungo comunicato stampa diffuso il 15 novembre scorso, il Consiglio generale della Comunità e il commissario pontificio nominato dalla Santa Sede nel 2010, p. Henry Donneaud, prendono atto con «lucidità, umiltà e pentimento» dei «gravi delitti» che un gruppo «ristretto» di componenti, tra cui il fondatore Ephraïm (Gérard) Croissant, ha commesso.

    Secondo la ricostruzione dei vertici della Comunità, è dal 2002, anno in cui la Santa Sede le ha conferito lo statuto di Associazione Privata Internazionale di Fedeli di Diritto Pontificio, che cominciano ad apparire «più nettamente fragilità, errori e derive»: «Pratiche psico-spirituali poco equilibrate, confusione tra i differenti stati di vita (laici e consacrati), problemi di governo e gravi delitti commessi da alcuni suoi componenti». Nel 2007 la Santa Sede fissa l’obbligo di rifondazione dando direttive precise e, di fronte «alle divisioni interne provocate da questo processo» e «da alcune reticenze a entrare nello spirito delle direttive romane», nel 2010 nomina p. Donneaud commissario pontificio, con il compito di portare a termine la ristrutturazione. Un processo che, prosegue il comunicato, ha portato nel 2011 all’approvazione di nuovi statuti e alla sua rifondazione come Associazione pubblica di fedeli di diritto diocesano. A dimostrazione che, prosegue il comunicato, l’attenzione ora rivolta alla questione «non è stata suscitata dall’attuale ondata mediatica, perché sono già diversi anni che le autorità ecclesiastiche spingono alla chiarezza e alla ristrutturazione».

    Il comunicato passa quindi in rassegna i casi di Pierre-Etienne Albert, Ephraïm Croissant e Philippe Madre. Pierre-Etienne, accusato di pedofilia nel 2003 e reo confesso nel 2008, è imputato al processo che si apre a Rodez il 30 novembre, al quale sono chiamati a comparire in qualità di testimoni gli allora dirigenti della Comunità, le cui eventuali inadempienze, si legge nel comunicato, «sebbene deplorevoli», «devono essere considerate nel contesto generale di impreparazione, di cecità degli spiriti e della società, di fronte al dramma della pedofilia».

    Quanto al fondatore Ephraïm, che ha riconosciuto di aver compiuto gravi violazioni del suo status in materia sessuale, la Comunità si dice sofferente per «i delitti da lui commessi contro la legge morale della Chiesa». Peccato che tra i «delitti contro la legge morale», figuri anche il caso di una minorenne. «Il suo prestigio di fondatore carismatico, unito alla seduzione della sua parola, ha condotto la maggior parte delle sue vittime a lasciarsi abusare attraverso un discorso dalle pretese mistiche, coprendo con motivi spirituali gravi strappi alla morale evangelica. Giustificazioni errate di atti delittuosi che potrebbero aver fatto scuola nella cerchia delle persone a lui più prossime».

    E infine il caso di Philippe Madre, successore di Ephraïm alla guida della Comunità come primo moderatore generale, che «in seguito a numerose denunce, nel maggio del 2010 è stato dichiarato colpevole di fatti moralmente gravi e dimesso dallo stato clericale con una sentenza di prima istanza dall’Ufficio interdiocesano di Tolosa». Sentenza confermata nel gennaio scorso dal Tribunale ecclesiastico di appello di Rodez, mentre una denuncia contro di lui è stata depositata anche presso il Tribunale civile.

    Delitti gravi, conclude il comunicato, che «non devono però condurre a disconoscere il valore della Comunità riconosciuto dalla Chiesa né la qualità della sua azione spirituale, apostolica e umanitaria, apprezzata da tutti i vescovi che l’accolgono nelle loro diocesi». (ingrid colanicchia)

  • SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    Da ADISTA NOTIZIE N. 89 del 03 Dicembre 2011

    PARIGI-ADISTA. Travolta in Francia dalle accuse di pedofilia – con un processo che si apre il 30 novembre, con il libro di una “fuoriuscita” pubblicato in questi giorni e con 2 trasmissioni televisive seguitissime (v. Adista n. 82/11) – la Comunità delle Béatitudes fa pubblica ammenda, o quasi. In un lungo comunicato stampa diffuso il 15 novembre scorso, il Consiglio generale della Comunità e il commissario pontificio nominato dalla Santa Sede nel 2010, p. Henry Donneaud, prendono atto con «lucidità, umiltà e pentimento» dei «gravi delitti» che un gruppo «ristretto» di componenti, tra cui il fondatore Ephraïm (Gérard) Croissant, ha commesso.

    Secondo la ricostruzione dei vertici della Comunità, è dal 2002, anno in cui la Santa Sede le ha conferito lo statuto di Associazione Privata Internazionale di Fedeli di Diritto Pontificio, che cominciano ad apparire «più nettamente fragilità, errori e derive»: «Pratiche psico-spirituali poco equilibrate, confusione tra i differenti stati di vita (laici e consacrati), problemi di governo e gravi delitti commessi da alcuni suoi componenti». Nel 2007 la Santa Sede fissa l’obbligo di rifondazione dando direttive precise e, di fronte «alle divisioni interne provocate da questo processo» e «da alcune reticenze a entrare nello spirito delle direttive romane», nel 2010 nomina p. Donneaud commissario pontificio, con il compito di portare a termine la ristrutturazione. Un processo che, prosegue il comunicato, ha portato nel 2011 all’approvazione di nuovi statuti e alla sua rifondazione come Associazione pubblica di fedeli di diritto diocesano. A dimostrazione che, prosegue il comunicato, l’attenzione ora rivolta alla questione «non è stata suscitata dall’attuale ondata mediatica, perché sono già diversi anni che le autorità ecclesiastiche spingono alla chiarezza e alla ristrutturazione».

    Il comunicato passa quindi in rassegna i casi di Pierre-Etienne Albert, Ephraïm Croissant e Philippe Madre. Pierre-Etienne, accusato di pedofilia nel 2003 e reo confesso nel 2008, è imputato al processo che si apre a Rodez il 30 novembre, al quale sono chiamati a comparire in qualità di testimoni gli allora dirigenti della Comunità, le cui eventuali inadempienze, si legge nel comunicato, «sebbene deplorevoli», «devono essere considerate nel contesto generale di impreparazione, di cecità degli spiriti e della società, di fronte al dramma della pedofilia».

    Quanto al fondatore Ephraïm, che ha riconosciuto di aver compiuto gravi violazioni del suo status in materia sessuale, la Comunità si dice sofferente per «i delitti da lui commessi contro la legge morale della Chiesa». Peccato che tra i «delitti contro la legge morale», figuri anche il caso di una minorenne. «Il suo prestigio di fondatore carismatico, unito alla seduzione della sua parola, ha condotto la maggior parte delle sue vittime a lasciarsi abusare attraverso un discorso dalle pretese mistiche, coprendo con motivi spirituali gravi strappi alla morale evangelica. Giustificazioni errate di atti delittuosi che potrebbero aver fatto scuola nella cerchia delle persone a lui più prossime».

    E infine il caso di Philippe Madre, successore di Ephraïm alla guida della Comunità come primo moderatore generale, che «in seguito a numerose denunce, nel maggio del 2010 è stato dichiarato colpevole di fatti moralmente gravi e dimesso dallo stato clericale con una sentenza di prima istanza dall’Ufficio interdiocesano di Tolosa». Sentenza confermata nel gennaio scorso dal Tribunale ecclesiastico di appello di Rodez, mentre una denuncia contro di lui è stata depositata anche presso il Tribunale civile.

    Delitti gravi, conclude il comunicato, che «non devono però condurre a disconoscere il valore della Comunità riconosciuto dalla Chiesa né la qualità della sua azione spirituale, apostolica e umanitaria, apprezzata da tutti i vescovi che l’accolgono nelle loro diocesi». (ingrid colanicchia)

    www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1322589743.htm

    30/11/2011
    La comunità delle beatitudini come i Legionari di Cristo

    Il fondatore accusato di abusi sessuali. L’intervento del Vaticano
    Giacomo Galeazzi

    città del Vaticano

    Il fondatore e altri leader della «Comunità delle Beatitudini» (attiva in una sessantina di diocesi nel mondo) hanno commesso abusi sessuali. Ad ammettere le responsabilità dei propri vertici è lo stesso movimento cattolico che ha base in Francia e che è stato ispezionato un anno fa dalla Santa Sede. Il fondatore, l’ex pastore protestante Gerard Croissant, divenuto cattolico e ordinato diacono permanente nel 1978, ha «commesso crimini contro la legge morale della Chiesa». Tra le vittime ci sono religiose della comunità: «Molte sorelle hanno lasciato a causa degli abusi». Una delle ragazze abusate era minorenne all’epoca dei fatti. Una replica, insomma, dello scandalo che ha scosso i Legionari di Cristo in seguito alle violenze sessuali commesse dal loro fondatore padre Marcial Maciel.

    La Comunità delle Beatitudini, guidata da un Moderatore generale eletto e coadiuvato da un Consiglio, è costituita da case raggruppate in province. Alla Comunità si può aderire come consacrati, uomini e donne che «vivono i consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità e, liberi dalle preoccupazioni del mondo, si dedicano con zelo alla preghiera, alle letture spirituali e al servizio del prossimo»; come familiari, persone che vivono stabilmente in una casa della Comunità, ne condividono la vita e fanno parte integrante della “famiglia”, pur senza assumerne tutta la vocazione comunitaria; come amici dell’Agnello, fedeli di tutte le condizioni «desiderosi di condividere la spiritualità della Comunità che, inseriti pienamente nel mondo, pongono al centro della propria esistenza la fedeltà al Vangelo, la preghiera, il servizio, facendo riferimento a una casa della Comunità, con la quale stabiliscono legami di comunione spirituale e di aiuto fraterno». Oppure «come membri delle Beatitudini della Santa Famiglia, famiglie o persone non sposate che vivono in prossimità di una casa della Comunità con la quale hanno stretti legami e, desiderose di vivere un impegno nello spirito della Comunità delle Beatitudini, collaborano alle sue attività apostoliche».

    La Comunità delle Beatitudini conta circa 1.500 membri ed è presente in 29 Paesi così distribuiti: Africa (6), Asia (4), Europa (11), Medio Oriente (2), Nordamerica (3), Sudamerica (1), Oceania (2). Dall’iniziativa della Comunità delle Beatitudini sono nati Alliance de la Charité, organizzazione non governativa di aiuto alle Chiese dei Paesi in via di sviluppo e alle missioni; un ospedale a Kabinda, in Congo; orfanotrofi in Congo e Gabon; Mère de Miséricorde, opera per la difesa della vita; le Fraternités Saint Camille, centri diocesani di accoglienza e di ascolto; una casa editrice e una emittente radio; l’Oeuvre Saint Bernard, per lo sviluppo dell’arte sacra e delle opere artistiche d’ispirazione cristiana; seminari interdiocesani in Costa d’Avorio e Congo; centri di formazione rurale e strutture di recupero per bambini di strada nella Repubblica Centrafricana; l’associazione Soleil de Justice, che raggruppa uomini politici cristiani africani.

    La Comunità delle Beatitudini nasce a Montpellier, in Francia, con il nome di «Léon de Juda et Agneau Immolé», per iniziativa dei coniugi Gérard (Ephraïm) e Josette Croissant che, con una coppia di amici, si sentono chiamati a una vita comunitaria di preghiera e di condivisione. Il nome di «Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immolato» si riferisce al passaggio dell’Apocalisse che riflette i due volti di Gesù: Leone e Agnello, Forza e debolezza, onnipotente e bambino, vita abbondante e annientamento, morte che vince la morte per aprire le porte della vita eterna. Nel 1975 la Comunità si trasferisce a Cordes. Riconosciuta come Pia Unione nel 1979, diviene associazione di fedeli di diritto diocesano nel 1985, con l’approvazione ad experimentum degli statuti da parte dell’Arcivescovo di Albi. Nel 1991 i responsabili, anche per rendere più esplicita l’apertura della Comunità ai poveri, decidono di adottare la denominazione attuale, più semplice da portare nelle culture dei diversi Paesi del mondo dove essa è ormai presente.

    L’associazione è membro della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowships. L’8 dicembre 2002 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Communauté des Béatitudes come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. Infatti la Comunità custodisce il suo nome originale come un «nome nascosto» esprimendone degli aspetti essenziali ed invariabili della sua vocazione e un mistero al quale essa vuole restare fedele nella sua preghiera e nella sua adorazione. Fa parte delle «nuove Comunità» nate nel mondo cattolico dopo il Concilio Vaticano II.

    La vocazione della Comunità è «una chiamata ad essere vero popolo di Dio che aspira alla vita Trinitaria, e come Teresa del Bambin Gesù che scelse tutto, si situa nel cuore della Chiesa per essere l’amore». Raggruppa fedeli di tutte le condizioni (laici sposati e non, seminaristi, sacerdoti, diaconi permanenti, uomini e donne consacrati nel celibato), «desiderosi di conformarsi il più fedelmente possibile al modello della comunità cristiana primitiva attraverso la vita comune, la condivisione dei beni, la povertà volontaria e una intensa vita sacramentale e liturgica». I membri della Comunità, che ha una vocazione contemplativa d’ispirazione carmelitana, sono attivamente impegnati nel servizio ai poveri e nell’annuncio del Vangelo.

    L’itinerario formativo, che inizia con una introduzione alla vita comunitaria, allo spirito e alla regola della Comunità, comprende una formazione comune nell’ambito dottrinale, spirituale, umano e professionale, nel periodo del postulato e dell’impegno temporaneo che è momento di discernimento della propria vocazione e di rafforzamento dell’unità comunitaria; una formazione specifica per ogni stato di vita, che precede le grandi tappe che segnano l’impegno in seno alla Comunità e punta ad aiutare i membri a vivere in pienezza e nel tempo la propria vocazione. Infine, «una formazione permanente per tutti che abbraccia tra l’altro lo studio della liturgia, della iconografia, della Sacra Scrittura, dell’ebraico e delle radici ebraiche del cristianesimo, delle lingue moderne, delle metodologie di evangelizzazione».

  • Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

    Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

    Perugia, 26 novembre 2011 – LO SCANDALO dei presunti abusi sessuali subìti da alcuni ospiti di una struttura di accoglienza da parte di un sacerdote, si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Dopo i fatti rivelati da un servizio del programma televisico «Le Iene» e l’istitutuzione di una Commissione diocesana, incaricata di redigere una relazione da presentare al vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, questa volta scendono in campo coloro che fin da ragazzi hanno conosciuto il sacerdote oggi sotto accusa. E lo fanno per difendere l’amico di sempre: «Questa è una lettera aperta sul prete accusato di abusi sessuali indirizzata alla gente — scrivono coloro che credono nella totale innocenza del religioso —. Prima di tutto ci presentiamo: noi siamo gli amici del prete, anzi gli amici dell’uomo vero che lui è. Siamo quelli che sono nati e cresciuti insieme a lui, quelli che conoscono da sempre la sua generosità, la sua bontà e la sua disponibilità nei fatti verso gli altri. Ed allora diciamo a lui, all’uomo: “Siamo con te, non crediamo una parola delle accuse che ti rivolgono, siamo i tuoi amici e ne siamo fieri“. E poi vogliamo urlare tutta la nostra rabbia: la vogliamo urlare alla gente, alle Iene, e a tutti coloro che guardano più all’aspetto scandalistico che alla sostanza delle cose».

    GLI AMICI del sacerdote esprimono «rabbia per tutto il fango che con superficialità viene gettato addosso a un uomo, a un prete, che dedica tutta la sua vita ad aiutare gli altri; rabbia per le notizie false che circolano quotidianamente».Di qui un appello ai «signori delle Iene»: «Non dovrebbe essere scandalo gratuito ma oggettività, e allora, perché dare solo voce ai tre dei presunti abusi e non dare voce alle centinaia di ragazzi che il prete ha aiutato? Andate a vedere le sue “case accoglienza”, ma non soffermatevi pretestuosamente sui puri aspetti burocratici, guardate piuttosto l’amore e la passione dentro gli occhi dei ragazzi che ci vivono. Andate a vedere i fatti e dategli voce, non ascoltate solo le parole. Ma soprattutto, se volete scoprire la verità,andate da quei genitori disperati che hanno un figlio con un grave problema, uno di quelli di cui ci si vergogna, uno di quei problemi di fronte al quale la maggior parte della gente ti evita e chiedete loro perché vanno da lui e non da qualche altra parte. Vanno da lui perché è uno dei pochissimi che se sei in mezzo alla strada e gli chiedi aiuto si sporca le mani e ti aiuta subito, senza chiederti se puoi pagare, di che razza sei o da dove vieni». E infine: «Queste cose ditele e soprattutto lasciatelo lavorare. E poi l’ultima domanda, forse la più importante: quali sonoi veri motivi per cui si vuole far fuori questo prete scomodo? Guardate oltre l’apparenza e scoprirete che questa è una storia dove gli abusi sono solo un pretesto, scoprirete che sotto c’è una lotta tra chi fa e chi parla, tra le opere e la burocrazia fine a se stessa, tra chi aiuta veramente e chi pensa solo allo stipendio. Tra l’interesse di casta e la buona volontà».

    di CRISTINA BELVEDERE

    http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/201…se_accuse.shtml

  • Presunti abusi sessuali sacerdote, depositata altra denuncia in procura

    Presunti abusi sessuali sacerdote, depositata altra denuncia in procura

    Perugia, 21 nov. (Adnkronos) – Un’altra denuncia e’ stata depositata stamane in procura a Perugia da un 32enne italiano che sostiene di essere stato vittima di molestie sessuali da parte di un sacerdote perugino che gestisce alcune comunita’ di recupero della Caritas mentre era ospite di una di queste.

    Lo stesso sacerdote e’ stato gia’ denunciato da almeno altre due persone, anche loro rappresentate dagli avvocati Alessandro Fratini e Federico Mazzi che la settimana scorsa avevano reso noto con un comunicato il deposito della prima denuncia.

    Sempre oggi il ragazzo italiano e un ragazzo africano hanno chiesto e ottenuto di essere ascoltati dalla commissione d’inchiesta istituita dalla Curia Arcivescovile di Perugia. In mattinata, accompagnati da una volontaria e da una troupe della trasmissione ”Le Iene”, avevano anche tentato di avvicinare il vescovo monsignor Gualtiero Bassetti in una funzione religiosa a Perugia.

    21/11/2011

    www.libero-news.it/news/873861/Peru…in-procura.html

    Seconda denuncia a pm su presunti abusi in struttura Caritas
    Accusatori sentiti da commissione Curia

    21 novembre, 19:12

    (ANSA) – PERUGIA, 21 NOV – Un’altra querela, la seconda, e’ stata depositata oggi alla procura della Repubblica di Perugia nei confronti di un sacerdote perugino accusato di presunti abusi sessuali in una struttura di accoglienza della Caritas della provincia.

    Sempre oggi i due giovani che si sono rivolti alla magistratura sono stati ascoltati dalla Commissione d’indagine istituita dalla Curia perugina per far luce sulla vicenda.

    ”E’ nostro interesse fare chiarezza e conoscere la verita”’ ha detto don Paolo Giulietti, vicario generale dell’arcidiocesi.

    (ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/umb…l_15796432.html

    Perugia: vicario su presunti abusi sacerdote, nostro interesse far chiarezza

    Perugia, 21 nov. (Adnkronos) – ”E’ nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verita”’. Lo ha sostenuto don Paolo Giulietti, vicario generale dell’arcidiocesi di Perugia, rispondendo alle domande dei giornalisti sui presunti abusi sessuali di un sacerdote perugino attivo in alcune comunita’ di recupero della zona.

    ”Il tribunale ecclesiastico decidera’ eventuali sanzioni – ha aggiunto don Giulietti – Noi in buona fede facciamo il nostro mestiere”.

    Il vicario ha aggiunto: ”Il sacerdote non e’ piu’ negli ambienti in attesa di chiarimenti”, concludendo dicendo che ”le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziche’ essere portate in tribunale, la verita’ non si accerta in televisione”.

    21/11/2011

    http://www.libero-news.it/news/873909/Peru…-chiarezza.html

  • Pedofilia, l’Abuso: “L’ipocrita direttiva UE rafforza l’omertà del Vaticano”

    Pedofilia, l’Abuso: “L’ipocrita direttiva UE rafforza l’omertà del Vaticano”

    Negli ultimi anni, in tutto il mondo è esploso lo scandalo della pedofilia clericale. Sono all’ordine del giorno i nuovi casi venuti in luce,  fino ad ora tutti sistematicamente insabbiati dai membri del clero. Un sistema che attualmente non vede fine poiché le leggi non incentivano il clero alla denuncia ma continuano ad incentivare la cultura del silenzio che, ad oggi, ha prodotto milioni di vittime e migliaia di pedo-criminali in abito talare lasciati in condizioni di continuare a delinquere e produrre altre vittime.

    La pedofilia non è una malattia, ma un disturbo della personalità a carattere recidivante. Il nostro non è un pregiudizio ma un dato di fatto: non esiste un solo Vescovo che abbia mai denunciato un sacerdote pedofilo.

    Ho personalmente incontrato il Presidente della CEI, il Cardinal Angelo Bagnasco, al quale ho fatto precise denunce ma, purtroppo, nemmeno lui è voluto intervenire. Abbiamo quindi provato a chiedere l’intervento del Papa ma non ha voluto riceverci. Sono migliaia le lettere raccomandate inviate allo Stato estero del Vaticano da vittime, privati cittadini e associazioni, nessuno ha mai ricevuto risposta.

    Dal 31 ottobre scorso due cittadini europei, uno dei quali è il sottoscritto Francesco Zanardi Rete L’Abuso, hanno cominciato uno sciopero della fame, una contestazione non violenta contro la mancata applicazione delle linee guida antipedofilia emesse dalla stessa Santa Sede, che però fino ad oggi risultano essere menzogne perché, di fatto, il Vaticano sta continuando ad applicare pesanti ritorsioni su cittadini europei, vittime e testimoni di crimini sessuali commessi dai membri del clero.

    Nella “Carta dei diritti fondamentale della U.E.” troviamo;

    Articolo 1

    Dignità umana

    -La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

    Articolo 2

    Diritto alla vita

    -Ogni individuo ha diritto alla vita.

    Articolo 3

    Diritto all’integrità della persona

    -Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

    Articolo 24

    Diritti del bambino

    -1. I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

    -2. In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente.

    Articolo 41

    Diritto ad una buona amministrazione

    1. Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell’Unione.

    Quello che lo Stato extracomunitario del Vaticano sta commettendo nei paesi membri dell’UE, invalida quella che è la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”. Il Parlamento ha il dovere di intervenire di fronte ai cittadini che stanno subendo crimini e ritorsioni da parte di uno stato estero, che non fa e non farà mai parte dell’Unione Europea, perché per sua natura non è conforme a tutti i principi sui quali si basa la democrazia. Recentemente il Parlamento Europeo ha varato una direttiva in tema di pedocriminalità, ma purtroppo non è applicabile nel caso dei pedocriminali in abito talare.

    Pedofilia: il Parlamento Europeo dispone sanzioni più severe per abusi, il Vaticano ringrazia.

    Nel corso del dibattito nell’Aula del Parlamento Europeo, la relatrice (PDL) Roberta Angelilli  vicepresidente del Parlamento europeo, (PPE, IT) ha dichiarato che “la nuova direttiva per combattere gli abusi sui minori, lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia rappresenta uno strumento legislativo innovatore e un passo avanti per la protezione dei nostri bambini. Il testo sarà a disposizione delle autorità competenti e delle ONG per assicurare la tolleranza zero per tutti i crimini contro i bambini”

    Perché non siamo d’accordo su questa direttiva Europea che, vista così, potremmo chiamarla

    “Direttiva salva Vaticano”

    Teniamo a ricordare che non vogliamo attaccare in nessun modo le Religioni. All’interno delle nostre associazioni collaborano cattolici, appartenenti ad altre religioni, confessioni e anche atei.

    Nonostante le statistiche dicano che la percentuale di “pedofili laici”  sia equivalente ai “pedofili chierici”, quest’ultima categoria ha un impatto devastante sulle fasce di popolazione più esposte (bambini/e ragazzi/e) che spesso frequentano parrocchie, gruppi o attività ad esse associate.

    La fiducia che diamo ad un sacerdote è, per nostra cultura, infinitamente maggiore, ma non teniamo mai conto della cultura del clero, una cultura che insegna il silenzio, insegna a lavare i panni sporchi in casa propria, una costante che emerge in moltissimi, più o meno recenti casi di pedofilia clericale. Possiamo quindi affermare con certezza che esiste un problema specialmente per le gravi omertà, le omissioni e i continui tentativi di insabbiamento che caratterizzano le gerarchie della Chiesa cattolica.

    In riferimento alla direttiva approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni, riteniamo esistano delle preoccupanti inesattezze e grossolane superficialità che ritroviamo poi nelle stesse domande della gente. La domanda più frequente è: “Perchè la vittima denuncia solo dopo tanti anni?”. Questa domanda è frequente e insidiosa perché tende a far passare la vittima,  che finalmente ha trovato il coraggio per denunciare, come poco credibile.

    Proprio questo è il perno principale sul quale ruota l’enorme diversità tra “pedofilia laica” e “pedofilia clericale”: quando l’abuso sessuale avviene in famiglia, non è improbabile che qualche componente della famiglia stessa si accorga di ciò che accade. Non è difficile, anche se purtroppo ancora troppo limitato, che i genitori o qualche componente della famiglia scoprano l’abuso osservando irritazioni nelle zone intime o strani comportamenti del figlio e della figlia, come chiusure o alterazioni improvvise del carattere, strane reazioni quando la vittima è in particolari situazioni o vicina al carnefice o ai luoghi in cui sono avvenute le violenze. Questi e altri segnali esistono e sono evidentissimi. In questi casi è possibile che il crimine venga  scoperto e successivamente denunciato.

    La “pedofilia clericale” è molto diversa. La figura del Prete ha un’influenza maggiore e un credito di credibilità praticamente illimitate nella cerchia dei fedeli. Difficilmente le persone che frequentano la chiesa mettono in discussione la lealtà e la correttezza del prete. Tendenzialmente, potremmo dire nella totalità dei casi, la vittima non viene creduta. Si ritrova da sola ad affrontare pressioni enormi e spesso persino più o meno velate minacce.

    Un altro problema è la scelta da parte del prete della “tipologia” di vittima che, generalmente, è un soggetto con una famiglia problematica e in cui la comunicazione è difficoltosa, dove la potenziale preda è, generalmente, poco seguita. Di conseguenza difficilmente si manifestano le condizioni per accorgersi che la vittima ha cambi di umore o evidenti modifiche nelle abitudini. Non cogliendo questi segnali nessuno si metterà al fianco della vittima per sostenerla nell’analisi del trauma e per denunciare. La vittima, se troverà le condizioni favorevoli, denuncerà solo in età adulta.

    E qualora trovasse la forza per denunciare verrebbe immediatamente isolata nell’ambito parrocchiale e fatta passare con estrema facilità per bugiarda, facendo leva proprio sui suoi problemi familiari o sociali. Proprio le condizioni che il “pedofilo prete” utilizza per scegliere la propria preda.

    Questi sono alcuni dei motivi per i quali riteniamo dannosa e inutile la direttiva U.E.  che solo appesantisce la pena ai pedofili.

    Ma ci sono altre ragioni.

    Il concordato tra Stato e Chiesa, che è  differente nei vari Stati membri, in Italia è particolarmente dannoso. Nel protocollo addizionale, revisione del 1984, firmato dall’allora presidente del consiglio Bettino Craxi troviamo la clausola 2. In relazione all’articolo 4 paragrafo B la quale recita:

    b) “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio (Il Vescovo) dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Credo che non ci sia bisogno di commenti, poiché la norma è sufficientemente chiara. Permette ai Vescovi di correre ai ripari. E non solo nei casi di pedofilia.

    Per questi motivi riteniamo sia fondamentale modificare quanto segue:

    1)     Tempi di prescrizione: Difficilmente un minore denuncerà gli abusi se non molto dopo aver raggiunto l’età adulta e superato i traumi. Il pedofilo ringrazierà per la prescrizione del reato, per questo motivo è fondamentale togliere i tempi di prescrizione che sono una costante che permette nella maggior parte dei casi l’impunibilità dell’abusatore.

    2)     Apertura degli archivi del Vaticano alla Giustizia Italiana ed Europea: i sacerdoti hanno una funzione educativa che li mette spesso a stretto contatto con i minori. È di fondamentale importanza conoscere la storia del sacerdote. Anche questa mancanza è stata una costante che, fino ad oggi, ha permesso la reiterazione dei reati, semplicemente per il fatto che il pedo-criminale viene spostato in una parrocchia lontana da quella dove aveva commesso gli abusi e nessuno sa niente.

    3)     Inserimento di pesanti sanzioni penali a chi non denuncia: Ossia a chiunque fornisca qualsiasi genere di copertura al “pedofilo” in quanto gravemente corresponsabile in un atto criminale.

    4)     Risarcimenti alle vittime: I traumi da “pedofilia” richiedono lunghi tempi lunghi per raggiungere la necessaria consapevolezza e tempi altrettanto lunghi per affrontare un percorso psicologico, normalmente molto costoso. Attualmente le vittime sono condannate a subire i traumi a vita, soprattutto quando sono vittime del clero dato che in questi casi difficilmente si arriva a una condanna del pedofilo.

    Le strutture pubbliche non sempre garantiscono questi trattamenti di recupero. Le vittime prendono coscienza di quanto gli è accaduto in età adulta e con una serie di problematiche che si trascinano dal passato proprio perché nessuno è intervenuto. Il “pedofilo prete” in queste condizioni continua indisturbato a commettere abusi, protetto dai Vescovi che non hanno obbligo di denuncia e dalla Legge, la quale difficilmente riesce ad intervenire. Nella grande maggioranza dei casi, per non dire la totalità, il prete verrà spostato di parrocchia in parrocchia, dove nessuno lo conosce: ecco qui la giostra della pedofilia.

    RicordandoLe che due cittadini Europei sono in sciopero della fame dal 31 ottobre, chiediamo che una delegazione dei portavoce delle vittime del clero venga ricevuta da Lei al più presto possibile per poter esporre nel dettaglio le ragioni della nostra protesta in quanto cittadini Europei che si trovano di fronte alle gravi problematiche presenti in tutta Europa e nel mondo in tema di pedofilia.

    Riteniamo che questo sia un problema urgente in quanto molte di queste vittime, cittadini europei, stanno attualmente subendo pesanti ritorsioni da parte di questo stato estero, il Vaticano, Stato che rifiuta per sua natura qualunque tipo di dialogo a danno dei cittadini dell’Unione e della democraticità dell’Unione stessa.

    Alleghiamo un testo tradotto in varie lingue sottoscritto da associazioni nazionali ed internazionali, le quali chiedono a gran voce un intervento di modifica della recente direttiva in tema di pedofilia emessa dal Parlamento Europeo. Lo stesso testo verrà utilizzato per raccogliere firme a sostegno di questo reclamo, firme che Le saranno presentate in occasione di questo incontro che cortesemente Le sollecitiamo.

    In attesa di una Sua certa risposta, cogliamo l’occasione per presentarLe cordiali saluti

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

     


    Di seguito il testo di richiesta sottoscritto dalle associazioni e inviato all’Unione Europea

    Al presidente del Parlamento Europeo  Jerzy Buzek
    Al presidente della Commissione Europea Josè Barroso
    Ai Sig. Europarlamentari

    Noi sostenitori delle vittime degli abusi sessuali dei membri della Chiesa cattolica esprimiamo il nostro fermo disappunto riguardo la direttiva antipedofilia, approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni.

    La direttiva è dannosa oltre che inutile. L’inasprimento delle pene diventa utile qualora venga rimosso l’ostacolo della prescrizione e venga imposto l’obbligo di denuncia dei crimini sessuali per ogni individuo. E’ necessario individuare la responsabilità penale per coloro che non denunciano questi crimini o che, peggio, proteggono chi commette questi crimini.

    La direttiva troverà difficilmente bambini che denunceranno gli abusi subiti fino a che non avranno elaborato il trauma e raggiunto l’età adulta. Nel frattempo la prescrizione avrà salvato il criminale e coloro che sapevano, ma non hanno denunciato, continueranno ad invocare questa direttiva che non erano obbligati a farlo.

    Niente sui trattamenti sanitari obbligatori da imporre al pedofilo, dato che la pedofilia è un disturbo della personalità a carattere recidivante.

    Un altro punto: è troppo poco imporre ai datori di lavoro di informarsi sulle precedenti condanne dei propri dipendenti. Senza uno schedario internazionale accessibile a tutti, dei criminali che non hanno seguito un percorso di recupero psicoterapeutico nessuno potrà proteggere i propri bambini.

    I limiti di questa direttiva sono stati immediatamente colti dalle autorità del Vaticano. Mons. Scicluna il 03 novembre 2011, davanti al Senato della Repubblica Italiana ha rivendicato la regola dell’omertà dichiarando che “Il dovere e il diritto di denunciare gli abusi alle autorità superiori spetta ai genitori o ai tutori dei minori interessati”. Rivendicando il diritto all’omertà, il Vaticano scarica sui bambini indifesi e sui loro genitori, spesso inconsapevoli, l’onere di chiedere giustizia. Il tutto anche quando, come spesso accade, le autorità ecclesiastiche sono a conoscenza dell’abuso e preferiscono trasferire il criminale anziché denunciarlo alle autorità civili.

    Se non si vuole far da spalla a chi da decenni nega verità e giustizia alle vittime degli abusi sessuali c’è bisogno di un radicale cambiamento di rotta.

    Ci auguriamo che le autorità europee , comunitarie e nazionali, comprendono le esigenze che noi esprimiamo.

  • Perugia: depositata denuncia per presunti abusi di sacerdote

    Perugia: depositata denuncia per presunti abusi di sacerdote

    Perugia, 16 nov. (Adnkronos) – Una denuncia querela e’ stata depositata stamane alla procura della Repubblica di Perugia da uno dei ragazzi camerunensi che ha sostenuto in un servizio della trasmissione televisiva Le Iene di aver subito molestie sessuali da un sacerdote perugino. A presentare la denuncia gli avvocati Alessandro e Fratini e Federico Mazzi che in una nota stampa affermano di aver depositato l’atto “al fine di esperire l’azione penale sui fatti e circostanze narrate nel servizio televisivo”.

    Nessun altro particolare e’ stato fornito sul contenuto dello stesso. A parlare di presunti abusi sessuali in una comunita’ erano stai alcuni ragazzi, due camerunensi e due italiani in piu’ puntate della trasmissione televisiva di Italia Uno. La Curia arcivescovile di Perugia ha aperto una commissione il 24 ottobre scorso, ma ha reso noto di non aver raccolto alcun elemento concreto oltre a voci di scarsa consistenza. Fino ad ora nessuna inchiesta era stata avviata invece dalla magistratura.

    16/11/2011

    http://www.libero-news.it/news/870604/Peru…-sacerdote.html